Blog personale: sessione di gennaio

Buongiorno, oggi post diverso dal solito. O meglio. Oggi parlo sempre della mia splendente personcina, ma da un punto di vista più persona: questo è una riflessione sulla mia ultima sessione di esami, non sui miei vacui gusti cinematografici. Quindi, se non siete qui per conoscermi un po’, ciaone e alla prossima.

Che esami ho dato durante questa sessione?

Questa sessione universitaria è stata parecchio strana perché ho dato relativamente pochi esami ma molto impegnativi: infatti, i miei sono stati Ecologia2, Chimica Organica, Chimica dell’Ambiente e Laboratorio in campo. Il Laboratorio in campo non era propriamente un esame ma un lavoro di gruppo per elaborare una relazione sullo stato di qualità ecologica del torrente Cordevole, di Falcade.

Il Laboratorio in campo, che per comodità da ora in poi abbrevieremo in Falcade, è stato parecchio seccante per diversi motivi.

Dovete sapere che una relazione di laboratorio si svolge elaborando le proprie esperienze sul campo ed analizzando i dati raccolti; ok. Ovviamente, con il Covid19 non c’è stato nessun soggiorno a Falcade e i dati che abbiamo analizzato sono stati quelli raccolti dai prof (e una secondo me se li è pure inventati). Quindi abbiamo lavorato senza una vera esperienza e validità di ciò che stavamo facendo e su dati che non erano nostri, che certe volte nemmeno sapevamo da cosa venissero fuori.

Questo è stato il principale problema di Falcade.

Questa elaborazione dei dati ci ha preso diversi mesi, da fine Agosto a inizio Dicembre, pur essendo in sei persone e lavorando sempre in coppia. Gli argomenti da trattare per analizzare dal punto di vista di qualità ecologica erano tanti: Geodinamica, Chimica delle acque, Biologia dei microinvertebrati e dei macroinvertebrati e delle piante. Molti argomenti erano complicati, altri pieni di informazioni da selezionare e riportare, altri ancora solo ridondanti di calcoli noiosi.

Fortunatamente, siamo riusciti a consegnare in tempo per le lauree di alcune ragazze del mio gruppo, accettato tutto con un buon voto dignitoso. Ho avuto paura perché dopo aver consegnato, a settimane dalla consegna, un gruppo è stato costretto a rimaneggiare la relazione perché era stata rifiutata!

E così, Falcade, dopo settimane di lavoro, rielaborazione dei dati e confronti in chat, era stata fatta. Io mi sono occupato del calcolo dell’IBE e della parte teorica di Microbiologia (ancora oggi non ho ancora capito che calcoli sono stati fatti 🤣🤣).

Ovviamente, nel frattempo c’erano state lezioni, esami e preappelli.

A Novembre ho sostenuto l’esame di Ecologia2, superato con successo. In pratica questa materia studia teoricamente e in laboratorio (ma che non abbiamo sostenuto per ovvie ragioni) lo sviluppo dell’ecologia dei corpi idrici e dei sedimenti, con particolare cura riguardo ai cicli degli inquinanti.

E poi i due esami di Gennaio: Chimica Organica e dell’Ambiente!

Personalmente sono stato molto sfortunato avendo avuto lo scritto di Chimica dell’Ambiente e l’orale di Organica lo stesso giorno; pur essendo stato graziato dal prof di Organica con l’orale spostato di una mattina, ovviamente non ho potuto studiare al meglio Chimica Organica.

Ironia della sorte, bocciato in Chimica dell’Ambiente e promosso in Chimica Organica, seppur con il minimo.

Insomma, questa sessione è stata parecchio strana. Molti laboratori sono saltati, ma non i loro esami. Tutto è stato più complicato perché da una parte non avevamo l’esperienza pratica a supportare la teoria, a spiegare a cosa effettivamente servirebbe tutta la mole studiata, dall’altra c’erano i professori che aumentavano il carico di studio per spiegarci a voce e teoricamente cosa avremmo dovuto fare praticamente.

Complessivamente sono rimasto soddisfatto dal mio rendimento, ho quasi finito gli esami e sono prossimo alla laurea triennale; erano esami difficili, per cui ho dannato l’anima. Ma sento quasi di aver perso un anno. Un anno che non sono disposto però a recuperare.

E la tua di sessione com’è andata? E se non studi, com’è stato questo periodo? Ciaone e alla prossima! C’è una bella tag mia originale che ci aspetta!

PS: sareste interessati a una mia intro sull’IBE?

L’alba è prossima, vedo la luce!

PPS: mi è appena arrivata la notifica, sulle 14 di oggi, che 5 anni fa mi iscrivevo alla piattaforma di WordPress! E quindi oggi probabilmente è il quinto anniversario del blog!

Blogger nel 2020

Buongiorno e buon inizio 2021: anche il 2020 – per fortuna – è passato!

Oggi, per la seconda volta, ho deciso di riproporre una tag a cui partecipai esattamente 365 giorni fa!

Quali mezzi utilizzi per il blogging?

Per il blogging utilizzo principalmente il mio PC portatile come strumento di scrittura; per le immagini, invece, mi affido o a Internet o alle mie scarse fotografie o agli screenshots dei film che guardo; per le fonti spesso prediligo i libri che ho letto e collezionato negli anni.

Quanto impieghi per un post e come inserisci il blogging nel tuo tempo libero?

Il blog è un hobby free e quindi lo tratto come tale: di solito scrivo circa vicino ai pasti o alla sera, dopo lo studio. Mi preparo i post giorni prima, così scrivo con calma e ho tempo di modificare; i post più lunghi ovviamente richiedono più giorni di scrittura, ma quelli più corti (anche meno di un’ora) li scelgo in base agli impegni.

Qual è il tuo rapporto con i social network e come sono legati al tuo blog?

Ho un profilo Instagram del blog, una pagina FB e anche un altro su un social il cui nome non mi ricordo come si scrive, almeno al momento (inizia con la T). Di mio uso poco i social attivamente, preferisco guardare e condividere i post e i contenuti altrui, se condivido qualcosa non mi perdo sicuramente negli ashtag.

