Rita Levi-Montalcini, il film

Buongiorno, oggi desidero condividere con voi le mie riflessioni sul film semi-biografico su Rita Levi-Montalcini, andato in onda in prima visione il 26 Novembre 2020.

Commento

Ho visto il film di sera, durante la prima televisiva, con la mia famiglia. Parla di una vicenda che si ispira alla vita e all’impegno della grande scienziata e ricercatrice Rita Levi-Montalcini; grazie a lei è iniziata la ricerca per le malattie più rare e quindi in questo film semi-biografico viene mostrato un episodio che sarebbe benissimo potuto accadere.
Rita Levi-Montalcini la conoscevo solo di nome, come una delle grandi Nobel italiane; grazie a questo film ho potuto associare un volto e una storia a un grande nome della scienza.

Le vicende narrate nella pellicola partono subito dopo la vittoria della donna al Nobel; quindi da quel momento la storia procede molto condensata alternando la ricerca per salvare una bambina dalla cecità ai flashback che mostrano le sue vittorie passate. Credo che si capisse che la vicenda fosse inventata perché il presente è troppo condensato di eventi, si vede che non ci sono tempistiche reali ma solo quelle drammatiche per mostrare l’importanza della ricerca attuata. Credo che le parti più interessanti siano ovviamente i flashback perché ci mostrano con semplicità e senza tanti fronzoli tutto ciò che lei con coraggio e decisione ha fronteggiato.

una donna forte 
  • Prima vediamo che da bambina si sentiva diversa perché le altre bambine andavo a catechismo ma lei era ebraica;
  • poi decide di anteporre gli studi al matrimonio per seguire i propri sogni accademici;
  • alla facoltà di medicina lei è l’unica donna;
  • proprio quando pensava di essersi affermata come una delle migliori del corso (intrigando pure il professore più ostile e pretenzioso) viene cacciata perché ebrea negli anni del fascismo.

Ma è qui che viene mostrata la sua perseveranza: infatti, incoraggiata dal suo professore continua la ricerca a casa propria utilizzando gli embrioni di gallina nelle uova e riesce pure a smentire la tesi di un accademico americano che la invita a lavorare con lui in America!

Insomma, il film decide di non spiegare perché è considerata un modello ma invece preferisce mostrarcelo con chiare scene veloci ma incisive. Lei è una donna forte, ha combattuto per seguire il proprio sogno di aiutare gli altri, ha scelto di rimanere una ricercatrice perché non riusciva a sopportare il dolore dei pazienti che non poteva curare e grazie alla sua ricerca ne ha curati molti di più.

una narrazione classica e deboluccia

Purtroppo, però, la parte narrativa che mostra il presente è molto classica e  topica: prima lei si rifugia nella scienza perché dopo anni di ricerche è convinta di non potere fare nulla e poi ovviamente, essendo questa pellicola un elogio alla questa donna straordinaria e alla scienza, si affanna in una corsa contro il tempo dopo aver trovato l’idea vincente.

Inoltre, è interessante che lei faccia spesso dei confronti tra il presente e il passato:

  • il suo collaboratore parla di un convegno a cui era andato il giorno prima e le mostra una foto in cui lui era l’unico uomo tra le scienziate/dottoresse; lei di rimando gli porge la foto del suo corso di medicina in cui era l’unica donna;
  • si meraviglia quando scopre che le ricercatrici della nuova generazioni sono tutte con figli ma separate: lei per seguire il suo sogno aveva rinunciato alla famiglia perché ai suoi tempi doveva scegliere tra le due cose; afferma che la prossima generazione di scienziate saranno sì con figli ma anche con il marito.

Per finire, espongo un ulteriore tema: se non avessero sperimentato sui conigli, la bambina sarebbe diventata cieca. Se siete contrari alla sperimentazione animale, su chi devono sperimentare? Sui condannati a morte del carcere italiano? Sui pazienti stessi già fragili di loro?

Con questo interrogativo vi lascio, vi consiglio questo film perché pur presentando una storia di fantasia mostra realmente una donna che ha fatto la storia. Ed Elena Sofia Ricci è mostruosa, da vedere assolutamente.

le donne forti nella storia

Inoltre, questo post è nato anche come collaborazione con il blog Gaialor95, che come sapete sta facendo un ciclo sulle grandi donne della storia. Quindi, se volete collaborare anche voi presentando film, biografie o pensieri, è sempre ben disposta a conoscere nuove donne che con le loro decisioni hanno lasciato un marchio nella storia!

Ciao.^^

Kingsman

Buongiorno, oggi voglio parlare di una saga cinematografica che al momento è al secondo capitolo capitolo ma che promette molto bene: Kingsman, Secret Service e The Golden Circle! Quindi, per conoscerla e sapere nel dettaglio perché darle un’opportunità, rimanete con me!

Commento generale:

Kingsman è un franchise nascente di film d’azione caratterizzati da un’alta dose di umorismo e di violenza, oltre che a un ritmo frenetico e una grande cura per i dettagli. I due film che sono usciti finora hanno chiaramente come fonte di ispirazione la saga del celebre 007 ma estremizzano il concetto di spia seducente e abile combattente riuscendo a creare un proprio stile.

Entrambi i film possono vantare casting stellari sia nei ruoli di protagonisti che nei villains. Personalmente Colin Firth e Julianne Moore, oltre all’emergente Taron Egerton, sono gli interpreti più sfaccettati e regnano durante la narrazione, vivendo scene che tolgono letteralmente il fiato. Come si sarà potuto notare dall’attrice appena citata, secondo me il villain del secondo film è il migliore: infatti, se entrambi hanno fini più grandi – e in un certo senso giustificabili – il personaggio di Julianne rimane più impresso anche solo per la sua entrata in scena.

Per concludere, faccio notare che entrambi i film hanno due minions con disabilità, caratteristica che non è dominante nei loro tratti ma che invece viene sfruttata con dinamicità e ‘splatterosità’ nelle scene di combattimento. Quanti film conoscete che trattano i disabili come personaggi con un proprio carattere e abilità piuttosto che come semplici disabili-ebbasta?

Ciaone e alla prossima, da qui iniziano gli spoiler! Se vi è piaciuta la mia introduzione generale, potete sempre seguirmi su IG per aggiornamenti vari o leggermi nel mio altro blog!

