IBE: definizione e utilizzo

Definizione di IBE

L’IBE è uno strumento di analisi che consente di formulare diagnosi della qualità degli ambienti di acque correnti sulla base delle modificazioni prodotte nella composizione delle comunità di macroinvertebrati a causa di fattori di inquinamento o di significative modificazioni fisiche dell’ambiente fluviale.

Questo perché i macroinvertebrati bentonici delle acque correnti sono legati ai substrati, sono composti da numerose popolazioni con differenti livelli di sensibilità alle modificazioni ambientali, esercitano infatti differenti ruoli ecologici e presentano cicli vitali relativamente lunghi.


L’IBE ha un’ottima capacità di sintesi (un unico indice fornisce la risposta della comunità a più fattori di stress), è un indice facile da determinare ed è un metodo standardizzato. Inoltre, rileva lo stato di qualità di un corso d’acqua integrando nel tempo effetti di stress fisici, chimici e biologici. I limiti sono legati al fatto che questo indice non è in grado di quantificare e risalire ai vari fattori che hanno indotto le modifiche ambientali (cioè indica se la comunità è stata alterata in seguito ad uno stress, ma non identifica quale tipologia di stress può aver determinato l’alterazione della comunità).

Come funziona l’IBE

I valori decrescenti dell’indice vanno intesi come un progressivo allontanamento dalla condizione “ottimale o attesa”, definita sulla base di una struttura della comunità che in condizioni di naturalità, o comunque di “buona efficienza dell’ecosistema”, dovrebbe colonizzare quella determinata tipologia fluviale. Infatti, le famiglie di macroinvertebrati meno resistenti all’inquinamento nell’analisi fornita da questo indice sono associati ai valori più alti, fornendo quindi una facile consultazione dei risultati grazie a una scala gerarchica di qualità (più è sano l’ambiente, più il suo valore IBE è alto).

Concettualmente il metodo si fonda quindi sul confronto e la valutazione delle differenze fra la composizione di una comunità “ottimale o attesa” e la composizione della comunità “campionata” in un determinato tratto di fiume.


Perché si usano i macroinventebrati?

Il gruppo dei macroinvertebrati è stato preferito ad altri gruppi sistematici, perché rappresentato da numerosi taxa con differenti livelli di sensibilità alle alterazioni
dell’ambiente.

Questo gruppo è adeguatamente campionabile, riconoscibile, classificabile e
presenta cicli vitali mediamente lunghi. È legato al substrato e quindi rappresentativo di una determinata sezione di un corso d’acqua.

Campionamento e analisi

Il campionamento della comunità che colonizza la sezione del corso d’acqua studiato va effettuato tenendo conto dei “microhabitat” rappresentativi della tipologia fluviale, lungo un transetto da sponda a sponda. È importante evitare il campionamento di differenti biotipologie lungo la sezione del corso d’acqua, dato che potrebbe aumentare artificiosamente il valore di Indice. Una corretta analisi delle comunità di macroinvertebrati è essenziale ma non esaurisce il quadro di studio dell’ecosistema preso in esame, perché è necessario compiere anche una valutazione sia idrogeologica sia delle popolazioni microbiote del fiume.


Infine, l’applicazione dell’IBE necessita anche di una fase di analisi in laboratorio,
attraverso la quale approfondire la conoscenza dei taxa presi in esame e verificare le diagnosi formulate in campo. I criteri e le procedure da seguire possono variare leggermente per le peculiarità degli ambienti studiati e delle differenti finalità dell’indagine.

Le popolazioni analizzate, quindi, vengono riconosciute a livello di famiglia o genere, a seconda del Gruppo Faunistico.

Conclusioni

Alla fine, il risultato delle abbondanze delle varie famiglie macrobentoniche va confrontato con i valori di una tabella al cui interno sono presenti i valori a seconda della sensibilità e del numero di individui della specie più sensibili e a rischio (le stesse campionate e analizzate): sono questi macrobioti a fornire lo stato di qualità dell’ambiente.

La mia esperienza

Condurre una ricerca di questo genere deve essere un’esperienza veramente istruttiva perché non solo si utilizzano nozioni eco-geo-biologiche immagazzinate in anni di università, ma si ottiene anche la manualità e la velocità richieste negli anni successivi di studio e nel lavoro: avremmo dovuto immergerci nel fiume per catturare gli insetti, e gli invertebrati in generale, con una serie di reti; avremmo dovuto analizzarli sul posto e in laboratorio; avremmo dovuto calcolare le abbondanze e capire quell’ambiente.

Ma è avvenuto il Covid, il resto lo leggete qui.

Ciao, spero che sia stato chiaro. Non esitate a pormi domande e commentare. Ciao!

FONTI:

  • Metodi analitici per le acque. Indice Biotico Esteso (I.B.E.). APAT. Manuali e linee guida 29/2003. APAT, IRSA-CNR.
  • Manuali e linee guida: Metodi Biologici per le acque superficiali interne. Delibera del consiglio Federale delle Agenzie Ambientali
  • La mia relazione di Falcade, elaborata con il mio gruppo di studio.
Non è il fiume su cui avremmo lavorato ma è una bella foto^^

Consiglio 5 film: Febbraio

Buongiorno! Un altro mese è passato, con le sue traversie e le sue vittorie. Questo mese per me particolarmente pieno di traversie. Ma vabbeh, nessuno è ancestrale, mi tocca essere imperfetto! 😁

Questa volta ho scelto cinque film molto conosciuti (almeno 4/5) e molto apprezzati ognuno per motivi diversi. Alcuni fanno ridere, altri ti mandano in pappa il cervello con la trama o con i costumi fantastici. Li adoro, uno di essi l’ho visto svariate volte!