Vedi questa “crisi” del blogging in prima persona, al punto da aver avuto la tentazione di trasferirti in pianta stabile sui social?

In verità no, sto scoprendo tanti nuovi blog. Ma noto che il blog in sé ha perso di smalto, ora la gente vuole diventare instagrammer o al massimo gestore di un magazine online, il blog come contenuto in grado di migliorare la persona e le sue conoscenze ha perso di rilevanza. Odio perdere tempo sui socials (per rispondere alla domanda) e molte volte non capisco come assecondare gli algoritmi.

Per le nomine a questo simpatico Tag senza nome, nomino chiunque voglia mettersi in gioco in linea generale; in particolare nomino tre blogger che seguo non da moltissimo:

Mi piacerebbe che oltre alle semplici domande condividessero anche i cinque post più letti del 2020!^^ Ora espongo i miei in ordine di importanza! 😁

I post più letti di sempre nel 2020:

  • Il forum dei brutti??????
  • Il Forum dei Brutti 2.0
  • Perché Kaa della Disney è un insulto all’originale
  • After
  • Elena di Troia

I post, scritti nel 2020, più letti nel 2020:

  • Il Club delle prime mogli
  • Liebster Award Tag
  • BOOK TAG: 25 DOMANDE SUI LIBRI
  • Covid19: testimonianza
  • Scooby-Doo! e WWE – La corsa dei mitici Wrestlers

Ecco, siamo arrivati ai saluti! Io come al solito ringrazio tutti perché nel 2020 ho fatto nuovo record assoluto in ciascuna categoria delle statistiche (views, visitatori, commenti e likes), solo grazie a chi ha il buon cuore di leggere un povero ragazzino dai grandi sogni e dal poco cervello! Quindi grazie mille, ciao!

PS: posto qui l’articolo dell’anno scorso per chi volesse confrontare gli articoli più letti nel corso dei due anni. Ciao e buon 2021, che venga meglio di quello appena passato! ✨✨✨

Un mio vecchio sfondo, con il mio Bula!

Mamma, ho perso l’aereo

Buon Natale! Quest’anno, per festeggiare il giorno di Natale ho deciso di portare sul mio blog un classico natalizio che quest’anno ha compiuto 30 anni: Mamma, ho perso l’aereo! Sono molto legato a questo film perché per me rappresenta l’infanzia, il periodo nel quale Natale non solo significava famiglia ma era anche decorato da una strana magia di pace e aspettative!

Mamma, ho perso l’aereo è un bellissimo film per famiglie… senza però la famiglia! In un’oretta e mezza riesce a portare allo spettatore una storia di miglioramento personale e maturazione condita con il risalto del calore familiare; calore che viene negato sia a Kevin sia a sua mamma e a tutto il resto della loro famiglia.

Trama:

Il piccolo Kevin, dopo una furiosa lite con la sua famiglia, esprime il desiderio di rimanere solo per sempre e libero dalle noie. Purtroppo, il giorno dopo a causa della frenesia di prendere in tempo l’aereo per le vacanze natalizie in Francia, dopo essersi svegliati in ritardo, nessuno della famiglia si accorge che Kevin non solo non si è imbarcato sull’aereo con il resto dei suoi parenti ma è rimasto ignaro a dormire in casa da solo! Così, mentre i genitori e i fratelli intraprendono un’Odissea per tornare a casa e passare il Natale insieme a Kevin, il bambino scopre la sottile differenza tra libertà e solitudine.

Commento generale:

Mamma, ho perso l’aereo nella sua semplicità è una bellissima fiaba a lieto fine ambientata a Natale, fiaba nella quale un bambino lasciato solo deve scoprire la vita e imparare a gestire i propri bisogni e le proprie paure. Infatti, all’inizio ho notato un grande risalto dell’infantilismo di Kevin (non si fa la valigia, si impunta per la pizza al formaggio, non vuole dormire con il cugino, importuna i genitori indaffarati) mentre una volta rimasto solo – dopo una mezza giornata di pura assimilazione della propria libertà – comincia lui stesso a darsi delle regole e a cercare di adempiere a quei compiti che considerava da ‘grandi’.

Un grande merito nella riuscita di Mamma, ho perso l’aereo, oltre al bambino protagonista che offre le performance di urli migliori del cinema natalizio (iconici i supplizi che si infligge con il dopobarba), va dato alla coppia di ladri. Molto umani e comici, Harry è quello basso e forse quello più umano dei due, quello più astuto e capace di pianificare: infatti, è proprio lui a controllare per ogni casa gli allarmi spacciandosi per poliziotto; Marv, invece, è il ladro più infantile, che ha paura del buio, che non si fa scrupoli a rovinare definitivamente le case svaligiate ed è pure quello su cui si basa -almeno per me – l’umorismo della coppia. Se al posto loro ci fosse stata una coppia di noiosi sinergici rapinatori astuti e sagaci, il film avrebbe funzionato lo stesso?

Ultima pietra miliare di Mamma, ho perso l’aereo è la casa, ovviamente. In questa intervista ho letto che furono visionate decine di case e che ne furono usate almeno tre: una per gli esterni, una per stunts e una per gli interni. E ho letto pure che Chris Columbus ha fatto arredare la casa in modo da relegarla al futuro e non con immobili e poster che fossero conosciuti e quindi funzionassero solo nel suo tempo: la voleva eternamente fresca; e devo dire che c’è riuscito! La casa è gigantesca, bella, vissuta, funzionale alla trama e con ogni stanza impegnata a fondo nella narrazione! Vogliamo parlare del seminterrato, poi? Quella grande caldaia, il buco per la biancheria sporca e certi ferri da stiro, le scale verso l’esterno: tutto è pensato per essere bello & funzionale.

Insomma, per me Mamma, ho perso l’aereo è un bellissimo film per famiglie che è invecchiato pure molto bene; ecco, forse avrei ridimensionato la vicenda del vicino – serial killer (togliendo poi la scena alla fine) ma il resto rende la pellicola fresca e rilassante, con alti punti di comicità.

