Speciale Halloween: recensione di Beetlejuice + approfondimento su Tim Burton

Beetlejuice è un film di genere tra il fantastico e la commedia nera del 1988, il secondo film diretto da Tim Burton in live-action. Questo gioiellino parla di una coppia di fantasmi che ritrovano la propria casa invasa da una famiglia e che chiede aiuto a un altro spirito, Betelgeuse, per liberare la casa e averla tutta per loro di nuovo.

Trama:

Una coppia di felici coniugi fantasmi, Barbara e Adam, è alle prese con una famiglia di chiassosi e petulanti snob che hanno occupato la loro casa; determinati a tenere tutto per sé il loro piccolo angolo di Paradiso, cercano quindi di scacciarli in vari modi. 

Commento introduttivo:

Beetlejuice è un film che guardo sempre con molto piacere per come riesce a narrare una storia apparentemente scontata (la tipica casa infestata) con un punto di vista molto innovativo: infatti, non solo Tim Burton crea un mondo spettrale e onirico ma fa vivere l’intera vicenda dal punto di vista dei fantasmi protagonisti in modo tale che non siano loro quelli strani -ma invece l’eccentrica famiglia che si stabilisce nella loro villetta- e che quindi lo spettatore conosca la loro situazione simultaneamente ai protagonisti.

Tim Burton e il suo amore per la stop motion:

Definirei Beetlejuice una grande dichiarazione d’amore da parte di Tim Burton verso la stop-motion e il cinema artigianale, capace di creare effetti memorabili con il semplice ma accurato uso di maschere, trucco, cere e fantasia.

Il film, infatti, si apre con una panoramica del paesino in cui i Maitland vivono e questa panoramica si conclude, dopo un’ellissi, sul plastico raffigurante il paesino nella soffitta della coppia. Questo plastico, che raffigura in modo molto dettagliato la contea in cui vivono, nella narrazione è molto importante e ricorre spesso: infatti, è a causa del plastico che i Maitland escono per il viaggio fatale, è con il plastico che Lydia ha la prima interazione con i fantasmi ed è sempre dentro al plastico che Betelgeuse appare la prima volta e rimane per gran parte della pellicola. Questo plastico, quindi, è uno dei protagonisti di Beetlejuice! E come sappiamo da questo mio post sulla stop-motion (ricordandoci che Tim Burton ha iniziato il suo percorso creativo proprio come animatore), la ricostruzione dei paesaggi su plastico è uno dei tratti fondamentali di questa stupenda arte. Dopotutto, è Adam, uno dei protagonisti, a curare il plastico e potremmo anche definirlo un alter ego del regista, no?

Inoltre, nella pellicola sono presenti una serie di mostri che secondo me sono realizzati con una delle tante tecniche della stop motion; per esempio, i vermi delle sabbie! O il serpente nel quale Betergeuse si trasforma per spaventare i Deetz. O le statue che prendono vita, con la loro presa di mobilità che rappresenta una vera e propria rimodellazione del loro essere (dopotutto, l’arte della stop-motion non è proprio dare vita ad oggetti inanimati?). Questi sono tutti dettagli che dimostrano non solo la grande fantasia dell’artista ma anche il suo grande legame verso questa arte.

I personaggi di Beetlejuice:

I protagonisti di Beetlejuice sono ovviamente Barbara e Adam Maitland, essendo la storia confezionata interamente attorno a loro e al loro spazio temporale (diverso da quello dei vivi); tuttavia, tra i due chi è il protagonista? Io di mio avrei detto Barbara perché all’inizio vediamo come lei desideri un figlio mentre nell’ultima scena il lieto fine prevede la composizione, in modo speciale, della tanto agognata famiglia felice, e inoltre è lei a sconfiggere Betelgeuse e ad avere le idee migliori; ma è per colpa della passione di Adam che i due muoiono, il plastico è presentato nella prima inquadratura del film e nell’ultima scena e il suo personaggio ha lo stesso tempo in scena di quello di Barbara (la coppia è sempre insieme in scena). Per voi tra i due chi è indispensabile nella trama? Comunque, i protagonisti sono due persone per bene, semplici e solari, con le quali è molto facile empatizzare e averli in simpatia. Come già detto, i due sono ignari del mondo dei morti e le informazioni che scoprono le condividono con lo spettatore ignaro come loro; è bello vederli scoprire pian piano le loro abilità fino allo scontro finale a fine pellicola!

Lydia, è la figlia dei Deetz. Personaggio dilaniato da un’estrema necessità dell’affetto e delle attenzioni che i suoi genitori non riescono a elargirle, è lei la prima ad accorgersi della presenza di Barbara e Adam; lei stessa si definisce strana e inusuale, ha un vestiario gotico e ha un atteggiamento decadentista. Caratterizzata da un’alta percezione del reale e dell’irreale, è mostrata molte volte scattare fotografie di ciò che la circonda, forse perché è l’unico modo con il quale riesce a relazionarsi a una realtà che sente non la voglia con sé. Gentile e tranquilla, è un’artista come Adam e come Barbara è lei a richiamare Betelgeuse quando il pericolo incombe; non sorprende che alla fine i tre formino una famiglia.

I Deetz, invece, sono una coppia di coniugi egocentrici, sempre al lavoro e con poco tempo da dare alla figlia. Mi sono sempre chiesto se alla fine i veri antagonisti siano loro o Betelgeuse: Betelgeuse arriva a causa loro e quasi ammazza tutti, o sono loro che rovinano la pace iniziale e quasi ammazzano i Maitland? Da notare in ogni caso che loro attivamente non fanno nulla e che alla fine la loro situazione è solo migliorata a livello lavorativo, trascurando la figlia proprio come all’inizio!

