Racconto incompiuto: Lucille

Lucille guardò lo specchio. I lunghi riccioli biondi le ricadevano sull’occhio sinistro e fino alla bocca, contrita in una smorfia di paura. Chi era la donna che osservava nel riflesso? Era troppo perfetta, pareva una bambola. Incapace di contenere tale disagio, con un pugno a mano aperta lo sfondò e urlò: ora la sua mano era rossa e piena di schegge.

<Stai ferma Lucy. Ci abbiamo messo ore a prepararti!>, la riprese una voce femminile.

Quando la ragazza si voltò, una giovane donna dallo sguardo severo e fiero la sovrastava dal basso di una sedia. Nella penombra della stanza, la bellezza bionda poteva benissimo notare come quella strega contraeva in modo feroce la propria mascella inferiore contro quella superiore, la tensione era palpabile. Ci fu un lungo silenzio, al termine del quale la giovane donna seduta si alzò dalla sedia e, rovistato un borsone posto sul letto della suite, ne tirò fuori una boccetta nera.

<Vieni qui. Subito.>, le disse austera la giovane donna. <Non morderti le labbra, casomai succhiatele. Veloce, non abbiamo l’intera nottata.>

La bionda Lucille ubbidì e le porse la mano ferita. <Farà male?>

<Hai subito di peggio. Non urlare, è un hotel rispettabile questo. Se non sopporti il dolore avresti fatto meglio a non lacerarti la tua bella pelle. Ecco, ho finito. Come nuova.>

Lucille sorrise e andò a sedersi sul letto a due piazze. Era ancora a piedi nudi, non poteva neppure accavallare le gambe a causa del tubetto nero che lei stessa si era scelto; quindi, con un grande sforzo di flessione e allungamento della schiena, riuscì a infilare i piedi piccoli e snelli nelle decolté rosse. Finalmente pronta, controllò che i capelli ricadessero lungo le spalle e si rimise lo smalto rosso carmine sulla mano guarita.

Si voltò e si diresse verso la porta.

<Bene, questa è la tua borsetta. Al suo interno troverai una lima per unghie, due boccette di smalto e i tuoi documenti. Buona fortuna.>, parlò finalmente la strega che l’aveva preparata fino a quel momento.

<Grazie mille! Ciao!>

<La limousine ti sta aspettando davanti all’entrata. Buona fortuna, sarà grazie a te che uccideremo quei contadini di merda.>, ribatté l’altra con aria di superiorità.

La porta si chiuse.

Lucille iniziò a scendere fino al terreno. Quella era una serata che avevano pianificato nei minimi dettagli, niente sarebbe andato storto. Erano i migliori in questo genere di operazioni e quindi era verosimile supporre che l’elevata efficienza, che con i mesi avevano dimostrato di possedere, si sarebbe dimostrata rilevante e sufficiente. Dopotutto, erano i pupilli delle migliori casate addestrati a essere spie, guerrieri e portatori di morte, in loro scorreva lo stesso sangue che rafforzava un tempo i numi celesti: meglio di loro nulla esisteva, almeno in quella generazione.

E quando un affascinante autista la guidò verso l’interno di una limousine d’alto bordo, gli sorrise: adorava quegli occhi azzurri e sempre rassicuranti. Finalmente al sicuro dentro al veicolo, si poté rilassare perché nulla aveva fermato la sua avanzata e di sicuro niente avrebbe potuto frapporsi tra lei e la sua meta. Certo, essere troppo sicuri della riuscita della missione ne avrebbe certamente pregiudicato l’esito per la loro colpa di superbia, ma la bellissima Lucille era abbastanza certa del loro successo; ciononostante, iniziò a mangiucchiarsi le pellicine delle dita sotto alle unghie smaltate.

L’autista, di cui Lucille riusciva a scorgere la bocca sorridente grazie allo specchietto centrale non ancora coperto dal separé, la vide nervosa e cercò di rassicurarla. Aveva una pronuncia molto dolce, quasi soave, avrebbe potuto ascoltarlo per ora mentre guidava in maniera impeccabile per le strade di Los Angeles forse anche grazie a quel tono che sembrava viaggiare tra parti più alte e allegre e parti più intime e basse, quasi fosse una ninna nanna. A Lucille, dispiacque rispondere e interrompere quella freschezza che la colpiva con cotanta bellezza.

<Nulla, sto bene. Il problema è che… io non so fingere e tutti dicono che sono la perfetta rappresentazione della bellezza casta, che non attizza nemmeno se ci prova. E se non dovessi piacergli, non avranno di certo abbastanza tempo… Insomma, guardami, sai bene che non ho mai indossato vestiti così attillati e rivelatori, ho paura che se mi dovessi abbassare si possa strappare in qualche punto. Avete cercato tanto di modellarmi a somiglianza di un afroditea come le tue sorelle ma non credo ce l’abbiate fatta. Per baccolina, io sono un cecchino, sono l’onnivedente che tutto colpisce! Non una donnaccia d’alto bordo, manderò tutto all’aria!>

L’austista sistemò lo specchietto retrovisore in modo da poterla osservare mentre si portava le mani una volta callose alle guance rosse pronta a scoppiare a piangere e far crollare l’elaborato trucco che serviva a proteggere le sue uniche caratteristiche fisiche che l’avrebbero fatta scoprire. Quindi, prima ancora che quella potesse versare una sola lacrima, l’autista inchiodò in mezzo alla strada; lei si schiantò come un sacco di patate contro il tappetino del veicolo. I due poi si guardarono tete a tete, per chiarire.

<Amica mia cara, tu sei stata scelta da Jennifer in persona perché non solo sei di una bellezza straordinaria ma sei pure capace di gestire un uomo meglio di chiunque altra: Jane è brava anche lei ma non in quello che devi fare tu, Renée di sicuro ci sarebbe andata a letto non appena ne avrebbe avuta la possibilità e Clotilde non ha di certo l’attenzione adatta per manipolare la serata. Tu invece sei una ragazza allegra e spontanea che preferisce stare con i ragazzi fin da quando eri piccola, no? Di sicuro sei quella che lo sa gestire meglio e sei pure il suo tipo. Meglio di così, no?>

Lucille, nel frattempo si era issata di nuovo sul sedile di pelle rossa e abbassato il finestrino lasciava entrare un po’ di aria fresca nell’abitacolo. Con un colpo di mano si sistemò i lunghi boccoli dietro alla testa e inspirò profondamente; calmatasi, espirò e tornò a guardare quell’autista dallo sguardo dannatamente conturbante.

