La Saga della Fenice Nera

La Saga della Fenice Nera è il primo volume della collana di saghe X-Men pubblicata dalla Panini Comics, scritto e disegnato in origine da Chris Claremont e John Byrne.

I protagonisti di questa saga sono gli X-Men, sia come gruppo di mutanti sia come singoli individui umani che si ritrovano ad affrontare una loro amica corrotta da un potere che non vuole ma che la ammalia terribilmente. Densa e drammatica, leggere La Saga della Fenice Nera è stata un’esperienza veramente intensa, arricchita da disegni che mostrano mondi a noi lontani ma anche molto vicini per le traversie che subiscono.

La Saga della Fenice Nera, quindi, ruota attorno alla figura di Jean Grey.

Jean Grey è una mutante che fin da bambina ha l’abilità di leggere le menti di coloro che la circondano; dopo aver soppresso questo suo dono grazie al Professor Xavier, negli ultimi anni ha ripreso la propria telepatia allenandola assieme al suo altro talento: la telecinesi. Con il nome in codice di Marvel Girl si è unita in battaglia assieme agli X-Men, legandosi con il passare del tempo al suo compagno Ciclope. Sfortunatamente, un recente viaggio nello spazio l’ha resa molto più di prima… e da quel momento la Fenice vive in lei!

La storia inizia proprio dopo la fine di quel viaggio, dopo che lei è uscita con un nuovo costume urlando dall’acqua “Io sono il fuoco e la vita incarnata! Ora e per sempre… io sono Fenice!”.

La Fenice è una delle entità più antiche dell’universo Marvel: infatti, quando sulla Terra arrivò un secondo Celestiale egli venne combattuto da un manipolo di individui sui quali svettavano lo Stregone Supremo Agamotto, il divino Odino e la sua fiammante amata: un’umana dai capelli rossi, la prima mutante della storia di quell’universo. Forza primaria della creazione, della distruzione e della rinascita, Fenice non ha un corpo fisico e perciò ha sempre ricercato esseri viventi in cui riporre una parte o la totalità della propria essenza.

Quindi, quando Jean Grey viene scelta da un’entità tanto antica – che la stimola verso i pensieri più ferali di potere e dominio, che la rende consapevole di essere una dea in terra e che le danneggia lentamente i freni inibitori come la morale e il rimorso – data la giovane età e la poca esperienza è destinata in partenza a soccombere a un destino tragico fatto di violenza, massacri e lacrime, fino a una morte tragica: come un incendio che finiti i combustibili non può far altro che estinguersi.

la saga della fenice nera

Commento con spoiler:

La Saga della Fenice Nera è stata una lettura veramente interessante, in pratica è una raccolta di tutti i numeri che trattano di questa saga, dalla nascita di questa eroina alla sua morte con funerale; ciò si nota con le diverse copertine poste come fossero pagine di un unico grande libro e con i continui riassunti e citazioni (pensati per una lettura seriale non continuativa come invece lo è stata per me).

Devo ammettere che di X-Men non avevo mai letto nulla, solo il libro che ho commentato qui, ma che a livello di conoscenza dei personaggi era stato totalmente inutile; ho conosciuto i personaggi attraverso i vari film (come scordare la iconica trilogia di inizio anni duemila?) e il mio gioco mobile Marvel Puzzle Quest (in cui Jean Grey come Fenice è una dei miei eroi più potenti).

Leggere la Saga della Fenice Nera è stato molto bello, la narrazione è incredibilmente scorrevole e avvincente e, a differenza di ciò che pensavo, il mondo mostrato non si concentra solo sui mutanti ma mostra altri personaggi come gli Avengers, Spiderman e il Doc Strange. Il mondo in cui operano questi personaggi è collettivo e vediamo solo le gesta della comunità degli X-Men perché l’occhio del narratore è concentrato su di loro, ma non perché esistono solo loro; ciò l’ho trovato molto interessante.

L’arco di eventi tratta di molte tematiche. Direi che la corruzione dell’anima e il sacrificio estremo siano quelli più importanti, come anche la solitudine. Noi viviamo il dolore dei personaggi, li vediamo mentre cercano di salvarsi e proteggere una loro amica prima manipolata da un gruppo di criminali, poi consumata da un potere che non può controllare, che la spinge a fare un genocidio e infine al suicidio. L’onda di eventi è lenta e inesorabile, è un destino segnato, è la caduta di un’eroina e la nascita di una minaccia. E noi lettori possiamo solo leggere i pensieri terribili che lei prova mentre la sua identità le viene negata sempre più volte, mentre come telepata lei stessa può leggere i pensieri di paura e rassegnazione che gli altri nutrono verso di lei. Veramente drammatico.

Fortunatamente, in mezzo a tutto questo buio, c’è qualcosa che possa tirare su i morali: i bellissimi disegni con chine veramente raffinate, l’introduzione della cantante Dazzler e della solare Kitty Pride, i grandi combattimenti. In queste pagine è chiara la speranza verso un futuro migliore, lo si vede per come si chiude la Saga della Fenice Nera, per come combattono gli X-Men e per come trattano la gente, gli autori mostrano un mondo sì nero e pieno di malfattori, ma in cui comunque si combatte per il bene: dopotutto, non potrebbe esserci dramma se non ci affezionassimo ai personaggi, se non vedessimo come illuminino la giornata a chi incontrano, se ciò che leggiamo non ci spinge a rivalutare ciò che ci circonda.