E infine parliamo di Betelgeuse: uno spirito concreto, sincero e spietato, sa quello che vuole e manipola gli altri personaggi per ottenerlo. La sua prima scena lo mostra a leggere un giornale in evidente ricerca di un lavoro e si sofferma sui protagonisti; interessante è che il suo volantino appaia a loro prima ancora che loro sappiano della sua esistenza, rivelando quindi grandi capacità illusorie e manipolative. Poi, durante la propria presentazione, si capisce che sia più interessato al lato carnale che ideologico della vicenda: propone delle avances a Barbara, la molesta e non ascolta minimamente i due. Quindi, quando parla con Lydia, si mostra molto comprensivo (anche se non la dissuade di suicidarsi) rivelando solo dopo, alla fine del film, i suoi reali intenti. Secondo me, essendo legato a serpenti e soprattutto agli scarafaggi Betelgeuse rappresenta la morte, lo stato di decomposizione, lo spirito morto per eccellenza; interessante, poi, che quando sposa Lydia lei abbia un vestito rosso come il sangue, le carni, tutto ciò che lui brama ma che da solo non può ottenere.

Gli ambienti e il mondo di Beetlejuice:

Gli ambienti di Beetlejuice sono molto belli, una splendida miscela tra realismo e architettura onirica: per Barbara e Adam il mondo dei morti non è molto diverso da quello a cui erano abituati. Infatti, all’inizio tornati a casa dalla loro tragica morte non si erano nemmeno accorti della transizione! Il mondo dei morti, infatti, è qualcosa di simile ma abbastanza evasivo e strano da causare fascinazione e disorientamento nello spettatore, per far temere anche che l’Aldilà non sia così diverso dalle noie a cui noi tutti siamo abituati. A me piace molto come è stato creato il palazzo delle amministrazioni dei morti perché riproduce finemente le sale di attese, le grandi sale di impiegati statali e i labirinti in cui i poveri avventori devono aggirarsi per trovare il proprio consulente; il tutto ovviamente presentato con geometrie distorte e morti aventi corpi orribilmente sfigurati dalla propria morte o consumati dal tempo!

Conclusioni:

Insomma, Beetlejuice è un film molto bello, caratterizzato da un umorismo dissacrante e una serie di effetti speciali artigianali invecchiati benissimo! Io ovviamente ne consiglio la visione, così come consiglio ora la lettura del mio piccolo approfondimento su… Tim Burton!!

Approfondimento su Tim Burton:

“Ho incontrato molti adulti che sono rimasti bambini dentro, ma mai nessuno come Tim Burton. Ha qualcosa di rassicurante un uomo che si disegna teschi sulle nocche durante un’intervista e che i dirigenti degli studios di Hollywood implorano per produrre il suo prossimo film. Ma se lo fanno è perché pochi registi della generazione di Burton possiedono un’immaginazione così fervida e un talento così ben utilizzato. C’è un po’ di Walt Disney in lui, ma di un Walt Disney in cui il concetto di posto allegro è una caverna piena di pipistrelli.”

Tim Burton è uno dei registi che apprezzo e di cui ho visto svariati film; infatti, i suoi titoli compaiono spesso nelle mie liste di genere e qui ho perfino parlato del suo primissimo Batman e qui del suo bellissimo Big Eyes!

Tra i suoi film diretti (non parliamo della sua produzione come non regista che non finiamo più) i miei preferiti sono senza dubbio Beetlejuice, Mars Attacks, Batman e Dark Shadows. Il suo stile mi piace perché parla ai cuori solitari loro malgrado, agli stand-alone della società e a tutte le piccole manie che si nascondono nell’ombra: infatti, quante volte abbiamo visto i suoi ambienti quasi uscire da un incubo (o da un’abbuffata di funghetti allucinogeni)? Quante volte i colori scuri e le ombre imprigionano nella propria solitudine personaggi alienati dal resto del mondo ma desiderosi di un contatto fisico, di amore?

Tim Burton è un regista visionario, per questo mi piace!^^

Di suo sfortunatamente nei miei libri di cinema non ho trovato grandi riferimenti, ma per fortuna in questo libro, che consiglio a tutti gli appassionati, c’era un’intervista! Quindi vi riporto il contenuto sperando che così possiate scoprire un nuovo lato dell’artista!

L’occhio del regista

Tim Burton si definisce una persona molto intuitiva, segue l’istinto e prende le sue decisioni artistiche sulla base delle proprie emozioni.

Inizialmente iniziò la sua carriera come animatore nella Disney, proprio durante il periodo dell’insuccesso di Taron e la pentola magica e, non essendoci al momento una vera leader creativa fu lasciato da solo a creare e pensare fino all’ideazione del cortometraggio Vincent (che all’inizio doveva essere un libro per bambini); fu quel successo personale ad aprirgli la strada per il suo cortometraggio in live-action: Frankenweenie; e questo corto, che lo fece licenziare dalla Disney, gli aprì le porte di molte altre case di produzione!

Come artista dietro ai film che dirige, riesce a dare una sua impronta grazie alle sue celebri tematiche pur non essendo mai sceneggiatore di sua mano: lui stesso ammette che se scrivesse da solo ne verrebbe fuori un lavoro troppo personale, troppo criptico. Infatti, pur riconoscendo di essere nato come animatore di pellicole in stop-motion e che queste origini gli hanno conferito uno stile registico originale (per toni e atmosfere), preferisce lavorare per le produzioni filmiche perché ciò lo costringe a collaborare con altre persone: dirigere la stesura delle sceneggiature, convincere i direttori artistici della validità delle proprie scelte, capire e ascoltare le necessità degli attori, capire se sono adatti per il ruolo, informare l’apparato tecnico delle proprie scelte.

Sapendo ciò, non è strano pensare, per esempio, a film come Nightmare Before Christmas siano diretti da lui! Perché alla fine riesce a rendere sua ogni pellicola e probabilmente come produttore aveva ancora più libertà di scelta.

Come regista preferisce seguire l’istinto, conosce benissimo le regole basilari e le tecniche, ma crede siano più un’ancora di salvataggio nei momenti del bisogno. Infatti, apprezza l’attore in quanto tale, permette l’improvvisazione (com’è avvenuto per esempio proprio in Beetlejuice) e sceglie le angolazioni e le inquadrature al momento: la carta e la pianificazione sono cose troppo concrete e precise per una realtà astratta e incerta come la nostra! Inoltre, preferisce il grandangolo come il 21mm e in mancanza di quello non va mai oltre il 50mm!

