Racconto originale: Un cazzaccio

“Cazzo, cazzo, CAZZO!”

Come ogni giorno alle otto di sera, Zusistri si svegliò in ritardo con la quinta sveglia che strillava la sua pigrizia. E di pigrizia ne aveva molta: una pelle sudata e unta, due tettine che avrebbero potuto competere per Miss Maglietta Bagnata e una pancia smisurata, secondo le voci in proporzione inversa rispetto al cazzettino dell’omone. Una bella persona, a modo e sempre gentile.
E così, come ogni giorno Zusistri dovette dire addio alla bella bionda, che lo desiderava e lo cercava, e svegliarsi nelle lenzuola umide di sudore, con il cuore a mille e la consapevolezza di essere in ritardo per il lavoro.

Subito disceso dal lettone sfondato, Zusistri cercò le sue pantofole e quasi schiantò il capo pelato contro il mobiletto al fianco del letto; fortuitamente evitato l’impatto, trovò le pantofole sul tappetino, le indossò e si catapultò giù per le scale in cucina.

Caffè. Brioche alla marmellata. Pane imburrato e il giornale del mattino, di cui leggeva solo il titolone della prima pagina; mammina come al solito era stata premurosa, il suo bambinone non poteva trovare nulla fuori posto. Tovagliolo per pulirsi sommariamente la bocca lercia e infine in bagno.

Si lavava i denti con uno spazzolino elettrico, anche se le pile erano stanche da settimane: troppa fatica scendere in cantina per risalire col bottino elettrochimico, e la mamma si rifiutava di farlo per lui! Zusistri si lavava i denti con uno spazzolino elettrico senza energia per funzionare e con spatole troppo piccole per un lavaggio manuale appropriato. Ma almeno si lavava i denti, si rasava pure la barba con il rasoio elettrico ogni giorno: almeno, quello era attaccato alla presa del muro e mai esauriva le batterie. Ecco, quando non faceva a tempo non si lavava le ascelle o il petto rigoglioso, ma, tanto, quali donne lo avrebbero sniffato con fare malizioso?

E poi, si vestì. Era sempre difficile indossare quelle magliettone larghe, sformate, doveva alzare le braccia! Ma almeno in camera poteva guardare i suoi cazzi preferiti.

E che cazzi!

Il quadro più grande, posto di fronte al letto, raffigurava un cazzo di cane. Adorava quella pianta: le bacche erano di un bell’arancio sgargiante, disposte in fila a comporre una piccola pannocchia che dava mais arancione. Non era una comune rosa rossa o il tulipano che puoi trovare nelle distese rosse al fianco dei binari in aperta campagna. Era un fiore ombroso e capace di vivere pure a centinaia di metri di altitudine! E aveva pure un altro nome comune: pan di serpe. Pane, quello che Zusistri adorava divorare guardando L’isola dei famosi. Sacchi su sacchi in una sola serata.

Al fianco della cassettiera, invece, si trovava la raffigurazione del cazzo di re. Quanto avrebbe voluto tenere quel pesce in casa, in acquario magari! Sapeva che si poteva tenere in acquario, lo aveva visto su Instagram! Un bell’acquario dalle luci sgargianti per esaltare le bellissime squame del pesce, quella stupenda linea centrale di colore arancione… Non capiva perché mamma non volesse concederglielo nella cameretta, non aveva nemmeno grandi dimensioni! Ma tanto, sapeva che non lo avrebbe mai fatto, il tutto avrebbe comportato fin troppo impegno per un cazzaccio come lui.

E ultimo ma non per importanza, sopra alla porta della camera da letto aveva appeso una foto del cazzo di mare che gli aveva regalato un suo amico. Genghindele. Lui sì che era un uomo: tante donne, un lavoro ben remunerato, una vita perfetta coronata da un corpo scolpito dalle ore in palestra e dai viaggi in giro per il mondo. Quel pesce lo aveva avvistato nell’Oceano Pacifico, sul fondale. Ore di sub e mille foto, di cui una regalata al suo vecchio amico sempre a casa davanti alla televisione. Genghindele era un vero amico, gli aveva dato lui la soffiata del lavoro! E la foto dell’oloturia stava benissimo sopra alla porta, quella sabbia così grigia e quel mare così blu si stagliavano perfettamente contro la parete di piastrelle marroni.

Zusistri li osservava soddisfatto, tutti quei cazzi appesi alle pareti. Ora era pronto per andare a lavorare. Tuttavia, osservò la porta d’ingresso, infine rivolse lo sguardo al letto.

«Sticazzi!»

Si sarebbe dato malato. Era proprio un cazzaccio.

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Pubblicato da

Austin Dove

Mi chiamo Antonio, sono un appassionato di cinema. Pur avendo studiato materie legate all'ambiente, la mia passione è l'arte e quindi qui provo a condividere ciò che apprezzo e le mie riflessioni! Ciao!^^

7 pensieri su “Racconto originale: Un cazzaccio”

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