Alcesti

 

Travolto dalle discussioni che analizzano i nuovi personaggi femminili presenti nei film per vedere se possano essere considerati donne forti, oggi ho deciso di provare a dire la mia sull’argomento presentando una donna forte della mitologia greca: Alcesti!

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Alcesti è una delle figlie di Anassibia e del re Pelia, regnante a Iolco. Quando la strega Medea convinse con l’inganno le principesse del regno a uccidere il loro padre, lei fu l’unica a non prendere parte al suo smembramento e quindi fu l’unica a non ucciderlo; già si era fatta riconoscere per la sua intelligenza e il suo buon animo!

Se Alcesti era stata l’unica a non farsi manipolare da una delle più pericolose donne della mitologia greca, di sicuro la maggior parte dei miti che la riguardano non raccontano questo episodio ma un altro avvenuto molto più avanti negli anni: lei è famosa per la sua forza d’animo che le ha permesso di salvare il marito ed elevare lo stato di donna da mero utero senza valore atto solo alla discendenza a persona forte e coraggiosa, talmente decisa e fedele da sacrificarsi per l’amore della sua vita.

Alcesti, quindi, oltre a essere una delle figlie di Anassibia e del re Pelia, regnante a Iolco, era anche la moglie di Admeto. E chi era Admeto? Admeto era il re di Fere in Tessaglia e anche la rovina della sua bella moglie: infatti, grazie ad Apollo era riuscito ad ottenere la mano della bella ragazza, descritta nell’Iliade come la più bella tra le sue sorelle, ma poi durante le nozze si era dimenticato di fare un sacrificio in favore di Artemide! E cosa portò questa grave mancanza di umiltà nei confronti di una delle figlie di Zeus? Semplice, la morte dell’uomo. Fortunatamente, Apollo intercesse nuovamente in favore di Admeto e decretò che se qualcuno si fosse offerto per prendere il suo posto lo sposino sarebbe sopravvissuto ma nessuno voleva: né il padre, né la madre, né gli amici; in effetti, chi vorrebbe mai morire? E così quando ormai il destino sembrava scritto per tutti, una giovane donna decise di offrirsi all’uomo che aveva sposato, di prendere il suo posto nell’Ade.

E così fu, Alcesti morì tra le braccia del marito mentre sapeva che così facendo lo stava salvando.

Io non ho ben capito bene cosa si intenda per donna forte ma secondo me questa dimostrazione di amore e altruismo in un mondo che sminuiva la donna tanto da non darle nemmeno la colpa per un adulterio commesso sia molto più importante e straordinaria di qualsiasi azione. Tu potresti mai offrire la tua vita per tuo marito, tua moglie o i tuoi figli? Secondo me la risposta ai giorni nostri è negativa ma il mito mostra che anche ai loro giorni lo era e che il gesto di Alcesti è formidabile, ha dell’incredibile. E infatti, nelle versioni più famosi il mito non si conclude con la sua morte ma invece con un dio o un semidio che colpito dal suo sacrificio corre a salvarla.

Esatto, dopo questo atto incredibile sulla terra dei vivi era rimasto un Admeto sconvolto da tanto amore sconfinato che egli promise di non amare nessun’altra donna e di tenere una statua con le sembianze della moglie nel letto coniugale. Ma per fortuna, Admeto oltre a essere un favorito dagli dei era anche un amico di Eracle che saputa tutta la vicenda scese negli Inferi e la salvò riportandola ai vivi, concludendo al meglio la vicenda.

Questa storia è estremamente interessante per mostrare come il legame tra due persone possa essere forte e il vero coraggio di una persona venga fuori quando il resto del mondo ormai si è rassegnato. Interessante è anche il fatto che Alcesti è stata raccontata da molti autori molto lontani tra i secoli, a testimonianza del grande impatto che ancora oggi ella ha nella nostra letteratura: Omero, Euripide, Alfieri, Hofmannsthal e Benito Perez Galdòs. Tu la conoscevi? Cosa ne pensi?

Bibliografia:
-Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999

 

The Librarian: chiunque è un eroe

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Buongiorno a tutti!

Oggi voglio fare conoscere una serie di film televisivi che guardo sempre volentieri; ecco, guardo volentieri solo il primo perché è il più famoso e lo trasmettono più facilmente.

Parla di questo tipo, Flynn, che è un malato di studi e venendo cacciato dalla sua università perché troppo attaccato ad essa trova lavoro come bibliotecario presso un istituto molto prestigioso; ciò che non sa è che in verità la biblioteca presso cui lavora contiene i più grandi segreti dell’umanità che lui solo è in grado di proteggere. 

All’inizio volevo fare un testo dello stile “5 motivi per guardarlo!” ma poi ho scoperto che non ero riuscito a trovarne cinque abbastanza differenti per motivare un titolo simile e quindi ho optato per un piccolo commento chiacchiericcio. Forse voi li avete questi cinque motivi, provate a scriverli se conoscete questi film!^^

Ciò che apprezzo sempre di questo personaggio è il suo privilegiare la conoscenza alla forza preferendo lasciare la propria sopravvivenza sempre a figure femminili forti e determinate, secondo me questa caratteristica lo fa diventare normale ma anche eroico per le sue azioni e scelte e ci fa riflettere topicamente che alla fine tutti noi possiamo essere Superman. Flynn all’inizio è il tipico nerd e alla fine rimane il tipico nerd, non cambia, ma invece colleziona ammirazione e una gran figa che lo viene a trovare con una scena epica in moto; lui non ottiene un processo di miglioramento personale che lo trasforma in un ninja o in uno figo, ma solo capisce che la sua forza risiede nel cervello: per tutto il film viene elogiato da chi dovrebbe ucciderlo, dimostra grandi conoscenze e astuzia ed è pure molto spiritoso! Gli altri personaggi poi sono abbastanza stereotipati anche se come lui riescono a caratterizzarsi grazie alle proprie abilità e  alla loro storia, rimangono bene impressi e personalmente adoro Lana e come fraintenda ciò che succede al povero Flynn! E parlando della storia in generale, la trovo ogni volta interessante, frizzante con imprevedibili intervalli comici offerti dal nostro eroe ed enigmi intelligenti e astuti.

E per finire, ecco alcuni commentini random scritti durante la visione:

  • bella la scena finale: hanno reso affascinante Nicole e l’entrata è ad effetto;
  • gli effetti speciali sono poco speciali e adorabilmente vecchi, adoro il ponte sopra al baratro;
  • bello il parallelismo tra il fallimento delle missioni di Nicole e Flynn, alla fine sono veramente simili;
  • molto bello l’incontro iniziale tra Nicole e Flynn: dimostra da subito le capacità del protagonista ma lo sminuisce  molto perché dimostra che c’è abituato;
  • Marine per sempre, mi ha fatto morire dal ridere xD ;
  • la biblioteca è bellissima, hanno introdotto tutte le cose più importanti, veramente non mancava nulla!
  • il colloquio vale tutto il film, mi sa tanto di Sherlock Holmes!

Ecco, questo è come al solito il mio commento sconclusionato che avevo preparato da tipo… due mesi? Sì può essere. Voi lo conoscevate? Guardate la serie spinoff? Io mi sono fermato alla prima stagione, ma per quel poco che ho visto la rossa e la guardia sono sempre simpaticissime e mi piace come questo franchise tratti le leggende più celebri riadattandole ai giorni nostri.^^

Ciao! 🙂

La Sirena

La Sirena è un personaggio della mitologia classica che ha sempre avuto molto spazio nell’immaginario collettivo grazie ad opere celebri come l’Odissea di Omero e autori come Sofocle e Pausania. Inoltre, con il passare dei secoli esse hanno pure subito un cambiamento d’immagine divenendo da donne alate a donne pesce, ma in ogni la loro funzione è sempre rimasta invariata: rappresentare le paure dei marinai che salpano per una meta sconosciuta in un ambiente che non è il loro e che nel pensiero comune è la casa dei mostri più oscuri e ancora sconosciuti.