Stop-Motion, la fabbrica delle meraviglie

Inoltre, Tim Burton ha due ulteriori pregi.

Secondo questo libro, nel 1993 la tecnica della stop-motion subisce un grandioso cambiamento: uscendo Nightmare Before Christmas nelle sale cinematografiche, questa nobile e raffinata arte può finalmente uscire dal buio di cantine e soffitte di oscuri filmmaker indipendenti per viaggiare alla conquista del cinema holliwoodiano e trovare la strada verso le sale cinematografiche di tutto il mondo! Questo film conferisce alla tecnica una valenza culturale rivoluzionaria, anche perché la pellicola è considerata uno dei primi prodotti commerciali più importanti realizzati in stop-motion!

Inoltre, nel 2005 arriva nelle sale cinematografiche La sposa cadavere, film co-diretto da Tim Burton. Si tratta di un’incredibile rivoluzione tecnica, perché rappresenta il primo film d’animazione interamente ripreso con fotocamere digitali invece che con le ingombranti cineprese tradizionali; inoltre, i personaggi sono animati con la tecnica “Gear and Paddle”, che serve a muovere le teste senza usare la dispendiosa sostituzione delle teste manuale, faticosa e soprattutto estremamente costosa.

E non dimentichiamoci che nel 2012 Tim Burton è tornato a fare stop-motion con il passo a uno: infatti, Frankenweenie, il corto che lo fece cacciare dalla Disney ma che gli aprì le porte del mondo, è finalmente diventato un film!

Conclusioni

Grazie per essere arrivati fino a qui, vi ringrazio di cuore. Buon Halloween, che lo possiate passare sani e negativi. Ciao.^^

Fonti

  1. DVD di Beetlejuice
  2. https://en.wikipedia.org/wiki/Beetlejuice#CITEREFSalisburyBurton2006
  3. Bessoni, S, Stop-Motion: la fabbrica delle meraviglie, Modena, Logos Edizioni, 2014
  4. Tirard, L. (a cura di), L’occhio del regista: 25 lezioni del cinema contemporaneo, [2009] Tr. it., Roma, Minimum Fax, 2017

Altri miei post su Halloween:

Buon Halloween! Ecco 15 titoli per celebrare la Notte delle streghe!

Buon Halloween^^

L’Halloween di Tony!

The fog 1980

The fog è un film horror del 1980 diretto dal celebre regista John Carpenter, film che considero come molti uno dei cult del regista e che ho molto apprezzato.

The fog è un film minore che nella sua semplicità riesce a sfruttare l’immaginazione dello spettatore utilizzando uno degli stratagemmi naturali più semplici: la nebbia. La nebbia per me è una delle caratteristiche più lampanti delle storie gotiche, e di fantasmi, perché essa al suo interno può nascondere qualsiasi cosa, spinge colui che si ritrova al suo interno o la osserva avanzare a pensare quali orrori essa celi e il fatto che in questo film la nebbia sembri quasi un’entità viva che si muove controvento crea già di suo molta tensione.

The fog è un film estremamente ansiogeno, la paura non è scaturita, almeno all’inizio, dal giungere di assassini senza cuore o senza fatiche ma invece dall’avanzare della nebbia: è la nebbia la prima cosa che appare prima di ogni attacco; è dalla nebbia che le vittime scappano prima ancora di sapere di essere inseguite. Un nemico lento e inesorabile, mi ha ricordato molto i film sui morti viventi perché le vittime possono anche scappare ma l’attacco è talmente esteso nella sua vastità che la salvezza non pare possibile, solo la sopravvivenza momentanea. Inoltre, le comparse dei dannati sono ad effetto ed è proprio la loro lentezza che mette ansia, lenti e ineluttabili!

Dal punto di vista culturale e riflessivo The fog mi ha ricordato molto Lo squalo: infatti, anche qui un pericolo attanaglia una cittadina inconsapevole e le autorità preferiscono tacere per non interrompere le festività e quindi scatenare il panico; una riflessione sull’importanza dell’opinione pubblica e delle decisioni amministrative è d’obbligo, soprattutto per come stiamo anche noi vivendo il Covid, no? Inoltre, qui è presente l’ideologia secondo la quale le colpe dei genitori ricadono sui figli, un chiaro lascito della cultura greco-romana; e il finale, nella sua semplicità, lo dimostra (ambientandolo in Chiesa potrebbe affermare pure che pregare non ci libera veramente dalle colpe con cui conviviamo?).

Dal lato tecnico, come al solito, alzo le mani perché esiste sul web gente molto più preparata di me. Dico solo che le panoramiche ovviamente sono d’obbligo per mostrare questa fantomatica nebbia che avanza lentamente dal mare verso mentre la fotografia è molto bella, riuscendo a ricreare attraverso le ombre delle gabbie durante le ore notturne attorno ai personaggi mentre si rintanano nelle loro case! Favoloso!

Ecco, questa è la mia riflessione su The fog; voi cosa mi dite invece?

L’orrore della primavera

Un tempo una fata, Ver, si aggirava leggiadra sulla Terra. Al suo passaggio le piante si inchinavano, gli animali si prostravano e l’aria diventava pepata e petalosa. Lei era la fata della terra. Il suo potere era carnale. Impersonava il lato selvaggio dell’umanità.
Un giorno, questa terribile quanto passionale fata comparve davanti a un uomo. Egli era spaventato ed eccitato allo stesso tempo. Era quello l’effetto che lei faceva agli umani. La sua sensualità era troppa per quelle infime creature. I suoi dolci occhi di miele lo squadravano sensuali, mentre si avvicinavano a quelli del vecchio. Ella portava con sé uno scrigno d’oro. Si aspettava una frase sussurrata da quel sindaco. Ma niente. Depose il contenitore prezioso tra le sue mani tremanti. Quando l’uomo lo aprì, rimase sconvolto nel trovarci un cuore umano. Il suo volto si deformò dall’orrore quando vedendolo pulsare, notò che dal proprio petto non proveniva alcun battito.Mentre il vecchio si accasciava a terra lei se ne andò leggera. Disse solo cinque parole: domani prenderò tutti gli altri.
E scomparve in una nuvola di petali di rosa.