Ciccino, hai fame? 💙

Commento spoiler di Secret Service:

Kingsman Secret Service è un film di formazione che inizia con un ragazzo di strada vessato dal patrigno e finisce con un giovane uomo che salva la madre dalle violenze domestiche.

Durante la narrazione è facile simpatizzare con il protagonista: cerca più volte di salvare la madre dal patrigno ma inizialmente non ne possiede le capacità, pur non possedendo un’alta istruzione riesce ad apprendere facilmente grazie all’astuzia e alla testardaggine e con coraggio supera le prove che gli vengono poste davanti. E che prove! Queste prove sono pensate apposta per far breccia nello spettatore: infatti, chi non si spaventerebbe in una stanza che si riempie inesorabilmente di acqua? Oppure buttarsi dall’aereo e scoprire di essere senza paracadute? E chi potrebbe uccidere il cagnolino allevato con tanto amore? Ma lui fa sempre la scelta giusta dimostrando astuzia e buon cuore.

Inoltre, solo io ho notato che le scene sono cicliche? Insomma, all’inizio lui non può salvare la madre e alla fine pesta il patrigno regalandole un appartamento (e quindi una via di fuga); lui non era riuscito ad uccidere il cane ma alla fine è lui a compiere la strage nella base dei cattivi; la sua amica e collega di corso aveva detto una volta di soffrire di vertigini e poi sarà lei a lanciare il missile al limite dell’atmosfera! Voi l’avevate notato?

Cambiando argomento, il villain è interpretato da un ingenuo Samuel L. Jackson che ha accettato il ruolo perché questo è il lavoro più simile a quello di un villain appartenente alla saga del celebre 007 (suo grande sogno). I suoi intenti, sterminio dell’umanità a parte, possono essere molto condivisibili: infatti, viene detto spesso che stiamo consumando l’ambiente e che il nostro numero sta aumentando a dismisura; quindi è naturale pensare a uno sterminio. No??? Inoltre, anche il mezzo utilizzato è pieno di riflessioni, soprattutto perché molte volte non capiamo nemmeno ciò che stiamo utilizzando!

Quindi, io consiglio la visione di questo bel film anche se devo ammettere che potrebbe non piacere perché unisce la violenza alla comicità ed è veramente splatteroso; ma ha inquadrature e ambienti/costumi stupefacenti!!

Commento spoiler di The Golden Circle:

Kingsman The Golden Circle è un degno sequel, estremizza tutto ciò visto nel precedente capitolo; per cui salto le parti generali e mi fiondo su quelle calienti: Julianne Moore interpreta una dolcissima psicopatica e la sua entrata vi rimarrà in testa per il resto del film! Ve la metto giù, a fine commento; mamma mia…

Di questo film mi è piaciuta l’introduzione degli Statesman, organizzazione di chiaro stampo americano che, come la controparte inglese, rende armi micidiali i simboli della propria cultura di appartenenza. Fighi e con uno stile molto meno tirato e più caciarone, sono letteralmente i salvatori dei Kingsman – almeno di chi rimane – e sono una simpatica aggiunta in un franchise che rischiava di ripetersi in film diversi ma sempre con la stessa formula (007); e per di più, questa aggiunta regala pure una simpatica e casta Halle Barry e diversi primi piani del pacco di Channing Tatum. E… Il ritorno di Colin Firth nel ruolo di Kingsman!!

Inoltre, la storia del protagonista progredisce ponendogli di fronte anche delicate decisioni: la creazione di una famiglia, se sposarsi, se tradire la propria ragazza per salvare il mondo e capire se l’alleato su cui ha riposto la propria vita lo possa tradire; dopotutto, sono tutte scelte che quel James Bond che tanto ha influenzato la saga non ha mai dovuto porsi! Di nuovo, però, viene mostrato il buon cuore del ragazzo che fa le scelte giuste.

In generale, in comune con il primo film ha l’alta dose di violenza, anche se adesso è molto meno evidente a favore di azioni più psicologiche; per capire, basta solo pensare all’hamburger! Inoltre, la creazione di una droga avvelenata e l’utilizzo tanto spregiudicato della tecnologia (riuscendo ad arrivare a risultati sbalorditivi) possono essere temi molto importanti, soprattutto in tempi in cui l’uomo è in grado di inventare qualsiasi cosa non accorgendosi però degli effetti negativi delle proprie invenzioni (es: i fertilizzanti e i detergenti che hanno portato al degrado di molte risorse idriche).

Per concludere, vi invito a guardare la clip che ho scelto appositamente: è la prima scena di Julianne Moore e vi rimarrà impressa a lungo! Per risollevarvi, è la scena peggiore del film e come contraltare c’è un simpaticissimo Elton John in varie scene della pellicola.

Ciaone e alla prossima! Se vi è piaciuto, potete sempre seguirmi su IG per aggiornamenti vari o leggermi nel mio altro blog!

Scooby-Doo! Adventures – La mappa del mistero

Scooby-Doo! Adventures – La mappa del mistero è un film in stop-motion realizzato con la tecnica dei pupazzetti nel 2013 (data americana).

Scooby-Doo! Adventures – La mappa del mistero mi è proprio piaciuto, è la prima volta che viene realizzato un film del franchise con questa tecnica e devo dire che il risultato seppur molto semplice è veramente carino.

Tutta la vicenda ruota attorno a una fantomatica mappa del tesoro che la nostra banda di investigatori trova per caso in uno dei cartoni delle pizze che avevano precedentemente ordinato; tuttavia, dal ritrovamento vengono presi di mira prima da un enorme pappagallo verde e poi da un puzzolente pirata fantasma!

La trama è molto lineare anche se con alcune sorprese, sorprese che purtroppo vengono leggermente svalutate dalla poca presenza di personaggi sospettabili. Secondo me, è da guardare perché presenta al suo interno i tipici inseguimenti senza logica negli ambienti tra i protagonisti e il villain di turno, scene non troppo lunghe e intervallate da effetti grafici che tengono alta l’attenzione e diverse innovazioni studiate apposta per la tecnica nuova al franchise (le trasformazioni di Scooby).

