I due esploratori

Alexa e Thomas camminavano insieme, lentamente, nella nebbia che aleggiava in quella valle scura.

I due amici avevano accettato la missione di buon grado sia per dimostrare di essere sempre i migliori sia per esplorare nuovi territori; ma quella era una terra particolare: erano partiti solo loro due perché si diceva essere estremamente pericolosa e avevano dovuto pure lasciare a casa molti attrezzi del mestiere, che erano soliti usare in tali situazioni.  Alexa e Thomas avevano spiccato il volo il mattino precedente, dopo aver salutato affettuosamente i loro amici della Gilda e della fattoria. Avevano volato tutto il giorno per poi accamparsi al limitare della valle alla sera; speravano che con l’alba la nebbia che avvolgeva quel posto dimenticato si sarebbe levata, ma niente. Gli toccava avventurarsi praticamente al buio. E così erano partiti per l’esplorazione vera e propria.

«Thomas… Ma secondo te da quanto staremo camminando? Questo posto mi rattrista molto, e molte volte le mie ali si sono schiantate contro gli arbusti. Mi fanno male, mi fanno male anche le zampe perché è pieno di sassi, qui! Non credevo ci potessero essere tanti sassolini in una foresta!»

Thomas rivolse lo sguardo verso la compagna di avventure ma poté scorgerne solo la sagoma. Quel posto gli rimembrava la solitudine dei suoi primi anni di vita, prima di conoscerla. Ma per fortuna era ancora in grado di sentirla, anche se la sua voce gli giungeva come ovattata. «Non lo so. Aspetta.» Fece un rapido conto, pensando a come la coltre grigia si fosse scurita lentamente con il passare delle ore. «Forse quindici ore!»

Alexa sbuffò, osservando il rigolo di fuoco che le uscì dalle fauci. Quindi si distese per terra, per riposare le zampe affaticate. «Troppo tempo. E siamo solo nel tardo pomeriggio, perché è così tetro qui?»

Thomas le si avvicinò e con un movimento arruffò tutte le piume nere, per sgranchirsi i muscoli. Quindi, a distanza di contatto, osservò l’amica: era stanca e demotivata, erano vecchi ormai per missioni del genere! Sospirò. «Perché siamo in una valle. È quasi sempre in ombra qui sotto. Non per niente la chiamano la Valle della Depressione. Bel nome, eh!» Quindi si tirò via dal collo la bisaccia usando in equilibrio la zampa destra e la tenne a mezz’aria sollevandola con un lungo dito della zampa, per poter rovistarvi dentro. Fece rotolare una mela succosa verso Alexa: «Tieni, mangia!»

 Alexa eseguì. Poi ripresero il viaggio.


Alexa e Thomas arrivarono all’alba del giorno dopo davanti ai resti di un villaggio, il cosiddetto Villaggio Dimenticato.

Durante la notte non erano riusciti a riposarsi: la nebbia con lo scurire della sera si era fatta sempre più fitta e se Alexa con le sue grandi fornaci in gola poteva stare sempre al caldo, il povero Thomas si era arruffato tutte le penne nere dal freddo e l’umidità. Così, dopo alcune ore passate inutilmente fermi a prendere ogni genere di umidità e brivido, i due avevano desistito e si erano rimessi in viaggio, comunque contenti di esplorare insieme come un tempo. Il culmine della soddisfazione fu quando oltrepassarono i resti di mura antiche rischiarate dalla luce dell’alba: erano arrivati al punto focale della loro esplorazione.

«Allora, secondo te dove dobbiamo andare?», chiese Thomas mentre con una zampa rileggeva la pergamena su cui avevano annotato i dettagli della missione, «Il signor Mime ha detto che stava girovagando con il suo amico e suo figlio in un grande palazzo piramidale… Ma se è tanto grande perché non vediamo nulla?»

Alexa sbuffò, facendo uscire del fumo dalle fauci feroci. «Bisogna essere sciocchi a girovagare da soli in un posto tanto alieno alla vita come questo, e così lontano dalla civiltà! Comunque, secondo me dovremmo volare, per guardare il villaggio dall’alto. Forse così notiamo qualcosa.»

I due, così, spiccarono il volo, lei con un salto sulle possenti zampe e poi planando sulle grandi ali rosse e rigide a forma di ascia, lui sbattendo le grandi ali piumate per prendere quota e seguirla. Ad Alexa quasi vennero le lacrime agli occhi, le luccicavano sempre gli occhi quando volavano insieme, si ricordava ancora di quanto lei volesse seguirlo nei cieli fino a toccare l’infinito da piccoli, quando si erano incontrati; lei era senza ali, lui era un piccolo corvo spaurito e senza nessuno. Insieme, avevano creato una famiglia e avevano realizzato l’uno i sogni dell’altra.

Quindi i due amici stavano sorvolando il complesso di rovine del Villaggio Dimenticato. Una volta doveva essere stato un grande centro abitato, ricco e pieno di palazzi lussureggianti, dove il mercato non mancava mai e le terre erano coltivate per ogni tipo di Bacca. Ma il vulcano sui cui piedi il villaggio si basava, aveva eruttato e i lapilli e il fumo avevano reso per molti secoli quel posto una landa desolata; nemmeno gli amanti della lava e del calore ci andavano mai, nessuno poteva sopravvivere in un tal posto. Poi con il passare del tempo, la terra si era ricoperta nuovamente di verde, con piante pioniere per prime e infine i piccoli arbusti e gli alberi.

Quando insoddisfatti decisero di sorvolare anche il complesso collinare, Thomas fischiò in segno di approvazione: non avevano potuto scorgere la grande piramide solo perché il Villaggio Dimenticato si estendeva anche dietro alla collina. Là dove probabilmente c’erano le banche e le tombe dei Re Caduti.

I due quindi atterrarono in vicinanza al titanico edificio di pietre e roccia, ricoperto di edera, davanti a una grande apertura che dava all’interno della costruzione.

Alexa mosse a lungo la coda, in segno di nervosismo. Thomas invece si lisciò le piume rosse dello strato interno delle ali e controllò che la bisaccia fosse ancora incastrata alla zampa destra, che non fosse caduta via. Per fortuna era tutto ok.

