Rita Levi-Montalcini, il film

Buongiorno, oggi desidero condividere con voi le mie riflessioni sul film semi-biografico su Rita Levi-Montalcini, andato in onda in prima visione il 26 Novembre 2020.

Commento

Ho visto il film di sera, durante la prima televisiva, con la mia famiglia. Parla di una vicenda che si ispira alla vita e all’impegno della grande scienziata e ricercatrice Rita Levi-Montalcini; grazie a lei è iniziata la ricerca per le malattie più rare e quindi in questo film semi-biografico viene mostrato un episodio che sarebbe benissimo potuto accadere.
Rita Levi-Montalcini la conoscevo solo di nome, come una delle grandi Nobel italiane; grazie a questo film ho potuto associare un volto e una storia a un grande nome della scienza.

Le vicende narrate nella pellicola partono subito dopo la vittoria della donna al Nobel; quindi da quel momento la storia procede molto condensata alternando la ricerca per salvare una bambina dalla cecità ai flashback che mostrano le sue vittorie passate. Credo che si capisse che la vicenda fosse inventata perché il presente è troppo condensato di eventi, si vede che non ci sono tempistiche reali ma solo quelle drammatiche per mostrare l’importanza della ricerca attuata. Credo che le parti più interessanti siano ovviamente i flashback perché ci mostrano con semplicità e senza tanti fronzoli tutto ciò che lei con coraggio e decisione ha fronteggiato.

una donna forte 
  • Prima vediamo che da bambina si sentiva diversa perché le altre bambine andavo a catechismo ma lei era ebraica;
  • poi decide di anteporre gli studi al matrimonio per seguire i propri sogni accademici;
  • alla facoltà di medicina lei è l’unica donna;
  • proprio quando pensava di essersi affermata come una delle migliori del corso (intrigando pure il professore più ostile e pretenzioso) viene cacciata perché ebrea negli anni del fascismo.

Ma è qui che viene mostrata la sua perseveranza: infatti, incoraggiata dal suo professore continua la ricerca a casa propria utilizzando gli embrioni di gallina nelle uova e riesce pure a smentire la tesi di un accademico americano che la invita a lavorare con lui in America!

Insomma, il film decide di non spiegare perché è considerata un modello ma invece preferisce mostrarcelo con chiare scene veloci ma incisive. Lei è una donna forte, ha combattuto per seguire il proprio sogno di aiutare gli altri, ha scelto di rimanere una ricercatrice perché non riusciva a sopportare il dolore dei pazienti che non poteva curare e grazie alla sua ricerca ne ha curati molti di più.

una narrazione classica e deboluccia

Purtroppo, però, la parte narrativa che mostra il presente è molto classica e  topica: prima lei si rifugia nella scienza perché dopo anni di ricerche è convinta di non potere fare nulla e poi ovviamente, essendo questa pellicola un elogio alla questa donna straordinaria e alla scienza, si affanna in una corsa contro il tempo dopo aver trovato l’idea vincente.

Inoltre, è interessante che lei faccia spesso dei confronti tra il presente e il passato:

  • il suo collaboratore parla di un convegno a cui era andato il giorno prima e le mostra una foto in cui lui era l’unico uomo tra le scienziate/dottoresse; lei di rimando gli porge la foto del suo corso di medicina in cui era l’unica donna;
  • si meraviglia quando scopre che le ricercatrici della nuova generazioni sono tutte con figli ma separate: lei per seguire il suo sogno aveva rinunciato alla famiglia perché ai suoi tempi doveva scegliere tra le due cose; afferma che la prossima generazione di scienziate saranno sì con figli ma anche con il marito.

Per finire, espongo un ulteriore tema: se non avessero sperimentato sui conigli, la bambina sarebbe diventata cieca. Se siete contrari alla sperimentazione animale, su chi devono sperimentare? Sui condannati a morte del carcere italiano? Sui pazienti stessi già fragili di loro?

Con questo interrogativo vi lascio, vi consiglio questo film perché pur presentando una storia di fantasia mostra realmente una donna che ha fatto la storia. Ed Elena Sofia Ricci è mostruosa, da vedere assolutamente.

le donne forti nella storia

Inoltre, questo post è nato anche come collaborazione con il blog Gaialor95, che come sapete sta facendo un ciclo sulle grandi donne della storia. Quindi, se volete collaborare anche voi presentando film, biografie o pensieri, è sempre ben disposta a conoscere nuove donne che con le loro decisioni hanno lasciato un marchio nella storia!

Ciao.^^

Kingsman

Buongiorno, oggi voglio parlare di una saga cinematografica che al momento è al secondo capitolo capitolo ma che promette molto bene: Kingsman, Secret Service e The Golden Circle! Quindi, per conoscerla e sapere nel dettaglio perché darle un’opportunità, rimanete con me!

Commento generale:

Kingsman è un franchise nascente di film d’azione caratterizzati da un’alta dose di umorismo e di violenza, oltre che a un ritmo frenetico e una grande cura per i dettagli. I due film che sono usciti finora hanno chiaramente come fonte di ispirazione la saga del celebre 007 ma estremizzano il concetto di spia seducente e abile combattente riuscendo a creare un proprio stile.

Entrambi i film possono vantare casting stellari sia nei ruoli di protagonisti che nei villains. Personalmente Colin Firth e Julianne Moore, oltre all’emergente Taron Egerton, sono gli interpreti più sfaccettati e regnano durante la narrazione, vivendo scene che tolgono letteralmente il fiato. Come si sarà potuto notare dall’attrice appena citata, secondo me il villain del secondo film è il migliore: infatti, se entrambi hanno fini più grandi – e in un certo senso giustificabili – il personaggio di Julianne rimane più impresso anche solo per la sua entrata in scena.

Per concludere, faccio notare che entrambi i film hanno due minions con disabilità, caratteristica che non è dominante nei loro tratti ma che invece viene sfruttata con dinamicità e ‘splatterosità’ nelle scene di combattimento. Quanti film conoscete che trattano i disabili come personaggi con un proprio carattere e abilità piuttosto che come semplici disabili-ebbasta?

Ciaone e alla prossima, da qui iniziano gli spoiler! Se vi è piaciuta la mia introduzione generale, potete sempre seguirmi su IG per aggiornamenti vari o leggermi nel mio altro blog!