I capitoli che mi sono rimasti maggiormente impressi sono principalmente due:  la presentazione di Kitty Pride ( e quindi anche della Regina Bianca ) e l’ascesa della Fenice Nera. Uno che mostra le paure di una tredicenne che scopre i propri poteri mutanti, l’altro i tormenti interiori e la sete di potere di una giovane donna corrotta. Ma tutte le pagine della Saga della Fenice Nera valgono la loro lettura.

Fine spoiler.

Quindi, ovviamente consiglio la lettura. Prima di lasciarci, ci tengo a fornirvi un piccolo approfondimento mitologico e simbolico sulla figura della Fenice.

I miti sulla Fenice:

La Fenice è descritta da molti autori sia greci sia romani sia egizi come un mitico uccello simbolo di rinascita e continuità temporale; a narrare le sue gesta troviamo Esiodo, Erodoto, Tacito, Plinio.

Erodoto la descrive come un uccello maestoso dalle piume d’oro e di fuoco, grande più di un’aquila notabile nell’alto dei cielo ogni cinquecento anni nell’atto di portare il proprio padre, racchiuso in un grande uovo, al terreno di sepoltura partendo dall’Arabia e arrivando fino al santuario di Elio. Questa versione mi lascia leggermente perplesso: infatti, se dice che viene avvistata periodicamente vuole dire che è immortale e quindi ogni cinque secoli seppellisce un nuovo padre adottivo? BOH!

Tacito riferisce che dopo molti secoli la Fenice apparve in Egitto nel 34 d.C. e, come per Erodoto, che essa si mostra agli uomini ogni cinquecento anni; tuttavia, essendo uno storico, è incerto sulla veridicità della notizia, anche se ritiene un fatto il periodico avvistamento.

Plinio descrive la Fenice come gli autori precedentemente citati, anche se differisce riguardo al motivo dell’apparizione: infatti, la Fenice viene avvistata mentre si reca a morire in un nido che si appositamente costruita; quindi, dal cadavere dovrebbe nascere una larva che diventa pulcino per rendere immediatamente gli onori funebri all’incarnazione precedente.

Gli Egizi non dicevano ogni quanto apparisse la Fenice ma la rappresentavano in un modo molto interessante: prima come un piccolo uccello e quindi come un airone purpureo.

Secondo miti tardivi, la Fenice si getterebbe nel fuoco e rinascerebbe dalle proprie ceneri; è grazie a questi che nel Cristianesimo è stata presa come simbolo di rinascita.

La simbologia della Fenice:

Gli aspetti del simbolismo della Fenice sono chiari: risurrezione e immortalità, rinascita ciclica. Per questo motivo, tutto il Medioevo considerò la Fenice il simbolo della Resurrezione di Cristo e talvolta quello della natura divina, mentre quella umana era rappresentata dal pellicano.

Nell’Antico Egitto, la Fenice è un simbolo delle rivoluzioni solari e del ciclo annuale delle piene del Nilo. Trattandosi dell’airone purpureo, si collega all’opera al rosso dell’alchimia, altro simbolo di reincarnazione.

Secondo gli Arabi, la Fenice può posarsi solo sulla montagna di Qaf, che era il centro del mondo dell’epoca.

Piccole Donne BookTag

Nominato molto indirettamente dal blog Il lettore curioso, che consiglio ovviamente, ho deciso di partecipare anche io a questa bella catena libresca. Il tema come dice il titolo è ovviamente il franchise di Piccole Donne e mi sembra perfetto per la Tag e il tipo di domande.^^

  1. Jo March: Scegli un libro che avresti voluto scrivere perché è bellissimo.
  2. Jo March: Scegli un libro con una protagonista con un’eroina il cui viaggio è molto più d’ispirazione che delle sue storie d’amore.
  3. Meg March: Scegli un libro con un personaggio secondario che l’ha reso il libro per te.
  4. Meg March: Scegli un libro con un personaggio le cui aspirazioni sono molto diverse dalle tue.
  5. Beth March: Scegli un libro la cui morte di un personaggio ti ha completamente devastato.
  6. Beth March: Scegli un personaggio genuinamente buono che tu credi si meriti il meglio.
  7. Amy March: Scegli un personaggio che tu ami, ma che tendenzialmente non è apprezzato o non è capito.
  8. Amy March: Scegli un libro con una coppia che tu ami, ma che agli altri non piace.

Ecco le mie risposte:

  1. Credo che per genere e narrazione avrei voluto scrivere Starcrossed. Parla di una ragazza che si scopre discendere da Elena di Troia dopo che cerca di strangolare il ragazzo più bello dell’isola in cui abitano, recentemente trasferitosi assieme alla famiglia. La trilogia narra la mitologia greca e le opere omeriche in una nuova chiave di lettura, più teen ma anche più romantica senza risultare cringe o smielata. Letto in adolescenza, deve sicuramente avere influenzato l’estetica dei miei racconti, mi ero letto tutta la saga in meno di due mesi e ho ancora un ottimo ricordo!
  2. Katniss Everdeen (Hunger Games), la grande stronza che tira più due di picche che frecce. Altra saga letta in adolescenza (e pure il primo in inglese), lei si ricorda per la grande testardaggine, lo spirito di sopravvivenza e la capacità di ispirare le persone a combattere; di certo non per le sue capacità seduttorie  o affettive: stronza e approfittatrice di natura, molte volte mi ci sono ritrovato come carattere – sono proprio simpatico vero? xD – è anche molto protettiva e molte volte rischia la vita per salvare i propri cari e ciò in cui crede. Grande trilogia.
  3. Coraline. Non ho grandi ricordi del libro, ma mi ricordo quanto quella matta con gli occhi inquietanti facesse paura; letto alle medie, mi ricordo ancora un’illustrazione della sua mano scheletrica e con unghie lunghissime simili ad artigli, mi ricordava troppo un ragno!
  4. Afrodite, dall’Ippolito incoronato: va bene che sono egocentrico, ma essere venerato non è l’unico scopo della mia splendida splendente vita! Però è un bel personaggio, chiaro esempio della Hybris contro Ippolito e insegna una splendida morale: mai rimanere vergini o si rischia di portare al suicidio qualcuno. Bellissima tragedia, la consiglio e al link trovate l’analisi fatta al liceo.
  5. Batman Vampire, alla morte del protagonista (quella finale) mi sono strappato gli occhi. Troppo romantico, troppo dramma, troppe vittime. Troppo ingiusto.
  6. Percy Jackson. Altra saga di formazione con protagonista che inizia undicenne e si conclude con lui sedicenne, spero finalmente, ora che ha salvato il mondo sia dai Titani che dai Giganti, che possa finalmente concludere con Annabeth, alla fine, oh! In tutti questi romanzi ha sempre rischiato la vita per gli altri e ha ricevuto solo un bacio. Ora che può, prima di schiattare per mano di un mostro, potrebbe andare a stabilirsi nel Campo Romano e vivere in una bella villetta con Annabeth!
  7. Kaa, di Rudyard Kipling; se non lo apprezzate per le caratteristiche giuste siete capre condotte già al macello dalla Disney. Il personaggio rappresenta la vecchiaia, l’uomo saggio che con la sua mente e la sua astuzia è in grado di vincere battaglia e salvare più volte il protagonista. Descritto lungo più di 10 metri, abbastanza pesante da sfondare le mura di una cittadina ma irrimediabilmente accecato dalla recente muta, è uno dei personaggi più iconici e importanti del libro-simbolo del razzismo dell’epoca coloniale in cui è stato scritto.
  8. Non so se sia apprezzata o meno, ma mi è rimasta impressa la coppia di Gwenda e il  contadino belloccio di Mondo senza fine; letto alle medie, ho empatizzato un botto con lei, era il mio personaggio preferito. Definita una mucca con le mammelle enormi (mi sono perfino rimasti impressi gli insulti che le rivolgevano!), con astuzia riesce a sposarsi il più ambito del villaggio, a dargli un figlio e non temere la concorrenza delle ragazze più giovani e sicuramente più belle (ci vuol poco poverina). Bellissimo personaggio, una donna forte e grande esempio di resilienza.

Ecco, questa è la mia Tag o meglio le mie risposte ad essa. Come al solito, ai link potete trovare i libri commentati; se siete interessati ad altri Tag a cui ho partecipato, qui c’è la sezione. Ho cercato di nominare libri che non porto spesso sul blog, spero abbiate apprezzato. Ciaone, sotto ci sono le nomine, per continuare la catena!

Nomino:

Daniele Artioli

Il Profumo dei libri

Elena e Laura (e questa volta vedete di nominarlo qualcuno xD)

Sam Simon

Imlestar blog

starcrossed

Echidna

 

Buongiorno!

Oggi voglio continuare la mia serie di approfondimenti riguardante la mitologia classica! E perché allora non parlare della madre di tutti i mostri? Colei famosa per la propria ferocia con cui divorava gli incauti passanti ma anche abbastanza fascinosa da sedurre il glorioso Eracle! Sì, oggi conosceremo un po’ meglio Echidna e sarete deliziati da una sua rappresentazione creata da me su carta (da ammirare la buona volontà con cui l’ho disegnata).^^

Ma chi era Echidna?

Echidna è una di quelle persone che viene sempre citata indirettamente da tutti ma mai avvistata; un po’ come John il Rosso in The Mentalist! Infatti, gli autori classici che la descrivono sono veramente pochi, si possono contare sulle dita di una mano: sono Esiodo, Erodoto e Apollodoro. Tutti la conoscono ed è indirettamente citata da tutti gli autori perché è la Madre di metà dei mostri della mitologia classica, poca roba eh?

Chi erano i suoi genitori?

Le origini di Echidna sono oscure e variano da autore ad autore. C’è chi dice fosse figlia di Forco e di Ceto; Apollodoro narra fosse figlia del Tartaro e di Gea, come i Giganti. Interessante è riflettere che questa figura che possiamo descrivere come la fonte di ogni nostra paura sia attribuita a tempi antichi come le nostre paure ancestrali che si basano sul vissuto da preda della razza umana.

Chi erano i suoi figli mostruosi?

Esiodo narra che Echidna da Tifone ebbe il cane Orto, Cerbero, l’Idra di Lerna e la Chimera e che dal figlio Orto ebbe la Sfinge e il Leone di Nemea.

Apollodoro, invece, racconta che Echidna, sempre da Tifone, ebbe il drago immortale posto a guardia dell’albero delle Esperidi, la Chimera, il cane Orto e l’aquila che divorava le interiora di Prometeo (dopo che egli aveva elevato l’uomo dandogli il fuoco), la Sfinge e la scrofa Fea.

