Solo i migliori fanno la Storia, One Piece

Buongiorno!^^
In questo periodo sto giocando a One Piece: Pirate Warriors 4 e quindi sto ricevendo una nuova infarinatura generale del mondo di One Piece.

Già fan superficiale del franchise fin da piccolo, quando andavo alle elementari avevo lo zaino dalla prima serie che ora è stato intascato dai miei genitori per le camminate in montagna. Poi crescendo mi sono appassionato all’anime, con la saga di Thriller Bark come preferita e l’unica guardata per intero (bella saga, viene anche introdotto Brook!). Ogni tanto ho comprato qualche numero del manga, aggiungendo che recentemente i miei genitori mi hanno regalato i primi numeri del manga di One Piece! Ora ho un bellissimo poster attaccato in camera mia, quella ufficiale nella mia terra natia. Per concludere, ho giocato e completato One Piece: Pirate Warriors 3 e sto completando One Piece: Pirate Warriors 4.

Conosco abbastanza l’universo di One Piece.

Una riflessione formatasi nella mia mente recentemente è che sono pochi a gestire le sorti di quel mondo, non perché esista una vera e propria aristocrazia ma perché sono pochi gli individui in grado di emergere.
Non sto parlando di opere come Dragonball, il tipico Shonen, dove c’è un unico protagonista con la sua élite di combattenti e l’élite nemica.

Qui veramente solo un certo tipo di persone può essere utile alla Storia.

Basti pensare ai Frutti del Diavolo: frutti magici che donano particolari abilità ai fortunati che li inghiottiscono. Oppure ai Giganti o a uomini e donne imponenti, esseri altissimi e forti in grado di gestire interi eserciti da soli.
Ora trasliamo questi due concetti su coloro che sono potenti: chi rimane fuori? Tutti gli Ammiragli della Marina sono uomini alti, sopra la media, e hanno mangiato il Frutto del Diavolo. Solo uno dei 7 Imperatori Pirati non ha mangiato un Frutto del Diavolo e 3 di loro sono persone enormi, sopra la media. Luffy stesso, assieme alla maggior parte della sua ciurma e alla Peggiore delle Generazioni, è un mangiatore di Frutto del Diavolo.

Quindi, quanto è veramente meritocratico il world-building di One Piece?

Per chi conosce bene l’opera, è vero: esistono pure gli spadaccini, i cecchini e i combattenti. E soprattutto i vari tipi di Ambizione.

L’Ambizione sicuramente è il power-up più universale e variegato, è legato alla forza di volontà dell’utilizzatore e quindi può essere appreso da chiunque. Esistono 3 tipi di Ambizione: Percezione, Armature e Re conquistatore.
Alla fine, però, l’Ambizione del Re conquistatore è quella più rara e dimostra ancora una volta quanto l’aristocrazia dei poteri di One Piece sia circoscritta. Perché? Perché in una battaglia essa può essere la più utile, permettendo all’utilizzatore di far svenire tutte le persone attorno a lui con la sua sola presenza!

Quindi, che senso ha introdurre interi eserciti, guerre, se alla fine tutto si riduce alle battaglie epiche delle leggende greche, o cinesi, o giapponesi? Al White Knight che sconfigge il dragone perché è lui il prescelto?

Da notare che in One Piece ormai tutti i nemici più potenti sono sempre possessori del potere di un Frutto del Diavolo o appartenevano a una razza diversa a quella umana. Da notare anche che Luffy spesso veniva sottovalutato non per la sua giovane età ma per la sua altezza, per la sua umanità.

Ma allora, perché ci affascinano così tanto queste opere dove non può essere l’uomo comune, pur allenandosi duramente con la politica o le capacità fisiche, a dominare la situazione? Almeno in opere come Dragonball la prestanza fisica significava veramente qualcosa… Qui conta solo la botta di culo, per genetica o evento fortunato.

Desideriamo veramente così tanto un salvatore o un eroe/dittatore che ci guidi?

SPECIALE HALLOWEEN: The Nightmare saga!

Buongiorno e buon Halloween! Stanotte sarà la famigerata Notte delle Streghe e per tradizione ho deciso di portare sul blog un articolo a tema: lo speciale sulla saga originale di Nightmare con l’iconico Robert Englund nei panni di Freddy Krueger! Ovviamente, per chi non lo sapesse, il primissimo film, il cult, fu diretto dal grandissimo e compianto Wes Craven.

La saga originale si dipana in sette film, dal 1984 con il capostipite di Craven fino al 1994 con il finale di Craven. Già, Wes Craven ha dato vita e morte alla sua creatura!
Personalmente, considero questa la saga originale, senza contare lo spin-off con Venerdì 13 o il remake, perché posseggo un cofanetto con i 7 film e un sacco di contenuti speciali.

E in virtù di questa mia proprietà, ecco qui la mia reaction a ogni film della saga, con possibili spoiler!

A Nightmare on Elm Street. Primo capitolo e cult assoluto della saga più fantasy degli slasher, Craven dirige un film onirico e slegato dagli stilemi del genere: il serial killer è fin dall’inizio caratterizzato da una forte ironia e i sogni permettono la creazione di scene uniche; senza contare che non è l’omicidio che spaventa ma l’impossibilità di restare sempre svegli! Credo che tra le righe il film comunque voglia mostrare l’incomunicabilità generazionale tra i protagonisti adolescenti e i loro genitori, i primi da una parte che cercano di esplorare il mistero dietro all’Uomo Nero dei sogni, i secondi che provano a proteggerli sordi delle loro richieste.

A Nightmare on Elm Street – Part 2. Com’e’è possibile passare da un mistery su un assassino dei sogni a un film sulle possessioni demoniache? Il secondo capitolo della saga è un continuo avvicendarsi di noia e velata omofobia, con un protagonista interpretato da un attore gay che vede emergere la propria omosessualità prontamente guarita dalla fidanzatina di turno a fine film. Unico lato positivo del tema è il rapporto vestiti-pelle del film, per il quale sono per una volta gli uomini a mostrare le proprie pudenda e fare spogliarelli inutili alla trama; primo su tutti il coach, in un nudo integrale durante il suo omicidio a tema sadomaso nelle docce. Comunque la trama è veramente contorta e in alcune scene non c’è un vero nesso logico; pure i rimandi con il cult originale sono tiratissimi. Grande flop della saga, mi dispiace per gli attori e il reparto effetti speciali e trucco.

