10 film da guardare per i costumi **

Buongiorno!

Oggi voglio condividere con voi una lista diversa da quelle che propongo di solito perché qui non cito film bellissimi solo dal senso della trama, dei personaggi e delle sensazioni che ho provato guardandoli, ma nomino pellicole al cui interno è l’occhio a farla da padrone: ecco la la top10 in ordine sparso di dieci film che consiglio per gli abiti di scena!

  1. Maria Antonietta, di Sofia Coppola
  2. Il tulipano d’oro, di  Gérard Krawczyk
  3. Un piccolo favore, di Paul Feig
  4. La favorita, di Yorgos Lanthimos
  5. La Duchessa, di Saul Dibb
  6. Via con il vento (consigliatomi), di Victor Fleming
  7. Mirror Mirror, di Tarsem Singh
  8. Dracula di Bram Stoker, di Francis Coppola
  9. Elizabeth: the golden age, di Shekhar Kapur
  10. L’avaro, di Tonino Cervi

Ecco, questi sono dieci film da guardare per i bellissimi costumi, non importa se raccontino una storia d’amore o la guerra, se finiranno con una testa mozzata o con lo sposo sospirato da tutte le partecipanti al suo matrimonio: costumi eleganti e raffinati, ricchi di corsetti e trame o stile e moda moderna vi attrarranno fino alla fine della pellicola!

Ciaone, a dopo!^^

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Un film orgasmico, un sussurro di piacere

 

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Poco prima di iniziare la visione di questo bellissimo film al cinema mi sono dovuto sorbire tre trailer tutti basati sullo jumpscare e ho pensato: “Perché devo avere gli incubi solamente per colpa di film che non sanno spaventare senza usare la musica a palla e sorprese ormai scontate?”; per fortuna, quel pensiero non mi ha mai colpito durante la visione di Suspiria.

Suspiria è un film elegante, raffinato, con interni spogli ma ambientazioni molto elaborate e utili a creare un mondo freddo e falsamente ospitale, mai scontato ed estremamente orgasmico nel senso più primordiale del termine: qui gli istinti e l’amore vengono stimolati con una visione immersiva, noi siamo parte della vicenda e ne siamo affascinati perché non capiamo cosa spinge questo strano mondo, gli intrighi che esso nasconde mentre danzando le ragazze senza saperlo offrono il proprio destino in cambio dell’arte più pura.

Se qualcuno mi legge da un po’ può benissimo capire che questo film tocca le corde giuste per fare vibrare la corda altalenante che è la mia attenzione perché non è solo un horror ma una storia di scoperta delle proprie potenzialità interiori ed artistiche, narra le vicende di un gruppo di donne che cercando di sopravvivere praticano il male e la manipolazione, mostra inquietanti sequenze come se alla fine fossimo appostati fuori dalla finestra o in un angolo a spiare attraverso l’uso di riflessi e inquadrature da lontano. Un film del genere, l’atmosfera che crea, è difficile da scordare.

Le due cose che ho apprezzato maggiormente del film sono state la danza e l’audio comprendente i rumori di sottofondo e le musiche.

Per me la danza rappresenta la forma d’arte liberatoria, attraverso cui noi possiamo esprimere noi stessi e quello che noi veramente proviamo. E’ proprio attraverso la danza che le ragazze vengono manipolate, uccise e ispirate perché alla fine liberando gli istinti la manipolazione è facile: l’amore situato in una grande famiglia com’è quella compagnia di danzatrici, gli istinti quasi animali che sviluppano mentre i corpi si aggrovigliano sono  migliori strumenti per spezzare lo spirito individualista e formare l’artista che vuoi, quella da sacrificare all’arte. Secondo me non è un caso la morte di Olga o che la Mater Suspiriorum si trovi in una scuola di danza: la danza come viene detto non è una cosa piacevole, è il dolore che diventa passione, è nei respiri che rimbalzano sulle assi di legno mentre esse si piegano, è il dolore di una ragazza che si spezza l’osso mentre scopre di non essere all’altezza di quello che sta danzando. Una metafora bellissima, permea l’intero film ed è quello che mi ha stupito maggiormente da parte di Dakota.

