L’ostello degli orrori

Ciao! Oggi ho voluto condividere con voi un testo che in pochi leggeranno (fino alla fine) scritto per un contest del forum horror Horror da Paura; letto il genere siete avvisati. Parla di due ragazze, due assassine specializzate in ambiti differenti, che si ritrovano a dovere salvare i loro compagni d’armi da una donna falsa che sotto alla superficie calda compie orribili sacrifici contro gli dei! Ovviamente, qui ho usato la formula dei protagonisti discendenti dall’Olimpo ai giorni nostri, la trovo molto utile. Inoltre, a fine testo troverete delle immagini che sicuramente l’anteprima vi spoilererà: ecco, le tre foto corrispondono alle attrici che ipoteticamente sarebbero perfette per i miei personaggi, vediamo se le azzeccate prima e se corrispondono alle idee che vi sarete fatti. Buona lettura.^^

«No signora, qui non ci sono.»
«Sì signora, vado via, forse torneranno. Le aspetto giù, nel cortile.»
«Sì signora, gli altri sono stati presi. Scendo.»
Quando la porta si chiuse, da una grata posta a fianco dell’armadio uscirono Jane e Jennifer inquiete e spaventate: qualcuno aveva provato a rapirle! Fortunatamente erano in preda a un litigio quando se n’erano accorte e quindi avevano avuto il tempo di sentire la chiave girare lentamente e nascondersi nel primo posto a cui avevano pensato: la grata di aerazione notata quando avevano deposto i bagagli nel pomeriggio. Lì dentro avevano iniziato a muoversi velocemente rientrando nel muro e quindi nascondendosi alla vista, operazione facile per la minuta biondina ma abbastanza complessa per l’altra ragazza. E avevano aspettato che la situazione finisse e si risolvesse da sola, com’era per fortuna successo.
«Io lo uccido, che carne da macello!», continuava a ripetere Jennifer camminando avanti e indietro nella stanza. Mai era dovuta scappare da un’aggressione, ma le armi erano nei bagagli e in quel momento le due non sarebbero state proprio in grado di difendersi, anche per colpa del festino presso cui la bella mora aveva dovuto recuperare l’amica. «Entrare di soppiatto nella stanza di due ragazze è un crimine gravissimo! Credo che assaggerà la mia pera di ferro!» e pensando a ciò scoppiò a ridere.
La bionda, invece, aveva ringraziato i Numi del cielo che i loro bagagli non fossero stati toccati o ancora peggio rubati. Dopo la sua silenziosa preghiera, infatti, era corsa a sedersi sul letto e, aperte le gambe, posizionò la propria valigia tra i piedi e l’aprì. In essa, una parte era caricata di vestiti vecchi e sgualciti, un’altra un po’ più larga di trucchi e balsami per cambiare aspetto, nell’altra metà invece vi erano posti un cofanetto contenente una ventina di fiale, moltissimi ingredienti e qualche flacone di liquidi conosciuti solo a lei, liquidi che variavano dagli acidi alle basi, dall’acqua al mercurio liquido. «Bene, c’è tutto.», sentenziò lei dopo un’attenta ricerca. Quindi si alzò e si diresse alla porta: «Vado a vedere se gli altri stanno bene, tu vieni?»
«Certo! Li voglio sgozzare quei cani, e poi mi ciberò delle loro carni! Niente resterà per Caronte!» e dopo avere aperto la porta pian piano e controllato il corridoio uscirono.