A Nightmare on Elm Street 3: Dream Warriors. Ritorno in pompa magna ai fasti del primo film, dove però l’orrore e il mistero sono sostituiti dalla fantasiosa messa in scena e l’oppressione di un gruppo di giovani internati in manicomio, che vedono come cura alle loro manie proprio il letale sonno. Qui ritorna Heather Langenkamp, anche se è Freddy Krueger la vera star: ormai è chiaro che la saga si basa sulla sua icona. Con una trama ben costruita, effetti speciali artigianali ed efficaci, il film riesce a mostrare una caccia al teenager lontana dai banchi di scuola ma comunque claustrofobica, dove la lontananza generazionale resta il tema portante, qui affiancato dalle diverse visioni della medicina. Comunque, l’omicidio del sonnambulo è veramente grandioso sia a livello simbolico, sia di caratterizzazione del personaggio e soprattutto visivo!

A Nightmare on Elm Street 4: The Dream Master. Sequel diretto del terzo capitolo, qui Kristen fa da passaggio di testimone per Alice (la final girl del film precedente), che eredita le attenzioni del serial killer dei sogni e i poteri dell’amica. Tuttavia, la sceneggiatura si rivela essere molto raffazzonata con un ritmo altalenante (ma più verso la noia) e soprattutto con una caratterizzazione dei personaggi molto superficiale e confusa; il potere di Kristen dal capitolo precedente non è più la semplice connessione onirica, che era un semplice decoro, ma diventa quasi una sorta di telepatia venendo quindi stravolto e utilizzato come strumento narrativo per dare nuove vittime a Freddy. Alla fine, il film si rivela essere interessante a livello di resa e di immagini, soprattutto per l’omicidio della mosca e per la scena finale nella chiesa, ma soffre di un ritmo inesistente e scene senza apparente legame o ragione di esistere. Apprezzabile forse la nuova protagonista, ma pure lei scritta molto male e con un’evoluzione campata in aria.

A Nightmare on Elm Street 5: The Dream Child. Nettamente superiore al predecessore per immagini e messa in scena, ho adorato le riprese claustrofobiche della torre dove è rinchiusa Amanda. Tuttavia, al netto di qualche omicidio di bella figura, la sceneggiatura rimane piatta e continua a concentrarsi sul passato di Freddy accantonando il tema della maternità problematica o quello del lutto. La pellicola procede trascinandosi dietro i personaggi, che vivono le vicende passivamente; pure Freddy qui non ha molto da fare, dà la caccia ai ragazzi uccidendoli quasi nella stessa scena in cui li conosce. Ripeto, se non fosse per la regia e le scenografie sarebbe benissimo dimenticabile, un peccato.

Freddy’s Dead: The Final Nightmare. Sesto capitolo della saga, credo sia il film con meno uccisioni del franchise, ma comunque riesce a elaborare una trama un po’ più complicata e studiata. I personaggi principali sono sempre abbozzati ma grazie a un’ulteriore rielaborazione di Freddy Krueger si hanno due passaggi positivi: una situazione distopica in cui i minorenni sono scomparsi dalla cittadina (lasciando gli adulti ad impazzire per colmare il vuoto) e un approfondimento sul passato di Freddy, approfondimento che almeno questa volta ha ragione di esistere. Le morti ormai virano sulla commedia nera, il film si guarda principalmente per il killer dei sogni; peccato per la ripetitività di alcuni meccanismi narrativi, che si susseguono sin dal primo episodio.

Wes Craven’s New Nightmare. Bellissima fiaba nera e omaggio di Wes Craven alla sua creatura, New Nightmare rielabora la mitologia della saga riproponendola per un pubblico adulto: meta-cinema, sangue, nessuna risata, drammi familiari e materni, crudeltà e sadismo ai massimi livelli da parte dell’entità malevola. Heather torna nuovamente a vestire i panni di Nancy, assieme ad altri attori che interpretano sé stessi per un bellissimo film nel film; ecco, mi è sembrato parecchio strano vedere Robert Englund interpretare sia sé stesso sia l’entità malefica di New Nightmare sia Freddy nel film originale in onda nel film. Una pellicola riuscita con interpretazioni sentite e musiche che colpiscono, creando il film più lungo dell’intera saga ma con un climax che non si batte.

E per concludere, se dai singoli commenti non fosse chiaro, vi propongo la mia classifica personale di gradimento dei sette film della saga!

  1. Wes Craven’s New Nightmare – Nightmare 7
  2. A Nightmare on Elm Street – Nightmare 1
  3. A Nightmare on Elm Street 3: Dream Warriors – Nightmare 3
  4. Freddy’s Dead: The Final Nightmare – Nightmare 6
  5. A Nightmare on Elm Street 5: The Dream Child – Nightmare 5
  6. A Nightmare on Elm Street 4: The Dream Master – Nightmare 4
  7. A Nightmare on Elm Street – Part 2 – Nightmare 2

A NIGHTMARE ON ELM STREET, IL COMMENTO.

Wes Craven affermava che creava i soggetti dei suoi film a partire dagli incubi che lo scuotevano nel sonno; e che Freddy Krueger è nato da un avvistamento inquietante che fece da bambino quando dalla finestra scorse un figuro per strada che lo terrorizzò.
Facile pensare che la saga di Nightmare, con il suo Uomo Nero dei sogni, sia nata proprio da un incubo.

Il primo film è importante e completo, gioca sul mistero e il terrore di non essere al sicuro nemmeno mentre si dorme; un po’ si potrebbe affermare che gioca sulla stessa paura ancestrale di essere attaccati nel sonno e la falsa sicurezza in casa propria.
Ci sono questi ragazzi che sono ossessionati da un uomo sfigurato e muoiono in modo apparentemente suicida o accidentale.
Secondo me, il merito di Craven è di aver creato un mostro non percepibile dagli adulti, metafora di un chiaro disagio adolescenziale e incapacità comunicativa intergenerazionale. Per questo Freddy si staglia così tanto rispetto a Jason, Michael o Chucky: loro sono prettamente assassini, qua si parla di psiche.

A parte il secondo capitolo (facciamo finta non sia mai esistito?) senza la direzione di Wes Craven la saga inizia a concentrarsi sul serial killer dei sogni, mitizzando e centralizzando la sua presenza. Solo qualche sporadica apparizione di Heather Langenkamp, la prima final girl dal primo capitolo della saga, ricorda allo spettatore che oltre a Freddy c’è una sola presenza forte nel franchise.

