Frankenstein: recensione del libro

Di cosa parla:

Nell’estate del 1816 un gruppo di poeti e letterati, guidati dal già celebre Lord Byron, si trovò isolato per il maltempo in una villa sul lago di Ginevra. Spinto dalla noia e suggestionato dalla lettura di una storia di fantasmi, Byron propose a tutti i suoi amici di comporre ciascuno un racconto che fosse il più terrificante possibile. Nacque così “Frankenstein, o il moderno Prometeo”, scritto dalla diciannovenne Mary Wollstonecraft Godwin, che poco più tardi avrebbe sposato Percy Bysshe Shelley. Colpita dall’ipotesi, ventilata dalla scienza di quegli anni, che grazie al galvanismo si potesse ridare la vita ai cadaveri, la giovane creò la storia dello scienziato Victor Frankenstein, che riesce ad animare una mostruosa creatura ma paga il risultato scientifico con la perdita di tutti gli affetti. Una storia angosciante, una favola potente e terribile che fin dal suo primo apparire, nel 1818, si è imposta nella cultura occidentale con la sua forza di mito antico e contemporaneo.

Commento:
Leggere Frankenstein è stata un’esperienza molto interessante sia per la narrazione romantica sia perché mi ha riportato agli anni del liceo, quando lo studiammo a letteratura inglese.
Questo libro è perfetto per mostrare come il gotico sia figlio della cultura romantica: infatti, pur essendoci le caratteristiche tipiche del genere gotico, a essere esaltati sono i sentimenti umani e le bellezze e l’infinità della natura. Inoltre, orrore e dramma si miscelano in una storia ricca di apatia e tristezza, governata dall’arroganza e dalla vendetta.
La narrazione si divide in due, con una metanarrazione. La cornice è epistolare e serve a introdurre e porre una fine alle vicende di Frankenstein e della sua creatura (non a caso) senza nome; la vera storia invece è raccontata in prima persona e ciò fornisce al lettore solo una chiave di lettura soggettiva degli eventi.
Personalmente, lo scienziato mi sta leggermente sulle palle, ha peccato di Hybris e ne ha pagato le conseguenze; invece, la creatura è il prodotto della società che l’ha rifiutata fin dalla nascita e quindi la sua vendetta in un certo senso da me è giustificata. Se da una parte l’uomo non fa altro che cercare di soddisfare il proprio egoismo e le proprie ambizioni creando una creatura senza nemmeno chiedersi cosa sarebbe successo, dall’altra c’è la creatura che si sente rifiutata e rigettata anche se compie del bene, straniera in un mondo a cui appartiene.
Questo libro secondo me affronta tematiche quali xenofobia, isolamento e vendetta in un modo molto agrodolce, anche se la commiserazione del protagonista a tratti è veramente molto – troppo – pesante. Sorprende, alla fine, il numero di morti quando alla fine è la storia dell’arroganza di uno e della miseria dell’altro.

Lo consiglio!

Prima di salutarvi, vi lascio questa poesia che potete trovare sempre dentro al blog. La scrissi anni fa, quando trattammo il libro a scuola. Ciaone e alla prossima!

Esiste al mondo una creatura
che è stata creata contro natura,
idealmente molto favolosa
ma in realtà solo dolorosa.
Il mostro la abbandonò, terrorizzato
dal figlio del diavolo da cui era nato.
Dolori i fratelli e paure le sorelle,
le cose più belle sono le stelle
per una creatura dolce e amorevole,
data la sua natura finta e ingannevole.
Questo essere nato per ambizione
ha conosciuto anche l’ammirazione,
ma non da quelli del suo mondo:
solo da chi lo legge e lo trova d’orrori fecondo.

What we do in the shadows

What we do in the shadows è un gioiellino diretto e interpretato da Taika Waititi  nel 2019, prodotto in Nuova Zelanda e che mischia egregiamente orrore e commedia nello stile di un falso documentario.

What we do in the shadows riesce a portare sullo schermo i principali mostri della cultura orrorifica gotica in una veste più scanzonata ma comunque dark e fedele alla loro iconografia; all’interno della pellicola sono presenti: vampiri, licantropi, zombie, streghe, demoni e forse pure i fantasmi!

What we do in the shadows con la scusante del documentario e delle interviste ad esso collegate riesce a mostrare il mondo dei tre vampiri protagonisti (quelli in foto) nel loro habitat e nelle loro abitudini, facendo loro domande sulla loro quotidianità, la caccia e la loro vita nella modernità in confronto a com’era durante i secoli passati.

Inoltre, What we do in the shadows, spiega nel profondo anche le loro abilità, come vedono gli umani che cacciano e se sia possibile mantenere un rapporto pacifico ed egualitario con alcuni di essi. Con la scusa di un neovampiro, viene anche spiegata anche tutta la mentalità del predatore, come gestiscono i loro poteri e ciò che devono fare per rimanere nell’ombra: infatti, sono molto più fragili di quanto non sembri!

La trama di What we do in the shadows è esilarante, si basa sulle loro interviste! Tuttavia, il film segue un filone narrativo, non sono scene buttate là ma è chiaramente visibile una storia che si dipana nella loro normalità. La prima parte è più scanzonata, la seconda parte invece con il neovampiro e i nuovi legami che si vengono a creare è molto più drammatica.

I personaggi sono esilaranti, per me il più divertente è stato Peter: il vampiro più antico della compagnia e responsabile della strasformazione di quasi ciascuno di loro. Chiaramente ispirato a Nosferatu, è il nonnetto della situazione ed è veramente simpatico: minaccioso con le sue zanne enormi e sporgenti, ironicamente è l’unico che durante la visione del film non è stato mostrato uccidere un umano.

Ma tutti i personaggi sono ben scritti e caratterizzati, ricchi di battute basate sulla loro storia e la loro visione del mondo!

Insomma, io consiglio enormemente di guardare What we do in the shadows, è un film parodistico e omaggistico immenso, come costruzione mi ha ricordato Quella casa nel bosco! Guardatelo, lo trovate su Raiplay!

Consiglio 5 film: Febbraio

Buongiorno! Un altro mese è passato, con le sue traversie e le sue vittorie. Questo mese per me particolarmente pieno di traversie. Ma vabbeh, nessuno è ancestrale, mi tocca essere imperfetto! 😁

Questa volta ho scelto cinque film molto conosciuti (almeno 4/5) e molto apprezzati ognuno per motivi diversi. Alcuni fanno ridere, altri ti mandano in pappa il cervello con la trama o con i costumi fantastici. Li adoro, uno di essi l’ho visto svariate volte!