Ma chi sono le Sirene?
Le Sirene nella letteratura greca e romana sono esseri mostruosi, metà donne e metà pesci. La loro storia è molto lunga perché parte da Omero e passa per i più grandi tragediografi ed oratori: Esiodo, Apollonio Rodio, Apollodoro, Ovidio, Pausania, Euripide, Sofocle e altri autori più moderi.
Varie genealogie vengono attribuite alle Sirene: Apollonio Rodio le vuole figlie di Acheloo e della musa Tersicore; Appolodoro invece le descrive figlie sempre di Acheloo ma poi anche di (non c’è un’unica versione) Melpomene o Sterope; per Igino i loro genitori sono Acheloo e Sterope. Anche se il caso più ricorrente sia Acheloo e una musa, Sofocle le vuole figlie Forco e quindi sorelle di altre disgrazie degli uomini come le Gorgoni.

Come sono diventate così?
Secondo alcuni miti, le Sirene erano parte del corteo di Persefone prima che fosse rapita da Ade e quindi dopo il rapimento Demetra le avrebbe tramutate in esseri mostruosi per non averlo ostacolato o avrebbero chiesto loro stesso le ali per cercare la loro signora.

Com’erano le Sirene?
Né il numero né il loro aspetto è una certezza e attraverso i diversi autori moltissime versioni sono state utilizzate. Nell’Odissea non è descritto il loro corpo ma solo la voce, solo lo strumento di smarrimento più temuto dalle loro prede, e sono tre: Pisinoe, Aglaope e Telsiepia. Licofrone afferma siano tre ma ne nomina solo due, Leucosia e Ligeia.

Dove vivevano?
Le Sirene abitavano su un’isola che nell’Odissea è chiamata “prato fiorito delle divine Sirene” e quindi Esiodo più tardi avrebbe dato l’epiteto “fiorito” alla loro isola. Gli antichi hanno ipotizzato secondo le descrizioni del luogo realmente dove esse avrebbero potuto avere vissuto e ciò è supportato anche dagli studi più moderni: la loro casa era tra Sorrento e Capri.

Cosa rappresentano le Sirene?
L’etimologia della parola Sirena è oscura, ma comunque si pensano a due possibili origini: si potrebbe trovare un’attinenza con seirà (la corda, e quindi la loro capacità di legare a sé le vittime attraverso il canto) ma anche con la stella Sirio e che connoterebbe questi demoni come del Mezzogiorno.
Le Sirene sono diventate l’immagine dei pericoli della navigazione marittima e poi l’immagine stessa della morte. Sotto l’influenza della cultura egizia la Sirena è diventata il simbolo dell’anima di colui che ha fallito la sua missione in mare e che si è perso nei suoi meandri. Da geni perversi e divinità infernali, nella cultura è prevalsa la loro seduzione mortale, che viene citata in opere antiche come l’Odissea e quelle moderne come la saga di intrattenimento Percy Jackson. Se si paragona la vita a un viaggio esse sono i tranelli posti dalla passione e dal desiderio e perché esse sono la manifestazioni di elementi fluidi come l’acqua del mare e il vento della tempesta rappresentano le creazioni dell’inconscio, dei sogni terribilmente affascinanti dove si mostrano le pulsioni oscure e primitive dell’uomo. Quindi, come Ulisse bisogna attaccarsi alla dura realtà dell’albero maestro della nave perché esso è l’asse centrale su cui si basa la nostra vita per sfuggire alle illusioni dettate dalle nostre passioni.

Cosa ne pensi di queste creature? Sono interessanti vero?^^

Bibliografia:
-Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999
-Chevalier, J e Gheerbrant, Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015

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Edipo Re

Edipo Re è una tragedia di Sofocle, messa in scena per la prima volta nel 429-425 o il 415-411, e nella gara dei tragediografi che si teneva durante le Dionisie è valsa al suo autore il secondo posto. Questa tragedia che ha come protagonista la famiglia regnante di Tebe dimostra il grande interesse e la grande conoscenza che avevano Sofocle e quindi chiunque dei greci verso la mitologia e la letteratura: infatti, la saga dei Labdacidi ha sicuramente ispirato quest’opera d’arte che nei millenni è diventata un vero e proprio classico.

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Trama:
A Tebe imperversa una pestilenza e quindi la tragedia si apre con un coro che supplica Edipo di fare qualcosa. In questo modo veniamo introdotti alla storia e ai suoi personaggi, alla ricerca del re di Tebe Edipo che svolge dopo che scopre dagli oracoli che l’uccisore del proprio predecessore al trono vive libero tra i tebani e che per questo ora gli dei stanno sconvolgendo la terra per punirlo. Una lunga indagine basata sui ricordi e oscuri vaticini porteranno il re e sua moglie a scoprire un passato che era meglio fosse rimasto sepolto, un lungo percorso sulla scoperta della propria identità e dei legami affettivi.

Commento della lettura, traduzione di R. Cantarella:
Ho trovato la lettura italiana di questa tragedia estremamente stimolante e intrigante: secondo me, la prima parte potrebbe essere un buon giallo ante litteram perché attraverso una sequela di testimonianze possiamo ricostruire il passato oscuro che si cela nella famiglia reale tebana; la seconda parte, invece, è tragica, un dramma che sconvolge le dinamiche familiari e mostra le reazioni alla realtà sconvolgente che finalmente viene a galla. Mi sono piaciute anche le profezie mostrate come volontà divine e piene di significato, è terribile il discorso con cui Tiresia esce di scena! Il tutto mi ha intrigato fin dall’inizio ed è difficile perdersi se lo si legge nel tempo libero: molte volte i cori riassumono i fatti, quindi consiglio a tutti la lettura, soffermandosi sulle note che i libri propongono!

Ma chi era Sofocle?
Sofocle è stato un tragediografo nato circa alla fine del quinto secolo avanti Cristo e quindi possiamo dire con sicurezza che ha assistito alla parabola ascendente della democrazia ateniese, addirittura partecipando alla vita culturale della sua città come poeta e certe volte come magistrato, e intuito come si sarebbe conclusa la guerra con Sparta. Nel quadro di questa lunga situazione politica, egli ha colto il fragile destino dell’uomo nel mondo, racchiuso nel binomio inscindibile di capacità razionale e finitezza morale, e le insanabili contraddizioni dell’esistenza tra un’incerta presenza divina e la problematicità dell’organizzazione politica, delineando figure la cui tragicità emerge soprattutto da una condizione di estrema solitudine.
Le fonti offrono notizie spesso contrastanti sull’entità della produzione sofoclea: infatti, più di un centinaio di opere di cui molte spurie sono attribuite a lui, anche se di questa vasta produzione ne sono rimaste a noi leggibili e comprensibili solo sette, oltre a un certo numero di frammenti e ben quattrocentocinquanta versi ritrovati in un papiro di un dramma satiresco. Inoltre, a Sofocle sono attribuite all’incirca una ventina di vittorie, alcuni secondi posti e mai terzi; il tutto agli importanti agoni teatrali che si tenevano durante le Dionisie.