«Allora, amica mia, andiamo dentro! Sei pronta?»

La dragonessa lo guardò dubbiosa, poi con le fauci strappò da un albero vicino un ramo e ne incendiò la punta; diede la torcia al grande rapace, che la tenne per il grande rostro: «No, non lo sono. Ma dobbiamo farlo, siamo professionisti. Riesci a incastrarla nell’imbragatura che tengo sulla schiena?»

«Certo! Nessun problema!»

E i due, assicurata la torcia alla schiena di Alexa e assicuratisi così un’illuminazione costante, entrarono nella spettrale tomba piramidale in cerca del criminale.


Infiniti corridoi nel buio si estendevano per chilometri, lunghissime file di mattonelle ingrigite da strati di polvere laddove i lapilli non erano potuti penetrare. Una gabbia di roccia e mattoni che racchiudeva un labirinto esplorato da pochissimi, fino in fondo da nessuno estraneo al luogo. Alle pareti erano appesi logori arazzi raffiguranti i tempi andati, con il Sommo Dio dalle mille mani che si ergeva a Sole e Luna e tutto il Creato mentre le sue creature lo adoravano in prostrazione. Ogni tanto alle pareti erano presenti dei bassorilievi raffiguranti battaglie leggendarie, come quella dei Prescelti contro il Signore del Tempo impazzito, o i tempi antichi in cui il Grande Titano aveva distrutto la Pangea trascinando sulle proprie spalle i continenti.

Tuttavia, Alexa e Thomas non erano per nulla esperti del luogo e dopo una mezz’ora e all’ennesimo bivio decisero di fermarsi e fare il punto della situazione.

«Allora», cominciò l’enorme corvo dalle piume blu e nere mentre dalla bisaccia prendeva una pergamena vuota e uno stilo, per segnare il tracciato con estrema precisione, «Finora siamo sempre rimasti in piano, a parte una volta che siamo scesi per una rampa di scale; quindi, possiamo presumere che siamo sotto terra al momento, giusto Alex?»

La dragonessa si guardò intorno e scosse la testa. «Sempre che il pavimento non fosse leggermente inclinato, verso il basso o verso l’alto. Se così fosse, avremmo potuto salire o scendere senza nemmeno accorgercene.»

«Acuta osservazione, amica mia. Cosa ha detto il signore Mime? In che punto era?»

Alexa aprì le mascelle argentee ed emise un poderoso ruggito che fu subito seguito da un brontolio proveniente dal fondo della gola: «Ma una volta tanto, quando parliamo con gli acquirenti, ascolta! Loro non sono entrati nella piramide, ma hanno visto qualcuno entrarvi!» Poi si calmò e rifletté: «Comunque, guardati attorno, vedi orme che non sono nostre?»

Il grande rapace guardò il pavimento impolverato davanti e dietro di loro e scosse il capo, con la grande cresta piumata che ondeggiava al movimento dell’aria: le uniche impronte di zampe impresse nella polvere erano le loro. Ma allora, il ladro? Avevano sbagliato svincolo e lo avevano perso? O non era mai veramente entrato, o non lasciava nemmeno impronte!

Thomas deglutì, guardando all’amica con un pelino di inquietudine. «Questa non è una bella notizia, mi spieghi come…»

La frase gli morì nel becco ricurvo, quando maligne risate risuonarono dal corridoio che stavano percorrendo. Allora i due esploratori si guardarono negli occhi, annuirono e si affrettarono in quella direzione.


Alexa e Thomas giunsero in una grande sala rettangolare, la torcia che la dragonessa portava all’imbragatura allacciata sulla schiena non poteva illuminarne nemmeno una piccola porzione dalla vastità. Nel buio si scorgevano immense colonne di marmo bianco, ingrigite dalla polvere e dagli anni; in fondo alla sala, qualcosa rifletteva la luce del fuoco mobile.

«Guarda là!», gridò Thomas indicando il riflesso metallico, «C’è qualcosa!»

«Dai, andiamo a vedere!», ribatté l’amica con impazienza ed eccitazione: stavano per trovare qualcosa, se lo sentiva.

I due si affrettarono, lei correndo sulle quattro zampe a una frenesia senza limiti, lui sbattendo le grandi ali per sbalzare più in là.

Per arrivare dall’altro lato della grandissima sala circolare non oltrepassarono solo le colonne, ma anche grandi costruzioni di pietra contenenti sarcofaghi e ricchezze dei Re Caduti; era peccato mortale profanarli, una maledizione si sarebbe scagliata contro i tombaroli che avessero osato tanto. Fu per quello che sebbene il palazzo piramidale fosse stato visitato parecchie volte nei secoli da sventati avventurieri, quelle tombe non avevano mai sentito il tocco di un mortale dal momento della loro eterna sigillatura. Anche i ricami di lana rossa sbiadita posti ad ornare le costruzioni in roccia e le grandi torce di ferro nero per eventualmente illuminare ciascuna tomba erano al loro posto, come la stele con la descrizione della tomba e del suo padrone. Alexa e Thomas le oltrepassarono, sicuri che non dovessero preoccuparsi di un agguato da uno di simili nascondigli inviolabili.

Così, i due giunsero davanti al metallo riflettente e scoprirono che era un’armatura d’oro ricoprente la statua granitica di un grande centipede dalle fattezze misteriose: era troppo grande per capire esattamente la sua forma.

«Ecco cos’era quel bagliore! Giratina, il Signore dell’Altro Mondo!», esclamò Alexa arrivando sotto alla statua, fissata al soffitto per dominare l’intera sala. Poi la dragonessa si rivolse all’amico: «Sai chi è, vero?»

Il grande corvo dilatò le pupille e si arruffò tutte le piume. Fece un passo indietro, squadrò la statua e poi rivolse lo sguardo alle tombe appena oltrepassate. Quindi rispose all’amica: «Certo! Il Signore dei Morti, no?»

«No! Ma credo sia lo stesso errore di chi ha costruito questo posto… Molti lo credono il Signore dei Morti ma in verità presiede al ciclo delle cose, alla normalità: il suo mondo permette al nostro di esistere perché in esso la vita e la morte non esistono. È complementare al nostro. Non può essere il Signore dei Morti perché lui non conosce né la vita né la morte!»