Ma è Freddy Krueger a regnare.

Altra costante della saga, vista l’età dei personaggi da macellare nei sogni, è la high school americana: mai tanti banchi di scuola sono comparsi in una saga horror così longeva!
A dire il vero un po’ di fastidio ce l’avevo. Sempre queste lezioni, questi terapeuti ed educatori che non riuscivano a capire le esigenze degli adolescenti. Nel primo film poteva anche starci ma arrivati al quinto la cosa diventa leggermente ridondante; da questo punto di vista il terzo, il sesto e il settimo sono sicuro tra i più originali.

E il problema maggiore della saga di Nightmare: la ripetitività delle interazioni sociali!

Ogni volta Freddy inizia a perseguitare un gruppo di adolescenti, con un/a teenager in particolare che capisce prima di tutti la situazione e cerca di far capire agli altri il pericolo. Ovviamente non riceve minimamente la fiducia altrui. Anzi, la persona viene presa per pazza, forse impazzita in risposta agli inevitabili lutti che travolgono il suo cerchio di amicizie. Tuttavia, in seguito non si sa come o perché il gruppo di turno si riunisce e tutti capiscono che è meglio darle ragione, per combattere alla meglio Freddy tutti insieme.
Ecco, queste interazioni si ripetono più o meno in ogni capitolo della saga!

Credo che piuttosto che concentrarsi sulle vittime, avrebbero potuto concentrarsi maggiormente sui sogni: a parte l’ultimo capitolo, diretto da Wes Craven, con il proseguo della serie Freddy non perseguita più le sue vittime, ma come le incontra le sventra!
Non sarebbe stato molto più interessante concentrarsi su numerosi inseguimenti nello stesso film, anche in commedia nera, e maggiormente caratterizzati? Un po’ come faceva il capostipite!

Ma questo era solo il mio speciale di Halloween sulla saga di Nightmare: A nightmare on Elm Street.
Voi avete mai guardato la saga? Concordate con la mia lista di preferenza? Preferite lo spin-off o il remake?

PS: per concludere ecco qui 3 link che potrebbero interessarvi!

  • Lo speciale su Wes Craven: clicca qui
  • A Nightmare on Elm Street: clicca qui
  • Wes Craven’s New Nightmare: clicca qui

Malta è una meravigliosa meta turistica ma non ci vivrei mai

Buongiorno! Dopo una settimana e mezza di villeggiatura ho deciso di condividere con voi alcune impressioni su Malta.

Sono arrivato a Malta il 26 Settembre e ripartirò l’8 Ottobre, ma già così ho speso diverse centinaia di euro. La spesa più frequente? L’acqua.
Qui non so perché ma l’acqua non è potabile, forse perché non essendoci fiumi è salata o perché essendo un’isola desertica è troppo ricca di minerali. Fatto sta che se voglio bere devo comprare l’acqua ogni singola volta. Alla fine molti preferiscono bere bibite gassate o alcolici, tanto in ogni caso dovrebbero spendere soldi! Qui l’acqua per essere usata dal rubinetto deve essere prima bollita o cucinata, mentre se fresca va usata come acqua da non bere.

Come saprete, Malta fa parte del Common Wealth e quindi ha un’impronta chiaramente inglese: guidatore a destra, si procede sulla sinistra, torte che sono mattoni e l’inglese come seconda lingua nazionale. Inoltre, a Mdina esiste in una piazzetta perfino la cabina rossa inglese!
Ecco, se dovessi viverci guidare dal lato sbagliato mi farebbe optare per altre opzioni.

E come se non bastasse, qui il traffico impazzisce. I bus come vi dissi anni fa sono perennemente in ritardo, ci sono fin troppe macchine e uno fa notte ad arrivare a destinazione.

Qui il cibo per un italiano fa abbastanza schifo.
Esistono un sacco di negozietti di fastfood e prodotti da portare via, molta cucina italiana fatta male e pronunciata peggio. Inoltre, qui quasi tutta la frutta e la verdura sono importate e infatti spesso capita di trovare roba marcia già dentro ai supermercati. Ecco, il cinese e il kebabbaro che ho provato mi sono piaciuti; e il kebab qui è più simile alla versione turca che alla versione italiana: una piadina o un pane dentro ai quali sei tu a scegliere gli ingredienti e la loro quantità.

E poi, vi ho detto che qui si parla inglese. Ma i maltesi ne parlano uno tutto loro, per dirla in altre parole non si capisce un cazzo. E oltre a loro ci sono tutti gli immigrati qui per lavoro che a volte l’inglese non lo sanno nemmeno parlare bene…

Malta è una bellissima isola piena di città caratteristiche ma è molto desertica e forse simile alla Sicilia nel panorama (mai stato in Sicilia). Il cibo non è dei migliori ma è un’ambita meta per le spiagge, l’inglese e la mariuana. Voi ci siete mai stati?

Malta alle 2 del pomeriggio, Cyberdemon compreso

Il matrimonio di mia sorella: IL RITO DEL MATRIMONIO CELTICO

Buongiorno! Sabato mia sorella si è sposata con il Rito del Matrimonio Celtico (il giorno prima c’era stata la cerimonia civile) al Feffakhorn e ho pensato di dare qualche impressione sul rito e su come è stato vissuto dai presenti.

IL RITO DEL MATRIMONIO CELTICO

Il Rito del Matrimonio Celtico si suddivide in più fasi anche se noi personalmente abbiamo assistito a quella effettiva, dove gli sposi alla fine si sono ritrovati congiunti insieme a vita.

Gli sposi si trovano con i loro testimoni davanti al celebrante nel mezzo di un cerchio composto dagli spettatori e affermano la consapevolezza della loro decisione.
Una volta confermata la loro volontà di procedere con la cerimonia, il Druido purifica la coppia con i 4 elementi simboleggianti le divinità della natura: Terra, Fuoco, Aria e Acqua (incarnate rispettivamente da un cristallo, una candela, l’incenso e un flaconcino di acqua pura).
A questo punto gli sposi devono simboleggiare l’unione delle loro persone e delle loro famiglie nel matrimonio con due atti: l’accensione di tre candele (una piccola ciascuno e insieme quella più grande) e l’unione dei suoli natii su di un piatto.
Uniti per la vita, gli sposi posano le mani congiunte sulla pietra da loro portata e avviene la conferma delle promesse fatte precedentemente; e seguono l’unione delle mani con il nastro bianco e rosso intrecciato, lo scambio delle fedi e la consacrazione.
Interessante è che lo sposo fa un nodo sul braccio della sposa per indicare che solo lui può scioglierlo e quindi la totale fedeltà dell’amata; e subito dopo però la bacia sul ventre, sulla fronte e sulle labbra per indicare la propria totale sottomissione e affermazione della libertà e del potere della propria donna.
Alla fine di tutto, gli sposi ora sposati firmano l’atto di matrimonio celtico e consacrano la loro unione con un brindisi di idromele.