Ciccino, hai fame? 💙

Commento spoiler di Secret Service:

Kingsman Secret Service è un film di formazione che inizia con un ragazzo di strada vessato dal patrigno e finisce con un giovane uomo che salva la madre dalle violenze domestiche.

Durante la narrazione è facile simpatizzare con il protagonista: cerca più volte di salvare la madre dal patrigno ma inizialmente non ne possiede le capacità, pur non possedendo un’alta istruzione riesce ad apprendere facilmente grazie all’astuzia e alla testardaggine e con coraggio supera le prove che gli vengono poste davanti. E che prove! Queste prove sono pensate apposta per far breccia nello spettatore: infatti, chi non si spaventerebbe in una stanza che si riempie inesorabilmente di acqua? Oppure buttarsi dall’aereo e scoprire di essere senza paracadute? E chi potrebbe uccidere il cagnolino allevato con tanto amore? Ma lui fa sempre la scelta giusta dimostrando astuzia e buon cuore.

Inoltre, solo io ho notato che le scene sono cicliche? Insomma, all’inizio lui non può salvare la madre e alla fine pesta il patrigno regalandole un appartamento (e quindi una via di fuga); lui non era riuscito ad uccidere il cane ma alla fine è lui a compiere la strage nella base dei cattivi; la sua amica e collega di corso aveva detto una volta di soffrire di vertigini e poi sarà lei a lanciare il missile al limite dell’atmosfera! Voi l’avevate notato?

Cambiando argomento, il villain è interpretato da un ingenuo Samuel L. Jackson che ha accettato il ruolo perché questo è il lavoro più simile a quello di un villain appartenente alla saga del celebre 007 (suo grande sogno). I suoi intenti, sterminio dell’umanità a parte, possono essere molto condivisibili: infatti, viene detto spesso che stiamo consumando l’ambiente e che il nostro numero sta aumentando a dismisura; quindi è naturale pensare a uno sterminio. No??? Inoltre, anche il mezzo utilizzato è pieno di riflessioni, soprattutto perché molte volte non capiamo nemmeno ciò che stiamo utilizzando!

Quindi, io consiglio la visione di questo bel film anche se devo ammettere che potrebbe non piacere perché unisce la violenza alla comicità ed è veramente splatteroso; ma ha inquadrature e ambienti/costumi stupefacenti!!

Commento spoiler di The Golden Circle:

Kingsman The Golden Circle è un degno sequel, estremizza tutto ciò visto nel precedente capitolo; per cui salto le parti generali e mi fiondo su quelle calienti: Julianne Moore interpreta una dolcissima psicopatica e la sua entrata vi rimarrà in testa per il resto del film! Ve la metto giù, a fine commento; mamma mia…

Di questo film mi è piaciuta l’introduzione degli Statesman, organizzazione di chiaro stampo americano che, come la controparte inglese, rende armi micidiali i simboli della propria cultura di appartenenza. Fighi e con uno stile molto meno tirato e più caciarone, sono letteralmente i salvatori dei Kingsman – almeno di chi rimane – e sono una simpatica aggiunta in un franchise che rischiava di ripetersi in film diversi ma sempre con la stessa formula (007); e per di più, questa aggiunta regala pure una simpatica e casta Halle Barry e diversi primi piani del pacco di Channing Tatum. E… Il ritorno di Colin Firth nel ruolo di Kingsman!!

Inoltre, la storia del protagonista progredisce ponendogli di fronte anche delicate decisioni: la creazione di una famiglia, se sposarsi, se tradire la propria ragazza per salvare il mondo e capire se l’alleato su cui ha riposto la propria vita lo possa tradire; dopotutto, sono tutte scelte che quel James Bond che tanto ha influenzato la saga non ha mai dovuto porsi! Di nuovo, però, viene mostrato il buon cuore del ragazzo che fa le scelte giuste.

In generale, in comune con il primo film ha l’alta dose di violenza, anche se adesso è molto meno evidente a favore di azioni più psicologiche; per capire, basta solo pensare all’hamburger! Inoltre, la creazione di una droga avvelenata e l’utilizzo tanto spregiudicato della tecnologia (riuscendo ad arrivare a risultati sbalorditivi) possono essere temi molto importanti, soprattutto in tempi in cui l’uomo è in grado di inventare qualsiasi cosa non accorgendosi però degli effetti negativi delle proprie invenzioni (es: i fertilizzanti e i detergenti che hanno portato al degrado di molte risorse idriche).

Per concludere, vi invito a guardare la clip che ho scelto appositamente: è la prima scena di Julianne Moore e vi rimarrà impressa a lungo! Per risollevarvi, è la scena peggiore del film e come contraltare c’è un simpaticissimo Elton John in varie scene della pellicola.

Ciaone e alla prossima! Se vi è piaciuto, potete sempre seguirmi su IG per aggiornamenti vari o leggermi nel mio altro blog!

Pane di sfoglia al cioccolato e burro

Buongiorno, eccoci di nuovo con un post di cucina!

Questa volta mi sono preso un po’ di tempo per me, dopo un esame per cui mi sono preparato da tempo e che è andato piuttosto bene per la mia media universitaria; la ricetta non proviene da un libro ma da un blog di cucina: PIATTORANOCCHIO, da cui prenderò anche gran parte dei punti della ricetta anche se con un mio commento.

Ingredienti per 9 saccottini medi:
1 rotolo pasta sfoglia rettangolare;
1 tavoletta ritter sport fondente extra cacao del Perù 74%;
100 gr di ottimo burro di panna (il mio per ovvi motivi era chiarificato).

Procedura:

Srotolare le pasta sfoglia sulla carta in dotazione. Con un coltello affilato prelevare un “foglio” di burro dal panetto e adagiatelo su di una metà della pasta sfoglia, ripiegatela in due e con un mattarello e un velo di farina se vedete che attacca, spianarla leggermente. Ripetere con un altro foglio di burro su metà della sfoglia spianata e ripiegare sopra la pasta sigillando all’interno il burro. 

Quando tutto il burro è stato incorporato alla pasta sfoglia, stendere in un rettangolo e ottenere con il coltello 9 rettangolini. Tagliare con un coltello affilato il cioccolato fondente in una striscia larga come il rettangolo di pasta, adagiarla su di un lato corto e arrotolare una prima volta, ripetere con altro cioccolato e arrotolare ancora.