5 dettagli di Mamma, ho perso l’aereo che mi sono piaciuti (attenzione spoiler):

  1.  La bellissima sequenza da una parte all’altra della stanza che mostra le facce scocciate dei familiari di Kevin, con la prospettiva del bambino, dopo che lui ha rovinato la cena a tutti; il tutto intervallato sporadicamente con il primo piano sul bambino che comprende di avere probabilmente fatto un casino;
  2. Il bellissimo contrasto tra la frenesia dei parenti che si preparano per l’aereo (mostrato con una telecamera fissa sulle scale principali) e la calma assoluta nella quale si sveglia Kevin; poi esilarante che quando la madre realizza di aver dimenticato il figlio, lui si svegli beato e ignaro di tutto;
  3. La stupenda scena in cui lui ricorda la sera in cui ha rovinato la cena a tutti; con un abile montaggio hanno riciclato le stesse scene però editate in modo che sembrasse che fossero viste in prima persona e gli stessero parlando, come appunto se li stesse ricordando al momento;
  4. Molte scene iniziali hanno la pura funzione implicita di anticipare abilità che serviranno a Kevin più in là nella pellicola, o per presentare luoghi importanti per alcune scene. Per esempio, quando spara alle statuine e le fa cadere nel cesto della roba sporca, ciò non solo serve a mostrare come lui sappia usare il fucile giocattolo ma introduce il buco da cui cadrà il ferro da stiro!
  5. A differenza di molti film, la solitudine di Kevin è mostrata ampiamente con la richiesta a Babbo Natale, la chiacchierata con il vicino, le preghiere a Dio e soprattutto la contemplazione della foto di famiglia ogni mattina. Il suo desiderio di riavere la famiglia indietro non è detto, ma mostrato.

5 dettagli di Mamma, ho perso l’aereo che non mi sono piaciuti (attenzione spoiler):

  1. Quando me lo sono rivisto al computer, mi sono riguardato la scena due volte ed entrambe le volte mi è sembrato che nella primissima inquadratura degli interni della casa, sopra al finto poliziotto, ci fosse una giraffa. Anche voi lo avete notato? Si vede per pochissimo ma credo sia quella perché il soffitto sopra al poliziotto non viene mai mostrato se non in quel momento e in quel fotogramma si vedeva un lungo oggetto nero spuntare dalla parte superiore dell’inquadratura…
  2. Ecco di nuovo che la polizia fa male il suo lavoro; ma poi, se Kevin era sempre mostrato chiaramente (e soprattutto luminosamente) perché dalla strada il poliziotto non nota le finestre con la luce accesa?
  3. Nella narrazione ci sono tre momenti puramente casuali senza i quali la trama non poteva andare avanti, quasi dei dii ex machina: la tarantola quando Kevin era stato raggiunto da Marv, la band musicale che offre un passaggio alla mamma e il vicino che casualmente lo nota rincorso dai ladra e che quindi lo salva da una brutta fine;
  4. La mamma di Kevin per tornare dal suo bambino intraprende un’Odissea tra aerei, sfuriate e camioncini. Ma se il resto della famiglia arriva un minuto dopo di lei, che senso ha avuto il suo calvario?
  5. Se quando torna la famiglia nessuno nota che la casa era stata devastata vuol dire che (lui o il vicino) qualcuno ha ripulito tutto. Allora perché la stanza del fratello è ancora distrutta?

Conclusioni:

Mamma, ho perso l’aereo è un bellissimo film che guardo sempre con piacere; è uno dei miei must, come L’amore non va in vacanza e Una poltrona per due. E’ stato un piacere offrire una piccola riflessione su questa perla. Adoro le musiche di questo capolavoro natalizio per famiglie, quindi saranno il tema musicale di questo post mentre vi rinnovo i miei auguri!^^

BUON NATALE!

Spero abbiate apprezzate questa piccola variante. Quest’anno ho deciso di celebrare uno dei miei film preferiti a clima natalizio al posto di condividere una delle musiche pop che apprezzo tanto. Se vi è piaciuto questo post, potrebbero piacervi anche questi altri:^^

Grazie per essere passati. BUON NATALE!!^^

GDR e scrittura

Buongiorno, per chi non mi conosce sono Antonio e sono un grande fan dei Pokémon; qui, sul mio piccolo blog, ho anche creato un’intera raccolta di post su questo argomento, questa qui. Un’altra mia passione è la scrittura, motivo per il quale anni fa iniziai con scarsi risultati questo mio angolo di relax; ovviamente, potete trovare tutti i miei racconti qui e qui.

A unire queste mie passioni è stato il GDR, soprattutto quello offerto dal forum Pokémon Dark, di cui ho anche parlato qui. Nel forum diversi anni fa iniziai prima il GDR ispirato a Mistery Dungeon e poi, dopo qualche mese, pure quello ispirato ai vari capitoli della saga principale dei videogiochi Pokémon.

Devo ammettere che all’inizio interagire con la direzione di un’altra persona lo trovai abbastanza limitante: infatti, potevo solo scrivere le riflessioni e delle azioni minori, mentre le descrizioni e la narrazione venivano spiegate dal mio moderatore. Mi chiedevo come potessi scrivere la mia avventura se non potevo scegliere come viverla; solo dopo capii che le cose stavano diversamente da come le avevo intese io.

Il GDR è una narrazione creata da un moderatore che lui stesso ha creato il mondo, i personaggi e gli eventi da vivere. Il giocatore è solo un ospite e progredisce nella narrazione solo grazie alle proprie scelte in un mondo totalmente gestito dal moderatore.