«Ah. Però, la statua è inquietante forte. Ci stava bene come Dio dei Morti…», borbottò il corvo dalle piume nere e blu socchiudendo a malapena il becco a rostro.

Ma la discussione non rispondeva al quesito fondamentale: avevano sentito un ruggito provenire dalla sala! E di certo non poteva essere quella statua! O almeno, i due speravano che il ruggito non provenisse dal titano di granito e oro! Così, i due iniziarono a perlustrare i muri del perimetro della sala mortuaria, cercando un’apertura o un nuovo corridoio.

Lo trovarono, era un buco nel muro. Troppo piccolo per la grande stazza di loro due ma abbastanza grande per qualcuno di taglia nettamente inferiore.

«Idee per entrare?», chiese titubante Thomas.

Alexa provò a far entrare il suo grosso muso squamoso, e dopo alcuni tentativi riuscì a farcelo passare rompendo un po’ la parete attorno. Ma ne uscì subito, urlando: due occhi rossi nell’oscurità l’avevano violata nella mente spaventandola a morte! E poi, un ruggito!

I due arretrarono, intimoriti. Se la dragonessa ormai era troppo nervosa per tentare nuovamente di entrare nella nuova stanza, il grande corvo prese la ricorsa e con un assalto sfondò totalmente il muro cosicché riuscì finalmente a entrarci con facilità. Nella penombra della luce della torcia, tenuta da Alexa nella camera tombale, notò di sfuggita qualcosa oltrepassare il muro a destra, pur non essendoci altre aperture; ma almeno poté osservare bene il cumulo di ricchezze accumulate in quella piccola camera secondaria della grande sala mortuaria: tesori accumulati in molto tempo di razzie e furti!

«Alexa, devi assolutamente venire a vedere! Qui…»

Mentre il rapace si girava trionfante verso l’amica, la frase gli morì nel rostro: Alexa era riversa a terra, profondamente addormentata vicino alla statua di Giratina. Come Thomas le si avvicinò, sentì una voce dalle tombe che lo chiamava. Si voltò. Intravide qualcosa simile a un lenzuolo viola con delle perle rosse incastonate alla sua metà volare verso di loro, che emise un raggio bianco; e quando il raggio bianco colpì Thomas dopo aver colpito Alexa, anche lui perse i sensi.


«Alex, dove sei?»

Thomas era solo, in mezzo a una landa grigia. Non sapeva come ci fosse finito, sapeva solo che ci si era svegliato; come da piccolo, non sapeva come fosse caduto dal nido, sapeva solo che non aveva più ritrovato la strada di casa. Sentiva dentro di sé un senso di oppressione e solitudine che ormai sperava di aver dimenticato, con quel vento impetuoso e gelido che gli gonfiava e scompigliava ogni singola piuma; se lo ricordava quel vento: quando era pulcino lo aveva cacciato dalla collina dei suoi genitori e lo aveva trasportato fino alla riva del Mar dei Ricordi.

Una lacrima gli scese, vedendo quella landa morta.

Fu allora che lo vide. In lontananza, all’orizzonte, una figura longilinea e sinuosa si muoveva minacciosa: c’era qualcosa in essa che lo turbava profondamente. Così, per saperne di più, discese per quello che una volta era un letto di un fiume e si avvicinò ad essa.

“Chissà cos’è… Sembra quasi un verme che levita. Aspetta… Ma io so cos’è! E viene verso di me!”

Thomas, terrorizzato, spalancò le ali e con un unico battito si levò da terra, per poi librarsi in cielo per scappare il più velocemente possibile. Ma era dannatamente lento! La figura del centipede ricoperto di teschi lo stava raggiungendo! Sentiva la sua presenza nella corrente d’aria poco distante da lui, percepiva il suo odio e la sua fame! Thomas, quando lo sentì sopra di sé con le enormi fauci aperte pronte a divorarlo, serrò le ali al corpo e scese in picchiata verso il terreno. Ma aveva calcolato male la distanza nella frenesia della fuga e stramazzò al suolo.

Sentì il Signore dei Morti sopra di sé, con gli occhi sanguigni e le fauci di zanne aperte solo per lui. Thomas era riverso a terra, il dorso contro il terreno e le lunghe zampe uncinate che si muovevano cercando di tenere lontano il predatore, con gli occhi neri sbarrati dal terrore mentre quello lentamente scendeva a cibarsi di lui; dal basso, guardando dentro la bocca famelica e feroce del dio, il povero esploratore poteva scorgere i resti della sua amica che…

Che…

Che gli diceva «Sveglia, dormiglione! Sta scappando! Solo tu hai lo scatto abbastanza celere per raggiungerlo!»

Thomas aprì gli occhi: era nel palazzo piramidale, nella sala mortuaria, e il criminale stava fuggendo! Subito si alzò in volo e nonostante l’enorme apertura alare sapeva che le colonne erano abbastanza distanziate da permettergli un agile movimento, così come le porte erano abbastanza larghe da non ostacolare l’apertura alare.

Aveva notato che il fuggitivo era in grado di attraversare i muri e così quando cercò di coglierlo di sorpresa si preparò in anticipo e sfondò il muro con un assalto aereo poderoso. Poi svoltò l’angolo e scese al piano inferiore, non perdendo mai di vista quel lenzuolo viola che tanto velocemente si muoveva levitando sulla cortina di polvere del palazzo. Era buio, dannatamente buio, ma le perle rosse della preda si vedevano nell’oscurità e il cacciatore di teste nell’oscurità, a differenza dell’amica, ci vedeva benissimo!

E l’unica volta che il nemico lo scartò, Thomas invocò dalla mente un’energia pulsante, di pura tenebra, e la scagliò contro il nemico che colpito stramazzò al suolo. Felice, lo raccolse con le zampe uncinate e lo portò dall’amica, che lo aspettava ancora nella sala con la grande statua di Giratina appesa a dominare il tutto.

Alexa gli sorrise: grazie alla sua velocità, avevano nuovamente concluso con successo una missione affidata a loro. Sempre i migliori.


Erano stati giorni duri, quelli in cui Alexa e Thomas avevano viaggiato per catturare il ricercato Magio, famoso ladrone e ipnotista, capace di far perdere lucidità perfino ai più saggi ed esperti. Ma ce l’avevano fatta e avevano pure recuperato il Fantascrigno del signor Mime!