Com’era Echidna?

Echidna fisicamente era la perfetta metafora dell’uomo arrivato ma ancora in preda dell’ira e delle emozioni più turpi: infatti, viene descritta da Erodoto come una splendida ragazza feconda dalla vita in su e orrido serpente dalla vita in giù (“[…] la divina Echidna dal cuore violento, metà fanciulla dagli occhi splendenti e dalle belle guance, ma metà prodigioso serpente terribile e grande, astuto e crudele. […]“).  Apollodoro scrive che era solita uscire dalla sua caverna per divorare gli ignari passanti.

Esistono miti legati alla sua figura?

Erodoto scrive che Echidna viveva in Scizia (l’odierna Steppa del Ponto e quindi lontano dal bellissimo mondo civilizzato greco) e che un giorno Eracle ci andò per concludere una missione.

L’eroe, sorpreso dal gelo, si coricò a riposare e il giorno dopo notò che la sua cavalla era sparita; cercata in tutta la Scizia, finalmente arrivò alla grotta di Echidna che, furba qual era, vide che manzo lui fosse e avendo lei la cavalla la barattò con una notte di sesso. Eracle, allora, sarà per riavere la cavalla, sarà che Echidna era bella o per non fare arrabbiare una donna con i muscoli di un’anaconda, accettò. Inutile dire che dalla loro unione nacquero tre figli: Agatirso, Gelono e Scite; una volta cresciuti solo Scite poté usare l’arco del padre e per questa prova di forza gli fu donata una terra che diventò poi la Terra degli Sciti, la Scizia.

Apollodoro, invece, collega Echidna al mito di Argo (il mostro guardiano dai mille occhi): infatti, lei viene uccisa dall’essere mentre dormiva.

Echidna, come altre figure mitologiche, contiene possibili risvolti psicologici nella propria figura?

Sì, esistono due interpretazioni della figura di Echidna. Da una parte, raffigura il desiderio terreno che presuntuosamente esaltato verso lo spirito degenera in nervosità e mostruosità varie; dall’altra, la sua tendenza all’incesto simboleggia la libido apocalittica che divora la gente fino a spingerla ad atti gravissimi e all’autodistruzione.

Quindi…

La figura di Echidna è di sicuro una delle più affascinanti e conturbanti mai immaginate da quel sano popolo qual era quello greco; capace di concepire prole dai suoi stessi figli o di andare a letto con l’assassino della sua famiglia (ricordiamoci che metà delle prove di Eracle consistevano proprio nell’uccidere l’Idra, Orto, Fea…), ha sempre occupato un posto in rilievo nell’immaginario collettivo. Come figura la trovo molto interessante, se si vuole conoscerla in versione edulcorata consiglio la lettura della saga di Percy Jackson.

Bibliografia:
-Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999
-Chevalier, J e Gheerbrant, Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015

echidna

 

Minotaur

Buongiorno! Dopo avervi raccontato il mito del Minotauro e la sua eredità nella nostra cultura, oggi ho voluto condividere con voi ciò che penso dell’adattamento al mito prodotto nel 2006 e avente nel cast un giovanissimo Tom Hardy.

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Commento:

Minotaur è un film trash ma lo consiglio perché riesce a creare un suo mondo mitologico, nella sua semplicità è riuscito a imprimermi nella memoria la figura del mostro e nel cast presenta alcuni nomi importanti.
La trama del film è una rielaborazione del mito di Teseo e il Minotauro, anche se l’intero Olimpo è stato scartato per dare una chiave di maggiore importanza alla figura del dio cornuto: il Minotauro fu concepito per avere Dio in terra, essendo questa figura adorata dal popolo cretese di questa pellicola; peccato che il risultato sia stato un essere deforme più vicino all’animale che all’uomo troppo pericoloso per essere lasciato alla luce del sole e quindi rinchiuso in un labirinto scavato nelle rocce sotto al palazzo reale di Creta. Inutile dire che Teseo, figlio del re, un anno dopo il sacrificio della sua bella al mostro cretese (come nel mito gli ateniesi devono offrire tot ragazzi al mostro di Creta perché sconfitti in battaglia) si offre volontario per uccidere il Minotauro e salvare colei che lui crede sia ancora viva da qualche parte.
Di Minotaur mi sono piaciuti i cunicoli e l’immagine frontale del mostro, mentre di lato si notano purtroppo le texture di cui il manto è composto; è interessante come l’orrore faccia parte attivamente della famiglia reale cretese mentre ovviamente quella ateniese è molto più normale e virtuosa; inoltre, mi è piaciuta la morte di Dioli e la scena dei rapimenti dei ragazzi ateniesi da sacrificare: riprese veloci, lampi e urla, riusciamo a sentire la loro paura.

Pro:

La presenza di Tom Hardy; morti splatter e una buona costruzione del mondo mitologico alle quali sono legate; l’assoluta ambiguità della famiglia reale cretese e la scena dei rapimenti.

Contro:

Recitazione scarna e personaggi molte volte al limite della stupidità assoluta; finale anticlimatico; nessuna fedeltà storica; i cretesi sono raffigurati come il classico popolo con usanze tribali e arretrato; nomi dei protagonisti poco greci.

Insomma, un bel film di serie Z che ha aiutato Tom Hardy ad emergere, con riprese né brutte né belle ma con buone scene di sangue funzionali alla trama. Consigliato anche se ho trovato il finale leggermente anticlimatico, è interessante come abbiano reso il mito!