Avete mai provato a chiudere gli occhi e ascoltare il film? Io no perché ho la memoria visiva e mi piace vedere, ma avrei potuto guardarlo in quel modo tanto è preponderante quel dettaglio, quel respiro che fa ogni attrice sul set, ogni passo che viene eseguito sul legno, ogni dito che tamburella o picchia la superficie sperando di trovare un segreto, ogni lacrima che impedisce la vista della trappola e qualunque altro rumore sinistro. Ma quanto era inquietante sentire ogni volta un respiro soffocato? E vogliamo parlare delle musiche? Sono trascinanti e sempre particolari e si intonano perfettamente con la situazione in cui sono immesse e anzi aiutano l’immedesimazione.

Ogni sequenza in cui musiche e danza si uniscono, quella è la magia presente nel film.

I personaggi li sento reali, quelli più importanti hanno tutti un percorso che li spinge inesorabilmente verso il massacro finale, alla Madre dei Sospiri. I miei personaggi preferiti sono ovviamente Susie, ma anche Sara e l’enigmatica insegnante di danza Madame Blanc perché in questo trio c’è un legame profondo ed è su di loro che mi sono sentito a disagio: giochi di specchi e riflessi, inquadrature lontane e incuneate, come se fossimo dei guardoni e guardassimo qualcosa di profondo, di intimo.

Susie mi è piaciuta un sacco. Lei è solo una ragazza con un incredibile talento che viene scelta per un ruolo apparentemente più grande di lei, anche se alla fine attraverso tutta la formazione che riceve è più che adatta, scopre se stessa in senso interiore e artistico, con un colpo di scena clamoroso ma che non sarebbe stato possibile all’inizio del film semplicemente perché all’inizio non aveva idea delle sue capacità di danzatrice, non conosceva il proprio talento, non quanto fosse grande almeno. Susie secondo me è riuscita a rendere estremamente sexy l’attrice che la impersona (Ana assolutamente ha fallito invece) perché in lei non vediamo un corpo da mettere in mostra ma invece una ragazza che crede in quello che fa, un corpo senza inibizioni che cerca solo di esprimere se stesso, tutta la sua forza sta nell’entusiasmo con cui danza, nelle espressioni sempre più intense con gli altri personaggi e nel sorriso innocente: una ragazza veramente affascinante.

Come ultimo punto, le streghe. Fin dall’inizio comprendiamo chi siano e quali sono poteri e forse questo è ancora meglio: data la trama, infatti, non potevano rimanere nell’ombra, sarebbe stato anche scontato come sviluppo; qualcosa di misterioso minaccia le ragazze e ciaone. Invece, in questo modo proposto dalla pellicola veniamo trasportati in una congrega fratturata in cui forti dissapori avvelenano i rapporti tanto da portare al suicidio una di loro, c’è una frattura come in Berlino e alla fine il twist finale è ancora migliore perché comprendiamo l’atmosfera di dubbi  e speranze verso un futuro prosperoso, capiamo quanto sia sbagliato quello che fa la tanto proclamata e mai mostrata Markos. E la magia delle streghe è stupenda: se una strega piange piange anche la vittima, se l’incantata Susie danza danza anche la vittima, quello che vogliono eseguono perché manipolano e plasmano; ma sono donne normali e come tutti hanno i loro problemi, proprio testimoniato dal suicidio a metà film e dallo scisma alla fine. Le ho adorate, è incredibile l’atmosfera onirica e malsana che riescono a creare!

Ecco, questo è il mio commento al film. Prima di andarlo a vedere avevo guardato le recensioni YT di Barbiexanax e Lorenzo Signore e letto quella proposta da Cinefatti; ovviamente le propongo tutte e tre per una buona visione dei contenuti più sferica possibile: perché questo film è una sfera perfetta, una volta che inizia la sua corsa niente lo ferma più! E’ un piacere orgasmico che dopo tanto intensità non solo ti soddisfa ma ti fa sospirare per tutto quello che hai appena osservato, facendoti riflettere per molto tempo.

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Edipo Re

Edipo Re è una tragedia di Sofocle, messa in scena per la prima volta nel 429-425 o il 415-411, e nella gara dei tragediografi che si teneva durante le Dionisie è valsa al suo autore il secondo posto. Questa tragedia che ha come protagonista la famiglia regnante di Tebe dimostra il grande interesse e la grande conoscenza che avevano Sofocle e quindi chiunque dei greci verso la mitologia e la letteratura: infatti, la saga dei Labdacidi ha sicuramente ispirato quest’opera d’arte che nei millenni è diventata un vero e proprio classico.