Tra un anno ci sarà la Riconferma dell’unione, per confermare per sempre l’unione o scioglierla naturalmente e renderli di nuovo single (tipo un annullamento presumo).

IMPRESSIONI PERSONALI

Assistere a questa cerimonia è stata un’esperienza molto interessante, il Rito in sé è simbolico e molto completo. Eravamo un bel capannello di persone, tra presenti casuali e gli invitati delle due parti.

Prima del Rito c’è stata una processione per tutto il Feffakhorn, motivo per il quale nonostante fossimo tutti (soprattutto dal lato di mia sorella) in tiro, per le donne era stato sconsigliato portare i tacchi sul posto.
Il sole era cocente, io vestivo di nero e avevo pantaloni lunghi, al Feffakhorn c’era gente seminuda e noi poveri stronzi in giacca e cravatta! Perfino le donne stavano meglio di noi uomini al matrimonio: con un minimo di scollatura e la gonna di certo non avevano le nostre stesse calure.

Il Druido è stato molto interessante da seguire e secondo me la cerimonia a livello simbolico è ben più ricca di quella Cristiana Cattolica perché prevede un maggiore focus sulla coppia in quanto persone e abitanti del mondo, abitanti di un mondo non antropocentrico ma governato dalle leggi naturali.
Per esempio il Druido, benedicendo mia sorella e mio cognato con i quattro elementi, ho la netta sensazione che li abbia benedetti creando nell’aria dei pentacoli (anticamente significavano fertilità e protezione).

Poi mia sorella aveva un abito molto bello rosso e nero, con una corona di rose nere in fronte, mentre mio cognato era vestito con una tunica e una mantella e i capelli intrecciati (stile serie tv sui vichinghi).

Una cerimonia molto interessante, a voi è mai capitato di assistere a qualcosa di simile?

Buon compleanno a me: 5 film del 1998 per festeggiare!

Buongiorno! Oggi compio 24 anni e per festeggiare ho deciso di condividere con voi 5 titoli usciti nel mio stesso anno, che ho scelto e che apprezzo!

The Faculty. Famoso film horror fantascientifico per teenagers, possiede un cast importante e scene alquanto inquietanti. Il film è un mix di La Cosa e L’invasione degli ultracorpi, con un pizzico di biologia aliena e una fotografia da urlo (adoro il lavoro sulle ombre). Il tutto assume livelli ancora più alti perché avevo appena visto Signs di Shyamalan e questo film è molto meglio, oltre al fatto che su TimVision avevo provato a veder The Faculty più di 5 volte!

Mulan. Uno dei Classici Disney che riguardo più spesso, assieme a Le follie dell’Imperatore, forse perché il film è uno dei Classici che più si discosta dal modello classico della principessa passiva e indifesa. Io ovviamente conoscendo il cartone fin dall’infanzia ho nell’immaginario della mia mente le canzoni adatte al pubblico italiano, ma apprezzo tantissimo (e preferisco) I’ll make a man out of you. Poi adoro come hanno trattato il tema dell’identità personale e di genere, con un finale e una lotta finale che rafforza il tutto. Stupendo, c’è poco altro da dire.

The Truman Show. Film di cui ho già brevemente parlato sul blog, mi spaventa sempre perché a livello teorico ha la stessa struttura di Matrix, Fight Club o The Signal: non ci si può fidare della realtà! Che sia frutto di macchine, esperimenti sociali, deliri di un pazzo o rapimenti alieni, come possiamo fidarci di ciò che viviamo? Jim Carrey risponde perfettamente alla domanda: se non ci fidiamo dobbiamo avere fiducia in noi stessi e forzare quell’unico difetto che potrebbe incrinare il reale fittizio per scoprire la reale realtà, nel bene e nel male!

Genitori in trappola. Tassello fondamentale della mia infanzia, non mi capaciterò mai di quando la Lohan sia stata capace di rovinarsi la carriera in questo modo. Film rivisto mille volte, anche se di recente ho notato un clamoroso errore di illuminazione in una delle due gemelle (quella sdoppiata col PC in postproduzione, che aveva una luce totalmente diversa dal resto della stanza). Comunque le due bambine sono deliziose, soprattutto nella prima parte quando si menano e nella terza quando menano la futura matrigna. Anche per altri è un classico d’infanzia?

Z la formica. Se c’è qualcosa che non dimenticherò mai dai ricordi d’infanzia sono le termiti. E ho detto tutto. Trauma. Comunque, un film d’animazione profondo e divertente capace di farci pensare; a dirla tutta non lo riguardo da anni ma ce lo avevamo prima in cassetta e poi in DVD ed è proprio un bel filmetto. Chicca: ho scoperto solo di recente che in originale era doppiato da Woody Allen! E vedo ora mentre scrivo che in originale il cast di doppiaggio è supermegaiperstellare! Non sapevo! E voi?

E voi? Quali sono i vostri film del 1998 preferiti? E mi farete gli auguri di buon compleanno o come da tradizione ormai da anni mi lascerete sono un like? Vedremo.

Invece, per chi non lo sapesse oggi pure Stephen King compie gli anni e quindi per festeggiarlo condivido con voi alcuni link importanti a tema:
– i miei auguri dell’anno scorso: qui
– un confronto tra Pet Sematary e le sue trasposizioni: qui
– un confronto tra un’opera di Lovercraft e una di King: qui
– la mia riflessione sul matt… romanzo It: qui

E con questo è tutto. Ciaone e alla prossima!^^

Il mio primo lavoro: 4 mesi e mezzo come allestitore in un magazzino farmaceutico

Buongiorno! Ieri ho svolto la mia ultima notte di lavoro e quindi ho deciso di spiegare finalmente cosa cavolo ho fatto negli ultimi 4 mesi, anche per tirare le somme di questo abbondante terzo di anno.
Ho lavorato per un’agenzia interinale presso un magazzino farmaceutico, come allestitore: arrivava la cassa nel mio settore, la riempivo con i prodotti richiesti e la mandavo nel prossimo.