Spennellare ogni saccottino con il tuorlo d’uovo e cospargere di gocce di cioccolato. Portare il forno a 200°C in modalità ventilata poi abbassare la temperatura a 180°C , cuocere per circa 10 minuti oppure fino a completa doratura.

Commento:

Allora, sarò impedito io ma la ricetta nella mia testa me la immaginavo molto ma molto più semplice; basta dire che con i suoi ingredienti al posto di nove sfoglie me ne sono uscite otto! E due sono piccolissime! Ma andiamo con ordine.

Già solo srotolare il foglio di pasta sfoglia è stata un’impresa perché tiravo tiravo ma non s’apriva; peggio delle fauci mio cane quando gli dobbiamo fare ingoiare la pastiglia per il cuore! Poi, una volta aperta totalmente, mi sono accorto che era girata nel verso sbagliato. BENISSIMO! Quindi, dopo averla rimessa nel verso giusto, ho ricominciato a seguire la procedura.

La cosa del burro, per ricoprire metà area della pasta e poi ripiegarla su stessa, non dev’essere andata molto bene. Infatti, mi sembrava ogni volta di mettere poco burro e quindi ne mettevo tre piccoli pezzi per colonna, poi due e infine uno. Il problema è sorto quando dovevo ripiegare la sfoglia e lavorarla con il mattarello: colava burro dappertutto (e non era un porno!), non si era incollato nulla e il tutto sembrava più della colla in procinto di aderire alla superficie… Comunque, con tanta farina sono riuscito ad arginare il problema.

Per il cioccolato non ho avuto problemi anche se la lastra non voleva tagliarsi nè frantumarsi; solo la decapitazione delle sue estremità ha sortito un grande effetto! Invece, per l’uovo qualcosa sì ma solo perché non mi ricordavo quale dei due fosse il tuorlo…

Commento finale:

Cucinare questo dolce di sfoglia è stata una bella impresa, se qualcuno sa che è successo col burro e me lo spiega mi fa un piacere. Alla fine è stato semplice e divertente, credo che molte mie difficoltà fossero legate alla mia totale inesperienza ai fornelli e alla mia poca scioltezza. E voi, avete mai provato qualcosa del genere?

Ditemelo nei commenti, ciaone e alla prossima!^^
Fonte: https://piattoranocchio.com/2020/11/16/pain-au-chocolat-il-saccottino-dai-e-ri-dai/

Se ti è piaciuto il mio approccio alla cucina, ecco altre ricette:

– Torta al salata al tonno: QUI

– Torta di carote: QUI

– Pizza fatta in casa: QUI

Ma quanto sono bellini, vero? VERO??

Scooby-Doo! Adventures – La mappa del mistero

Scooby-Doo! Adventures – La mappa del mistero è un film in stop-motion realizzato con la tecnica dei pupazzetti nel 2013 (data americana).

Scooby-Doo! Adventures – La mappa del mistero mi è proprio piaciuto, è la prima volta che viene realizzato un film del franchise con questa tecnica e devo dire che il risultato seppur molto semplice è veramente carino.

Tutta la vicenda ruota attorno a una fantomatica mappa del tesoro che la nostra banda di investigatori trova per caso in uno dei cartoni delle pizze che avevano precedentemente ordinato; tuttavia, dal ritrovamento vengono presi di mira prima da un enorme pappagallo verde e poi da un puzzolente pirata fantasma!

La trama è molto lineare anche se con alcune sorprese, sorprese che purtroppo vengono leggermente svalutate dalla poca presenza di personaggi sospettabili. Secondo me, è da guardare perché presenta al suo interno i tipici inseguimenti senza logica negli ambienti tra i protagonisti e il villain di turno, scene non troppo lunghe e intervallate da effetti grafici che tengono alta l’attenzione e diverse innovazioni studiate apposta per la tecnica nuova al franchise (le trasformazioni di Scooby).

A livello tecnico, Scooby-Doo! Adventures – La mappa del mistero è un film impressionante. Gli artisti riescono a creare queste fedeli riproduzioni dei personaggi pure con inserti mobili unici (come gli occhi mobili di Velma dietro agli occhiali) e trasformano oggetti di uso comune in oggetti carichi di importanza per le ambientazioni o le investigazioni. Un’ulteriore prova della cura delle ambientazioni e degli oggetti di scena è che personalmente non sono riuscito a capire la scala di grandezza del set!

Insomma, Scooby-Doo! Adventures – La mappa del mistero è un film per bambini, lo si vede dalla trama estremamente lineare e piena di colori e lavori post-produzione per tenere alta l’attenzione, ma per un appassionato di cinema può piacere anche solo per vedere come sono riusciti a gestire la stop-motion!

Ciao, vi lascio il trailer del film.^^

PS: ho deciso di postare questa piccola minirecensione, più un commento che una vera recensione, dopo un sondaggio sul mio account Instagram! Quindi, se volete seguirmi e avere anche avvisi e tanto altro, questo è il nick: austindove_blog98 .

PPS: se vi è piaciuto questo post, leggete anche quelli raccolti in questo link, sono tutti sui film di Scooby-Doo! E questo, invece, sulla tecnica della stop-motion!

CIAONE e alla prossima!^^

10 baci plateali nei film

Buongiorno!

Oggi torniamo con una bella lista di film tutti accomunati da un unico particolare: un bacio finale plateale! Sì, uno di quei baci di fronte a mezzo mondo che piacciono così tanto ai nostri amici americani; non importa che siano commedie o storie romantiche, il bacio finale con tanto di coro di incitamento non manca mai!

Ecco 10 baci plateali nei film:

§ Appuntamento con l’amore

§ Mai stata baciata

§ Ricatto d’amore

§ Una pallottola spuntata

§ L’insegnante

§ Il principe cerca moglie

§ Boygirl: problemi di sesso

§ I perfetti innamorati

§ Una telecamera per due

Questa è la mia lista. Come vedete tra questi titoli ce n’è perfino uno italiano, mentre tra quelli americani ci sono delle piccole perle come I perfetti innamorati e Ricatto d’amore;

E voi, quali conscevate? E ne conoscete altri? Ciao!