Il corridoio era lungo, largo e sgombro – «Ottimo per portare un corpo incosciente su una barella» aveva sentenziato Jane – e gli unici colori che prevalevano erano il rosso del tappeto scuro del tappeto, il rosso chiaro delle pareti e il legno di mobiletti, porte e finestre. Era un ottimo posto per rapire le persone…
Quando tornarono in camera la faccia di Jane era paonazza, non avevano trovato nessuno! Tutti i letti erano perfetti, i bagagli al loro posto e non c’era segno di effrazione, ma entrambe le donne sapevano che qualcosa non quadrava, chi per l’analisi della scena del delitto e il ritrovamento della crema di bellezza che usava Lucinda prima di caricarsi, chi perché aveva fiutato nell’aria stagnante delle stanze chiuse non solo aria viziata ma anche particelle di cloroformio: erano stati presi! Qualcuno li aveva catturati! E loro due dovevano scappare da lì.
«Cosa fai?», lagnò Jane con le lacrime che le rigavano le guance scavate, arrossate e gli occhi gonfi, «Cosa faii? Potrebbero tornare da un momento all’altro! Potrebbero entrare da quella porta, quella stessa porta da cui mi hai scaraventato tu prima in stanza, la stessa da cui è entrato quell’uomo e… Portarci VIA!». Scoppiò a piangere ancora più forte.
«Hanno portato via il mio james… e Lucinda… e Renée… e Clotilde… e Carlos. Li hanno portati via tutti. Ora, ora li uccideranno, li squarteranno, prenderanno due enormi forbici e inizieranno a tagliare a fianco della spina dorsale, poi saliranno fino alla gola, poi alla gola la recideranno e e taglieranno di nuovo, questa volta verso il basso e arrivati al ventre…», singhiozzò sussultando prima dalle spalle e poi arrivando a scuotere la testa in avanti, quasi non riusciva più a parlare… « A quel punto butteranno via le forbici e con le mani nude strapperanno via la pancia e le budella…»
«E taci, non ripetere quello che faccio io alle mie di vittime. Già non sei bella struccata, ora sei proprio cessa! Truccati un po’. Ti voglio figa, e poi indossa un abito da lavoro. Si va a caccia grossa stasera! Ahahahah!»
Solo in quel momento Jane alzò lo sguardo dalle proprie mani e dopo essersi asciugata gli occhi rimase sbigottita, tanto sbigottita che smise di piangere. Jennifer indossava un provocante abito lucido con una profonda scollatura a V, molto corto e che le lasciava la schiena nuda; in viso al posto del solito cerone e delle lenti a contatto gialle si era truccata in modo sexy per valorizzare gli occhi verdi e il bel profilo del viso, dolce ma anche sfuggente, che faceva impazzire i pochi che osavano fantasticare su di lei. Ma ovviamente, la vista era quello che doveva rovinare i nemici e Jane lo sapeva, notando la pelle più spessa in alcuni punti di vitale importanza: l’assassina indossava guanti di metallo color pelle con alcune lame interne, lungo le cosce si era posta coltelli molto sottili e perfino i tacchi a spillo erano punte sanguinarie usate molte volte per stuprare i crani delle vittime che avevano osato farla arrabbiare.
«Bene, preparati e andiamo a cercare i tuoi amici.», disse soddisfatta Jennifer. «Io intanto prendo le mie spade…»
«Ok», disse Jane con una nuova ragione di calma, «Ok, Jenny…» ripeté con voce interrotta.


