Rigiocando Batman Arkham: City e Asylum

Buongiorno! Come ben saprete sono un accanito videogiocatore, prima su PC e ora su PS4, senza dimenticare mai il Nintendo. Una serie che ha caratterizzato le prime due console è sicuramente Batman Arkham, che ho sia su Steam sia nella PS4. Oggi quindi torno a parlare di videogiochi, condividendo com’è stato riprendere i due titoli in una nuova versione.

Come feci alcuni anni fa al computer, la prima versione che ho provato sulla playstation è stato Batman Arkham City per poi dedicarmi ad Asylum in seguito.

Entrambi i videogiochi basano la propria trama su una missione da compiere, con un villain principale e tutti gli altri criminali che si ergono nello sfondo sia come antagonisti sia come pura lore. City è ambientato in una parte murata di Gotham mentre Asylum come dice il titolo nel celebre manicomio; entrambi luoghi circoscritti, entrambi ricolmi di segreti da svelare e piani da sventare. I protagonisti dei due videogiochi sono Batman e Joker, con ulteriori apparizioni di altre tre villains importanti: Poison Ivy, Harley Quinn e l’Enigmista! E i loro sgherri.

Batman Arkham City dal punto di vista grafico è sempre fenomenale e la trama è molto bella e accattivante, anche se in alcuni punti rallenta troppo (la malattia di Batman). I boss sono ben bilanciati con varie sezioni che si alternano per rendere equilibrato il gameplay: boss da sconfiggere con armi specifiche, sezioni da Cacciatore nell’ombra, scontri alle armi bianche e infine l’inquietante parte di Mr Freeze. Inoltre, il gioco vanta pure la trama di Catwoman, con boss e nemici tutti suoi, che si intreccia con quella di Batman.

Giocare al titolo è stato molto bello anche se ci sono dei ‘ma’. Il primo è il volo, che per colpa del joystick troppo sensibile, rendeva difficile fare manovre di fino. Il secondo era la lotta: non so perché la telecamera non seguiva il combattimento e Batman si bloccava a metà attacco, rendendo impossibile fare una qualsiasi combo. Per il resto tutto molto bello, con particolare apprezzamento per i boss e le sezioni da Cacciatore dove potevo sbizzarrirmi su come mietere i nemici.

Batman Arkham Asylum invece è un videogioco molto più breve e semplice (è il capostipite della saga dopotutto), ma ciononostante non so perché ma su PS4 gira meglio: i tratti di volo sono quasi inesistenti, i combattimenti girano bene e le sezioni Cacciatore grazie sono più impegnative. La grafica sempre figa, soprattutto per le piante di Poison Ivy e i mostri.

La trama ruota attorno all’evasione di Joker dal manicomio, evasione che si scopre architettata da fin troppo tempo per non nascondere secondi fini. Compatta ed effetto, per un’esperienza di gioco non dilungata ma significativa. I boss riprendono dinamiche spiegate durante la trama e differiscono l’uno dall’altro, con Killer Croc che ha un’unica apparizione come villain ma che non si scorda facilmente per il senso di claustrofobia che essa porta con sé. Ma il senso di claustrofobia è sentito in tutta l’isola su cui il manicomio sorge: Batman è sempre dentro ad edifici stretti e scuri e costantemente sotto attacco, con snodi narrativi veramente impensabili per la brevità della trama.

Insomma, questi due videogiochi riscoperti sono stati veramente una boccata di aria fresca. La colonna sonora che caratterizza il brand è veramente immersiva e il gameplay procede bene. Forse per adesso il mio preferito è Asylum anche se il titolo con la maggiore rigiocabilità è sicuramente City.

Ora sto ultimando Batman Arkham Knight, ma pur essendo un bel titolo possiede alcune caratteristiche che me lo fanno detestare, facendolo cadere a una delle peggiori versioni della saga. Piccolo spoiler? La Batmobile, per chi ci ha giocato. E qui vi saluto, per il futuro vi anticipo che prima o poi potreste trovarvi a leggere a una Fanfiction dedicata all’universo di Gotham! Ciao!