Felici e vittoriosi, dopo tutte le celebrazioni e i riconoscimenti, i due lasciarono la Gilda e uscirono da Borgo Tesoro, seguendo la strada verso il mare. E lì, a pochi passi dalla spiaggia e dalla Grotta Marina, dove i due si erano incontrati molto tempo fa, entrarono nella loro fattoria dove tutto il resto della loro famiglia li accolse festanti.

Erano a casa. La loro casa e loro, due fratelli separati dal nascere in famiglie diverse ma ritrovatisi per il destino, erano felici di averla costruita insieme.

FINE

Spero vi sia piaciuta, era una piccola fanfiction di Esploratori del Cielo scritta come un testo indipendente per chi non conosce i Pokémon!

Pokémon Platino: ho vinto la Nuzlocke

Buongiorno! Oggi torno a trattare di Pokémon, con la mia esperienza della prima Nuzlocke che ho vinto!

Prima di tutto, cos’è una Nuzlocke?

Come dice mamma Pokémon Central wiki, una Nuzlocke è <un insieme di regole volte a creare un livello superiore di difficoltà nei giochi Pokémon. Molti sfidanti ritengono che le regole abbiano anche lo scopo di incoraggiare il giocatore ad usare Pokémon che normalmente non userebbe e avere legami più stretti con tutti quelli che cattura. Le regole non sono all’interno del gioco, ma sono auto-imposte dal giocatore stesso, e quindi soggette a variazioni.>

Le regole che ho scelto di applicare sono le basilari:

  1. Ogni Pokémon che sviene è considerato morto e deve essere liberato o depositato permanentemente nel Sistema Memoria Pokémon.
  2. Il giocatore può catturare solo il primo Pokémon incontrato in una zona e nessun altro. Se il primo Pokémon sviene o fugge, non c’è una seconda chance. Se il primo incontro è una Lotta in Doppio (per esempio nell’Erba scura), il giocatore può scegliere quale dei due Pokémon catturare.
  3. Anche se non è una regola precisa, il consenso generale è di assegnare un soprannome ai propri Pokémon per formare dei legami affettivi.
  4. Un incontro perso (anche se rimangono Pokémon nel PC) viene considerato “game over”.
  5. Ultima regola sottintesa è il divieto assoluto di riavviare il gioco senza salvare quando qualcosa va storto. Chiaramente questo renderebbe quasi completamente inutili tutte le altre regole.

La mia esperienza:

Giocare alla Nuzlocke di Pokémon Platino è stata un’avventura senz’altro emozionante e ricca di tensione, soprattutto nella prima parte e alla Lega. Credo di avere avuto in tutto una quindicina di compagni sconfitti, alcuni dei quali con attacchi nemici del tutto impensabili.

La strategia che ho applicato è stato l’overlivellamento attraverso il Cercasfide, strumento caratteristico dei giochi ambientati a Sinnoh che permette di risfidare all’infinito gli allenatori più deboli già sconfitti. Nonostante le ore passate ad allenare i miei Pokémon, contro Camilla (il boss finale del videogioco) aveva una squadra con livelli di poco più bassi della mia!

Rigiocare a Pokémon Platino con una Nuzlocke in corso è stata una sfida molto bella perché conosco il gioco molto bene e ne ho perfino parlato nel blog (link a fine articolo). Tuttavia, viverlo con la minaccia di perdere tutta la squadra e concludere con una clamorosa sconfitta mi ha reso tutta l’esperienza molto più fresca e originale. La palestra più difficile? Senz’altro la terza, per colpa degli odiosi Pokémon Spettro!

Per farvi capire i livelli di difficoltà, ecco qui la lista delle palestre e delle squadre prima di provarle. Per mostrare i miei Pokémon nel tempo ho messo anche i loro soprannomi, cosicché non pensiate che sono morti al posto che semplicemente evoluti!^^

Prima palestra. Budew/Ivy (Morta); Staravia; Monferno/Lucius; Zubat/Empusa; Psyduck/Tritano; Shinx/Stella (Morta).

Seconda palestra. Staravia; Monferno/Lucius; Zubat/Empusa; Psyduck/Tritano; Pachisiru/ Zelda; Geodude/Gaia (Morta).

Terza palestra. Staravia (In pensione Pokémon); Monferno/Lucius; Crobat/Empusa; Psyduck/Tritano (Morto); Pachisiru/ Zelda; Shieldon/Fenice (Morta).

Quarta palestra. Crobat/Empusa; Roselia/Ivyno; Azumarill/Gilberto; Scyther/Mantide; Moferno/Lucius; Pachirisu/Zelda

Quinta palestra. Crobat/Empusa; Roselia/Ivyno; Azumarill/Gilberto; Scyther/Mantide; Infernape/Lucius; Pachirisu/Zelda

Sesta palestra. Crobat/Empusa; Roserade/Ivyno; Azumarill/Gilberto; Scyther/Mantide; Infernape/Lucius; Pachirisu/Zelda

Settima palestra. Crobat/Empusa; Roserade/Ivyno; Azumarill/Gilberto; Scyther/Mantide; Infernape/Lucius; Pachirisu/Zelda

Ottava palestra. Crobat/Empusa; Roserade/Ivyno; Azumarill/Gilberto; Scyther/Mantide; Infernape/Lucius; Pachirisu/Zelda

Lega. Crobat/Empusa; Roserade/Ivyno; Azumarill/Gilberto; Scyther/Mantide; Infernape/Lucius; Pachirisu/Zelda

Sala della Vittoria. Crobat/Empusa; Roserade/Ivyno; Azumarill/Gilberto; Scyther/Mantide; Infernape/Lucius; Pachirisu/Zelda

La Lega Pokémon…

Come potete vedere, dalla quarta palestra la squadra si è assestata e in quasi 80 ore ho vinto la Lega di Sinnoh e la Nuzlocke di Pokémon Platino!

Il punto più difficile è stato tra la terza e la quarta palestra perché se notate nella terza ho avuto due morti e non riuscivo ad alzare i livelli di nuovi Pokémon prima che questi ultimi morissero malamente. Gilberto e Mantide sono stati il frutto di un’alta e spietata selezione naturale! E si sono rivelati i due Pokémon più forti del Team!