Due uomini stavano seduti nella hall dell’ostello e giocavano a carte. Erano stanchi di quel lavoro, non ne potevano più di rapire persone per poi sacrificarle all’alba al grande ragno che giaceva nelle fondamenta ma non potevano fare altrimenti: la Strega aveva portato loro via le loro famiglie e l’unico modo perché non morissero era fare tutto ci che quell’Arpia diceva loro di fare. E così i due uomini nel silenzio della notte erano entrati in ognuna delle stanze e avevano trovato le loro prede addormentate in un sonno profondo, tutte tranne la negra: lei aveva solo un leggero mal di testa e li aveva quasi uccisi con le sue piante demoniche! Per fortuna, sembrava drogata e si è limitata a fuggire dalla finestra del quinto piano… E i due temevano fosse pure sopravvissuta! Quindi temevano anche che Lei lo venisse a sapere, era già in pieno disappunto per le due ragazze mancanti… Speravano che non lo scoprisse o avrebbe sacrificato i loro bambini al ragno gigante! E così, mentre cercavano di giocare a carte ma avevano la testa troppo pulsante per anche solo pensare sentirono tipo il suono di vetri rotti e poi, scappati dalle sedie pronti a fingersi camerieri solerti, sentirono l’aroma. Non appena le particelle che colmavano l’aria entrarono nel loro organismo la coppia sapeva che i loro problemi non esistevano più: una bella biondina li guardava sorridendo seduta a gambe larghe sull’ultimo gradino delle scale, con il vestitino che maliziosamente copriva a stento ciò che lei cercava invano di nascondere; i due con il cervello che andava rallentando lentamente le proprie funzioni non poterono non avvicinarsi a quella bella figliola che poteva essere la loro bella figliola, ma sfortunatamente quando poterono notare i bellissimi occhi azzurri dell’ammaliatrice qualcuno li colpì da dietro e dopo essere stati trascinati in una stanzetta adiacente, seppero che non ne sarebbero mai usciti vivi…


Sangue dappertutto. Carne dappertutto. I resti di Vincent Smith sarebbero stati sparpagliati per tutto la stanza.
Le dita erano state tagliate per prime, con un gusto sadico perché l’operazione era stata fatta con un piccolo coltellino, una lama sì affilata ma stretta nemmeno cinque centimetri e quella lama era stata usata per tagliare minuziosamente tutta la carne intorno alle ossicine, e solo dopo strapparle a mani nude quando non rimaneva che l’osso pulito. Certo, Vincent o Paul Enderson avrebbero potuto urlare, ma il terrore li aveva avvolti non appena la bella Bloody Jennifer non aveva iniziato prima a ridacchiare sfoderando i coltellini e poi a ridere sguaiatamente, buttando a terra la spada con cui li aveva immobilizzati. Tolte le dita, si avvicinò alla faccia rugosa del suo giocattolo e ridendo la leccò tutta, terrorizzandolo ancora di più, partendo dalle calvizie fino ad arrivare alla bocca e là aprì la propria e poi, tutto d’un tratto, la richiuse e l’allontanò di scatto, portandosi via un bel pezzo di labbro inferiore. Ancora poco soddisfatta, sempre ridendo con la sua risata argentina, fece alzare l’uomo e avvicinatolo al tavolino, unico arredamento non messo a parte vicino al muro, gli calò i pantaloni e poi i boxer; lo voleva duro, largo, potente, e così mentre gli baciava il labbro mancante inondandosi la bocca con quel liquido denso e caldo che le piaceva tanto, iniziò a massaggiare delicatamente il membro dell’uomo e poi, quando la sua erezione era completa a suo malgrado, buttò a terra il coltellino e raccolse la spada. Vincent, in un misto di dolore ed eccitazione e spavento, era sull’orlo dell’infarto e non capì subito cosa sarebbe successo quando lei gentilmente gli prese il cazzo in mano e lo guidò fin sopra al tavolino, facendolo aderire alla superficie fredda. Ma poi, quando lei scoppiò a ridere quasi piegandosi in due, Vincent sgranò gli occhi: la spada era stata presa a due mani e lei continuava a fare scendere guardandolo negli occhi le mani chiuse sulla lama come se stesse facendo un’altra cosa e poi d’un tratto la spada scese con violenza sul tavolino e ZACK!
L’uomo svenne sul colpo quando la sua cappella volò via dal proprio corpo mentre la bella mora si era inginocchiata con la lingua di fuori pronta a farsi inondare dal liquido denso e caldo che la faceva impazzire. Inutile dire che Vincent non si sarebbe più svegliato dalla quella incoscienza.