Ecco qui i 5 film:

  • Robin Hood: Un uomo in calzamaglia. Esilarante commedia diretta da Mel Brooks e parodia dei film di Robin Hood, sia con Kevin Costner sia della Disney. Me la guardo fin dall’infanzia ma credo che una volta non capissi gran parte delle battute e delle citazioni, ora le trovo veramente perfette! La scena migliore? Sicuramente la serenata che canta William a Marion al campo! Il personaggio più divertente? L’ancella della fanciulla!
  • Push. Brillante thriller d’azione fantascientifica con un aitante Chris Evans e una giovanissima Dakota Fanning; è la seconda volta che lo guardo dai tempi della mia innocenza infantile e anche questa volta sono rimasto strabiliato. La costruzione degli eventi e la caratterizzazione dei personaggi sono strabilianti; i poteri sono molto semplici e anche pochi, ma la loro declinazione li rende peculiari a ogni personaggio e al loro carattere. E’ di diritto entrato in una clamorosa lista: i film che ti fottono il cervello, attualmente in costruzione.
  • Green Book. Regalatomi da TimVision, me lo sono guardato due volte per annotarmelo bene sulla mia agenda: prima o poi lo troverete sul mio blog! Molto bello, i due protagonisti sono ben delineati, con Viggo Mortensen che porta in scena un italoamericano burino ma pratico e leale, che pur avendo chiaramente razzismo interiorizzato non si tira indietro per salvare il suo capo, anche in situazioni nelle quali qualcun altro lo avrebbe abbandonato (primo arresto). Ciò che mi ha colpito è la semplicità con la quale il film mostra l’ipocrisia dei ricchi sudisti che lo acclamano per musica ma poi lo scacciano perché non bianco.
  • Tremors. Iconico, esilarante, strafottente e studiato. Ho adorato la costruzione dei Graboid: non vengono mostrati quasi mai (perché farebbero abbastanza ridere, in male) ma invece vengono mostrati i danni e i morti che producono, la loro intelligenza e la loro pericolosità; e poi, a livello biologico mi hanno ricordato sia gli orrori studiati a Biodiversità Animale sia l’Idra! Un altro pregio del film è che non ci sono buchi di trama o cose buttate via: i personaggi sono accattivanti e simpatici, e tutto ciò che avviene viene bene prima introdotto.
  • Sabrina. Celebre pellicola con una giovanissima Audrey Hepburn, la trama è la tipica Cenerentola ma elevata a film iconico dalla splendida ed elegante protagonista, la fenomale e fiabeggiante colonna sonora e una serie di vestiti spettacolari. Alla fine in effetti era chiaro il finale, basta pensare chi la salva dal garage a inizio film. Molto bello, un bellissimo spaccato di quegli anni.

Ecco i miei 5 film di Febbraio; quali sono i vostri? Avete passato un bel mese? Beh, spero di sì! E tornato il 4 Marzo: parleremo di ecologia!

Racconto: Gli ingranaggi del cuore

«Sì, certo. Ci penso io!»

Tommaso chiuse l’ombrello, lo mise dentro all’ombrelliera posta vicino al muro vetrato e richiuse la porta dietro di sé. Guardò lo schermo del cellulare: Annalisa aveva riagganciato subito, era sempre molto impegnata. Così impegnata che lo aveva convinto a tornare al laboratorio da solo. Solo.

“Come al solito”, pensò mesto il ragazzo.

Ancora fradicio dalla tempesta che imperversava fuori dall’edificio, si tolse lo zaino di spalla e si diresse verso gli armadietti; guardandosi indietro, notò che gocciolava acqua a ogni passo, le sue orme marroni e amorfe sporcavano il pavimento di piastrelle grigie. Sospirò. Lontano, tra un rombo e un altro, intravide in mezzo ai lampi nel suo ufficio il professor Banavasi, ma noncurante di essere stato notato o meno, Tommaso raggiunse gli armadietti.

Là, aprì il primo che trovò aperto e vi mise il giaccone bagnato e lo zainetto, da cui aveva tirato fuori il quaderno per gli appunti, la penna e le cuffiette. Non gli importava che lo zaino e il giaccone essendo bagnati dovevano essere messi in un luogo più caldo e aerato di un armadietto: l’unica cosa che gli passava per la mente era finire il lavoro e prendere il treno per Lancenigo.

Non era andata come avevano previsto, doveva ricontrollare ogni singolo organismo.

Con Britney Spears nelle orecchie e grandi borse sotto agli occhi, il ragazzo si issò su uno degli sgabelli del laboratorio di microscopia e preparò gli appunti. Starnutì per l’odore della soluzione usata per mantenere morbidi e analizzabili gli insetti e rabbrividì per il tuono che stava rimbombando in quell’esatto momento: era stato così forte che pur avendo la musica a palla nelle orecchie lo aveva percepito a causa delle vibrazioni nel pavimento!

Quello che doveva fare era guardare meglio la larva di un insetto, l’aveva confuso con uno della famiglia delle Tipulidae, mentre in realtà apparteneva alle Limoniidae. Un errore imperdonabile, dovuto alla grande somiglianza delle forme e dei colori dei due campioni. Certo, almeno erano riusciti a identificare gli altri, ma solo lui poi aveva dovuto tornare in università, in laboratorio, nel cuore della tempesta, per riparare al danno creato dalla scorretta identificazione. Come sempre. Anche al torrente, quando avevano dovuto campionare, era stato l’unico a doversi immergere fino alle ginocchia per tenere il retino e sempre lui aveva dovuto raschiare il fondo del corso d’acqua per smuovere tutti gli organismi macro bentonici. Sempre e solo lui. Un lavoro di gruppo vissuto nella solitudine.

E questi insetti, tutti uguali da larve; e l’analisi di studio si basava proprio sulle larve, ovviamente! Ne avevano presi secchi interi, analizzati per ore e giorni. E ora era di nuovo lì. Sembrava quasi che quegli essere abominevoli e maleodoranti, così pieni di intrugli chimici perché non si rattrappissero su se stessi, lo sbeffeggiassero nella penombra della stanza: esseri informi dalla risata raccapricciante, con le loro antenne lunghe e spigolose, le loro grandi mandibole brulicanti di saliva e il corpo più simile a una sacca piena di pus e pronta a esplodere. Stavano là e lo deridevano, lo indicavano con le lunghe zampe dentate ma si nascondevano alla luce, non volevano essere notati, non volevano essere identificati. E Tommaso, a causa della luminosità della torcia del microscopio, li vedeva in controluce come esseri informi e…

E…

Un urlo lo svegliò. Una ragazza aveva urlato. E non c’erano più tuoni. Né pioggia. Le cuffiette erano spente, da esse non usciva musica. L’unico suono era il proprio respiro, mentre si accorgeva che la nebbia aveva invaso l’edificio, e che una ragazza stava urlando di dolore e spavento.