Link alla mia recensione di Batman Arkham Asylum: qui

Link alla mia recensione di Batman Arkham City: qui

Link all’evoluzione di Poison Ivy nei due titolo della saga: qui

Racconto originale: Sopravvissuti alla minaccia

Caro Alexander,

ti scrivo sempre da Venezia, con la mia bellissima penna di pavone intinta nel rosso inchiostro del calamaio. Io e Virginia stiamo bene, volevo informarti di ciò subito. So quanto foste in pensiero per noi, ma siamo sopravvissuti. Non sai quanto io fossi spaventato dalla sua minaccia! Ha passato la vita a rintracciarmi, ossessionato a cacciarmi. Sapevo avrebbe ucciso senza rimorsi Virginia, la mia amata Virginia, e avevo timori che mio padre avrebbe ucciso anche me! Me, suo figlio! Mi aveva lasciato morire quella sera d’inverno e mi avrebbe ucciso ora. Che uomo bestiale. Ma se anche mi avesse risparmiato, se mi avesse costretto in catene con una museruola al viso, che vita sarebbe stata senza Virginia? Lei mi ha concesso di vivere quando io stesso avevo rigettato la vita! Ti ho già raccontato come ci siamo incontrati? In pratica, avevo litigato con mio padre e avendo fallito gli studi, solo come un cane, ero scappato nei boschi ubriacandomi con una bottiglia di vino rosso corretto al cianuro. È stato allora che la vidi: leggiadra figura eterea ergersi dalle ombre del bosco avvicinandosi a me, con i suoi stupendi occhi verdi che si posavano su di me; ormai non potevo nemmeno più parlare: mancava poco; ma lei si chinò su di me, mi baciò sulle labbra e sentendo la mia morte me le morse, andandosene nella notte. La ritrovai il giorno dopo seduta su una panchina al limitare della foresta, mi sorrise sotto a quel suo ombrellino che usa per riparare la pelle immacolata dai raggi solari e mi fece segno di sedermi con lei. Da quel giorno non ci siamo più separati per grandi intervalli di tempo. La sola idea di perderla mi è estranea, inconcepibile, mi sembra più che realtà l’irrealizzabile realizzazione di un destino crudele, non potrei mai sopravviverle. Lei non ha mai fatto nulla, lei è la mia dea, la mia Venere. Per lei uccido, per lei svuoto i contenitori di carne per raccogliere il sangue e porgerglielo: quel piccolo bicchiere di vita da sorseggiare in ringraziamento della vita meravigliosa che mi ha concesso! E non devo nemmeno cacciare: è lei che passeggiando per le vie o i sentieri, imbattendosi in sconosciuti viaggiatori, si fa seguire fino alla nostra casa. Prima Lussemburgo, la mia prima casa, poi Parigi, Amsterdam, Roma, Torino, infine la nostra villetta ottocentesca nascosta tra le calli di Venezia. Adoro Venezia, anche a lei piace. È sempre ricolma di gente, di vita, soprattutto a Carnevale, quando ci travestiamo e ci facciamo fotografare dai turisti; è buffo, alcuni di quei turisti diventano parte della nostra salute, della nostra vita, del nostro essere. Ogni tanto passeggiamo di notte, o prima dell’alba, quando la nebbia ovatta la vista e sembra che Venezia sia vuota se non per noi. Ogni tanto, poi, le compro anche dei vestiti a Burano, lei adora il pizzo, il tessuto lavorato, adora vestire di bianco, un colore così candido e innocente in confronto alla malizia dei suoi lunghi riccioli ramati. Occhi verdi, riccioli ramati, pelle bianca. Alexander, non potrei mai separarmi da lei, morirei se le succedesse qualcosa! E allora pensa la mia paura quando scoprii che Esteban era stato decapitato fuori dalla discoteca dove andava! E tre mesi dopo anche Lilliana a Brasilia! Tu stesso gli sei sfuggito per caso! Il cuore mi si riempì di puro terrore quando Viriginia mi avvisò che aveva percepito la sua presenza a Venezia: era venuto per noi, alla fine ci aveva trovato! Io volevo chiudermi in casa fino alla sua partenza, ma la mia dolce Virginia aveva detto di non preoccuparmi: ci avrebbe pensato lei, sai, ha un’esperienza millenaria a differenza di noi due. E così ha fatto. Come al solito, è uscita a fare una passeggiata e guardare le vetrine. Io l’ho aspettata dentro, avevo del lavoro da fare, anche per non pensare più del dovuto e rovinarmi i denti a furia di digrignarli. Così, mentre lei era fuori letteralmente a rischiare il collo, io mi stavo spogliando, preparandomi a dissanguare i corpi e poi a tagliarli a pezzi, per i cani. Mi ricordo che stavo appendendo al gancio una donna molto, molto grassa, quando sentii Virginia rientrare, stava canticchiando. Mi si avvicinò e mi disse: «Tesoro, abbiamo ospiti, preparati». Io mi sentii morire! Gli ospiti, o per meglio dire, l’ospite era entrato in casa, era mio padre! Ancora seminudo e ricoperto di sangue e lordure varie, presi il coltello più grande e corsi dietro alla porta della nostra camera da letto: per attaccarlo appena fosse entrato. Perché lei fa così, è un pochino vanitosa: si denuda e lascia che sia la sua inarrivabile bellezza a rendere impotenti di reazione le prede! E funziona anche con lui! Non posso descriverti la contentezza quando lo uccisi! L’ho ucciso, dopo tanti anni di terrore e fughe! Finalmente siamo liberi! Ma non possiamo più stare a Venezia. Ci ospitereste nella vostra tenuta in Russia?

Con affetto, Bernhard.

PS: il soggetto è rielaborato da un racconto scritto in precedenza. Ciao!

Notting Hill

Quando ero piccolo e andavo a casa di nonna, vedevo questo DVD chiamato Notting Hill; o meglio, ne osservavo l’immagine di copertina e ne leggevo la trama. Mi chiedevo ogni volta “Ma perché lui è di fronte a una faccia così grande? E cos’ha di speciale una tipa famosa che entra in una libreria?”. Poi un mese fa ho visto per la prima volta il film su TimVision e mi sono dato la risposta.