Quando Jane entrò nella stanzetta, non si meravigliò di trovare l’uomo calvo completamente nudo, e vuoto. Non si meravigliò di vedere la pazza Jennifer nuda a sguazzare nel pavimento, tingendosi di rosso a ogni movimento, bagnandosi tutta anche grazie alla pioggia che scendeva dal cadavere appeso al soffitto. Non si meravigliò di trovare Paul Enderson seduto dove lo aveva lasciato, a guardare fisso davanti a sé ricoperto di sangue e con un più pozze di vomito che lo circondavano. Jenny era uno degli assassini prezzolati più efficienti e una dei serial killer più temuti per le sue perversioni e il dolore che causava la sua fervida fantasia che, unita al suo addestramento militare e la sua abilità con le lame e il suo bellissimo aspetto, la avevano fatta soprannominare anche la Morte Ridente.
Comunque, senza sporcarsi Jane si avvicinò all’uomo e gli fece annusare un profumo proveniente da una delle proprie fialette di vetro e, quando l’uomo riprese i sensi, gli tappò la bocca per non fargli gridare la sua paura. Quindi, la ragazza si piegò a guardarlo negli occhi.
«Sai chi sono io, ora che sei lucido?», gli chiese lei pacata.
Lui fece cenno di sì con la testa.
«Sai chi è la mia amica del cuore?», continuò allora.
Di nuovo assentì.
«Bene, allora saprai che lei è una nota serial killer di criminali e che è in grado di parlare coi morti grazie alla Cherea mentre io sono famosa per i miei veleni. Giusto?»
Lui fece cenno di sì, con gli occhi colmi di terrore.
«Bene, ora puoi scegliere di dirmi tutto e non opporre resistenza: così collaborerai e morirai con una buona dose di cianuro. Sennò ti lascio alla mia amica che si divertirà con te.» La bionda si girò a guardare l’ammasso di capelli e sangue che si aggrovigliava vicino a lei. «Jennifer, sai che questo tizio è l’uomo che entrato in camera nostra?»
Vista la reazione della donna, Paul temette ancora di più per la propria morta: se aveva fatto quelle cose a un uomo perché aveva rapito i suoi amici, cosa avrebbe fatto a un uomo per cui mostrava più vendetta un odio puro??
«Ci dirai tutto?


L’impressione che si era fatta Jane era giusta: di notte c’erano solo quei due uomini a fare la guardia al posto mentre tutto il resto della banda era sotto, nel seminterrato. Avevano avuto tutto il tempo di prepararsi, Jane a fare altre pozioni, Jennifer con una bella doccia e rendersi bella come prima. Poi erano scese, sapendo che non avrebbero trovato resistenze. Avevano due ore di tempo prima dell’alba o la traditrice avrebbe sacrificato i loro amici all’eterna rancorosa Aracne, anche se la strega non capiva come fosse finita in America. Comunque, Clotilde discendente di Demetra era riuscita a fuggire, almeno lei, ma gli altri? Boh. L’importante era salvarli tutti ed era per questo che stavano scendendo nelle fondamenta del posto, ovviamente dopo avere diramato un SOS. Mentre scendevano Jane aveva riflettuto che la droga doveva essere stata messa nella cena ed era per quello che le due si erano salvate: essendo andata al festino con quel bel… Andrew (?) o forse Alex… Comunque, si era salvata e con lei Jenny, che le era andata dietro; la droga nei piatti spiegava anche perché Clotilde non era stata messa fuori uso: nel suo corpo di discendente sia di Demetra che di Persefone aleggiavano così tante droghe e tossine che ci voleva una dose per un esercito per stendere quella fattona! E perché i ragazzi avevano fatto in tempo chi a mettersi le creme di bellezza prima di addormentarsi chi approcciare la fauna locale dell’ostello e chi fare le proprie preghiere. Ma quello che bruciava maggiormente all’astuta discendente di Ecate era che Mrs Myers era stata molto più furba di loro! Bella donna, sorriso invitante, sempre disponibile, affettuosa, simpatica e pure dell’età giusta per sembrare una figura materna… Li aveva ingannati tutti e chissà quanti ne aveva sacrificati tradendo le proprie origini nel nome di quel mostro!
Dovevano vendicarsi, era ovvio, e fu per quello che spinto il portone di ferro alla base delle scale e si erano addentrate in un tunnel pieno di ragnatele e fumo acre.