Ecco qui i 5 film:

  • Robin Hood: Un uomo in calzamaglia. Esilarante commedia diretta da Mel Brooks e parodia dei film di Robin Hood, sia con Kevin Costner sia della Disney. Me la guardo fin dall’infanzia ma credo che una volta non capissi gran parte delle battute e delle citazioni, ora le trovo veramente perfette! La scena migliore? Sicuramente la serenata che canta William a Marion al campo! Il personaggio più divertente? L’ancella della fanciulla!
  • Push. Brillante thriller d’azione fantascientifica con un aitante Chris Evans e una giovanissima Dakota Fanning; è la seconda volta che lo guardo dai tempi della mia innocenza infantile e anche questa volta sono rimasto strabiliato. La costruzione degli eventi e la caratterizzazione dei personaggi sono strabilianti; i poteri sono molto semplici e anche pochi, ma la loro declinazione li rende peculiari a ogni personaggio e al loro carattere. E’ di diritto entrato in una clamorosa lista: i film che ti fottono il cervello, attualmente in costruzione.
  • Green Book. Regalatomi da TimVision, me lo sono guardato due volte per annotarmelo bene sulla mia agenda: prima o poi lo troverete sul mio blog! Molto bello, i due protagonisti sono ben delineati, con Viggo Mortensen che porta in scena un italoamericano burino ma pratico e leale, che pur avendo chiaramente razzismo interiorizzato non si tira indietro per salvare il suo capo, anche in situazioni nelle quali qualcun altro lo avrebbe abbandonato (primo arresto). Ciò che mi ha colpito è la semplicità con la quale il film mostra l’ipocrisia dei ricchi sudisti che lo acclamano per musica ma poi lo scacciano perché non bianco.
  • Tremors. Iconico, esilarante, strafottente e studiato. Ho adorato la costruzione dei Graboid: non vengono mostrati quasi mai (perché farebbero abbastanza ridere, in male) ma invece vengono mostrati i danni e i morti che producono, la loro intelligenza e la loro pericolosità; e poi, a livello biologico mi hanno ricordato sia gli orrori studiati a Biodiversità Animale sia l’Idra! Un altro pregio del film è che non ci sono buchi di trama o cose buttate via: i personaggi sono accattivanti e simpatici, e tutto ciò che avviene viene bene prima introdotto.
  • Sabrina. Celebre pellicola con una giovanissima Audrey Hepburn, la trama è la tipica Cenerentola ma elevata a film iconico dalla splendida ed elegante protagonista, la fenomale e fiabeggiante colonna sonora e una serie di vestiti spettacolari. Alla fine in effetti era chiaro il finale, basta pensare chi la salva dal garage a inizio film. Molto bello, un bellissimo spaccato di quegli anni.

Ecco i miei 5 film di Febbraio; quali sono i vostri? Avete passato un bel mese? Beh, spero di sì! E tornato il 4 Marzo: parleremo di ecologia!

Racconto: Gli ingranaggi del cuore

«Sì, certo. Ci penso io!»

Tommaso chiuse l’ombrello, lo mise dentro all’ombrelliera posta vicino al muro vetrato e richiuse la porta dietro di sé. Guardò lo schermo del cellulare: Annalisa aveva riagganciato subito, era sempre molto impegnata. Così impegnata che lo aveva convinto a tornare al laboratorio da solo. Solo.

“Come al solito”, pensò mesto il ragazzo.

Ancora fradicio dalla tempesta che imperversava fuori dall’edificio, si tolse lo zaino di spalla e si diresse verso gli armadietti; guardandosi indietro, notò che gocciolava acqua a ogni passo, le sue orme marroni e amorfe sporcavano il pavimento di piastrelle grigie. Sospirò. Lontano, tra un rombo e un altro, intravide in mezzo ai lampi nel suo ufficio il professor Banavasi, ma noncurante di essere stato notato o meno, Tommaso raggiunse gli armadietti.

Là, aprì il primo che trovò aperto e vi mise il giaccone bagnato e lo zainetto, da cui aveva tirato fuori il quaderno per gli appunti, la penna e le cuffiette. Non gli importava che lo zaino e il giaccone essendo bagnati dovevano essere messi in un luogo più caldo e aerato di un armadietto: l’unica cosa che gli passava per la mente era finire il lavoro e prendere il treno per Lancenigo.

Non era andata come avevano previsto, doveva ricontrollare ogni singolo organismo.

Con Britney Spears nelle orecchie e grandi borse sotto agli occhi, il ragazzo si issò su uno degli sgabelli del laboratorio di microscopia e preparò gli appunti. Starnutì per l’odore della soluzione usata per mantenere morbidi e analizzabili gli insetti e rabbrividì per il tuono che stava rimbombando in quell’esatto momento: era stato così forte che pur avendo la musica a palla nelle orecchie lo aveva percepito a causa delle vibrazioni nel pavimento!

Quello che doveva fare era guardare meglio la larva di un insetto, l’aveva confuso con uno della famiglia delle Tipulidae, mentre in realtà apparteneva alle Limoniidae. Un errore imperdonabile, dovuto alla grande somiglianza delle forme e dei colori dei due campioni. Certo, almeno erano riusciti a identificare gli altri, ma solo lui poi aveva dovuto tornare in università, in laboratorio, nel cuore della tempesta, per riparare al danno creato dalla scorretta identificazione. Come sempre. Anche al torrente, quando avevano dovuto campionare, era stato l’unico a doversi immergere fino alle ginocchia per tenere il retino e sempre lui aveva dovuto raschiare il fondo del corso d’acqua per smuovere tutti gli organismi macro bentonici. Sempre e solo lui. Un lavoro di gruppo vissuto nella solitudine.

E questi insetti, tutti uguali da larve; e l’analisi di studio si basava proprio sulle larve, ovviamente! Ne avevano presi secchi interi, analizzati per ore e giorni. E ora era di nuovo lì. Sembrava quasi che quegli essere abominevoli e maleodoranti, così pieni di intrugli chimici perché non si rattrappissero su se stessi, lo sbeffeggiassero nella penombra della stanza: esseri informi dalla risata raccapricciante, con le loro antenne lunghe e spigolose, le loro grandi mandibole brulicanti di saliva e il corpo più simile a una sacca piena di pus e pronta a esplodere. Stavano là e lo deridevano, lo indicavano con le lunghe zampe dentate ma si nascondevano alla luce, non volevano essere notati, non volevano essere identificati. E Tommaso, a causa della luminosità della torcia del microscopio, li vedeva in controluce come esseri informi e…

E…

Un urlo lo svegliò. Una ragazza aveva urlato. E non c’erano più tuoni. Né pioggia. Le cuffiette erano spente, da esse non usciva musica. L’unico suono era il proprio respiro, mentre si accorgeva che la nebbia aveva invaso l’edificio, e che una ragazza stava urlando di dolore e spavento.

Dove si trovava? Tommaso poteva benissimo capire che il laboratorio, come almeno lo conosceva, era stato stravolto, non esisteva più.