A livello tecnico, Scooby-Doo! Adventures – La mappa del mistero è un film impressionante. Gli artisti riescono a creare queste fedeli riproduzioni dei personaggi pure con inserti mobili unici (come gli occhi mobili di Velma dietro agli occhiali) e trasformano oggetti di uso comune in oggetti carichi di importanza per le ambientazioni o le investigazioni. Un’ulteriore prova della cura delle ambientazioni e degli oggetti di scena è che personalmente non sono riuscito a capire la scala di grandezza del set!

Insomma, Scooby-Doo! Adventures – La mappa del mistero è un film per bambini, lo si vede dalla trama estremamente lineare e piena di colori e lavori post-produzione per tenere alta l’attenzione, ma per un appassionato di cinema può piacere anche solo per vedere come sono riusciti a gestire la stop-motion!

Ciao, vi lascio il trailer del film.^^

PS: ho deciso di postare questa piccola minirecensione, più un commento che una vera recensione, dopo un sondaggio sul mio account Instagram! Quindi, se volete seguirmi e avere anche avvisi e tanto altro, questo è il nick: austindove_blog98 .

PPS: se vi è piaciuto questo post, leggete anche quelli raccolti in questo link, sono tutti sui film di Scooby-Doo! E questo, invece, sulla tecnica della stop-motion!

CIAONE e alla prossima!^^

10 baci plateali nei film

Buongiorno!

Oggi torniamo con una bella lista di film tutti accomunati da un unico particolare: un bacio finale plateale! Sì, uno di quei baci di fronte a mezzo mondo che piacciono così tanto ai nostri amici americani; non importa che siano commedie o storie romantiche, il bacio finale con tanto di coro di incitamento non manca mai!

Ecco 10 baci plateali nei film:

§ Appuntamento con l’amore

§ Mai stata baciata

§ Ricatto d’amore

§ Una pallottola spuntata

§ L’insegnante

§ Il principe cerca moglie

§ Boygirl: problemi di sesso

§ I perfetti innamorati

§ Una telecamera per due

Questa è la mia lista. Come vedete tra questi titoli ce n’è perfino uno italiano, mentre tra quelli americani ci sono delle piccole perle come I perfetti innamorati e Ricatto d’amore;

E voi, quali conscevate? E ne conoscete altri? Ciao!

Il Diavolo veste Prada

Buongiorno, oggi parliamo di un film che ha condiviso con il resto del mondo uno dei personaggi più iconici per il mondo della moda nei film: Il Diavolo veste Prada! E il personaggio che è diventato un’icona è ovviamente la favolosa e stronzissima Miranda Priestly di Meryl Streep!

Di cosa parla:

Il Diavolo veste Prada vede Andrea, detta da tutti Andy, cerca lavoro come giornalista dopo essersi laureata a pieni voti presso una prestigiosa università; dopo diversi tentativi, finalmente viene richiamata dalle risorse umane di Runaway per lavorare come segreteria di Miranda Priestly. Quello che non sa è che il suo capo è il Diavolo in persona!

Commento:

Il Diavolo veste Prada è uno di quei film che ti rasserenano la giornata, tu lo vedi trasmesso in televisione e dici “Sì, lo voglio vedere” perché, alla fine, la struttura del film è quella della fiaba e tu guardandolo lo capisci: nella sua normalità, la protagonista realizza i propri sogni di carriera riuscendo nel lavoro che tutte vorrebbero ma, capendo saggiamente di ricercare altro, si licenzia trionfalmente con un sorriso sulle labbra. Ti mette il buon umore e ti fa sognare!

Adoro Il Diavolo veste Prada, secondo me è una bellissima commedia che è narrata come una fiaba, dentro al favoloso e ricco di bellezza mondo della moda.

La protagonista è interpretata da Anne Hathaway in splendida forma, qui la classica ragazza della porta accanto; inoltre, come in altri film in cui ha recitato, anche qui si presta nella trasformazione da fogna a fregna. Il suo personaggio durante l’arco del film subisce un profondo cambiamento, rivelando un carattere molto meno forte di quello che credeva di avere millantando la sua bella laurea e criticando le sue colleghe: infatti, di concreto inizia ad avere veri risultati solo a metà film, quando per puro caso dice il nome giusto al galà del capo. Peccato che se non fosse stata aiutata prima si sarebbe dimessa (colloquio con Nigel), poi sarebbe stata licenziata (aiutino di Christian) e infine se Emily non fosse stata fragile non si sarebbe presentata ad aiutare Miranda al galà; inutile girarci intorno, Andy di suo non è molto brava nel suo lavoro. Per fortuna, Anne Hathaway  è una perla splendente e regge benissimo il ruolo, grazie ad espressioni da cagnolino bastonato e un sorriso smagliante!

Gli altri personaggi non sono da meno.

Emily, presentata in ogni scena con un dettaglio di moda sempre leggermente differente nel suo abbigliamento, rappresenta benissimo il rapporto di amore e odio che lega le due colleghe: mostrata sempre agitata, le due non si sopportano molto anche perché hanno entrambe lavori molto differenti, lavori che l’una invidia all’altra. Di Emily in verità non sappiamo molto, ma conosciamo il suo amore per la moda (infatti, rinfaccia spesso a Andy di vestirsi come ‘na befana) e del suo sogno di andare a Parigi, come si vede grazie allo sfondo del suo computer. Inoltre, solo con Andy tiene un comportamento glaciale, andando anche a pranzo con le altre colleghe, oltre ad avere una vera e propria venerazione per Miranda. Qui Emily è veramente brava, è una delle poche attrici che incarnano perfettamente il personaggio letterario, o almeno come me lo ero immaginato: ha il phisique du role perfetto, tra uno sguardo gelido ma espressivo e una linea filiforme.

Miranda, invece, è l’icona che tutti noi conosciamo. Interessante che la scena della sua presentazione la veda prima citata (con la gente che va nel panico) e infine che Miranda venga mostrata in una serie di inquadrature particolareggiate partendo dai tacchi fino ad arrivare al viso; interessante è, anche, che il viso venga mostrato solo quando esce dall’ascensore e finalmente entra nella redazione della sua rivista di moda. Stakanovista e perfida, scorretta ma anche carismatica, con toni leggeri e quasi sussurrati semina il panico tra i suoi sottoposti e i suoi collaboratori, che siano importanti stilisti o disperate segretarie; celebre anche la frase “Everybody wants to be us” a fine film, in cui dimostra che tutto ciò che fa lo compie per il bene della rivista e non per se stessa, avendo un comportamento molto di basso profilo: infatti, una volta riconosciuto il valore di Andy, non si tira indietro dal favorirla perché alla fine vede la scelta migliore anche a costo di fare scelte spiacevoli. Iconica e sferzante, Meryl Streep regala alla storia del cinema un personaggio che ha ispirato molti con un solo film entrato nell’immaginario collettivo, anche grazie a una scelta stilistica che non la vede mai relegata a vestirsi con un marchio di moda distinguibile: lei, infatti, è unica.