Notting Hill basa la propria forza su due elementi che fanno breccia su una grande fetta di pubblico: la tormentata storia d’amore ogni volta interrotta sul nascere e sulla possibilità di un fan di avvicinare il proprio idolo. Entrambi argomenti romantici, entrambi inscenati da Hugh Grant, uno degli attori romantici per eccellenza di questa generazione.

Realizzato dalla coppia vincente Curtis e Kenworthy, già responsabili del successo di Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill è nato da un’idea di Curtis piuttosto curiosa: “Come reagirebbero i miei amici se portassi a cena Madonna o Lady Diane?”. E sua è anche la magica location che intitola il film, visto che all’epoca Curtis abitava a Notting Hill e trovandola un meraviglioso crogiolo di fusioni per la convivenza di numerose popolazioni diverse pensò che sarebbe stato il luogo perfetto per far coesistere due personalità così diverse.

Hugh Grant fatto il provino è stato scelto unanimemente e personalmente lo trovo l’attore perfetto. Di una bellezza affascinante ma semplice, ha un modo molto romantico di dire le battute e facilmente può essere un uomo comune.
Julia Roberts invece ha fatto lei stessa pressioni per interpretare Anna: grande fan di Quattro matrimoni e un funerale e delle commedie romantiche in generale, letto il copione lo trovò geniale. Anche lei grande scelta, mi hanno colpito la dolcezza e l’eleganza con cui interagisce in pubblico, mentre sotto le coperte e durante le discussioni Julia è in grado di creare una donna violenta, che quasi per la rabbia tira un calcio al povero Hugh.

La narrazione poi scorre proprio bene. Se si fa caso è facile notare come in realtà il film racconti piccoli intervalli di interazione tra loro due, uniti prima da una sequenza di appuntamenti falliti di William (il personaggio di Grant) e poi da una sequenza in cui viene sapientemente mostrato il tempo passare con una finta unica (e impossibile) carrellata.
E poi il loro rapporto è veramente commovente. Come quando lei lo taglia fuori dalla sua vita perché non la può capire, ma poi ascolta il suggerimento su Henry James. O quando lei alla fine va in libreria e pronuncia la celebra frase (ricordandogli quando lui la difese dai cafoni al ristorante) affermando che lei era solo una normale ragazza innamorata!

Da cinefilo ho adorato il metacinema con i continui riferimenti alla cultura pop cinematografica, e la canzone dei titoli di testa (She, interpretata da Elvis Costello) presenta splendidamente lo stardom del personaggio della Roberts. Invece tragiche le interviste che William è costretto a fare, quante risate! E interessante come abbiano trattato il tema del divismo e dello starsystem.

E questo è quanto, consiglio ovviamente la visione di Notting Hill perché è un gioiellino ed esistono tanti motivi e argomenti dentro al film per guardarlo. Anche solo per gli intensi primi piani con cui possiamo osservare gli sguardi che si lanciano i due protagonisti.
Te che ne pensi? Classico o solo un bel film?

Mermay: The Charmed-One!

Buongiorno! Oggi onoro il Mermay con un articolo a tema sirene, e come non citare una delle mie passioni e fondamenta del mio blog? Ecco allora una piccola riflessione riguardante i primi due episodi della quinta stagione di Charmed: A Witch’s Tail!

A Witch’s Tail ruota attorno alla trama principale incentrata interamente su Phoebe, mentre a supporto di essa anche Piper e Paige si ritrovano a gestire i loro problemi. Importante per capire la situazione è la quarta stagione, visto che l’evento principale è la ricomparsa di Cole e il suo effetto su Phoebe.
Episodio doppio (trattato come un unico grande mediometraggio nel mio cofanetto) inizia con una trama abbastanza scontata alla one-week-monster per poi evolversi alla fine della prima parte nella ricerca della liberazione e del sollievo d’amore, con due villains che interpretano la funzione solo fisica di ostacolo mentre i veri villains sono i sentimenti delle Charmed-Ones.

Temi trattati: maternità, separazione, accettazione di se stessi e del prossimo, futuro, sovrasfruttamento marino.

A Witch’s Tail è un lungo episodio che riprende il mito della sirena, in una versione che ricorda molto quella del Classico Disney: la Sea Hag che ricatta una sirena per la sua immortalità per trovare l’amore come donna sulla terra. Scaduto il tempo concessole, fortunatamente la sirena riesce a fuggire e si imbatte in Phoebe. Le cose succedono e Phoebe a metà episodio diventa una sirena lei stessa! Poi il resto della trama la lascio a voi, non faccio altri spoiler, dico solo che Cole è vitale per l’episodio e questo è un chiaro arco di passaggio tra la quarta e la quinta stagione!

A Witch’s Tail (Una sirena di nome Phoebe in italiano) si lascia guardare molto facilmente e il cambio di locatin, da quella urbana a quella marina è proprio un piacere, ci sono alte dosi di umorismo come Phoebe quando viene rapita dalle sorelle e rinchiusa in bagno. Con Phoebe sirena sono presenti numerose scene subacquee e dal punto di vista del montaggio, è notabile anche uno splitscreen. Ma credo che ciò che ruba veramente la scena sia il look incredibile di Alyssa Milano, con i dettagli come i gioielli e la retina ai capelli o le squame da pesce dorate!