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Trama:
A Tebe imperversa una pestilenza e quindi la tragedia si apre con un coro che supplica Edipo di fare qualcosa. In questo modo veniamo introdotti alla storia e ai suoi personaggi, alla ricerca del re di Tebe Edipo che svolge dopo che scopre dagli oracoli che l’uccisore del proprio predecessore al trono vive libero tra i tebani e che per questo ora gli dei stanno sconvolgendo la terra per punirlo. Una lunga indagine basata sui ricordi e oscuri vaticini porteranno il re e sua moglie a scoprire un passato che era meglio fosse rimasto sepolto, un lungo percorso sulla scoperta della propria identità e dei legami affettivi.

Commento della lettura, traduzione di R. Cantarella:
Ho trovato la lettura italiana di questa tragedia estremamente stimolante e intrigante: secondo me, la prima parte potrebbe essere un buon giallo ante litteram perché attraverso una sequela di testimonianze possiamo ricostruire il passato oscuro che si cela nella famiglia reale tebana; la seconda parte, invece, è tragica, un dramma che sconvolge le dinamiche familiari e mostra le reazioni alla realtà sconvolgente che finalmente viene a galla. Mi sono piaciute anche le profezie mostrate come volontà divine e piene di significato, è terribile il discorso con cui Tiresia esce di scena! Il tutto mi ha intrigato fin dall’inizio ed è difficile perdersi se lo si legge nel tempo libero: molte volte i cori riassumono i fatti, quindi consiglio a tutti la lettura, soffermandosi sulle note che i libri propongono!

Ma chi era Sofocle?
Sofocle è stato un tragediografo nato circa alla fine del quinto secolo avanti Cristo e quindi possiamo dire con sicurezza che ha assistito alla parabola ascendente della democrazia ateniese, addirittura partecipando alla vita culturale della sua città come poeta e certe volte come magistrato, e intuito come si sarebbe conclusa la guerra con Sparta. Nel quadro di questa lunga situazione politica, egli ha colto il fragile destino dell’uomo nel mondo, racchiuso nel binomio inscindibile di capacità razionale e finitezza morale, e le insanabili contraddizioni dell’esistenza tra un’incerta presenza divina e la problematicità dell’organizzazione politica, delineando figure la cui tragicità emerge soprattutto da una condizione di estrema solitudine.
Le fonti offrono notizie spesso contrastanti sull’entità della produzione sofoclea: infatti, più di un centinaio di opere di cui molte spurie sono attribuite a lui, anche se di questa vasta produzione ne sono rimaste a noi leggibili e comprensibili solo sette, oltre a un certo numero di frammenti e ben quattrocentocinquanta versi ritrovati in un papiro di un dramma satiresco. Inoltre, a Sofocle sono attribuite all’incirca una ventina di vittorie, alcuni secondi posti e mai terzi; il tutto agli importanti agoni teatrali che si tenevano durante le Dionisie.

La visione poetica di Sofocle:
Le vicende che Sofocle porta sulla scena mostrano la perfetta conoscenza del materiale epico: infatti, egli ritaglia i segmenti che meglio si prestano alle necessità di quanto vuole comunicare arrivando a rielaborare e ampliare sezioni delle leggende citate attraverso brevi riferimenti, veloci riepiloghi e allusioni quasi impercettibili. Comunque, i riferimenti al mito non sono necessariamente interni alla vicenda e quindi possono essere utilizzati solamente per esemplificare in modo enigmatico la situazione in atto, come accade nell’Antigone: il dolore della ragazza viene paragonato a quello provato da Niobe per la morte dei figli.
I personaggi sofoclei acquistano una statura tragica grazie alla miscela operata dal loro autore, miscela che fonde sulla scena riflessione e racconto tradizionale. Da qui ci sono le riflessioni sulla mutabilità del destino dell’uomo e sull’impossibilità di valutarne le sorti prima del compiersi della vita(esemplari in Edipo Re): infatti, l’uomo è artefice della propria vita ma è anche costretto da limiti invalicabili dettati da Tuche, il destino. Inoltre, questi eroi si caratterizzano per il contrasto che li oppone all’ambiente circostante, che ne acuisce la disperazione e la risoluta solitudine; questa solitudine nasce sempre dalla consapevolezza del destino infausto che li attende e quindi non mostrano mai debolezze o incertezze conoscendo già la loro triste situazione che all’inizio della vicenda.
Come già citato nel mio commento di Edipo Re, l’incertezza che domina l’uomo e gli dei assenti è resa tramite gli oracoli, vaticini oscuri ma incredibilmente importanti nelle vicende. La vicende dell’eroe di questa tragedia che consiglio è esemplare: egli si pone sulle tracce dell’assassinio del precedente re Laio secondo le istruzioni dell’oracolo di Apollo ma affidandosi alla ragione e alle indagini alla fine si riconosce colpevole. È questa prevalenza della ragione sul mistico che lo porta ad accecarsi: perché vedere se non ha visto prima la forza del mistico e dei suoi crimini?
E poi, ultima caratteristica della letteratura sofoclea che porto alla luce per comprendere meglio Edipo Re è sicuramente l’ironia tragica. Infatti, assodato che miti presi come ispirazione sono conosciuti dalla maggioranza, il poeta li sfrutta per dare particolare rilievo ai personaggi in scena che vivono gli avvenimenti senza conoscerne il seguito; ma il pubblico lo sa benissimo, perché la stessa vicenda è già stata raccontata decine e decine di volte, tutta la Grecia la conosce già! Un esempio molto buono di ironia tragica è servito da Giocasta quando intima il marito di smettere con le sue ricerche perché a differenza del protagonista come il pubblico ha capito che niente di buono verrà alla luce da ciò. L’ironia tragica sortisce sempre un effetto straniante e veramente nel mio caso quasi soffocante: è come vedere senza potere fare nulla un bambino che lentamente si dirige verso un dirupo che non può notare, verso una terribile fine.