La visione poetica di Sofocle:
Le vicende che Sofocle porta sulla scena mostrano la perfetta conoscenza del materiale epico: infatti, egli ritaglia i segmenti che meglio si prestano alle necessità di quanto vuole comunicare arrivando a rielaborare e ampliare sezioni delle leggende citate attraverso brevi riferimenti, veloci riepiloghi e allusioni quasi impercettibili. Comunque, i riferimenti al mito non sono necessariamente interni alla vicenda e quindi possono essere utilizzati solamente per esemplificare in modo enigmatico la situazione in atto, come accade nell’Antigone: il dolore della ragazza viene paragonato a quello provato da Niobe per la morte dei figli.
I personaggi sofoclei acquistano una statura tragica grazie alla miscela operata dal loro autore, miscela che fonde sulla scena riflessione e racconto tradizionale. Da qui ci sono le riflessioni sulla mutabilità del destino dell’uomo e sull’impossibilità di valutarne le sorti prima del compiersi della vita(esemplari in Edipo Re): infatti, l’uomo è artefice della propria vita ma è anche costretto da limiti invalicabili dettati da Tuche, il destino. Inoltre, questi eroi si caratterizzano per il contrasto che li oppone all’ambiente circostante, che ne acuisce la disperazione e la risoluta solitudine; questa solitudine nasce sempre dalla consapevolezza del destino infausto che li attende e quindi non mostrano mai debolezze o incertezze conoscendo già la loro triste situazione che all’inizio della vicenda.
Come già citato nel mio commento di Edipo Re, l’incertezza che domina l’uomo e gli dei assenti è resa tramite gli oracoli, vaticini oscuri ma incredibilmente importanti nelle vicende. La vicende dell’eroe di questa tragedia che consiglio è esemplare: egli si pone sulle tracce dell’assassinio del precedente re Laio secondo le istruzioni dell’oracolo di Apollo ma affidandosi alla ragione e alle indagini alla fine si riconosce colpevole. È questa prevalenza della ragione sul mistico che lo porta ad accecarsi: perché vedere se non ha visto prima la forza del mistico e dei suoi crimini?
E poi, ultima caratteristica della letteratura sofoclea che porto alla luce per comprendere meglio Edipo Re è sicuramente l’ironia tragica. Infatti, assodato che miti presi come ispirazione sono conosciuti dalla maggioranza, il poeta li sfrutta per dare particolare rilievo ai personaggi in scena che vivono gli avvenimenti senza conoscerne il seguito; ma il pubblico lo sa benissimo, perché la stessa vicenda è già stata raccontata decine e decine di volte, tutta la Grecia la conosce già! Un esempio molto buono di ironia tragica è servito da Giocasta quando intima il marito di smettere con le sue ricerche perché a differenza del protagonista come il pubblico ha capito che niente di buono verrà alla luce da ciò. L’ironia tragica sortisce sempre un effetto straniante e veramente nel mio caso quasi soffocante: è come vedere senza potere fare nulla un bambino che lentamente si dirige verso un dirupo che non può notare, verso una terribile fine.

Edipo nella mitologia:
Edipo è universalmente conosciuto come il figlio del re di Tebe Laio, anche se i nomi della madre cambiano a seconda degli autori: i più famosi sono Epicasta, citata così nell’Odissea, e Giocasta come la conosciamo noi tramite le tragedie. Tralasciando il passato del personaggio che è narrato benissimo nella tragedia e che non si discosta dalle altre versioni, ecco alcune informazioni interessanti. Questo personaggio viene narrato o quantomeno citato da diversi autori: Sofocle, Omero, Pausania, Euripide, Apollodoro ed Eschilo; insomma, dai grandi autori del loro tempo!
Il bambino è chiamato Edipo (che significa ‘dal piede gonfio’) perché da infante è stato abbandonato sul monte Citerone per essere ucciso dalle bestie avendo pure i piedi forati e legati, situazione che lo renderà in futuro irrimediabilmente storpio.
Cresciuto con dei servi, ha lasciato la casa di suo padre a seguito di un oracolo e avvicinatosi a Tebe incontra, come citato nella tragedia di Edipo Re, la Sfinge! Lei gli fa la celebre domanda dell’essere che inizia su quattro zampe, poi due e infine tre e lui risponde giustamente che l’essere è l’uomo. Secondo alcuni il mostro furente si getta giù dalla rupe, seconde altri è lo stesso ragazzo a farlo. L’importante è che come ricompensa sposa la regina di Tebe Giocasta e ne diventa il re, dimostrando a tutti la propria integrità e l’arguzia che lo caratterizzavano. Da notare che sarà proprio questa sua integrità a rovinarlo…
Nonostante il triste destino di Edipo, in Edipo a Colono l’uomo riceve la protezione perfino dell’eroe greco per eccellenza Teseo e nell’Iliade viene nominato perché viene detto che i suoi funerali sono stati svolti a Tebe. Questo fatto secondo me fa molto riflettere sule diverse situazioni che il destino ci propone: infatti, siamo solo formiche in balia dello tsunami del fato, pronto a travolgerci come meno ce lo aspettiamo!

Edipo nella psichiatria:
Tralasciando la visione di Freud che conoscono anche i muri, ho trovato interesse in quella di Paul Diel: egli vede nei tendini tagliati che lo renderebbero zoppo la riduzione dell’anima, riduzione che renderebbe il personaggio un uomo nervoso perché egli sovracompensa la propria inferiorità con l’attiva ricerca di una superiorità dominatrice, ma il successo esteriore può divenire causa della sua sconfitta interiore; inoltre, la gola stretta dove viene assassinato Laio, il padre di Edipo, simboleggia il subconscio, dove esiste il conflitto mortale che lacera l’anima dello zoppo: l’ambivalenza tra la vanità sconfitta e quella trionfante. Inoltre, sposare la propria madre potrebbe essere visto come un eccessivo attaccamento alla terra: infatti, Edipo esalta i propri desideri terreni e se ne rende prigioniero e proprio perché è estremamente vanitoso che non può accettare la verità di essere l’assassino del padre e il marito della madre e quindi si acceca solo per non vederla; l’accecamento vanitoso è completo, la luce interiore di estingue e lo spirito muore.
Trovo questa visione della leggenda molto interessante perché alla fine chiunque può essere Edipo se non accettiamo la nostra identità e non apriamo gli occhi! Alla fine, se non ci ascoltiamo e non ascoltiamo gli altri subiremo qualcosa di simile alla maledizione di Medusa: ciò che non accettiamo ci pietrificherà e non potremo più vivere la nostra vita come vorremmo per i nostri sensi di colpa e le nostre rimuginazioni!

