La vita in Branco, perché è fondamentale

Buongiorno, come va oggi, sopravvissuti miei?

Dopo avervi parlato qui della mia esperienza Scout, ho deciso di portare un’ulteriore testimonianza a riguardo di uno dei più grandi capitoli della mia vita, capitolo che ho vissuto prima come bambino e poi come ragazzo in procinto di approcciarsi al mondo: la mia vita nel Branco!

Dal punto di vista di un Lupetto:

Ho iniziato il mio percorso da Lupetto molti anni fa, all’età di otto anni. All’epoca entrare a far parte di una branca Scout era molto più facile, almeno nella mia parrocchia, perché gli Scout non erano visti come persone strane e il parroco ci aiutava molto ed era molto presente nella vita del Branco. Un bambino inizia la sua caccia per diventare un bravo lupetto semplicemente provando a venire a qualche attività, per poi se convinto essere accettato nel Branco da tre Lupetti in grado di elogiarlo per tre differenti pregi.

Un bambino può entrare nei lupetti se rientra nella sua definizione: infatti, un Lupetto è un bambino dagli otto agli undici anni che è entrato in Branco. Lungo questi tre anni il bambino inizia con il gioco a conoscere i modelli educativi vecchi di più di un secolo e maturati nei decenni.

Durante i vari giochi i Lupetti superano diverse prove riguardanti le varie tecniche scout, l’educazione fisica, l’educazione civica e cristiana. Superate diverse prove adatte alla loro età ricevono diversi riconoscimenti come la possibilità di recitare la Promessa, le Stelle e le specialità.

Un Lupetto gioca, disegna, ascolta, osserva.

I miei anni come Lupetto me li ricordo molto belli, ho conservato molti oggetti importanti di quel periodo, mentre altri ovviamente sono andati perduti. Ho con me il mio quaderno di Caccia, in cui scrivevo quello che facevo in Branco con i Vecchi Lupi e gli altri Lupetti; alla parete della mia camera ho appeso un lavoretto di chiodo e fili colorati raffigurante una barca a vela costruito durante il mio secondo campeggio; giù in seminterrato tengo al sicuro il mio Canzoniere.

I Lupetti sono educativi per un bambino anche perché prendono il meglio dal Libro della Giungla (e no, non sto parlando dell’aborto filmico della Disney ma di questo) e lo rielaborano. Già di per sé l’opera di Kipling è piena di simbolismi e di personaggi parlanti, gli Scout hanno solo cambiato alcuni nomi e tolto il sottofondo razziale, adattandolo invece a un contesto più aperto e integrativo. Akela diventa il capo dello staff, Kaa e Bagheera gli aiutanti più giovani, Baloo il parroco e Shere Khan, le Bandar e Tabaqui gli esempi da non imitare.

I Lupetti a ogni attività ascoltano un episodio del Libro della Giungla e vedono nella loro mente questi personaggi, sanno le loro caratteristiche e quindi da essi imparano come comportarsi.

Un’attività di Branco, inoltre, è fatta di condivisione, i Lupetti imparano pian piano a prestare le proprie cose agli altri, a offrirsi per portare da bere e mangiare, a scrivere le avventure vissute in un quaderno di Branco e aiutarsi a vicenda per vincere i giochi di gruppo. Più un Lupetto pensa agli altri, più verrà ricompensato con punti extra, una Promessa o anche solo un sorriso da parte dei Vecchi Lupi, cosa che molte volte vale più di tanti complimenti.

Dal punto di vista di un Vecchio Lupo:

Un Vecchio Lupo è un volontario che lavora gratuitamente con i bambini nel Branco per qualche ora alla settimana. Il suo compito è rendere l’attività divertente, utile a livello pedagogico e intrattenitiva per i più piccoli.

Normalmente Akela è il maggiorenne con più esperienza, è uno studente universitario o un lavoratore sui 20/28 anni che si prende cura sia dei Lupetti sia dei ragazzi che gli sono stati affiancati per aiutarlo; gli altri Vecchi Lupi prendono il nome dei personaggi positivi del Libro della Giungla. Personalmente, le figure che ho incarnato sono state in ordine: Chikai e Bagheera.