Il Minotauro

Il Minotauro era un essere mostruoso nato da Pasifae, una delle figlie del Sole e moglie di Minosse, e da un toro; il mostro era anche chiamato Asterione. La sua nascita è dovuta all’arroganza di Minosse perché, tenendo per sé il bellissimo esemplare di toro che invece avrebbe dovuto sacrificare agli dei, le divinità si arrabbiarono con lui e stregarono Pasifae affinché si congiungesse all’animale. Il Minotauro è legato al mito di Perseo e del filo di Arianna perché passò l’intera sua vita nel labirinto costruito da Dedalo e suo figlio Icaro (infatti, indirettamente alla vicenda è legata anche la leggenda delle ali di cera), un orrido mostro relegato nel profondo della nostra coscienza ma che periodicamente pretende un tributo!

Dopo l’uccisione di Androgeo, uno dei figli di Minosse, e la successiva invasione dell’Attica da parte dei cretesi, periodicamente gli ateniesi erano costretti a pagare un tributo di giovani per essere dati in pasto al Minotauro; il numero e la periodicità dei sacrifici varia a seconda degli autori. Il tributo andò avanti per numerosi anni, almeno fino a quando Teseo, figlio del re di Atene Egeo (lato di questa leggenda che le dà un valore eziologico), non decise di infiltrarsi tra i tributi e dare una fine alla strage. Quindi, con l’aiuto della traditrice cretese Arianna, una delle figlie di Minosse, uccise il Minotauro e con un filo srotolato durante la sua esplorazione del labirinto riuscì a scappare.

Così finisce la storia del Minotauro, ma probabilmente è conosciuta anche la sua origine: secondo quanto riferisce Diodoro Siculo, si riteneva che la tomba del re egizio Mendes potesse essere una fonte di ispirazione, essendo molto difficile da esplorare senza una guida ed essendo conosciuta come appunto il Labirinto.

Questa leggenda credo sia una delle più conosciute universalmente, chiunque prima o poi è arrivato a sentirla, a provare a farla sua con un disegno, una spiegazione o semplicemente riproponendola. Lo hanno fatto autori antichi e rinomati come Pausania, Apollodoro, Diodoro Siculo, Aristotele e Plutarco; lo hanno fatto autori moderni e famosi come Rick Riordan, per il suo Percy Jackson e dipingendo la creatura come uno degli antagonisti principali della saga, e Tarsem Singh con una nuova figura in Immortals; lo hanno fatto autori più caciaroni come Jonathan English per il suo trashissimo ma divertente Minotaur. Sicuramente il Minotauro è uno dei pilastri su cui si basa la nostra cultura fantastica!

Il Minotauro, inoltre, ha avuto tanto successo nel passare dei secoli perché con il passare del tempo come ad altre figure mitologiche gli è stato attribuito un valore simbolico: egli incarna lo stato psicotico umano. Infatti, Pasifae, la madre del mostro, rappresenta l’amore colpevole il cui frutto viene nascosto in un labirinto a chiunque impenetrabile; i sacrifici tributati a questo stato psicotico sono le menzogne atte a calmarlo e il filo di Arianna è l’atto spirituale che è necessario per vincere il mostro perché permette a Teseo di riuscire a tornare alla luce dopo le oscurità del labirinto.

Insomma, il mito de Minotauro nel suo insieme esprime simbolicamente la lotta spiritica contro la rimozione e al solito la predominanza dell’ego corretto e stabile. E voi? Cosa ne pensate di questo mito?

Bibliografia:

-Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999
-Chevalier, J e Gheerbrant, Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015

~ Tratto da: https://ilblogditony.blogfree.net/?t=6073164

Le Erinni

Le Erinni sono demoni infernali, molto famose nella cultura generale grazie ad autori autorevoli come Esiodo ed Eschilo, che le hanno poste al centro delle opere e hanno dato loro una storia e un’immagine propria e caratteristica.

Ma chi sono le Erinni?

Le Erinni, come da tradizione, hanno genitori diversi a seconda della versione, ma in entrambe quelle più importanti discendono da divinità potenti e antiche: secondo Esiodo sono figlie di Gea e Urano, per Eschilo invece nacquero dalla Notte; i loro fratelli erano Terrore, Rabbia, Pallore e Morte. Di numero imprecisato all’inizio, con il passare del tempo gli autori hanno concordato che le Erinni sono tre, tutte rappresentate alate e con i serpenti in testa (un po’ come le Gorgoni). I loro nomi sono Tisifoni, Aletto e Megera.

Per cosa conosciamo le Erinni?

Le Erinni sono conosciute per essere creature della vendetta (Erinni ed Eris condividono la stessa radice semantica) nei delitti di sangue.

Eschilo racconta che le Erinni perseguitarono Oreste dopo che questo aveva ucciso la propria madre e lo liberarono del loro tormento solo dopo che questi fu assolto da Atena dalle sue colpe; solo quando Atena lo volle innocente le tre creature si placarono, divenendo Eumenidi. Tuttavia, Oreste non è l’unico a essere stato perseguitato dalle Erinni: infatti, sia Alcmeone sia Meleagro ne furono perseguitati, entrambi per avere ucciso membri della propria famiglia.

Che differenza esiste tra Erinni ed Eumenidi?

