La Terra del Caos

La Terra del Caos

C’era una volta, nella Terra del Caos, in una valle mortifera insidiata tra le montagne, un regno governato dal Diavolo. In questo regno il caos e l’orrore proliferavano indisturbati, i demoni piagavano le loro vittime con torture e tormenti indicibili e tutto procedeva ferocemente nel buio più assoluto dell’anima. Nessuno dei dannati, perché uomini condannati a soffrire erano, poteva vedere gli angusti paesaggi di quest’ antico regno, ma ai dannati neppure sorgeva nella loro mente annebbiata dal dolore di scappare perché il vento sferzante sporcava i loro occhi -a chi rimanevano ancora- con la sabbia delle dune e i loro orecchi venivano dilaniati dai versi mostruosi delle creature osservatrici! Nessuno poteva vedere nulla, perché il buio inghiottì ogni cosa millenni prima, tranne il Diavolo dal suo abisso; là egli, incastrato a dirigere gli orrori di quel mondo perso ma mai dimenticato, con occhi smorti, vedeva tutto.

L’Invasione Celeste

Un giorno, però, una luce si introdusse prepotentemente nella vallata in cui il Regno del Caos dilaniava le proprie anime tormentate. All’inizio sembrava che le nuvole stessero ribollendo con una serie di pustole e lacerazioni sulla loro densa superficie, ma poi esplosero liberando il sole che come un lama distrusse le tenebre di cui i demoni avevano fatto casa propria. Un’onda di creaturine alate e pure discese dalle nubi rosse e dense evaginate e si frappose tra i demoni e le loro vittime, inondandoli con una luce che i primi non avevano mai visto e i secondi avevano dimenticato. Subito, le creature delle tenebre urlarono dal dolore come se la loro pelle venisse bruciata a fuoco vivo e si ritrassero, lasciando il sollievo nel cuore delle anime tormentate! E se tutto ciò non fosse abbastanza, le creature alate presero il controllo del regno sostenendo che non sarebbe più esistito perché tutti meritavano una seconda chance: catene spezzate, edifici eretti per soccorrere i dilaniati e un nuovo sistema governativo! Il Diavolo, a tale splendido spettacolo, sprofondò dalla vergogna ancora di più nella voragine in cui fino a quel momento si era trovato fin sopra ai lombi.

Il Caos venne sconfitto dall’Ordine e dalle Leggi; il Purgatorio nacque.

Un eroe sorse a combattere

Per fortuna, un eroe riuscì a fuggire prima della catastrofe! Uno dei suoi mille occhi aveva notato in tempo la scia luminosa che forava le nuvole dense e rosse, le sue gambe si erano preparate a correre, il muscolo cardiaco si era arrestato dalla paura; solo quando il baldo giovane era uscito dal deserto che circondava il regno nella Terra del Caos, sudato e morente per via della pancia sballonzolante, il suo cuore del riprese a funzionare… solo per farlo svenire quando notò ciò a cui era appena sfuggito: la distruzione della propria casa e il rintanamento dalle forze nemiche dei suoi simili di tenebra… solo perché quelle creature avevano portato il Leviatano a custodire il Paese invaso! Cosa fare? Dove andare? Come fermare la luce se si è un’ombra? Tante domande affollavano la mente del baldo eroe, ma neanche grattandosi il grande corno che gli nasceva sulla fronte egli poteva trovare risposte. Fu così che scese nelle profondità della terra per cercare il suo Maestro sconfitto e infossato.

La grotta

La strada per la conoscenza lo aveva lasciato in un fiume di sangue dorato; quel sangue sarebbe filtrato oltre il centro della terra e raccoltosi in una miniera sarebbe stato scoperto da qualche uomo e il suo piccone. Trovata in mezzo alle montagne la cava verso le profondità degli orrori della mente umana, l’eroe del Regno decaduto si era inabissato e per arrivare a capire cosa fare, aveva attraversato labirinti di spine, nidi di serpenti e vertigini solcate da ponti esigui. Ma alla fine ce l’aveva fatta: di nuovo nell’oscurità più completa, poté vedere i diamanti di cui il Suo tornace era composto, prezioso scrigno di sapienza e orrori, e fu allora che il Maestro si strappò le budella ed esalò le sue sibille.