Il lungo bancone bianco su cui aveva posizionato la propria postazione di analisi dei macrobioti era scomparso, lasciando un lungo e profondo solco. Per poco il ragazzo non cadde: si era assopito su quello che sembrava uno sgabello di legno, basso, umido, puzzolente, viscido. Tommaso non capiva cosa stesse succedendo: cos’era quel posto? Come poteva essersi mosso mentre era addormentato? E cos’era tutta quella nebbia che aveva inghiottito l’intero pavimento e sembrava scavalcare le finestre? Cos’era quella luce spettrale che la illuminava di un pallido azzurro?

Tommaso non capiva.

Per quel poco che riusciva a scorgere, la stanza sembrava completamente divelta. Tutte le piastrelle dei muri erano scomparse, lasciando il posto a logore assi di legno da cui filtrava lo spettrale alito demoniaco. Il ragazzo non osava nemmeno abbassare i piedi dal sostegno dello sgabello: avrebbe giurato che anche il pavimento fosse ricoperto di qualcosa di molle e fluido, che si muoveva come un ammasso informe di vermi! Ma era coperto dalla nebbia… Purtroppo, la nebbia ne copriva la vista, ma non l’orribile rumore viscido. Tutto in quella stanza era sbagliato.

Tommaso si tolse le cuffiette, erano zitte, se le mise in tasca. Non si era nemmeno accorto ce le avesse ancora addosso; il resto della roba, svanita, persa nella nebbia, dispersa come il bancone su cui si era addormentato. Non potendo vedere molto, provò ad ascoltare: sentiva il silenzio, non c’era un briciolo di vento, o il cinguettio degli uccelli, o il rumore assordante del traffico, dei clacson; solo un lamento, molto fievole, poco fuori la stanza, di una ragazza.

«Someone… Just… Help me please…»

Fu per lei che Tommaso scese con cautela dallo sgabello e mise i piedi fino al calcagno nell’ammasso di vermi, con la nausea che gli saliva in gola mentre avanzava verso la grande bocca nera che vedeva dall’altro lato della stanza, bocca dalla quale colava un liquido verdastro.

Il suono, il gemito, proveniva da una figura tutta raggomitolata su se stessa. Una ragazza probabilmente, dalle trecce, dalla voce roca ma femminea, dalla collanina che risplendeva ai raggi lunari. Lui la vedeva, mentre combatteva con la massa informe per spostarsi verso di lei; la vedeva raggomitolata a piangere. Smise di piangere solo quando la raggiunse.

Lei, noncurante dei vermi che ancora cadevano dalle scarpe e dai vestiti di Tommaso, emise un piccolo stridulino rauco e lo abbracciò. Tommaso sentì che aveva le guance completamente bagnate, gelide. Anche la spalla era bagnata, ma il liquido che il giovane sentiva non era freddo: era caldo e appiccicoso.

«Just… Just help me. Here I have a… This and a… And This!», disse la ragazza staccandosi all’improvviso da Tommaso, mentre prendeva da una propria tasca dei pantaloni un ago con un filo già attaccato ad esso.  Quindi iniziò a togliersi la felpa, si abbassò la spallina della maglietta e portò una mano del ragazzo all’altezza del taglio: «You do not have to be precise… Just… Just do it. And then the generator!»

Tommaso non capiva ma decise di accontentarla. Purtroppo non era mai stato un buon interprete dell’inglese, riusciva a capire solo qualche parola ogni tanto! Ma capiva il dolore della ragazza, il sangue caldo che fluiva, quell’odore metallico, viscido. Probabilmente doveva prendere quell’ago e ricucire la ferita, ma come fare?

Chiuse gli occhi e lasciò le sue mani condurre il lavoro. Incredibilmente, l’operazione andò a buon fine.

«I am fine, now. Thank you. He almost got me! And…»

Tommaso continuava a non capire. O meglio, più o meno capiva ma non intendeva il senso della frase! Chi l’aveva quasi catturata? E soprattutto, com’era riuscito Tommaso a curare la ragazza senza nemmeno guardare cosa stesse facendo? Tommaso era incerto, confuso, incapace di comunicare. Sapeva solo che si trovavano in un posto oscuro, che c’erano strani macchinari fermi e che qualcuno stava dando loro la caccia. Doveva fare qualcosa, dovevano fare qualcosa: lui non conosceva quello strano posto, era tutto nebbioso e…

Dei passi ovattati risuonavano nella nebbia; e un altro suono. Come metallico, metallo contro una superficie dura. Metallo trascinato, come una grossa unghia contro la lavagna. Un suono terribile, lento. Inesorabile.

La ragazza si drizzò allarmata e si guardò intorno, Tommaso la imitò.

«Move… Hide! Somewhere, fast! Fast, shit!» e corse via nella nebbia.

Tommaso sbatté le palpebre più volte. Da lontano poteva scorgere una figura immensa, bianca in mezzo a tutta l’oscurità grigia. Come la vide una scarica di terrore lo invase, terrore incondizionato, come se sapesse di essere di fronte al suo predatore: il suo istinto di preda stava prendendo il sopravvento! Ormai quella figura si stava avvicinando, doveva fare qualcosa! Ma cosa? Tornare nella stanza dei vermi era fuori discussione, quindi il ragazzo si guardò intorno. Ecco, quel cumulo di macerie avrebbe fatto il caso suo, corse a nascondersi lì, tra una cassettiera sfasciata e un telo di nylon lacero.

Attese che la misteriosa figura lo superasse.

Forse quella nebbia lo avrebbe celato.

La figura bianca lo raggiunse con passo pesante, il suono metallico era dovuto a un enorme piccone che si trascinava dietro, facendolo artigliare il terreno. Non era bianco, era avvolto in una tuta bianca, come quelle che si usano nelle ricerche e le analisi di materiali altamente pericolosi o tossici; i suoi occhi erano coperti da occhiali di protezione, ma il vetro non era scuro, era debolmente illuminato di rosso. Qualcosa, all’altezza degli occhi, emetteva una luce rossa. E se fossero stati gli occhi stessi a illuminare il vetro di rosso? Da quale orrore si stava nascondendo? E perché si trovava in quello strano mondo?

Dalla disperazione Tommaso affondò le mani nelle tasche della felpa, come se il gesto potesse scacciare tutte le ansia. Quasi cacciò un urlo. Una larva era rimasta là dentro, viscida, viva, vomitevole.