In verità, i due nomi non hanno una vera e propria differenza; vengono usati indistintamente a seconda dei casi: Erinni può essere anche al singolare, Eumenidi può indicare ironia da parte dell’autore se usato mentre stanno perseguitando, in entrambi i casi mostrano il loro spirito di vendetta (Erinni) che può essere placato tramite il tribunale della mente e diventare benigno (Eumenidi, eu in greco significa positivo). Inoltre, questi nomi nella cultura romana vengono messi in disuso a favore di Furia e Dire, entrambi come gli altri nomi parlanti della loro natura.

Qual è il simbolismo a capo delle Erinni?

Anticamente le Erinni venivano identificate con la coscienza: infatti, essa all’inizio punisce e con il senso di colpa ti logora lentamente come se fossi inseguito da esseri orribili; ma non appena capisci l’errore e cerchi rimedio questo sentimento ti libera e quasi diventa positivo perché alla fine hai fatto la cosa giusta! Paul Mazon (un famoso ellenista francese) le interpreta come incaricate di vegliare sul mantenimento dell’ordine cosmico e e «in particolare, di punire tutti coloro che oltrepassano il loro diritto a spese degli altri, fra gli dei come fra gli uomini».

Il mio commento generale:

Io conosco le Erinni da molto tempo proprio per la tanto citata popolarità tra gli autori moderni: sono molto importanti sia nella saga di Percy Jackson sia in quella di Starcrossed. Inoltre, al liceo ho rischiato di dovere studiare l’Orestea al posto dell’Ippolito incoronato e quindi mi sarei dovuto conoscere bene tutta la loro storia in un modo per cui dico sinceramente: no grazie.  Tuttavia, ovviamente di mio le conoscevo anche meglio degli altri miei compagni di classe grazie al mio fidato Dizionario di mitologia classica!

Per me le Erinni sono esseri inquietanti, perfetti per un racconto horror come quello che scarsamente avevo scritto con pochi risultati qualche anno fa; forse in inglese rende di più. Comunque, la loro iconografia è abbastanza distintiva anche se leggermente simile a quella delle Gorgoni: entrambe hanno le ali e i serpenti al posto dei capelli, anche se poi le Erinni ti logorano con i loro lamenti mentre le Gorgoni dalla pelle dorata e le zanne ti divorano e ti pietrificano fino alla morte; interessante è che sia le Erinni sia Medusa simboleggino il senso di colpa! Lo avevate notato?

Bibliografia:
-Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999
-Chevalier, J e Gheerbrant, Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015

 

Ecco, questo è il mio commento sulle Erinni, spero vi sia piaciuto. Se le conoscevate, fatemi sapere cosa ne pensate e come le avevate conosciute!

buon halloween

~ Tratto da: https://ilblogditony.blogfree.net/?t=5997907

I demoni nella mitologia nordica

Oggi grazie al mio I miti nordici, un dizionario di mitologia nordica scritto e curato da Gianna Chiesa Isnardi, voglio tornare a parlare e inoltrarmi con voi nella mitologia dei nostri vicini del Nord! E quindi, dopo Fenrir, vi parlo dei Demoni!

I Demoni secondo le leggende sono incontrabili sotto diverse forme e quindi già questo li avvicina molto a quelli della mitologia greca (basti pensare al corteo di divinità della Notte) o al nostro bestiario satanico; diverse forme che ovviamente sono tutte di carattere orrendo e mostruoso. Sono legati alle forze che dimorano nell’oscurità e alla fine sono manifestazioni del caos: infatti, essendo la contrapposizione delle divinità simbolo dell’ordine cosmico è facile capire quanto i Demoni siano favorevoli alla distruzione di ogni ordine e alla liberazione del nostro io animale e istintivo.

Esempi di demoni possono essere i Giganti, i figli di Loki (tra cui Fenrir) e perfino uomini la cui natura non è puramente umana ma invece una miscela di umanità e inciviltà. Ciò che mi affascina è che al contrario della religione cristiana le religioni più antiche erano più aperte ai fenomeni naturali e quindi nelle loro leggende la fantasia prendeva il sopravvento, restando sempre fedele al mondo. E’ un caso che l’uomo mentre inizia a costruirsi la propria futura società racconti di come i suoi dei scaccino le manifestazioni della natura?

Dopotutto, è quello che facciamo ora nella vita reale e non nei sogni quando disboschiamo e inquiniamo la Terra: a che serve concentrarsi sulla salvezza di poche specie di animali e piante se poi il Ragnarok si abbatterà su di noi?

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Alcesti

 

Travolto dalle discussioni che analizzano i nuovi personaggi femminili presenti nei film per vedere se possano essere considerati donne forti, oggi ho deciso di provare a dire la mia sull’argomento presentando una donna forte della mitologia greca: Alcesti!

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Alcesti è una delle figlie di Anassibia e del re Pelia, regnante a Iolco. Quando la strega Medea convinse con l’inganno le principesse del regno a uccidere il loro padre, lei fu l’unica a non prendere parte al suo smembramento e quindi fu l’unica a non ucciderlo; già si era fatta riconoscere per la sua intelligenza e il suo buon animo!

Se Alcesti era stata l’unica a non farsi manipolare da una delle più pericolose donne della mitologia greca, di sicuro la maggior parte dei miti che la riguardano non raccontano questo episodio ma un altro avvenuto molto più avanti negli anni: lei è famosa per la sua forza d’animo che le ha permesso di salvare il marito ed elevare lo stato di donna da mero utero senza valore atto solo alla discendenza a persona forte e coraggiosa, talmente decisa e fedele da sacrificarsi per l’amore della sua vita.