Bibliografia:
-Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999
-Chevalier, J e Gheerbrant, Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015
-Del Corno D.,Cantarella R., Sofocle: Edipo Re, Milano, Oscar Mondadori, 2014
-Rossi R., Gallici U. C., Vallarino G., Fadda M., Pezzoli F., Cignolo C.,Marchetti C., Mensio A., Menel E., Porcelli A., Crosetto F., Guarini E., Ellenikà: Letteratura testi cultura greca, Varese, Paravia, 2005

L’ostello degli orrori

Ciao! Oggi ho voluto condividere con voi un testo che in pochi leggeranno (fino alla fine) scritto per un contest del forum horror Horror da Paura; letto il genere siete avvisati. Parla di due ragazze, due assassine specializzate in ambiti differenti, che si ritrovano a dovere salvare i loro compagni d’armi da una donna falsa che sotto alla superficie calda compie orribili sacrifici contro gli dei! Ovviamente, qui ho usato la formula dei protagonisti discendenti dall’Olimpo ai giorni nostri, la trovo molto utile. Inoltre, a fine testo troverete delle immagini che sicuramente l’anteprima vi spoilererà: ecco, le tre foto corrispondono alle attrici che ipoteticamente sarebbero perfette per i miei personaggi, vediamo se le azzeccate prima e se corrispondono alle idee che vi sarete fatti. Buona lettura.^^

«No signora, qui non ci sono.»
«Sì signora, vado via, forse torneranno. Le aspetto giù, nel cortile.»
«Sì signora, gli altri sono stati presi. Scendo.»
Quando la porta si chiuse, da una grata posta a fianco dell’armadio uscirono Jane e Jennifer inquiete e spaventate: qualcuno aveva provato a rapirle! Fortunatamente erano in preda a un litigio quando se n’erano accorte e quindi avevano avuto il tempo di sentire la chiave girare lentamente e nascondersi nel primo posto a cui avevano pensato: la grata di aerazione notata quando avevano deposto i bagagli nel pomeriggio. Lì dentro avevano iniziato a muoversi velocemente rientrando nel muro e quindi nascondendosi alla vista, operazione facile per la minuta biondina ma abbastanza complessa per l’altra ragazza. E avevano aspettato che la situazione finisse e si risolvesse da sola, com’era per fortuna successo.
«Io lo uccido, che carne da macello!», continuava a ripetere Jennifer camminando avanti e indietro nella stanza. Mai era dovuta scappare da un’aggressione, ma le armi erano nei bagagli e in quel momento le due non sarebbero state proprio in grado di difendersi, anche per colpa del festino presso cui la bella mora aveva dovuto recuperare l’amica. «Entrare di soppiatto nella stanza di due ragazze è un crimine gravissimo! Credo che assaggerà la mia pera di ferro!» e pensando a ciò scoppiò a ridere.
La bionda, invece, aveva ringraziato i Numi del cielo che i loro bagagli non fossero stati toccati o ancora peggio rubati. Dopo la sua silenziosa preghiera, infatti, era corsa a sedersi sul letto e, aperte le gambe, posizionò la propria valigia tra i piedi e l’aprì. In essa, una parte era caricata di vestiti vecchi e sgualciti, un’altra un po’ più larga di trucchi e balsami per cambiare aspetto, nell’altra metà invece vi erano posti un cofanetto contenente una ventina di fiale, moltissimi ingredienti e qualche flacone di liquidi conosciuti solo a lei, liquidi che variavano dagli acidi alle basi, dall’acqua al mercurio liquido. «Bene, c’è tutto.», sentenziò lei dopo un’attenta ricerca. Quindi si alzò e si diresse alla porta: «Vado a vedere se gli altri stanno bene, tu vieni?»
«Certo! Li voglio sgozzare quei cani, e poi mi ciberò delle loro carni! Niente resterà per Caronte!» e dopo avere aperto la porta pian piano e controllato il corridoio uscirono.


Il corridoio era lungo, largo e sgombro – «Ottimo per portare un corpo incosciente su una barella» aveva sentenziato Jane – e gli unici colori che prevalevano erano il rosso del tappeto scuro del tappeto, il rosso chiaro delle pareti e il legno di mobiletti, porte e finestre. Era un ottimo posto per rapire le persone…
Quando tornarono in camera la faccia di Jane era paonazza, non avevano trovato nessuno! Tutti i letti erano perfetti, i bagagli al loro posto e non c’era segno di effrazione, ma entrambe le donne sapevano che qualcosa non quadrava, chi per l’analisi della scena del delitto e il ritrovamento della crema di bellezza che usava Lucinda prima di caricarsi, chi perché aveva fiutato nell’aria stagnante delle stanze chiuse non solo aria viziata ma anche particelle di cloroformio: erano stati presi! Qualcuno li aveva catturati! E loro due dovevano scappare da lì.
«Cosa fai?», lagnò Jane con le lacrime che le rigavano le guance scavate, arrossate e gli occhi gonfi, «Cosa faii? Potrebbero tornare da un momento all’altro! Potrebbero entrare da quella porta, quella stessa porta da cui mi hai scaraventato tu prima in stanza, la stessa da cui è entrato quell’uomo e… Portarci VIA!». Scoppiò a piangere ancora più forte.
«Hanno portato via il mio james… e Lucinda… e Renée… e Clotilde… e Carlos. Li hanno portati via tutti. Ora, ora li uccideranno, li squarteranno, prenderanno due enormi forbici e inizieranno a tagliare a fianco della spina dorsale, poi saliranno fino alla gola, poi alla gola la recideranno e e taglieranno di nuovo, questa volta verso il basso e arrivati al ventre…», singhiozzò sussultando prima dalle spalle e poi arrivando a scuotere la testa in avanti, quasi non riusciva più a parlare… « A quel punto butteranno via le forbici e con le mani nude strapperanno via la pancia e le budella…»
«E taci, non ripetere quello che faccio io alle mie di vittime. Già non sei bella struccata, ora sei proprio cessa! Truccati un po’. Ti voglio figa, e poi indossa un abito da lavoro. Si va a caccia grossa stasera! Ahahahah!»
Solo in quel momento Jane alzò lo sguardo dalle proprie mani e dopo essersi asciugata gli occhi rimase sbigottita, tanto sbigottita che smise di piangere. Jennifer indossava un provocante abito lucido con una profonda scollatura a V, molto corto e che le lasciava la schiena nuda; in viso al posto del solito cerone e delle lenti a contatto gialle si era truccata in modo sexy per valorizzare gli occhi verdi e il bel profilo del viso, dolce ma anche sfuggente, che faceva impazzire i pochi che osavano fantasticare su di lei. Ma ovviamente, la vista era quello che doveva rovinare i nemici e Jane lo sapeva, notando la pelle più spessa in alcuni punti di vitale importanza: l’assassina indossava guanti di metallo color pelle con alcune lame interne, lungo le cosce si era posta coltelli molto sottili e perfino i tacchi a spillo erano punte sanguinarie usate molte volte per stuprare i crani delle vittime che avevano osato farla arrabbiare.
«Bene, preparati e andiamo a cercare i tuoi amici.», disse soddisfatta Jennifer. «Io intanto prendo le mie spade…»
«Ok», disse Jane con una nuova ragione di calma, «Ok, Jenny…» ripeté con voce interrotta.