Trovare questo lavoro è stato veramente gratificante perché per tutto il 2021 cercavo un lavoro part-time e dopo la laurea triennale conseguita nella prima metà del 2022 mi sentivo parecchio frustrato: mi ero già rivolto perfino ad altre due agenzie! Inoltre, avevo già ricevuto 2 rifiuti, di cui solo uno esplicito (gli altri si sono evaporati, ‘sti stronzi), e i rifugi ormai avevano già preparato il proprio staff per la stagione estiva (anche là, solo un gestore si è degnato di rispondermi).

Potete capire quanto felice fossi quando questa nuova agenzia interinale mi ha proposto ben due posti! E il primo colloquio era per questo magazzino farmaceutico a 10 km da casa mia, dove si erano presentati come molto interessati alla mia persona: avrei fatto un mese di prova pagata come un dipendente normale e poi se ci fossimo trovati rispettivamente bene, il mio contratto sarebbe stato allungato.
E il contratto mi è stato allungato fino al 15 settembre!

Bravo me

Il mio lavoro è stato principalmente di allestitore.

Un lavoro semplice ma nel quale la squadra è fondamentale: ogni cassa rappresenta una farmacia che si rifornisce dentro al nostro magazzino, un lavoratore in media deve fare 100 casse all’ora minimo, le casse sono tante ed è facile che un settore vicino (o il mio) si blocchi per le troppe casse; e qui ovviamente entrano in gioco gli altri colleghi, che si assicurano che il flusso di casse non si interrompa mai.
Avevo al polso un computerino che mi indicava i prodotti da mettere nella cassa, e l’input avveniva tramite il laser che leggeva il codice della cassa; automaticamente, la cassa letta dal laser rivelava i prodotti di ogni settore.

I prodotti invece nel settore sono sistemati in armadi aperti e catalogati in scaffali, lungo un ordine orizzontale; quello che leggevo io era: SETTORE; CORRIDOIO; ARMADIO; SCAFFALE; DISPOSIZIONE ORIZZONTALE. In numeri. Una bella caccia al tesoro.
E poi ci sono 10 settori, ognuno con almeno un dipendente ad allestire le casse nel proprio settore. Più i jolly e i capiturno.

Molta gente.


Troppa gente, era soffocante in mezzo a quei corridoi stretti

Oltre alla mia ala di lavoro, ce n’erano altre: i voluminosi per i prodotti più grossi, il refill delle macchine automatiche (che erano l’inizio della catena al piano superiore) e la preparazione delle casse per la loro dipartita, una volta piene.

E poi i prodotti.

Ho spiegato che è un magazzino farmaceutico perché vendono alle farmacie, ma non fatevi incantare: non ci sono solo medicine e omeopatici! Innanzitutto, c’è tutto un reparto veterinario. Poi alimenti (senza glutine, proteine o senza lattosio). La roba per il sesso e l’intimo (dildi, gel, preservativi, vibratori, lavande, pere, ecc ecc), perfino pannoloni per uomini. Nei voluminosi ho trovato di tutto, perfino aspirapolveri e roba per il mare (salvagenti).

E poi ci sono i prodotti infami. E si divino in due categorie:
1. Quelli che non si staccano dalla matrice di plastica (gel Durex) o che hanno un velo di plastica che non si toglie manco col taglierino (Kukident);
2. Quelli con la scatola rinfrangente (Dermovitamina) o bombata (gli odiosi tappi per le orecchie), con i codici del ministeriale impossibili da leggere col laser.

Il problema molte volte delle casse è che richiedono molti prodotti disposti su più corridoi (un settore ne ha minimo 2 e massimo anche 6) e quindi mi ritrovavo carico di roba anche di vetro pur sapendo che se fossi tornato ogni volta alla cassa per svuotarmi del carico avrei perso fin troppo tempo.
Il mio settore preferito è il 23 perché almeno là le casse sono molto centrate rispetto ai corridoi, permettendo un facile e veloce deposito dei prodotti nella cassa durante gli spostamenti tra i corridoi.

E il problema dei lavoratori è che è sì un lavoro a ore, ma non ha orario: chi fa part-time come me è caldamente invitato a fare ore extra per finire gli ordini delle casse e quindi se il macchinario centrale che muove le casse per il magazzino si blocca o c’è poco personale, è possibile andare avanti a lavorare fino all’una del mattino.
Perché io facevo turno solo serale, ufficialmente dalle 19 alle 23.
E poi è frustrante vedere gli altri che sanno che a una certa vanno via essere più lenti, rassicurati.

E sticazzi.

Comunque, là ho lavorato con due gruppi di persone (entrambi i turni, perché una settimana fanno sera e l’altra mattina, alternandosi) e con certi alti e bassi mi sono trovato bene. Con i miei orari riuscivo a sconfinare nel notturno e la paga per un part-time era molto buona; mi hanno perfino dato le ferie per il matrimonio di mia sorella!
Sono felice di questa esperienza, è stata formativa e mi ha aiutato a riflettere e di parlare anche con molte persone fuori dal mio giro di conoscenze.

L’unica domanda che mi pongo è: cosa ti spinge a scegliere di lavorare là per tutta una vita? Io non reggerei e quasi tutti i lavoratori di lunga data si rifiutano di svolgere un part-time!

Una cosa positiva del lavoro: mi lasciava la mente libera di vagare verso le cose veramente importanti 😀

The Middle: l’importanza di non mostrare sempre la ricchezza

The Middle è una serie televisiva americana che seguo da parecchi mesi, grazie alle repliche su Italia 2 al primo pomeriggio. Raccontata da Frankie, The Middle è una sitcom familiare sulle vicende degli Hack, una famiglia americana dei giorni nostri.
La particolarità di The Middle? Gli Hack sono quasi poveri.

Non so se ci avete fatto caso, ma molto spesso nei film e nelle serie tv americane la famiglia è legata alla ricchezza.

