Tradito dalla propria famiglia

Fenrir è uno dei figli di Loki avuti dalla gigantessa Angrbooa; gli altri due sono il serpente di Miogaror ed Hel.

Preso con gli dei dopo che loro seppero di loro, ebbe apparentemente una vita migliore dei suoi fratelli: infatti, il povero serpentello Miogaror fu gettato nelle profondità oceaniche ed Hel divenne la regina di nove mondi sconosciuti e distanti; e tutto ciò solo perché questi tre fratelli secondo le profezie erano destinati a portare sventure agli dei nordici.

Ma Fenrir era un lupo possente.

Salvato dai baratri in cui i fratelli erano stati mandati, crebbe in casa degli dei diventando sempre più grande e forte fino a diventare un pericolo considerando le profezie malauguranti e quindi non riuscì a sfuggire al suo triste destino. Dovette essere messo alle catene, perché era così pericoloso che ormai l’unico dio con abbastanza coraggio da avvicinarsi e dargli da mangiare era Tyr.

Gli dei, impauriti, prepararono una catena molto resistente e dissero al lupacchiotto di dimostrare la sua forza; lui, osservando l’oggetto, decise che era abbastanza sottile per lui, quindi si fece legare e con orgoglio riuscì a liberarsi. Ancora più spaventati, gli dei allestirono un’altra trappola con una catena più robusta e invogliarono il lupo a cimentarsi anche con quella promettendogli fama senza fine se fosse riuscito nell’impresa, cosa che ovviamente fece con successo.

Fenrir sembrava troppo forte e risoluto a rimanere libero.

Allora gli dei cominciarono a temere che la forza del lupo sarebbe veramente stata la loro rovina. Ma sfortunatamente per il loro bersaglio, il servitore Skirnir fu mandato in Svartalfaheimr, dove si fece fabbricare dai nani una catena speciale: era liscia e soffice come un nastro di seta ma straordinariamente robusta. Quando il messaggero tornò con la catena, gli dei andarono su un’isola sperduta del lago Amsvartnir e chiamarono il lupo, che venne. Nuovamente, gli proposero di dimostrare alla sua famiglia quanto fosse forte, ma Fenrir, che non era stupido, decise che si sarebbe cimentato in quella prova solo se avesse avuto un garante perché sospettava un inganno: infatti, aveva detto «Mi pare che non otterrò grande fama a spezzare un nastro così fine.  Ma se fosse fatto con inganno e astuzia, sebbene sembri così sottile, allora non mi farò legare».

Ovviamente, nessuno degli dei voleva rischiare di fare da garante e solo Tyr volle rischiare.

Tyr stese la mano con cui aveva nutrito il piccolo Fenrir tra le sue fauci e l’ignaro lupo lasciò che i suoi famigliari lo legassero. Legato, Fenrir si accorse che non poteva più liberarsi, era stato ingannato, gli avevano assicurato il contrario! E così, rimase incatenato e tutti gli dei risero di lui e del loro divino e felice destino spensierato; tutti gli dei tranne Tyr, la cui mano era tra le fauci voraci del povero lupo.

Non contenti, picchettarono con massi enormi la cima della catena e dopo che giustamente Fenrir aveva provato ad azzannarli gli conficcarono in bocca una spada, obbligandolo a stare per sempre con le fauci spalancate. Al povero lupacchiotto, non rimase altro che ululare la sua solitudine e il suo dolore, poiché la sua liberazione corrisponderà al crepuscolo degli dei, quando si fronteggerà in un duello mortale con la figura paterna che lo ha tradito.

Fonte:

Chiesa Isnardi, G., I MITI NORDICI, Milano, Longanesi collezione Il Cammeo, 1991

Pubblicato da

Austin Dove

Mi chiamo Antonio, sono uno studente della facoltà universitaria di Scienze ambientali presso Ca' Foscari a Venezia. Pur studiando materie legate all'ambiente, la mia passione è l'arte e quindi qui provo a condividere ciò che apprezzo e le mie riflessioni! Ciao!^^

1 commento su “Tradito dalla propria famiglia”

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