Due uomini stavano seduti nella hall dell’ostello e giocavano a carte. Erano stanchi di quel lavoro, non ne potevano più di rapire persone per poi sacrificarle all’alba al grande ragno che giaceva nelle fondamenta ma non potevano fare altrimenti: la Strega aveva portato loro via le loro famiglie e l’unico modo perché non morissero era fare tutto ci che quell’Arpia diceva loro di fare. E così i due uomini nel silenzio della notte erano entrati in ognuna delle stanze e avevano trovato le loro prede addormentate in un sonno profondo, tutte tranne la negra: lei aveva solo un leggero mal di testa e li aveva quasi uccisi con le sue piante demoniche! Per fortuna, sembrava drogata e si è limitata a fuggire dalla finestra del quinto piano… E i due temevano fosse pure sopravvissuta! Quindi temevano anche che Lei lo venisse a sapere, era già in pieno disappunto per le due ragazze mancanti… Speravano che non lo scoprisse o avrebbe sacrificato i loro bambini al ragno gigante! E così, mentre cercavano di giocare a carte ma avevano la testa troppo pulsante per anche solo pensare sentirono tipo il suono di vetri rotti e poi, scappati dalle sedie pronti a fingersi camerieri solerti, sentirono l’aroma. Non appena le particelle che colmavano l’aria entrarono nel loro organismo la coppia sapeva che i loro problemi non esistevano più: una bella biondina li guardava sorridendo seduta a gambe larghe sull’ultimo gradino delle scale, con il vestitino che maliziosamente copriva a stento ciò che lei cercava invano di nascondere; i due con il cervello che andava rallentando lentamente le proprie funzioni non poterono non avvicinarsi a quella bella figliola che poteva essere la loro bella figliola, ma sfortunatamente quando poterono notare i bellissimi occhi azzurri dell’ammaliatrice qualcuno li colpì da dietro e dopo essere stati trascinati in una stanzetta adiacente, seppero che non ne sarebbero mai usciti vivi…


Sangue dappertutto. Carne dappertutto. I resti di Vincent Smith sarebbero stati sparpagliati per tutto la stanza.
Le dita erano state tagliate per prime, con un gusto sadico perché l’operazione era stata fatta con un piccolo coltellino, una lama sì affilata ma stretta nemmeno cinque centimetri e quella lama era stata usata per tagliare minuziosamente tutta la carne intorno alle ossicine, e solo dopo strapparle a mani nude quando non rimaneva che l’osso pulito. Certo, Vincent o Paul Enderson avrebbero potuto urlare, ma il terrore li aveva avvolti non appena la bella Bloody Jennifer non aveva iniziato prima a ridacchiare sfoderando i coltellini e poi a ridere sguaiatamente, buttando a terra la spada con cui li aveva immobilizzati. Tolte le dita, si avvicinò alla faccia rugosa del suo giocattolo e ridendo la leccò tutta, terrorizzandolo ancora di più, partendo dalle calvizie fino ad arrivare alla bocca e là aprì la propria e poi, tutto d’un tratto, la richiuse e l’allontanò di scatto, portandosi via un bel pezzo di labbro inferiore. Ancora poco soddisfatta, sempre ridendo con la sua risata argentina, fece alzare l’uomo e avvicinatolo al tavolino, unico arredamento non messo a parte vicino al muro, gli calò i pantaloni e poi i boxer; lo voleva duro, largo, potente, e così mentre gli baciava il labbro mancante inondandosi la bocca con quel liquido denso e caldo che le piaceva tanto, iniziò a massaggiare delicatamente il membro dell’uomo e poi, quando la sua erezione era completa a suo malgrado, buttò a terra il coltellino e raccolse la spada. Vincent, in un misto di dolore ed eccitazione e spavento, era sull’orlo dell’infarto e non capì subito cosa sarebbe successo quando lei gentilmente gli prese il cazzo in mano e lo guidò fin sopra al tavolino, facendolo aderire alla superficie fredda. Ma poi, quando lei scoppiò a ridere quasi piegandosi in due, Vincent sgranò gli occhi: la spada era stata presa a due mani e lei continuava a fare scendere guardandolo negli occhi le mani chiuse sulla lama come se stesse facendo un’altra cosa e poi d’un tratto la spada scese con violenza sul tavolino e ZACK!
L’uomo svenne sul colpo quando la sua cappella volò via dal proprio corpo mentre la bella mora si era inginocchiata con la lingua di fuori pronta a farsi inondare dal liquido denso e caldo che la faceva impazzire. Inutile dire che Vincent non si sarebbe più svegliato dalla quella incoscienza.


Quando Jane entrò nella stanzetta, non si meravigliò di trovare l’uomo calvo completamente nudo, e vuoto. Non si meravigliò di vedere la pazza Jennifer nuda a sguazzare nel pavimento, tingendosi di rosso a ogni movimento, bagnandosi tutta anche grazie alla pioggia che scendeva dal cadavere appeso al soffitto. Non si meravigliò di trovare Paul Enderson seduto dove lo aveva lasciato, a guardare fisso davanti a sé ricoperto di sangue e con un più pozze di vomito che lo circondavano. Jenny era uno degli assassini prezzolati più efficienti e una dei serial killer più temuti per le sue perversioni e il dolore che causava la sua fervida fantasia che, unita al suo addestramento militare e la sua abilità con le lame e il suo bellissimo aspetto, la avevano fatta soprannominare anche la Morte Ridente.
Comunque, senza sporcarsi Jane si avvicinò all’uomo e gli fece annusare un profumo proveniente da una delle proprie fialette di vetro e, quando l’uomo riprese i sensi, gli tappò la bocca per non fargli gridare la sua paura. Quindi, la ragazza si piegò a guardarlo negli occhi.
«Sai chi sono io, ora che sei lucido?», gli chiese lei pacata.
Lui fece cenno di sì con la testa.
«Sai chi è la mia amica del cuore?», continuò allora.
Di nuovo assentì.
«Bene, allora saprai che lei è una nota serial killer di criminali e che è in grado di parlare coi morti grazie alla Cherea mentre io sono famosa per i miei veleni. Giusto?»
Lui fece cenno di sì, con gli occhi colmi di terrore.
«Bene, ora puoi scegliere di dirmi tutto e non opporre resistenza: così collaborerai e morirai con una buona dose di cianuro. Sennò ti lascio alla mia amica che si divertirà con te.» La bionda si girò a guardare l’ammasso di capelli e sangue che si aggrovigliava vicino a lei. «Jennifer, sai che questo tizio è l’uomo che entrato in camera nostra?»
Vista la reazione della donna, Paul temette ancora di più per la propria morta: se aveva fatto quelle cose a un uomo perché aveva rapito i suoi amici, cosa avrebbe fatto a un uomo per cui mostrava più vendetta un odio puro??
«Ci dirai tutto?


L’impressione che si era fatta Jane era giusta: di notte c’erano solo quei due uomini a fare la guardia al posto mentre tutto il resto della banda era sotto, nel seminterrato. Avevano avuto tutto il tempo di prepararsi, Jane a fare altre pozioni, Jennifer con una bella doccia e rendersi bella come prima. Poi erano scese, sapendo che non avrebbero trovato resistenze. Avevano due ore di tempo prima dell’alba o la traditrice avrebbe sacrificato i loro amici all’eterna rancorosa Aracne, anche se la strega non capiva come fosse finita in America. Comunque, Clotilde discendente di Demetra era riuscita a fuggire, almeno lei, ma gli altri? Boh. L’importante era salvarli tutti ed era per questo che stavano scendendo nelle fondamenta del posto, ovviamente dopo avere diramato un SOS. Mentre scendevano Jane aveva riflettuto che la droga doveva essere stata messa nella cena ed era per quello che le due si erano salvate: essendo andata al festino con quel bel… Andrew (?) o forse Alex… Comunque, si era salvata e con lei Jenny, che le era andata dietro; la droga nei piatti spiegava anche perché Clotilde non era stata messa fuori uso: nel suo corpo di discendente sia di Demetra che di Persefone aleggiavano così tante droghe e tossine che ci voleva una dose per un esercito per stendere quella fattona! E perché i ragazzi avevano fatto in tempo chi a mettersi le creme di bellezza prima di addormentarsi chi approcciare la fauna locale dell’ostello e chi fare le proprie preghiere. Ma quello che bruciava maggiormente all’astuta discendente di Ecate era che Mrs Myers era stata molto più furba di loro! Bella donna, sorriso invitante, sempre disponibile, affettuosa, simpatica e pure dell’età giusta per sembrare una figura materna… Li aveva ingannati tutti e chissà quanti ne aveva sacrificati tradendo le proprie origini nel nome di quel mostro!
Dovevano vendicarsi, era ovvio, e fu per quello che spinto il portone di ferro alla base delle scale e si erano addentrate in un tunnel pieno di ragnatele e fumo acre.