La narrazione delle inquadrature:

Il Diavolo veste Prada scorre molto tranquillo anche se ha un montaggio molto veloce: infatti, l’inquadratura più lunga dura meno di 20 secondi ed è posta ovviamente nel momento di riflessione dopo il galà, a metà film.

Una serie di particolari vengono mostrati, sia dal punto di vista dei personaggi sia per mostrare i particolari dei capi di moda sia le loro espressioni; inoltre, vengono mostrate anche inquadrature più larghe per mostrare le panoramiche e gli ambienti nella totalità dei loro spazi.

Secondo me la scena più bella, senza spoiler, è quando lei a casa rimane nella luce a guardare delle foto, mentre un’altra persona la guarda e si allontana da lei ed entra nelle tenebre; tutto questo è in silenzio, ma la scena è densa di significati.

Un’altra scena molto bella è quella al minuto 1h19′, scena molto emozionale in cui capiamo la gravità e la sensibilità del momento grazie alla telecamere che si avvicina alle due persone dialoganti, più vicina alle loro espressioni ad ogni loro battuta.

Conclusioni:

Ovviamente consiglio a tutti di guardare questa perla del cinema, è un vero gioiellino!

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La mia recensione del libro da cui il film è tratto

Il Diavolo veste Prada, le differenze tra il libro e il film

Ciao e grazie per essere passati! ^^

Criminal Minds 3X17

I segreti degli altri è un episodio appartenente alla terza stagione della serie televisiva Criminal Minds; mi ha colpito particolarmente perché tratta dell’omosessualità e dei problemi psicologici che si creano quando essa viene trattata come una malattia.

Trama:

Confuso e in conflitto con la sua stessa identità sessuale, un serial killer identifica alcuni omosessuali come sue prossime vittime. Hotchner, Rossi e il resto della squadra si recano a Miami per catturarlo e fermare la sua scia di sangue. Nel corso del viaggio JJ incontra un ex collega che si rivela essere più di un vecchio amico.

Commento:

I segreti degli altri è un episodio molto interessante che mi ha colpito, come ho già rivelato nell’introduzione al mio post. Il serial killer di turno è un gay represso e tormentato da un rigido padre cristiano e omofobo, talmente represso che quando parte per le vacanze soffre di dissociazione cognitiva e ruba le identità di altri uomini: tutti gay, felici di esserlo e con una sessualità totalmente disinibita. Inoltre, è interessante il fatto che gli psichiatri della squadra, sia parlando con il ragazzo-assassino sia con suo padre, dichiarino che le inclinazioni religiose del padre non siano la causa del razzismo di quello ma solo la scusa. Il ragazzo in casa viveva un inferno in terra e quindi, una volta libero, quasi si dimentica chi è arrivando a vestire come le proprie vittime e copiare perfino la pronuncia e l’accento per dimenticare il proprio dolore!

Insomma, chissà quante persone commettono suicidio o hanno problemi di autostima perché non riescono a rientrare nei modelli sociali, perché non riescono a soddisfare le aspettative paterne o accettare la propria identità! E poi ovviamente si creano i traumi, che siano un’esplosione omicida oppure una difficoltà ad avere una relazione stabile… Grazie omofobi, siete sempre sul pezzo!

Inoltre, I segreti degli altri parla anche del coming out di JJ come ragazza fidanzata: infatti, da mesi si vedeva con un collega poliziotto conosciuto grazie a un caso di una pazza assassina; ma non riusciva ad ammetterlo e lo nascondeva perfino ai suoi stessi colleghi! Fortunatamente, alla fine decide di non nascondere più la sua relazione e lo bacia di fronte a tutta la squadra, inconsapevole che ovviamente da bravi psichiatri gli altri sapevano già tutto. Una punta di luce e serenità in mezzo alle tragedie umane di questa serie, per tutti quelli che come me si sono affezionati ai personaggi episodio dopo episodio!

Ciao e grazie per essere passati a leggere!

Speciale Halloween: recensione di Beetlejuice + approfondimento su Tim Burton

Beetlejuice è un film di genere tra il fantastico e la commedia nera del 1988, il secondo film diretto da Tim Burton in live-action. Questo gioiellino parla di una coppia di fantasmi che ritrovano la propria casa invasa da una famiglia e che chiede aiuto a un altro spirito, Betelgeuse, per liberare la casa e averla tutta per loro di nuovo.

Trama:

Una coppia di felici coniugi fantasmi, Barbara e Adam, è alle prese con una famiglia di chiassosi e petulanti snob che hanno occupato la loro casa; determinati a tenere tutto per sé il loro piccolo angolo di Paradiso, cercano quindi di scacciarli in vari modi. 

Commento introduttivo:

Beetlejuice è un film che guardo sempre con molto piacere per come riesce a narrare una storia apparentemente scontata (la tipica casa infestata) con un punto di vista molto innovativo: infatti, non solo Tim Burton crea un mondo spettrale e onirico ma fa vivere l’intera vicenda dal punto di vista dei fantasmi protagonisti in modo tale che non siano loro quelli strani -ma invece l’eccentrica famiglia che si stabilisce nella loro villetta- e che quindi lo spettatore conosca la loro situazione simultaneamente ai protagonisti.

Tim Burton e il suo amore per la stop motion:

Definirei Beetlejuice una grande dichiarazione d’amore da parte di Tim Burton verso la stop-motion e il cinema artigianale, capace di creare effetti memorabili con il semplice ma accurato uso di maschere, trucco, cere e fantasia.