Edipo nella mitologia:
Edipo è universalmente conosciuto come il figlio del re di Tebe Laio, anche se i nomi della madre cambiano a seconda degli autori: i più famosi sono Epicasta, citata così nell’Odissea, e Giocasta come la conosciamo noi tramite le tragedie. Tralasciando il passato del personaggio che è narrato benissimo nella tragedia e che non si discosta dalle altre versioni, ecco alcune informazioni interessanti. Questo personaggio viene narrato o quantomeno citato da diversi autori: Sofocle, Omero, Pausania, Euripide, Apollodoro ed Eschilo; insomma, dai grandi autori del loro tempo!
Il bambino è chiamato Edipo (che significa ‘dal piede gonfio’) perché da infante è stato abbandonato sul monte Citerone per essere ucciso dalle bestie avendo pure i piedi forati e legati, situazione che lo renderà in futuro irrimediabilmente storpio.
Cresciuto con dei servi, ha lasciato la casa di suo padre a seguito di un oracolo e avvicinatosi a Tebe incontra, come citato nella tragedia di Edipo Re, la Sfinge! Lei gli fa la celebre domanda dell’essere che inizia su quattro zampe, poi due e infine tre e lui risponde giustamente che l’essere è l’uomo. Secondo alcuni il mostro furente si getta giù dalla rupe, seconde altri è lo stesso ragazzo a farlo. L’importante è che come ricompensa sposa la regina di Tebe Giocasta e ne diventa il re, dimostrando a tutti la propria integrità e l’arguzia che lo caratterizzavano. Da notare che sarà proprio questa sua integrità a rovinarlo…
Nonostante il triste destino di Edipo, in Edipo a Colono l’uomo riceve la protezione perfino dell’eroe greco per eccellenza Teseo e nell’Iliade viene nominato perché viene detto che i suoi funerali sono stati svolti a Tebe. Questo fatto secondo me fa molto riflettere sule diverse situazioni che il destino ci propone: infatti, siamo solo formiche in balia dello tsunami del fato, pronto a travolgerci come meno ce lo aspettiamo!

Edipo nella psichiatria:
Tralasciando la visione di Freud che conoscono anche i muri, ho trovato interesse in quella di Paul Diel: egli vede nei tendini tagliati che lo renderebbero zoppo la riduzione dell’anima, riduzione che renderebbe il personaggio un uomo nervoso perché egli sovracompensa la propria inferiorità con l’attiva ricerca di una superiorità dominatrice, ma il successo esteriore può divenire causa della sua sconfitta interiore; inoltre, la gola stretta dove viene assassinato Laio, il padre di Edipo, simboleggia il subconscio, dove esiste il conflitto mortale che lacera l’anima dello zoppo: l’ambivalenza tra la vanità sconfitta e quella trionfante. Inoltre, sposare la propria madre potrebbe essere visto come un eccessivo attaccamento alla terra: infatti, Edipo esalta i propri desideri terreni e se ne rende prigioniero e proprio perché è estremamente vanitoso che non può accettare la verità di essere l’assassino del padre e il marito della madre e quindi si acceca solo per non vederla; l’accecamento vanitoso è completo, la luce interiore di estingue e lo spirito muore.
Trovo questa visione della leggenda molto interessante perché alla fine chiunque può essere Edipo se non accettiamo la nostra identità e non apriamo gli occhi! Alla fine, se non ci ascoltiamo e non ascoltiamo gli altri subiremo qualcosa di simile alla maledizione di Medusa: ciò che non accettiamo ci pietrificherà e non potremo più vivere la nostra vita come vorremmo per i nostri sensi di colpa e le nostre rimuginazioni!