Per i fan della sitcom Mom, la sirena che sfugge alla strega del mare è Jaime Pressly, una comprimaria della recente serie televisiva. Qui interpreta una moderna e biondissima Ariel, in fuga dopo aver infranto il patto.
Povera la Sea Hag, lei alla fine era leale e voleva solo onorare il contratto…

Beh, qui mi fermo o farei spoiler. L’episodio è fresco come una piacevole brezza marina, come il mare è il tema su cui i personaggi sono stati costruiti. Bellissime le location marine, sia i fondali su cui Phoebe felice nuota sia le grotte nelle quali i demoni progettano i piani di morte.

Voi conoscevate il Mermay? Se volete, potete andare a trovare il nostro buon Daniele Artioli che nel suo blog dal primo sta portando un articolo a tema sirena al giorno. Questo è il link. Io vi saluto, qui sotto vi lascio il mio approfondimento sulla sirena mitologica. Ciao!

Approfondimento sulla sirena mitologica: link.

Altri articoli su Charmed: link.

10 film con le spie!

Buongiorno!

Oggi la fine della prima settimana di lavoro, anche se tecnicamente per fortuna l’ultimo giorno (notte?) lavorativo era venerdì; da domani inizia la settimana in cui lavoro anche di sabato. Yeeeeh!
Per sdrammatizzare, vi propongo una lista di dieci film a tema spionistico. Tuttavia, pochi di questi sono solo spionistici ma sfiorano anche generi come la commedia o l’azione; perché a me il ritmo lento riempito da intrighi e rivelazione ammorba non poco. Buona lettura.^^

1) Il tuo ex non muore mai. Simpatica pellicola con Mila Kunis, se vi ricordate l’avevo pure messa nella lista dei film con costumi interessanti. Prende le regole del genere e le parodia, con sequenze veramente intrattenenti, anche se l’umorismo può non essere apprezzato da tutti.

2) Spy. Adoro Melissa McCarthy ma sappiamo chi è lei e sappiamo com’è il suo umorismo; lei più di tutti può non piacere, anche se io questo film lo consiglio a tutti! Ne ho anche parlato sul blog!

3) Kingsman. Dilogia tutta inglese, che unisce la comicità allo splatter d’azione. Qui trovate il mio articolo a riguardo, veramente una bella serie fresca e moderna.

4) Agente Smart – Casino totale. Altra parodia con Steve Carell e la divina Anne Hathaway, anche questa con comicità abbastanza corporale e/o demenziale. La trama è abbastanza ovvia ma consiglio vivamente la visione, poi lei ha dei look assurdi.

5) 007. Su, non poteva mancare. Secondo me quelli più d’azione sono gli ultimi due filoni (Brosnan e Craig) ma io ho sempre preferito Connery e Moore, più eleganti anche perché nel bene e nel male hanno villains più memorabili.

6) Operazione UNCLE. Un grande film di spionaggio moderno, con gli attori del momento, e una bella serie di scene d’azione. Non mi ricordo molto a parte che fosse figo, ma il lato visivo (aka cast di ambo i sessi) merita la visione.

7) Una spia non basta. Altro film di cui ho parlato nel blog, adoro Reese Whitherspoon dai tempi di La rivincita delle bionde. Questa in verità è una commedia solamente romantica in cui due spie si contendono l’amore di una bella bionda, creando situazioni comiche e mostrando i gadget delle spie in ottiche diverse.

8) I moschettieri del re – La penultima missione. Brutto, non mi ricordo manco perché è in lista. Salvo solo la Buy e i costumi.

9) OSS 117: Le Caire, nid d’espions. In teoria, questa spia è il James Bond francese: molti libri scritti da più autori, molte trasposizioni, ma molto meno famoso a livello globale; almeno fino a questa nuova interpretazione comica interpretata da Jean Dujardin e diretta da Michel Hazanavicius. Il film ci mostra come siamo noi europei, almeno a seconda dei bias più conservatori: razzisti, maschilisti, colonialisti e supponenti verso le altre popolazioni. Un perfetto schiaffo in faccia che però fa ridere.

10) Jack Ryan. Io tra Ryan e Reacher ho sempre fatto casino, e anche di questo film mi ricordo che c’era Harrison Ford ma non so quale sia delle due interpretazioni.

Come potete vedere, la mia memoria si rifiuta di ricordare i film meno comici e più seriosi soprattutto se si parla di spie e doppiogiochisti. Spero che vi sia piaciuta lo stesso e vi sia di aiuto per una prossima visione.
PS: visto che è la festa della mamma faccio gli auguri a tutte le mamme e vi lascio questa simpatica lista a tema maternità!^^

L’importanza della pesca sostenibile

“Are there any sea fisheries which are exhaustible, and, if so, are the circumstances of the case such that they can be efficiently protected? I believe that it may be affirmed with confidence that, in relation to our present modes of fishing, a number of the most important sea fisheries, such as the cod fishery, the herring fishery, and the mackerel fishery, are inexhaustible. And I base this conviction on two grounds, first, that the multitude of these fishes is so inconceivably great that the number we catch is relatively insignificant; and, secondly, that the magnitude of the destructive agencies at work upon them is so prodigious, that the destruction effected by the fisherman cannot sensibly increase the death-rate.”
Testo estratto da un discorso tenuto in occasione della Fishery Exhibition di Londra sulla pesca del 1882 tenuto da Thomas Henry Huxley.