Covid19: testimonianza

Buongiorno, sono ufficialmente negativo! I risultati del tampone molecolare di fine quarantena mi sono arrivati il nove Novembre, vi sto scrivendo in quel giorno per dare la mia esperienza a chi abbia voglia di leggerla.

Tutto è iniziato con un forte mal di testa di mia mamma; così forte che aveva la nausea!

Per tutto il giorno è andata a lavorare con le dovute precauzioni. Alla sera aveva la febbre e ha dormito per tutto il resto della serata inappetente. Aveva pure la febbre a 37,2. Il giorno seguente, allora, chiama il nostro medico di famiglia e dopo una lunga conversazione da medico a medico, decide di andare a fare il tampone anche se sfrebbrata.

Dopo ore ad aspettare alla dogana per il rapido, ore in cui ha pure vomitato in un sacchetto. Le fanno il test rapido e la mandano a casa. Dopo neanche mezz’ora la richiamano e io la riaccompagno perché ormai veramente era uno straccio.

Dovete sapere che se uno viene richiamato, non deve farsi nuovamente la lunghissima coda di gente in attesa, ma ha una corsia preferenziale. Questo è un test che si fa al volo abbassando il finestrino della macchina. Lei fa il molecolare e io quello rapido. Torniamo a casa, il tampone mi aveva irritato abbastanza e non smettevo di starnutire!

Così, mia mamma va a dormire di sopra e io torno in camera: lei era positiva e probabilmente l’intera famiglia! Tuttavia, avevamo bisogno della conferma del rapido e quindi lei era in isolamento nel suo stesso ambulatorio, mentre noi attendevamo di sapere se io fossi positivo al test rapido.

Mi hanno chiamato, porca paletta se mi hanno chiamato.

Così, vado a fare il test molecolare mentre mi accompagnano mio papà e mia sorella per quello rapido. Di nuovo saltiamo la coda, ma questa volta ci rognano perché nessuno di noi ha il certificato medico; ovviamente, con una positiva in casa e ‘n altro in macchina (io) abbiamo bisogno del certificato, eh! Per fortuna, alla fine io faccio il molecolare e loro il rapido; quindi, andiamo a casa.

Come mia mamma, vado di sopra in attesa che richiamino i miei altri familiari. Ma lei dormiva, io, che ero bello pimpante, avevo: nintendo 3DS con Pokémon Mistery Dungeon Esploratori del Cielo, il mio libro sulle leggende del nord Italia e il telefono. Passa ancora più di tempo di me, quasi un’ora e mezza. Finalmente richiamano mio papà ma non mia sorella.

Quindi, io e mia mamma scendiamo. Lei va dormire, mia sorella si chiude in camera e io mi preparo la pizza, di cui avevo preparato la pasta nel pomeriggio. Mio papà ci mette ore, per il suo molecolare non c’era più personale e si era dovuto fare tutta la coda! In pratica, è arrivato mentre finivo di mangiare. Poi, anche lui è andato a dormire, io mi sono guardato Quartet.

Così, dopo tre giorni mia sorella è andata a fare il rapido una seconda volta, solo per essere richiamata subito dopo.

Da allora, fino a oggi, le misure sono sempre state le stesse: maschere sempre se non nelle proprie camere, quando si toccava qualcosa in bagno sempre pulire la superficie con un detergente, la lavatrice e la lavastoviglie si svuotano con i guanti, mai uscire di casa e comprare le cose tramite corriere pagando con le carte di credito e prendendo i prodotti lasciati sugli scalini dell’abitazione. Credo che il fastidio maggiore fosse pulire ogni volta le superfici del bagno, e ricordarsi cosa avessi toccato! Perché veramente non fai caso a cosa tocchi in casa tua!

Oggi finalmente stiamo bene tutti; o almeno stanno bene quelli importanti, LOL. No dai, poverina, quasi tutti.

Ma una cosa su cui è molto importante riflettere è la sintomatologia.

Mia mamma non aveva grandissimi numeri di febbre, anzi, da medico non credeva neppure fosse un sintomo. Non aveva crisi respiratorie ma un mal di testa così forte da farla vomitare a più riprese. Io non ho mai avuto mal di testa o perdita del gusto, ma invece forti scariche diarroiche dopo quasi ogni pasto. Mio padre mal di schiena. Quasi tutti, stranamente non me però, hanno perso il gusto dopo qualche giorno per qualche tempo.

Ma tutti siamo stati bene.

Ho voluto scrivere questo breve post perché vorrei esortare gli altri a seguire le regole nazionali e regionali e dire che io me lo sono preso anche se sono sempre a casa per studiare e prepararmi per gli esami che mi mancano prima di diventare fuoricorso.

Pensate a quello che fate, non è stato bello e nemmeno è stato bello vivere separati da mia sorella perché fino al suo tampone molecolare era l’unica non ufficialmente positiva!

Ciao!

Come mi sono sentito alcuni giorni

Il Diavolo veste Prada

Buongiorno, oggi parliamo di un film che ha condiviso con il resto del mondo uno dei personaggi più iconici per il mondo della moda nei film: Il Diavolo veste Prada! E il personaggio che è diventato un’icona è ovviamente la favolosa e stronzissima Miranda Priestly di Meryl Streep!

Di cosa parla:

Il Diavolo veste Prada vede Andrea, detta da tutti Andy, cerca lavoro come giornalista dopo essersi laureata a pieni voti presso una prestigiosa università; dopo diversi tentativi, finalmente viene richiamata dalle risorse umane di Runaway per lavorare come segreteria di Miranda Priestly. Quello che non sa è che il suo capo è il Diavolo in persona!

Commento:

Il Diavolo veste Prada è uno di quei film che ti rasserenano la giornata, tu lo vedi trasmesso in televisione e dici “Sì, lo voglio vedere” perché, alla fine, la struttura del film è quella della fiaba e tu guardandolo lo capisci: nella sua normalità, la protagonista realizza i propri sogni di carriera riuscendo nel lavoro che tutte vorrebbero ma, capendo saggiamente di ricercare altro, si licenzia trionfalmente con un sorriso sulle labbra. Ti mette il buon umore e ti fa sognare!

Adoro Il Diavolo veste Prada, secondo me è una bellissima commedia che è narrata come una fiaba, dentro al favoloso e ricco di bellezza mondo della moda.