Bibliografia:
-Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999
-Chevalier, J e Gheerbrant, Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015
-Del Corno D.,Cantarella R., Sofocle: Edipo Re, Milano, Oscar Mondadori, 2014
-Rossi R., Gallici U. C., Vallarino G., Fadda M., Pezzoli F., Cignolo C.,Marchetti C., Mensio A., Menel E., Porcelli A., Crosetto F., Guarini E., Ellenikà: Letteratura testi cultura greca, Varese, Paravia, 2005

Dracula

Dracula è un romanzo scritto dall’irlandese Bram Stoker nel 1897, ispirato alla figura di Vlad III Principe di Valacchia. Scritto in forma di stralci di diari e di lettere, Dracula è uno degli ultimi, se non l’ultimo, dei grandi romanzi gotici. Mito del vampiro aristocratico, staccato dall’immagine del vampiro presente nel folklore, lanciato nella letteratura da John William Polidori, Stoker realizza un romanzo dalle atmosfere cupe, in cui l’orrore e la minaccia assillano i protagonisti, in un crescendo di emozioni che conduce alla scoperta dell’orrore rappresentato dal tetro vampiro.

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Trama:
Seguiamo le vicende di un gruppo di persone che devono fronteggiare la minaccia rappresentata dal Non-Morto Dracula dopo che questo ha iniziato a pianificare la sua caccia su territorio inglese chiamando in casa sua l’avvocato inglese Jonathan Harker per comprare alcune proprietà. Da quel momento, da quando Jonathan arriva in quel territorio così ricco di superstizioni, morte e mistero e paura e coraggio si misceleranno nei cuori del gruppo che con il tempo incontrerà e si scontrerà con il Conte, aprendo una caccia di cui non si capiscono i ruoli ma che segnerà molte vittime tramite il dolore e la pazzia e la solitudine, facendo paventare che la pace non sia raggiungibile.

Commento generale:
Questo libro mi è piaciuto molto, ho apprezzato la storia e l’alone di mistero che la impernia grazie ad atmosfere cupe e l’uso intelligente della natura, che è controllata dall’antagonista essere primordiale mentre i protagonisti utilizzano le invenzioni tecnologiche e la religione. La struttura epistolare all’inizio l’avevo trovata estremamente peculiare e funziona molto bene con i primi diari di Jonathan in cui il gotico spadroneggia come padrone assoluto della scena e nel diario di bordo del capitano perché la superstizione e la paura la sentiamo anche noi, ma poi con il proseguimento della lettura di questi diari le lettere perdono la loro unicità per colpa di dialoghi lunghissimi e la perdita di continue impressioni ed emozioni: ormai la narrazione epistolare non si distingue dalla narrazione normale in terza persona anche perché sembra strano tutti abbiano una tale memoria da giustificare la presenza di interi dialoghi tra le righe! E poi mi è piaciuto come nella prima parte del libro ci si concentra sulla costruzione del mistero applicando una forte superstizione mentre nella seconda parte prevale la ragione e la forza umana e la misericordia, a ricordarci che siamo tutti umani e uniti possiamo fare qualsiasi cosa nella positività.

Impressioni positive:
-Mi è piaciuta la rappresentazione del vampiro come un essere dannato che cerca la pace inconsciamente senza mai poterla raggiungere come un Non-Morto. Poi mi sono piaciuti i suoi poteri legati alla natura.
-Il gotico, prevalente all’inizio nel castello e poi intelligentemente trasportato a Londra nelle villette abbandonate e in giro per il testo grazie ai poteri demonici del Conte, tra nebbia e paure ancestrali e le bufere di neve.
-Mina, il personaggio migliore del libro: una donna forte, emancipata, attiva ma comunque relegata al ruolo di segreteria, anche se alla fine consapevole di stare per diventare passiva finirà per impugnare una pistola e unirsi alla caccia.

Impressioni negative:
-La forma epistolare non si discosta molto dalla normale narrazione verso la metà del libro; troppi dialoghi e troppe poche impressioni ed emozioni.
-La fine è troppo corta, speravo in un climax degli eventi migliore.