<Ok, certo. Riparti ora, abbiamo almeno due ore da regalare a Jenny e gli altri.>

E la macchina ripartì alla volta del ristorante italiano “Spaghetti e pizza, the best from Italy”.

<hr>

<Bene, tesoro, ora siamo arrivati. Scendi dalla macchina e sfoggia il tuo miglior sorriso! Io aspetto Renée e Carlos!>

La limousine si era fermata proprio davanti all’entrata della proprietà del prestigioso ristorante. Quando Lucille aprì la portiera, il profumo delle viti la avvolse; quando posò il primo sandalo per terra, un terreno soffice la accolse. Quindi, prese la borsetta di perline, inspirò e scese definitivamente dalla macchina.

Si guardò intorno. Si trovava all’inizio di un viale alberato illuminato da torce e da una luna più splendente che mai. Un venticello le accarezzava il viso perfetto, scolpito dal trucco seguendo i gusti dell’uomo che la aveva ingaggiata per quella serata. Erano passati due minuti da quando era scesa, ma lei non si era mossa e la limousine era ancora ferma al suo posto.

Un finestrino, quello a fianco dell’autista, scese e una mano bella e virile tamburellò sulla portiera. <Bambola, vuoi andare o no? Hai fatto di peggio, lo sai vero?>

E lei lo sapeva: molte volte Lucille aveva indossato completi bianchi o dorati per ritrovarsi di rosso vestita a fine serata, fradicia e puzzolente. Lavorare presso Bloody Jennifer comportava non solo gloria e ricchezze indiscusse, ma anche uno stomaco molto resistente ai tormenti dell’animo. La prima volta era stata normale e devastante, si era preoccupata solo quando la normalità di quelle azioni aveva soppiantato la paura. Lucy non aveva paura per ciò che avrebbe dovuto fare in caso qualcosa fosse andato storto, ma di cosa le avrebbe chiesto la vittima se tutto fosse filato liscio! Ma ormai era lì, quindi doveva lavorare: con una pacca che risuonò tonfa da quanto potente sul tettuccio della vettura, segnalò all’autista di andare via  e si incamminò.

Quando arrivò al ristorante, ad attenderla trovò un cameriere alto e allampanato, scheletrico e fragile, dai tratti sicuramente ispanici – occhi neri, pelle olivastra, capelli ricci e corvini – ma dalla nazionalità indefinita. Quando la vide, le si inchinò con un sorriso e le pose una domanda di routine: aveva prenotato?

<Ma certo. Sotto il nome di Lucille Hale, controlli pure!>

Il cameriere, dopo una rapida controllata all’elenco che teneva in mano, annuì sorridendo, un sorriso che rese le profonde occhiaie di quel viso magrissimo nella penombra lunare più simili a solchi di voragini più che ai loculi oculari. Le fece cenno di seguirlo. Lei soddisfatta, lo fece.

Il locale era molto carino, il colore dominante era il rosso; rosso carmine sulle pareti, il rosso delle catenelle di peperoncini e peperoni alle pareti, il rosso delle rose raccolte in vasi, le tovagliette dei tavoli metà rosse e metà bianche, i tendaggi scarlatti e la divisa dei camerieri color magenta. Ogni tanto la bella bionda poteva notare qualche pacchiano souvenir italiano, come una miniatura o un busto di chissà quale personaggio importante italiano. Non era ancora arrivata alla sala dove risiedeva il tavolo prenotato che subito si sentiva osservata: una cameriera la puntò e li raggiunse.

<Mais buonasera, miss…?>, le chiese la cameriera mentre scacciava il povero ragazzo che aveva condotto l’ospite fino a quel punto.

<Miss Hale, prego. Questo gentile cameriere mi stava portando alla mia prenotazione. Lei sa dov’è?>

<Ma sherto.>, rispose la cameriera portando sotto all’arcata che delimitava l’inizio di una nuova sala. Indicò un uomo seduto al centro. <E’ quello lì. Cosa mi dicci?>

Lucille squadrò attentamente l’uomo seduto ad aspettarla e poi tutta la stanza; sembrava che il suo sguardo oltrepassasse le pareti, si perdesse per i campi che si celavano dietro alla struttura per coltivare gli ortaggi che servivano in cucina. Nervosa, contrasse la mandibola inferiore con quella superiore e inspirò. La cameriera le si avvicinò, di modo che solo due potessero sentire ciò che si dicevano.

<Allora? Bell’uomo vero?>

<Sicuramente affascinante. Non capisco chi possa essere, non combacia con nessuno dei fascicoli che abbiamo ispezionato. Sarà sulla quarantina, occhi castani, capelli brizzolati e mossi, corti, ben piazzato, sarà sul metro e ottantasette, peso novanta chili, la parte del corpo più allenata è il quadricipite, ha braccia molto sottili per la sua stazza, non credo sia un combattente. Nel raggio di duecento metri, non vedo nessuno che sembri in attesa, è probabilmente solo. Avrà tutti i soldati a casa, a proteggere i reperti. Da quanto aspetta?>

<Meh. Sarà qui da una quindicina di minuti, sempre calmo e con lo sguardo basso sull’orologio. Per quando avevate l’appuntamento?>

<Ora. Augurami buona fortuna! Senti, dì a Carlos di cercare qualcuno con una voglia molto grande sulla spalla sinistra e un tatuaggio a forma di colomba sull’inguine. Ok?>

<Ok, je vais! Bonne fortune, Lucille!> e la salutò.

Così, mentre la bella bionda a passo sicuro si dirigeva presso il suo cliente, la cameriera si era inoltrata verso la cucina. Là incontrò il cameriere ispanico, si era già tolto la divisa. subito, senza che nessuno degli altri dipendente le dicesse nulla, si tolse anche lei la divisa e indossò una lunga tuta aderente e un paio di scarpe da ginnastica. Raccolse i lunghi capelli fino a quel momento sciolti in due code di cavallo e, con uno schiocco di dita, raccolse l’attenzione dell’altro anche se era occupata con un’ampia porzione di pasta alla puttanesca. Insieme, salutarono il resto dello staff e uscirono passando per la porta del retro.

I due, veloci e taciturni, camminarono girandosi  più volte per vedere se fossero inseguiti. Poi, raggiunto il parcheggio nel buio della luna coperta, salutarono l’affascinante ragazzo che li aspettava appoggiato alla limousine nera come quella notte.