Proprio in quel momento la figura misteriosa lo guardò. Si avvicinò lentamente.

Tommaso trattenne il respiro, con la larva che gli danzava nella mano sinistra.

Non lo vide, quindi si allontano verso il muro opposto, sollevò il piccone e con un lungo arco lo usò per spaccare a più riprese prima la vernice, poi l’intonaco e infine i mattoni. Aprì un varco nell’oceano grigio fuori e si immerse in esso. Scomparve.

«Hey! Guy, where are you?»

Era la ragazza!

Tommaso uscì dal suo nascondiglio e riconobbe la sua elegante e longilinea figura. Le corse incontro, seguendola infine verso uno strano macchinario. Non sapeva se l’avesse scorto prima, la sua mente era ancora piena di adrenalina, di terrore.

Lei lentamente gli prese una mano e la portò nella parte inferiore del macchinario, dove si trovavano gli ingranaggi. Era pieno di rotelline, oggettini a scatto che erano duri, incastrati. Immobili. Poi portò la mano di Tommaso sul proprio cuore, e infine su quello del ragazzo. Quindi, lo condusse alla finestra e gli indicò un punto nella nebbia.

Tommaso spalancò gli occhi e deglutì. Una grande porta metallica si stagliava in fondo, troppo grande perché persino la nebbia potesse nasconderla. Era di metallo, illuminata con delle fiaccole sospese. Era una di quelle porte elettrice, sicuramente.

E infine, la ragazza lo riportò al macchinario e gli rimise la mano sul petto di lei.

«Help us… Repair the machine… Save us, save yourself, save us from Them!»

Tommaso prima guardò la sua faccia sfocata, poi il macchinario e infine in direzione delle grandi porte. Se erano elettriche voleva dire che qualcosa le doveva attivare. E quel qualcosa doveva essere quel macchinario, sicuramente. Un urlo indistinto risuonò nell’aria. Tommaso guardò la ragazza ed esalò un ok.

La ragazza lo abbracciò e insieme si misero a lavorare.

Non sapeva se sarebbe uscito dall’incubo, ma sapeva che finalmente non era solamente manovalanza. Era parte di un gruppo. Con un obiettivo comune.

Vivere.

Ciao! Spero ti sia piaciuto! Se hai domande o consigli costruttivi, non avere paura di lasciare un commento! Se ti interessa, questo articolo potrebbe fornirti qualche risposta! Ciao!

10 film sullo sport

Buongiorno! Oggi torno con una lista di dieci film, questa volta sullo sport: sono storie ispirate a fatti realmente accaduti o narranti le gesta fittizie di atleti che amano ciò che fanno. Alcune pellicole sono molto conosciute, altre ho dovuto usare Google Immagini per ricordarmi cosa fossero, dopo mesi dalla loro annotazione nella lista!

Che film è?

Ecco la lista di 10 film sullo sport!

  • Ragazze Vincenti
  • Woodlawn
  • 42
  • Borg McEnroe
  • Ballare Per Un Sogno
  • Space Jam
  • Danzando a Broadway
  • Step Up
  • Eddie The Eagle
  • Una Bracciata Per La Vittoria

Di questi ho amato Ragazze Vincenti e 42, riguardo ancora adesso alcune sequenze di Ballare Per Un Sogno e Space Jam è un grande classico. Voi quali conoscete? C’è un must tra questi dieci titoli?

Ciaone e alla prossima!

Mary Elizabeth Winstead non delude mai!

Underwater

Un’avventura dark che finisce col dramma.

A essere onesto sono sempre stato un fan di Kristen Stewart dai tempi di Twilight, di cui possiedo il DVD; quindi, quando scoprii questo filmetto sci-fi saltai dalla sedia per la gioia!

Di cosa parla?

Underwater parla di una giovane vedova che lavora in una base sul fondale oceanico per trivellare il fondale e ricavare le risorse primarie; con un gruppo di colleghi viene sorpresa da un terremoto che devasta l’impianto e insieme a loro decide di scappare assieme ai pochi superstiti attraverso gli abissi oceanici per raggiungere la base più vicina e chiedere aiuto. Ma non sanno che il terremoto non è indotto dai movimenti tettonici e che qualcosa li sta cacciando…

Mi è piaciuto?

Sì mi è piaciuto molto. Lo guardai nel treno per andare a Roma, al mio corso di sceneggiatura; mi fece compagnia durante le lunghe ore di treno e di questo mi compiaccio molto. Se dovessi ravvicinarlo ad altri film citerei senza dubbio Alien e Gravity, anche se sono indubbie le influenze di Lovecraft (di cui ho recensito una raccolta qui) e di alcuni film sugli orrori degli abissi degli anni ’70 e ’80.

Kristen ci porta il ritratto di una donna infelice con una vedovanza sulle spalle, da cui non riesce a uscire, e con un forte di isolamento; ciò che lei vive durante il film ovviamente poi non aiuta ad alleviare il suo tormento. Inoltre, anche gli altri personaggi mi sono piaciuti grazie a dialoghi ben scritti e una buona recitazione, le morti le ho sentite tutte, soprattutto quelle avvicinabili ad autentici suicidi per salvare gli altri.

Io personalmente lo consiglio, mi ha catturato lungo tutta la visione! Poi, l’ultima mezz’ora è stata una sorpresa autentica, portando con facilità e linearmente tematiche ecologiche senza fare discorsi barbosi ma mostrando ciò che potrebbe nascondersi nelle profondità oceaniche e che potremmo svegliare o far arrabbiare a causa della nostra hybris.

SPOILERS!

L’idea dei mostri informi e senza una struttura ossea per me è stata vincente: infatti, là viene ribadito più volte (e pure con qualche morte) che la pressione è invivibile e quindi mostrare animali che si sono adattati a tali pressioni ha dato maggiore verosimiglianza al tutto. Anche il Chtulhu finale di per sé è perfetto perché a differenza dei piccoli predatori è immenso e quindi ha un maggiore rapporto massa/superficie, oltre a una pelle dura, protetta da un esoscheletro.