Voi avete mai provato a fare una Nuzlocke o almeno giocare a un videogioco nella maniera più difficile possibile? Mesi fa avevo provato a fare una Nuzlocke di un altro capitolo dei Pokémon, ma i santi in Paradiso possono confermare che non è andata altrettanto bene…

Ciao! Se volete leggere la mia opinione su Pokémon Platino, eccola qui! Prossimamente mi piacerebbe provare la Nuzlocke di Pokémon Bianco, notoriamente un titolo già difficile di suo, per il gusto di provarci.

Bye.^^

Pokémon Tag

Buongiorno! Oggi, per celebrare la mia passione videoludica per questo bel franchise, ho deciso di proporre questo tag di mia creazione. Spero lo troviate interessante, ha come argomento tutti titoli della saga che ho personalmente giocato. Buona lettura! 🙂

  1. ESPLORATORI DEL CIELO: Il primo gioco per la tua console preferita;
  2. OMBRE SU ALMIA: Un gioco che hai rivalutato;
  3. SOUL SILVER: il primo remake a cui hai giocato;
  4. Y: il gioco più semplice che hai concluso;
  5. BIANCO: un gioco che hai imparato ad amare;
  6. PORTALI SULL’INFINITO: un gioco bello ma con una caratteristica che te lo ha fatto odiare;
  7. GO: un gioco coinvolgente all’inizio ma alla lunga noioso;
  8. SMERALDO: un gioco che avresti giocato in un altro modo;
  9. LUNA: un videogioco più bello che buono;
  10. GIALLO: il gioco più difficile del franchise che ami.

Ecco le mie risposte.

  1. Il primo gioco per la mia console preferita, almeno tra quelli importanti, potrebbe essere Batman Arkham Asylum, per computer portatile!
  2. E’ sicuramente Power Rangers: Super Legends; da piccolo mi ero impiantato sul secondo livello perché c’era la prima battaglia Megazord e non avevo capito che dovessi digitare una serie di combinazioni di tasti…
  3. Se una versione remastered si può definire remake, ho provato a giocare a Resident Evil 1; un’ansia di quelle tra gli zombie dietro a ogni angolo e la possibilità di non trovare abbastanza inchiostro per i miei salvataggi compulsivi, ansia che mi ha sempre fatto abbandonare le partite poco dopo il primo zombie.
  4. Harry Potter e la camera dei segreti. Non è propriamente semplice ma ho un bellissimo ricordo e comunque sono riuscito a finirlo pur essendo stato un bambino di massimo dieci anni, per cui era abbastanza fattibile! Solo che paura la parte dei ragni e delle colonne di ragnatela da abbattere!
  5. Dragonball Z: Supersonic Warriors 2; grande gioco per Nintendo DS, all’inizio ho avuto difficoltà a entrare nell’ottica ma poi mi sono goduto il regalo di compleanno.
  6. Mi viene subito in mente quella cosa odiosa di Lara Croft Tomb Raider: Anniversary. In pratica era tutto bello ma si vedeva la traduzione da PS a PC e i comandi difettavano di precisione (cosa terribile dovendo schivare su piattaforme strette e avendo puzzle e piattaforme a tempo).
  7. Harry Potter e i doni della Morte, parte 2 per Nintendo: noioso, poco creativo e castrante nella scelta delle mosse in battaglia.
  8. Un videogioco che se rigiocassi giocherei in maniera totalmente differente è Harmony of the bravest, in pratica mi sono giocato la possibilità di concludere il gioco…
  9. Sicuramente Harry Potter e il Calice di fuoco, per PC: grafica stupenda ma alla fine si usava lo stesso pulsante per tutti gli incantensimi, la trama era terribilmente difficile (e non si parla della battaglia finale ma di ogni santa prova del Torneo Tremaghi) e il tutto anche se come costruzione del mondo era bellissimo diventava abbastanza noioso e snervante.
  10. Per chi non lo sapesse sono un giocatore accanito anche di Batman Arkham, e tra i tre che ho provato (e concluso ovviamente) il più difficile è il primo, l’Asylum, per la leggera imprecisione dei comandi e la poca presenza di nascondigli e le stanze non così larghe.

Ecco, questa è la mia Pokémon Tag; è un bellissimo modo per far conoscere titoli che magari potrebbero non essere così conosciuti. Se volete partecipare mi allieterete la giornata, io non nomino nessuno! Ciao e alla prossima!

Non l’ho citato, ma non dimentichiamoci di lui, please!

GDR e scrittura

Buongiorno, per chi non mi conosce sono Antonio e sono un grande fan dei Pokémon; qui, sul mio piccolo blog, ho anche creato un’intera raccolta di post su questo argomento, questa qui. Un’altra mia passione è la scrittura, motivo per il quale anni fa iniziai con scarsi risultati questo mio angolo di relax; ovviamente, potete trovare tutti i miei racconti qui e qui.

A unire queste mie passioni è stato il GDR, soprattutto quello offerto dal forum Pokémon Dark, di cui ho anche parlato qui. Nel forum diversi anni fa iniziai prima il GDR ispirato a Mistery Dungeon e poi, dopo qualche mese, pure quello ispirato ai vari capitoli della saga principale dei videogiochi Pokémon.

Devo ammettere che all’inizio interagire con la direzione di un’altra persona lo trovai abbastanza limitante: infatti, potevo solo scrivere le riflessioni e delle azioni minori, mentre le descrizioni e la narrazione venivano spiegate dal mio moderatore. Mi chiedevo come potessi scrivere la mia avventura se non potevo scegliere come viverla; solo dopo capii che le cose stavano diversamente da come le avevo intese io.

Il GDR è una narrazione creata da un moderatore che lui stesso ha creato il mondo, i personaggi e gli eventi da vivere. Il giocatore è solo un ospite e progredisce nella narrazione solo grazie alle proprie scelte in un mondo totalmente gestito dal moderatore.