Alcesti, quindi, oltre a essere una delle figlie di Anassibia e del re Pelia, regnante a Iolco, era anche la moglie di Admeto. E chi era Admeto? Admeto era il re di Fere in Tessaglia e anche la rovina della sua bella moglie: infatti, grazie ad Apollo era riuscito ad ottenere la mano della bella ragazza, descritta nell’Iliade come la più bella tra le sue sorelle, ma poi durante le nozze si era dimenticato di fare un sacrificio in favore di Artemide! E cosa portò questa grave mancanza di umiltà nei confronti di una delle figlie di Zeus? Semplice, la morte dell’uomo. Fortunatamente, Apollo intercesse nuovamente in favore di Admeto e decretò che se qualcuno si fosse offerto per prendere il suo posto lo sposino sarebbe sopravvissuto ma nessuno voleva: né il padre, né la madre, né gli amici; in effetti, chi vorrebbe mai morire? E così quando ormai il destino sembrava scritto per tutti, una giovane donna decise di offrirsi all’uomo che aveva sposato, di prendere il suo posto nell’Ade.

E così fu, Alcesti morì tra le braccia del marito mentre sapeva che così facendo lo stava salvando.

Io non ho ben capito bene cosa si intenda per donna forte ma secondo me questa dimostrazione di amore e altruismo in un mondo che sminuiva la donna tanto da non darle nemmeno la colpa per un adulterio commesso sia molto più importante e straordinaria di qualsiasi azione. Tu potresti mai offrire la tua vita per tuo marito, tua moglie o i tuoi figli? Secondo me la risposta ai giorni nostri è negativa ma il mito mostra che anche ai loro giorni lo era e che il gesto di Alcesti è formidabile, ha dell’incredibile. E infatti, nelle versioni più famosi il mito non si conclude con la sua morte ma invece con un dio o un semidio che colpito dal suo sacrificio corre a salvarla.

Esatto, dopo questo atto incredibile sulla terra dei vivi era rimasto un Admeto sconvolto da tanto amore sconfinato che egli promise di non amare nessun’altra donna e di tenere una statua con le sembianze della moglie nel letto coniugale. Ma per fortuna, Admeto oltre a essere un favorito dagli dei era anche un amico di Eracle che saputa tutta la vicenda scese negli Inferi e la salvò riportandola ai vivi, concludendo al meglio la vicenda.

Questa storia è estremamente interessante per mostrare come il legame tra due persone possa essere forte e il vero coraggio di una persona venga fuori quando il resto del mondo ormai si è rassegnato. Interessante è anche il fatto che Alcesti è stata raccontata da molti autori molto lontani tra i secoli, a testimonianza del grande impatto che ancora oggi ella ha nella nostra letteratura: Omero, Euripide, Alfieri, Hofmannsthal e Benito Perez Galdòs. Tu la conoscevi? Cosa ne pensi?

Bibliografia:
-Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999

 

The Librarian: chiunque è un eroe

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Buongiorno a tutti!

Oggi voglio fare conoscere una serie di film televisivi che guardo sempre volentieri; ecco, guardo volentieri solo il primo perché è il più famoso e lo trasmettono più facilmente.

Parla di questo tipo, Flynn, che è un malato di studi e venendo cacciato dalla sua università perché troppo attaccato ad essa trova lavoro come bibliotecario presso un istituto molto prestigioso; ciò che non sa è che in verità la biblioteca presso cui lavora contiene i più grandi segreti dell’umanità che lui solo è in grado di proteggere. 

All’inizio volevo fare un testo dello stile “5 motivi per guardarlo!” ma poi ho scoperto che non ero riuscito a trovarne cinque abbastanza differenti per motivare un titolo simile e quindi ho optato per un piccolo commento chiacchiericcio. Forse voi li avete questi cinque motivi, provate a scriverli se conoscete questi film!^^

Ciò che apprezzo sempre di questo personaggio è il suo privilegiare la conoscenza alla forza preferendo lasciare la propria sopravvivenza sempre a figure femminili forti e determinate, secondo me questa caratteristica lo fa diventare normale ma anche eroico per le sue azioni e scelte e ci fa riflettere topicamente che alla fine tutti noi possiamo essere Superman. Flynn all’inizio è il tipico nerd e alla fine rimane il tipico nerd, non cambia, ma invece colleziona ammirazione e una gran figa che lo viene a trovare con una scena epica in moto; lui non ottiene un processo di miglioramento personale che lo trasforma in un ninja o in uno figo, ma solo capisce che la sua forza risiede nel cervello: per tutto il film viene elogiato da chi dovrebbe ucciderlo, dimostra grandi conoscenze e astuzia ed è pure molto spiritoso! Gli altri personaggi poi sono abbastanza stereotipati anche se come lui riescono a caratterizzarsi grazie alle proprie abilità e  alla loro storia, rimangono bene impressi e personalmente adoro Lana e come fraintenda ciò che succede al povero Flynn! E parlando della storia in generale, la trovo ogni volta interessante, frizzante con imprevedibili intervalli comici offerti dal nostro eroe ed enigmi intelligenti e astuti.

