Underwater

Un’avventura dark che finisce col dramma.

A essere onesto sono sempre stato un fan di Kristen Stewart dai tempi di Twilight, di cui possiedo il DVD; quindi, quando scoprii questo filmetto sci-fi saltai dalla sedia per la gioia!

Di cosa parla?

Underwater parla di una giovane vedova che lavora in una base sul fondale oceanico per trivellare il fondale e ricavare le risorse primarie; con un gruppo di colleghi viene sorpresa da un terremoto che devasta l’impianto e insieme a loro decide di scappare assieme ai pochi superstiti attraverso gli abissi oceanici per raggiungere la base più vicina e chiedere aiuto. Ma non sanno che il terremoto non è indotto dai movimenti tettonici e che qualcosa li sta cacciando…

Mi è piaciuto?

Sì mi è piaciuto molto. Lo guardai nel treno per andare a Roma, al mio corso di sceneggiatura; mi fece compagnia durante le lunghe ore di treno e di questo mi compiaccio molto. Se dovessi ravvicinarlo ad altri film citerei senza dubbio Alien e Gravity, anche se sono indubbie le influenze di Lovecraft (di cui ho recensito una raccolta qui) e di alcuni film sugli orrori degli abissi degli anni ’70 e ’80.

Kristen ci porta il ritratto di una donna infelice con una vedovanza sulle spalle, da cui non riesce a uscire, e con un forte di isolamento; ciò che lei vive durante il film ovviamente poi non aiuta ad alleviare il suo tormento. Inoltre, anche gli altri personaggi mi sono piaciuti grazie a dialoghi ben scritti e una buona recitazione, le morti le ho sentite tutte, soprattutto quelle avvicinabili ad autentici suicidi per salvare gli altri.

Io personalmente lo consiglio, mi ha catturato lungo tutta la visione! Poi, l’ultima mezz’ora è stata una sorpresa autentica, portando con facilità e linearmente tematiche ecologiche senza fare discorsi barbosi ma mostrando ciò che potrebbe nascondersi nelle profondità oceaniche e che potremmo svegliare o far arrabbiare a causa della nostra hybris.

SPOILERS!

L’idea dei mostri informi e senza una struttura ossea per me è stata vincente: infatti, là viene ribadito più volte (e pure con qualche morte) che la pressione è invivibile e quindi mostrare animali che si sono adattati a tali pressioni ha dato maggiore verosimiglianza al tutto. Anche il Chtulhu finale di per sé è perfetto perché a differenza dei piccoli predatori è immenso e quindi ha un maggiore rapporto massa/superficie, oltre a una pelle dura, protetta da un esoscheletro.

Le apparizioni di questi mostri non avvengono mai spesso, riescono a godere del senso orrorifico di sorpresa e stupore; vediamo più spesso invece le scie bavose che lasciano, o la loro pericolosità. La scena in cui devono entrare nella base per mettersi al sicuro e si ritrovano costretti a passare in mezzo a questi essere bianchi e simili a medusa mi ha messo molta ansia, anche perché per tutto il film abbiamo visto la loro aggressività.

Un’altra caratteristica importante e fonte di pericolosità, cosa che lo avvicina a Gravity, è il pericolo dell’ambiente stesso: non solo i protagonisti interagiscono in un mondo desolato, mentalmente stancante e sono prede di predatori a loro sconosciuti, ma devono anche stare attenti a non finire l’ossigeno, a non graffiare i caschi, a non perdersi e non impazzire. Il senso di isolamento è costante, forse più del pericolo, perché bisogna tenere conto che si muore laggiù, solo chi ti fa compagnia nel trapasso saprà che fine hai fatto!

Queste due caratteristiche hanno creato insieme un bellissimo finale, finale in cui il personaggio di Kristen, tormentata dalla sua vedovanza e dalla morte del suo capo/mentore/figura paterna, sceglie di suicidarsi per permettere la fuga dei suoi ultimi due colleghi rimasti: infatti, non solo restavano solo due scialuppe ma i mostri li avrebbero raggiunti se lei non avesse fatto esplodere la base!

Ovviamente, poi, tutta la faccenda è stata insabbiata ma questo era ovvio, chi vorrebbe sapere che c’è Satana che ti fa ciaone dagli abissi, soprattutto con il recente innalzamento dei mari! xD

Per me il film ha lo scopo di dire allo spettatore di smettere di sfruttare le risorse rinnovabili e non rinnovabili della Terra senza alcuna precauzione perché sennò potremmo non avere Satana che ci dice ciaone dal fondale degli oceani ma potremmo ritrovarci senza cibo o senza acqua potabile, oppure senza suolo (che è diverso dal terreno o dal sedimento), oppure senza aria respirabile. Insomma, non dico che dobbiamo diventare dei santoni e vivere di acqua e aria in cima alle montagne (sarei il primo a dire che preferirei un Satana che ci dice ciaone dal fondale degli oceani a questa scelta) ma che dobbiamo stare più attenti, anche solo consumando di meno e insegnando il rispetto per la natura alle future generazioni.

Ciaone burlone!

Parlando di Satana che ti fa ciaone…

Pubblicato da

Austin Dove

Mi chiamo Antonio, sono uno studente della facoltà universitaria di Scienze ambientali presso Ca' Foscari a Venezia. Pur studiando materie legate all'ambiente, la mia passione è l'arte e quindi qui provo a condividere ciò che apprezzo e le mie riflessioni! Ciao!^^

8 pensieri su “Underwater”

  1. Non fa per me, proprio come genere. Difatti, mi è tornato in mente solo perché ora lo hai nominato tu.
    Beh, sembra essere un film di genere, che deve anche qualcosina a La Cosa, forse… Non è il mio genere però, ma apprezzo la questione che sottolinei: non solo il pericolo in sé, ma anche gli handicap generali tra ossigeno e via dicendo. Tensione sicuramente assicurata.

    Moz-

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