L’orrore della primavera ebbe inizio con l’avvistamento da parte di una coppia di una fanciulla eterea distesa in mezzo a un campo di fiori. L’uomo la guardava troppo intensamente. La ragazza gli sorrise e aprì le gambe. Il giorno dopo quella coppia fu ritrovata in stato di putrefazione, riconosciuta solo per l’esame delle ossa. La polizia presunse che la donna avesse ucciso il marito con il forcone in uno scatto d’ira e poi si fosse suicidata.
Quei due cadaveri furono i primi di una lunga serie, tutti caratterizzati dall’assenza del cuore tra i resti dei cadaveri.
Il secondo gruppo si trovava dentro a un canile. Tutte le gabbie e le porte erano aperte. Il detective James Glahan dai nastri vide una ragazza sensuale camminare leggera tra i corridoi, accompagnata dal direttore. Lei gli rivolse un provocante sorriso mentre lui apriva estasiato tutte le gabbie, schiacciando un bottone d’emergenza. Quindi egli si posizionava in ginocchio insieme a tutti gli altri e felice si lasciava sbranare dai cani e dai gatti. L’ultima sequenza mostrava la ragazza china a raccogliere i cuori dalle carcasse. Scomparve.
Il canile fu ritrovato in evidente stato di abbandono. L’erba aveva cominciato a crescere sui tetti e negli interni. L’edera ricopriva ogni parete. Solo la sala della sorveglianza era sopravvissuta alla distruzione dei macchinari. E dire che la giovane aveva guardato dritto nell’obiettivo della telecamera! Sorridendo dolcemente!
La polizia si rese conto che c’era una scia di morte: tutto era cominciato dalla coppia di contadini, poi l’azione si era spostata al canile e infine si era conclusa in un laboratorio, in cui erano stati distrutti tutti i macchinari di ricerca e i dati dei risultati.
Il particolare più inquietante era che la distruzione del villaggio era avvenuta tutta in poche ore. Tutte risalenti al giorno prima dell’arrivo della polizia e dell’FBI.
Le strade erano devastate dalla vegetazione. Che avevano inglobato i resti putrescenti della popolazione, tutta dal primo all’ultimo, riversa sulle strade. Tutti senza cuore. Come il sindaco prima di loro.
Nemmeno un animale era stato rinvenuto nell’arco di molti chilometri. Tutti scomparsi. Ma non i segni dei loro attacchi agli abitanti di quel villaggio. Erano state trovate sulle carni dilaniate perfino punture di formiche e di bombi. Qualsiasi animale aveva dato il suo contributo. E poi era sparito.
L’ultimo assalto avvenne in un laboratorio militare, celato da un anonimo villaggio di piccole dimensioni. Non dava nell’occhio. Anche là le autorità trovarono un massacro: tutti uccisi e privati del loro cuore. Anche in quel caso, a spiegare l’accaduto furono i nastri di sorveglianza. Essi mostrarono una ragazza libidinosa e di straordinaria bellezza aggirarsi leggera tra i corridoi scortata da due militari armati di mitra. Decisa andò nei sotterranei dove distrusse tutti i macchinari di ricerca . Poi sussurrò sensuale ai due assassini, due giovani ufficiali, di suicidarsi. Come al canile, scomparve in una nuvola di petali di rosa, dopo avere raccolto tutti i cuori. Dal primo all’ultimo.
Nessuno seppe spiegarsi nulla.
La natura si era svegliata e, furiosa per come l’umanità stava trattando le sue creature, si era fatta giustizia ammonendo quelle bestie immonde che si facevano chiamare umani. Solo chi era senza colpe fu risparmiato.

E tu, rispetti la natura?

Fonte

Buon compleanno Stephen King!

Buongiorno, come ho scoperto da lidi più aggiornati dei miei, oggi è il compleanno di uno dei grandi scrittori del nostro tempo: Stephen King!

Quindi, per omaggiarlo e anche per portare un pelino d’acqua al mio mulino (ricordiamoci che non è l’unico a compiere gli anni oggi) ho deciso di pubblicare anche io un recap su tutti i post pubblicati su di lui finora; tutti con un piccolo commento che introduce ai post!

Cominciamo con…

I post su It:

It, il romanzo! Mi ricordo che impiegai mesi a leggerlo e a tratti ero pure infastidito dalle mille mila descrizioni di personaggi che morivano la pagina dopo! Ma è un grande libro.

It, la miniserie televisiva. Personalmente la preferisco ai due remake perché riesce a trasmettere una migliore dei personaggi e a creare l’orrore più sulla corruzione della cittadina e piccoli dettagli piuttosto che con mille jumpscares.

– It, il remake . Carino, secondo me con la tecnologia attuale avrebbero potuto puntare più sull’orrore che sul terrore con un clown che spunta urlando come un pazzo; sarebbe potuto essere meglio ma il lavoro lo porta a casa alla fine.

– It, il sequel del remake. Questo film invece è ingiustificabile, non è fedele al libro e rende il primo capitolo inutile: che serve aver mostrato le avventure dei ragazzi nel primo film se poi tornano a mostrarli in questo, con gli elementi da ricordare girati apposta qui??

– Il confronto tra It e Il colore venuto dallo spazio, in cui rifletto sulle similitudini che accomunano due celebri autori, l’uno ispirazione dell’altro.

I post su Pet Sematary:

Pet Sematary, il libro. Bellissimo libro sul lutto e la perdita; il tutto però all’epoca lo trovai leggermente morboso: infatti, la narrazione sembra soffermarsi in maniera crudele sul dolore della povera famiglia protagonista

Pet Sematary, le trasposizioni cinematografiche. Breve post in cui parlo delle due versioni; com’è facile intuire preferisco di gran lunga quella più vecchia, mentre il remake è brutto forte.

Pet Sematary, la prima trasposizione. Bellissimo film che mi ha colpito per come sono riusciti a mostrare l’ombra sinistra del cimitero vivente e di come siano facilmente riconoscibili gli esseri rianimati.

