L’anatomista, di Diana Lama

Ciao a tutti^^

Ho deciso di condividere con voi un testo estratto dal libro “L’anatomista” di Diana Lama.
A me è piaciuto molto e ha fatto salire un’ansia pazzesca.
Buona lettura!

Capitolo 93
Mitzi sollevò il viso bagnato e si guardò allo specchio sopra il lavabo. Il bagno, come tutti gli altri della piscina, era immacolato. Dallo specchio poteva vedere una lunga successione di vani per la doccia tutti uguali, con la rubinetteria scintillante e gli appendini allineati, fuori.
Si sentiva meglio, ora che si era bagnata i polsi e la fronte con l’acqua gelata.
«Che ti succede?», chiese a bassa voce alla donna pallida di fronte a sé.
Non sapeva perché la vista di quell’arto artificiale scorporato l’avesse turbata così profondamente. Immaginò per un attimo di avere trovato invece un vero braccio appena reciso, con i tendini e le ossa sanguinanti e la carne contratta come plastica vecchia appena sopra i bordi dell’incisione. Sarebbe stato uno spettacolo scioccante, ma forse l’avrebbe colta più preparata che quel patetico pezzo d’alta ingegneria.
Martine Ascani, la ragazza nominata da Giamundo, quella cui l’arto era stato strappato, era un personaggio noto. Un idolo per il pubblico che seguiva le sue avventure sportive con affetto e partecipazione. Era amata per il suo talento, ma non solo per quello. Poco più di una bambina, aveva attraversato un incubo ed era sopravvissuta, andando oltre il suo handicap, anzi sfidandolo.
È un po’ come me, si sorprese a pensare Mitzi, e per un attimo un’idea le attraversò come una folgore il cervello, quando sentì il rumore.
Poco più di uno scricchiolio, tenue eppure chiaro nel silenzio assoluto, ora che aveva chiuso il rubinetto. Proveniva dal fondo, dove una fila di porte chiuse dava accesso ai gabinetti.
Aveva creduto di essere completamente sola lì dentro, mentre si bagnava la faccia, le tempie e i polsi bollenti e rimaneva, con le mani contratte sul bordo freddo del lavabo, a fissarsi nello specchio. Il viso pallido e le occhiaie nella luce fluorescente sembravano più profonde.
Il rumore si ripeté, inequivocabilmente più forte, tanto da non poter essere ignorato. Sembrava metallico, anche se ancora non capiva cosa potesse provocarlo.
«C’è qualcuno?», chiese senza girarsi, rivolta alla sua immagine nello specchio che la guardava con gli occhi sbarrati.
«C’è qualcuno? Chi c’è?», ripeté nel silenzio che le rimbalzava addosso. La voce le tremava.
L’aria nella stanza era immobile, ma le sembrava che la superficie dello specchio vibrasse all’unisono con il rimbombo che le partiva dal petto.
Fece un passo verso il fondo, dove le porte bianche dei gabinetti erano tutte chiuse, una lunga teoria che si perdeva dietro l’angolo.
Il rumore ricominciò. Proveniva da lì, ancora più forte ed era perfettamente riconoscibile adesso, come quello di due superfici metalliche che venissero strofinate l’una contro l’altra.
Un’immagine saettò nel cervello di Mitzi, due lame di rasoio sfregate tra di loro, come quelle che i barbieri di un tempo usavano affilare.
Si girò freneticamente verso l’uscita, con il cuore che le scoppiava nelle orecchie, in preda a un terrore cieco e assoluto. Con la coda dell’occhio scorse un movimento nello specchio: una delle porte più in fondo stava cominciando lentamente a schiudersi.

Pubblicato da

Austin Dove

Mi chiamo Antonio, sono uno studente della facoltà universitaria di Scienze ambientali presso Ca' Foscari a Venezia. Pur studiando materie legate all'ambiente, la mia passione è l'arte e quindi qui provo a condividere ciò che apprezzo e le mie riflessioni! Ciao!^^

3 pensieri su “L’anatomista, di Diana Lama”

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