<Ma buonasera ragazzi. Carlos, sbagli o a portar vassoi ti sei leggermente stancato?>, chiese James all’amico mentre gli apriva la portiera. Poi, una volta fatto entrare, concentrò l’attenzione sulla bella brunetta che lo stava imitando: <Tu invece, sei stupenda come sempre!>

La ragazza una volta seduta si girò a guardarlo e sorrise compiaciuta. Carlos, invece, si limitò ad accendere la luce dellìabitacolo e controllò l’ora. <Fuerza, amigo! Sono già le sette e mezza passate! Mettiti al volante, che ci stanno aspettando!>

James, allora, chiuse la portiera, circumnavigò il cofano e si sedette al posto di guida. Sospirò e accese il motore.

<Certo amico! Com’è andata?>, chiese l’autista dopo qualche minuto, a un semaforo rosso.

A dare la risposta questa volta fu la brunetta dagli occhi a mandorla e la carnagione d’avorio. Si stava controllando le unghie: non se le smaltava e non le teneva lunghe, ma durante il tragitto si era accorta di essersi ugualmente rovinata le dita con il calore delle portate; sospirò e si stravaccò. <Poteva andare meglio, non hanno fatto che guardarmi le cul… Il vestito era troppo aderente ai fianchi…>

<Davvero?>, ribatté allora Carlos, <A me stava abbastanza largo, mi ci sono trovato benissimo. Invece, i piatti pesavano un po’ troppo. Soprattutto i secondi!>

<Vabbeh, sei più alto di James e pesi meno di me, Carlos! E...>

James, oramai quasi arrivato alla loro destinazione, scoppiò a ridere. Interruppe la loro conversazione perché pensava che facessero bene a guardarle il sedere, era uno dei migliori in circolazione considerando anche le capacità elastiche della ragazza, ma non lo avrebbe mai ammesso perché temeva la castrazione chimica da parte di Jane! Quindi, preferì pensare ad altro e chiese loro del bersaglio, com’era; Renèe riferì le impressioni di Lucille e poi aggiunse che era un bell’uomo. Carlos, invece, condivise un’opinione molto allarmante.

<Mi ha guardato molte volte, me e te, Renée. Uno sguardo pacato ma attento, sapeva benissimo chi eravamo. Diablo, se farebbe del male a Lucilla per colpa nostra… Non me lo perdonerei mai… Dopotutto, non sappiamo nulla di lui. E c’è un’altra cosa strana: era senza guardie! Completamente!!>

A quelle parole, l’amica lo rassicurò: <Tesoro, Lucie è capace di badare a se stessa. Anche fisicamente, picchia forte se costretta. E vede i pericoli prima di chiunque altro, starà bene. Invece, mi chiedo cosa stanno facendo gli altri… E’ vero che non c’erano guardie, quindi saranno tutte qui. E…>

James, finito di rallentare, chiuse il motore e tirò il freno a mano. Si girò a guardare gli altri due: <Renée, Carlos, inutile pensarci su: siamo arrivati. Vedremo cosa ci aspetta.> e scese.

Questo è un pezzo di racconto che ho scritto con alcuni personaggi da me usati molto spesso. Come vi sembra? Ma soprattutto, i personaggi, come li descrivereste a livello fisico (es, citare un attore o un modello) e caratteriale? So che sono parole buttate a caso, quelle scritte sopra, ma è pur sempre un allenamento per migliorare. 🙂

After, comment al film

 

Dopo avere letto e commentato il libro che ha dato vita a uno dei fenomeni più parlati e criticati della piattaforma virtuale Wattpad, oggi voglio parlarvi della sua trasposizione cinematografica: After, un gioiellino per morire di noia!

Cosa mi ha spinto a commentare la trasposizione di un libro che ho smontato qualche mese fa? Semplice, avendo letto il libro volevo confrontarlo con la sua trasposizione come ho già fatto altre volte qui, nel mio piccolo blog, ed ero pure curioso di vedere quanto avessero modificato la trama per salvare la faccia alla Todd; inoltre, a me piace tanto parlare e sparlare dei miei interessi, cercare di creare un testo che possa interessare alla gente ma dà piacere anche ricevere dei risultati: ecco, il mio commento al libro di After è uno dei più letti scritti quest’anno con più di ottanta visualizzazioni, che sono tante per il mio piccolo blog soprattutto perché derivano da una buona indicizzazione, su questa piattaforma e su Google, e da una bella quantità di commenti nostri che lo arricchiscono. Quindi, presa una bella quantità di appunti, preparo il pepe sulle mie dita per un bel commento pungente nel mio stile tranquillo e politically correct.

Trama:

Il film parla di una ragazza, Tessa, che va per la prima volta in un college che nessuno ha mai sentito nominare importante solo per le grandi feste in cui si gioca a Obbligo o verità (lo avessero reso porno come gioco almeno avrebbe avuto senso di esistere nella trama) e i grandi nepotismi. In questo college Tessa condivide la stanza del dormitorio con una terribile tatuata e pure lesbica il cui nome viene nominato meno di quanto vengano mostrate le tette e quindi non importa; la cosa importante è che grazie a lei conosce il sexy quanto una patata lessa Hardin, il ragazzo tenebroso ma dal cuore nobile che la inizierà e la allontanerà dalla madre opprimente: infatti, la sua vita era tranquilla ma avendo conosciuto Hardin la vita di Tessa si può riassumere solo con la parola dopo (after, nella madrelingua). Vabbeh, poi la trama è scontata.

Commento:

Questo film non mi è piaciuto perché se nel libro Hardin picchiava le persone, Tessa dava delle troie alle ragazze e poi troieggiava cornificando il proprio ragazzo, la madre le tagliava i fondi per il college e Landon era quasi l’amico gay di turno, almeno qualcosa succedeva; questo film è il niente totale. Secondo me, Anna Todd aveva scritto il primo libro da ragazzina e costretta dai fan a mantenere bassi gli standard per non deluderli o perché incapace si è ritrovata autrice di una saga il cui capostipite puzza de sterco; quindi, avendo la possibilità di rifarla utilizzando un media diverso ha deciso di dare un taglio secco ha tutte le putrescenze che aveva dato vita su carta… Il problema è che sono tantissime e che non le ha sostituite plasmando quindi un film vuoto. E poi, mi ha fatto ridere anche come ha cercato di levare il white washing che regnava nei suoi libri cercando di dare inclusività ai suoi personaggi dimostrandosi però ridicola e l’ipocrita che realmente è: Tristan è diventato donna perché secondo me c’erano troppi ragazzi indistinguibili, Landon ha perso la sua razza bianca coi meravigliosi occhi azzurri ed è diventato nero con la madre bianca, la bionda stronza ha perso lo stereotipo delle bionde troie ed è diventata bruna, la madre è molto meno isterica e infine Steph è lesbica; quindi, ora abbiamo dentro gli afroamericani, il mondo LGBT, più corpo femminile e maggior amore genitoriale. Un capolavoro!