La protagonista è interpretata da Anne Hathaway in splendida forma, qui la classica ragazza della porta accanto; inoltre, come in altri film in cui ha recitato, anche qui si presta nella trasformazione da fogna a fregna. Il suo personaggio durante l’arco del film subisce un profondo cambiamento, rivelando un carattere molto meno forte di quello che credeva di avere millantando la sua bella laurea e criticando le sue colleghe: infatti, di concreto inizia ad avere veri risultati solo a metà film, quando per puro caso dice il nome giusto al galà del capo. Peccato che se non fosse stata aiutata prima si sarebbe dimessa (colloquio con Nigel), poi sarebbe stata licenziata (aiutino di Christian) e infine se Emily non fosse stata fragile non si sarebbe presentata ad aiutare Miranda al galà; inutile girarci intorno, Andy di suo non è molto brava nel suo lavoro. Per fortuna, Anne Hathaway  è una perla splendente e regge benissimo il ruolo, grazie ad espressioni da cagnolino bastonato e un sorriso smagliante!

Gli altri personaggi non sono da meno.

Emily, presentata in ogni scena con un dettaglio di moda sempre leggermente differente nel suo abbigliamento, rappresenta benissimo il rapporto di amore e odio che lega le due colleghe: mostrata sempre agitata, le due non si sopportano molto anche perché hanno entrambe lavori molto differenti, lavori che l’una invidia all’altra. Di Emily in verità non sappiamo molto, ma conosciamo il suo amore per la moda (infatti, rinfaccia spesso a Andy di vestirsi come ‘na befana) e del suo sogno di andare a Parigi, come si vede grazie allo sfondo del suo computer. Inoltre, solo con Andy tiene un comportamento glaciale, andando anche a pranzo con le altre colleghe, oltre ad avere una vera e propria venerazione per Miranda. Qui Emily è veramente brava, è una delle poche attrici che incarnano perfettamente il personaggio letterario, o almeno come me lo ero immaginato: ha il phisique du role perfetto, tra uno sguardo gelido ma espressivo e una linea filiforme.

Miranda, invece, è l’icona che tutti noi conosciamo. Interessante che la scena della sua presentazione la veda prima citata (con la gente che va nel panico) e infine che Miranda venga mostrata in una serie di inquadrature particolareggiate partendo dai tacchi fino ad arrivare al viso; interessante è, anche, che il viso venga mostrato solo quando esce dall’ascensore e finalmente entra nella redazione della sua rivista di moda. Stakanovista e perfida, scorretta ma anche carismatica, con toni leggeri e quasi sussurrati semina il panico tra i suoi sottoposti e i suoi collaboratori, che siano importanti stilisti o disperate segretarie; celebre anche la frase “Everybody wants to be us” a fine film, in cui dimostra che tutto ciò che fa lo compie per il bene della rivista e non per se stessa, avendo un comportamento molto di basso profilo: infatti, una volta riconosciuto il valore di Andy, non si tira indietro dal favorirla perché alla fine vede la scelta migliore anche a costo di fare scelte spiacevoli. Iconica e sferzante, Meryl Streep regala alla storia del cinema un personaggio che ha ispirato molti con un solo film entrato nell’immaginario collettivo, anche grazie a una scelta stilistica che non la vede mai relegata a vestirsi con un marchio di moda distinguibile: lei, infatti, è unica.

La narrazione delle inquadrature:

Il Diavolo veste Prada scorre molto tranquillo anche se ha un montaggio molto veloce: infatti, l’inquadratura più lunga dura meno di 20 secondi ed è posta ovviamente nel momento di riflessione dopo il galà, a metà film.

Una serie di particolari vengono mostrati, sia dal punto di vista dei personaggi sia per mostrare i particolari dei capi di moda sia le loro espressioni; inoltre, vengono mostrate anche inquadrature più larghe per mostrare le panoramiche e gli ambienti nella totalità dei loro spazi.

Secondo me la scena più bella, senza spoiler, è quando lei a casa rimane nella luce a guardare delle foto, mentre un’altra persona la guarda e si allontana da lei ed entra nelle tenebre; tutto questo è in silenzio, ma la scena è densa di significati.

Un’altra scena molto bella è quella al minuto 1h19′, scena molto emozionale in cui capiamo la gravità e la sensibilità del momento grazie alla telecamere che si avvicina alle due persone dialoganti, più vicina alle loro espressioni ad ogni loro battuta.

Conclusioni:

Ovviamente consiglio a tutti di guardare questa perla del cinema, è un vero gioiellino!

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La mia recensione del libro da cui il film è tratto

Il Diavolo veste Prada, le differenze tra il libro e il film

Ciao e grazie per essere passati! ^^

Criminal Minds 3X17

I segreti degli altri è un episodio appartenente alla terza stagione della serie televisiva Criminal Minds; mi ha colpito particolarmente perché tratta dell’omosessualità e dei problemi psicologici che si creano quando essa viene trattata come una malattia.

Trama:

Confuso e in conflitto con la sua stessa identità sessuale, un serial killer identifica alcuni omosessuali come sue prossime vittime. Hotchner, Rossi e il resto della squadra si recano a Miami per catturarlo e fermare la sua scia di sangue. Nel corso del viaggio JJ incontra un ex collega che si rivela essere più di un vecchio amico.

Commento:

I segreti degli altri è un episodio molto interessante che mi ha colpito, come ho già rivelato nell’introduzione al mio post. Il serial killer di turno è un gay represso e tormentato da un rigido padre cristiano e omofobo, talmente represso che quando parte per le vacanze soffre di dissociazione cognitiva e ruba le identità di altri uomini: tutti gay, felici di esserlo e con una sessualità totalmente disinibita. Inoltre, è interessante il fatto che gli psichiatri della squadra, sia parlando con il ragazzo-assassino sia con suo padre, dichiarino che le inclinazioni religiose del padre non siano la causa del razzismo di quello ma solo la scusa. Il ragazzo in casa viveva un inferno in terra e quindi, una volta libero, quasi si dimentica chi è arrivando a vestire come le proprie vittime e copiare perfino la pronuncia e l’accento per dimenticare il proprio dolore!