Questo GDR mi ha aiutato senza dubbio a creare una maggiore linearità nei miei racconti, a concentrarmi sulle ambientazioni e sulla creazione dei personaggi: infatti, all’inizio riuscivo a scrivere solo cortissime Poképasta mentre riflettendo e interagendo con altre persone sono riuscito a scrivere anche un racconto di qualche pagina mio e originale. Leggere le descrizioni altrui, capire il filo conduttore secondo il quale il narratore procedeva e scegliere le modalità altrui che apprezzavo da quelle che mi facevano storcere il naso mi hanno aiutato; passivamente ho assimilato molte informazioni, molte più di quante ne avessi recepite solo ‘leggendo’ libri perché attivamente potevo commentare i loro errori di distrazione (non sono l’unico giocatore del forum ovviamente) e rendere il più accattivanti possibile le mie poche narrazioni.

Se volete, qui potete trovare un incipit a una missione del GDR, risale a tre anni fa. Qui vi saluto, spero di non aver fatto troppo scompisciare dalle risate chi i libri li vende. Ciao!!

Rita Levi-Montalcini, il film

Buongiorno, oggi desidero condividere con voi le mie riflessioni sul film semi-biografico su Rita Levi-Montalcini, andato in onda in prima visione il 26 Novembre 2020.

Commento

Ho visto il film di sera, durante la prima televisiva, con la mia famiglia. Parla di una vicenda che si ispira alla vita e all’impegno della grande scienziata e ricercatrice Rita Levi-Montalcini; grazie a lei è iniziata la ricerca per le malattie più rare e quindi in questo film semi-biografico viene mostrato un episodio che sarebbe benissimo potuto accadere.
Rita Levi-Montalcini la conoscevo solo di nome, come una delle grandi Nobel italiane; grazie a questo film ho potuto associare un volto e una storia a un grande nome della scienza.

Le vicende narrate nella pellicola partono subito dopo la vittoria della donna al Nobel; quindi da quel momento la storia procede molto condensata alternando la ricerca per salvare una bambina dalla cecità ai flashback che mostrano le sue vittorie passate. Credo che si capisse che la vicenda fosse inventata perché il presente è troppo condensato di eventi, si vede che non ci sono tempistiche reali ma solo quelle drammatiche per mostrare l’importanza della ricerca attuata. Credo che le parti più interessanti siano ovviamente i flashback perché ci mostrano con semplicità e senza tanti fronzoli tutto ciò che lei con coraggio e decisione ha fronteggiato.

una donna forte 
  • Prima vediamo che da bambina si sentiva diversa perché le altre bambine andavo a catechismo ma lei era ebraica;
  • poi decide di anteporre gli studi al matrimonio per seguire i propri sogni accademici;
  • alla facoltà di medicina lei è l’unica donna;
  • proprio quando pensava di essersi affermata come una delle migliori del corso (intrigando pure il professore più ostile e pretenzioso) viene cacciata perché ebrea negli anni del fascismo.

Ma è qui che viene mostrata la sua perseveranza: infatti, incoraggiata dal suo professore continua la ricerca a casa propria utilizzando gli embrioni di gallina nelle uova e riesce pure a smentire la tesi di un accademico americano che la invita a lavorare con lui in America!

Insomma, il film decide di non spiegare perché è considerata un modello ma invece preferisce mostrarcelo con chiare scene veloci ma incisive. Lei è una donna forte, ha combattuto per seguire il proprio sogno di aiutare gli altri, ha scelto di rimanere una ricercatrice perché non riusciva a sopportare il dolore dei pazienti che non poteva curare e grazie alla sua ricerca ne ha curati molti di più.

una narrazione classica e deboluccia

Purtroppo, però, la parte narrativa che mostra il presente è molto classica e  topica: prima lei si rifugia nella scienza perché dopo anni di ricerche è convinta di non potere fare nulla e poi ovviamente, essendo questa pellicola un elogio alla questa donna straordinaria e alla scienza, si affanna in una corsa contro il tempo dopo aver trovato l’idea vincente.

Inoltre, è interessante che lei faccia spesso dei confronti tra il presente e il passato:

  • il suo collaboratore parla di un convegno a cui era andato il giorno prima e le mostra una foto in cui lui era l’unico uomo tra le scienziate/dottoresse; lei di rimando gli porge la foto del suo corso di medicina in cui era l’unica donna;
  • si meraviglia quando scopre che le ricercatrici della nuova generazioni sono tutte con figli ma separate: lei per seguire il suo sogno aveva rinunciato alla famiglia perché ai suoi tempi doveva scegliere tra le due cose; afferma che la prossima generazione di scienziate saranno sì con figli ma anche con il marito.

Per finire, espongo un ulteriore tema: se non avessero sperimentato sui conigli, la bambina sarebbe diventata cieca. Se siete contrari alla sperimentazione animale, su chi devono sperimentare? Sui condannati a morte del carcere italiano? Sui pazienti stessi già fragili di loro?

Con questo interrogativo vi lascio, vi consiglio questo film perché pur presentando una storia di fantasia mostra realmente una donna che ha fatto la storia. Ed Elena Sofia Ricci è mostruosa, da vedere assolutamente.

le donne forti nella storia

Inoltre, questo post è nato anche come collaborazione con il blog Gaialor95, che come sapete sta facendo un ciclo sulle grandi donne della storia. Quindi, se volete collaborare anche voi presentando film, biografie o pensieri, è sempre ben disposta a conoscere nuove donne che con le loro decisioni hanno lasciato un marchio nella storia!

Ciao.^^

Covid19: testimonianza

Buongiorno, sono ufficialmente negativo! I risultati del tampone molecolare di fine quarantena mi sono arrivati il nove Novembre, vi sto scrivendo in quel giorno per dare la mia esperienza a chi abbia voglia di leggerla.

Tutto è iniziato con un forte mal di testa di mia mamma; così forte che aveva la nausea!

Per tutto il giorno è andata a lavorare con le dovute precauzioni. Alla sera aveva la febbre e ha dormito per tutto il resto della serata inappetente. Aveva pure la febbre a 37,2. Il giorno seguente, allora, chiama il nostro medico di famiglia e dopo una lunga conversazione da medico a medico, decide di andare a fare il tampone anche se sfrebbrata.