La trama è sterile come avrete potuto notare e ci sono notevoli buchi all’interno di essa ma soprattutto il problema è la noia: dopo un’ora io ho smesso di prendere appunti e posando la testa sulle mani ho iniziato a guardare il film sperando che finisse il prima possibile. Durante la trama succedono più o meno le cose del libro ma molto edulcorate, After cerca di essere un esempio positivo mostrando come Hardin chieda più volte a Tessa se sia veramente sicura di perdere la verginità e poi lo fanno esplicitamente con il condom (ma ciò per creare un’immagine positiva del film è  inutile perché quando il ragazzo, ripeto il ragazzo, di Tessa la sta aspettando lei perde la sua verginità con Hardin). In pratica, il film ruota attorno a lui che cerca di essere carino con lei, loro che fanno softsex, loro che litigano e poi lei che parla a caso; sì, parlare a caso è la perfetta combinazione di parole per distinguere i dialoghi di questo film: le conversazioni sono sconnesse, si cade di palo in frasca, fanno citazioni letterarie a caso solo per dimostrare di conoscere la materia di cui parlano fallendo però miseramente e risultando ridicolo. E infine, parlando di trama, se fosse stata fedele al libro dovevo finire al seguente minutaggio: 1h28′.

I personaggi di quest’opera d’arte sono piatti, si riconoscono solo grazie all’aspetto e sono pure difficili da ricordare: meri involucri ovviamente di persone di bell’aspetto non hanno un linguaggio caratterizzante, un modo di fare unico o una mentalità speciale; sono comparse, pure i protagonisti. L’attore di Hardin, oltre a non collimare con le descrizioni fatte nel libro del personaggio neppure per la quantità di tatuaggi ( e ci credo: sarebbe piaciuto a molte meno ragazzine se fosse stato elitario come un super tatuato con il braccio tanto pieno di tatuaggi grigi da non mostrare la pelle rosa), non dà una grande prova recitativa cercando quindi di plasmare il proprio personaggio come un dark fallendo però miseramente per colpa della sua mono-espressione da pesce lesso; inoltre, Hardin dovrebbe essere un ragazzo minaccioso e l’attore ha meno massa di Tessa! Invece, l’attrice di Tessa non è nulla di particolare a livello estetico o recitativo, non influisce minimamente in positivo o in negativo sulla (mancata) riuscita del film.

In questo commento non troverete immagini prese dal film perché di solito tendo a riciclare in più articoli le immagini scelte per salvaguardare la memoria della piattaforma: durante le due ore di pellicola niente mi ha impressionato, perfino una qualunque serie anche televisiva può raggiungere le immagini proposte da After.

Fedeltà al libro:

After non è fedele al libro come ho già detto nelle righe antecedenti: i personaggi sono stravolti e addolciti nel carattere, molti eventi di violenza o sesso sono stati eliminati e perfino la trama è cambiata; se il libro finiva con un colpo di scena che capovolgeva la già flebile relazione tra i due, nel film il colpo di scena è a metà della durata e quindi Tessa ha tempo di dimostrare la propria stupidità e di rimettersi con quello stronzo di Hardin, distruggendo quindi la sequenza degli eventi originale e il motivo dell’esistenza del primo sequel letterario. Come già citato, molte scene vengono migliorate e vorrei porre l’attenzione su alcune per dimostrare quanto ridicola sia Anna Todd:

-Tessa nel libro va alla festa con un’acconciatura orripilante da bambina di due anni e un vestito lungo fino a dopo le ginocchia; nel film, l’acconciatura è diventata una coda di cavallo e il vestito ha una minigonna;

-Se Steph l’hanno fatta lesbica e Tessa si vergogna di svestirsi di fronte a Hardin perché ovviamente pensa le voglia mettere le mani addosso in quanto ragazzo avente impulsi sessuali verso le ragazze, per Steph non dovrebbe gli stessi problemi?? Anzi, Tessa è di mentalità retrograda, dovrebbe tenerla almeno a centro metri di distanza! Ma ovviamente no, senza un motivo giusto per mostrare quanto il film è scritto male;

-Tessa si sveglia nel cuore della notte a casa di Hardin e c’è Hardin che la fissa e che probabilmente l’ha fissata per ore, il tutto ovviamente con fare romantico alla Twilight (che almeno c’era un motivo e a Bella all’inizio era venuto un infarto, giustamente);

-Non è un cambiamento ma volevo metterlo lo stesso: con la lettera finale che chiude il film, hanno definitivamente confermato di non conoscere veramente Orgoglio e Pregiudizio.

Conclusioni:

Il film non ha motivo di esistere né come trasposizione cinematografica né come film a sé stante; è noioso e ripetitivo, come dicono tutti in rete esistono anche film di serie B con la stessa identica trama e lo stesso uguale livello recitativo. Non è una delusione perché il libro da cui parte puzza de sterco, ma a livello metaforico non è che sia molto migliore; sconsigliato, soprattutto sconsigliato agli adolescenti: in giro c’è roba molto migliore di ‘sto schifo noioso e scontato.

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Partendo dalla fossa, è difficile costruire un grattacielo

Perché il Libro della Giunla 2016 è sbagliato

Ciaone brontolone!

Domani ho un esame e quindi non ho tempo da dedicare al blog, soprattutto perché il computer mi è tornato dopo alcuni giorni dal tecnico; volevo condividere un articolo di uno dei blogger che seguo, ma continuo a pensarlo come un furto e quindi, messa via l’idea, ho preferito riproporre il mio commento al Libro della Giungla del 2016. Poi ne metto a fine pagina anche uno attuale, tranqui.^^

Trama:
Mowgli, un cucciolo d’uomo cresciuto da una famiglia di lupi, è costretto a lasciare la giungla quando la temibile tigre Shere Khan, segnata dalle cicatrici dell’uomo, giura di eliminarlo per evitare che diventi una minaccia. Costretto ad abbandonare la sua unica casa, Mowgli s’imbarca in un avvincente viaggio alla scoperta di se stesso, guidato dal suo severo mentore, la pantera Bagheera e dallo spensierato orso Baloo.