I film più famosi sono sempre ambientati nei quartieri tranquilli, dove ci sono tante belle villette eleganti in cui sogni e drammi condiscono le trame dei personaggi.
Avete presente?
I grandi giardini verdi su cui il postino ogni mattina lancia il giornale, il lampione sotto al quale gli adolescenti si scambiano il primo bacio, la piscina attorno alla quale si riunisce il quartiere.
E non solo!
Ma anche l’interno delle case è sempre arioso, spazioso e sfarzoso. Le villette americane sono sempre costruite su (minimo) due piani: nel pian terreno c’è la parte della convivialità con soggiorno, sala da pranzo, cucina e altre stanzette mentre al primo piano si trovano i bagni e le camere da letto.

La gente nei media americani più famosi può avere difficoltà a sbarcare il lunario, possono esserci casalinghe depresse che osservano l’idraulico con troppo interesse o la figlia emarginata che a scuola subisce bullismo.
Ma sono tutte persone a basso rischio e con una vita agiata.

Quanti di noi vivono in villette a più piani e hanno studiato nelle migliori scuole, senza mai dover badare alle spese e agli sprechi? Quanti di noi fanno viaggi familiari in altri stati per tante lunghe settimane?

Per fare qualche esempio:
– nei film horror, Scream al massimo, il serial killer si nasconde nella casa e attacca la vittima senza che questa non senta nulla;
Ragazze a Beverly Hills, un intero film su ragazze ricche e le loro vite a scuola;
I Jefferson, una famiglia nera nell’America anni ’80 è descritta come ricca e in ascesa nel loro sfarzoso appartamento;
CSI: Miami, letteralmente ogni caso è legato a un personaggio ricco sfondato.

Questi erano solo alcuni degli infiniti esempi della televisione e del cinema americano. Gli Americani sono letteralmente fissati con la ricchezza. Dopotutto, è proprio su questo che si basa il sogno americano e hanno perfino un detto che lo celebre: the bigger the better.

Ma la povertà dove la mettiamo?

In America, in Italia e nel mondo la povertà e la vita normale supera di gran lunga come numeri la ricchezza ma sembra quasi che gli Americani vogliano sempre metterla sotto al tappeto o nascosta dietro una facciata. Non mi vengono in mente tanti film o serie tv legati al tema della povertà o degli adolescenti problematici.
Qualche nome?
Freddom Writers;
Sister Act;
Pensieri pericolosi;
Spiderman, di Raimi
Una poltrona per due.

The Middle invece ha la forza di raccontare tra le risate tutti gli sforzi che fanno Frankie e Mike Hack per assicurare uno spensierato presente e un roseo futuro ai loro tre figli.
The Middle sembra quasi ambientata dieci anni prima rispetto all’anno di produzione proprio perché gli Hack per molto tempo non possiedono televisori con lo schermo piatto o smartphone ma invece sono sempre a controllare le spese effettuate e si ammazzano di lavoro.

The Middle è importante perché per una volta l’America ha sfornato una sitcom per famiglie in cui non vengono mostrate vite perfette per far solo sognare le madri stanche e i figli svagati, ma anche per mostrare con ironia e leggerezza un lato del mondo che spesso non viene rappresentato perché… beh, diciamocelo: a nessuno piace mostrare il lato peggiore delle cose.

E francamente, mi rispecchio in alcune tratti maggiormente con The Middle che con Modern Family.

Secondo me Ariel nera e con i capelli rossi è sbagliata

Sono giorni che sto subendo su FB una blacklash di gente limitata che vuole solo rompere i coglioni. Perché? Perché ho osato affermare (o commentare, vista la piattaforma) che la cantante (manco attrice) scelta per il ruolo è nera e i capelli rossi le stanno bene come la parrucca rossa sta bene a Nicki Minaj o a Cardi B.

Apriti cielo, gli stronzi sono arrivati.

Il mio punto di vista non parte dal razzismo ma casomai dall’essere un conservatore: Ariel è un marchio mondiale che tra poco compirà 30 anni, se non li ha già compiuti, comunque è dagli anni ’90. Ariel ha un’iconografia precisa: il rosso e il verde, rispettivamente dei capelli e della coda da pesce; poi che la modella fosse Alyssa Milano e che è bianca cambia poco.
Ma Ariel è passata alla storia come la scema che si è fatta quasi ammazzare per amore, una caucasica dai capelli rossi. Se andate a Disneyland, ne trovate a decine di Ariel bianche e con i capelli rossi, una identica all’altra.

Erano altri tempi, per una volta la Disney rispettava in minima parte la fonte letteraria ed è venuta fuori una sirenetta per bianchi.

Ora però non capisco perché stravolgere l’iconografia per un live action. Ricordandoci che raramente i live action sono stati successi strabilianti o picchi di critica. Anzi, i più recenti, quelli meno fedeli ai cartoni, quelli fatti per seguire le mode e i cambiamenti sociali, sono i peggiori.

Sono stanco di essere accusato su FB di essere prima misogino e poi razzista per le mie opinioni, che spiego sempre con calma e precisione. Da gente che offende e campa le peggio cose in aria, senza alcun esempio o ragionamento a supporto. Sono stufo che più persone vadano da me in massa per criticare quello che era un messaggio stupido e veloce, una semplice opinione scritta di getto.

Vogliono una principessa nera? Cerchino di favorire i registi di produzioni più piccole o di approvare i pochi cambiamenti che la Disney cerca di attuare (pur essendo non proprio favorevole alla creatività Disney degli ultimi tempi).

Perché stravolgere un personaggio vecchio, nato in altri tempi e come unica argomentazione dire che pure i neri possono avere i capelli rossi?

Allora rendiamo Elena di Troia un uomo, o il misogino e donnaiolo James Bond una donna, tanto…
Non ho sentito grandi clamori di approvazione per Achille nero. Dov’erano tutti i sostenitori quando la serie era in onda? Non era stata cancellata subito dopo proprio perché nessuno se la cagava?

Boh, sono stronzo io o so’ stronzi quelli. Io sono stanco comunque. Mi informo, leggo saggistica, sono intenzionato a studiare cinema proprio per discutere e avere ragione.
Perché io in questa discussione gli esempi li ho portati.

Eccome se li ho portati.

Mulan è rimasta cinese, non l’hanno fatta bianca o nera o celeste, e ha floppato lo stesso. Belle è identica al cartone. Idem Cenerentola, solo ancora più scema e svampita (oltre che aver copiato il film con Drew Barrymore). Aladdino ha la principessa che canta cose femministe e poi si lascia catturare senza batter ciglio. Il Re Leone non si sa bene se è un remake d’animazione o un live action.