Dove si trovava? Tommaso poteva benissimo capire che il laboratorio, come almeno lo conosceva, era stato stravolto, non esisteva più.

Il lungo bancone bianco su cui aveva posizionato la propria postazione di analisi dei macrobioti era scomparso, lasciando un lungo e profondo solco. Per poco il ragazzo non cadde: si era assopito su quello che sembrava uno sgabello di legno, basso, umido, puzzolente, viscido. Tommaso non capiva cosa stesse succedendo: cos’era quel posto? Come poteva essersi mosso mentre era addormentato? E cos’era tutta quella nebbia che aveva inghiottito l’intero pavimento e sembrava scavalcare le finestre? Cos’era quella luce spettrale che la illuminava di un pallido azzurro?

Tommaso non capiva.

Per quel poco che riusciva a scorgere, la stanza sembrava completamente divelta. Tutte le piastrelle dei muri erano scomparse, lasciando il posto a logore assi di legno da cui filtrava lo spettrale alito demoniaco. Il ragazzo non osava nemmeno abbassare i piedi dal sostegno dello sgabello: avrebbe giurato che anche il pavimento fosse ricoperto di qualcosa di molle e fluido, che si muoveva come un ammasso informe di vermi! Ma era coperto dalla nebbia… Purtroppo, la nebbia ne copriva la vista, ma non l’orribile rumore viscido. Tutto in quella stanza era sbagliato.

Tommaso si tolse le cuffiette, erano zitte, se le mise in tasca. Non si era nemmeno accorto ce le avesse ancora addosso; il resto della roba, svanita, persa nella nebbia, dispersa come il bancone su cui si era addormentato. Non potendo vedere molto, provò ad ascoltare: sentiva il silenzio, non c’era un briciolo di vento, o il cinguettio degli uccelli, o il rumore assordante del traffico, dei clacson; solo un lamento, molto fievole, poco fuori la stanza, di una ragazza.

«Someone… Just… Help me please…»

Fu per lei che Tommaso scese con cautela dallo sgabello e mise i piedi fino al calcagno nell’ammasso di vermi, con la nausea che gli saliva in gola mentre avanzava verso la grande bocca nera che vedeva dall’altro lato della stanza, bocca dalla quale colava un liquido verdastro.

Il suono, il gemito, proveniva da una figura tutta raggomitolata su se stessa. Una ragazza probabilmente, dalle trecce, dalla voce roca ma femminea, dalla collanina che risplendeva ai raggi lunari. Lui la vedeva, mentre combatteva con la massa informe per spostarsi verso di lei; la vedeva raggomitolata a piangere. Smise di piangere solo quando la raggiunse.

Lei, noncurante dei vermi che ancora cadevano dalle scarpe e dai vestiti di Tommaso, emise un piccolo stridulino rauco e lo abbracciò. Tommaso sentì che aveva le guance completamente bagnate, gelide. Anche la spalla era bagnata, ma il liquido che il giovane sentiva non era freddo: era caldo e appiccicoso.

«Just… Just help me. Here I have a… This and a… And This!», disse la ragazza staccandosi all’improvviso da Tommaso, mentre prendeva da una propria tasca dei pantaloni un ago con un filo già attaccato ad esso.  Quindi iniziò a togliersi la felpa, si abbassò la spallina della maglietta e portò una mano del ragazzo all’altezza del taglio: «You do not have to be precise… Just… Just do it. And then the generator!»

Tommaso non capiva ma decise di accontentarla. Purtroppo non era mai stato un buon interprete dell’inglese, riusciva a capire solo qualche parola ogni tanto! Ma capiva il dolore della ragazza, il sangue caldo che fluiva, quell’odore metallico, viscido. Probabilmente doveva prendere quell’ago e ricucire la ferita, ma come fare?

Chiuse gli occhi e lasciò le sue mani condurre il lavoro. Incredibilmente, l’operazione andò a buon fine.

«I am fine, now. Thank you. He almost got me! And…»

Tommaso continuava a non capire. O meglio, più o meno capiva ma non intendeva il senso della frase! Chi l’aveva quasi catturata? E soprattutto, com’era riuscito Tommaso a curare la ragazza senza nemmeno guardare cosa stesse facendo? Tommaso era incerto, confuso, incapace di comunicare. Sapeva solo che si trovavano in un posto oscuro, che c’erano strani macchinari fermi e che qualcuno stava dando loro la caccia. Doveva fare qualcosa, dovevano fare qualcosa: lui non conosceva quello strano posto, era tutto nebbioso e…

Dei passi ovattati risuonavano nella nebbia; e un altro suono. Come metallico, metallo contro una superficie dura. Metallo trascinato, come una grossa unghia contro la lavagna. Un suono terribile, lento. Inesorabile.

La ragazza si drizzò allarmata e si guardò intorno, Tommaso la imitò.

«Move… Hide! Somewhere, fast! Fast, shit!» e corse via nella nebbia.

Tommaso sbatté le palpebre più volte. Da lontano poteva scorgere una figura immensa, bianca in mezzo a tutta l’oscurità grigia. Come la vide una scarica di terrore lo invase, terrore incondizionato, come se sapesse di essere di fronte al suo predatore: il suo istinto di preda stava prendendo il sopravvento! Ormai quella figura si stava avvicinando, doveva fare qualcosa! Ma cosa? Tornare nella stanza dei vermi era fuori discussione, quindi il ragazzo si guardò intorno. Ecco, quel cumulo di macerie avrebbe fatto il caso suo, corse a nascondersi lì, tra una cassettiera sfasciata e un telo di nylon lacero.

Attese che la misteriosa figura lo superasse.

Forse quella nebbia lo avrebbe celato.

La figura bianca lo raggiunse con passo pesante, il suono metallico era dovuto a un enorme piccone che si trascinava dietro, facendolo artigliare il terreno. Non era bianco, era avvolto in una tuta bianca, come quelle che si usano nelle ricerche e le analisi di materiali altamente pericolosi o tossici; i suoi occhi erano coperti da occhiali di protezione, ma il vetro non era scuro, era debolmente illuminato di rosso. Qualcosa, all’altezza degli occhi, emetteva una luce rossa. E se fossero stati gli occhi stessi a illuminare il vetro di rosso? Da quale orrore si stava nascondendo? E perché si trovava in quello strano mondo?