La profezia

«L’orrore della purezza non può essere fermato dalla gioia del sangue: qui è la mente che impera e il nostro potere carnale di natura infernale, langue. Tuttavia, il nostro opponente ha lasciato incustodite quattro armi per noi potenti, quattro magie contro lui nocive per i suoi eserciti allora marciscenti. L’acqua mistica devi cercare e al mollusco la devi ghermire; con il fuoco purificatore, di dolore immenso, devi nutrire il nostro spirito volgare; la brezza marina protetta dall’arpia li spazzerà via e le rocce aguzze sui nostri dannati li riporteranno, riconquistato il Regno, alle ragioni per cui sono stati qui mandati! Il Leviatano soccomberà, il Caos tornerà e festeggeremo con arroganza e viltà. Vai orrida creatura, fai che in terra orrorifica torni la sciagura!»

Gli elementi

Proferite queste sibille, il Maestro ritornò al suo silenzio, il silenzio di un re senza più nemmeno la corona; e senza i suoi lumi, la grotta in cui i due si trovavano ripiombò nel cuore di tenebra del monte. E quando il demoniaco eroe si stava per disperare consapevole di non conoscere il proprio futuro e come avrebbe potuto ottenere quelle preziose armi divine, nel buio i diamanti toragici di Satana si illuminarono improvvisamente al fine di mostrare al futuro viaggiatore la strada per riportare ciò che più bramava ottenere: il Regno del Caos, giusto quel giorno salvato dalla carità, nell’oblio dell’anima. Al baldo eroe, allora, non restò altro che abbandonare la propria casa del dolore e avventurarsi verso l’ignoto.

FINE PRIMA PARTE

Un volto segnato

Tanto tempo fa, un viandante viaggiava. Era stato in lungo e in largo per il mondo divino, per cercare elementi che potessero aiutare la sua gente e, dopo anni di peregrinazioni, la sua missione stava svolgendo verso la propria conclusione: finalmente aveva trovato la soluzione alla luce lucente e luminosa che li stava uccidendo. Se all’inizio aveva faticato a camminare per colpa della grande massa sballonzolante addominale e per gli occhi i quali lacrimavano sangue a causa del dolore di osservare le cose, finalmente dalle pene subite il viaggiatore senza patria era dimagrito vistosamente e la lunga coda, di ossa spesse neurali, remava nel mare di spazio che ogni giorno il poveretto doveva attraversare. Ma almeno, parte della missione era finalmente compiuta: ogni volta che poneva la mano lacera sulla sacca abbondante, un nero sorriso viscido e gelatinoso gli compariva sul volto.

Le rocce aguzze

Ora il viandante dai mille occhi si dirigeva verso il Vulcano delle Emozioni, dove l’animo umano ribolliva furente per creare senza discernimento morte e nascita dalle ceneri. Tutto era più chiaro e limpido – dalle nuvole ora bianche e canute al suolo fertile e fecondo – da quando il cielo si era aperto con l’invasione delle creature celesti e la seguente caduta del Regno del Caos; tuttavia, se con proprio dolore il viaggiatore demoniaco poteva osservare dove andare chiaramente, ciononostante il cammino verso l’antro dell’uccello di fuoco richiedeva la scalata di rocce laviche lisce e fragili, poco resistente e con la pessima tendenza allo scivolamento interno: non poteva concludere la vetta del masso prima che questo si staccasse dalla parete e si schiantasse al suolo! Fortunatamente, almeno, per le rocce aguzze era stato molto più semplice: si era recato nella Foresta di pietra e le aveva picconate. Ma qua, doveva raccogliere una delle piume della Fenice, animale sacro al Signore del Cielo e metafora di forza e rinascita, che risiedeva immortale dentro al masso caldo di calore proprio alla base del vulcano, proprio sopra alla camera magmatica. L’unica nota positiva dopo ore di scalata non erano le mani nere di schegge o la gola rovente, ma la pelle trasudante sempre più sudore acre: l’aria sempre più calda e le rocce sempre più roventi e ustionanti indicavano che egli era vicino alla meta!

