Aracne

Aracne è un personaggio della nostra mitologia classica, conosciuta per essere la madre di tutti i ragni. Di lei si conoscono molti miti anche se il più importante è di Ovidio; grazie a lei esistono diverse opere ispirate in cui viene citata e omaggiata.

Chi era Aracne?

Aracne era figlia di un uomo normalissimo: Idmone, un tessitore di Colofone.

Se era una donna, perché è stata trasformata in mostro?

Esistono diversi miti e interpretazioni, tutti riassumibili con l’Hybris: quale donna umana e arrogante osò sfidare la divina Atena in una gara di tessitura!

Secondo Ovidio, nelle sue Metamorfosi, Aracne osò Atena in una gara di tessitura; la dea le strappò la tela e la fanciulla disperata tentò di impiccarsi (tipico suicidio femminile nella letteratura classica) . Atena allora la salvò ma la tramutò in ragno, condannandola così a stare sospesa -come fosse impiccata?- e a tessere all’infinito.

Simbolicamente, cosa potrebbe significare la sua storia?

La leggenda greca fa del ragno la caricatura della divinità: se all’inizio Aracne era in grado quale donna tessitrice di creare opere d’arte invidiabili dalle altre creature mortali, quando fu trasformata in ragno divennero semplici e insignificanti.

Il ragno, quindi rappresenta la decadenza dell’essere che ha voluto farsi uguale agli dei, è il demiurgo punito e se vogliamo è paragonabile al Moderno Prometeo.

La figura di Aracne ha influenzato l’arte e la cultura successiva?

Sicuramente, basta andare su Google Immagini per rendersi conto della quantità di opere d’arte che la riguardano. Credo che sia la commistione tra orrido ragno e lo splendore di donna che affascinino; oppure la tragicità della sua arroganza, arroganza e orgoglio che ci hanno colpiti tutti almeno una volta nella vita.

A citare la figura di Aracne ci sta sicuramente Rick Riordan tramite il suo personaggio letterario Annabeth (saga di Percy Jackson); poi è stata citata pure in questo racconto.

Inoltre, per me le similitudini tematiche mi avvicinano tantissimo le figure di Ungoliant e sua figlia Shelob: sono tessitrici, quasi dee in terra e punite dagli dei per le loro arroganza ed ingordigia.

Fonti:

-Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999
-Chevalier, J e Gheerbrant, Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015

Conclusioni:

Aracne è un personaggio tragico che ricorda a noi uomini mortali come l’arroganza e la troppa sicurezza nelle nostre capacità possano firmare la nostra condanna a morte. Lei più di tutte non ha altre colpe che la propria arroganza: alcuni miti la volevano perfino allieva di Atena nella tessitura e non solo una tessitrice di una città qualsiasi! Ma in ogni caso ha perduto tutto perché ha osato quando non doveva.

Ecco, qui si conclude il nostro breve ritorno nella mitologia classica. Vi piacerebbero altri post? E conoscevate Aracne? Fatemelo sapere nei commenti!

E se siete interessati ad altri post di simile argomenti, da PC a sinistra trovate tra le varie categorie tematiche del blog la Mitologia: cliccate e scegliete il personaggio che volete approfondire. Ciao!

Pubblicato da

Austin Dove

Mi chiamo Antonio, sono uno studente della facoltà universitaria di Scienze ambientali presso Ca' Foscari a Venezia. Pur studiando materie legate all'ambiente, la mia passione è l'arte e quindi qui provo a condividere ciò che apprezzo e le mie riflessioni! Ciao!^^

14 pensieri su “Aracne”

  1. Gli antichi greci si erano accorti che, anche se un politico aveva lavorato male e a causa del suo cattivo governo perdeva il potere, poi non era detto che quel politico incapace fosse sparito per sempre dalla scena: infatti la gente ha la memoria corta, e quindi era possibile che lui, pur avendo lavorato male, riuscisse in seguito a riconquistare il potere. Per questo motivo Clistene (che era anch’egli un politico greco) disse: “Dobbiamo fare in modo che chi ha governato male non possa più tornare a far danni”. A questo scopo inventò il cosiddetto ostracismo, ovvero un meccanismo per cui, quando un politico aveva governato male e di conseguenza perdeva il potere, se la maggioranza dei cittadini ateniesi scriveva il suo nome su un coccio veniva condannato anche all’esilio. Di conseguenza da quel momento in poi ad Atene prese piede questa punizione.
    Il problema è che in seguito lo stesso Clistene, pur non avendo lavorato male, finì per diventare impopolare tra i cittadini ateniesi, che decisero di usare contro di lui l’arma dell’ostracismo che lui stesso aveva creato. Da quel momento in poi prese piede nella cultura greca l’idea che il pròtos euretès, il primo inventore di qualcosa poi finiva per caderne vittima lui stesso: di conseguenza inventare qualcosa portava sfortuna, perché poi quell’invenzione sfuggiva al tuo controllo e si ritorceva contro di te.
    Questo idea del pròtòs euretès tipica della cultura greca ha poi fatto sentire la sua influenza anche sulla cultura moderna. Il Frankenstein di Mary Shelley che tu hai citato in questo post è un esempio perfetto: lo scienziato pazzo Victor Frankenstein inventa la creatura e poi quest’ultima lo ammazza.
    Un esempio ancora più recente è Minority Report: i personaggi di Max von Sydow e Tom Cruise inventano un sistema per prevenire i crimini, ma poi lo stesso Tom Cruise diventa vittima di questo sistema.
    Ti vengono in mente altri esempi?

    Piace a 1 persona

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