My Fair Lady, una delizia per gli occhi

My Fair Lady, di George Cukor, è uno di quei film di cui tutti hanno già detto tutto, cos’altro potrebbe dire uno come me? Quindi mi limiterò a fare qualche riflessione sparsa, e a riportare qualche chicca dagli extra del mio DVD.^^

COSTUMI

My Fair Lady è una delizia per gli occhi. Fin dai titoli di testa veniamo accolto dall’eleganza di composizioni floreali, per poi essere catapultati dalle classi aristocratiche londinesi che escono da uno spettacolo teatrale agghindate con abiti sublimi.
Successivamente, la villa del glottologo Higgins ci regala scenografie curate e con carte da parati ricche di dettagli. Oltre alla bellissima scena del bagno con il vapore che puntualmente cresce in relazione alla nudità di Eliza Doolittle, per nascondere le grazie di Audrey Hepburn.
La prossima scena celebre per il lato visivo, secondo me la più eccelsa per i suoi significati narrativi ma anche per le scenografie bianchissime e i capi di moda stupefacenti, è ovviamente quella all’ippodromo. Quando Audrey Hepburn indossa l’iconico abito bianco e nero disegnato da Cecil Beaton. Da notare, che la scena dell’ippodromo è esattamente a metà film.
Per concludere, il sublime incombe con il ballo all’ambasciata, la vera coronazione a livello sociale di Eliza e un’altra scusa per mostrare gli strabilianti ed elegantissimi abiti dell’alta società.
Nelle scene finali, il lato narrativo torna preponderante e quindi si torna a scene domestiche (sempre in ville sfarzose e abiti eleganti) ma il nocciolo sentimentale della vicenda è il punto focale, per cui l’occhio cede il posto al cervello.

Avrete capito ormai che per me il lato visivo di un film è importante quanto lo è la parte recitativa, adoro i film con costumi sfarzosi o capaci di descrivere il personaggio meglio della sceneggiatura!
Quindi, avendo un’edizione DVD con alcuni dietro le quinte, posso parlarvi della produzione di questi abiti sublimi!

My Fair Lady nasce da un musical teatrale, all’epoca lo spettacolo più longevo nella storia di New York; partendo da simili premesse, sono sicuro che i produttori abbiano avuto fiducia nel successo per stanziare la modica cifra di 17 milioni di dollari per il budget!

E che produzione!

Cecil Beaton, già autore delle scenografie e dei costumi dello spettacolo a New York e a Londra, lavorò per ripetere il successo nel film. Da tutto il mondo arrivarono sul set gioielli, tessuti, piume e pellicce; per mesi il Reparto Guardaroba lavorò sui modelli disegnati da Beaton, per realizzare centinaia di capi, creati nei minimi dettagli anche per una singola scena: furono creati più di mille costumi!
Un intero studio divenne il Reparto nel quale gli artisti prepararono gli attori: 17 donne addette ai costumi; 26 truccatori; 35 parrucchiere. Più di 2mila e più di 1,5mila lavori di trucco e parrucco, rispettivamente per attrici e attori. E non solo i costumi, ma anche per le parrucche, le barbe e i baffi!
E gli artisti che preparavano gli attori non erano gli unici ad avere problemi sul lavoro: abiti così costosi ed elaborati potevano presentare problemi anche per le indossatrici! Per esempio, le gonne erano così aderenti e lunghe che le povere donne non potevano piegare le gambe e quindi dovevano sedersi su altissimi sgabelli. E non potevano nemmeno entrare nelle cabine telefoniche degli studios per colpa della larghezza dei cappelli!

E tutto questo, tra preparativi pre-produzione e riprese, converse nel giorno 13 Agosto, quando le 70 cineprese Super Panavision iniziarono a filmare!

Comunque, io sto studiando cinema e quindi qualcosa da dire sul film ce l’ho. Non perché sia originale ma perché la dico io. Iniziamo.

NARRAZIONE E PERSONAGGI

My Fair Lady lo descriverei come una lotta di classi sociali.

Il film si apre con la nobiltà che esce dal teatro, dopo uno spettacolo, e vediamo queste persone agghindate a festa che si riversano nelle strade fino ad arrivare nella zona del mercato (che deve essere vicina al teatro?); è in quel momento che l’alta società si scontra con i coatti, che lavorano già di notte per preparare il lavoro del giorno successivo. E se questo confronto non è già abbastanza, si ascoltino le canzoni: i ricchi parlano di stronzate, di glottologia e dittologia i più svegli; i poveri cantano di un posto caldo dove passare la notte.
Questa scena è importante per diversi motivi: vengono presentati i protagonisti; vengono presentate le vicende principali; si notano le prime tematiche, lotta di classe e identità in primis; dura più di 10 minuti; sono presenti due canzoni, che rappresentano le due classi sociali. La dicotomia è sempre presente in questa scena, com’è presente una certa simmetria di ripresa delle colonne tra le quali Eliza cerca di vendere i suoi fiori.