E dal lato Classici Disney?
Frozen ha principesse bianche, Encanto non ha principesse. L’unica principessa nera è quella di La principessa e il Ranocchio, che lo è diventata tramite matrimonio.

Boh. Mi sa che tutti vogliono sta cantante solo perché è famosa ed è la beniamina di Beyonce. A me sembra solo marketing: finito il film, ai parchi rimarrà la Ariel bianca e nessuno ne parlerà più.

Alyssa Milano è lei, cmq

Penso e sbaglio: le copertine di libri e film devono essere attinenti

Buongiorno! Oggi torno a parlare di letteratura e cinema in senso lato, non come blogger o aspirante critico ma più come compratore: infatti, voglio parlare delle mie preferenze sulle copertine dei libri e sui poster dei film!
L’idea del post mi è venuta fuori dopo una discussione che a me sembrava amichevole, ma che forse dall’altra parte è stata percepita fastidiosa, con la bookblogger RedValentine (che seguo da tempo) riguardante la copertina dell’ultimo libro da lei recensito. La prima anima: il rito (cliccare sul titolo per andare al suo post e alla discussione).

Forse per chi mi legge come commentatore ma non mi legge come blogger posso risultare come una persona parecchio polemica e puntigliosa; cose tutte vere, non c’è che dire. Tuttavia, sono dell’opinione di ritenere il blog mio e altrui un luogo fonte di dibattito e che il dibattito in sé sia più importante dell’articolo in sé, a volte.
Perché è l’opinione altrui e la tua capacità di stimolarne la condivisione la tua forza di blogger.

Tagliando la testa al toro, lei recensisce questo libro fantasy e io sono veneto, ho studiato vicino a Venezia e frequento la città lacustre sin da bambino; mi ci perdo ancora ma come ecologia la conosco abbastanza anche perché viene spesso usata come fonte di esempio per i processi ecologici da parte dei miei ormai ex professori universitari.
Inutile sottolineare che il libro è ambientato a Venezia.
E che la copertina del libro non c’entri una minchia con Venezia.

In pratica, la copertina mostra i due personaggi che si danno le spalle (lui da le spalle a lei, che è in primo piano rispetto al resto del paesaggio). Questi due ragazzi stanno su delle rocce nere molto grosse in un mare in tempesta osservando un castello che si intravede nella nebbia con alcune gondole che sbucano dalla cornice dell’immagine.
Per chi è stato a Venezia, sa che questa immagine non c’entra nulla con la laguna di Venezia: la nebbia di notte è così fitta che di certo non vedi oggetti in lontananza, l’ambiente è lagunare e non scogliero, e di certo se il mare è così mosso la nebbia non c’è. Potremmo dire che è ambientato nel passato (niente Mose per le onde, quindi), ma gli abiti sono moderni. Lasciamo un velo di speranza sul castello, essendo il libro un fantasy ci sta come il castello di Hogwarts.
E una gondola non fa Venezia: se uno disegna il Big Ben sulla Luna vuol dire che Londra è finita in orbita?

Qui non sto a criticare il libro in sé ma la copertina del libro. Perché la copertina di un libro, o di un film, è il suo biglietto da visita.

E quindi qui voglio fare un discorso a parte proprio su questo dettaglio: un libro può essere anche scritto in maniera splendida, ma se ha una copertina di merda, ha una copertina di merda.
Mi ricordo da piccolo che mia mamma era scoppiata a ridere quando volevo comprare un libro in libreria. Perché? Perché era lo stesso libro che avevo disdegnato nella biblioteca di casa nostra, ma in quel momento avendo una copertina diversa e accattivante per i miei gusti mi aveva interessato!

Secondo la mia opinione di fruitore e quindi di sborsa i soldi per acquistare un’opera altrui, la copertina ha un ruolo importante. Molte volte scelgo i film perfino per il cast: se un film ha attori che non rientrano nella mia scelta estetica, esso deve avere una trama veramente forte per interessarmi. Un po’ come ho fatto prima per The Middle e poi con The Goldbergs.
Un libro deve avere una copertina accattivante, curata, se racconta di un luogo reale o mostra un dettaglio importante o se vuole raccontare il luogo che sia almeno verosimile!

So che questo è un discorso campato in aria da un maniaco del controllo, ma per me l’estetica deve essere importante. E anche la grafica.

Per ora, i libri con le copertine più brutte sono o i classici nelle edizioni economiche (sono classici, qualche gonzo che te li compra lo trovi lo stesso 😂) e gli young adults. Mi ricordo che Hunger Games aveva copertine con un senso logico; e cos’ha fatto la saga di Divergent? Scopiazzato malissimo, con copertine che non hanno senso di esistere. Anche Starcrossed si salva, ma già con il super best seller di After si cade in basso.

Per i film invece è tutto un altro discorso. Là si va direttamente con lo spoiler : poster e copertine pesanti, piene, horror vacui a manetta, con il retro del DVD ricolmo di immagini teoricamente stimolanti l’interesse. Poster titanici.
E i film hanno anche un altro problema: i trailer.

Ma quanto sono brutti i trailer di oggi?
Ormai rivelano tutto il film, o quasi. Più di due minuti di roba, più trailer dello stesso film che sembrano narrare pellicole diverse. Caratterizzati, soprattutto se da grandi case di produzione, da una o due scene super veloci tipo jumpscare e poi una seconda parte super lenta (in cui vengono date moltissime informazioni).

Mi ricordo il caso più eclatante di trailer gestito malissimamente con il film Dream House, un thriller uscito nel 2011 con Daniel Craig e Rachel Weisz. Il trailer mostrava letteralmente tutto, con il botteghino floppato miseramente e il cast che si rifiutava di pubblicizzarlo.

Insomma, per me la copertina è un elemento essenziale dell’opera da commerciare. Sinceramente, preferisco un’immagine astratta o misteriosa come si usa per i thriller italiani piuttosto di queste immagini mirabolanti che alla fine destabilizzano la realtà o c’entrano poco con l’opera in sé.

E voi? Alla fine ho scritto questo post di pura pazzia anche per giustificarmi. La blogger, che continuerò a seguire e che non voglio minimamente attaccare usando questo post, mi ha scritto questo:

Mi sembra inoltre che qui si stia giudicando – in modo affrettato – un libro dalla sua copertina: infatti se tu provassi a leggere questo romanzo noteresti subito che la scrittrice è della zona, la quale conosce benissimo Venezia, che viene descritta alla perfezione nelle piazze, nelle vie, negli edifici, nel cibo e nelle isole della laguna.