La Fenice

Il vulcano era alto parecchi chilometri, con un cratere di forma ovale e la struttura in roccia nera, in un tutto il suo spessore, era attraversata da una scalinata spiralata dall’apice fino alla base; alla base la camera magmatica si era solidificata a formare un pavimento di grandi massi neri e ruvidi, pieni di piccoli sassi e pori, formatisi con l’esalazione dei gas da quelle rocce. In mezzo a tutti quei massi neri, un macigno risplendente di luce arancione si stagliava in mezzo alla vista: era quello il nido della Creatura! Al viaggiatore toccò scendere le migliaia di gradini stando bene attento a non fare alcun rumore; quindi, iniziò ad avanzare verso l’uccello di fuoco e, trovatosi alla presenza del grande macigno, posò a terra la sacca che portava sempre al collo. Da lì, ne tirò fuori uno scalpello e un martello e li usò per rompere nel suo punto critico il macigno; inutile dire che da esso razzolò fuori la Fenice che, ancora stordita, non si accorse del furto di una sua piuma dal ladro il quale, ripresi i sensi, ormai era già fuori dal cratere.

La palude

Così, con la piuma di fuoco e le rocce aguzze al sicuro nella borsa, ora il viaggiatore dai mille occhi si apprestava a inseguire la sua terza meta: l’Isola dell’Agonia. Quel luogo di grande mistero e agonia era protetto da una creatura straordinaria, dotata di tentacoli uncinati, zanne e un solido guscio a proteggerne le debolezze. Un terribile guardiano di una grandiosa ricompensa: la possibilità di poter raccogliere una fiala di Acqua Mistica, un fluido dalle proprietà corrosive o curative, fonte di vita o di morte al volere del suo possessore! E così, il baldo giovane, prosciugato ormai delle proprie energie, esplorava terreni fangosi dove le sabbie sembravano volerselo divorare senza pietà… egli doveva pure districarsi in mezzo ai labirinti di scheletri e nebbie, canne e salici, acque stagnanti e pozze nere. Solo quando intravide un isolotto poté riprendere fiato, perché sapeva fin dentro al suo cuore marcio che quell’isolotto era la casa della fonte da lui tanto ricercata e ultimo elemento da reperire oltre alla Brezza Marina.

Il Guardiano

Se da un lato il viaggiatore dai mille occhi era felice di avere trovato la fonte dell’Acqua Mistica, dall’altra il suo cuore sprofondò nella paura che probabilmente i dannati erano soliti provare ogni giorno prima della liberazione celeste: ad attenderlo un mostro gigantesco e affamato era stanziato sulle rive tanto bramate! Era un essere rivoltante, dotato di tentacoli alla cui fine era posizionato un uncino di almeno tre metri, un corpo molle e violaceo e una lunga fila di denti in mezzo ai quali sbucava una terribile lingua dentata; e se tutto ciò non fosse abbastanza, una conchiglia ne proteggeva le viscere mentre due occhi grandi e sviluppati gli consentivano di osservare il mondo che dominava con immensa facilità. Un guardiano temibile, sicuramente un’eguale fonte di prodigi.

L’immersione

Il baldo giovane dal corpo ormai prugneo con i suoi mille occhi bianchi calcolò l’ambiente circostante e non vedendo altra soluzione, si denudò di tutto tranne della sua lama; si immerse. Quelle acque stagnanti sembravano non finire mai di addensarsi, più che nuotare in apnea la sensazione che provava era quella di scavare in un fluido denso e quasi solido; le uniche sensazioni percepibili erano tattili, con quella massa che continuava ad opprimerlo invadente. Era come se qualcosa lo mandasse sul fondo ad ogni bracciata ed il fondo non sembrava il posto migliore: molti scheletri e carcasse animali o antropomorfe galleggiavano toccandolo maliziosamente. Ma se la nuotata era stata terrificante e deprimente, l’emersione fu ancora peggio: ad attenderlo ci furono le fauci del Guardiano, che si aprirono a maciullarne le carni! Nessun uomo sarebbe potuto sfuggire a un tale orrore.

FINE SECONDA PARTE

Due lunghi boccoli biondi

Tanto tempo fa, il Regno del Caos era caduto sotto le gioie dell’armata celeste e una donna dai lunghi boccoli biondi raccolti in due code laterali imperava con amore e giustizia. I deserti le cui sabbie erano solite ferire i lobi oculari erano state rimpiazzate da rigogliose colline verdi brulicanti di piante e tanti ecosistemi diversi, le nubi rosse pregne di sangue evaporato a causa delle altissime temperature erano diventate bianche depurate, come tutto il paesaggio del Regno Decaduto. Ora i dannati soffrivano un tempo e poi lasciavano le lande fiorescenti verso terre a loro ignote; tutto era dovuto a quelle creature di luce che avevano invaso e conquistato l’Inferno, ma nessuno sapeva che qualcosa sarebbe cambiato definitivamente.