Alla fine è un bel libro, facile da leggere e obbligatorio da leggere, consigliatissimo.^^

Curiosità basate sull’introduzione alla lettura di Dracula di Riccardo Reim:

Stoker affermò che l’idea definitiva del libro gli venne da un incubo causato da una scorpacciata di gamberi in insalata: addormentandosi sognò di essere un terribile vampiro che dalla tomba si svegliava per compiere orribili misfatti. Quindi, si documentò passando ore a consultare libri e mappe del British Museum finché non trovò tutto ciò che gli serviva per costruire il suo romanzo: autentiche tradizioni sui vampiri, la storia dell’inquietante personaggio storico Vlad Dracul e infine la terra migliore per ambientare la storia, cioè la Transilvania. A formare la sfaccettata figura del protagonista contribuirono in varia misura Polidori e Prest (autori rispettivamente di The Vampire e di Varney the Vampire), Lewis (The Monk), Radcliffe (The Mysteries of Wanderer) oltre a Irving che sembra a detta di Stoker il ritratto del personaggio.

Ha fatto un ottimo lavoro non credi?^^

 

Hellraiser

Hellraiser è un film del 1987 scritto e diretto da Clive Barker, già scrittore del breve romanzo dell’orrore Schiavi dell’inferno da cui è stato tratto il film.

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Trama:
Larry e la seconda moglie Julia decidono di trasferirsi in una villetta, abbandonata da anni, alla periferia di Londra. La casa è stata teatro di una torbida relazione tra Julia e il cognato Frank, i cui resti si trovano ancora nel luogo. Durante il trasloco Larry si ferisce a una mano e il sangue caduto a terra fa sì che Frank, in realtà imprigionato in una mostruosa condizione di disfacimento fisico causato dall’apertura di una misteriosa scatola, torni in vita. Julia, sentendo degli strani rumori provenienti da una camera, va a controllare e scopre che il suo ex-amante è ancora vivo seppur in condizioni fisiche disastrose.

Per tornare alla sua condizione normale ha bisogno di sangue e Julia decide di aiutarlo fornendogli delle vittime. Larry si accorge che c’è qualcosa di strano nel comportamento della moglie e ne parla con la figlia, Kirsty, alla quale chiede di fare compagnia a sua moglie mentre lui è al lavoro. La ragazza il giorno seguente si reca nella villetta e vede Julia entrare nell’abitazione con uno sconosciuto. Insospettita entra in casa e scopre il terribile segreto. Frank non può permettere che si venga a sapere della sua condizione e tenta invano di uccidere la ragazza che scappando entra in possesso della misteriosa scatola…

Cast principale:
Ashley Laurence: Kirsty Cotton
Andrew Robinson: Larry Cotton
Clare Higgins: Julia Cotton
Sean Chapman: Frank Cotton
Doug Bradley: Pinhead

Informazioni generali:
Genere: orrore, fantasy
Regia: Clive Barker
Soggetto: Clive Barker (romanzo)
Sceneggiatura: Clive Barker
Produttore: Christopher Figg
Fotografia: Robin Vidgeon
Montaggio: Richard Marden
Musiche: Christopher Young
Scenografia: Michael Buchanan

Commento:
Questo film è splatter, quasi grottesco e visivamente violento; ma non solo. Secondo me questo piccolo capolavoro altamente filosofico è basato sulla tragedia greca: cosa è di più tragico di vivere tradendo tuo marito, avere l’amore scomparso e infine morire proprio per il tuo amore ritrovato??
Ciò che ho apprezzato maggiormente sono le contrapposizioni quasi ossimoriche e i giochi di luce, qualità semplici da gestire che però non annoiano mai e anzi riescono ad alzare l’ansia e portare il tutto in una dimensione quasi onirica. La contrapposizione più forte ovviamente è quella tra i due fratelli, argomento topico, ma anche la scena della comparsa di Frank: Julia si allontana dalla cena gioiosa e avviene una delle scene più cruente in contrapposizione alla felicità al piano di sotto; interessante è che psicologicamente come in Jane Eyre più si sale nel palazzo più la dimensione orrorifica e psicologica dei personaggi aumenta! I giochi di luce invece sono quelli che accompagnano la venuta dei Cenobiti, che emergono da una luce blu che li svela dall’ombra, e la stanza rossa a fine film.
Prima ho parlato di tragedia greca perché secondo me ce ne sono di elementi per parlarne: la storia di Julia può benissimo adattarsi a quel modello di eroine; l’ironia tragica avvolge il personaggio del padre perché è in pericolo in quella casa , avvengono terribili omidicidi, noi lo sappiamo e vediamo che va incontro al suo destino più di una volta da perfetto inconsapevole di tutto; i Cenobiti possono essere visti come divinità che salvano la ragazza pretendendo però un sacrificio che può essere o l’anima della stessa o la scatola. Poi forse mi sono immaginato tutto!
Altre cose da annotare sono il fuoco e la pioggia purificatori a fine film, la totale nullità della Chiesa rappresentata dalle suore che vedono la protagonista in stato pietoso e si limitano a guardarla male, la comparsa di Frank scheletrico che è angosciante!!