Pamela Myers sedeva impettita sulla poltrona di chiodi. Doveva soffrire fino al termine dei sacrifici o forse la punizione per il tradimento non sarebbe mai stata sublimata. Aveva iniziato a venerare il Grande Ragno fin da ragazza, quando era rimasta incinta di un figlio non voluto, fuori dal matrimonio; erano tempi antichi, al tempo si faceva chiamare Eraclea Namaste e proveniva da un’antica famiglia greca trasferitasi in Spagna, paese in cui si era assimilata perfettamente tanto da avere come unico lascito delle proprie origini l’abilità di sentire gli spostamenti d’aria e capire cosa la circondasse, caratteristica che l’avrebbe aiutata parecchio nei futuri rapimenti. Cacciata di casa, aveva iniziato a girovagare da sola con un figlio che non voleva in grembo fino a quando, un giorno, non aveva partorito tutta sola… E poi, sempre sola si era addentrata in una grotta richiamata da un lamento che solo lei poteva percepire, più sofferente dei vagiti del bimbo che si rifiutava di allattare e quindi improvvisamente si era ritrovata davanti a una terribile quanto grande vedova nera, intrappolata nella sua stessa tela. Appena si videro Pamela seppe che fare: diede a quella creatura il proprio bambino. E da quel giorno, da quando ridiede forza e dignità al Grande Ragno, ottenne vita e potere in cambio del sangue degli dei. Uno scambio equo.
Tuttavia era nervosa: due ragazze non erano state trovate, certo forse i suoi uomini erano stati frettolosi e forse fin troppo felici di non doverle portare nei sotterranei ma lei le aveva riconosciute! Sapeva chi erano! Tutta la squadra, sapeva chi erano appena li aveva accolti cordiale nell’ostello! Aveva pensato che forse, cogliendoli di sorpresa ce l’avrebbe fatta, che la loro pericolosità sarebbe stata contenuta ma niente, erano fuggite e sicuramente sarebbero scese a riprendersi i loro compagni. Doveva solo aspettare che avvenisse il ritorno del sole e così, quando Apollo sarà salito in cielo e i numi saranno svegli, sacrificare nel nome di una loro antica nemica i loro pargoli più importanti: le stelle più luminose del firmamento greco! E fortunatamente molti erano stati catturati nel sonno e giacevano ai piedi del Grande Ragno, quindi forse non tutto era perduto.
«Mia Signora», disse secco un servitore, «La data si sta avvicinando… Potete liberare i nostri figli?»
A quelle parole, alle parole di un discendente di Zeus, di ZEUS!, lei si alzò in piedi e scostandosi i lunghi capelli bruni lo guardò con disprezzo. Tutto il sangue divino sarebbe stato sacrificato al Grande Ragno, non solo i ragazzi! Stupido. E sorrise calma e falsamente cordiale.
«Ne riparleremo ad operazione conclusa. Ora, amico mio», e gli accarezzò la guancia, «Devi continuare a proteggere me e la mia Dea. Solo dopo ne riparleremo, intesi?»
«Sì signora. Arrivederci Signora.»
Di nuovo sola guardò le pareti di roccia nuda e fredda e sospirò: doveva rimanere là fino al compimento del rito, poi sarebbe stata ricompensata con la creazione del filtro di eterna giovinezza e avrebbe potuto andare su, fino alle proprie stanze e… e…
«No, nononono! NO!», imprecò lei, consapevole che ormai molti uomini non respiravano più: le due ragazze, una con la risata argentina che rimbalzava per tutta la caverna e l’altra con il respiro ansioso e affannato, si stavano facendo strada e sembrava che solo il Grande Ragno avrebbe potuto fermarle.


Una guardia giaceva a terra, con il corpo lontano pochi passi dalla testa. La seconda riversa sotto a un arco scavato nella roccia, con un coltellino piantato per occhio. La terza avvelenata dopo avere bevuto dall’acqua dell’impianto idrico dell’ostello, stesso discorso per la quarta e la quinta e innumerevoli altre. Un’altra guardia uccisa con un colpo di spada in cranio dopo avere sparato nello stomaco ad altri due uomini, in preda ad allucinazioni. Un’intera coorte, capita la gravità della situazione si erano raggruppati, esplosa e sepolta sotto a una frana. L’ultimo uomo incontrato da Jane e Jennifer, ormai molto in profondità nella grotta illuminata da torce senza fumo, era morto inseguendo la strega, sgozzato dall’alto dall’assassina appesa alla parete. Solo dopo incontrarono la donna, la serpe, la traditrice e fonte dei rapimenti.
«Ma che brave ragazze», applaudiva la donna che aveva rapito i loro amici, «La strega che avvelena l’intero impianto idrico prima di scendere e l’assassina che stermina e avvilisce i corpi di chi uccide. Che brave, gli dei saranno orgogliose di voi.»
Alla vista della donna, del loro bersaglio, Jennifer ringhiò sguainando le spade, pronta a rincorrerla e strapparle il cuore mentre ancora pulsava, Jane si fermò ammutolita e la studiò.
«O scusate, non mi sono mai veramente presentata a voi giusto?», continuò la donna con un tono che avrebbe calmato anche il più furioso dei tori da rodeo. «Il mio nome è Pamela Myers, ma potete chiamarmi Pam oppure Signora o la Strega, anche se in effetti una strega non mi chiamerà mai così. Vero, Jane Kryon?»
Le due ragazze non risposero, ma iniziarono ad avvicinarsi una con la spada in pugno l’altra con la mano nella propria borsetta a tracolla.
«Sentite, riconosco che la situazione non sia delle più felici, ma non serve reagire in questo modo. Volete i vostri amici? Ok», e sorrise di nuovo, sapendo di essere contagiosa, «Se mi seguite posso portarvi da loro. Su, venite, con le vostre abilità mortifere non credo siate timide!»
Le due si scambiarono un’occhiata e la seguirono, pronte a scattare in qualsiasi direzione dovessero andare in qualsiasi occasione pericolosa.


Non riusciva a vedere nulla, era stordita. I lunghi capelli biondo chiari le erano appiccicati, non poteva vedere nulla. Qualcosa le bloccava tutto il corpo, costringendole gli arti tutti attaccati, vicinissimi, e le bloccava i movimenti. Anche la bocca era sigillata, ma tuttavia quella misteriosa sostanza era stata posta in modo tale da non soffocarla, quindi per il momento doveva vivere.
Cercando di farsi forza cercò di ricordarsi la sera, cosa era successo ma c’era tanta confusione. Non nella sua testa, durante la cena. Era la loro prima vacanza di gruppo dopo quell’orribile missione nei bunker tedeschi e avevano fatto baldoria per tutta la sera, sia perché erano gli unici clienti dell’ostello, sia perché Jane, la sboccata con modi aristocratici era fuggita con uno del posto e quindi il silenzio che quella imponeva a tavola finalmente era stato vinto! Fiumi di vino e altre bevande alcoliche e non, maree di cibo e ondate di scherzi, risate e poi, il sonno. Dopo nemmeno mezz’ora dal risotto tutti a letto. E poi si era ritrovata lì.
“Ma cos’ho addosso?”, pensava lei e non trovando risposta attivò i suoi sensi di Apollo. E attivò una propria proiezione fatta di luce che funzionava come una sorta di telecamera, mostrandole ciò che la circondava senza che gli occhi funzionassero. E fu veramente utile: solo così seppe di trovarsi ai piedi di Aracne, la tessitrice che per la propria arroganza era diventata la madre di tutti i ragni, che era piena di ragnatele e che gli altri, a parte Clotilde, Jane e Jennifer erano con lei intrappolati.
“E ora? Jane e Jennifer saranno in arrivo, loro sono da attacco frontale, soprattutto insieme. Ma Clotilde? Lei è l’unica in grado di sconfiggere un essere tanto grosso… Meglio andare a cercarla!” e svenne, proiettando la propria coscienza in quel fascio di luce per cercare l’amica tra i boschi più folti della zona, sicura che l’avrebbe trovata lì.