Inoltre, sul mio blog ho pure condiviso una bellissima recensione di The Shining mentre ho citato It innumerevoli volte nelle mie liste (troppe da riportare tutte). Pur avendo letto anche Carrie, il romanzo manca sul mio e mi dispiaccio enormemente di ciò; ma mi dispiacerà ancora di più se non mi farete gli auguri di buon compleanno.^^

Ciao, ci vediamo il 24! Secondo voi ho trattato Stephen King abbastanza sul mio piccolo blog o mi mancano titoli importanti?

Da che film è tratto questo bel gattone?

Somiglianze tra It e Il colore venuto dallo spazio

Buongiorno, oggi desidero condividere con voi una riflessione che feci mesi fa quando lessi la raccolta di racconti di Lovecraft, intitolata Il Dominatore delle tenebre: quanto c’è di queste tematiche in Stephen King?

Secondo me, i due autori sono conosciuti entrambi per essere prolifici, creatori di mondi e universali nel loro pubblico grazie a mitologie affascinanti, mondi condivisi nelle proprie opere e tematiche imprescindibili. Entrambi, inoltre, attingono a una cultura orrorifico-fantastica già presente al momento della loro ispirazione ed è risaputo che King abbia preso Lovecraft come una delle sue fonti per l’ispirazione.

Ora, facendo spoiler, desidero condividere con voi una serie di confronti e riflessioni per capire quanto King sia stato ispirato dal nostro idolo!

LE TRAME DELLE DUE OPERE

Il colore venuto dallo spazio parla della corruzione di una tranquilla famiglia causata dal risveglio di una potente creatura mistica venuta dallo spazio; questa creatura pian piano entra in parassitismo con l’ambiente circostante svuotandolo della sua energia e contaminando le colture e gli animali, umani compresi. Il colore venuto dallo spazio è un interessante racconto il cui nome si basa sul colore che caratterizza questo mostruoso alieno, di cui non viene mai mostrata la reale forma, e che pian piano permea tutto l’ambiente che il mostro infetta.

It invece è un romanzo con protagonista un bambino il cui fratello è stato ucciso da un essere misterioso; procedendo con la lettura si scopre che la creatura è un alieno caduto sul territorio su cui si erge la cittadina Derry millenni prima che essa stessa esistesse, e che pian piano è entrato in simbiosi con essa. Qui a essere corrotti non sono gli animali o le colture ma gli abitanti di Derry: infatti, all’anno spariscono decine di persone a causa della violenza e del mostro ma nessuno sembra farci caso mentre la città continua a innalzarsi sulle altre sempre più florida; è chiaro che è il mostro che la alimenta in cambio di vittime e violenza.

SOMIGLIANZE TRA LE DUE OPERE

La prima somiglianza che ho trovato è che le due creature non sono originarie di questo pianeta ma vi sono precipitate all’interno di un asteroide che impattò sulla superficie terrestre, lasciandole libere di adattarsi e prosperare a spese delle specie indigene.

Entrambe le creature sono amorfe, non vengono descritte come esseri aventi un corpo fisico e immutabile ma invece sono narrate più come essere trascendenti, più legate al piano astrale che a quello immanente; capaci di cambiare forma a seconda dell’esigenza e descrivibili come un’insieme di energia.

Un altro punto in comune è il pozzo. Se la creatura di Lovecraft c’era legata perché è sbocciata in esso e quindi in grado di contaminare tutta la falda acquifera dell’ambiente circostante, It invece ha i pozzi come sua forma vera. Interessante che in entrambe le opere questa figura esista seppur in contesti differenti.

Ultimo punto di contatto è uno più ampio che ho già trattato diverse volte: entrambe le creature influenzano l’ambiente circostante, sono legate sia alla geosfera sia all’idrosfera e anche all’atmosfera. Potremmo dire che sono legate all’antroposfera, vedendo anche come riescono a influenzare gli uomini, e che una volta lasciato l’ambiente che le ha accolte non lasciano più nulla di vivo. Un po’ come stiamo facendo noi con la nostra Terra, vero?

SIMBOLOGIA DEL POZZO

Il pozzo riveste un carattere sacro in ogni tradizione: esso realizza una sintesi dei tre ordini cosmici (cielo, terra e inferi), di tre elementi (l’acqua, la terra e il vento), è una via vitale di comunicazione. Il pozzo è esso stesso una sintesi cosmica: infatti, considerato dal basso è un cannocchiale astronomico gigante, puntato dal fondo delle viscere terrestri sul polo celeste.

Inoltre, il pozzo è il simbolo dell’abbondanza e della sorgente della vita, soprattutto per i popoli per i quali le acque sono fonti di miracoli. Oppure, per altri popoli, il pozzo è simbolo di dissimulazione e della nuda verità.

CONCLUSIONI

Le due opere hanno sicuramente legami che le uniscono ma sono anche differenziate da linee narrative totalmente diverse e da modi di vedere le creature differenti: infatti, basti pensare che quella di Lovecraft instauri una sorta di parassitismo mentre quella di It sia un simbionte e che quindi offra pure dei vantaggi. Quindi sono molto diverse. Per voi?

Fonte:

-Chevalier, J e Gheerbrant, Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015

Parlando di alieni pericolosi, questo è un videogioco molto divertente di puzzle e strategia

The Old Guard tag

Buongiorno, oggi propongo una tag a suo dire “originale”, che deriva da una tag veramente originale: quella creata da Alix! La sua proposta era una booktag pensata per omaggiare il film Netflix The Old Guard ma io, leggendo abbastanza ma non ricordando mai dettagli come autori, case editrici o personaggi particolari, non riuscivo a rispondere alle sue domande; scherzando, mi ha proposto di rifarne una mia versione e io ho accettato!

Quindi, ecco qui le stesse però commutate per qualunque mezzo mediatico (film, libri, videogiochi, canzoni e anche fumetti)!