Commento:
Questa scatola di cioccolatini è stata cucinata a regola d’arte, il pacchetto che li contiene è molto grazioso, è di quel rosetto pastello che rilassa tanto gli occhi, e poi il fiocco bianco è proprio elegante. L’unico problema? Hanno usato gli ingredienti sbagliati.
Ho appena descritto questo film.
Tutto molto bello, riprese mozzafiato, la grafica degli animali è sbalorditiva (non ho capito se fossero reali o no, credo di no), la colonna sonora è molto accattivante e soprattutto Mowgli riesce ad avere delle idee molto ingegnose. Peccato che questo non sia Le avventure del moccioso e i suoi animali parlanti, ma un’opera il cui soggetto è Il libro della Jungla di Rudyard Kipling; questo film ha anche l’arroganza di chiamarsi con lo stesso nome del libro! Ma partiamo dall’inizio.
La trama è completamente stravolta: infatti, mentre il libro presenta una serie di racconti posti a evidenziare quanto Mowgli, la metafora dell’uomo bianco, sia superiore al resto della Giungla e tanto intelligente da essere rapito dal più stupido dei popoli affinché diventi loro guida, i film mostra un moccioso la cui unica abilità è intrecciare liane. Inoltre, personaggi fondamentali sono stati rimossi (Babbo Lupo) o altamente ridimensionati parlando solo come importanza nel film (Akela, Fratel Bigio/Grey, La Diavola, Chil), mentre altri (Re Luigi in primis) sono stati creati solo per fare soldi e dimostrare che del libro hanno letto solo la copertina!
Le musiche sono belle, ma non i due intervalli musicali: la canzone di Baloo è orecchiabile ma la Disney ha sempre fatto di meglio, mentre quelle del Re delle scimmie è inascoltabile.
Sconsigliato, veramente sconsigliato. Buono solo per passare due ore e poter dire: “Ho perso tempo!”

Le differenze in ordine di apparizione:
– Bagheera nel film dà consigli a Mowgli su come arrampicarsi sugli alberi; nel libro questo è inconcepibile essendo il disprezzato Bandarlog l’unico popolo che ci va.
– Nel film è Bagheera a trovare Mowgli, mentre nel libro è Babbo Lupo, scena in cui viene spiegato per cui Shere khan vuole uccidere Mowgli.
– Shere Khan nel film è ferito al muso (è cieco da un occhio), mentre nel libro egli è zoppo.
– Mowgli se ne va, nel primo racconto del libro, solo quando Shere Khan, passati molti anni, è diventato popolare alla nuova generazione di lupi; nel film Mowgli se ne va quando la tigre lo minaccia.
– Nel film gli elefanti vengono divinazzati, mentre nel racconto sono solo i re della giungla.
– Bagheera e Shere Khan non si scontrano mai nel racconto.
– Shere Khan uccide Akela; nel libro alla fine del terzo racconto è, più o meno, il contrario.
– Kaa nel film cerca di mangiarsi Mowgli; nel libro lo salva dalle scimmie.
– Baloo nel film è uno sfaticato approfittatore che si redime; nel libro il maestro dei lupi e del bambino.
– L’incontro con le scimmie non avviene, come nel film, perché lui non vuole tornare dagli uomini ma perché non vuole imparare le parole maestre
– Le scimmie nel libro rapiscono Mowgli per farlo loro capo; nel film è Re Luigi a ordinarlo affinché il ragazzo gli dica come usare il fuoco.
– Alla fine Mowgli viene accettato dal branco, mentre nel libro viene rinnegato e va dagli uomini.

Voto:
1: se volevano fare una cosa del genere non dovevano usare i contenuti e la fama del libro.

~ Tratto da: https://ilblogditony.blogfree.net/?t=5643575

Ecco, questo è il commento che ho scritto nel 2016 dopo avere visto il film in streaming. Ancora adesso trovo che il film sia profondamente sbagliato perché pur mantenendo il titolo da cui deriva ne stravolge i contenuti socio-culturali e il messaggio razzista che essa contiene; continuo a pensare che se il libro fosse stato meglio conosciuto la reazione del pubblico sarebbe stata molto diversa, me lo figuro che sarebbe stato un poco com’è successo alla saga di Percy Jackson, ma comunque si parla sempre di un prodotto della casa -delle idee- non sue e quindi sarebbe stato idolatrato in ogni caso. Essendo cresciuto immaginandomi le avventure di Mowgli (che comunque sono solo meno di un terzo del libro e soprattutto racconti fini a se stessi) mi sono arrabbiato allora e mi arrabbio ancora adesso, tanto che veramente non riesco più a guardare un film puramente Disney. Schifo fa questo e probabilmente lo farà anche Il re leone, dallo stesso regista. Veramente, milioni sprecati che sarebbero stati ben spesi invece a fare conoscere meglio l’opera di Kipling! Ma vabbeh, ditemi la vostra se avete letto il libro.^^

After

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Buongiorno!

Ieri ho concluso la lettura delle quattrocento pagine di un libro pesante, sessista e manco divertente: After. Parla di una ragazza acqua e sapone che intreccia la sua nuova vita da ragazza del college con un ragazzo aggressivo, rozzo, che la prende per i polsi metà delle volte e l’altra metà le ordina cosa fare; grazie a lui lei cambierà diventando libera: finalmente, si ribellerà alla madre oppressiva e padrona, riuscirà a dire addio al fidanzato belloccio ma asessuale e a una vita di pregiudizi, diventando la Tessa che ha sempre voluto essere. Una bella lettura piena di ragazze putt… ehm, vestite in maniera provocante e cani rabb… ehm, ragazzi perfetti e virili.

Ma cos’è veramente After? After è una fanfiction su Harry Styles, il bel ragazzo inglese che ha cantato con gli One Direction, fan fiction che dato che su Wattpad ha ottenuto numeri altissimi è stata messa sulle librerie per ragazze che non hanno mai fatto sesso e vedono i ragazzi come, probabilmente, oggetti sessuali cafoni: infatti, Tessa e Hardin non fanno altro che litigare con lui che la insulta tutto il tempo e fare sesso (descritto male) e quindi le lettrici apprezzano questo libro perché concordano che gli uomini sono bravi solo a fottere e le ragazze a subire passivamente. Bello!