«Vi piace l’ostello?», continuava a chiedere accattivante la stronza Pamela. Avevano attraversato tutta la caverna e ormai dovevano quasi essere arrivati a dove tenevano nascosti Carlos, Lucida, James e Renée: entrambe le ragazze sentivano una fonte di energia confinata in un solo posto e purtroppo sapevano che rivedere i loro amici avrebbe significato cadere in trappola… ma avrebbero corso il rischio: Jane per riabbracciare il suo torello, Jennifer per riscattare l’onore proprio e dei suoi sottoposti.
«E’ stato costruito negli trenta, secondo tutte le norme igienico sanitarie dell’epoca. Doveva servire come porto per attraccare tutte le più potente dinastie, ma con il tempo l’usura ne ha rovinato gli interni, le riparazioni non sono mai abbastanza, ma mi piace abbastanza! A voi piace?»
«Non capisco», le rispose secca Jane mentre ispezionava l’ambiente, «A cosa serva un ostello tanto elaborato se poi ha il solo scopo di attirare discendenti degli Dei?»
«Un cacciatore ha bisogno di un’esca perfetta per catturare la preda, Jane. E sta troia da sbudellare lo ha capito secoli fa, vero?»
La signora Myers si girò a guardarla e le sorrise. Aveva ragione, su tutto. “Ma tanto siamo arrivate, Aracne saprà cosa fare.” e sorridendo spalancò la porta, invitante come era stata per secoli.



Corpi essiccati dappertutto. Morti, privi di vita. Tutto ciò che era stato quell’ostello, tutto il male che ospitava era stato distrutto da Clotilde, la terribilmente potente discendente di Demetra. Tornata sobria si era ricordata del tentato rapimento e si era lasciata condurre da Lucinda nel posto; una volta là le radici che circondavano il posto avevano fatto il resto: pareti distrutte, soffitto che crollava, assi che cedevano e tutto che si rompeva. Il suo era un lavoretto bello e preciso, come piaceva a lei.
Tutti morti, la donna malefica, la traditrice, giaceva sventrata da parte a parte riversa sul pavimento in una pozza di sangue. Era stata buttata vicino agli scheletri delle persone da lei uccise, chissà: forse le anime non le avrebbero permesso di incontrare Caronte! Sarebbe stata una vittoria. Il grande ragno invece era stato schiacciato dalle macerie. Un insieme di esoscheletro e sangue erano quello che rimaneva di lei.
E Jane e jennifer vittoriose. Come sempre. Cos’è successo nel dettaglio? Lo sanno solo loro e le Parche. E di certo anche se l’ho chiesto a Jane Kryon, anche se le ho scavato nella mente, non è disposta a cedere ciò che non vuole dire… vabbeh, buon Halloween e sappiate che applicandovi potrete fare anche come hanno fatto loro: mistificare la realtà per celare il peggio di voi!

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Bloody Jennifer
FLYNET - Amanda Seyfried Heading To Casting Office
Jane Kryon
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Pamela Myers

Il santuario di Delfi

Delfi era una città della Focide, posizionata sul versante meridionale del Parnaso. Situata in una conca circolare, Delfi era dominata da una formazione rocciosa costituita da due picchi in mezzo ai quali scorreva la fonte Castalia. Era considerata il centro del mondo.

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Panoramica dal santuario

L’importanza di questa città è da attribuire al santuario di Apollo che in origine era stato chiamato Pizio. La leggenda che narra la storia di questo santuario è davvero interessante perché spiega il cambiamento del culto presente in questo luogo, passato dall’adorazione di Gea e Pitone agli oracoli di Apollo: Pitone era colui che aveva fondato il santuario ed era l’oracolo più importante fino a quando un dio biondo e belloccio invase il territorio e lo uccise perché il serpente gli aveva molestato la madre; poi questo dio prese il controllo del posto, chiamandolo Delfi perché ci era giunto sotto forma di delfino, guadagnando l’epiteto di Apollo Delfico Apollo Loxia (forse per i suoi incomprensibili enigmi) e rimanendo famoso per una tale impresa.

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Interessante è che gli scavi archeologici hanno portato alla luci reperti risalenti all’epoca micenea (1600 a.C.).

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Didascalie greche e dal vivo si riuscivano pure a leggere 

Nel santuario affluivano doni su doni: statue, somme in oro o argento, iscrizioni o addirittura interi piccoli tempietti; infatti, era usanza offrire al dio numerosi doni per ingraziarsene la sapienza e quindi le ricchezze contenute in qualsiasi santuario o più in generale Acropoli erano praticamente infinite.
Il dio si manifestava attraverso la voce della pizia, seduta sul suo tripode posto nell’apertura della parte del tempio non accessibile al pubblico e le profezie erano espresse attraverso dei versi e interpretate da sacerdoti; di solito prima di intraprendere una qualsiasi azione c’era l’usanza di interpretarla: questi oracoli erano estremamente misteriosi e si basavano sull’interpretazione del richiedente e quindi potevano dare vita a felici o tristi seguiti a seconda delle scelte successive. Inoltre, con il passare dei secoli la pizia, cioè la voce umana del dio, finì col diventare impopolare per le sue profezie che avevano spesso favorito i Persiani ai danni degli Lacedemoni durante le guerre del Peloponneso e infine Filippo il Macedemone durante la sua conquista della Grecia.

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Tempio di Apollo

Giusto per concludere consiglio il film My Life in Ruins che parla di un giro turistico di un’ignorante e svagata comitiva la quale grazie alla propria guida turistica riesce a scoprire un mondo che tutti ritengono morto. Tra i vari argomenti ci sono la pizia e perfino molte inquadrature di Delfi.

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Una scena del film

Il mio viaggio in Grecia 

Un gioco che non consiglio.

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Il Caos Nordico

Il Caos è la minaccia perenne all’ordine e all’armonia del cosmo ed è incarnato dalle forze demoniache che cercano di impadronirsi di ciò che è fecondo e del tempo. Le sue più importanti incarnazioni sono:
-i Giganti, una stirpe mostruosa molto temuta dagli dei;
-Miðgarðr, il serpente che giace nell’oceano stretto come un anello stretto alla terra;
-Garmr, il cane infernale legato davanti alla caverna di Gnipahellir;
-Fenrir, il lupo incatenato su un’isola;
-Loki, il malvagio fra gli dei.
Interessante è che tutti questi personaggi portatori di disordine si scontreranno nella battaglia finale contro gli dei, portatori di luci, nel giorno del giudizio e dopo essersi annientati a vicenda, tutto ritornerà come prima: ci sarà un nuovo ciclo e le forze del Caos saranno ricacciate ai limiti della civilizzazione, tornando a essere un’incombente minaccia!