Fin dagli albori della sua storia l’uomo si è evoluto sfruttando le risorse naturali, attraverso le attività di caccia, coltura, raccolta e pesca. La Terra per l’umanità ha significato fonte di energia, cibo e sicurezza: dopotutto, l’uomo si è sempre considerato come l’apice della catena alimentare, creato da Dio per ergersi sopra a tutti gli esseri viventi. Nei millenni quindi l’uomo ha preso per sé senza pensare o riflettere, con la sua popolazione sempre in aumento e sempre più efficacie nella sua predazione di risorse, sia rinnovabili sia non rinnovabili, anche grazie al continuo progresso tecnologico. Ma se con il passare dei secoli è pervenuta una certa comprensione dello sfruttamento delle risorse geologiche e terrestri, il mare è stato sfruttato fino ai giorni nostri senza ulteriori remore se non ai giorni nostri. Anzi, per decenni si è pensato che il mare offrisse infinite risorse da prelevare e infinite quantità di pesci e gruppi di crostacei e molluschi da pescare: purtroppo, si è seguita la tesi del ‘mare inhexaustum’ del filosofo e biologo Thomas Henry Huxley, ritenuta attendibile fino a tempi molto più recenti.


Questa tesi dell’infinita possibilità delle risorse marine ha portato i pescatori a sovrasfruttare il mare, arrivando anche a estinguere localmente o mondialmente diverse specie, impossibilitate a riprodursi ad un tasso sufficiente per colpa dei dissennati tassi di cattura. Un esempio di ciò è la storia del merluzzo del Nord Atlantico, lungo la costa orientale canadese del Newfoundland, 1992: il tasso di predazione da parte dei pescatori eccedeva la capacità di recupero della popolazione di quel pesce, arrivando a estinguere localmente quella popolazione animale (Smith e Smith, 2017). Ma i casi simili sono innumerevoli, almeno fino a un recente passato.


Fino a poco tempo fa, infatti, lo scarso utilizzo di metodi quantitativi finalizzati a una verifica effettiva dello stato delle risorse naturali e un’impostazione di breve periodo delle politiche gestionali, ha comportato che il sistema di gestione della pesca non fosse virtuoso ma invece caotico e sostanzialmente ingestibile. In questo contesto, quindi, era presente uno scarso dialogo tra il mondo della ricerca, amministrazioni e portatori di interesse, e il tentativo degli operatori di concordare con l’Amministrazione soluzioni di breve periodo per far fronte alla crisi. Il panorama delineato non è di tipo reattivo ma di tipo adattivo.
Un cambiamento di mentalità, verso un approccio più proattivo, è stato attuato negli ultimi decenni a livello comunitario con lo sviluppo di norme sempre più stringenti, legando le azioni gestionali alle verifiche dello stato delle risorse ed esplicitando la relazione tra misure gestionali e obiettivi da seguire.

Una gestione sostenibile delle risorse è molto importante perché si pone l’obiettivo di soddisfare le necessità attuali senza compromettere le risorse per uno sfruttamento futuro (FAO, 2003).


La pesca artigianale, o piccola pesca, è il tipo più antico e classico della pesca, spesso basato sull’investimento di un piccolo capitale e a conduzione familiare, e per questa attività. Si tratta di uno degli approcci più sostenibili: questi metodi di pesca fanno uso di strumenti da posta, ad esempio, tramagli, reti ancorate ai fondali o sospese lungo la colonna d’acqua, trappole come le nasse e sono caratterizzate da una selettività maggiore (la selettività è la capacità dello strumento di catturare la specie bersaglio e di ridurre lo scarto e il rigetto, ed è regolata grazie alla grandezza delle maglie delle reti o delle entrate delle trappole oppure dalla dimensione e forma degli ami) e minori impatti, garantendo un risultato sicuramente più sostenibile. Queste sono tecniche che si basano sulla conoscenza della specie bersaglio, sulla versatilità degli strumenti utilizzati e sulla stagionalità del pescato; non per niente, le tecniche e gli strumenti usati sono chiamati dai pescatori nel loro insieme l’arte.

Quando avrete letto questa introduzione alla mia tesi di laurea, leggermente rielaborata, avrò concluso la proclamazione in piazza San Marco a Venezia. Spero la apprezziate e che sia spunto di riflessioni. Ciao!^^

Consiglio 5 film: Aprile

Buongiorno e buona festa del lavoro! Anche questa volta un mese è appena passato e come sempre torno a consigliare la mia Top5 delle visioni! Questa volta la scelta è stata molto varia e vario infatti è stato il risultato finale, con film che variano di qualità e genere. Buona lettura.^^

La bella e la bestia. Pellicola francese del 2014, si distingue dall’interpretazione Disney perché punta direttamente alle radici fiabesche, costruendo un mondo basato sugli stilemi del genere. A livello visivo è sublime, una CGI pazzesca, costumi curatissimi e scenografie spettacolari, il tutto sorretto dalla bellezza di Léa Seydoux e dal fascino di Vincent Cassel.