Bel film di genere, prima o poi voglio leggermi il libro!^^

Ps: ecco qui un articolo di Lucius Etruscus che merita di essere letto! Stupendo e veramente interessante 🙂

Che poi, cosa vuol dire essere uomo?

Non capisco perché una ragazza possa giocare a calcio ma un ragazzo non possa imparare a truccare. Me lo chiedo perché sui siti di giochi online i trucchi, i vestiti, i capelli sono tutti giochi da ragazze e quindi proibiti ai ragazzi non da una regola precisa ma dal buon costume: bisogna inculcare nella loro testolina che l’uomo non deve avere paura di prendere decisioni e deve essere virile. Che poi, cosa vuol dire essere uomo?

Secondo me, i bambini dovrebbero disegnare maggiormente, guardare cartoni con una grafica migliore come i vecchi anime o i cartoni anni 2000 o ancora meglio quelli disegnati a mano, dovrebbero allenare l’occhio al colore perché sennò lo perderanno e da grandicelli non sapranno neanche disegnare una mucca. E ho visto che succede facendo l’animatore in quella fascia d’età.

Ecco.

Avrò fatto abbinamenti osceni ma comunque mi sento soddisfatto perché ho allenato l’occhio agli abbinamenti cromatici e forse un giorno farò lavori artistici meno banali e brutti ma invece più originali.

 

Brazil

Brazil è un film del 1985 diretto da Terry Gilliam. Il film è ambientato in un mondo distopico, in cui la burocrazia ha preso il sopravvento in ogni attività dell’uomo e, combinata al cinismo spietato dei potenti, uccide chi tenta di ribellarsi e i pochi che ancora riescono a sognare.

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Trama:
In un futuro distopico Sam Lowry è un semplice impiegato che decide di accettare la promozione al Dipartimento informazioni con il semplice scopo di rintracciare una donna che gli è apparsa in sogno e di cui si è subito innamorato; per incontrarla deciderà di andare contro ogni legge in un mondo controllato dalla burocrazia e dalla tirannia dei ricchi, finendo spesso in situazioni al limite del grottesco.ù

Cast principale:
Jonathan Pryce: Sam Lowry
Kim Greist: Jill Layton
Michael Palin: Jack Lint
Ian Holm: Mr. Kurtzmann
Robert De Niro: Archibald “Harry” Tuttle
Katherine Helmond: Ida Lowry, la madre di Sam

Informazioni generali:
Regia: Terry Gilliam
Soggetto: Terry Gilliam
Genere: fantascienza, grottesco, drammatico
Durata: 132 min
Sceneggiatura: Terry Gilliam, Tom Stoppard, Charles McKeown
Produttore: Arnon Milchan
Fotografia: Roger Pratt
Montaggio: Julián Doyle
Effetti speciali: Ron Burton
Musiche: Michael Kamen, Kate Bush, Ray Cooper
Scenografia: Norman Garwood

Temi:
– ricchezza e povertà: molto importanti, dimostrano come i ricchi siano agevolati e vivano al sicuro in posti spaziosi e belli e possono permettersi le proprie bizzarrie.
-la ricerca ossessiva della bellezza: le vecchie cercano di essere belle lasciando perdere cose più importanti della loro vita come perfino la dignità e la famiglia.
-la società e il malessere: è presente una forte critica alla società, tanto che per vivere bene bisogna vivere come eremiti lontani da tutto.
-l’ingiustizia: in una società quasi dittatoriale la giustizia è arbitraria e le leggi sconosciute ai più; i torti sono troppi.

Commento:
Mentre i miei genitori lo hanno definito subito spazzatura, io ho provato a guadagnare tempo per continuare lo zapping aspettando la pubblicità; infatti, non sapevamo che film fosse perché non conoscevamo il titolo ma già da quando avevo iniziato a seguirlo (dal sequestro dell’uomo sbagliato) ho notato una trama particolare e qualcosa di misterioso e intrigante come le scene del sogno.