Nascosti nelle ombre

Ormai erano passati anni da quando la Terra del Caos era abitata da queste creature capaci di raschiare le turpitudini dell’animo degli uomini e la loro signora si godeva il panorama di esseri dannati, nascosti all’ombra di rientranze rocciose o sotto alle piante: niente e nessuno sembrava potersi opporre alla loro grande magia. Così, come tutti le giornate, era distesa sulle proprie belle ali minie, le mani a sciogliere i lunghi boccoli che le ricadevano sulle sue candide gambe femminee; come tutti i giorni i suoi luccicanti ocelli cerulei guardavano il cielo, dove il suo esercito volava elegante a sorvegliare quel mondo perfetto, mentre il delicato nasino all’insù faceva ombra alle labbra piccole. Quando arrivò il vento che tutto spazza via, l’Inferno parve materializzarsi tutto d’un tratto.

Il lupo

Un ululato aggredì feroce e furente la valletta, sradicando intere zolle di terra, spargendo nel vento centinaia e migliaia di cadaveri senza braccia,senza gambe, senza alcuna appendice che potesse essere strappata con facilità, dritti in cielo; quando il lupo smise di emettere i suoi versi, una pelle scuoiata della propria pelle vedeva i propri batteri alieni privi dei piaceri che avevano portati con sé: edifici crollati, piante strappate al suolo, pozze idriche prosciugate, tutte le riserve spazzate via. Nell’aria, già più secca a causa delle alte temperature e dell’umidità portata via prima che riuscisse a rendere l’ambiente più vivibile, già frammenti di ossa, cortecce e rocce volavano liberi di ferire qualsiasi organismo trovassero. Il Purgatorio era caduto.

Il pianto

E se qualcuno degli esseri angelici fosse ancora rimasto a mantenere la guardia, improvvisamente le nuvole si raggrumarono tutte e, pregne della linfa dei cadaveri, si tinsero di rosso. Il caos tra le file celesti cresceva con il passare dei secondi, gli esseri di luce costretti a camminare con podi insviluppati e muscoli artropizzati: solo il loro luogotentente dai lunghi capelli biondi poté far fronte alla situazione, anche perché dal basso poté notare in tempo quello che lei interpretò il pianto del Signore dei Cieli. Grandi gocce pregne d’un’acqua magica piombarono sull’esercito celeste; ogni tocco di quei granuli era tortura perché scioglievano con estrema facilità le epidermidi arrivando arcigne alle ossa di cui non avevano pietà. E così, di quel corpo scorticato non rimasero nemmeno le carni a causa dei grandiosi solchi che il pianto proveniente dalle nuvole sanguigne lasciò dopo di sé sul terreno ormai privo di suolo.

Il bruciore

L’orrore brutale e repentino dell’Apocalisse in quel luogo, poco prima quasi paradisiaco, aveva lasciato a terra diversi cadaveri angelici; i loro fotoni ormai si disperdevano nell’universo, non avendo più un’anima che li governasse. La donna dai lunghi boccoli d’oro non smetteva di muovere i suoi meravigliosi ocelli da una parte all’altra della valle protetta dalle alte montagne, ma la tempesta aveva decimato i suoi protettori e aveva reso possibile che le ombre uscissero dai loro giacigli ora che il sole stava uscendo per sempre da quel posto; qualcosa doveva avere scatenato la tempesta, ma cosa? Cosa poteva andare contro il volere pulito e giusto del Leviatano? Chi mai poteva sconfiggere o provarci solo, contro una figura tanto mistica e temuta? La fanciulla non sapeva cosa rispondersi, ma ebbe la certezza che qualcuno tramava nell’ombra quando le nuvole mostrarono la sagoma di un enorme uccello rosso di fiamme che abbatté la propria furia sui rimanenti sottoposti celesti sopravvissuti. I lunghi boccoli dorati si muovevano al vento perfettamente intatti, ma, a parte le anime dannate, era sola.