Questo GDR mi ha aiutato senza dubbio a creare una maggiore linearità nei miei racconti, a concentrarmi sulle ambientazioni e sulla creazione dei personaggi: infatti, all’inizio riuscivo a scrivere solo cortissime Poképasta mentre riflettendo e interagendo con altre persone sono riuscito a scrivere anche un racconto di qualche pagina mio e originale. Leggere le descrizioni altrui, capire il filo conduttore secondo il quale il narratore procedeva e scegliere le modalità altrui che apprezzavo da quelle che mi facevano storcere il naso mi hanno aiutato; passivamente ho assimilato molte informazioni, molte più di quante ne avessi recepite solo ‘leggendo’ libri perché attivamente potevo commentare i loro errori di distrazione (non sono l’unico giocatore del forum ovviamente) e rendere il più accattivanti possibile le mie poche narrazioni.

Se volete, qui potete trovare un incipit a una missione del GDR, risale a tre anni fa. Qui vi saluto, spero di non aver fatto troppo scompisciare dalle risate chi i libri li vende. Ciao!!

Pokémon Bianco: Lega e squadra per sconfiggerla

Buongiorno! Qualche settimana avevo indetto un sondaggio sul mio profilo Instagram e con sorpresa avevo scoperto che l’idea del titolo di questo post era stata accolta con interesse; quindi, eccoci qui con questo veloce articolo per appassionati dei Pokémon!

La lega di Pokémon Bianco:

Molti considerano la Lega di Pokémon Bianco una tra le più difficili; io non ho mai avuto particolari problemi. Credo che il maggiore scoglio sia la difficoltà a livellare la squadra Pokémon e gli altissimi livelli dei Superquattro, oltre alla sorpresa finale.

Importante per me è affermare che, essendo un post per appassionati, ci saranno spoiler e rivelazioni sulle squadre nemiche.

Personalmente, il fatto che Pokémon Bianco abbia pochi Pokémon tra quelli affrontabili (il numero è poco superiore di quello in prima generazione, con soli 156 mostriciattoli tascabili) e che i Superquattro siano caratterizzati da un unico tipo mi ha sempre facilitato le strategie: infatti, alla fine, a fine partita tutti conoscono a memoria le mosse e le debolezze dei pochi Pokémon utilizzati nella trama.

L’unico Superquattro che potrebbe dare seri problemi è Catlina, la sonnacchiona. Ma solo perché i suoi Pokémon conoscono Ipnosi; per fortuna, sono comunque molto deboli e poco resistenti, per cui il tutto è facilino.

Grande problema dà invece la sorpresa finale: Pokémon Bianco è il primo videogioco in cui non affrontiamo il Campione alla prima run ma invece dobbiamo affrontare prima N e poi Ghecis; e questo può dare non pochi problemi. Infatti, è Ghecis il vero problema!

La squadra per affrontare la Lega di Pokémon Bianco:

Avendo giocato molte volte a Pokémon Bianco, di mio suggerisco lo starter d’acqua: infatti, la linea evolutiva di Oshawatt è molto malleabile e si presta facilmente a diverse strategie. Quindi, consiglio pure le linee evolutive di Darumaka e Sewaddle. Nella mia ultima partita, tuttavia, avevo provato a usare lo starter d’erba ma la cosa non è andata bene e l’ho lasciato a crescere nella pensione optando per una squadra senza starter.

Secondo me, puntare sul doppio tipo e su Pokémon con un grande moveset è la scelta migliore perché la Lega Pokémon, almeno alla prima run, presenta un set di tipi troppo variegato.

Commento finale:

Alla fine, per vincere basta scegliere un’ampia varietà di mosse e tipi e avere la pazienza di livellare la squadra. Almeno, aspettare tanto per prepararsi al meglio permetterà poi di godere al massimo della bellissima stanza di Antemia (molto goticheggiante) e delle incredibili soundtracks durante le battaglie contro N e Ghecis.

Ciao! Voi lo conoscetevate come titolo Pokémon? Fatemelo sapere nei commenti, ciao!

La mia ultima squadra, molto particolare

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Pokémon Y

Pokémon Y è un videogioco per Nintendo 3DS uscito in Europa nel 2013, il primo a cui ho giocato sulla console.

Torre Maestra

Questo capitolo del franchise Pokémon ha una storia molto triste per me: dopo la prima run su console, mesi dopo, assieme ad altri titoli di esclusiva 3DS, Pokémon Y non veniva più letto dalla console… Infatti, questa partita l’ho giocata su emulatore durante il mio viaggio a Roma qualche settimana fa.

Questa ovviamente non è una guida o una recensione tecnica perché il web ne è pieno: invece, voglio raccontare le mie impressioni, i miei ricordi e dare un commento generalmente dettagliato riguardo a Pokémon Y.

TRAMA

Pokémon Y narra le vicende di un ragazzino alle prese con il suo primo Pokémon nella regione di Kalos. Con i suoi troppi amici inizia un viaggio per sfidare le Palestre Pokémon con il sogni di diventare il Campione della regione, sogno ostacolato dal misterioso Team Plasma, che lavora nell’ombra per consegnare all’umanità un’utopia voluta da nessuno.

Com’è possibile notare, la trama non è particolarmente originale anche se propone un interessante spunto di riflessione sul bene comune e sulle perdite accettabili in nome di esso. Purtroppo, la narrazione è inficiata da un’enormità preoccupante di dialoghi (che dopo un po’ stancano) mentre le sequenze animate scarseggiano. Non aiuta nemmeno che il leggendario di tutto compaia solo per portare a compimento i piani del Team Plasma per poi finire catturato dal protagonista!

COM’è LA REGIONE DI KALOS?

Pokémon Y vanta una regione visivamente molto bella, si vede che certe angolazioni della camera hanno la sola funzione di offrire un bellissimo quadro dai colori tranquilli e dai tratti curati. Come non citare a tal proposito la visione panoramica dal ponte del primo percorso? O l’angolazione che mostra la spirale della Torre Maestra?

Ecco, parliamo della Torre Maestra. Essa è uno dei migliori esempi di come Pokémon Y sia riuscito a dare all’immagine un significato preciso a livello di trama: la Torre Maestra è il luogo in cui il protagonista viene introdotta alla Megaevoluzione e infatti, come la Megaevoluzione si basa sul concetto della genetica, la Torre è costruita seguendo una grandissima spirale, le sue piastrelle decorative disegnano una serie di spirali lungo l’ascesa verso il suo apice e la statua che decora l’atrio raffigura proprio un Lucario Megaevoluto. La Torre Maestra è proprio l’esempio perfetto della cura con cui gli edifici sono stati progettati e realizzati.