Dopo ore ad aspettare alla dogana per il rapido, ore in cui ha pure vomitato in un sacchetto. Le fanno il test rapido e la mandano a casa. Dopo neanche mezz’ora la richiamano e io la riaccompagno perché ormai veramente era uno straccio.

Dovete sapere che se uno viene richiamato, non deve farsi nuovamente la lunghissima coda di gente in attesa, ma ha una corsia preferenziale. Questo è un test che si fa al volo abbassando il finestrino della macchina. Lei fa il molecolare e io quello rapido. Torniamo a casa, il tampone mi aveva irritato abbastanza e non smettevo di starnutire!

Così, mia mamma va a dormire di sopra e io torno in camera: lei era positiva e probabilmente l’intera famiglia! Tuttavia, avevamo bisogno della conferma del rapido e quindi lei era in isolamento nel suo stesso ambulatorio, mentre noi attendevamo di sapere se io fossi positivo al test rapido.

Mi hanno chiamato, porca paletta se mi hanno chiamato.

Così, vado a fare il test molecolare mentre mi accompagnano mio papà e mia sorella per quello rapido. Di nuovo saltiamo la coda, ma questa volta ci rognano perché nessuno di noi ha il certificato medico; ovviamente, con una positiva in casa e ‘n altro in macchina (io) abbiamo bisogno del certificato, eh! Per fortuna, alla fine io faccio il molecolare e loro il rapido; quindi, andiamo a casa.

Come mia mamma, vado di sopra in attesa che richiamino i miei altri familiari. Ma lei dormiva, io, che ero bello pimpante, avevo: nintendo 3DS con Pokémon Mistery Dungeon Esploratori del Cielo, il mio libro sulle leggende del nord Italia e il telefono. Passa ancora più di tempo di me, quasi un’ora e mezza. Finalmente richiamano mio papà ma non mia sorella.

Quindi, io e mia mamma scendiamo. Lei va dormire, mia sorella si chiude in camera e io mi preparo la pizza, di cui avevo preparato la pasta nel pomeriggio. Mio papà ci mette ore, per il suo molecolare non c’era più personale e si era dovuto fare tutta la coda! In pratica, è arrivato mentre finivo di mangiare. Poi, anche lui è andato a dormire, io mi sono guardato Quartet.

Così, dopo tre giorni mia sorella è andata a fare il rapido una seconda volta, solo per essere richiamata subito dopo.

Da allora, fino a oggi, le misure sono sempre state le stesse: maschere sempre se non nelle proprie camere, quando si toccava qualcosa in bagno sempre pulire la superficie con un detergente, la lavatrice e la lavastoviglie si svuotano con i guanti, mai uscire di casa e comprare le cose tramite corriere pagando con le carte di credito e prendendo i prodotti lasciati sugli scalini dell’abitazione. Credo che il fastidio maggiore fosse pulire ogni volta le superfici del bagno, e ricordarsi cosa avessi toccato! Perché veramente non fai caso a cosa tocchi in casa tua!

Oggi finalmente stiamo bene tutti; o almeno stanno bene quelli importanti, LOL. No dai, poverina, quasi tutti.

Ma una cosa su cui è molto importante riflettere è la sintomatologia.

Mia mamma non aveva grandissimi numeri di febbre, anzi, da medico non credeva neppure fosse un sintomo. Non aveva crisi respiratorie ma un mal di testa così forte da farla vomitare a più riprese. Io non ho mai avuto mal di testa o perdita del gusto, ma invece forti scariche diarroiche dopo quasi ogni pasto. Mio padre mal di schiena. Quasi tutti, stranamente non me però, hanno perso il gusto dopo qualche giorno per qualche tempo.

Ma tutti siamo stati bene.

Ho voluto scrivere questo breve post perché vorrei esortare gli altri a seguire le regole nazionali e regionali e dire che io me lo sono preso anche se sono sempre a casa per studiare e prepararmi per gli esami che mi mancano prima di diventare fuoricorso.

Pensate a quello che fate, non è stato bello e nemmeno è stato bello vivere separati da mia sorella perché fino al suo tampone molecolare era l’unica non ufficialmente positiva!

Ciao!

Come mi sono sentito alcuni giorni

Criminal Minds 3X17

I segreti degli altri è un episodio appartenente alla terza stagione della serie televisiva Criminal Minds; mi ha colpito particolarmente perché tratta dell’omosessualità e dei problemi psicologici che si creano quando essa viene trattata come una malattia.

Trama:

Confuso e in conflitto con la sua stessa identità sessuale, un serial killer identifica alcuni omosessuali come sue prossime vittime. Hotchner, Rossi e il resto della squadra si recano a Miami per catturarlo e fermare la sua scia di sangue. Nel corso del viaggio JJ incontra un ex collega che si rivela essere più di un vecchio amico.

Commento:

I segreti degli altri è un episodio molto interessante che mi ha colpito, come ho già rivelato nell’introduzione al mio post. Il serial killer di turno è un gay represso e tormentato da un rigido padre cristiano e omofobo, talmente represso che quando parte per le vacanze soffre di dissociazione cognitiva e ruba le identità di altri uomini: tutti gay, felici di esserlo e con una sessualità totalmente disinibita. Inoltre, è interessante il fatto che gli psichiatri della squadra, sia parlando con il ragazzo-assassino sia con suo padre, dichiarino che le inclinazioni religiose del padre non siano la causa del razzismo di quello ma solo la scusa. Il ragazzo in casa viveva un inferno in terra e quindi, una volta libero, quasi si dimentica chi è arrivando a vestire come le proprie vittime e copiare perfino la pronuncia e l’accento per dimenticare il proprio dolore!

Insomma, chissà quante persone commettono suicidio o hanno problemi di autostima perché non riescono a rientrare nei modelli sociali, perché non riescono a soddisfare le aspettative paterne o accettare la propria identità! E poi ovviamente si creano i traumi, che siano un’esplosione omicida oppure una difficoltà ad avere una relazione stabile… Grazie omofobi, siete sempre sul pezzo!