Le apparizioni di questi mostri non avvengono mai spesso, riescono a godere del senso orrorifico di sorpresa e stupore; vediamo più spesso invece le scie bavose che lasciano, o la loro pericolosità. La scena in cui devono entrare nella base per mettersi al sicuro e si ritrovano costretti a passare in mezzo a questi essere bianchi e simili a medusa mi ha messo molta ansia, anche perché per tutto il film abbiamo visto la loro aggressività.

Un’altra caratteristica importante e fonte di pericolosità, cosa che lo avvicina a Gravity, è il pericolo dell’ambiente stesso: non solo i protagonisti interagiscono in un mondo desolato, mentalmente stancante e sono prede di predatori a loro sconosciuti, ma devono anche stare attenti a non finire l’ossigeno, a non graffiare i caschi, a non perdersi e non impazzire. Il senso di isolamento è costante, forse più del pericolo, perché bisogna tenere conto che si muore laggiù, solo chi ti fa compagnia nel trapasso saprà che fine hai fatto!

Queste due caratteristiche hanno creato insieme un bellissimo finale, finale in cui il personaggio di Kristen, tormentata dalla sua vedovanza e dalla morte del suo capo/mentore/figura paterna, sceglie di suicidarsi per permettere la fuga dei suoi ultimi due colleghi rimasti: infatti, non solo restavano solo due scialuppe ma i mostri li avrebbero raggiunti se lei non avesse fatto esplodere la base!

Ovviamente, poi, tutta la faccenda è stata insabbiata ma questo era ovvio, chi vorrebbe sapere che c’è Satana che ti fa ciaone dagli abissi, soprattutto con il recente innalzamento dei mari! xD

Per me il film ha lo scopo di dire allo spettatore di smettere di sfruttare le risorse rinnovabili e non rinnovabili della Terra senza alcuna precauzione perché sennò potremmo non avere Satana che ci dice ciaone dal fondale degli oceani ma potremmo ritrovarci senza cibo o senza acqua potabile, oppure senza suolo (che è diverso dal terreno o dal sedimento), oppure senza aria respirabile. Insomma, non dico che dobbiamo diventare dei santoni e vivere di acqua e aria in cima alle montagne (sarei il primo a dire che preferirei un Satana che ci dice ciaone dal fondale degli oceani a questa scelta) ma che dobbiamo stare più attenti, anche solo consumando di meno e insegnando il rispetto per la natura alle future generazioni.

Ciaone burlone!

Parlando di Satana che ti fa ciaone…

Charmed 2X13: San Valentino

Charmed 2X13: San Valentino (Animal Pragmatism nell’originale) è un episodio di Charmed ed è ambientato a San Valentino; perfetto per oggi, la festa degli innamorati!

Trama:

Mentre San Valentino si avvicina, le tre sorelle Halliwell non smettono di avere problemi: Piper affronta un bivio sentimentale che la vede a dover scegliere tra Dan (il vicino) e Leo (un suo ex); Prue capisce che non è fatta per oziare e pian piano rimpiange il suo vecchio lavoro alla casa d’aste; Phoebe per errore aiuta tre sue amiche a trasformare tre animali in uomini, inconsapevoli però che queste fiere sono intenzionate a rimanere umane nonostante l’incantesimo abbia un termine. Anche quest’anno per le sorelle Halliwell San Valentino sarà molto movimentato!

Tematiche affrontate:

  • etica sullo sfruttamento animale
  • stregoneria nel consumismo
  • biologia ed ecologia degli animali
  • riflessione sul lato commerciale e sociale di San Valentino

Commento con spoiler:

Il titolo originale della puntata (Animal Pragmatism) alla fine rispecchia molto più fedelmente il significato della puntata: qui a governare gli snodi della trama sono gli istinti animali, i loro corteggiamenti e la loro innata voglia di libertà.

Il tutto inizia con un professore universitario di biologia animale che, durante la sua lezione, spiega i meccanismi alla base dei rituali di accoppiamento di alcune specie; subito, quindi, vediamo un’allegra Phoebe che corteggia lei stessa il manzetto di turno, con un vero e proprio corteggiamento: per tutta la lezione lo osserva sorridendo e giocherellando con i capelli e quindi, ottenuta la sua attenzione, lo invita al locale della sorella per passare una serata insieme.

Inoltre, questa scena, oltre a mostrarci Phoebe nuovamente come una donna attiva e senza inibizioni, è importante perché ci presenta le vere protagoniste dell’episodio: sue tre amiche senza ragazzo! E che tragedia non avere il ragazzo a San Valentino per scopare passare la serata a lume di candela! Così, le quattro parlano e Phoebe viene a sapere che le tre disgraziate hanno comprato un libro di incantesimi e tra una ciacola e l’altra le scappa pure un vero incantesimo capace di trasformare le bestie in uomini! Inutile dire che le tre lo useranno e combineranno casini a cui toccherà alle Charmed-Ones riporre riparo.

Ora parliamo di Prue!

Prue vive un periodo molto stressante nella sua vita lavorativa: è disoccupata. Inizialmente aveva le intenzioni di stare stravaccata a non fare un piffero, ma, tra che Phoebe è un’ottima donna di casa e non c’era nulla da pulire, tra che tutte le amiche di Prue lavoratrici lavorano, Prue si ritrova a preparare il locale di Piper per la serata di San Valentino. Il suo personaggio qui è in pausa, attivamente non fa nulla se non, alla fine, capire che deve trovarsi un nuovo lavoro per non diventare scema.

E per finire, la telenovela!

Piper, ormai in relazione semi-stabile con Dan, il vicino, per tutto l’episodio deve combattere con il fidanzato perché non rimarchi il territorio in presenza di Leo, l’ex della nostra Charmed-One.

Leo a differenza di Dan è molto maturo, rispetta le decisioni di Piper, la aiuta a preparare il locale e a fine episodio le regala un semplice biglietto di auguri con la scritta “For you forever”.

Dan a differenza di Leo è irascibile, geloso, non fa altro che chiedere di Leo e litiga pure con Piper prima perché lei ha offerto un posto in cui lavorare al suo ex (ed ex-Angelo Bianco, non dimentichiamolo) e poi perché lei fa per lui il terribile errore di anteporre la famiglia (aka salvare il mondo) al loro rapporto. Antipatico, falsamente romantico e pure recidivo, Piper è costretta a ricordargli che lei è una donna normale, con una famiglia a cui tiene e un passato e che queste due caratteristiche per lei sono troppo importanti perché possano venire in secondo piano.