Insomma, chissà quante persone commettono suicidio o hanno problemi di autostima perché non riescono a rientrare nei modelli sociali, perché non riescono a soddisfare le aspettative paterne o accettare la propria identità! E poi ovviamente si creano i traumi, che siano un’esplosione omicida oppure una difficoltà ad avere una relazione stabile… Grazie omofobi, siete sempre sul pezzo!

Inoltre, I segreti degli altri parla anche del coming out di JJ come ragazza fidanzata: infatti, da mesi si vedeva con un collega poliziotto conosciuto grazie a un caso di una pazza assassina; ma non riusciva ad ammetterlo e lo nascondeva perfino ai suoi stessi colleghi! Fortunatamente, alla fine decide di non nascondere più la sua relazione e lo bacia di fronte a tutta la squadra, inconsapevole che ovviamente da bravi psichiatri gli altri sapevano già tutto. Una punta di luce e serenità in mezzo alle tragedie umane di questa serie, per tutti quelli che come me si sono affezionati ai personaggi episodio dopo episodio!

Ciao e grazie per essere passati a leggere!

I miei film di Ottobre

Buongiorno a tutti e buona Festa dei Santi. Come state? Io bene, mi sento positivo verso il futuro e soprattutto l’attualità.^^

Come ogni primo del mese propongo la visione di cinque film scelti tra quelli che ho avuto il piacere di guardare durante il mese appena concluso! Quindi, senza badare alle presentazioni e ai convenevoli, ecco qui i miei consigli!

§X-Men. Questo film mi ha sempre appassionato perché la condizione stessa degli X-Men può essere presa come metafora di discriminazioni come razzismo, xenofobia e omofobia: infatti, loro sono persone come altre e caratterizzate da un’identità e un corredo genetico che ad altre persone, più intollerante, non piace. Inoltre, ho sempre empatizzato per la storia di Rogue, un personaggio tanto tragico e insicuro, piango sempre quando Wolverine la salva e le permette di succhiargli via la vita e di salvarsi. Il mio preferito film di supereroi, perché non è di genere supereroistico.

§Suspiria. Grande cult di Dario Argento che ho recentemente avuto il piacere di rivalutare dopo una noiosa visione alle superiori. Come sempre ho apprezzato il trucco e le scenografie, soprattutto perché in alcuni casi mi hanno ricordato quelle di The Shining, ma stavolta ho potuto apprezzare anche il mistero delle maestre che camminano di notte, il senso di pericolo mai mostrato, il ticchettio delle scarpe e quegli strani sospiri nella notte. Molto bello, mi ha conquistato.

§Beetlejuice. Vabbeh, ne ho recentemente parlato; ieri tra l’altro. Qui c’è l’articolo, andatevelo a leggere se non lo avete fatto, ci ho messo la vita in quello scritto e l’ho pure condito con un approfondimento su Tim Burton! E comunque, Beetlejuice doveva stare in lista avendolo visto come minimo tre volte solo ad Ottobre.

§Hysteria. Divertente film storico con un’ancora più sanguigna Maggie Gyllenhaal contrapposta a un’angelica Felicity Jones, parla romanzandola dell’invenzione del vibratore. E sì, se adesso è uno dei proibiti sex toys che tutti conoscono ma che nessuno cita in una conversazione, una volta era uno strumento medico per curare le donne troppo agitate, o solo vogliose di una sana scopata, dall’isteria. So che è puro contesto storico, ma ho trovato esilarante vedere le donne avere visibilmente gli orgasmi mentre i dottori affermavano che esse non potevano provare piacere senza la penetrazione fallica. LOL!

§Quartet. Molto elegante, condito da un cast stellare di attori e musicisti e cantanti lirici tutti vetusti e in grado ancora di infiammare gli spiriti. Qui regna sovrana Maggie Smith in splendida forma insieme a una bravissima Pauline Collins. Fa molto senso vedere questi arzilli vecchietti abbandonare le proprie case per andare in ospizio e comunque essere capaci di cantare e suonare cose che il 90% di noi si sogna (e manco quello), per poi ricordarci di essere vecchi con i loro problemi di memoria e corporali. Un film molto profondo sulla forza dell’arte e sulla capacità di perdonare, bellissimo.

Ecco qui. Volevo ringraziarvi perché lo scorso Ottobre è stato il mio secondo mese con più interazioni IN ASSOLUTO e quindi volevo ringraziare chi mi ha dedicato parte del suo prezioso tempo per leggermi e chi mi ha dato preziosi idee e consigli per migliorare sia i contenuti sia la Seo. Quindi grazie a tutti!^^

Ecco qui la scena che vi ho descritto, quante lacrime!

Speciale Halloween: recensione di Beetlejuice + approfondimento su Tim Burton

Beetlejuice è un film di genere tra il fantastico e la commedia nera del 1988, il secondo film diretto da Tim Burton in live-action. Questo gioiellino parla di una coppia di fantasmi che ritrovano la propria casa invasa da una famiglia e che chiede aiuto a un altro spirito, Betelgeuse, per liberare la casa e averla tutta per loro di nuovo.

Trama:

Una coppia di felici coniugi fantasmi, Barbara e Adam, è alle prese con una famiglia di chiassosi e petulanti snob che hanno occupato la loro casa; determinati a tenere tutto per sé il loro piccolo angolo di Paradiso, cercano quindi di scacciarli in vari modi. 

Commento introduttivo:

Beetlejuice è un film che guardo sempre con molto piacere per come riesce a narrare una storia apparentemente scontata (la tipica casa infestata) con un punto di vista molto innovativo: infatti, non solo Tim Burton crea un mondo spettrale e onirico ma fa vivere l’intera vicenda dal punto di vista dei fantasmi protagonisti in modo tale che non siano loro quelli strani -ma invece l’eccentrica famiglia che si stabilisce nella loro villetta- e che quindi lo spettatore conosca la loro situazione simultaneamente ai protagonisti.

Tim Burton e il suo amore per la stop motion:

Definirei Beetlejuice una grande dichiarazione d’amore da parte di Tim Burton verso la stop-motion e il cinema artigianale, capace di creare effetti memorabili con il semplice ma accurato uso di maschere, trucco, cere e fantasia.