Inoltre, I segreti degli altri parla anche del coming out di JJ come ragazza fidanzata: infatti, da mesi si vedeva con un collega poliziotto conosciuto grazie a un caso di una pazza assassina; ma non riusciva ad ammetterlo e lo nascondeva perfino ai suoi stessi colleghi! Fortunatamente, alla fine decide di non nascondere più la sua relazione e lo bacia di fronte a tutta la squadra, inconsapevole che ovviamente da bravi psichiatri gli altri sapevano già tutto. Una punta di luce e serenità in mezzo alle tragedie umane di questa serie, per tutti quelli che come me si sono affezionati ai personaggi episodio dopo episodio!

Ciao e grazie per essere passati a leggere!

Speciale Halloween: recensione di Beetlejuice + approfondimento su Tim Burton

Beetlejuice è un film di genere tra il fantastico e la commedia nera del 1988, il secondo film diretto da Tim Burton in live-action. Questo gioiellino parla di una coppia di fantasmi che ritrovano la propria casa invasa da una famiglia e che chiede aiuto a un altro spirito, Betelgeuse, per liberare la casa e averla tutta per loro di nuovo.

Trama:

Una coppia di felici coniugi fantasmi, Barbara e Adam, è alle prese con una famiglia di chiassosi e petulanti snob che hanno occupato la loro casa; determinati a tenere tutto per sé il loro piccolo angolo di Paradiso, cercano quindi di scacciarli in vari modi. 

Commento introduttivo:

Beetlejuice è un film che guardo sempre con molto piacere per come riesce a narrare una storia apparentemente scontata (la tipica casa infestata) con un punto di vista molto innovativo: infatti, non solo Tim Burton crea un mondo spettrale e onirico ma fa vivere l’intera vicenda dal punto di vista dei fantasmi protagonisti in modo tale che non siano loro quelli strani -ma invece l’eccentrica famiglia che si stabilisce nella loro villetta- e che quindi lo spettatore conosca la loro situazione simultaneamente ai protagonisti.

Tim Burton e il suo amore per la stop motion:

Definirei Beetlejuice una grande dichiarazione d’amore da parte di Tim Burton verso la stop-motion e il cinema artigianale, capace di creare effetti memorabili con il semplice ma accurato uso di maschere, trucco, cere e fantasia.

Il film, infatti, si apre con una panoramica del paesino in cui i Maitland vivono e questa panoramica si conclude, dopo un’ellissi, sul plastico raffigurante il paesino nella soffitta della coppia. Questo plastico, che raffigura in modo molto dettagliato la contea in cui vivono, nella narrazione è molto importante e ricorre spesso: infatti, è a causa del plastico che i Maitland escono per il viaggio fatale, è con il plastico che Lydia ha la prima interazione con i fantasmi ed è sempre dentro al plastico che Betelgeuse appare la prima volta e rimane per gran parte della pellicola. Questo plastico, quindi, è uno dei protagonisti di Beetlejuice! E come sappiamo da questo mio post sulla stop-motion (ricordandoci che Tim Burton ha iniziato il suo percorso creativo proprio come animatore), la ricostruzione dei paesaggi su plastico è uno dei tratti fondamentali di questa stupenda arte. Dopotutto, è Adam, uno dei protagonisti, a curare il plastico e potremmo anche definirlo un alter ego del regista, no?

Inoltre, nella pellicola sono presenti una serie di mostri che secondo me sono realizzati con una delle tante tecniche della stop motion; per esempio, i vermi delle sabbie! O il serpente nel quale Betergeuse si trasforma per spaventare i Deetz. O le statue che prendono vita, con la loro presa di mobilità che rappresenta una vera e propria rimodellazione del loro essere (dopotutto, l’arte della stop-motion non è proprio dare vita ad oggetti inanimati?). Questi sono tutti dettagli che dimostrano non solo la grande fantasia dell’artista ma anche il suo grande legame verso questa arte.

I personaggi di Beetlejuice:

I protagonisti di Beetlejuice sono ovviamente Barbara e Adam Maitland, essendo la storia confezionata interamente attorno a loro e al loro spazio temporale (diverso da quello dei vivi); tuttavia, tra i due chi è il protagonista? Io di mio avrei detto Barbara perché all’inizio vediamo come lei desideri un figlio mentre nell’ultima scena il lieto fine prevede la composizione, in modo speciale, della tanto agognata famiglia felice, e inoltre è lei a sconfiggere Betelgeuse e ad avere le idee migliori; ma è per colpa della passione di Adam che i due muoiono, il plastico è presentato nella prima inquadratura del film e nell’ultima scena e il suo personaggio ha lo stesso tempo in scena di quello di Barbara (la coppia è sempre insieme in scena). Per voi tra i due chi è indispensabile nella trama? Comunque, i protagonisti sono due persone per bene, semplici e solari, con le quali è molto facile empatizzare e averli in simpatia. Come già detto, i due sono ignari del mondo dei morti e le informazioni che scoprono le condividono con lo spettatore ignaro come loro; è bello vederli scoprire pian piano le loro abilità fino allo scontro finale a fine pellicola!

Lydia, è la figlia dei Deetz. Personaggio dilaniato da un’estrema necessità dell’affetto e delle attenzioni che i suoi genitori non riescono a elargirle, è lei la prima ad accorgersi della presenza di Barbara e Adam; lei stessa si definisce strana e inusuale, ha un vestiario gotico e ha un atteggiamento decadentista. Caratterizzata da un’alta percezione del reale e dell’irreale, è mostrata molte volte scattare fotografie di ciò che la circonda, forse perché è l’unico modo con il quale riesce a relazionarsi a una realtà che sente non la voglia con sé. Gentile e tranquilla, è un’artista come Adam e come Barbara è lei a richiamare Betelgeuse quando il pericolo incombe; non sorprende che alla fine i tre formino una famiglia.