Il film, infatti, si apre con una panoramica del paesino in cui i Maitland vivono e questa panoramica si conclude, dopo un’ellissi, sul plastico raffigurante il paesino nella soffitta della coppia. Questo plastico, che raffigura in modo molto dettagliato la contea in cui vivono, nella narrazione è molto importante e ricorre spesso: infatti, è a causa del plastico che i Maitland escono per il viaggio fatale, è con il plastico che Lydia ha la prima interazione con i fantasmi ed è sempre dentro al plastico che Betelgeuse appare la prima volta e rimane per gran parte della pellicola. Questo plastico, quindi, è uno dei protagonisti di Beetlejuice! E come sappiamo da questo mio post sulla stop-motion (ricordandoci che Tim Burton ha iniziato il suo percorso creativo proprio come animatore), la ricostruzione dei paesaggi su plastico è uno dei tratti fondamentali di questa stupenda arte. Dopotutto, è Adam, uno dei protagonisti, a curare il plastico e potremmo anche definirlo un alter ego del regista, no?

Inoltre, nella pellicola sono presenti una serie di mostri che secondo me sono realizzati con una delle tante tecniche della stop motion; per esempio, i vermi delle sabbie! O il serpente nel quale Betergeuse si trasforma per spaventare i Deetz. O le statue che prendono vita, con la loro presa di mobilità che rappresenta una vera e propria rimodellazione del loro essere (dopotutto, l’arte della stop-motion non è proprio dare vita ad oggetti inanimati?). Questi sono tutti dettagli che dimostrano non solo la grande fantasia dell’artista ma anche il suo grande legame verso questa arte.

I personaggi di Beetlejuice:

I protagonisti di Beetlejuice sono ovviamente Barbara e Adam Maitland, essendo la storia confezionata interamente attorno a loro e al loro spazio temporale (diverso da quello dei vivi); tuttavia, tra i due chi è il protagonista? Io di mio avrei detto Barbara perché all’inizio vediamo come lei desideri un figlio mentre nell’ultima scena il lieto fine prevede la composizione, in modo speciale, della tanto agognata famiglia felice, e inoltre è lei a sconfiggere Betelgeuse e ad avere le idee migliori; ma è per colpa della passione di Adam che i due muoiono, il plastico è presentato nella prima inquadratura del film e nell’ultima scena e il suo personaggio ha lo stesso tempo in scena di quello di Barbara (la coppia è sempre insieme in scena). Per voi tra i due chi è indispensabile nella trama? Comunque, i protagonisti sono due persone per bene, semplici e solari, con le quali è molto facile empatizzare e averli in simpatia. Come già detto, i due sono ignari del mondo dei morti e le informazioni che scoprono le condividono con lo spettatore ignaro come loro; è bello vederli scoprire pian piano le loro abilità fino allo scontro finale a fine pellicola!

Lydia, è la figlia dei Deetz. Personaggio dilaniato da un’estrema necessità dell’affetto e delle attenzioni che i suoi genitori non riescono a elargirle, è lei la prima ad accorgersi della presenza di Barbara e Adam; lei stessa si definisce strana e inusuale, ha un vestiario gotico e ha un atteggiamento decadentista. Caratterizzata da un’alta percezione del reale e dell’irreale, è mostrata molte volte scattare fotografie di ciò che la circonda, forse perché è l’unico modo con il quale riesce a relazionarsi a una realtà che sente non la voglia con sé. Gentile e tranquilla, è un’artista come Adam e come Barbara è lei a richiamare Betelgeuse quando il pericolo incombe; non sorprende che alla fine i tre formino una famiglia.

I Deetz, invece, sono una coppia di coniugi egocentrici, sempre al lavoro e con poco tempo da dare alla figlia. Mi sono sempre chiesto se alla fine i veri antagonisti siano loro o Betelgeuse: Betelgeuse arriva a causa loro e quasi ammazza tutti, o sono loro che rovinano la pace iniziale e quasi ammazzano i Maitland? Da notare in ogni caso che loro attivamente non fanno nulla e che alla fine la loro situazione è solo migliorata a livello lavorativo, trascurando la figlia proprio come all’inizio!

E infine parliamo di Betelgeuse: uno spirito concreto, sincero e spietato, sa quello che vuole e manipola gli altri personaggi per ottenerlo. La sua prima scena lo mostra a leggere un giornale in evidente ricerca di un lavoro e si sofferma sui protagonisti; interessante è che il suo volantino appaia a loro prima ancora che loro sappiano della sua esistenza, rivelando quindi grandi capacità illusorie e manipolative. Poi, durante la propria presentazione, si capisce che sia più interessato al lato carnale che ideologico della vicenda: propone delle avances a Barbara, la molesta e non ascolta minimamente i due. Quindi, quando parla con Lydia, si mostra molto comprensivo (anche se non la dissuade di suicidarsi) rivelando solo dopo, alla fine del film, i suoi reali intenti. Secondo me, essendo legato a serpenti e soprattutto agli scarafaggi Betelgeuse rappresenta la morte, lo stato di decomposizione, lo spirito morto per eccellenza; interessante, poi, che quando sposa Lydia lei abbia un vestito rosso come il sangue, le carni, tutto ciò che lui brama ma che da solo non può ottenere.

Gli ambienti e il mondo di Beetlejuice:

Gli ambienti di Beetlejuice sono molto belli, una splendida miscela tra realismo e architettura onirica: per Barbara e Adam il mondo dei morti non è molto diverso da quello a cui erano abituati. Infatti, all’inizio tornati a casa dalla loro tragica morte non si erano nemmeno accorti della transizione! Il mondo dei morti, infatti, è qualcosa di simile ma abbastanza evasivo e strano da causare fascinazione e disorientamento nello spettatore, per far temere anche che l’Aldilà non sia così diverso dalle noie a cui noi tutti siamo abituati. A me piace molto come è stato creato il palazzo delle amministrazioni dei morti perché riproduce finemente le sale di attese, le grandi sale di impiegati statali e i labirinti in cui i poveri avventori devono aggirarsi per trovare il proprio consulente; il tutto ovviamente presentato con geometrie distorte e morti aventi corpi orribilmente sfigurati dalla propria morte o consumati dal tempo!

Conclusioni:

Insomma, Beetlejuice è un film molto bello, caratterizzato da un umorismo dissacrante e una serie di effetti speciali artigianali invecchiati benissimo! Io ovviamente ne consiglio la visione, così come consiglio ora la lettura del mio piccolo approfondimento su… Tim Burton!!