Ecco le domande:

  1. Andy: un’opera con il personaggio principale cinico, senza grandi aspettative (bonus point se scegliete un classico!);
  2. Joe: un’opera con una svolta o una sotto-trama inaspettatamente romantica;
  3. Nicky: un’opera con un/una protagonista pronto/a a fare di tutto per proteggere la propria famiglia e le persone che ama;
  4. Nicky+Joe: l’opera LGBTQ+ più bello che avete mai avuto il piacere di scoprire;
  5. Booker: un’opera che parla di famiglia e di morte;
  6. Nile: un’opera di debutto non perfetta ma che rivela un grandissimo potenziale;
  7. Copley: un’opera con un personaggio che si batte per correggere i propri errori;
  8. Merrick: un’opera con un personaggio crudele eppure infantile;
  9. Quynh: un’opera con un personaggio che abbraccia il proprio lato oscuro;
  10. Lykon: un’opera di cui non si parla abbastanza;
  11. Temi: Family of Choice, un’opera con una ‘famiglia scelta’;
  12. Temi: un’opera sulla perdita;
  13. Temi: un’opera sull’immortalità;
  14. Temi: un’opera sulla solitudine;
  15. Temi: un’opera sulla giustizia;

E quindi, senza indugi, ecco qui le mie risposte:

  1. Come risposta mi viene in mente il protagonista di Canto di Natale, un vecchio scorbutico inaridito a cui tre fantasmi del Natale fanno visita per far breccia nel suo vecchio cuore cinico! Come media, dico una delle tante trasposizione dell’opera letteraria (anche se il cartone della Disney regna sovrano);
  2. Inaspettatamente? La vedo difficile… Potrei interpretare “romantica” come parte di quell’esaltazione delle emozioni e dei sentimenti, tipici della corrente artistica del romanticismo, con il bellissimo film Mother! interpretato dalla sempre splendida Jennifer Lawrence: un grande accumulo di angosce e paure, ansie e orrore fino al rogo purificatore di nuova vita.
  3. Come non citare The night Before? Secondo me lo conosco solo io ma è proprio carino e parla di un giovanissimo Keanu Reeves che viaggia un’intera notte per cercare nei sobborghi malfamati della sua città la sua ragazza per il ballo, venduta per sbaglio a un trafficante di persone!
  4. Beh, qui è sicuramente I segreti di Brokeback Mountain. Esistono titoli più iconici?
  5. Recentemente ho guardato il film d’animazione Tarzan e devo dire che le sue tematiche si sposano con quelle di questa domanda, quindi indico lui.
  6. Baby One More Time, di Britney Spears: infatti, pur non dimostrando enormi doti canore riesce a catapultarla nello star system e renderla un’icona degli anni novanta!
  7. Bad Teacher, con la bellissima Cameron Diaz. Parla di una professoressa pigra e incapace che ad ogni sua lezione mostra film ai suoi allievi; solo quando scopre di un concorso di conoscenza tra le varie classi (per cui c’è in palio un premio) si decide a insegnare qualcosa ai suoi allievi. Purtroppo, ormai non sono più abituati…
  8. I bambini vampirizzati nella saga di Twilight: bambini neonati che vogliono solo giocare e se affamati di sangue, poiché eterni bambini incapaci di raziocinio, capaci di sterminare intere città solo per dissetarsi e divertirsi.
  9. Star Wars, trilogia prequel, Anakin!! Una delle più grandi tragedie su schermo divise in tre parti lunghe e ricche di azione. E una delle morti più tristi (quella di Padme ovviamente).
  10. Risposta ovvia. Il libro della Giungla, ma quello vero e non l’aborto della Disney. Credo proprio che quel libro debba essere letto da molte più persone perché contiene le tematiche più importanti del colonialismo; ma ormai chi mi legge questo lo saprà a memoria, vero?
  11. Una famiglia scelta? Allora rispondo con le Prescelte, le Charmed-Ones! Ovviamente mi riferisco a Streghe, famosa serie televisiva di cui sono un fiero fan.
  12. My Heart Will Go On, di Celin Dion o I Will Always Love You, di Dolly Parton.
  13. La scorsa volta per immortalità avevo detto Predestination, ora cito Dracula di Bram Stoker, un bellissimo film su questo non morto e pure dannato che dopo secoli di solitudine per il suo cuore ritrova finalmente la reincarnazione della sua amata.
  14. Lasciami Entrare, un film sui vampiri veramente struggente che vidi anni fa alle due di notte e che ricordo ancora. Stupendo!
  15. V per Vendetta, l’opera adatta per riflettere su cosa sia giusto e cosa sia vendetta. Se non l’avete vista la consiglio, veramente bella.

Finalmente abbiamo finito, ma come al solito nomino qualcuno. Se qualcun altro vuole provare però è sempre ben accetto.^^

Nomine:

E con questo, sono soddisfatto. Ciaone!^^

Bram Stoker: La coppa di cristallo e altri racconti

Dopo aver letto il romanzo gotico per eccellenza, Dracula, mi trovai davanti a una bancherella di libri usati e quindi per soli cinquanta centesimi comprai questa raccolta di racconti di Bram Stoker.

All’interno della raccolta vi sono La coppa di cristallo, Il castello del Re e Il Costruttore di Ombre. Per me, il migliore è senz’ombra di dubbio il secondo.

Commento ai racconti:

La coppa di cristallo è il racconto principale della raccolta, è suddiviso in tre parti e ha come tema centrale il raggiungimento dell’arte. Narra la storia di un artista reso schiavo probabilmente per essere diventato l’amante della figlia del re e passa i suoi giorni a scolpire una scultura tanto bella da regalargli la libertà alla festa della bellezza che si sarebbe nel regno in futuro. Raccontato da nella prospettiva di tre personaggi diversi, uno per capitolo, il linguaggio e lo stile cambiano a seconda del personaggio, anche se una certa fantasia e un’epicità poemeggiante si riversa nella lettura, piacevole anche se malinconica.

Il castello del Re è scritto in terza persona, la vicenda è raccontata da un narratore onnisciente e parla del viaggio di un poeta verso le terre della morte, nel cui castello vive ormai la sua bella morta di malattia. Un racconto struggente e ricco di mistero, vi è all’interno una propria mitologia e una geografia mistica, dove le ombre sorreggono le alture e gli imponenti edifici mentre le forme fisiche nascono i più temibili predatori. Una lettura che consiglio non per la trama ma per le figure che l’autore riesce a trasmettere al lettore: pur essendo casto di aggettivi (soprattutto verso il protagonista), la solitudine è sempre presente e il mondo naturale è descritto magnificamente con grande focus verso i serpenti. Bellissimo, anche se alla fine togliendo le metafore e i giri di parole, credo che il protagonista si sia suicidato.