Ecco la trama, dove si nota subito il grande tripudio di punti:

Acqua e sapone, ottimi voti e con un ragazzo perfetto che l’aspetta a casa, Tessa ama pensare di avere il controllo della sua vita. Al primo anno di college, il suo futuro sembra già segnato… Sembra, perché Tessa fa a malapena in tempo a mettere piede nel campus che subito s’imbatte in Hardin. E da allora niente è come prima. Lui è il classico cattivo ragazzo, tutto fascino e sregolatezza, arrabbiato con il mondo, arrogante e ribelle, pieno di piercing e tatuaggi. È la persona più detestabile che Tessa abbia mai conosciuto. Eppure, il giorno in cui si ritrova sola con lui, non può fare a meno di baciarlo. Un bacio che cambierà tutto. E accenderà in lei una passione incontrollabile. Una passione che, contro ogni previsione, sembra reciproca. Nonostante Hardin, per ogni passo verso di lei, con un altro poi retroceda. Per entrambi sarebbe più facile arrendersi e voltare pagina, ma se stare insieme è difficile, a tratti impossibile, lo è ancora di più stare lontani. Quello che c’è tra Tessa e Hardin è solo una storia sbagliata o l’inizio di un amore infinito?

Bene, ora prima del mio commento e prima di condividere piccoli estratti, dei riferimenti concreti, ripropongo ciò che ho scritto su due pagine di un mio quadernino, mie impressioni. Piccolo appunto: sessismo e amoralità dopo un po’ ci si fa l’abitudine e quindi non li ho più scritti più di tanto. Ecco qui:

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Allora, prima di tutto vi consiglio di ascoltare la recensione di Ilenia Zodiaco, una ragazza bravissima che con una riflessione comica ci spinge a pensare ai vari contenuti di questo libro; mi fa ridere ogni volta che la ascolto perché mima alcuni gesti e alcune scene, dà commenti in tempo reale e spiega con battute taglienti i molteplici comportamenti sbagliati dati per giusti. Consigliatissima.

A me il libro è piaciuto? No e se avete letto anche solo i miei commentini sui due fogli potete capire perché.

Ma per il mio commento seguo le recensione adoranti che si trovano su internet per cui, diamo inizio alle danze!

Commento:

Mi sono approcciato a questa lettura perché la recensione di Ilenia Zodiaco mi aveva veramente incuriosito e quindi volendo approcciarmi all’orrido dopo letture più classiche ho deciso di comprare il libro e leggermelo. Ecco, non pensavo che l’esperienza sarebbe stata così distruttiva perché non ho mai empatizzato per la protagonista né per nessuno degli altri personaggi perché erano descritti in maniera oscena sia per il loro carattere sia per come li vedeva lei! Ci ho messo almeno tre settimane per finirlo e non perché era lungo ma semplicemente perché sto studiando per gli esami e la voglia non mi veniva: ieri sera l’ho finito alle due del mattino solo perché non riuscivo a prendere sonno.

Informazione generali sulla forma:

Comunque, entrando nel dettaglio, il libro è narrato in prima persona da Tessa, al battesimo Theresa, una ragazza metodica, con molti pregiudizi e studiosa anche se lo studio non viene mai approfondito; la narrazione è triste perché è frammentaria, sembra di leggere una lista della spesa perché non ci sono pensieri, riflessioni o anche solo una narrazione con un tono, emotiva, e la traduzione presenta vari errori di grammatica e di battitura: congiuntivi mancati, preposizioni ad cazzum, tempi incoerenti e punti come virgole. I dialoghi sono gli unici metodi per capire com’è una persona internamente maaaaa fanno pena: non c’è un personaggio con un lessico specifico, tutti dicono cazzo e merda e dopo un po’ ci si abitua, i dialoghi sono appesantiti da continui lui dice, replica, trilla (trilla è fantastico!) e ringhia e non ci sono mai vere conversazioni, almeno con Hardin, perché lui la zittisce ogni due per tre. La descrizione fisica è interessante perché l’autrice si concentra sempre sui tatuaggi e i piercing per i ragazzi, sui capelli tinti e gli abiti testualmente da puttane o spogliarelliste per le ragazze; possiamo dire che alla fine i ragazzi si distinguono grazie al colore dei capelli, perché per il resto del corpo sono uguali, tutti con labbra sexy, addominali scolpiti, pantaloni con un rigonfiamento allucinante, occhi stupendi e via dicendo. Per quanto riguarda le descrizioni degli ambienti, non ci sono e non combaciano le poche con le reali dimensioni; parliamo della stanza del dormitorio, per capire: viene descritta inizialmente piccola con due letti e due scrivanie, ma poi andando avanti con la narrazione indirettamente scopriamo che ha almeno un armadio, una cassettiera, una televisione e l’ufficio in cui lei fa lo stage è enorme e grande quasi quanto la sua stanza nel dormitorio; averla io una camera così piccola, eh. E adesso, le vere risate: le scene di sesso! Fin dalla prima uscita come amici, lei con fidanzato che la ama e la rispetta a differenza di Hardin, dita nella vagina; quando lui si ubriaca e lei va da lui per soccorrerlo, lascia il fidanzato sul bordo della strada e con la macchina di lui va da Hardin e manco dirlo rimane a casa di Hardin dove la sera senza avvisare il proprio fidanzato (che la sta ancora aspettando xD) fa una sega a Hardin; poi quando Hardin giustamente avvisa Noah, il fidanzato, che la sua santerella lo cornifica lei zittisce il fidanzato, dà dello stronzo a Hardin e invita il fidanzato ad andarsene, poi lo mollerà e da lì sarà un climax da pompino fino a sesso sulla scrivania dello stage. C’è da dire, però, che non carica sensuale, è come se la scrittrice si vergognasse perché non ci sono mai descrizione e non credo sia perché Tessa si vergogni: è ben disponibile a dare della puttana a chiunque ragazza che si diverte da single (ricordiamocelo); le scene di sesso sono tristi e noiose e anche ripetitive e poi lui ha problemi di precum, evidenti problemi.

Se questa è la qualità, almeno la storia sarà decente. No. In pratica, è un tira e molla continuo tra lei che vuole un vero fidanzato trattando malissimo il proprio che la ama e lui che la insulta e la fa piangere. Ogni tanto vanno a feste in cui le pensa che tutte siano puttane (una volta pensa che una ha ormai esaurito il proprio bonus puttanaggine settimale), fanno sempre sesso, non parlano mai perché se lei fa domande lui la zittisce e se ne va a ubriacarsi, e ennulla. Questa è la trama. Quindi approfondiamo i personaggi protagonisti: lol.