Dalla disperazione Tommaso affondò le mani nelle tasche della felpa, come se il gesto potesse scacciare tutte le ansia. Quasi cacciò un urlo. Una larva era rimasta là dentro, viscida, viva, vomitevole.

Proprio in quel momento la figura misteriosa lo guardò. Si avvicinò lentamente.

Tommaso trattenne il respiro, con la larva che gli danzava nella mano sinistra.

Non lo vide, quindi si allontano verso il muro opposto, sollevò il piccone e con un lungo arco lo usò per spaccare a più riprese prima la vernice, poi l’intonaco e infine i mattoni. Aprì un varco nell’oceano grigio fuori e si immerse in esso. Scomparve.

«Hey! Guy, where are you?»

Era la ragazza!

Tommaso uscì dal suo nascondiglio e riconobbe la sua elegante e longilinea figura. Le corse incontro, seguendola infine verso uno strano macchinario. Non sapeva se l’avesse scorto prima, la sua mente era ancora piena di adrenalina, di terrore.

Lei lentamente gli prese una mano e la portò nella parte inferiore del macchinario, dove si trovavano gli ingranaggi. Era pieno di rotelline, oggettini a scatto che erano duri, incastrati. Immobili. Poi portò la mano di Tommaso sul proprio cuore, e infine su quello del ragazzo. Quindi, lo condusse alla finestra e gli indicò un punto nella nebbia.

Tommaso spalancò gli occhi e deglutì. Una grande porta metallica si stagliava in fondo, troppo grande perché persino la nebbia potesse nasconderla. Era di metallo, illuminata con delle fiaccole sospese. Era una di quelle porte elettrice, sicuramente.

E infine, la ragazza lo riportò al macchinario e gli rimise la mano sul petto di lei.

«Help us… Repair the machine… Save us, save yourself, save us from Them!»

Tommaso prima guardò la sua faccia sfocata, poi il macchinario e infine in direzione delle grandi porte. Se erano elettriche voleva dire che qualcosa le doveva attivare. E quel qualcosa doveva essere quel macchinario, sicuramente. Un urlo indistinto risuonò nell’aria. Tommaso guardò la ragazza ed esalò un ok.

La ragazza lo abbracciò e insieme si misero a lavorare.

Non sapeva se sarebbe uscito dall’incubo, ma sapeva che finalmente non era solamente manovalanza. Era parte di un gruppo. Con un obiettivo comune.

Vivere.

Ciao! Spero ti sia piaciuto! Se hai domande o consigli costruttivi, non avere paura di lasciare un commento! Se ti interessa, questo articolo potrebbe fornirti qualche risposta! Ciao!

Underwater

Un’avventura dark che finisce col dramma.

A essere onesto sono sempre stato un fan di Kristen Stewart dai tempi di Twilight, di cui possiedo il DVD; quindi, quando scoprii questo filmetto sci-fi saltai dalla sedia per la gioia!

Di cosa parla?

Underwater parla di una giovane vedova che lavora in una base sul fondale oceanico per trivellare il fondale e ricavare le risorse primarie; con un gruppo di colleghi viene sorpresa da un terremoto che devasta l’impianto e insieme a loro decide di scappare assieme ai pochi superstiti attraverso gli abissi oceanici per raggiungere la base più vicina e chiedere aiuto. Ma non sanno che il terremoto non è indotto dai movimenti tettonici e che qualcosa li sta cacciando…

Mi è piaciuto?

Sì mi è piaciuto molto. Lo guardai nel treno per andare a Roma, al mio corso di sceneggiatura; mi fece compagnia durante le lunghe ore di treno e di questo mi compiaccio molto. Se dovessi ravvicinarlo ad altri film citerei senza dubbio Alien e Gravity, anche se sono indubbie le influenze di Lovecraft (di cui ho recensito una raccolta qui) e di alcuni film sugli orrori degli abissi degli anni ’70 e ’80.

Kristen ci porta il ritratto di una donna infelice con una vedovanza sulle spalle, da cui non riesce a uscire, e con un forte di isolamento; ciò che lei vive durante il film ovviamente poi non aiuta ad alleviare il suo tormento. Inoltre, anche gli altri personaggi mi sono piaciuti grazie a dialoghi ben scritti e una buona recitazione, le morti le ho sentite tutte, soprattutto quelle avvicinabili ad autentici suicidi per salvare gli altri.

Io personalmente lo consiglio, mi ha catturato lungo tutta la visione! Poi, l’ultima mezz’ora è stata una sorpresa autentica, portando con facilità e linearmente tematiche ecologiche senza fare discorsi barbosi ma mostrando ciò che potrebbe nascondersi nelle profondità oceaniche e che potremmo svegliare o far arrabbiare a causa della nostra hybris.

SPOILERS!

L’idea dei mostri informi e senza una struttura ossea per me è stata vincente: infatti, là viene ribadito più volte (e pure con qualche morte) che la pressione è invivibile e quindi mostrare animali che si sono adattati a tali pressioni ha dato maggiore verosimiglianza al tutto. Anche il Chtulhu finale di per sé è perfetto perché a differenza dei piccoli predatori è immenso e quindi ha un maggiore rapporto massa/superficie, oltre a una pelle dura, protetta da un esoscheletro.

Le apparizioni di questi mostri non avvengono mai spesso, riescono a godere del senso orrorifico di sorpresa e stupore; vediamo più spesso invece le scie bavose che lasciano, o la loro pericolosità. La scena in cui devono entrare nella base per mettersi al sicuro e si ritrovano costretti a passare in mezzo a questi essere bianchi e simili a medusa mi ha messo molta ansia, anche perché per tutto il film abbiamo visto la loro aggressività.

Un’altra caratteristica importante e fonte di pericolosità, cosa che lo avvicina a Gravity, è il pericolo dell’ambiente stesso: non solo i protagonisti interagiscono in un mondo desolato, mentalmente stancante e sono prede di predatori a loro sconosciuti, ma devono anche stare attenti a non finire l’ossigeno, a non graffiare i caschi, a non perdersi e non impazzire. Il senso di isolamento è costante, forse più del pericolo, perché bisogna tenere conto che si muore laggiù, solo chi ti fa compagnia nel trapasso saprà che fine hai fatto!

Queste due caratteristiche hanno creato insieme un bellissimo finale, finale in cui il personaggio di Kristen, tormentata dalla sua vedovanza e dalla morte del suo capo/mentore/figura paterna, sceglie di suicidarsi per permettere la fuga dei suoi ultimi due colleghi rimasti: infatti, non solo restavano solo due scialuppe ma i mostri li avrebbero raggiunti se lei non avesse fatto esplodere la base!