Il Costruttore di Ombre è nuovamente narrato in terza persona singolare da un narratore onnisciente e nuovamente presenta una propria mitologia. Qui è presentata la tesi secondo cui noi deriviamo dalle ombre del mondo e che quando moriamo torniamo tra le ombre o in case vicino ad esse (in netta opposizione con la mitologia del racconto precedente) ed è attraverso il Costruttore di Ombre che il racconto si snoda. Il tutto è molto poetico e omaggiante i legami affettivi, la lettura è sicuramente piacevole e in un certo senso tenera.

Conclusioni:

Quindi questa era la raccolta. Molto bellina, con Dracula noto una grande somiglianza nella descrizione degli spazi misteriosi e del regno animale, anche se il tipo di narrazione è molto distante. Consiglio la raccolta ai fan di Bram Stoker e a chi vuole godersi qualche pagina in un mondo fantastico e gotico.

10 Pellicole che sfruttano il metacinema

Cos’è il metacinema?

Secondo il Treccani, il metacinema viene usato nei film che rompono lo stato di sospensione della realtà che lo spettatore mantiene per immedesimarsi in un film, evidentemente un’opera fittizia, mostrando a volte il dietro le quinte di un film, la produzione di una pellicola o al contrario con i personaggi della narrazione che, rompendo la quarta parete, si rivolgono direttamente a chi li osserva dall’altra parte dello schermo.

Al cinema, gli avvenimenti sembrano raccontarsi autonomamente tanto assomigliano al modo in cui si vedono nella quotidianità. Il cinema intrattiene una relazione analogica con il mondo reale e pare che riveli allo spettatore il suo senso più profondo. Almeno così è accaduto nel cinema classico, che ha voluto nascondere il più possibile l’artificio a tutto vantaggio della storia raccontata e dello spettatore che ha potuto percepirla ‒ e goderla ‒ come perfettamente naturale. Ci sono film, invece, che hanno rotto brutalmente l’incantesimo e alla fascinazione hanno sostituito il discorso con il pubblico. È il caso del cinema che parla di cinema: il metacinema.

Da cosa deriva la parola metacinema?

Il termine metacinema è una parola molto interessante e come molte delle parole interessanti deriva dal greco. Oltre all’ovvia parola cinema, che deriva dalla radice di κίνηση (movimento e quindi il movimento delle foto di cui una pellicola è composta), il metacinema è formato anche da μετά, che tra i vari significati ha sopratutto quello che significa tra e in mezzo.

Queste parole ci forniscono già di per sé una bellissima panoramica riguardo a questo argomento: infatti, il metacinema è un cinema in mezzo al cinema, è un cinema in mezzo a noi spettatori!

Esempi di film metacinematografici

Ora che sappiamo che cos’è il metacinema, ecco dieci esempi di pellicole con questa peculiare caratteristica al loro interno; spero vi piacciano e che me ne suggeriate!

Li conoscevate tutti i film citati? Sapevate cos’era il metacinema? Secondo voi questo piccolo post è stato utile? Fatemelo sapere, intanto vi saluto. CIAONE!^^

2.18
Charmed non ha rotto la quarta parete, ci ha fatto vivere le sue Charmed-Ones!

Film sui fantasmi: 10 titoli da non perdere!

Buongiorno! Oggi condivido una lista che ho finito di stilare molto tempo fa ma che, per sovrapposizione con altri progetti, ho dovuto spostare fino a questo momento di pausa. In questo post desidero citare dieci film sui fantasmi che secondo me hanno qualcosa da dire ancora oggi. Buona lettura!

  • Questi fantasmi
  • The Grudge
  • Buffy l’ammazzavampiri
  • La sposa fantasma
  • La sposa cadavere
  • Beetlejuice
  • Sleepy Hollow
  • The Ring
  • Dark Shadows
  • Supernatural

Secondo me, questa lista è molto interessante perché non solo porta al suo interno diversi titoli che con il tempo hanno conquistato la loro indubbia icona di cult, ma riesce anche a mostrare come questi fantasmi siano in grado di spaziare nei diversi generi cinematografici.

Infatti, tra questi dieci film si possono notare non solo diversi horror (The Grudge, The Ring, Sleepy Hollow), ma anche alcune commedie (Questi fantasmi e Dark Shadows); inoltre, è interessante notare come questo genere di film abbia conquistato anche la televisione con ben due serie televisive citate qui sopra. Sorprendente, vero?

Voi avete altri titoli? Sennò, vi consiglio le mie liste che trovate qui e la mia altra lista di film sui fantasmi da non perdere! Ciaone, spero di sentirvi presto! 🙂

beetlejuice gif

Il dominatore delle tenebre

Il dominatore delle tenebre è una raccolta di racconti di H.P. Lovecraft, che ho letto tutto d’un fiato.

il dominatore delle tenebre lovercraft

Costituito da un’introduzione all’opera lovecraftiana e dalla biografia, il libro contiene al suo interno 14 racconti (provenienti dai cicli di Storie dall’Abisso e da I miti di Cthulhu) e un romanzo anche derivante dal ciclo di miti.

Leggere Il dominatore delle tenebre è stata un’esperienza totalmente immersiva nel mondo creato dall’autore: più andavo avanti con la lettura delle varie storie mi sono accorto di notare varie somiglianze tra i vari raccolti nelle tematiche, nei nomi geografici e delle entità e infine delle leggi fisiche; inutile dire che, secondo me, Lovecraft ha avuto il genio di creare in un unico universo condiviso tutti i suoi racconti fino a installare nel lettore un’elaborata mitologia e un’antifona all’orrore descritto perché già incontrato in racconti precedenti.