Indicativo che l’episodio si chiude con lei che sogna a occhi aperti di baciare Leo, che invece rispettosamente le lascia i suoi spazi.

Cambiando argomento, parliamo ora degli animali tramutati in uomini.

E’ bellissima la scena di come loro vengono tramutati da animali a giovani uomini: le tre ragazze rispecchiano perfettamente la fascinazione dell’occulto visto come passatempo privo di pericoli e quando l’incanto di Phoebe funziona le vediamo totalmente sconvolte dall’accaduto. Inoltre, compiono anche l’errore di continuare a vedere queste nuove persone come animali da controllare anche se, ora più che mai che sono umani, hanno una loro coscienza e dei loro obiettivi.

Noi non possiamo sapere bene come l’incanto abbia cambiato le loro vite: infatti, più passa il tempo e più le caratteristiche animali si fanno evidenti; noi iniziamo a vedere come reagiscono agli stimoli ambientali solo quasi dieci ore dopo la loro antropizzazione e quindi non possiamo sapere se il loro comportamento è dovuto al loro vero carattere o agli stimoli ancestrali che si fanno sempre più preponderanti man mano che tornano animali.

Gli effetti di questa puntata sono artigianali, molto terra terra ma hanno il loro fascino; quello a maggiore effetto è l’ex-serpente prima con la pelle che si stacca a rivelare le squame, poi con la lingua in grado di captare le tracce di odore di Phoebe (colei che deve farli rimanere umani) e infine gli occhi con le iridi verticali. Il personaggio del trio di animali meglio caratterizzato, invece, è il coniglio: più di una volta lo sentiamo usare un linguaggio chiaramente sessista, linguaggio che è stato fortemente edulcorato nella traduzione italiana.

La loro pericolosità non è dovuta al fatto che sono ‘cattivi’: infatti, questa puntata è atipica perché non c’è un vero e proprio villain ma la volontà di un gruppo di persone di fuggire dalle loro gabbie, anche se in verità non ne sono mai usciti, non capendo le regole della società in cui si ritrovano. Fa riflettere non poco che per tappare la bocca a una delle ragazze che li aveva trasformati, la rinchiudano nella gabbia che probabilmente era stata del maiale.

Ed è interessante come l’episodio si concluda con le Charmed-Ones che prima per rendere i bersagli di nuovo animali per sbaglio rendono chiunque dentro al P3 (il locale di Piper) degli animali e alla fine, per liberare gli umani dallo stato di animali, sono costrette a rendere definitivamente uomini i tre animali trasformati in umani a inizio puntata. E a rinchiuderli in gabbie per uomini con l’aiuto della polizia.

Per me questa puntata è stata molto interessante, riesce a portare su schermo argomenti ancora molto attuali e che anzi nel tempo sono diventati ancora più importanti. Inoltre, a livello visivo è bellissima perché ci sono tutte le decorazioni, i bouquet di fiori e il rosso e il bianco come colori più caratterizzanti. Sperando di non avervi annoiato, buon San Valentino a tutti!

La trasformazione, saggiamente gestita con un botto di nebbia artificiale, che ha nascosto il segmento di stacco tra gli animali come animali prima e gli animali tramutati in uomini poi.

Pokémon Tag

Buongiorno! Oggi, per celebrare la mia passione videoludica per questo bel franchise, ho deciso di proporre questo tag di mia creazione. Spero lo troviate interessante, ha come argomento tutti titoli della saga che ho personalmente giocato. Buona lettura! 🙂

  1. ESPLORATORI DEL CIELO: Il primo gioco per la tua console preferita;
  2. OMBRE SU ALMIA: Un gioco che hai rivalutato;
  3. SOUL SILVER: il primo remake a cui hai giocato;
  4. Y: il gioco più semplice che hai concluso;
  5. BIANCO: un gioco che hai imparato ad amare;
  6. PORTALI SULL’INFINITO: un gioco bello ma con una caratteristica che te lo ha fatto odiare;
  7. GO: un gioco coinvolgente all’inizio ma alla lunga noioso;
  8. SMERALDO: un gioco che avresti giocato in un altro modo;
  9. LUNA: un videogioco più bello che buono;
  10. GIALLO: il gioco più difficile del franchise che ami.

Ecco le mie risposte.

  1. Il primo gioco per la mia console preferita, almeno tra quelli importanti, potrebbe essere Batman Arkham Asylum, per computer portatile!
  2. E’ sicuramente Power Rangers: Super Legends; da piccolo mi ero impiantato sul secondo livello perché c’era la prima battaglia Megazord e non avevo capito che dovessi digitare una serie di combinazioni di tasti…
  3. Se una versione remastered si può definire remake, ho provato a giocare a Resident Evil 1; un’ansia di quelle tra gli zombie dietro a ogni angolo e la possibilità di non trovare abbastanza inchiostro per i miei salvataggi compulsivi, ansia che mi ha sempre fatto abbandonare le partite poco dopo il primo zombie.
  4. Harry Potter e la camera dei segreti. Non è propriamente semplice ma ho un bellissimo ricordo e comunque sono riuscito a finirlo pur essendo stato un bambino di massimo dieci anni, per cui era abbastanza fattibile! Solo che paura la parte dei ragni e delle colonne di ragnatela da abbattere!
  5. Dragonball Z: Supersonic Warriors 2; grande gioco per Nintendo DS, all’inizio ho avuto difficoltà a entrare nell’ottica ma poi mi sono goduto il regalo di compleanno.
  6. Mi viene subito in mente quella cosa odiosa di Lara Croft Tomb Raider: Anniversary. In pratica era tutto bello ma si vedeva la traduzione da PS a PC e i comandi difettavano di precisione (cosa terribile dovendo schivare su piattaforme strette e avendo puzzle e piattaforme a tempo).
  7. Harry Potter e i doni della Morte, parte 2 per Nintendo: noioso, poco creativo e castrante nella scelta delle mosse in battaglia.
  8. Un videogioco che se rigiocassi giocherei in maniera totalmente differente è Harmony of the bravest, in pratica mi sono giocato la possibilità di concludere il gioco…
  9. Sicuramente Harry Potter e il Calice di fuoco, per PC: grafica stupenda ma alla fine si usava lo stesso pulsante per tutti gli incantensimi, la trama era terribilmente difficile (e non si parla della battaglia finale ma di ogni santa prova del Torneo Tremaghi) e il tutto anche se come costruzione del mondo era bellissimo diventava abbastanza noioso e snervante.
  10. Per chi non lo sapesse sono un giocatore accanito anche di Batman Arkham, e tra i tre che ho provato (e concluso ovviamente) il più difficile è il primo, l’Asylum, per la leggera imprecisione dei comandi e la poca presenza di nascondigli e le stanze non così larghe.