Pamela Myers sedeva impettita sulla poltrona di chiodi. Doveva soffrire fino al termine dei sacrifici o forse la punizione per il tradimento non sarebbe mai stata sublimata. Aveva iniziato a venerare il Grande Ragno fin da ragazza, quando era rimasta incinta di un figlio non voluto, fuori dal matrimonio; erano tempi antichi, al tempo si faceva chiamare Eraclea Namaste e proveniva da un’antica famiglia greca trasferitasi in Spagna, paese in cui si era assimilata perfettamente tanto da avere come unico lascito delle proprie origini l’abilità di sentire gli spostamenti d’aria e capire cosa la circondasse, caratteristica che l’avrebbe aiutata parecchio nei futuri rapimenti. Cacciata di casa, aveva iniziato a girovagare da sola con un figlio che non voleva in grembo fino a quando, un giorno, non aveva partorito tutta sola… E poi, sempre sola si era addentrata in una grotta richiamata da un lamento che solo lei poteva percepire, più sofferente dei vagiti del bimbo che si rifiutava di allattare e quindi improvvisamente si era ritrovata davanti a una terribile quanto grande vedova nera, intrappolata nella sua stessa tela. Appena si videro Pamela seppe che fare: diede a quella creatura il proprio bambino. E da quel giorno, da quando ridiede forza e dignità al Grande Ragno, ottenne vita e potere in cambio del sangue degli dei. Uno scambio equo.
Tuttavia era nervosa: due ragazze non erano state trovate, certo forse i suoi uomini erano stati frettolosi e forse fin troppo felici di non doverle portare nei sotterranei ma lei le aveva riconosciute! Sapeva chi erano! Tutta la squadra, sapeva chi erano appena li aveva accolti cordiale nell’ostello! Aveva pensato che forse, cogliendoli di sorpresa ce l’avrebbe fatta, che la loro pericolosità sarebbe stata contenuta ma niente, erano fuggite e sicuramente sarebbero scese a riprendersi i loro compagni. Doveva solo aspettare che avvenisse il ritorno del sole e così, quando Apollo sarà salito in cielo e i numi saranno svegli, sacrificare nel nome di una loro antica nemica i loro pargoli più importanti: le stelle più luminose del firmamento greco! E fortunatamente molti erano stati catturati nel sonno e giacevano ai piedi del Grande Ragno, quindi forse non tutto era perduto.
«Mia Signora», disse secco un servitore, «La data si sta avvicinando… Potete liberare i nostri figli?»
A quelle parole, alle parole di un discendente di Zeus, di ZEUS!, lei si alzò in piedi e scostandosi i lunghi capelli bruni lo guardò con disprezzo. Tutto il sangue divino sarebbe stato sacrificato al Grande Ragno, non solo i ragazzi! Stupido. E sorrise calma e falsamente cordiale.
«Ne riparleremo ad operazione conclusa. Ora, amico mio», e gli accarezzò la guancia, «Devi continuare a proteggere me e la mia Dea. Solo dopo ne riparleremo, intesi?»
«Sì signora. Arrivederci Signora.»
Di nuovo sola guardò le pareti di roccia nuda e fredda e sospirò: doveva rimanere là fino al compimento del rito, poi sarebbe stata ricompensata con la creazione del filtro di eterna giovinezza e avrebbe potuto andare su, fino alle proprie stanze e… e…
«No, nononono! NO!», imprecò lei, consapevole che ormai molti uomini non respiravano più: le due ragazze, una con la risata argentina che rimbalzava per tutta la caverna e l’altra con il respiro ansioso e affannato, si stavano facendo strada e sembrava che solo il Grande Ragno avrebbe potuto fermarle.