Un universo condiviso

I dettagli che mi hanno fatto giungere a questa conclusione sono i seguenti:

  • Arkham e Innsmouth sono nomi di cittadine che ricorrono molto spesso. Sarebbe troppo ripetitivo per un autore tanto celebrato riutilizzare gli stessi nomi per città che siano diverse.
  • Molte volte vengono citati culti demoniaci con caratteristiche simili, tutti legati al sangue, tanti sacrifici e sparizioni di gente straniera al culto.
  • Le entità vengono spesso citate e sono descritte tutte come titaniche, ancestrali, temute. Dagon viene citato nel suo racconto omonimo e nella Maschera di Innsmouth; è un essere gigantesco che vive in acqua. Cthulhu è un essere titanico che viene spesso citato come uno dei sacerdoti massimi di questa popolazione ancestrale, fatto di forme amorfe e semisolide; appare nel racconto omonimo ma è uno dei nomi che ricorrono più spesso.
  • Le attività di queste entità sono tutte simile e rispettano tutte le stesse leggi fisiche: di immane forza e ferocia, puzzano di morte e putrefazione, i gatti e i cani diventano aggressivi verso di loro, lasciano scie di catrame e fluidi scuri. Possono essere sia notturni che diurni, ma fanno patti con gli umani, patti simbiontici: sacrifici in cambio di potere e ricchezza.

Tematiche

Le tematiche della raccolta variano molto, ma secondo me rivelano molto sull’autore: infatti, secondo me una raccolta di racconti spiega molto di più sull’autore di quanto possa fare un romanzo perché per ogni singolo racconto c’è una narrazione e un modo di esporre gli eventi e le tematiche.

La prima tematica che mi viene in mente riguarda gli abissi, abissi che possono essere burroni, paesaggi fuori da una finestra, un pozzo o i fondali oceanici. Cosa nascondono? Fin dove arrivano? Esistono chilometri inesplorati sotto alla superficie terrestre e lo stesso vale per quella oceanica, cosa può vivere lì sotto? Il non sapere, il potere solo immaginare cosa possano celare molte volte è il vero orrore di  molti racconti.

La seconda tematica che mi viene in mente è l’universo: le stelle, l’ignoto e l’antichità che esso conserva dentro di sé. Nel Colore dello spazio un entità cade sulla Terra da un meteorite e alla fine della tragedia tornerà da dove è venuta; nel racconto di Cthulhu le stelle hanno un ruolo importantissimo perché il loro allineamento significa la liberazione di queste entità ancestrali. Inoltre, è interessante notare come la luna faccia sempre da sfondo alla vicende orrorifiche dei poveri disgraziati che subiscono il volere di questi mostri: sono esseri più antichi che osservano dai corpi astrali?

Curioso, inoltre, come la scienza debba piegarsi al volere del caos: gli scienziati, il pensiero logico soccombono sempre agli eventi e il caos li costringe ad attingere a formule magiche di dubbia validità scientifica. Oppure, come nella storia di Herbert West, è il desiderio di conoscere di più della morte o, come in Aria fredda, è il desiderio di sfuggire alla morte a tradire e trasformare la scienza stessa in fonte di orrore!

Per non parlare del razzismo intrinseco al pensiero di Lovecraft: lui disprezza profondamente chi non è bianco, lo si capisce chiaramente. Mentre negli artisti pone sempre molta fiducia, come la pone nei ricchi e le ricche abitazioni che descrive con tanto ardore. Là dove c’è il popolino c’è l’orrore.

I racconti

    • Dagon: un uomo durante la Prima Guerra Mondiale sfugge ai tedeschi e tramite un barchino raggiunge una terra desolata piena di pesci morti. Ciò che troverà gli porterà via per sempre la sanità mentale.
    • Il colore dello spazio: un meteorite si schianta vicino a una tranquilla fattoria, dentro a esso ci sono colori mai visti prima; sfortunatamente, esso non contiene solo quel mistero.
    • Dentro il sepolcro: un becchino si ritrova chiuso dentro a un edificio del cimitero, la sua scalata per forzare il lucernario del soffitto sarà più tragica di quanto non possa mai immaginare.
    • Herbest West, rianimatore: sconfiggere la morte è il sogno di ogni scienziato, ma bisogna stare attenti a ciò che crei, o saranno Loro a sconfiggere te.
    • La musica di Erich Zann: una musica tribale e sconcertante, forse per coprire un orrore ancora più incredibile.
    • Aria fredda: perché in quell’appartamento di quel signore tanto colto e gentile fa sempre così freddo? Meglio non scoprirlo.
    • I ratti nei muri: tutto quello zampettare, quelle leggende di famiglia, la ragione per cui sono fuggiti in America… Leggende o insanità mentale?
    • Il modello di Pickman: cosa sei disposto a dipingere in nome dell’arte, cos’è l’arte per te?
    • Il dominatore delle tenebre: La scoperta di una roccia in una chiesa da parte di un artista avrà conseguenze soprannaturali devastanti.
    • Nyarlathotep: un sacerdote o un affabulatore?
    • Storia del Necromicon: la storia editoriale di un antico libro scritto da un folle sui demoni e le entità che dormono in questo nostro mondo dannato dalla nascita.
    • L’orrore di Dunwich: una famiglia accusata di stregoneria, un figlio che a dodici anni è alto più di due metri, un orrore che cresce con la follia di culti proibiti.
    • L’Entità sulla soglia: una bella donna sposa un irrimediabile bambino di 38 anni; ma il bambino si affloscia e diventa uomo, solo con la stessa espressione maligna della donna nel proprio volto maschile!

 

  • L’Ombra su Innsmouth: una città in decadenza ha sempre i suoi oscuri segreti, ma quando un giovane turista la visita e si ferma a dormire, non avrebbe mai immaginato cosa potesse nascondere.
  • Il richiamo di Cthulhu: un marinaio viene rinvenuto come unico superstite di una nave, nella stessa notte uno scultore ha incubi vividi su una città da incubo. Le cose saranno collegate alla statuetta?

Ecco qui, sono soddisfatto. Io consiglio la lettura di Il dominatore delle tenebre, i miei racconti preferiti sono Il colore dello spazio e Il modello di Pickman. I vostri?