I Deetz, invece, sono una coppia di coniugi egocentrici, sempre al lavoro e con poco tempo da dare alla figlia. Mi sono sempre chiesto se alla fine i veri antagonisti siano loro o Betelgeuse: Betelgeuse arriva a causa loro e quasi ammazza tutti, o sono loro che rovinano la pace iniziale e quasi ammazzano i Maitland? Da notare in ogni caso che loro attivamente non fanno nulla e che alla fine la loro situazione è solo migliorata a livello lavorativo, trascurando la figlia proprio come all’inizio!

E infine parliamo di Betelgeuse: uno spirito concreto, sincero e spietato, sa quello che vuole e manipola gli altri personaggi per ottenerlo. La sua prima scena lo mostra a leggere un giornale in evidente ricerca di un lavoro e si sofferma sui protagonisti; interessante è che il suo volantino appaia a loro prima ancora che loro sappiano della sua esistenza, rivelando quindi grandi capacità illusorie e manipolative. Poi, durante la propria presentazione, si capisce che sia più interessato al lato carnale che ideologico della vicenda: propone delle avances a Barbara, la molesta e non ascolta minimamente i due. Quindi, quando parla con Lydia, si mostra molto comprensivo (anche se non la dissuade di suicidarsi) rivelando solo dopo, alla fine del film, i suoi reali intenti. Secondo me, essendo legato a serpenti e soprattutto agli scarafaggi Betelgeuse rappresenta la morte, lo stato di decomposizione, lo spirito morto per eccellenza; interessante, poi, che quando sposa Lydia lei abbia un vestito rosso come il sangue, le carni, tutto ciò che lui brama ma che da solo non può ottenere.

Gli ambienti e il mondo di Beetlejuice:

Gli ambienti di Beetlejuice sono molto belli, una splendida miscela tra realismo e architettura onirica: per Barbara e Adam il mondo dei morti non è molto diverso da quello a cui erano abituati. Infatti, all’inizio tornati a casa dalla loro tragica morte non si erano nemmeno accorti della transizione! Il mondo dei morti, infatti, è qualcosa di simile ma abbastanza evasivo e strano da causare fascinazione e disorientamento nello spettatore, per far temere anche che l’Aldilà non sia così diverso dalle noie a cui noi tutti siamo abituati. A me piace molto come è stato creato il palazzo delle amministrazioni dei morti perché riproduce finemente le sale di attese, le grandi sale di impiegati statali e i labirinti in cui i poveri avventori devono aggirarsi per trovare il proprio consulente; il tutto ovviamente presentato con geometrie distorte e morti aventi corpi orribilmente sfigurati dalla propria morte o consumati dal tempo!

Conclusioni:

Insomma, Beetlejuice è un film molto bello, caratterizzato da un umorismo dissacrante e una serie di effetti speciali artigianali invecchiati benissimo! Io ovviamente ne consiglio la visione, così come consiglio ora la lettura del mio piccolo approfondimento su… Tim Burton!!

Approfondimento su Tim Burton:

“Ho incontrato molti adulti che sono rimasti bambini dentro, ma mai nessuno come Tim Burton. Ha qualcosa di rassicurante un uomo che si disegna teschi sulle nocche durante un’intervista e che i dirigenti degli studios di Hollywood implorano per produrre il suo prossimo film. Ma se lo fanno è perché pochi registi della generazione di Burton possiedono un’immaginazione così fervida e un talento così ben utilizzato. C’è un po’ di Walt Disney in lui, ma di un Walt Disney in cui il concetto di posto allegro è una caverna piena di pipistrelli.”

Tim Burton è uno dei registi che apprezzo e di cui ho visto svariati film; infatti, i suoi titoli compaiono spesso nelle mie liste di genere e qui ho perfino parlato del suo primissimo Batman e qui del suo bellissimo Big Eyes!

Tra i suoi film diretti (non parliamo della sua produzione come non regista che non finiamo più) i miei preferiti sono senza dubbio Beetlejuice, Mars Attacks, Batman e Dark Shadows. Il suo stile mi piace perché parla ai cuori solitari loro malgrado, agli stand-alone della società e a tutte le piccole manie che si nascondono nell’ombra: infatti, quante volte abbiamo visto i suoi ambienti quasi uscire da un incubo (o da un’abbuffata di funghetti allucinogeni)? Quante volte i colori scuri e le ombre imprigionano nella propria solitudine personaggi alienati dal resto del mondo ma desiderosi di un contatto fisico, di amore?

Tim Burton è un regista visionario, per questo mi piace!^^

Di suo sfortunatamente nei miei libri di cinema non ho trovato grandi riferimenti, ma per fortuna in questo libro, che consiglio a tutti gli appassionati, c’era un’intervista! Quindi vi riporto il contenuto sperando che così possiate scoprire un nuovo lato dell’artista!

L’occhio del regista

Tim Burton si definisce una persona molto intuitiva, segue l’istinto e prende le sue decisioni artistiche sulla base delle proprie emozioni.

Inizialmente iniziò la sua carriera come animatore nella Disney, proprio durante il periodo dell’insuccesso di Taron e la pentola magica e, non essendoci al momento una vera leader creativa fu lasciato da solo a creare e pensare fino all’ideazione del cortometraggio Vincent (che all’inizio doveva essere un libro per bambini); fu quel successo personale ad aprirgli la strada per il suo cortometraggio in live-action: Frankenweenie; e questo corto, che lo fece licenziare dalla Disney, gli aprì le porte di molte altre case di produzione!

Come artista dietro ai film che dirige, riesce a dare una sua impronta grazie alle sue celebri tematiche pur non essendo mai sceneggiatore di sua mano: lui stesso ammette che se scrivesse da solo ne verrebbe fuori un lavoro troppo personale, troppo criptico. Infatti, pur riconoscendo di essere nato come animatore di pellicole in stop-motion e che queste origini gli hanno conferito uno stile registico originale (per toni e atmosfere), preferisce lavorare per le produzioni filmiche perché ciò lo costringe a collaborare con altre persone: dirigere la stesura delle sceneggiature, convincere i direttori artistici della validità delle proprie scelte, capire e ascoltare le necessità degli attori, capire se sono adatti per il ruolo, informare l’apparato tecnico delle proprie scelte.