Il ritorno

Improvvisamente, in mezzo al fumo del terreno ancora ardente, una viaggiatore delineò la propria figura.

FINE DELLA TERZA PARTE

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Una lama emanava una luce propria nei riflessi rossi lampeggianti delle nuvole sopra ai due contendenti; era stata sfoderata una volta che la donna dai lunghi boccoli biondi aveva sceso l’altura su cui la sua villa fino a qualche momento si trovava intatta. Dall’altra parte, in mezzo ai fumi neri della terra ancora fumante, il viaggiatore restava immobile a osservare l’infida creatura che gli si parava di fronte.

Gli ocelli cerulei si mossero impercettibilmente mentre si avvicinavano nei fumi alla sorgente del suono. Si era scurito dal loro ultimo incontro, non riusciva più a scorgerlo; era dimagrito dalla loro ultima apparizione insieme, si poteva nascondere facilmente; la sua voce era più acuta ma anche molto più controllata: era una minaccia che doveva essere fermata prima che potesse reclamare qualcosa che i suoi simili, trovata in lui la forza di osare, non avrebbero tardato a reclamare anche loro. E lei era sola.

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Un fendente illuminò di giallo citrino, ma solo l’aria venne tagliata a pezzi. Allora la giovane donna si chinò leggermente sulle ginocchia e portò la lama sulla spalla destra; era pronta a scattare nuovamente ma aveva un problema in tutto quel fumo: non vedeva nulla.

La giovane donna allora si fermò ad ascoltare, chiudendo gli occhi. Non sentiva passi, erano soli, non sentiva il suolo vibrare al passaggio nel fumo del nemico; poteva percepire un battito, però. Ali enormi. Sopra di lei. Quando alzò la testa, dove il fumo era rado, il demone si era levato in volo. Lo vide aprire il sacco e cacciò un urlo.

E un’ultima pioggia si abbatté sulla valletta che per anni era fiorita con ogni gemma immaginabile nata dai resti dei dannati squartati e appesi agli alberi annodati tra loro. E un’ultima pioggia videro le ombre dai loro giacigli che, oscurato dopo anni il sole, poterono uscire e unirsi in libertà senza essere viste alle e nelle tenebre. E un’ultima pioggia di rocce aguzze dilaniò in mezzo ai fumi il grandioso Leviatano dai lunghi capelli d’oro come la luce della speranza e dell’intelligenza, mentre da una nuova voragine al centro della valletta Satana si issava nuovamente nella sua chilometrica figura.

L’Inferno era tornato.

~ Tratto da: https://ilblogditony.blogfree.net/?t=6151837

Pubblicato da

Austin Dove

Mi chiamo Antonio, sono uno studente della facoltà universitaria di Scienze ambientali presso Ca' Foscari a Venezia. Pur studiando materie legate all'ambiente, la mia passione è l'arte e quindi qui provo a condividere ciò che apprezzo e le mie riflessioni! Ciao!^^

24 pensieri su “La Terra del Caos”

  1. Penso che sia la prima volta che leggo qualcosa di tuo. Sei molto bravo! Mi piace molto la suddivisione in brevi paragrafi, anche io scrivo così. Si segue molto bene il testo.
    Un piccolo consiglio: metti i termini dei vari paragrafi in grassetto, per agevolare la lettura (e come sempre l’indicizzazione)

    Piace a 1 persona

  2. Hai un buono stile. E questa è la prima cosa che ho notato. Perfetta la punteggiatura e frasi super scorrevoli.
    Se posso permettermi, mi sembra che avessi tante idee (il che è sicuramente un pregio) e forzare tutte quelle scene in un racconto così breve secondo me frena un po’ il tuo estro. Gli stessi accadimenti potrebbero bastare a scrivere un racconto molto lungo, in cui ci si potrebbe acclimatare di più col personaggio principale e con il mondo che hai creato.
    Comunque molto bravo!

    Piace a 1 persona

    1. grazie mille^^
      da blogger specializzati in libri commenti favorevoli sono sempre fonte di gioia 🙂

      l’unica volta che ho provato a fare una storia più lungo ho preso una cantonata orribile in un forum di scrittura, ero molto più piccolo ma non ho scritto nulla per mesi…

      "Mi piace"

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