Approfondimento su Tim Burton:

“Ho incontrato molti adulti che sono rimasti bambini dentro, ma mai nessuno come Tim Burton. Ha qualcosa di rassicurante un uomo che si disegna teschi sulle nocche durante un’intervista e che i dirigenti degli studios di Hollywood implorano per produrre il suo prossimo film. Ma se lo fanno è perché pochi registi della generazione di Burton possiedono un’immaginazione così fervida e un talento così ben utilizzato. C’è un po’ di Walt Disney in lui, ma di un Walt Disney in cui il concetto di posto allegro è una caverna piena di pipistrelli.”

Tim Burton è uno dei registi che apprezzo e di cui ho visto svariati film; infatti, i suoi titoli compaiono spesso nelle mie liste di genere e qui ho perfino parlato del suo primissimo Batman e qui del suo bellissimo Big Eyes!

Tra i suoi film diretti (non parliamo della sua produzione come non regista che non finiamo più) i miei preferiti sono senza dubbio Beetlejuice, Mars Attacks, Batman e Dark Shadows. Il suo stile mi piace perché parla ai cuori solitari loro malgrado, agli stand-alone della società e a tutte le piccole manie che si nascondono nell’ombra: infatti, quante volte abbiamo visto i suoi ambienti quasi uscire da un incubo (o da un’abbuffata di funghetti allucinogeni)? Quante volte i colori scuri e le ombre imprigionano nella propria solitudine personaggi alienati dal resto del mondo ma desiderosi di un contatto fisico, di amore?

Tim Burton è un regista visionario, per questo mi piace!^^

Di suo sfortunatamente nei miei libri di cinema non ho trovato grandi riferimenti, ma per fortuna in questo libro, che consiglio a tutti gli appassionati, c’era un’intervista! Quindi vi riporto il contenuto sperando che così possiate scoprire un nuovo lato dell’artista!

L’occhio del regista

Tim Burton si definisce una persona molto intuitiva, segue l’istinto e prende le sue decisioni artistiche sulla base delle proprie emozioni.

Inizialmente iniziò la sua carriera come animatore nella Disney, proprio durante il periodo dell’insuccesso di Taron e la pentola magica e, non essendoci al momento una vera leader creativa fu lasciato da solo a creare e pensare fino all’ideazione del cortometraggio Vincent (che all’inizio doveva essere un libro per bambini); fu quel successo personale ad aprirgli la strada per il suo cortometraggio in live-action: Frankenweenie; e questo corto, che lo fece licenziare dalla Disney, gli aprì le porte di molte altre case di produzione!

Come artista dietro ai film che dirige, riesce a dare una sua impronta grazie alle sue celebri tematiche pur non essendo mai sceneggiatore di sua mano: lui stesso ammette che se scrivesse da solo ne verrebbe fuori un lavoro troppo personale, troppo criptico. Infatti, pur riconoscendo di essere nato come animatore di pellicole in stop-motion e che queste origini gli hanno conferito uno stile registico originale (per toni e atmosfere), preferisce lavorare per le produzioni filmiche perché ciò lo costringe a collaborare con altre persone: dirigere la stesura delle sceneggiature, convincere i direttori artistici della validità delle proprie scelte, capire e ascoltare le necessità degli attori, capire se sono adatti per il ruolo, informare l’apparato tecnico delle proprie scelte.

Sapendo ciò, non è strano pensare, per esempio, a film come Nightmare Before Christmas siano diretti da lui! Perché alla fine riesce a rendere sua ogni pellicola e probabilmente come produttore aveva ancora più libertà di scelta.

Come regista preferisce seguire l’istinto, conosce benissimo le regole basilari e le tecniche, ma crede siano più un’ancora di salvataggio nei momenti del bisogno. Infatti, apprezza l’attore in quanto tale, permette l’improvvisazione (com’è avvenuto per esempio proprio in Beetlejuice) e sceglie le angolazioni e le inquadrature al momento: la carta e la pianificazione sono cose troppo concrete e precise per una realtà astratta e incerta come la nostra! Inoltre, preferisce il grandangolo come il 21mm e in mancanza di quello non va mai oltre il 50mm!

Stop-Motion, la fabbrica delle meraviglie

Inoltre, Tim Burton ha due ulteriori pregi.

Secondo questo libro, nel 1993 la tecnica della stop-motion subisce un grandioso cambiamento: uscendo Nightmare Before Christmas nelle sale cinematografiche, questa nobile e raffinata arte può finalmente uscire dal buio di cantine e soffitte di oscuri filmmaker indipendenti per viaggiare alla conquista del cinema holliwoodiano e trovare la strada verso le sale cinematografiche di tutto il mondo! Questo film conferisce alla tecnica una valenza culturale rivoluzionaria, anche perché la pellicola è considerata uno dei primi prodotti commerciali più importanti realizzati in stop-motion!

Inoltre, nel 2005 arriva nelle sale cinematografiche La sposa cadavere, film co-diretto da Tim Burton. Si tratta di un’incredibile rivoluzione tecnica, perché rappresenta il primo film d’animazione interamente ripreso con fotocamere digitali invece che con le ingombranti cineprese tradizionali; inoltre, i personaggi sono animati con la tecnica “Gear and Paddle”, che serve a muovere le teste senza usare la dispendiosa sostituzione delle teste manuale, faticosa e soprattutto estremamente costosa.

E non dimentichiamoci che nel 2012 Tim Burton è tornato a fare stop-motion con il passo a uno: infatti, Frankenweenie, il corto che lo fece cacciare dalla Disney ma che gli aprì le porte del mondo, è finalmente diventato un film!

Conclusioni

Grazie per essere arrivati fino a qui, vi ringrazio di cuore. Buon Halloween, che lo possiate passare sani e negativi. Ciao.^^

Fonti

  1. DVD di Beetlejuice
  2. https://en.wikipedia.org/wiki/Beetlejuice#CITEREFSalisburyBurton2006
  3. Bessoni, S, Stop-Motion: la fabbrica delle meraviglie, Modena, Logos Edizioni, 2014
  4. Tirard, L. (a cura di), L’occhio del regista: 25 lezioni del cinema contemporaneo, [2009] Tr. it., Roma, Minimum Fax, 2017

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Buon Halloween^^

L’Halloween di Tony!