Una guardia giaceva a terra, con il corpo lontano pochi passi dalla testa. La seconda riversa sotto a un arco scavato nella roccia, con un coltellino piantato per occhio. La terza avvelenata dopo avere bevuto dall’acqua dell’impianto idrico dell’ostello, stesso discorso per la quarta e la quinta e innumerevoli altre. Un’altra guardia uccisa con un colpo di spada in cranio dopo avere sparato nello stomaco ad altri due uomini, in preda ad allucinazioni. Un’intera coorte, capita la gravità della situazione si erano raggruppati, esplosa e sepolta sotto a una frana. L’ultimo uomo incontrato da Jane e Jennifer, ormai molto in profondità nella grotta illuminata da torce senza fumo, era morto inseguendo la strega, sgozzato dall’alto dall’assassina appesa alla parete. Solo dopo incontrarono la donna, la serpe, la traditrice e fonte dei rapimenti.
«Ma che brave ragazze», applaudiva la donna che aveva rapito i loro amici, «La strega che avvelena l’intero impianto idrico prima di scendere e l’assassina che stermina e avvilisce i corpi di chi uccide. Che brave, gli dei saranno orgogliose di voi.»
Alla vista della donna, del loro bersaglio, Jennifer ringhiò sguainando le spade, pronta a rincorrerla e strapparle il cuore mentre ancora pulsava, Jane si fermò ammutolita e la studiò.
«O scusate, non mi sono mai veramente presentata a voi giusto?», continuò la donna con un tono che avrebbe calmato anche il più furioso dei tori da rodeo. «Il mio nome è Pamela Myers, ma potete chiamarmi Pam oppure Signora o la Strega, anche se in effetti una strega non mi chiamerà mai così. Vero, Jane Kryon?»
Le due ragazze non risposero, ma iniziarono ad avvicinarsi una con la spada in pugno l’altra con la mano nella propria borsetta a tracolla.
«Sentite, riconosco che la situazione non sia delle più felici, ma non serve reagire in questo modo. Volete i vostri amici? Ok», e sorrise di nuovo, sapendo di essere contagiosa, «Se mi seguite posso portarvi da loro. Su, venite, con le vostre abilità mortifere non credo siate timide!»
Le due si scambiarono un’occhiata e la seguirono, pronte a scattare in qualsiasi direzione dovessero andare in qualsiasi occasione pericolosa.


Non riusciva a vedere nulla, era stordita. I lunghi capelli biondo chiari le erano appiccicati, non poteva vedere nulla. Qualcosa le bloccava tutto il corpo, costringendole gli arti tutti attaccati, vicinissimi, e le bloccava i movimenti. Anche la bocca era sigillata, ma tuttavia quella misteriosa sostanza era stata posta in modo tale da non soffocarla, quindi per il momento doveva vivere.
Cercando di farsi forza cercò di ricordarsi la sera, cosa era successo ma c’era tanta confusione. Non nella sua testa, durante la cena. Era la loro prima vacanza di gruppo dopo quell’orribile missione nei bunker tedeschi e avevano fatto baldoria per tutta la sera, sia perché erano gli unici clienti dell’ostello, sia perché Jane, la sboccata con modi aristocratici era fuggita con uno del posto e quindi il silenzio che quella imponeva a tavola finalmente era stato vinto! Fiumi di vino e altre bevande alcoliche e non, maree di cibo e ondate di scherzi, risate e poi, il sonno. Dopo nemmeno mezz’ora dal risotto tutti a letto. E poi si era ritrovata lì.
“Ma cos’ho addosso?”, pensava lei e non trovando risposta attivò i suoi sensi di Apollo. E attivò una propria proiezione fatta di luce che funzionava come una sorta di telecamera, mostrandole ciò che la circondava senza che gli occhi funzionassero. E fu veramente utile: solo così seppe di trovarsi ai piedi di Aracne, la tessitrice che per la propria arroganza era diventata la madre di tutti i ragni, che era piena di ragnatele e che gli altri, a parte Clotilde, Jane e Jennifer erano con lei intrappolati.
“E ora? Jane e Jennifer saranno in arrivo, loro sono da attacco frontale, soprattutto insieme. Ma Clotilde? Lei è l’unica in grado di sconfiggere un essere tanto grosso… Meglio andare a cercarla!” e svenne, proiettando la propria coscienza in quel fascio di luce per cercare l’amica tra i boschi più folti della zona, sicura che l’avrebbe trovata lì.