Finale a sorpresa. Perla spagnolo-argentina credo ancora nei cinema (su correte!) diretta da Mariano Cohn e Gastón Duprat e con Penelope Cruz e Antonio Banderas nel cast. Film per cinefili: parla della produzione di un film. Commedia brillante: l’ironia stempera alcune scene drammatiche, soprattutto nel finale, regalando alcuni momenti volutamente imbarazzanti. Dramma sulla competizione e la gelosia.

The Void. Film che trovate su Raiplay, veramente delizioso. Chiara trasposizione delle tematiche di Lovecraft (lo si vede anche dalla copertina) con una trama trascinante, effetti speciali perlopiù artigianali e un cast a cui ti affezioni, ho adorato come il film è riuscito a portare l’orrore cosmico e i tentacoli dell’autore senza grandi sforzi. Consigliatissimo.

Il diritto di contare. Questo film, tematiche femministe e razziali e storiche a parte, è bello perché ogni volta che lo guardo mi emoziono e mi chiedo cosa possano provare queste sensazionali persone che riescono a imprimersi nella storia per i loro meriti. Pian piano lo spettatore capisce la portata e la potenza delle menti delle tre donne nere ritratte, tre protagoniste che hanno costruito una carriera nella NASA quando i bianchi le hanno sempre sottovalutate; e l’atto finale commuove e ci inorgoglisce.

2 young 4 me. Simpatica commedia americana con Michelle Pfeiffer nel ruolo di una sceneggiatrice che si innamora di uno suo attore, interpretato da Paul Rudd. Divertente, di nuovo metacinema e di nuovo un cast che funziona, non la sceneggiatura migliore della top (anzi) ma nel suo piccolo mi è piaciuto moltissimo. Sarà un mio guilty pleasure!

Ecco, siamo arrivati alla fine. Domani vado a firmare il contratto per il magazzino e domani sera inizio la mia prima settimana! Per ora è part-time, 20 ore settimanali, ma sono veramente contento! E poi è ufficiale, ieri ho presentato domanda alla scuola Sentieri Selvaggi dopo un positivo colloquio di presentazione con il preside! Da Ottobre inizio le lezioni!!

Ciao a tutti, vi aspetto nei commenti! 🙂

Questo sono io mentre gongolo

Blog personale: Katy Perry e la Colomba

Buongiorno! Oggi torno a parlare di musica pop in una chiave totalmente autobiografica. Recentemente ho notato che durante la mia adolescenza ho cambiato diverse volte i gusti musicali, ascoltando cantanti e generi diversi, ma Katy Perry è sempre rimasta fissa da quando andavo alle medie. Posso benissimo affermare che Katy rappresenta la mia giovinezza.

Recentemente ho riscoperto un vecchio CD che mi aveva regalato mia sorella, “Tony’s compilation” l’aveva chiamato, in cui aveva caricato diverse canzoni che ero solito ascoltare alle medie. Con Lady Gaga in copertina, l’album contiene ben 21 canzoni e tra queste ce n’è una di Katy: Hot N Cold!

Ma questo non è l’unico album che ho riguardante Katy Perry, perché la cantante da me detiene anche un primato: il suo “Witness” è stato il primo album che ho mai comprato nella mia vita, precisamente il 18 luglio 2018 come ho annotato nel foglietto interno. E poi per aiutarla con le vendite ho acquistato pure il suo bellissimo “Smile” durante l’anno di pubblicazione in prevendita.

Il mio interesse verso di lei ha iniziato a influenzare il blog già nel 2017, un anno dopo aver fondato questo mio piccolo angolo di relax. Risalgono a quell’anno la condivisione di ben tre sue canzoni: Unconditionally, Bon Appetit e Swish Swish Bish.

Inoltre, feci qualcosa che chi mi segue sa che non faccio mai: rebloggai. Infatti, rebloggai un interessante articolo che trattava della recente carriera di Katy, che per la prima volta non era riuscita ad ottenere vendite folli con il suo quarto album “Witness”.

Ed è grazie a Katy e a Britney Spears se ho iniziato ad assimilare l’inglese: infatti, ascoltavo così tanto le loro canzoni che leggevo le lyrics, cercavo le traduzioni, cantavo con loro ripetendo le pronunce mentre guardavo i lyrics video. Ancora adesso dicono di me che ho una grammatica inglese ma le vocali chiaramente americane!

Prossimamente ho intenzione di pubblicare una lista di 10 canzoni: 10 canzoni con cui ho imparato l’inglese, anche se sarebbe meglio scrivere con cui mi sono avvicinato all’inglese. E in questa lista Katy figura ben due volte con Legendary lovers e Unconditionally. La prima delle due è una delle sue canzoni non pubblicata come singolo che adoro di più, come la maggior parte dei suoi fan.