Ecco, questa è la mia Pokémon Tag; è un bellissimo modo per far conoscere titoli che magari potrebbero non essere così conosciuti. Se volete partecipare mi allieterete la giornata, io non nomino nessuno! Ciao e alla prossima!

Non l’ho citato, ma non dimentichiamoci di lui, please!

Blog personale: sessione di gennaio

Buongiorno, oggi post diverso dal solito. O meglio. Oggi parlo sempre della mia splendente personcina, ma da un punto di vista più persona: questo è una riflessione sulla mia ultima sessione di esami, non sui miei vacui gusti cinematografici. Quindi, se non siete qui per conoscermi un po’, ciaone e alla prossima.

Che esami ho dato durante questa sessione?

Questa sessione universitaria è stata parecchio strana perché ho dato relativamente pochi esami ma molto impegnativi: infatti, i miei sono stati Ecologia2, Chimica Organica, Chimica dell’Ambiente e Laboratorio in campo. Il Laboratorio in campo non era propriamente un esame ma un lavoro di gruppo per elaborare una relazione sullo stato di qualità ecologica del torrente Cordevole, di Falcade.

Il Laboratorio in campo, che per comodità da ora in poi abbrevieremo in Falcade, è stato parecchio seccante per diversi motivi.

Dovete sapere che una relazione di laboratorio si svolge elaborando le proprie esperienze sul campo ed analizzando i dati raccolti; ok. Ovviamente, con il Covid19 non c’è stato nessun soggiorno a Falcade e i dati che abbiamo analizzato sono stati quelli raccolti dai prof (e una secondo me se li è pure inventati). Quindi abbiamo lavorato senza una vera esperienza e validità di ciò che stavamo facendo e su dati che non erano nostri, che certe volte nemmeno sapevamo da cosa venissero fuori.

Questo è stato il principale problema di Falcade.

Questa elaborazione dei dati ci ha preso diversi mesi, da fine Agosto a inizio Dicembre, pur essendo in sei persone e lavorando sempre in coppia. Gli argomenti da trattare per analizzare dal punto di vista di qualità ecologica erano tanti: Geodinamica, Chimica delle acque, Biologia dei microinvertebrati e dei macroinvertebrati e delle piante. Molti argomenti erano complicati, altri pieni di informazioni da selezionare e riportare, altri ancora solo ridondanti di calcoli noiosi.

Fortunatamente, siamo riusciti a consegnare in tempo per le lauree di alcune ragazze del mio gruppo, accettato tutto con un buon voto dignitoso. Ho avuto paura perché dopo aver consegnato, a settimane dalla consegna, un gruppo è stato costretto a rimaneggiare la relazione perché era stata rifiutata!

E così, Falcade, dopo settimane di lavoro, rielaborazione dei dati e confronti in chat, era stata fatta. Io mi sono occupato del calcolo dell’IBE e della parte teorica di Microbiologia (ancora oggi non ho ancora capito che calcoli sono stati fatti 🤣🤣).

Ovviamente, nel frattempo c’erano state lezioni, esami e preappelli.

A Novembre ho sostenuto l’esame di Ecologia2, superato con successo. In pratica questa materia studia teoricamente e in laboratorio (ma che non abbiamo sostenuto per ovvie ragioni) lo sviluppo dell’ecologia dei corpi idrici e dei sedimenti, con particolare cura riguardo ai cicli degli inquinanti.

E poi i due esami di Gennaio: Chimica Organica e dell’Ambiente!

Personalmente sono stato molto sfortunato avendo avuto lo scritto di Chimica dell’Ambiente e l’orale di Organica lo stesso giorno; pur essendo stato graziato dal prof di Organica con l’orale spostato di una mattina, ovviamente non ho potuto studiare al meglio Chimica Organica.

Ironia della sorte, bocciato in Chimica dell’Ambiente e promosso in Chimica Organica, seppur con il minimo.

Insomma, questa sessione è stata parecchio strana. Molti laboratori sono saltati, ma non i loro esami. Tutto è stato più complicato perché da una parte non avevamo l’esperienza pratica a supportare la teoria, a spiegare a cosa effettivamente servirebbe tutta la mole studiata, dall’altra c’erano i professori che aumentavano il carico di studio per spiegarci a voce e teoricamente cosa avremmo dovuto fare praticamente.

Complessivamente sono rimasto soddisfatto dal mio rendimento, ho quasi finito gli esami e sono prossimo alla laurea triennale; erano esami difficili, per cui ho dannato l’anima. Ma sento quasi di aver perso un anno. Un anno che non sono disposto però a recuperare.

E la tua di sessione com’è andata? E se non studi, com’è stato questo periodo? Ciaone e alla prossima! C’è una bella tag mia originale che ci aspetta!

PS: sareste interessati a una mia intro sull’IBE?

L’alba è prossima, vedo la luce!

PPS: mi è appena arrivata la notifica, sulle 14 di oggi, che 5 anni fa mi iscrivevo alla piattaforma di WordPress! E quindi oggi probabilmente è il quinto anniversario del blog!

Consiglio 5 film: Gennaio

Buongiorno! Come al solito ringrazio chiunque abbia il buon cuore di seguirmi: grazie a voi questo mese ho registrato un nuovo picco assoluto di Views, Visitatori e Commenti nel mio piccolo angolo di relax! Ciò mi rincuora molto perché attesta una certa fedeltà nonostante i miei post molto striminziti, dettati ovviamente dal poco tempo concesso dalla mia ossessiva sessione di Gennaio!

Comunque, andando oltre ai miei sentitissimi ringraziamenti, un altro mese è passato e con esso si spera molte delle restrizioni (la mia regione passa a gialla!); ma soprattutto, oggi è il primo giorno di Febbraio e quindi oggi condivido con voi 5 titoli che mi hanno appassionato durante le lunghe serate passate a casa!

Il mio Regno si sta formando, avrò lei come idolo!