«Vi piace l’ostello?», continuava a chiedere accattivante la stronza Pamela. Avevano attraversato tutta la caverna e ormai dovevano quasi essere arrivati a dove tenevano nascosti Carlos, Lucida, James e Renée: entrambe le ragazze sentivano una fonte di energia confinata in un solo posto e purtroppo sapevano che rivedere i loro amici avrebbe significato cadere in trappola… ma avrebbero corso il rischio: Jane per riabbracciare il suo torello, Jennifer per riscattare l’onore proprio e dei suoi sottoposti.
«E’ stato costruito negli trenta, secondo tutte le norme igienico sanitarie dell’epoca. Doveva servire come porto per attraccare tutte le più potente dinastie, ma con il tempo l’usura ne ha rovinato gli interni, le riparazioni non sono mai abbastanza, ma mi piace abbastanza! A voi piace?»
«Non capisco», le rispose secca Jane mentre ispezionava l’ambiente, «A cosa serva un ostello tanto elaborato se poi ha il solo scopo di attirare discendenti degli Dei?»
«Un cacciatore ha bisogno di un’esca perfetta per catturare la preda, Jane. E sta troia da sbudellare lo ha capito secoli fa, vero?»
La signora Myers si girò a guardarla e le sorrise. Aveva ragione, su tutto. “Ma tanto siamo arrivate, Aracne saprà cosa fare.” e sorridendo spalancò la porta, invitante come era stata per secoli.



Corpi essiccati dappertutto. Morti, privi di vita. Tutto ciò che era stato quell’ostello, tutto il male che ospitava era stato distrutto da Clotilde, la terribilmente potente discendente di Demetra. Tornata sobria si era ricordata del tentato rapimento e si era lasciata condurre da Lucinda nel posto; una volta là le radici che circondavano il posto avevano fatto il resto: pareti distrutte, soffitto che crollava, assi che cedevano e tutto che si rompeva. Il suo era un lavoretto bello e preciso, come piaceva a lei.
Tutti morti, la donna malefica, la traditrice, giaceva sventrata da parte a parte riversa sul pavimento in una pozza di sangue. Era stata buttata vicino agli scheletri delle persone da lei uccise, chissà: forse le anime non le avrebbero permesso di incontrare Caronte! Sarebbe stata una vittoria. Il grande ragno invece era stato schiacciato dalle macerie. Un insieme di esoscheletro e sangue erano quello che rimaneva di lei.
E Jane e jennifer vittoriose. Come sempre. Cos’è successo nel dettaglio? Lo sanno solo loro e le Parche. E di certo anche se l’ho chiesto a Jane Kryon, anche se le ho scavato nella mente, non è disposta a cedere ciò che non vuole dire… vabbeh, buon Halloween e sappiate che applicandovi potrete fare anche come hanno fatto loro: mistificare la realtà per celare il peggio di voi!

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Bloody Jennifer
FLYNET - Amanda Seyfried Heading To Casting Office
Jane Kryon
eva longoria
Pamela Myers

Pubblicato da

Austin Dove

Mi chiamo Antonio, sono uno studente della facoltà universitaria di Scienze ambientali presso Ca' Foscari a Venezia. Pur studiando materie legate all'ambiente, la mia passione è l'arte e quindi qui provo a condividere ciò che apprezzo e le mie riflessioni! Ciao!^^

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