Purtroppo, se gli edifici nel loro complesso sono molto curati (con grande risalto anche delle introduzioni alle sale della Lega), i paesaggi e gli interni invece nel dettaglio lasciano molto a desiderare. Molte volte un occhio attento può notare il riutilizzo di elementi usati in precedenza in percorsi o luoghi diversi (come i cespugli da cui possono comparire i Pokémon selvatici) o la generale semplificazione dei percorsi in stretti corridoi con pochi elementi ai lati. Ciò non mi piace molto perché questo titolo punta moltissimo sul lato visivo ed è pure il primo ad abbandonare la pixel art; ma allora perché non caratterizza le città e i luoghi con un colore preciso (come in Pokémon Giallo) o offre una cromatura diversa per ogni percorso lungo e largo da esplorare spendendoci molto tempo nel mentre (come succede in Pokémon Smeraldo)?

Mi sembra sia un peccato perché la sensazione che ho avuto è che nei punti prestabiliti come panoramici (si riconoscono per il cambio spontaneo della camera) e per gli edifici importanti la cura sia stata alta mentre per i percorsi e i palazzi minori abbiano puntato sulla produzione in scala.

E i suoi Pokémon?

Pokémon Y a differenza della quinta generazione offre una vasta scelta di Pokémon provenienti da tutti i precedenti capitoli (ovviamente con un risalto a Kanto e Johto). Quindi si varia dal tipico Pikachu al più particolare Gligar passando ovviamente per i tre starter di prima generazione -che sia mai che possano mancare!-arrivando pure alla possibilità di poterne sceglierne uno aggiungendolo allo starter di Kalos.

Inoltre, oltre ai Pokémon dei capitoli precedenti, sono presenti quelli introdotti per Pokémon Y e devo dire che, a parte qualcuno cringetto, l’impressione generale è che sono veramente belli; il mio starter preferito è Fennekin, apprezzo la sua linea evolutiva che si poggia alla figura dello stregone.

Anche se per alcuni Pokémon hanno aggiunto nuovi modi di evoluzione (capovolgere la console o un alto livello di giocosità) il mio parere è che la percentuale di nuovi Pokémon è troppo bassa e che si vada a spremere il cuore dei fan riproponendo i Pokémon più amati di ogni generazione; non aiuta nemmeno il fatto che alcuni Pokémon del nuovo tipo Folletto siano veramente brutti.

Il gameplay è difficile o facile?

Giocare a Pokémon Y è stato molto facile, sia in questa run sia in quella che provai nel mio nintendo 3DS. La quantità di allenatori nelle Palestre, nei percorsi e nelle organizzazioni criminali è la più alta rispetto ad ogni altro capitolo della saga. Inoltre, la quantità di punti esperienza rilasciati dai Pokémon sconfitti è vasta, quanto basta per far salire il livello del Pokémon a fine di ogni battaglia, come media.

Come se ciò non bastasse, a semplificare il gameplay ci sono vari fattori: i continui suggerimenti degli NPC, le Megaevoluzioni, le MT riutilizzabili, il Condivisore Esperienza che distribuisce l’esperienza non solo al Pokémon che ha lottato e al detentore dello strumento ma anche a tutti gli altri, la sempre costante presenza e densità di Centri Pokémon e dottori in giro nella regione e sui percorsi. Insomma, anche i giocatori alle prime armi possono riuscire a scegliersi i Pokémon che più gli piacciono e riuscire a battere la Lega con estrema facilità.

Sì, la Lega si batte con estrema facilità, certe volte sono più difficili i Capopalestra (soprattutto quello del tipo roccia) e il che è tutto dire. La Campionessa, poi, l’ho battuta praticamente con soli due Pokémon e uno battendo in una sola mossa la Megaevoluzione del Gardevoir nemico! Imbarazzante

MA QUINDI CONSIGLIO POKéMON Y?

Sì, lo consiglio. Però avviso che è più un’esperienza grafica che un gioco di alta strategia, non può raggiungere picchi di difficoltà come i più famosi giochi di prima generazione o Pokémon Bianco ma ha una trama carina anche se lineare e il tema del Team Plasma fa riflettere molto. Inoltre, mi sono piaciute molto la prima e la sesta Palestra, la musica dei Capopalestra è bella e coinvolgente e l’evento della fabbrica delle Pokéball è interessante! Quindi provatelo, ciao!^^

Capite tutte le citazioni?

Game over, la tag dei videogiochi

Buongiorno!

Oggi propongo una tag per cui sono stato nominato da Conte Gracula! Mi fa molto piacere partecipare a questa iniziativa perché è una delle poche con questo tema che ho provato e le domande mi sembrano molto interessanti, soprattutto perché sono un gamer tranquillo che ogni tanto posta commenti ai videogiochi in questa sezione qui sul blog! Quindi, questa tag unisce la passione per il blogging con quella per i videogiochi!

Ma buongiorno carissimi

Ma bando alle ciance e iniziamo! Chissà se alcune domande porteranno alla luce i miei titoli preferiti!

Qual è stato il tuo primo approccio ai videogiochi? Mi sono approcciato ai videogiochi molto presto, già all’asilo. All’inizio è nato tutto come spettatore di mia sorella (Prince e Ken’s Labyrinth), di mio papà (Doom2) e di mia mamma (Flipper); appassionatomi a questi titoli, iniziai a provare il Flipper con l’aiuto di mia mamma per poi anni dopo approcciarmi a giochi più complessi come la saga per PC di Harry Potter, sempre con la supervisione di un genitore.

Qual è stata la tua prima console? E in seguito? Come si è potuto intuire dalla risposta precedente, la mia prima console è stata il computer, con cui ho avuto una lunga relazione intima fino alla prima media, anno in cui i miei genitori mi regalarono il mio inossidabile Nintendo DS; da allora mi spartisco tra Pc, Nintendo DS e Nintendo 3DS e telefono cellulare.