Concentrarsi su queste banalità e non sulla struttura della trama è proprio il tipo di pregiudizio che chi ha un blog/pagina/sito, e si occupa di recensioni, dovrebbe evitare per essere credibile.

Io infatti stavo commentando la copertina come lavoro a sé. Non ho letto quel libro e sinceramente con tutti i libri che ho da leggere non sono interessato a un romance paranormale.
Ma quindi non è possibile parlare di una copertina senza parlare dell’opera che essa introduce?

PS: la blogger in questione poi mi ha risposto (commento a cui non voglio dare seguito) consigliandomi altri libri che secondo lei rispettano il mio ‘senso di protezione verso Venezia’; e sono tutte guide turistiche.
Io sono sempre stato garbato, vi ho linkato l’articolo e potete leggere la discussione; ma questo mi sembra un attacco personale, una derisione da un tipo di blogger che pretende solo apprezzamenti e che non è capace di discutere. ORA il fatto di seguirla ancora dopo questo ultimo commento è messo in discussione perché l’ho interpretato come una derisione verso la mia persona e la mia voglia di fare un dibattito con un altro blogger perdendo mio tempo.
Assurdo.

Blog personale: i miei anni negli Scouts

Fasi nella vita dello Scautismo: 8-11 anni Lupetto; 11-16 anni Scout; 16+ Rover. Io parlo solo degli anni da Scout.

Durante gli anni ho spesso parlato positivamente dello Scautismo perché è una realtà gratuita e nazionale che si sforza di aiutare i giovani. Ma diverse volte ho anche accennato a un’adolescenza particolarmente problematica.
Combinate le due cose e avrete 5 anni non propriamente felici, in cui i Capireparto cercavano di aiutarmi ma in cui non mi sono mai sentito parte del gruppo.

Non sono mai stato bullizzato negli Scout, ma sono stato allontanato.

Nel corso degli anni si è creata una sorta di barriera tra me e gli altri. Con quelli della mia età non parlo nemmeno più ora e allora ero sempre allontanato dal loro gruppetto; con quelli più piccoli non c’è mai stato interesse o argomenti.

Tutte le amicizie che avevo stabilito durante gli anni da Lupetto si sono dissolte nei primi due anni di Scout. Durante l’adolescenza ho perso tutto. Terra bruciata.

Vuoi perché loro facevano ‘carriera’ diventando parte dell’Alta Squadriglia mentre io rimanevo sempre in ombra a lavare le pentole. Vuoi perché l’adolescenza premeva e iniziavano a fumare, a parlare di calcio, ragazze e sport; tutte cose di cui non me n’è mai fregato niente.

Così ho iniziato a rinchiudermi in me stesso, a sentirmi grasso come il mio secondo Caposquadriglia si ostinava a dirmi, o strano e incapace, uno stupido che nemmeno riusciva a fare un nodo decente o costruire qualcosa. Al mio primo campo ho pure sofferto di stitichezza, non cagando per una settimana intera alla sola idea di andare nella latrina da campo.
Ero bravo con le parole, leggevo molto, per straniarmi. Mi ricordo che durante le lunghe ore di pausa al campo estivo mentre gli altri andavano a zonzo in compagnia, mi sedevo da qualche parte e per passare il tempo disegnavo (mai avuto talento in quello) o leggevo i vecchi giornali che usavamo per accendere il fuoco. Solo gli ultimi anni hanno -abbiamo- provato un riavvicinamento ma ormai eravamo e siamo estranei e le conversazioni le sento sempre imbarazzanti. Vuote, assolutamente vacue. Ed ero bravo con il Libro di Marcia, un quaderno in cui dovevamo raccontare la giornata del campo estivo appena trascorsa.

Solo per il Libro di Marcia sentivo apprezzamenti.

Dagli Scout mi sono sentito veramente inutile, era frustrante. Era frustrante vedere la simpatia e l’autorità che gli altri suscitavano, mentre io solo risa. E non risa in compagnia ma risate di cui io ero l’oggetto.
Chissà, forse è per questo che dopo le medie sono ingrassato e solo dopo i 19 anni sono dimagrito di botto. Cambiato ambiente, iniziata l’università.

Non ho grandi ricordi positivi degli Scout.

Ho questo ricordo impresso nella memoria. Nel mio ultimo campo, l’ultima sera, il Caporeparto chiama me e tutti quelli del mio anno per una cerimonia: a ottobre saremmo diventati Rover. Io stupidamente pensavo che dopo quella serata così particolare qualcosa sarebbe cambiato e invece no. Invece dopo che il Caporeparto era andato dal resto dello staff, i miei ‘amici’ mi hanno convinto di dormire nella tenda del resto del reparto, lasciandomi da solo; mentre loro dormivano nella tenda dell’Alta Squadriglia, insieme.

Come posso dimenticare qualcosa del genere? Come posso dimenticare tutti questi anni in cui mi sono sentito un peso, rifiutato, allontanato?
Io li consideravo miei amici, non mi sono mai reso conto della loro tossicità nei miei confronti.
Ma non mi hanno mai invitato a una festa, regalato il loro tempo.

Recentemente sono stato prima al matrimonio del Vicecaporeparto e poi del Caporeparto (sono due fratelli). Loro quattro sono venuti insieme, stessa macchina, a entrambi i matrimoni.
E’ già tanto che mi abbiano rivolto la parola. Con tre di loro siamo estranei.

Uno di loro quando ha mollato gli Scout e ha fatto il saluto ufficiale a tutti, ha salutato il clan, ha salutato tutti nel suo annuncio. Tutti, nominalmente. Tutti, tranne me.

Recentemente da un ragazzo del mio clan mi è stato chiesto se li considero amici. Non quelli del mio anno, tutti quelli del mio clan. All’inizio avevo ovviamente risposto di sì, ma nei mesi ci ho pensato. Non mi contattano mai, non mi scrivono mai, non mi telefonano mai, non sanno che mi sono laureato, non sanno che sto lavorando, non sanno che sto per andare a Roma.
Come possono definirsi anche solo conoscenti? Cosa conoscono di me?

La gente mi chiede perché sono riservato e asociale. Non so, avrò un carattere di merda.


Dylan, il cane che mi ha consolato durante la mia adolescenza