Ora ascolto ancora Katy e vedo con dispiacere che le views e gli streams sui suoi canali sono nettamente diminuiti nel loro tasso di crescita ma Katy ha sicuramente dato tanto. Ora è (di nuovo) una moglie e una madre, ha fatto i suoi record ed è giusto che si rilassi; sembra si stia avvicinando sempre di più al pubblico infantile tra l’altro, forse per farsi ascoltare dalla figlia!

Se volete, a sinistra nel menu c’è un’intera sezione di articoli su Katy Perry, raccolti in un contenitore omonimo. Voi che musica ascoltate?

Doom a confronto: The Ultimate vs 2016

Buongiorno a tutti! Oggi torno a parlare di videogiochi horror e lo faccio tornando a uno dei franchise più ospitati sul blog negli ultimi tempi: Doom! Infatti, metto a confronto il cult del ’95 con il capitolo del 2016!

Atmosfere e combattimento

I due videogiochi sono diametralmente opposti nella natura e nella fruizione, possiamo dire che gli unici legami siano i mostri e la natura First Person Shooter.

The Ultimate Doom è un titolo esplorativo basato sul key-hunting e la soluzione di intricati labirinti, combattendo nel frattempo contro diversi nemici; l’atmosfera che si crea è molto calma, è possibile riconoscere e prepararsi all’assalto nella nuova area da esplorare attraverso il riconoscimento del verso dei nemici e lo studio della mappa è indispensabile per capire i segreti e trovare l’uscita.

Doom 2016 invece è un gioco d’azione molto più splatter, non è il Doomguy che va ad affrontare i nemici sparsi nel livello ma sono i nemici che lo assalgono in numerose orde, con l’intento di non farlo avanzare. Qui la trama è molto più preponderante e quindi i livelli assumono una continuità che limita di molto la differenziazione delle mappe. L’atmosfera generale è sicuramente più soffocante, dove il terrore dell’ignoto è sostituito dall’orrore della violenza.

Mostri

The Ultimate Doom, assieme a Doom 2, è il padre di quasi tutti i mostri più famosi del franchise per cui Doom 2016 contiene tutti i demoni apparsi nel primo capitolo e quasi tutti quelli del secondo con l’eccezione dell’Aracnotron.

The Ultimate Doom ha una relativamente bassa diversità di mostri e sinceramente lo preferisco per questa caratteristica: semplice, senza troppe sorprese e basato sull’esplorazione di mappe capibili. Il mostro che preferisco di questo capitolo è sicuramente il Cacodemone, sempre piaciuta la sua figura piena di colore e facile da vedere.

Doom 2016 come ho accennato ha una leggerissima sovrappopolazione e diversità di demoni rispetto al capostipite e ciò è gestito benissimo: i mostri vengono introdotti man mano creando una bella costruzione della difficoltà; alla fine, soprattutto per il Pinky Demon, ci sono quasi dei miniboss a fine livello oltre ai Boss convenzionali. Demone preferito di questa versione? Il Mancubus.

Armi e potenziamenti

Tra i due titoli, a parte qualche differenza (per esempio, la doppietta), le armi sono rimaste pressoché identiche; sono cambiate le caratteristiche.

In The Ultimate Doom le armi comprendono la pistola di partenza, il fucile a colpo singolo ottimo per mirare, la mitragliatrice per colpi veloci, il lanciarazzi, la motosega per i nemici più stupidi e le due armi al plasma: il Plasmagun e il Big Fuckin’ Gun! Sono armi semplici adatte a uno stile di gioco calmo ed esplorativo, dove è più facile essere sorpresi a morte dai nemici che non riuscire a reggere l’orda. I potenziamenti seguono questo ragionamento: l’invisibilità rende parzialmente invisibili, poi c’è l’imbattibilità, il berserk che aumenta la forza dei pugni e i potenziamenti per la vita e l’armatura.

Come avrete capito, Doom 2016 è molto più caciarone e d’azione e ciò si nota sia nelle armi sia nei potenziamenti. Ci sono più armi, che fanno molti più danni e devastano i corpi nemici; e poi i potenziamenti sono maggiormente rivolti allo sterminio dei nemici che alla sopravvivenza del giocatore! Le innovazioni più particolari sono sicuramente il Cannone Gauss (un’arma capace di sventrare numerosi nemici in un colpo solo) e la motosega, ora non più un’arma semplice ma una one hit KO che taglia i mostri a pezzi.

Impegno emotivo e difficoltà

Doom 2016 è un videogioco che unisce l’azione al gore ed è molto stancante, anche perché a differenza dei primi videogiochi è caratterizzato da pochi livelli ma molto lunghi (e non credo ci sia il salvataggio per interromperli a metà o non me ne sono mai accorto). In Doom 2016 il giocatore vede gente veramente grossa e cattiva corrergli addosso per spaccargli il collo, e nemici da tutti i lati; il videogioco è pensato per indurre il giocatore a non stare mai fermo e tranquillo. Oltre a ciò, i Boss sono sempre a fine livello rendendo quelle battaglie anche frustranti, perché arrivato finalmente a fronteggiarli personalmente sono sempre troppo stanco.