The fog 1980

The fog è un film horror del 1980 diretto dal celebre regista John Carpenter, film che considero come molti uno dei cult del regista e che ho molto apprezzato.

The fog è un film minore che nella sua semplicità riesce a sfruttare l’immaginazione dello spettatore utilizzando uno degli stratagemmi naturali più semplici: la nebbia. La nebbia per me è una delle caratteristiche più lampanti delle storie gotiche, e di fantasmi, perché essa al suo interno può nascondere qualsiasi cosa, spinge colui che si ritrova al suo interno o la osserva avanzare a pensare quali orrori essa celi e il fatto che in questo film la nebbia sembri quasi un’entità viva che si muove controvento crea già di suo molta tensione.

The fog è un film estremamente ansiogeno, la paura non è scaturita, almeno all’inizio, dal giungere di assassini senza cuore o senza fatiche ma invece dall’avanzare della nebbia: è la nebbia la prima cosa che appare prima di ogni attacco; è dalla nebbia che le vittime scappano prima ancora di sapere di essere inseguite. Un nemico lento e inesorabile, mi ha ricordato molto i film sui morti viventi perché le vittime possono anche scappare ma l’attacco è talmente esteso nella sua vastità che la salvezza non pare possibile, solo la sopravvivenza momentanea. Inoltre, le comparse dei dannati sono ad effetto ed è proprio la loro lentezza che mette ansia, lenti e ineluttabili!

Dal punto di vista culturale e riflessivo The fog mi ha ricordato molto Lo squalo: infatti, anche qui un pericolo attanaglia una cittadina inconsapevole e le autorità preferiscono tacere per non interrompere le festività e quindi scatenare il panico; una riflessione sull’importanza dell’opinione pubblica e delle decisioni amministrative è d’obbligo, soprattutto per come stiamo anche noi vivendo il Covid, no? Inoltre, qui è presente l’ideologia secondo la quale le colpe dei genitori ricadono sui figli, un chiaro lascito della cultura greco-romana; e il finale, nella sua semplicità, lo dimostra (ambientandolo in Chiesa potrebbe affermare pure che pregare non ci libera veramente dalle colpe con cui conviviamo?).

Dal lato tecnico, come al solito, alzo le mani perché esiste sul web gente molto più preparata di me. Dico solo che le panoramiche ovviamente sono d’obbligo per mostrare questa fantomatica nebbia che avanza lentamente dal mare verso mentre la fotografia è molto bella, riuscendo a ricreare attraverso le ombre delle gabbie durante le ore notturne attorno ai personaggi mentre si rintanano nelle loro case! Favoloso!

Ecco, questa è la mia riflessione su The fog; voi cosa mi dite invece?

Le nebbie di Avalon vs Merlin

Dopo aver letto Le nebbie di Avalon, ho pensato fosse naturale confrontarlo alla serie televisiva Merlin: infatti, entrambi hanno reinterpretato le leggende del ciclo arturiano ponendo tematiche diverse dalle battaglie epiche e riuscendo a ricreare un mondo fantastico unico nel suo genere.

Di cosa parla Le nebbie di Avalon?

Le nebbie di Avalon parla della vita di Morgana, una sacerdotessa dell’antica religione, religione che era fiorente prima dell’avvento del cristianesimo nel territorio britannico ma che dopo secoli, o anche millenni, vede i propri culti sfioriti.

E di cosa parla Merlin?

Merlin tratta le avventure di un giovanissimo Merlino mentre serve e protegge il futuro erede di Camelot Arthur Pendragon, tenendo nascosta la sua magia perché il re Uther ne proibisce l’uso con la minaccia della pena di morte.

Quali sono le tematiche delle due opere?

Le nebbie di Avalon tratta di tematiche più legate al periodo storico in cui è ambientato, cioè allo scontro di religioni a cui la diffusione del cristianesimo ha portato in molti territori una volta caratterizzati dai propri culti; Merlin, invece, vede lo scontro classico e topico del bene contro il male, arricchito però anche dalla lotta per il diritto di identità.

Com’è costruito il mondo delle rispettive opere?

Merlin mi ha sempre dato l’impressione che Camelot fosse una città-stato in un mondo totalmente differente da quello britannico: infatti, a pensarci bene, si parla spesso di re limitrofi, mostri, labirinti e di territori desertici o artici, ovviamente molto diversi da quelli reali; comunque, i palazzi e i costumi sono molto curati, anche se gli esterni di Camelot spesso ne amplificano la modestia come dimensioni del regno.

Le nebbie di Avalon, invece, abbraccia l’intero territorio britannico e ha una narrazione molto cosmopolita, anche perché i protagonisti sono visti spesso viaggiare da una corte all’altra. Il mondo è narrato come se nel nostro medioevo la religione concedesse la magia ai propri sacerdoti: infatti, il mondo è realistico e ben descritto, non esistono esseri mostruosi (a parte il drago di Lancillotto) e la magia è asservita alla religione.

Cosa è stato cambiato in ciascuna opera?

Merlin vede le vicende del ciclo arturiano rielaborate in tematiche per ragazzi e in un senso di moderna accoglienza: Merlino è giovane, Ginevra è una cameriera della regina che fa carriera, Morgana è la figlia di Uther, Mordred è un druido non imparentato con i Pendragon e molti cavalieri della Tavola Rotonda vengono inizialmente presentati come non nobili. Qui a scatenare i conflitti tra Arthur e Morgana è il fatto che lei sia una strega quando nel regno esserlo apertamente vuol dire morte certa.

Le nebbie di Avalon riprende fedelmente le vicende del ciclo arturiano in chiave romantica e storicamente attendibile, ponendo la narrazione da un punto di vista femminile: tanti intrighi di corte, piani politici, ma mai nessuna guerra perché all’epoca le donne non combattevano; invece, a riempire la storia c’è la lotta religiosa. Le più grandi differenze con il materiale di partenza sono legate alla modificazione dei legami di parentela e al fatto che i conflitti non sono dovuti a brame di potere ma a promesse politiche non mantenute, con una Morgana non negativa ma estremamente tragica.

Quindi quale preferisco?