Ovviamente, poi, tutta la faccenda è stata insabbiata ma questo era ovvio, chi vorrebbe sapere che c’è Satana che ti fa ciaone dagli abissi, soprattutto con il recente innalzamento dei mari! xD

Per me il film ha lo scopo di dire allo spettatore di smettere di sfruttare le risorse rinnovabili e non rinnovabili della Terra senza alcuna precauzione perché sennò potremmo non avere Satana che ci dice ciaone dal fondale degli oceani ma potremmo ritrovarci senza cibo o senza acqua potabile, oppure senza suolo (che è diverso dal terreno o dal sedimento), oppure senza aria respirabile. Insomma, non dico che dobbiamo diventare dei santoni e vivere di acqua e aria in cima alle montagne (sarei il primo a dire che preferirei un Satana che ci dice ciaone dal fondale degli oceani a questa scelta) ma che dobbiamo stare più attenti, anche solo consumando di meno e insegnando il rispetto per la natura alle future generazioni.

Ciaone burlone!

Parlando di Satana che ti fa ciaone…

Consiglio 5 film: Gennaio

Buongiorno! Come al solito ringrazio chiunque abbia il buon cuore di seguirmi: grazie a voi questo mese ho registrato un nuovo picco assoluto di Views, Visitatori e Commenti nel mio piccolo angolo di relax! Ciò mi rincuora molto perché attesta una certa fedeltà nonostante i miei post molto striminziti, dettati ovviamente dal poco tempo concesso dalla mia ossessiva sessione di Gennaio!

Comunque, andando oltre ai miei sentitissimi ringraziamenti, un altro mese è passato e con esso si spera molte delle restrizioni (la mia regione passa a gialla!); ma soprattutto, oggi è il primo giorno di Febbraio e quindi oggi condivido con voi 5 titoli che mi hanno appassionato durante le lunghe serate passate a casa!

Il mio Regno si sta formando, avrò lei come idolo!

Ecco i titoli:

  • The Greatest Showman. Grandioso musical con cast stellare e musiche a dir poco toccanti. Qui Hugh Jackman è stato superbo, rispolvera il suo passato di attore teatrale e ci regala un’esibizione elegante e misurata, mentre vive la vita di un imbonitore di folle, ossessionato dalle sue origine povere ma capace di elevarsi dando una possibilità di emancipazione ai relitti della società. Musical emozionante sulla discriminazione e la voglia di emanciparsi, sia economicamente sia dai giudizi altrui.
  • La cosa da un altro mondo. Inquietante film fantascientifico in bianco e nero, padre del capolavoro di John Carpenter e figlio della Guerra Fredda tra Russia e America. Parla di un gruppo di scienziati americani che sconfiggono un cristone alieno di due metri e biondissimo, arrivato sulla Terra per invaderla; ovviamente, il film con la scusa delle navi volanti aliene invita lo spettatore a rivolgere sempre lo sguardo al cielo. Pellicola magistrale, anche per mostrare come i film siano legati al periodo storico di produzione.
  • 12 anni schiavo. Film storico e biografico su un uomo di colore negli anni della schiavitù americana che, nel giro di una sola notte, si ritrova da uomo libero del Nord a schiavo vendibile del Sud. Angoscianti i ritratti di questi uomini che seppur predicanti il nome di Cristo non si fanno remore a stuprare donne o frustare poveretti, con la minaccia dell’ancor peggiore pistola puntata alle tempie. Alla fine lui riesce a salvarsi ma non perché viene liberato ma perché gli viene riconosciuto il suo stato di uomo libero!
  • Le follie dell’imperatore. Esilarante commedia d’animazione che fa del metacinema e delle battute folli il suo marchio di fabbrica; Yzma è il mio personaggio preferito, lei è la vera mattatrice della vicenda e ogni volta muoio dalle risate! Ne parlai sul mio blog dettagliatamente perfino qui!
  • Vita da vampiro. Riuscitissimo connubio tra gotico e commedia nera, filmato con la tecnica del falso documentario. Parla della vita di un gruppo di vampiri riuniti a vivere sotto allo stesso tetto nell’era moderna, di come si cacciano il sangue e del passato che li ha condotti in quel preciso punto spazio-temporale; con naturalezza, il film risponde anche alle domande di genere più stupide e di vita quotidiana. Il mio vampiro preferito ovviamente è l’antico Peter, non si può non amarlo!

Ecco, qui come al solito si conclude il mio post. Sotto potete trovare una canzone tratta da The Greatest Showman, che ha vinto il Golden Globe ed è stata nominata ai premi Oscar. Vi saluto e dico: ciaone a tutti!^^

Consiglio 5 film: Dicembre

Buongiorno! Pur non essendo il primo del mese oggi rispetto la mia tranquilla tradizione di condividere i 5 film più belli guardati durante il mese appena trascorso; questi film di solito sono pellicole vecchie, guardate in DVD o trasmesse in televisione ma che vale sempre la pena di recuperare.

Questa volta ho preferito di dare la precedenza a film quasi tutti fantasy, tranne che per un cultone della commedia e un classico natalizio!

Ecco i miei 5 consigli:

  • Nightmare before Christmas. Classico natalizio in stop-motion e diretto dallo stesso regista di Coraline; possiamo dire che questo lavoro è MOLTO meno inquietante di quello successivo. Una bellissima storia arricchita in italiano dalle canzoni di Renato Zero; di suo consiglio anche la cover di Marylin Manson di This is Halloween e una cover dei Backdoor Broadway.

  • I fratelli Grimm e l’incantevole strega. Stupendo film fantastico a tratti gotici molto inquietanti che racconta le vicende fittizie che in un mondo popolato da mostri avrebbero potuto ispirare le storie ai due celebri fratelli. Divertentissimo è notare ogni particolare, soprattutto perché il mattone con tutte le loro storie è in lista di lettura!

  • Hotel Transylvania. Film d’animazione che riprende la letteratura gotica e la riveste di temi universali e moderni come la xenofobia, il razzismo e le persecuzioni; una trama molto leggera ma al tempo stesso profonda che prende sia i figli più piccoli con i colori vivaci e le grandi animazioni, sia quelli più grandi che si immedesimano nella voglia di partire della protagonista e i genitori iperprotettivi come il conte Dracula.

  • Una poltrona per due. Questo per me è il film della Vigilia e quindi anche quest’anno me lo sono guardato! Bellissimo, ha un ritmo molto veloce anche se porta tematiche molto importanti; il cast è eccezionale, anche se io come al solito preferisco la bravissima Jamie Lee Curtis (che riesce sempre a passare da ruoli castigatissima come in Halloween e Fuga dal Natale a ruoli in cui è semisvestita e libertina come in Scream Queens e Una poltrona per due). Quello che mi colpisce di più la falsità del mondo mondano descritto nella prima parte, di cui anche Winthorpe  faceva parte.

