VISIONI SENTIERI SELVAGGI: Il monello

Struggente lungometraggio di Charlie Chaplin, il suo primo e forse il suo capolavoro, parla di un uomo povero che per compassione adotta un orfanello trovato neonato per strada e delle loro avventure nel passare degli anni.

Chaplin ritrae un uomo abbastanza egoista anche se con le migliori intenzioni: più volte lo vediamo sfruttare il bambino per lavori più o meno onesti oppure sottrargli le coperte mentre dormivano vicini; tuttavia il protagonista è anche un uomo dolce e amorevole, che infatti accoglie in casa senza problemi il trovatello e fa di tutto per accudirlo.
Il bambino invece è adorabile: è premuroso verso il padre, lo aiuta a racimolare soldi, gli prepara la colazione e gli è sempre fedele e affettuoso anche quando potrebbe avere una vita migliore.

La trama pur essendo molto semplice è struggente perché il legame padre-figlio tra i due è forte ed evidente nonostante le difficoltà in cui i due vivono. Per tutto il film questa coppia cerca di sopravvivere insieme e anche quando le forze sociali tentano di separarli, preferiscono fuggire che per l’appunto separarsi.

Il film dal punto di vista tecnico è veramente interessante: un cinema muto in bianco e nero, anche se capiamo che sul set i dialoghi scorrevano a fiumi, e una colonna sonora che accompagna e impreziosisce la narrazione. I dialoghi fondamentali, tuttavia, sono riportati come cartelloni e proiettati dopo la nostra visione sorda della conversazione.
La macchina da presa è sempre statica: sono gli attori che recitano muovendosi nei riquadri che essa riprende (che siano le abitazioni o i vicoli della città); per le diverse inquadrature nella stessa scena, è la cinepresa a spostarsi creando campi lunghi, campi medi e primi piani con l’avvicinarsi o meno di essa all’oggetto; una serie di stacchi e inquadrature rappresentano quindi la narrazione del film.
La recitazione invece è molto iperbolica, una comicità slapstick adatta a farsi capire senza l’uso della parola. Ma nei momenti toccanti, che devono essere impattanti nel nostro cuore di noi spettatori, Chaplin riesce benissimo a trasmettere l’emozione!

E questo è il primo articolo del nuovo format che, con la mia costanza alla prova, mi farà pubblicare articoli fuori orario man mano che visiono i film indicati dalla scuola Sentieri Selvaggi. Ciao!

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Pubblicato da

Austin Dove

Mi chiamo Antonio, sono un appassionato di cinema. Pur avendo studiato materie legate all'ambiente, la mia passione è l'arte e quindi qui provo a condividere ciò che apprezzo e le mie riflessioni! Ciao!^^

40 pensieri su “VISIONI SENTIERI SELVAGGI: Il monello”

      1. ho aperto il link
        A style of humor focusing on physical comedy, such as slipping on a banana peel, and with foolish characters who get into humiliating situations

        è giusto
        ma non ho scritto splastick… ora controllo, volevo scrivere slapstick

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  1. Complimenti per la rubrica, così che posso seguire anch’io il tuo corso di studi ^_^
    “Il monello” è un classicone, già si vedeva la propensione di Chaplin a non limitarsi alle semplici “comiche”, come ne sfornavano a valanga i suoi colleghi, ma ad aggiungere anche denuncia sociale e una storia più corposa, per quanto il cinema muto consentisse.
    A proposito, tu lo sai cosa è poi diventato l’attore “monello” da adulto? Incredibilmente è riuscito a diventare un’icona del cinema da bambino e un’icona della TV da adulto ^_^

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      1. No ho scelto di guardarlo io, abbiamo una lista di obbligatori e intanto guardo quelli facilmente accessibili

        Penso a Drive, che è su Netflix.

        Poi il we alla sera abbiamo le proiezioni della scuola, ma sono cortometraggi o documentari. Non ne parlo.

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