Tessa è studiosa sulla carta ma in preda agli ormoni sui fatti. Inizia il suo viaggio di maturazione con una madre opprimente e un fidanzato disponibile ma non attratto e quando entra nella propria stanza di dormitorio e conosce Steph viene introdotta in un mondo che lei schifa pienamente perché pieno di ragazzi tatuati con i piercing e ragazze tinte con vestiti sexy. Man mano inizia a frequentare Hardin e allegramente a cornificare il fidanzato; a mio parere è abbastanza zoccola soprattutto perché ha il fidanzato con cui doveva arrivare all’altare vergine ma per il primo cafone affascinante perde la testa e lo supplica fin da subito di metterle tutto quello che lui vuole dentro di lei (ricordiamo che lei non si fa problemi a chiamare le ragazze single ma che si vestono con abiti provocanti puttane). Lei ama i classici come Orgoglio e pregiudizio ma non cita mai i costumi dell’epoca e la parte economica del romanzo (l’ho studiato io al liceo in quarta un minimo e lei non lo sa che fa un corso di letteratura all’università!), ama Cime Tempestose e adora guardare La memoria del cuore, che chi l’ha visto sa benissimo che è tutto tranne che un film melenso e mediocre come invece Anna Todd lo descrive. Mi sono fatto l’idea che la scrittrice non abbia letto o guardato nessuna delle opere che cita oppure è stupida, ma visto che non sono come i suoi personaggi spero nella prima ipotesi. Tessa inoltre è abbastanza scema perché continua ad andare a feste dove si sente fuori posto ma continua ad andarci facendosi ogni volta insultare e scoppiando a piangere. In verità non so molto sui suoi gusti, il suo carattere, so solo che si veste come un’educanda che sta per diventare suora e cornificare mentre in cuor suo insulta le altre ragazze: non ci sono pensieri o riflessioni, quella zucca vuota non parla perché la metà delle volte scoppia a piangere quindi non sappiamo nulla del personaggio di cui leggiamo… cosa leggiamo? Il diario? Non si sa, non si capisce.

Invece, di Hardin sappiamo tutto. Sappiamo che ha un passato triste, sappiamo che suo padre si sta per risposare, sappiamo che lavora recensendo manoscritti ma soprattutto sappiamo perfettamente il suo corpo perfetto, quello ce lo descrive bene o almeno meglio degli altri e di se stessa: i suoi occhi verdi furibondi, i suoi riccioli, le sue fossette e i tatuaggi, piercieng su sopracciglio e lingua e il sangue secco sulle nocche del ragazzo che ha picchiato due volte e che ha quasi strozzato. In pratica, lui ordina a lei cosa fare della sua vita, la prende per i polsi, ogni tanto fa scenate di gelosia (e a vedere come ha trattato Noah fa anche bene), le dice che è veramente sexy ma dopo il sesso il novanta per cento delle volte la caccia, la zittisce molte volte, la fa piangere e la umilia e fa a botte. Il suo lato virile, cioè quello di maniaco che picchia la gente, viene fuori quando il suo futuro fratellastro viene trovato con un occhio nero, quando picchia a sangue due volte un ragazzo (una perché durante un gioco aveva osato baciare Tessa) e si professa un ragazzo tranquillo. Viene detto che da piccolo recitava a memoria copioni di teatro, legge anche lui i classici ma inutile dirlo non viene mai mostrato studiare, lavorare o leggere; beve e fa sesso.

Ecco, questo è il mio commento. Spero di essere stato esauriente, ma visto che molte volte le recensioni hanno anche estratti, ecco i miei estratti!

  • La mia scena preferita, a pagine 6 e 7:

«Ciao, io sono Steph», si presenta con un sorriso che trovo, con sorpresa, piuttosto intrigante. Quando si tira su dal letto e si appoggia sui gomiti, il seno minaccia di uscirle dalla scollatura del top. Senza farmi notare, do un colpetto con il piede a Noah quando i suoi occhi si fissano sul seno.

«Ciao… Io mi chiamo Tessa», balbetto imbarazzata.

«Ciao Tessa, piacere di conoscerti. Benvenuta alla WCU, dove i dormitori sono minuscoli e le feste colossali.» Vedendo le nostre facce inorridite, la ragazza dai capelli rossi scoppia a ridere. Mia madre è rimasta a bocca aperta e Noah si dondola sui talloni, visibilmente a disagio. Steph si avvicina e mi cinge con le braccia magre. Resto impietrita per un momento, sorpresa da quel gesto d’affetto, ma ricambio l’abbraccio. Mentre Noah posa le mie borse a terra, bussano alla porta. Per un momento spero sia tutto uno scherzo.

«Avanti!» grida la mia nuova compagna di stanza. La porta si apre ed entrano due ragazzi.

Maschi in un dormitorio femminile, il primo giorno di semestre? Forse la Washington Central è stata la scelta sbagliata. O forse c’era un modo per vagliare le possibili compagne di stanza? Dall’espressione afflitta di mia madre deduco che i suoi pensieri hanno preso la stessa direzione: poverina, ha l’aria di essere sull’orlo di uno svenimento.

  • Una colazione con la famiglia di Hardin, dove lei in pratica inizia a legare con la futura matrigna di lui, a pagine 184 e 185:

Hardin ci raggiunge a tavola qualche minuto dopo, ma nel frattempo ho già riempito il piatto con uova, bacon, pane tostato, una frittella e un grappolo d’uva.

«Grazie mille di averci preparato la colazione», dico a Karen, anche da parte di Hardin, perché so che lui non sprecherà tempo a ringraziarla.

«È stato un piacere cara», mi risponde sorridendo. «Hai dormito bene? Spero che il temporale non ti abbia tenuto sveglia.»

Hardin si irrigidisce accanto a me: probabilmente ha paura che menzioni i suoi incubi. Ormai dovrebbe sapere che non farei mai una cosa del genere, quindi la sua sfiducia nei miei confronti mi irrita ancora di più.

«Ho dormito benissimo. Di sicuro non ho sentito la mancanza del dormitorio!» Rido e tutti ridono con me. Tranne Hardin, ovviamente. Lui beve succo all’arancia e tiene gli occhi fissi sulla parete. Chiacchieriamo del più e del meno, e Ken e Landon bisticciano sui risultati di una partita di football.