  • Susanna!. A me fanno ridere le persone che definiscono i film degli anni 2000 vecchi e decrepiti perché poi ci sono io che senza problemi mi guardo film degli anni ’50, ’60 e ’40! Susanna! è una commedia esilarante a tratti surreale con tempi comici spettacolari, una sceneggiatura improntata sulla commedia dell’equivoco e tante sorprese. Io ho riso tutto il tempo, poi il personaggio di Katharine Hepburn è assurdo, una donna determinata, elegante e soprattutto combinaguai!

Ciaone a tutti! Questa è la mia lista, vi aspettavate qualche film? Li conoscete tutti? Li avete visti tutti (mi riferisco a uno in particolare ovviamente)? Bene, in ogni caso ciaone burlone e vi e ci rinnovo la speranza di un anno migliore.

10 film sui Vampiri

Le bestie malvagie che popolavano le leggende europee erano gli abitanti notturni della foresta e delle montagne: pipistrelli, topi e lupi. Dai molti racconti morali e mitologici che li vedono protagonisti sono nati due celeberrimi personaggi cinematografici: il Vampiro e il Lupo Mannaro. Entrambi sollecitano i nostri desideri notturni e hanno a che vedere con la sessualità e il dominio fisico. Entrambi ci spaventano perché fanno emergere le nostre fragilità. Chiunque può trasformarsi in un Vampiro o in Lupo Mannaro; basta un solo passo falso nella notte […]

(Estratto tratto dal libro Cinema Horror, a cura di Paul Duncan e Jurgen Muller).

I Vampiri sono sempre stati personaggi affascinanti per me e pure sempre fecondi di spunti narrativi originali e tematiche interessanti; perfino io li ho usati nella narrativa, nel mio piccolo, in questo racconto a tematiche LGBT. Esistono da millenni, c’è chi fa risalire pure l’Empusa, donna spettrale del seguito della Notte, alle origini del Vampiro, proprio per la sua caratteristica sete di sangue del quale si cibava e la sua irresistibile bellezza.

Oggi, ho deciso di proporvi 10 film che trattano di queste figure che mescolano eros e orrore, protagoniste di film in cui però molte volte non sono le vere figure maligne. Ovviamente, senza però rivelare altro che il titolo: vorrei che recuperaste per pura curiosità i titoli che vi propongo anche per poi notare come il Vampiro si presti benissimo a tematiche diverse.

  • Vampiri (John Carpenter)
  • Dracula di Bram Stoker 
  • Twilight
  • Lasciami entrare 
  • Buffy, the Vampire Slayer 
  • Blade
  • Scooby-Doo! E la leggenda del Vampiro
  • Dark shadows
  • The Librarian 3
  • Nightmare before Christmas

Eccoli qui. Li conoscevate tutti? Alcuni titoli vi hanno sorpreso? Quali film sui Vampiri conoscete voi? Fatemelo sapere nei commenti, ciaone e alla prossima!

Film da guardare: Novembre

Buongiorno! Per prima cosa ci tengo a ringraziarvi tutti per il tempo che mi dedicate, soprattutto perché il mese appena passato è andato molto bene! Per cui mi sorge una domanda: voi quale genere di post preferite sul mio blog? Perché mi seguite?

Anche se una risposta per le mie persone ce l’avrei:

Comunque, tornando alle cose importanti, oggi è il primo di Dicembre e quindi come ogni primo del mese anche quest’oggi propongo cinque titoli che ho guardato durante il mese scorso e che mi sento di consigliare; tuttavia, non credo che la maggior parte siano sconosciuti.

Quindi, ecco la lista:

  • Il diavolo veste prada. Credo che quando me lo riguardai avevo la testa abbastanza fusetta ed ero pure molto stanco; inutile dire che mi ha ridato il sorriso.
  • Il mistero della casa del tempo. Carino film di formazione miscelato con il genere fantasy, con due ottimi Jack Black e Cate Blanchett. Mi è piaciuta la magia e come viene spiegata, poi le situazioni magiche sono proprio simpatiche e fantasiose, soprattutto per la vendetta del villain e di come governa la casa.
  • Kung Fu Panda 2. Bellissimo film d’animazione, il mio preferito della trilogia, in cui l’impacciatissimo Po approfondisce le sue origini familiari (perché sì, il panda non è il figlio biologico dell’oca) e nel contempo aiuta a sconfiggere un vigliacco principe decaduto che prova a risorgere come una Fenice.
  • Kingsman – The Golden Circle.  Bellissimo film di genere action-spionaggio con una stella nascente (Taron Egerton) e una favolosa Julianne Moore (che ho pure rivisto qualche giorno in Un adorabile Testardo). Bellissimo, belle idee e belle coreografie di combattimento.
  • Dark Hall. Interessante gotico moderno con Uma Thurman in cui viene ripreso il concetto di Musa. Belle le ambientazioni nella splendida casa padronale (un villone assurdo e scuro) e originale il concetto su cui si basano le motivazioni dei villain; notevole l’unico jumpscare, costruito benissimo tra ansie e inquadrature crittiche.

Bene! Questa era la mia lista di bei film di Novembre. Qual era la vostra? Ciaone!!

Grazie per il record! Vuoi un hamburger?

Speciale Halloween: recensione di Beetlejuice + approfondimento su Tim Burton

Beetlejuice è un film di genere tra il fantastico e la commedia nera del 1988, il secondo film diretto da Tim Burton in live-action. Questo gioiellino parla di una coppia di fantasmi che ritrovano la propria casa invasa da una famiglia e che chiede aiuto a un altro spirito, Betelgeuse, per liberare la casa e averla tutta per loro di nuovo.

Trama:

Una coppia di felici coniugi fantasmi, Barbara e Adam, è alle prese con una famiglia di chiassosi e petulanti snob che hanno occupato la loro casa; determinati a tenere tutto per sé il loro piccolo angolo di Paradiso, cercano quindi di scacciarli in vari modi. 

Commento introduttivo:

Beetlejuice è un film che guardo sempre con molto piacere per come riesce a narrare una storia apparentemente scontata (la tipica casa infestata) con un punto di vista molto innovativo: infatti, non solo Tim Burton crea un mondo spettrale e onirico ma fa vivere l’intera vicenda dal punto di vista dei fantasmi protagonisti in modo tale che non siano loro quelli strani -ma invece l’eccentrica famiglia che si stabilisce nella loro villetta- e che quindi lo spettatore conosca la loro situazione simultaneamente ai protagonisti.