Il film, infatti, si apre con una panoramica del paesino in cui i Maitland vivono e questa panoramica si conclude, dopo un’ellissi, sul plastico raffigurante il paesino nella soffitta della coppia. Questo plastico, che raffigura in modo molto dettagliato la contea in cui vivono, nella narrazione è molto importante e ricorre spesso: infatti, è a causa del plastico che i Maitland escono per il viaggio fatale, è con il plastico che Lydia ha la prima interazione con i fantasmi ed è sempre dentro al plastico che Betelgeuse appare la prima volta e rimane per gran parte della pellicola. Questo plastico, quindi, è uno dei protagonisti di Beetlejuice! E come sappiamo da questo mio post sulla stop-motion (ricordandoci che Tim Burton ha iniziato il suo percorso creativo proprio come animatore), la ricostruzione dei paesaggi su plastico è uno dei tratti fondamentali di questa stupenda arte. Dopotutto, è Adam, uno dei protagonisti, a curare il plastico e potremmo anche definirlo un alter ego del regista, no?

Inoltre, nella pellicola sono presenti una serie di mostri che secondo me sono realizzati con una delle tante tecniche della stop motion; per esempio, i vermi delle sabbie! O il serpente nel quale Betergeuse si trasforma per spaventare i Deetz. O le statue che prendono vita, con la loro presa di mobilità che rappresenta una vera e propria rimodellazione del loro essere (dopotutto, l’arte della stop-motion non è proprio dare vita ad oggetti inanimati?). Questi sono tutti dettagli che dimostrano non solo la grande fantasia dell’artista ma anche il suo grande legame verso questa arte.

I personaggi di Beetlejuice:

I protagonisti di Beetlejuice sono ovviamente Barbara e Adam Maitland, essendo la storia confezionata interamente attorno a loro e al loro spazio temporale (diverso da quello dei vivi); tuttavia, tra i due chi è il protagonista? Io di mio avrei detto Barbara perché all’inizio vediamo come lei desideri un figlio mentre nell’ultima scena il lieto fine prevede la composizione, in modo speciale, della tanto agognata famiglia felice, e inoltre è lei a sconfiggere Betelgeuse e ad avere le idee migliori; ma è per colpa della passione di Adam che i due muoiono, il plastico è presentato nella prima inquadratura del film e nell’ultima scena e il suo personaggio ha lo stesso tempo in scena di quello di Barbara (la coppia è sempre insieme in scena). Per voi tra i due chi è indispensabile nella trama? Comunque, i protagonisti sono due persone per bene, semplici e solari, con le quali è molto facile empatizzare e averli in simpatia. Come già detto, i due sono ignari del mondo dei morti e le informazioni che scoprono le condividono con lo spettatore ignaro come loro; è bello vederli scoprire pian piano le loro abilità fino allo scontro finale a fine pellicola!

Lydia, è la figlia dei Deetz. Personaggio dilaniato da un’estrema necessità dell’affetto e delle attenzioni che i suoi genitori non riescono a elargirle, è lei la prima ad accorgersi della presenza di Barbara e Adam; lei stessa si definisce strana e inusuale, ha un vestiario gotico e ha un atteggiamento decadentista. Caratterizzata da un’alta percezione del reale e dell’irreale, è mostrata molte volte scattare fotografie di ciò che la circonda, forse perché è l’unico modo con il quale riesce a relazionarsi a una realtà che sente non la voglia con sé. Gentile e tranquilla, è un’artista come Adam e come Barbara è lei a richiamare Betelgeuse quando il pericolo incombe; non sorprende che alla fine i tre formino una famiglia.

I Deetz, invece, sono una coppia di coniugi egocentrici, sempre al lavoro e con poco tempo da dare alla figlia. Mi sono sempre chiesto se alla fine i veri antagonisti siano loro o Betelgeuse: Betelgeuse arriva a causa loro e quasi ammazza tutti, o sono loro che rovinano la pace iniziale e quasi ammazzano i Maitland? Da notare in ogni caso che loro attivamente non fanno nulla e che alla fine la loro situazione è solo migliorata a livello lavorativo, trascurando la figlia proprio come all’inizio!

E infine parliamo di Betelgeuse: uno spirito concreto, sincero e spietato, sa quello che vuole e manipola gli altri personaggi per ottenerlo. La sua prima scena lo mostra a leggere un giornale in evidente ricerca di un lavoro e si sofferma sui protagonisti; interessante è che il suo volantino appaia a loro prima ancora che loro sappiano della sua esistenza, rivelando quindi grandi capacità illusorie e manipolative. Poi, durante la propria presentazione, si capisce che sia più interessato al lato carnale che ideologico della vicenda: propone delle avances a Barbara, la molesta e non ascolta minimamente i due. Quindi, quando parla con Lydia, si mostra molto comprensivo (anche se non la dissuade di suicidarsi) rivelando solo dopo, alla fine del film, i suoi reali intenti. Secondo me, essendo legato a serpenti e soprattutto agli scarafaggi Betelgeuse rappresenta la morte, lo stato di decomposizione, lo spirito morto per eccellenza; interessante, poi, che quando sposa Lydia lei abbia un vestito rosso come il sangue, le carni, tutto ciò che lui brama ma che da solo non può ottenere.

Gli ambienti e il mondo di Beetlejuice:

Gli ambienti di Beetlejuice sono molto belli, una splendida miscela tra realismo e architettura onirica: per Barbara e Adam il mondo dei morti non è molto diverso da quello a cui erano abituati. Infatti, all’inizio tornati a casa dalla loro tragica morte non si erano nemmeno accorti della transizione! Il mondo dei morti, infatti, è qualcosa di simile ma abbastanza evasivo e strano da causare fascinazione e disorientamento nello spettatore, per far temere anche che l’Aldilà non sia così diverso dalle noie a cui noi tutti siamo abituati. A me piace molto come è stato creato il palazzo delle amministrazioni dei morti perché riproduce finemente le sale di attese, le grandi sale di impiegati statali e i labirinti in cui i poveri avventori devono aggirarsi per trovare il proprio consulente; il tutto ovviamente presentato con geometrie distorte e morti aventi corpi orribilmente sfigurati dalla propria morte o consumati dal tempo!

Conclusioni:

Insomma, Beetlejuice è un film molto bello, caratterizzato da un umorismo dissacrante e una serie di effetti speciali artigianali invecchiati benissimo! Io ovviamente ne consiglio la visione, così come consiglio ora la lettura del mio piccolo approfondimento su… Tim Burton!!