Fonte:
Chiesa Isnardi G., I miti nordici, PD, 2016, Longanesi

 

Tradito dalla propria famiglia

Eco

Ninfa dei boschi e delle sorgenti rappresenta la personificazione dell’eco e rappresenta il simbolo della regressione e della passività.

Famosa per la sua mancanza di forza interiore, in Ovidio ella ha il compito di intrattenere Era mentre il marito è impegnato a metterle le corna e quando la dea lo scopre decide di punirla: da allora «solo alla fine di un discorso Eco raddoppia i rumori ripetendo le parole che ha udito». Inoltre, l’autore scrive che la poveretta si innamora pure del bel Narciso ma lui, rifiutandosi a donne e uomini ben più stimolanti di una che ripete a pappagallo, la respinge e la condanna a morire di dolore con il cuore infranto.

In alcuni miti la ninfa è l’oggetto del desiderio del dio Pan, il quale si è innamorato di lei. Lei ovviamente, come ogni personaggio amato nella mitologia greca, lo rifiuta e per questo viene uccisa. Per una volta che aveva scelto con la sua testa!

Nel nono libro dell’Antologia Palatina c’è un epigramma dedicato a Eco: «Io sono Eco che chiacchiera e non chiacchiera. Tu passa oltre e la tua lingua pronunci soltanto parole di buon augurio. Quello che sento rispondo. Quello che dici di rimando dico; se taci, taccio. Quale lingua è più giusta della mia?»

Questa è Eco che parla ma non conversa, ripetendo idee che non sono sue e svolgendo piani che non ha pensato.

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Narciso

Narciso, figlio della ninfa Liriope e del dio-fiume Cefiso, rappresenta il narcisismo che comunque non si concentra solo su se stesso ma che attraverso l’idealizzazione aiuta a collegarci con l’universo intero portando il nostro ego a combaciare con la natura.

Narciso è un giovane così bello e dannato che l’indovino Tiresia al momento della sua nascita gli aveva profetizzato che sarebbe vissuto a lungo se non avesse conosciuto se stesso e cresciuto era famoso per la sua bellezza sovrumana e la sua tendenza a rifiutarsi sia a donne sia a uomini, rendendosi inavvicinabile.

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Un Narciso 2.0 in Beastly

I problemi per il ragazzo iniziano quando una respinta con il cuore infranto e ricolmo di vendetta si rivolge alla dea Nemesi chiedendo una punizione per il belloccio; e ovviamente viene accontentata. Infatti, quando Narciso un giorno si china sull’acqua forse per farsi un bagno e purificarsi o forse solo per bere, egli vede la propria immagine riflessa sulla pozza e avendo conosciuto se stesso se ne innamora perdutamente così tanto che si consuma morendo sul posto, incapace anche solo di spostare lo sguardo.

Morto, le Naiadi ne piangono il cadavere e in segno di lutto si tagliano i capelli, disperandosi; poi, giunto il momento di bruciare la salma, scoprono che il corpo è scomparso! Al suo posto, un bellissimo fiore «giallo nel mezzo e circondato di petali bianchi» (Ovidio, Metamorfosi) si materializza.

Questa è la storia di Narciso, una storia eziologica che tratta del narcisismo, intendibile sia in senso positivo sia negativo. Molte versioni narrano questo mito, in alcune la dea che si vendica è Afrodite, in altre l’immagine riflessa è quella della sorella gemella morta da tempo (come quella di Pausania).

Inoltre, è da sapere che i narcisi esistevano già prima della morte di Narciso: infatti, erano quelli i fiori raccolti da Persefone quando Ade la rapì. Secondo me questo è molto interessante perché sminuisce profondamente un giovane sì bellissimo ma incapace di intraprendere rapporti umano e destinato secondo la mentalità greca a essere dimenticato non avendo mai avuto figli a differenza di altre bellezze della mitologia.

Interessante, vero?^^

Fonte:
-Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999
-Chevalier, J e Gheerbrant, Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015

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Eco e Narciso

Starcrossed

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Starcrossed è un romanzo YA di genere fantasy e ovviamente sentimentale data la categoria che, letto anni e anni fa in un giorno di ritorno da una vacanza al mare, mi era piaciuto un sacco; mi ero letto anche i due seguiti, Dreamless e Goddess, anche quelli belli.

Ora invece non leggo niente perché sento di non averne il tempo ma sto guardando, tra le tante cose, i LibridiMelma di Ilenia Zodiaco su Youtube e devo dire che ascoltandola mi sono reso conto che non solo questa trilogia segue degli schemi fissi del genere per adolescenti ma che secondo me si eleva su un gradino più in alto.

Perché? Ecco la mia infima opinione:

Innanzitutto, la trama si concentra su Helen, una sfigata che abita su un’isola realmente esistente di cui non ricordo il nome perché sto andando a memoria la quale appena incontra Lucas. il futuro ragazzo più popolare del territorio (futuro perché è appena arrivato ma già circolano le voci!!), non ha niente di meglio da fare che tentare di strangolarlo avendo quasi la meglio. Da questa loro passione fisica sorgerà un’amicizia quando staranno per morire a inizio libro sfracellandosi al suolo (non scherzo) e lei da questa amicizia scoprirà cose su se stessa che OMyGods non potrà crederci e capirà che è meglio che studi meglio la letteratura antica.

Elementi Young Adult:

-lei è una biondissima, alta, strafiga bonazza che si lamenta del suo corpo perché è troppo alta per i suoi sedici anni e quindi non trova da vestire, che non sa che i ragazzi del suo liceo la idolatrano e che è la sfigata dell’isola perché da piccola ha sbadatamente scardinato la porta del bagno quando la più popolare del luogo faceva i suoi bisognini (sì, le bambine possono sfondare le porte, tutte!).

-lui è misterioso quanto bello e scolpito, tutte lo vogliono e litiga a morte con la povera Helen e si picchiano a morte fino a quando non accade un fatto che cambia tutto; da lì diventano amici, lui inizia a cedere alla bellezza sovrumana della biondina e non la tratta nemmeno male anche se lasciarla a bocca asciutta è una brutta cosa, no? Perché sennò dall’idea che mi sono fatto è troppo un outsider rispetto ai protagonisti maschili maneschi degli altri YA!

-c’è una storia d’amore sofferta che necessita di ben tre libri per realizzarsi.

Secondo me, questa trilogia è molto bella per i seguenti motivi:

-Questa trilogia utilizza il magico mondo della mitologia greca per spiegare le dinamiche che intercorrono tra i personaggi, per spiegare perché sono così belli (soprattutto lei) e crea uno sfondo intrigante fatto di maledizioni e vendetta (l’autrice non ha mancato di molto l’andamento delle leggende xD). Piacevole la rivisitazione di un noto mito.

-Helen è un personaggio con una sua testa che compie un percorso di miglioramento e non pesa su Lucas perché si sforza di apprendere  e dimostra che solo perché bella e bionda non è stupida. Lucas invece è un ragazzo abbastanza facile ma che si sforza di essere casto sempre per cause maggiori e mette pepe alla vicenda (stavo scrivendo sale alla vicenda). L’ultimo libro è molto bello pieno di magia.^^

Non avendolo riletto il mio giudizio può essere sfasato dalla nostalgia e dai ricordi quasi infantili ma comunque lo consiglio. Qualcuno lo ha letto o mi può dire la sua sui Young Adult del tipo After, Uno splendido disastro ecc ecc?