The Ultimate Doom, invece, è un’esperienza cumulativa di quasi 40 livelli sicuramente più piccoli e più gestibili, con nemici che il giocatore va ad affrontare. Poi trovo le musiche sempre molto rilassanti da ascoltare. La difficoltà è minore forse perché essendoci meno nemici il giocatore riesce ad adeguarsi e ambientarsi molto meglio. Ecco, forse solo i livelli del quarto capitolo sono infami, ma per il resto l’ho sempre preferito.

Conclusioni

The Ultimate Doom e Doom 2016 sono entrambi videogiochi che offrono tantissimo al giocatore, il primo in pixel art e l’altro con la grafica tipica dei tempi più recenti. Secondo me si adattano perfettamente a due spiriti di approccio diversi; per esempio, Doom 2016 è utile per scaricare lo stress e urlare contro il demone di turno mentre lo strappi in più pezzi, è molto catartico.

E voi quale preferite? Vi ricordo che ho trattato i due titoli nel blog e qui sotto vi lascio i link agli articoli, ora vi saluto e vi dico solo questo: forse da maggio inizio a lavorare. Ciaone a tutti e alla prossima!^^

La mia opinione su Doom 2016, qui.

La mia opinione su The Ultimate Doom, qui.

La mia tag a tema, qui.

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10 film con gli alieni invasori

Buongiorno e ben tornati nel mio piccolo angolo di relax! Dopo aver confrontato nell’articolo precedente le due pellicole di Hellboy rispettivamente dal 2004 e dal 2019, oggi torno con una lista a tema alieni! Avviso che potrebbero esserci vaghi spoiler, ma cercherò di contenermi. ^^

1) Alieni in soffitta. Si parte con un classico della mia infanzia con Ashley Tisdale, ancora adesso abbiamo il suo DVD in libreria ma non lo guardiamo mai. E’ un film carino di buone intenzioni, il titolo dice tutto; ma va bene per una serata in famiglia.

2) La cosa da un altro mondo. Cult a tema del ’51 guerra fredda a cui si è ispirato Carpenter per il suo La cosa, lo trovate comodamente tra gli horror di Raiplay. Il film è molto bello e la tensione è palpabile, con l’alieno che assomiglia tantissimo allo stereotipo del russo: un armadio biondo e violento, che minaccia di distruggere prima la base americana e poi la Terra!

3) Scary Movie 3. Questa saga ha regalato delle autentiche perle, almeno nel primo e nel secondo capitolo. Qui iniziava a cedere di qualità (sempre usata la comicità demenziale comunque, vi avviso) ma le parodie funzionano e vedere gli alieni che pisciano (?) dal dito è esilarante mentre Anna Faris non delude mai.

4) La guerra dei mondi. Film un po’ bistrattato e considerato quasi un’opera minore di Spierlberg, è una bellissima metafora del Nazismo. Se volete, ne ho parlato sul blog in questo articolo.

5) Mars attacks. Perla di Tim Burton, lo adoro e me lo riguardo sempre con piacere: riesce con facilità ad unire il scifi alla comicità pur mantenendo diversi momenti inquietanti. Poi il cast corale è stupendo, ma in tutto è proprio bellino.

6) Captive state. Film particolare in questa lista per un semplice motivo: l’invasione c’è già stata e per tutta la narrazione è in atto una ribellione. Ora non ho grandi ricordi, ma gli alieni era inquietanti forti. Da quello che sento in giro però non deve essere molto apprezzato come film.

7) Ender’s game. Film bellissimo con Asa Butterfield protagonista ed Harrison Ford suo mentore. Deve aver floppato malissimo perché proviene da una saga letteraria. Comunque il tutto si basa sulle strategie mentali per risolvere prima la formazione e poi la battaglia, con interessanti scene oniriche mentre dorme. Molto carino, se non lo conoscete (ma non è un titolo che si riguarda).

8) Chicken little. Film d’animazione che vidi al cinema da piccolo, mi ricordo solo che ho un trauma. Il cielo si spacca ed escono gli alieni. Terrore, mai più guardato di nuovo.

9) Mostri contro alieni. Altro film d’infanzia, questo è molto carino. Ora crescendo credo sia una parodia dei film di mostri anni ’50; da piccolo invece mi piaceva vedere questi mostri muoversi contro le orde aliene, con la ragazza alle prese con i proprio problemi. Molto consigliato se avete bambini.

10) Moonfall. Titolo più recente della lista diretto da Roland Emmerich. A me è piaciuto e devo ammettere che gli alieni (o per meglio dire, l’alieno) sono inquietanti forti! Io consiglio la visione del film, è il tipico film per staccare la spina e ha tutte le features di un perfetto disaster movies: Terra in pericolo, tsunami, terremoti ma senza scene di nudo – anzi, il personaggio con più pelle al vento in tutto il film è IL protagonista.

E con questo concludo l’articolo. Sono ancora alla ricerca di un impiego e la fase “SONODISPERATOENESSUNOMIVUOLE” è ancora in corso; ma almeno il corso di scrittura creativa domani torna con le ultime lezioni rimanenti. Una gioia. Ciaone!^^

Le grandi produzioni hanno gli alieni cattivi, e poi c’è lei 💙