Approfondimento su Tim Burton:

“Ho incontrato molti adulti che sono rimasti bambini dentro, ma mai nessuno come Tim Burton. Ha qualcosa di rassicurante un uomo che si disegna teschi sulle nocche durante un’intervista e che i dirigenti degli studios di Hollywood implorano per produrre il suo prossimo film. Ma se lo fanno è perché pochi registi della generazione di Burton possiedono un’immaginazione così fervida e un talento così ben utilizzato. C’è un po’ di Walt Disney in lui, ma di un Walt Disney in cui il concetto di posto allegro è una caverna piena di pipistrelli.”

Tim Burton è uno dei registi che apprezzo e di cui ho visto svariati film; infatti, i suoi titoli compaiono spesso nelle mie liste di genere e qui ho perfino parlato del suo primissimo Batman e qui del suo bellissimo Big Eyes!

Tra i suoi film diretti (non parliamo della sua produzione come non regista che non finiamo più) i miei preferiti sono senza dubbio Beetlejuice, Mars Attacks, Batman e Dark Shadows. Il suo stile mi piace perché parla ai cuori solitari loro malgrado, agli stand-alone della società e a tutte le piccole manie che si nascondono nell’ombra: infatti, quante volte abbiamo visto i suoi ambienti quasi uscire da un incubo (o da un’abbuffata di funghetti allucinogeni)? Quante volte i colori scuri e le ombre imprigionano nella propria solitudine personaggi alienati dal resto del mondo ma desiderosi di un contatto fisico, di amore?

Tim Burton è un regista visionario, per questo mi piace!^^

Di suo sfortunatamente nei miei libri di cinema non ho trovato grandi riferimenti, ma per fortuna in questo libro, che consiglio a tutti gli appassionati, c’era un’intervista! Quindi vi riporto il contenuto sperando che così possiate scoprire un nuovo lato dell’artista!

L’occhio del regista

Tim Burton si definisce una persona molto intuitiva, segue l’istinto e prende le sue decisioni artistiche sulla base delle proprie emozioni.

Inizialmente iniziò la sua carriera come animatore nella Disney, proprio durante il periodo dell’insuccesso di Taron e la pentola magica e, non essendoci al momento una vera leader creativa fu lasciato da solo a creare e pensare fino all’ideazione del cortometraggio Vincent (che all’inizio doveva essere un libro per bambini); fu quel successo personale ad aprirgli la strada per il suo cortometraggio in live-action: Frankenweenie; e questo corto, che lo fece licenziare dalla Disney, gli aprì le porte di molte altre case di produzione!

Come artista dietro ai film che dirige, riesce a dare una sua impronta grazie alle sue celebri tematiche pur non essendo mai sceneggiatore di sua mano: lui stesso ammette che se scrivesse da solo ne verrebbe fuori un lavoro troppo personale, troppo criptico. Infatti, pur riconoscendo di essere nato come animatore di pellicole in stop-motion e che queste origini gli hanno conferito uno stile registico originale (per toni e atmosfere), preferisce lavorare per le produzioni filmiche perché ciò lo costringe a collaborare con altre persone: dirigere la stesura delle sceneggiature, convincere i direttori artistici della validità delle proprie scelte, capire e ascoltare le necessità degli attori, capire se sono adatti per il ruolo, informare l’apparato tecnico delle proprie scelte.

Sapendo ciò, non è strano pensare, per esempio, a film come Nightmare Before Christmas siano diretti da lui! Perché alla fine riesce a rendere sua ogni pellicola e probabilmente come produttore aveva ancora più libertà di scelta.

Come regista preferisce seguire l’istinto, conosce benissimo le regole basilari e le tecniche, ma crede siano più un’ancora di salvataggio nei momenti del bisogno. Infatti, apprezza l’attore in quanto tale, permette l’improvvisazione (com’è avvenuto per esempio proprio in Beetlejuice) e sceglie le angolazioni e le inquadrature al momento: la carta e la pianificazione sono cose troppo concrete e precise per una realtà astratta e incerta come la nostra! Inoltre, preferisce il grandangolo come il 21mm e in mancanza di quello non va mai oltre il 50mm!

Stop-Motion, la fabbrica delle meraviglie

Inoltre, Tim Burton ha due ulteriori pregi.

Secondo questo libro, nel 1993 la tecnica della stop-motion subisce un grandioso cambiamento: uscendo Nightmare Before Christmas nelle sale cinematografiche, questa nobile e raffinata arte può finalmente uscire dal buio di cantine e soffitte di oscuri filmmaker indipendenti per viaggiare alla conquista del cinema holliwoodiano e trovare la strada verso le sale cinematografiche di tutto il mondo! Questo film conferisce alla tecnica una valenza culturale rivoluzionaria, anche perché la pellicola è considerata uno dei primi prodotti commerciali più importanti realizzati in stop-motion!

Inoltre, nel 2005 arriva nelle sale cinematografiche La sposa cadavere, film co-diretto da Tim Burton. Si tratta di un’incredibile rivoluzione tecnica, perché rappresenta il primo film d’animazione interamente ripreso con fotocamere digitali invece che con le ingombranti cineprese tradizionali; inoltre, i personaggi sono animati con la tecnica “Gear and Paddle”, che serve a muovere le teste senza usare la dispendiosa sostituzione delle teste manuale, faticosa e soprattutto estremamente costosa.

E non dimentichiamoci che nel 2012 Tim Burton è tornato a fare stop-motion con il passo a uno: infatti, Frankenweenie, il corto che lo fece cacciare dalla Disney ma che gli aprì le porte del mondo, è finalmente diventato un film!

Conclusioni

Grazie per essere arrivati fino a qui, vi ringrazio di cuore. Buon Halloween, che lo possiate passare sani e negativi. Ciao.^^

Fonti

  1. DVD di Beetlejuice
  2. https://en.wikipedia.org/wiki/Beetlejuice#CITEREFSalisburyBurton2006
  3. Bessoni, S, Stop-Motion: la fabbrica delle meraviglie, Modena, Logos Edizioni, 2014
  4. Tirard, L. (a cura di), L’occhio del regista: 25 lezioni del cinema contemporaneo, [2009] Tr. it., Roma, Minimum Fax, 2017

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