Sapendo ciò, non è strano pensare, per esempio, a film come Nightmare Before Christmas siano diretti da lui! Perché alla fine riesce a rendere sua ogni pellicola e probabilmente come produttore aveva ancora più libertà di scelta.

Come regista preferisce seguire l’istinto, conosce benissimo le regole basilari e le tecniche, ma crede siano più un’ancora di salvataggio nei momenti del bisogno. Infatti, apprezza l’attore in quanto tale, permette l’improvvisazione (com’è avvenuto per esempio proprio in Beetlejuice) e sceglie le angolazioni e le inquadrature al momento: la carta e la pianificazione sono cose troppo concrete e precise per una realtà astratta e incerta come la nostra! Inoltre, preferisce il grandangolo come il 21mm e in mancanza di quello non va mai oltre il 50mm!

Stop-Motion, la fabbrica delle meraviglie

Inoltre, Tim Burton ha due ulteriori pregi.

Secondo questo libro, nel 1993 la tecnica della stop-motion subisce un grandioso cambiamento: uscendo Nightmare Before Christmas nelle sale cinematografiche, questa nobile e raffinata arte può finalmente uscire dal buio di cantine e soffitte di oscuri filmmaker indipendenti per viaggiare alla conquista del cinema holliwoodiano e trovare la strada verso le sale cinematografiche di tutto il mondo! Questo film conferisce alla tecnica una valenza culturale rivoluzionaria, anche perché la pellicola è considerata uno dei primi prodotti commerciali più importanti realizzati in stop-motion!

Inoltre, nel 2005 arriva nelle sale cinematografiche La sposa cadavere, film co-diretto da Tim Burton. Si tratta di un’incredibile rivoluzione tecnica, perché rappresenta il primo film d’animazione interamente ripreso con fotocamere digitali invece che con le ingombranti cineprese tradizionali; inoltre, i personaggi sono animati con la tecnica “Gear and Paddle”, che serve a muovere le teste senza usare la dispendiosa sostituzione delle teste manuale, faticosa e soprattutto estremamente costosa.

E non dimentichiamoci che nel 2012 Tim Burton è tornato a fare stop-motion con il passo a uno: infatti, Frankenweenie, il corto che lo fece cacciare dalla Disney ma che gli aprì le porte del mondo, è finalmente diventato un film!

Conclusioni

Grazie per essere arrivati fino a qui, vi ringrazio di cuore. Buon Halloween, che lo possiate passare sani e negativi. Ciao.^^

Fonti

  1. DVD di Beetlejuice
  2. https://en.wikipedia.org/wiki/Beetlejuice#CITEREFSalisburyBurton2006
  3. Bessoni, S, Stop-Motion: la fabbrica delle meraviglie, Modena, Logos Edizioni, 2014
  4. Tirard, L. (a cura di), L’occhio del regista: 25 lezioni del cinema contemporaneo, [2009] Tr. it., Roma, Minimum Fax, 2017

Altri miei post su Halloween:

Buon Halloween! Ecco 15 titoli per celebrare la Notte delle streghe!

Buon Halloween^^

L’Halloween di Tony!

Buon compleanno Stephen King!

Buongiorno, come ho scoperto da lidi più aggiornati dei miei, oggi è il compleanno di uno dei grandi scrittori del nostro tempo: Stephen King!

Quindi, per omaggiarlo e anche per portare un pelino d’acqua al mio mulino (ricordiamoci che non è l’unico a compiere gli anni oggi) ho deciso di pubblicare anche io un recap su tutti i post pubblicati su di lui finora; tutti con un piccolo commento che introduce ai post!

Cominciamo con…

I post su It:

It, il romanzo! Mi ricordo che impiegai mesi a leggerlo e a tratti ero pure infastidito dalle mille mila descrizioni di personaggi che morivano la pagina dopo! Ma è un grande libro.

It, la miniserie televisiva. Personalmente la preferisco ai due remake perché riesce a trasmettere una migliore dei personaggi e a creare l’orrore più sulla corruzione della cittadina e piccoli dettagli piuttosto che con mille jumpscares.

– It, il remake . Carino, secondo me con la tecnologia attuale avrebbero potuto puntare più sull’orrore che sul terrore con un clown che spunta urlando come un pazzo; sarebbe potuto essere meglio ma il lavoro lo porta a casa alla fine.

– It, il sequel del remake. Questo film invece è ingiustificabile, non è fedele al libro e rende il primo capitolo inutile: che serve aver mostrato le avventure dei ragazzi nel primo film se poi tornano a mostrarli in questo, con gli elementi da ricordare girati apposta qui??

– Il confronto tra It e Il colore venuto dallo spazio, in cui rifletto sulle similitudini che accomunano due celebri autori, l’uno ispirazione dell’altro.

I post su Pet Sematary:

Pet Sematary, il libro. Bellissimo libro sul lutto e la perdita; il tutto però all’epoca lo trovai leggermente morboso: infatti, la narrazione sembra soffermarsi in maniera crudele sul dolore della povera famiglia protagonista

Pet Sematary, le trasposizioni cinematografiche. Breve post in cui parlo delle due versioni; com’è facile intuire preferisco di gran lunga quella più vecchia, mentre il remake è brutto forte.

Pet Sematary, la prima trasposizione. Bellissimo film che mi ha colpito per come sono riusciti a mostrare l’ombra sinistra del cimitero vivente e di come siano facilmente riconoscibili gli esseri rianimati.

Inoltre, sul mio blog ho pure condiviso una bellissima recensione di The Shining mentre ho citato It innumerevoli volte nelle mie liste (troppe da riportare tutte). Pur avendo letto anche Carrie, il romanzo manca sul mio e mi dispiaccio enormemente di ciò; ma mi dispiacerà ancora di più se non mi farete gli auguri di buon compleanno.^^

Ciao, ci vediamo il 24! Secondo voi ho trattato Stephen King abbastanza sul mio piccolo blog o mi mancano titoli importanti?

Da che film è tratto questo bel gattone?