Con il proseguire della narrazione, è facile capire come i due protagonisti siano Higgins e Doolittle, in una relazione tipicamente romantica: from-haters-to-lovers; lui a insegnarle l’inglese dell’alta società e i modi, lei orgogliosa delle sue origini che spesso in sua compagnia quasi si sente presa in giro.
Interessante che, sebbene il film sia cosparso di campi lunghi per mostrare le sontuose scenografie e campi medi o figure intere per descrivere le espressioni dei personaggi e il loro movimento nell’ambiente, il primo piano venga introdotto dalla regia solo quando Eliza riesce a pronunciare uno dei terribili scioglilingua!

Lo spettatore è partecipe dello sforzo dei personaggi, anche se credo, ascoltando i dialoghi e le canzoni, che gli sceneggiatori parteggiassero un po’ troppo per il personaggio maschile mentre è Eliza la vera eroina! E’ lei che sceglie di mettersi in gioco, di tornare a scuola e di imparare a parlare anche se parlare (e scrivere) lo sa fare benissimo, è lei che sceglie di rinunciare alla propria identità per cercare qualcosa di nuovo e più adatto ai suoi sogni! Inoltre, sia all’inizio sia dopo il ballo lei subisce l’oggettivazione: non è più una donna ma la cavia dell’esperimento, in quei momenti! Ed è lei che subisce lo scherno e la compassione perfino della servitù prima e lo sdegno di Higgins dopo, quando è cambiata! E, infatti, la seconda parte di My Fair Lady si basa proprio sul suo conflitto di identità: anche se sa parlare rimane l’operaia di inizio film o può aspirare veramente a qualcosa di meglio?
Per me, il suo personaggio è scritto benissimo e Audrey Hepburn lo interpreta benissimo!

ANNOTAZIONI TECNICHE

My Fair Lady è un esempio del cinema americano classico e quindi è possibile notare i tipici raccordi. Secondo me questo film aiuta molto a capire il raccordo di sguardo, perché molte volte la cinepresa è situata in modo da ottenere la prospettiva della persona guardante; e in scene come quella in biblioteca, dove due persone discorrono da piani d’altezza diversi, ciò si nota particolarmente.

Parlando invece del raccordo di direzione di movimento, ho notato un piccolo errore in una transizione: si vedeva chiaramente che Higgins era entrato e quindi vedere lui che entra nell’edifico nella scena prima (dal punto di vista sulla strada) e vedere lui che entra dalla strada nell’edificio in quella dopo (dal punto di vista nella hall) è veramente straniante e ridondante; credo abbiano scelto un montaggio del genere per introdurre il piano sequenza e la carrellata per mostrare la hall e come lui rifletta a fine film, ma non era un montaggio invisibile.

Inoltre, il sonoro qui è molto importante: oltre al fatto che è un musical, i rumori del mercato si sentono e i grammofoni del glottologo sono i protagonisti di alcune scene, sia che esse siano discussioni sia che esse siano canzoni.

Per concludere, vi riporto questa citazione in madrelingua che ho preso dal film. E’ qui che la lotta di classe si sente, è qui che si sente tutta la solitudine di Eliza:

He always showed me that he felt and thought about me as I were something better than a common flower girl. You see, Mrs. Higgins, apart from the things one can pick up, the difference between a lady and a flower girl is not how she behaves, but how she is treated. I shall always be a flower girl to Professor Higgins, because he treats me as a flower girl and always will. But I know I shall always be a lady to Colonel Pickering because he always treats me as a lady and always will.

Un vero capolavoro. Una delizia per gli occhi e un esempio di come la Hollywood classica era; altro che ‘sti schermi verdi tristissimi che vanno di moda ora senza un briciolo di sceneggiatura!

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Pubblicato da

Austin Dove

Mi chiamo Antonio, sono un appassionato di cinema. Pur avendo studiato materie legate all'ambiente, la mia passione è l'arte e quindi qui provo a condividere ciò che apprezzo e le mie riflessioni! Ciao!^^

15 pensieri su “My Fair Lady, una delizia per gli occhi”

  1. Splendido da qualunque parti lo si guardi. Se proprio dovessi trovare un difetto, è la presenza di Rex Harrison, attore che non ho mai sopportato e che vedo molto male in un ruolo romantico. Però per la parte del burbero e arrogante professore pieno di sé ci sta benissimo. Lei è deliziosa.

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