E per finire, ecco alcuni commentini random scritti durante la visione:

  • bella la scena finale: hanno reso affascinante Nicole e l’entrata è ad effetto;
  • gli effetti speciali sono poco speciali e adorabilmente vecchi, adoro il ponte sopra al baratro;
  • bello il parallelismo tra il fallimento delle missioni di Nicole e Flynn, alla fine sono veramente simili;
  • molto bello l’incontro iniziale tra Nicole e Flynn: dimostra da subito le capacità del protagonista ma lo sminuisce  molto perché dimostra che c’è abituato;
  • Marine per sempre, mi ha fatto morire dal ridere xD ;
  • la biblioteca è bellissima, hanno introdotto tutte le cose più importanti, veramente non mancava nulla!
  • il colloquio vale tutto il film, mi sa tanto di Sherlock Holmes!

Ecco, questo è come al solito il mio commento sconclusionato che avevo preparato da tipo… due mesi? Sì può essere. Voi lo conoscevate? Guardate la serie spinoff? Io mi sono fermato alla prima stagione, ma per quel poco che ho visto la rossa e la guardia sono sempre simpaticissime e mi piace come questo franchise tratti le leggende più celebri riadattandole ai giorni nostri.^^

Ciao! 🙂

La Sirena

La Sirena è un personaggio della mitologia classica che ha sempre avuto molto spazio nell’immaginario collettivo grazie ad opere celebri come l’Odissea di Omero e autori come Sofocle e Pausania. Inoltre, con il passare dei secoli esse hanno pure subito un cambiamento d’immagine divenendo da donne alate a donne pesce, ma in ogni la loro funzione è sempre rimasta invariata: rappresentare le paure dei marinai che salpano per una meta sconosciuta in un ambiente che non è il loro e che nel pensiero comune è la casa dei mostri più oscuri e ancora sconosciuti.

Ma chi sono le Sirene?
Le Sirene nella letteratura greca e romana sono esseri mostruosi, metà donne e metà pesci. La loro storia è molto lunga perché parte da Omero e passa per i più grandi tragediografi ed oratori: Esiodo, Apollonio Rodio, Apollodoro, Ovidio, Pausania, Euripide, Sofocle e altri autori più moderi.
Varie genealogie vengono attribuite alle Sirene: Apollonio Rodio le vuole figlie di Acheloo e della musa Tersicore; Appolodoro invece le descrive figlie sempre di Acheloo ma poi anche di (non c’è un’unica versione) Melpomene o Sterope; per Igino i loro genitori sono Acheloo e Sterope. Anche se il caso più ricorrente sia Acheloo e una musa, Sofocle le vuole figlie Forco e quindi sorelle di altre disgrazie degli uomini come le Gorgoni.

Come sono diventate così?
Secondo alcuni miti, le Sirene erano parte del corteo di Persefone prima che fosse rapita da Ade e quindi dopo il rapimento Demetra le avrebbe tramutate in esseri mostruosi per non averlo ostacolato o avrebbero chiesto loro stesso le ali per cercare la loro signora.

Com’erano le Sirene?
Né il numero né il loro aspetto è una certezza e attraverso i diversi autori moltissime versioni sono state utilizzate. Nell’Odissea non è descritto il loro corpo ma solo la voce, solo lo strumento di smarrimento più temuto dalle loro prede, e sono tre: Pisinoe, Aglaope e Telsiepia. Licofrone afferma siano tre ma ne nomina solo due, Leucosia e Ligeia.

Dove vivevano?
Le Sirene abitavano su un’isola che nell’Odissea è chiamata “prato fiorito delle divine Sirene” e quindi Esiodo più tardi avrebbe dato l’epiteto “fiorito” alla loro isola. Gli antichi hanno ipotizzato secondo le descrizioni del luogo realmente dove esse avrebbero potuto avere vissuto e ciò è supportato anche dagli studi più moderni: la loro casa era tra Sorrento e Capri.

Cosa rappresentano le Sirene?
L’etimologia della parola Sirena è oscura, ma comunque si pensano a due possibili origini: si potrebbe trovare un’attinenza con seirà (la corda, e quindi la loro capacità di legare a sé le vittime attraverso il canto) ma anche con la stella Sirio e che connoterebbe questi demoni come del Mezzogiorno.
Le Sirene sono diventate l’immagine dei pericoli della navigazione marittima e poi l’immagine stessa della morte. Sotto l’influenza della cultura egizia la Sirena è diventata il simbolo dell’anima di colui che ha fallito la sua missione in mare e che si è perso nei suoi meandri. Da geni perversi e divinità infernali, nella cultura è prevalsa la loro seduzione mortale, che viene citata in opere antiche come l’Odissea e quelle moderne come la saga di intrattenimento Percy Jackson. Se si paragona la vita a un viaggio esse sono i tranelli posti dalla passione e dal desiderio e perché esse sono la manifestazioni di elementi fluidi come l’acqua del mare e il vento della tempesta rappresentano le creazioni dell’inconscio, dei sogni terribilmente affascinanti dove si mostrano le pulsioni oscure e primitive dell’uomo. Quindi, come Ulisse bisogna attaccarsi alla dura realtà dell’albero maestro della nave perché esso è l’asse centrale su cui si basa la nostra vita per sfuggire alle illusioni dettate dalle nostre passioni.

Cosa ne pensi di queste creature? Sono interessanti vero?^^

Bibliografia:
-Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999
-Chevalier, J e Gheerbrant, Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015

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