Ecco i titoli:

  • The Greatest Showman. Grandioso musical con cast stellare e musiche a dir poco toccanti. Qui Hugh Jackman è stato superbo, rispolvera il suo passato di attore teatrale e ci regala un’esibizione elegante e misurata, mentre vive la vita di un imbonitore di folle, ossessionato dalle sue origine povere ma capace di elevarsi dando una possibilità di emancipazione ai relitti della società. Musical emozionante sulla discriminazione e la voglia di emanciparsi, sia economicamente sia dai giudizi altrui.
  • La cosa da un altro mondo. Inquietante film fantascientifico in bianco e nero, padre del capolavoro di John Carpenter e figlio della Guerra Fredda tra Russia e America. Parla di un gruppo di scienziati americani che sconfiggono un cristone alieno di due metri e biondissimo, arrivato sulla Terra per invaderla; ovviamente, il film con la scusa delle navi volanti aliene invita lo spettatore a rivolgere sempre lo sguardo al cielo. Pellicola magistrale, anche per mostrare come i film siano legati al periodo storico di produzione.
  • 12 anni schiavo. Film storico e biografico su un uomo di colore negli anni della schiavitù americana che, nel giro di una sola notte, si ritrova da uomo libero del Nord a schiavo vendibile del Sud. Angoscianti i ritratti di questi uomini che seppur predicanti il nome di Cristo non si fanno remore a stuprare donne o frustare poveretti, con la minaccia dell’ancor peggiore pistola puntata alle tempie. Alla fine lui riesce a salvarsi ma non perché viene liberato ma perché gli viene riconosciuto il suo stato di uomo libero!
  • Le follie dell’imperatore. Esilarante commedia d’animazione che fa del metacinema e delle battute folli il suo marchio di fabbrica; Yzma è il mio personaggio preferito, lei è la vera mattatrice della vicenda e ogni volta muoio dalle risate! Ne parlai sul mio blog dettagliatamente perfino qui!
  • Vita da vampiro. Riuscitissimo connubio tra gotico e commedia nera, filmato con la tecnica del falso documentario. Parla della vita di un gruppo di vampiri riuniti a vivere sotto allo stesso tetto nell’era moderna, di come si cacciano il sangue e del passato che li ha condotti in quel preciso punto spazio-temporale; con naturalezza, il film risponde anche alle domande di genere più stupide e di vita quotidiana. Il mio vampiro preferito ovviamente è l’antico Peter, non si può non amarlo!

Ecco, qui come al solito si conclude il mio post. Sotto potete trovare una canzone tratta da The Greatest Showman, che ha vinto il Golden Globe ed è stata nominata ai premi Oscar. Vi saluto e dico: ciaone a tutti!^^

Austin Dove: le origini del nome

Buongiorno! Per festeggiare l’inizio della mia breve pausa dallo studio ho deciso di scrivere questo post sulle origini del mio nickname!

I miei lettori più attenti e longevi avranno notato che spesso cito la mia splendida persona usando non solo il nick Austin Dove, ma certe volte anche La Colomba. Ma da cosa derivano?

Questi due nick vedono la loro formazione da due origini diverse. Una è legata alla scrittura e l’altra è legata al mondo dello Scautismo. Quindi, se avete cinque minuti di tempo, ve la racconto per bene!

Austin.

La passione per la scrittura è sempre stata preponderante in me, fin da piccolo disegnavo storie con pessimi disegni e sceneggiature alquanto imbarazzanti ma comunque la voglia di raccontare mi ha sempre spinto a cercare nuove strade. Per esempio, ho ancora sepolta da qualche parte una storiella sugli alieni che scrissi alle elementari, molto cringe e sul tema della xenofobia.

Dovete sapere che al liceo avevo ideato una trama magica legata a quattro fratelli; le mie ispirazioni erano legate alle Charmed-Ones, ai romanzi storici che mi leggevo all’epoca e alla voglia di evadere dal mondo di isolamento emotivo e coatto in cui vivevo. Il progetto ovviamente è naufragato e non ho la minima intenzione di riprenderci mano (è imbarazzante LOL); ma di questi personaggi, oltre a tenere a mente le descrizioni fisico-caratteriali che potete trovare in alcuni personaggi dei miei racconti, nel mio cuore è rimasto impresso Austin Kryon.

Austin Kryon era un ragazzo diciottenne, dalla straordinaria bellezza e con l’abilità dell’idrocinesi; discendeva da Afrodite (all’epoca amavo profondamente Starcrossed). Dal carattere pacifico e sereno, pian piano veniva introdotto nel mondo fantasy dai suoi fratelli perché era stato perduto da piccolo. Non so, mi ci rispecchiavo – o meglio, ci fantasticavo parecchio – e quindi pian piano è diventato un archetipo dei miei personaggi maschili. Oltre a parte del mio nickname tra blog e forum vari.

Dove.

La Colomba deve la sua origine, come già detto, al mio vissuto negli Scouts. Infatti, all’epoca, al mio primo anno, mi diedero il nome caccia Tortora dell’antico idioma; il nome caccia è composto dal nome di un animale o una pianta che rispecchi l’aspetto esteriore o il carattere del bambino e da un epiteto che esplichi i modi di fare, il carattere o particolare.

In un certo senso, il nome caccia è una testimonianza dell’inizio del viaggio del ragazzino nel suo percorso di maturamento: spiega com’era all’inizio e si spera che negli anni sia maturato abbandonando le caratteristiche del suo nome caccia. Inutile dire che il mio mi spieghi ancora perfettamente!

Tortora dell’antico idioma derivava da tre mie caratteristiche dell’epoca:

  • la mia tendenza a ricercare le comodità e convincere gli altri a lavorare per me;
  • la mia capacità di gracchiare e far vibrare le corde vocali;
  • l’utilizzo ricorrente di parole vecchie e desuete, con la soddisfazione di far sentire ignorante l’interlocutore (ero molto simpatico vero?).

Ecco, con il passare degli anni lo usai sempre più spesso nei miei account, soprattutto con la modifica Sad Turtledove (che vuol dire Tortora triste in inglese) e ovviamente il passo tra Turtledove e Dove ( La Colomba) è breve!

Austin Dove, la Colomba.

E quindi siamo arrivati al mio nick e al mio austindoveblog! Qual è la storia dietro al vostro nick?

Strano ma vero ma Alex Pettyfer era il modello per Austin Kryon