Un Vecchio Lupo non va ad attività impreparato o sbronzo: le attività sono rigidamente organizzate durante la riunione settimanale, vengono preparati i materiali e le fasi di gioco e stasi, i ruoli nello staff durante la gestione e le canzoni da cantare. Si può saltare l’attività se si è impegnati, ma è veramente sconsigliato per un ragazzo alle prime armi presentarsi ad attività senza prima avere sostenuto la riunione.

Un Vecchio Lupo attraverso il lavoro presso il Branco impara a sostenere un impegno, a essere puntuale e con il tempo assume sempre più responsabilità: gestire i bambini, se maggiorenne stare con gli altri ragazzi senza l’Akela (che potrebbe avere impegni lavorativi), preparare da solo i materiali per l’attività, riuscire a capire cosa fare ad attività pur avendo saltato la riunione settimanale.

All’inizio, ad aiutare il mio Akela e me era venuto un volontario dal mio Gruppo Scout per aiutarci e aiutarmi (anche perché all’epoca ero minorenne) durante le attività se l’Akela mancava. Poi, ho iniziato a capire come gestirmi, la puntualità e soprattutto in cosa ero migliore: era ovvio che le attività con i nodi non le avrei tenute io, ma potevo benissimo gestire i disegni cercando di stimolare la fantasia dei bambini, così come i giochi.

E poi alle Vacanze di Branco viene il punto dell’anno.

Le Vacanze di Branco è un periodo di tempo, solitamente di media una settimana, in cui tutto il Branco (Lupetti e Vecchi Lupi) si riuniscono sotto allo stesso tetto 24/24 ore per vivere pienamente le avventure di Branco. In questo momento si capisce se i Vecchi Lupi sono riusciti a imprimere un legame sui Lupetti, se i bambini li ascoltano e soprattutto la sinergia tra lo staff di ragazzi: se anche uno solo lavora male, gli altri non hanno il tempo di riposare o preparare le attività giornaliere perché devono aiutarlo; di solito, le Vacanze di Branco sono sempre più facili man mano che i ragazzi dello staff hanno esperienza e imparano a collaborare.

Le mie Vacanze di Branco sono sempre state piene.

Come Lupetto ne ho vissute tre, tutte molto belle; ogni Vacanza è diversa da ciascuna perché ci sono sempre nuovi bambini da un anno all’altro e anche i Vecchi Lupi, ognuno con una propria personalità differente, riescono a interagire e gestire attività sempre differenti. Mi ricordo del primo campeggio che stavamo in una struttura con molte casette e un grande edificio centrale, mentre del secondo e del terzo che avevamo costruito rispettivamente lavoretti con chiodi e fili e un aquilone. Altre attività divertenti erano fare il pane, trovarci tutti insieme in cameretta ognuno nel proprio sacco a pelo e le Lupettiadi (una serie di prove tecniche per giocare, una parodia delle Olimpiadi).

In veste di Vecchio Lupo ho aiutato a gestire due Vacanze di Branco. Assistere a bambini che non volevano mangiare le prugne e far loro compagnia finché non decidevano alla fine di ficcarsele in gola come fossero supposte è stato sicuramente costruttivo, mi ha aiutato a diventare più paziente. Poi comunque è un impegno costante ventiquattro ore su ventiquattro, un impegno che diverte molto: ciò lo trovo sempre stimolante per la mia fantasia e nuove idee per disegni e racconti. Sfortunatamente ho saltato molte Vacanze di Branco per impegni accavallati e fenomeni di malattie mondiali, ma è un’esperienza che consiglio sicuramente!

Quindi…

Questa è la mia testimonianza, secondo me la Vita in Branco è importante sia per i bambini sia per i ragazzi che vi partecipano. Ciao.^^

Pubblicato da

Austin Dove

Mi chiamo Antonio, sono uno studente della facoltà universitaria di Scienze ambientali presso Ca' Foscari a Venezia. Pur studiando materie legate all'ambiente, la mia passione è l'arte e quindi qui provo a condividere ciò che apprezzo e le mie riflessioni! Ciao!^^

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