Tim Burton e il suo amore per la stop motion:

Definirei Beetlejuice una grande dichiarazione d’amore da parte di Tim Burton verso la stop-motion e il cinema artigianale, capace di creare effetti memorabili con il semplice ma accurato uso di maschere, trucco, cere e fantasia.

Il film, infatti, si apre con una panoramica del paesino in cui i Maitland vivono e questa panoramica si conclude, dopo un’ellissi, sul plastico raffigurante il paesino nella soffitta della coppia. Questo plastico, che raffigura in modo molto dettagliato la contea in cui vivono, nella narrazione è molto importante e ricorre spesso: infatti, è a causa del plastico che i Maitland escono per il viaggio fatale, è con il plastico che Lydia ha la prima interazione con i fantasmi ed è sempre dentro al plastico che Betelgeuse appare la prima volta e rimane per gran parte della pellicola. Questo plastico, quindi, è uno dei protagonisti di Beetlejuice! E come sappiamo da questo mio post sulla stop-motion (ricordandoci che Tim Burton ha iniziato il suo percorso creativo proprio come animatore), la ricostruzione dei paesaggi su plastico è uno dei tratti fondamentali di questa stupenda arte. Dopotutto, è Adam, uno dei protagonisti, a curare il plastico e potremmo anche definirlo un alter ego del regista, no?

Inoltre, nella pellicola sono presenti una serie di mostri che secondo me sono realizzati con una delle tante tecniche della stop motion; per esempio, i vermi delle sabbie! O il serpente nel quale Betergeuse si trasforma per spaventare i Deetz. O le statue che prendono vita, con la loro presa di mobilità che rappresenta una vera e propria rimodellazione del loro essere (dopotutto, l’arte della stop-motion non è proprio dare vita ad oggetti inanimati?). Questi sono tutti dettagli che dimostrano non solo la grande fantasia dell’artista ma anche il suo grande legame verso questa arte.

I personaggi di Beetlejuice:

I protagonisti di Beetlejuice sono ovviamente Barbara e Adam Maitland, essendo la storia confezionata interamente attorno a loro e al loro spazio temporale (diverso da quello dei vivi); tuttavia, tra i due chi è il protagonista? Io di mio avrei detto Barbara perché all’inizio vediamo come lei desideri un figlio mentre nell’ultima scena il lieto fine prevede la composizione, in modo speciale, della tanto agognata famiglia felice, e inoltre è lei a sconfiggere Betelgeuse e ad avere le idee migliori; ma è per colpa della passione di Adam che i due muoiono, il plastico è presentato nella prima inquadratura del film e nell’ultima scena e il suo personaggio ha lo stesso tempo in scena di quello di Barbara (la coppia è sempre insieme in scena). Per voi tra i due chi è indispensabile nella trama? Comunque, i protagonisti sono due persone per bene, semplici e solari, con le quali è molto facile empatizzare e averli in simpatia. Come già detto, i due sono ignari del mondo dei morti e le informazioni che scoprono le condividono con lo spettatore ignaro come loro; è bello vederli scoprire pian piano le loro abilità fino allo scontro finale a fine pellicola!

Lydia, è la figlia dei Deetz. Personaggio dilaniato da un’estrema necessità dell’affetto e delle attenzioni che i suoi genitori non riescono a elargirle, è lei la prima ad accorgersi della presenza di Barbara e Adam; lei stessa si definisce strana e inusuale, ha un vestiario gotico e ha un atteggiamento decadentista. Caratterizzata da un’alta percezione del reale e dell’irreale, è mostrata molte volte scattare fotografie di ciò che la circonda, forse perché è l’unico modo con il quale riesce a relazionarsi a una realtà che sente non la voglia con sé. Gentile e tranquilla, è un’artista come Adam e come Barbara è lei a richiamare Betelgeuse quando il pericolo incombe; non sorprende che alla fine i tre formino una famiglia.

I Deetz, invece, sono una coppia di coniugi egocentrici, sempre al lavoro e con poco tempo da dare alla figlia. Mi sono sempre chiesto se alla fine i veri antagonisti siano loro o Betelgeuse: Betelgeuse arriva a causa loro e quasi ammazza tutti, o sono loro che rovinano la pace iniziale e quasi ammazzano i Maitland? Da notare in ogni caso che loro attivamente non fanno nulla e che alla fine la loro situazione è solo migliorata a livello lavorativo, trascurando la figlia proprio come all’inizio!

E infine parliamo di Betelgeuse: uno spirito concreto, sincero e spietato, sa quello che vuole e manipola gli altri personaggi per ottenerlo. La sua prima scena lo mostra a leggere un giornale in evidente ricerca di un lavoro e si sofferma sui protagonisti; interessante è che il suo volantino appaia a loro prima ancora che loro sappiano della sua esistenza, rivelando quindi grandi capacità illusorie e manipolative. Poi, durante la propria presentazione, si capisce che sia più interessato al lato carnale che ideologico della vicenda: propone delle avances a Barbara, la molesta e non ascolta minimamente i due. Quindi, quando parla con Lydia, si mostra molto comprensivo (anche se non la dissuade di suicidarsi) rivelando solo dopo, alla fine del film, i suoi reali intenti. Secondo me, essendo legato a serpenti e soprattutto agli scarafaggi Betelgeuse rappresenta la morte, lo stato di decomposizione, lo spirito morto per eccellenza; interessante, poi, che quando sposa Lydia lei abbia un vestito rosso come il sangue, le carni, tutto ciò che lui brama ma che da solo non può ottenere.

Gli ambienti e il mondo di Beetlejuice:

Gli ambienti di Beetlejuice sono molto belli, una splendida miscela tra realismo e architettura onirica: per Barbara e Adam il mondo dei morti non è molto diverso da quello a cui erano abituati. Infatti, all’inizio tornati a casa dalla loro tragica morte non si erano nemmeno accorti della transizione! Il mondo dei morti, infatti, è qualcosa di simile ma abbastanza evasivo e strano da causare fascinazione e disorientamento nello spettatore, per far temere anche che l’Aldilà non sia così diverso dalle noie a cui noi tutti siamo abituati. A me piace molto come è stato creato il palazzo delle amministrazioni dei morti perché riproduce finemente le sale di attese, le grandi sale di impiegati statali e i labirinti in cui i poveri avventori devono aggirarsi per trovare il proprio consulente; il tutto ovviamente presentato con geometrie distorte e morti aventi corpi orribilmente sfigurati dalla propria morte o consumati dal tempo!