  • Tessa spiega a un suo amico che ha rotto con il fidanzato cornuto e si è messa con Hardin, pagina 205:

Landon ascolta in silenzio il mio resoconto della rottura con Noah e i miei dubbi su come definire la relazione con Hardin, ovvero il fatto che secondo me stiamo insieme ma non ce lo siamo detto esplicitamente.

«Ti ho già messa in guardia, quindi non mi ripeterò. Ma per favore, sta’ attenta con lui. Ammetto che sembra cotto di te, nella misura in cui può esserlo uno come lui», dice mentre andiamo a sederci.

Apprezzo che Landon faccia del suo meglio per capirmi e sostenermi, benché Hardin non gli stia affatto simpatico.

  • Gelosia portami via, Tessa teme che Hardin la tradisca con Molly, a pagine 135 e 136:

Il morso di gelosia è la punizione per non avere rispettato la mia decisione. Scommetto che hanno ricominciato a spassarsela. O forse non hanno mai smesso. Ricordo che alla festa lei gli stava a cavalcioni e sento la rabbia montare. Ma rammento a me stessa che Hardin è liberissimo di fare ciò che vuole… e di farsi chi vuole.

«È proprio carina, vero?» chiede Steph, e tutti annuiscono.

Sento gli occhi di Hardin su di me, ma non posso guardarlo di nuovo. Indossa una maglietta bianca, da cui scommetto che si intravedono in trasparenza i tatuaggi, e ha i capelli spettinati alla perfezione. Ma non mi importa di quanto sia bello, o di quanto sia provocante l’abbigliamento di Molly.

È così irritante, con i suoi stupidi capelli rosa e quei vestiti striminziti. È una puttana.

  • Sesso porco, OMG!!! Pagine 353 e 354:

«Merda… Theresa», boccheggia lui, e mi affonda una mano tra i capelli. Non era mai stato in silenzio così a lungo durante una delle nostre esperienze sessuali, e mi accorgo che mi mancano le sue frasi sporche.

Continuo a dargli piacere e mi sposto sulle ginocchia. Lui si tira a sedere e mi guarda: «Sei così sexy, con quella tua boccuccia intorno a me», dice, e mi stringe più forte i capelli.

Sento sprigionarsi il calore tra le gambe e muovo la testa più veloce, perché voglio che mugoli il mio nome un’altra volta. Passo la lingua sulla punta e lui solleva leggermente i fianchi, spingendosi più a fondo nella mia bocca. Mi vengono le lacrime agli occhi e non riesco più quasi a respirare, ma sentirlo ripetere il mio nome rende tutto meno faticoso. Pochi secondi dopo mi toglie le mani dai capelli e me le posa sulle guance, per fermarmi. Sento l’odore metallico del sangue sulle nocche, ma resisto all’impulso di tirarmi indietro.

[…]

Sussulto di piacere quando le sue dita si fanno strada in me. Le muove piano, troppo piano, e d’istinto inizio a dondolarmi per accelerare il ritmo.

«Brava piccola… cazzo… sei sempre così pronta per me.» Mi stupisce ancora la rapidità con cui il mio corpo reagisce a lui. Sa sempre cosa e cosa fare.

«D’ora in poi mi darai retta, giusto?» mi chiede, mordicchiandomi il collo. «Dimmi che mi darai retta, o non ti lascerò venire.»

Bene, qui ho finito il commento a questa porcheria. Non ho voluto condividere passi in cui lui picchia la gente o la insulta perché comunque sarebbe stata citazione di scene violente e non condivido. Io sono dell’idea che puoi andare con mille persone come la disprezzata Molly fa se sei single e non ferisci nessuno come per esempio un fidanzato e non è la vita sessuale di uno o una a definire quella persona puttana ma invece lo è fare sesso per favori, come fa Tessa. Questo libro lo trovo estremamente sessista, incita alla violenza ed è scritto con i piedi. Mi sono fatto l’idea che queste scrittrici che descrivono tutti questi protagonisti come magrissimi e bellissimi con una vita sessuale sbalorditiva ma sociale zero siano leggermente fuori dal mondo.

Quindi? Questo libro va letto? No.

Ehm, NO!!!! A Charmed reaction

Ho appena guardato il trailer della nuova stagione di Streghe e devo dire che come ho visto queste scene ho pensato: tutto è sbagliato.

Questo Reboot mi sa tanto di Remake venuto male, con ragazze sbagliate e sceneggiatori annoiati. Insomma, essendo un commento a caldo, ecco i miei punti a sfavore:

-la sorellastra? Basandosi su una sorellanza e la forza della famiglia anche no, anche perché tutti sanno che non è originale;

-una strega ferma i corpi, una li lancia e l’altra sente le emozioni. Ricorda qualcosa?

-la casa è la stessa, perfino il libro;

-l’unico demone che hanno mostrato era in CG… in Computer Grafica, ma scherziamo?

-tutto il trailer era basato su loro che come muore la madre scoprono di avere dei poteri… è quella la parte più bella della serie? La prima puntata?

-la sola magia che hanno mostrato era per mostrare i poteri, citando alla grande la Serie Originale;

-le attrici non hanno carisma, hanno urlato per tutto il trailer.

Insomma, spero che questa serie floppi malissimo. Tu, se hai visto la serie originale, puoi commentare la tua opinione per favore?

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Dice tutto. Questo è praticamente come viene spiegato loro del mondo magico!

Lol alla Eredità di Rai uno

Momenti di imbarazzo a l’Eredità. Il game show di Fabrizio Frizzi più di una volta ci ha regalato gaffe e strafalcioni durante le puntate. Spesso la geografia viene del tutto ignorata dai concorrenti o magari casacano su risposte abbastanza banali. Questa volta a imbarazzare il conduttore invece è stata una domanda preparata dagli autori. Una domanda che lui stesso ha dovuto rivolgere alla concorrente. “In Catalogna la mona…”, poi due opzioni: “Si dona a Natale” e “si mangia a Pasqua”.

La concorrente subito dopo la domanda ha fatto una piccola smorfia per celare ovviamente l’imbarazzo. E anche lo stesso Frizzi ha trattenuto a stento il sorriso. Ovviamente la “mona” ha un significato abbastanza diverso da quello italiano. E così in studio la concorrente visibilmente stupita ha dato la risposta. E il momento del quiz è stato rilanciato su Twitter da Nonleggerlo.

Preso da Intrattenimento smn