Andando avanti con la visione mi hanno colpito questi palazzi altissimi, queste riprese che fanno venire le vertigini, esterni freddi ma caotici, quasi sempre pieni di gente mai contenta, infelice. Invece, gli spazi interni più frequenti, cioè quelli della povera gente, sono claustrofobici, disordinati, continuamente danneggiati dalle forze pubbliche e soffocanti (esempio è l’appartamento del protagonista); al contrario, gli ambienti dei ricchi sono colorati, spaziosi, ricchi di decorose eccessive al limite del barocco e del terrore vacui e le persone perdono tempo a inseguire sogni effimeri come una bellezza perenne perdendo tempo e famigliari, quasi a sottolineare la vacuità della loro presenza e il loro distacco da quel mondo opprimente grazie alla loro ricchezza.

La parte più interessante è stata la rappresentazione del sogno che il protagonista continua ad avere ad occhi aperti, grazie a cui possono notarsi alcune caratteristiche di quel mondo: le bambole minacciose sono gli impiegati statali, la ragazza da salvare è la gente povera e impotente, il ninja simboleggia la società politica e la polizia aggressiva che la rappresenta e la tiene a bada. Infatti, appena nel sogno cerca di combattere questi nemici, perde inevitabilmente le ali.

Il finale mostra che per vivere bene bisogna scappare da questa società che applica favoritismi e nepotismi, dove il debole non viene aiutato ma sfruttato per il bene dei ricchi. Infatti, il protagonista per vivere serenamente sceglie di ribellarsi e fuggire, anche se alla fine si scoprirà che è impossibile fuggire. Una scena molto amara.

Questo film mi è piaciuto moltissimo, ha delle inquadrature che si focalizzano riguardo all’altezza, alla claustrofobia e alle emozioni umani, come quando lui va dalla vedova. Lo consiglio a tutti, ma guardando la reazione dei miei genitori al film forse non tutti potrebbero apprezzarlo come ho fatto io…

Penso e sbaglio: espressione

Grazie al sito StarSue ho potuto colorare digitalmente questa immagini mettendo solo il colore e guardando come veniva l’insieme grazie a sfumature preimpostate e la possibilità di cambiare e fare infinite versioni. A proposito, piacciono gli accostamenti di colore?

Comunque, questa cosa mi ha fatto riflettere: i bambini di oggi non hanno fantasia; infatti, se do un foglio bianco su cui disegnare ai miei Lupetti solo uno avrà un’idea scarsa e tutti gli altri lo copieranno peggio. Secondo me questo è dovuto dal fatto che i cartoni e i fumetti come il Topolino ora hanno una grafica molto peggiore e non si concentrano più sulla fantasia lasciando così il posto a storie che alla fine sono sempre le stesse (anche se stanno diventando pure volgari). Dove sono finiti i buoni anime di una volta, i disegni fatti a mano dei Topolini o almeno disegni decenti al computer? E’ ovvio che i bambini non hanno più fantasia se vedono solo porcherie e pensano solo al calcio: mi ricordo che tutti i miei compagni di classe e amici riuscivano a disegnare di mente, ora non più…

E poi, se c’è questo pensiero che i colori, le bambole, il disegno e cose varie siano da bambine intanto secondo me si va avanti con i pregiudizi contro le donne e il loro lato sensibile da schifare e poi veramente l’attenzione ai colori e alla bellezza del mondo vanno dimenticate!

Questa è la mia opinione.

La mia Venezia: msn

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Sono stato con l’università di Ca’ Foscari gratuitamente a Venezia e quindi mi sono fatto un giro accompagnato dalle indicazioni stradale sui muri delle vie per trovare la mia meta, una meta molto interessante e che mi ha aperto gli occhi sul nostro passato grazie a ossa varie, una mummia e molte pietre, molti animali impagliati e suggestive luci che illuminano le stanze buie.

Ma dove sono stato?

Al Museo delle Scienze Naturali di Venezia, naturalmente, e consiglio a tutti di andarci.^^

Ecco alcune foto che possono ispirare la visita!

PS: nel museo c’è moltissimo di più, non ho voluto semplicemente fare spoiler^^

 

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Alcuni soffitti sono antichi e hanno delle decorazioni bellissime!
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Moltissimi resti di animali, impagliati o solo ossa
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Moltissime pietre da ammirare purtroppo però senza identità…
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Una mummia!
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Bellissime lanterne magiche

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