Conclusioni:

Insomma, Beetlejuice è un film molto bello, caratterizzato da un umorismo dissacrante e una serie di effetti speciali artigianali invecchiati benissimo! Io ovviamente ne consiglio la visione, così come consiglio ora la lettura del mio piccolo approfondimento su… Tim Burton!!

Approfondimento su Tim Burton:

“Ho incontrato molti adulti che sono rimasti bambini dentro, ma mai nessuno come Tim Burton. Ha qualcosa di rassicurante un uomo che si disegna teschi sulle nocche durante un’intervista e che i dirigenti degli studios di Hollywood implorano per produrre il suo prossimo film. Ma se lo fanno è perché pochi registi della generazione di Burton possiedono un’immaginazione così fervida e un talento così ben utilizzato. C’è un po’ di Walt Disney in lui, ma di un Walt Disney in cui il concetto di posto allegro è una caverna piena di pipistrelli.”

Tim Burton è uno dei registi che apprezzo e di cui ho visto svariati film; infatti, i suoi titoli compaiono spesso nelle mie liste di genere e qui ho perfino parlato del suo primissimo Batman e qui del suo bellissimo Big Eyes!

Tra i suoi film diretti (non parliamo della sua produzione come non regista che non finiamo più) i miei preferiti sono senza dubbio Beetlejuice, Mars Attacks, Batman e Dark Shadows. Il suo stile mi piace perché parla ai cuori solitari loro malgrado, agli stand-alone della società e a tutte le piccole manie che si nascondono nell’ombra: infatti, quante volte abbiamo visto i suoi ambienti quasi uscire da un incubo (o da un’abbuffata di funghetti allucinogeni)? Quante volte i colori scuri e le ombre imprigionano nella propria solitudine personaggi alienati dal resto del mondo ma desiderosi di un contatto fisico, di amore?

Tim Burton è un regista visionario, per questo mi piace!^^

Di suo sfortunatamente nei miei libri di cinema non ho trovato grandi riferimenti, ma per fortuna in questo libro, che consiglio a tutti gli appassionati, c’era un’intervista! Quindi vi riporto il contenuto sperando che così possiate scoprire un nuovo lato dell’artista!

L’occhio del regista

Tim Burton si definisce una persona molto intuitiva, segue l’istinto e prende le sue decisioni artistiche sulla base delle proprie emozioni.

Inizialmente iniziò la sua carriera come animatore nella Disney, proprio durante il periodo dell’insuccesso di Taron e la pentola magica e, non essendoci al momento una vera leader creativa fu lasciato da solo a creare e pensare fino all’ideazione del cortometraggio Vincent (che all’inizio doveva essere un libro per bambini); fu quel successo personale ad aprirgli la strada per il suo cortometraggio in live-action: Frankenweenie; e questo corto, che lo fece licenziare dalla Disney, gli aprì le porte di molte altre case di produzione!

Come artista dietro ai film che dirige, riesce a dare una sua impronta grazie alle sue celebri tematiche pur non essendo mai sceneggiatore di sua mano: lui stesso ammette che se scrivesse da solo ne verrebbe fuori un lavoro troppo personale, troppo criptico. Infatti, pur riconoscendo di essere nato come animatore di pellicole in stop-motion e che queste origini gli hanno conferito uno stile registico originale (per toni e atmosfere), preferisce lavorare per le produzioni filmiche perché ciò lo costringe a collaborare con altre persone: dirigere la stesura delle sceneggiature, convincere i direttori artistici della validità delle proprie scelte, capire e ascoltare le necessità degli attori, capire se sono adatti per il ruolo, informare l’apparato tecnico delle proprie scelte.

Sapendo ciò, non è strano pensare, per esempio, a film come Nightmare Before Christmas siano diretti da lui! Perché alla fine riesce a rendere sua ogni pellicola e probabilmente come produttore aveva ancora più libertà di scelta.

Come regista preferisce seguire l’istinto, conosce benissimo le regole basilari e le tecniche, ma crede siano più un’ancora di salvataggio nei momenti del bisogno. Infatti, apprezza l’attore in quanto tale, permette l’improvvisazione (com’è avvenuto per esempio proprio in Beetlejuice) e sceglie le angolazioni e le inquadrature al momento: la carta e la pianificazione sono cose troppo concrete e precise per una realtà astratta e incerta come la nostra! Inoltre, preferisce il grandangolo come il 21mm e in mancanza di quello non va mai oltre il 50mm!

Stop-Motion, la fabbrica delle meraviglie

Inoltre, Tim Burton ha due ulteriori pregi.

Secondo questo libro, nel 1993 la tecnica della stop-motion subisce un grandioso cambiamento: uscendo Nightmare Before Christmas nelle sale cinematografiche, questa nobile e raffinata arte può finalmente uscire dal buio di cantine e soffitte di oscuri filmmaker indipendenti per viaggiare alla conquista del cinema holliwoodiano e trovare la strada verso le sale cinematografiche di tutto il mondo! Questo film conferisce alla tecnica una valenza culturale rivoluzionaria, anche perché la pellicola è considerata uno dei primi prodotti commerciali più importanti realizzati in stop-motion!

Inoltre, nel 2005 arriva nelle sale cinematografiche La sposa cadavere, film co-diretto da Tim Burton. Si tratta di un’incredibile rivoluzione tecnica, perché rappresenta il primo film d’animazione interamente ripreso con fotocamere digitali invece che con le ingombranti cineprese tradizionali; inoltre, i personaggi sono animati con la tecnica “Gear and Paddle”, che serve a muovere le teste senza usare la dispendiosa sostituzione delle teste manuale, faticosa e soprattutto estremamente costosa.

E non dimentichiamoci che nel 2012 Tim Burton è tornato a fare stop-motion con il passo a uno: infatti, Frankenweenie, il corto che lo fece cacciare dalla Disney ma che gli aprì le porte del mondo, è finalmente diventato un film!

Conclusioni

Grazie per essere arrivati fino a qui, vi ringrazio di cuore. Buon Halloween, che lo possiate passare sani e negativi. Ciao.^^

Fonti

  1. DVD di Beetlejuice
  2. https://en.wikipedia.org/wiki/Beetlejuice#CITEREFSalisburyBurton2006
  3. Bessoni, S, Stop-Motion: la fabbrica delle meraviglie, Modena, Logos Edizioni, 2014
  4. Tirard, L. (a cura di), L’occhio del regista: 25 lezioni del cinema contemporaneo, [2009] Tr. it., Roma, Minimum Fax, 2017

Altri miei post su Halloween:

Buon Halloween! Ecco 15 titoli per celebrare la Notte delle streghe!

Buon Halloween^^

L’Halloween di Tony!