Se non si fosse capito preferisco il romanzo Le nebbie di Avalon perché leggerlo mi ha fatto notare quanto il regno di Camelot nella serie televisiva fosse piccolo e poco approfondito. Nel romanzo, invece, anche grazie a una narrazione per adulti, gli impegni politici e le tragedie personali sono molto più gravosi rendendo una storia topica e per molti (viste le continue relazioni amorose in primo piano) noiosa sempre accattivante e piena di spunti di riflessione.

Voi invece cosa ne pensate? Avete visto la serie o letto il romanzo? Avete qualche altra opera ispirata al ciclo arturiano da consigliarmi? Ditemelo nei commenti, ciao!

Film da guardare per l’aspetto visivo 2.0

Buongiorno, come va? Oggi ripropongo una lista che può essere considerata come l’estensione di una lista portata sul blog qualche mese fa! In questa lista ho scelto di portare film da apprezzare non solo per i costumi, non solo per le scenografie ma per un impatto visivo di elementi che insieme riescono a creare un’atmosfera veramente struggente e affascinante.

Ecco la lista!^^

1) Valerian e la città dei mille pianeti. Film dalla trama alla fine abbastanza scontata con l’ennesima figura femminile che serve solo a fare la donzella in pericolo vanta una costruzione del mondo e la visione di scenari veramente da togliere il fiato; presupponendo che sia tutto CGI è un lavoro veramente affascinante e capace di sublimare la mancanza di una bella scrittura (ho adorato anche i costumi di Cara Delevingne).

2) Miss Detective. Ne avete sentito parlare spesso qui da me ma a me piace proprio! Tutte quelle esibizioni, quei look curati, la magia del dietro le quinte a ricordarci che tutti i VIP che sembrano irraggiungibili in verità sono truccati e istruiti al dettaglio! Colorato e divertente, c’è proprio una transizione tra i freddi e monotoni ambienti del FBI in contrasto con i frizzanti e allegri palchi di Miss America. Molto bello.

3) Gli uomini preferiscono le bionde. Devo parlare veramente? Anche solo la celebre scena che con Marylin nel suo vestito rosa parla da sola per come è stata citata da centinaia di artisti e come sia entrata nell’immaginario collettivo! Costumi stupendi, brillanti costosissimi e due dive che letteralmente consumano le scene in cui recitano.

4) 1997-Fuga da New York. Un mondo oscuro, quasi post-apocalittico e dai toni scuri, una città prigione in cui la violenza e la pazzia divorano le persone deboli sia da dentro sia da fuori le mura. Stupende le auto simili a carri corazzati o le strade disseminate di mine, questa è la costruzione di un mondo corrotto mostrando veramente poco ma con grandi risultati!

5) Grosso guaio a Chinatown. Di nuovo un capolavoro di Carpenter, di nuovo un film scelto per la costruzione di un mondo che trascende la fotografia o la bellezza dei costumi o la ricchezza degli ambienti: da una parte c’è la metropoli, dall’altra sotto di essa si estendono cunicoli oscuri e tenebrosi ricchi di magia e mostri. Grandi arti marziali contro armi da fuoco, placebo contro il volere di un dio e tanta immaginazione creano sequenze veramente uniche e facilmente imprimibili nella memoria.

6) Jane Eyre. Premesso che adoro i film gotici, mi è sempre piaciuto guardare l’adattamento del celebre romanzo (che è in lista di lettura) per la grandiosità della simbologia verticale del palazzo in cui la maggior parte degli eventi prende luogo. Inoltre, molte volte i palazzi sono decorati con preziosi arazzi, quadri d’altri tempi e tutta una serie di decorazioni che con i toni scuri e i giochi di ombre risaltano molto; aggiungiamo poi uno stile di costumi casto e intimo e il fascino verso questi film si spiega da solo: è più terribile il rumore proveniente da dietro la porta chiusa o l’amore che non dovrebbe esistere?

7) Colossal. Interessante pellicola che rende la vita di tutti i giorni straordinaria con un semplice concetto di fantascienza: in determinate circostanze anche la persona più comune può diventare un gigante e avere delle responsabilità. Notevole il CGI e molto bello il percorso della protagonista, mi è piaciuta molto l’idea del parco che crea proiezioni dei personaggi in giro per il mondo. Lo conoscete?

8) Aenne Burda. Grande miniserie su una grande donna creatrice di uno dei giornali di moda più importanti in Germania che non ha combattuto solo per salvare il suo matrimonio ma anche per realizzarsi quando come moglie era percepita come scontata. Bellissimi i vestiti, a differenza di molti film questa miniserie con semplicità nella narrazione mostra la creazione di abiti, come venivano eseguiti gli abiti nel primo dopo-guerra post WWII. La prima parte della miniserie mostra la moda, la seconda porta la protagonista a cercare la felicità in Italia e quindi ci sono colori più caldi e bellissime panoramiche che mostrano le nostre bellezze.

9) Rango. Rango è un film d’animazione stile western con animali parlanti e formanti una propria società, per cui a molti il genere potrebbe non piacere. Io lo guardai perché ne avevo sentito parlare benissimo e infatti rimasi molto sorpreso dalla fluidità dei movimenti, dai dettagli e dallo stile di una fiaba narrata con stilemi di altri generi. I colori sono bellissimi e l’intero impianto visivo è stupefacente. Il tutto, inoltre, vanta una trasposizione dal nostro mondo e dalle nostre problematiche molto furba: infatti, per puro esempio la mancanza di soldi che spingeva i contadini a vendere è traslitterata nella mancanza di acqua per dissetarsi e arare i campi.

10) Hot Fuzz. Film dal montaggio velocissimo e da inquadrature dal numero esagitato e dalla durata media di meno di cinque secondi, guardarlo all’inizio non è facile perché bisogna abituarsi al ritmo costituito da innumerevoli particolari, primi piani, mezzi busti e campi medi; a livello visivo è molto difficile tenere il passo ma confermo che l’esperienza quando ci si abitua è veramente adrenalinica! Poi la trama è ricca di colpi di scena rendendo il film un piccolo gioiellino!

Ecco, ho finito. So che non sono propriamente film da guardare solo per l’aspetto visivo ma sono film che ho apprezzato nel loro insieme sia per il mondo che riescono a creare o per la moda che mostrano. Voi avreste aggiunto o tolto titoli? Quali sono i film che a livello visivo nel loro insieme creano mondi simili ma distanti da noi?