I titoli che più hanno definito la tua vita da videogamer? Sicuramente Harry Potter 2, la saga di Batman Arkham e il franchise dei Pokémon. Alcuni li ho anche portati sul blog.^^

Come ti schieri nella console war? Nintendo o Sega? PlayStation o Xbox? O guardi dall’alto verso il basso tutti questi e giochi con il PC? Allora… Premesso che i miei da piccolo non mi hanno mai comprato nulla e l’unico acquisto di console è stato un Nintendo a 11 anni pagato per metà anche da me, anche io tendo a spendere molto poco per giocare e quindi rispondo quello che costa meno o è più facile da reperire. Di mio preferirei il PC perché non avendo mai avuto una playstation in casa non ho molta confidenza con il joystick.

Il tuo livello preferito di un gioco? Che sia una boss fight, un livello o un ambientazione in particolare che ti è rimasta impressa. Non è propriamente un livello ma Borgo Tesoro di Pokémon Esploratori del Cielo è un piccolo gioiello di pace e negozi e penso che là ci vivrei molto bene!

Quel gioco che ti ha proprio deluso. Qua ho una risposta concisa: Lara Croft Tomb Raider: Anniversary di cui ho parlato qua. Il gioco in sé era molto bello anche se aveva degli enigmi che a volte non capivo ma l’adattamento dalla playstation al computer era venuto malissimo, costringendomi spesso a usare il joystick fallico (avete presente no? LOL) per gestire il tutto tra spostamenti abbinati a sparatorie di velocità, e avendo una bassa precisione nei movimenti (e ciò incideva sugli intricati salti dalle aste e tra le trappole ambientali). Una vera delusione, non riuscii nemmeno a completarlo…

Quale gioco ritieni sottovalutato e pensi meriterebbe più fama? Potrei citare un gioco di Spiderman ma decido di citare invece Dead By Daylight: è un titolo online multiplayer molto bello per il suo genere e offre anche delle ambientazioni molto variegate oltre a un’ampia gamma di personaggi e dinamiche da giocare. Lo consiglio vivamente.

Il genere che proprio non ti piace o non fa per te? Se avessi un computer decente (dico decente perché il mio portatile ha una Ram troppo scarsa, ditemelo nei commenti se si può cambiare) proverei a comprare i vecchi Doom perché mi è sempre piaciuta l’idea di riuscire a finirli ma i videogiochi horror mi fanno un’ansia tremenda, soprattutto perché mi spaventa l’idea di non sapere cosa ci sia oltre l’angolo. Per rendere l’idea, su Steam ho Resident Evil Remastered e con tre partite iniziate ho il massimo di gameplay di 3 ore…

Il titolo che hai rivalutato. Pokémon Ranger: Ombre su Almia. Mi ricordo che la prima volta che ci giocai lo odiai a morte: era difficile, non superavo un boss e lo s*anculavo ogni volta che lo prendevo in mano. Mesi dopo riprovai a battere il boss, ci riuscii e ora mi manca solo di vincere il torneo finale con quel terribile Gardevoir e completare le missioni personali! Bellissimo gioco, molto profondo e con una lunghissima storyline.

Quale gioco secondo te meriterebbe un remake? Mmm… Avrei risposto Pokémon Platino ma vedendo come hanno reso il povero Pokémon Squadra Rossa forse è meglio lasciarlo stare. Allora dico… Boh… Non mi viene in mente nulla al momento. Potrebbe essere Power Rangers: Super Legends ma credo di conoscerlo solo io!

Le mie nomine

Elena e Laura, sperando che riescano a sfatare il mito che le ragazze e i videogiochi sono due rette parallele!

Nick Shadow, sperando che nella sua vasta enciclopedia ci siano anche titoli videoludici!

Giovanni di Rosa, per farlo staccare dai libri.

Feliscia, sperando riesca a trovare il tempo!

Ecco, ho risposto a tutto! Partecipare a questa tag è stato molto bello, spero di aver nominato qualcuno che abbia voglia di continuare la catena e che abbia soprattutto almeno un passato da videogiocatore! Ciao!

Pokémon Smeraldo

Pokémon Smeraldo è un capitolo della Saga principale del franchise dei Pokémon, ha come trama le avventure di un bambino alle prese con i suoi sogni e vanta al suo interno molti Pokémon di prima e seconda generazione assieme a quelli nuovi di terza.

pokemon leggendari smeraldo
La discesa del Re dei Cieli

Trama:

Il protagonista può scegliere se essere una ragazza o un ragazzo; devo dire che molte volte il personaggio femminile è esteticamente più curato.

L’avventura inizia con il salvataggio del Professor Pokémon di turno da un’aggressione di un Pokémon, aggressione che sventiamo grazie al nostro Pokémon Starter che scegliamo al momento e che ci accompagnerà per il resto del viaggio. Come trovata di inizio gioco è sicuramente tra le più originali del franchise!

Quindi, con il permesso di mammina, iniziamo a viaggiare per la regione di Hoenn catturando nuovi Pokémon, allenandoli sfidando altri allenatori, Palestre Pokémon e pericolosi criminali; il tutto per diventare un giorno i Campioni della Lega di Hoenn, conoscitori dei Leggendari della regione e salvatori dal maremoto indotto da due delle organizzazioni criminali meno organizzate di tutti i tempi.

Una trama semplice, con nodi però di difficile interpretazione se i dialoghi non vengono letti con la dovuta attenzione; molto carina, l’idea di due boss criminali inediti era originale all’epoca e almeno mi hanno aiutato a livellare senza noie.

Grafica:

Pokémon Smeraldo si avvale come tutti i vecchi titoli di una meravigliosa pixel art. Con il sapiente uso di quadratini colorati per formare paesaggi, Pokémon e personaggi, il mondo offerto è veramente sfumato in cromature che caratterizzano ogni luogo, ogni percorso è speciale per una propria forma degli alberi, per una tendenza più chiara o scura del verde che lo adorna o per elementi del paesaggio che altrove non esistono.

I miei luoghi preferiti sono il Percorso 112, la Nave e la Casa del Quiz. Il Percorso 112 mi piace perché è situato alle basi di un vulcano e le ceneri di questo cadono dal cielo colorando il tutto di grigio, con gli alberi argentei e i cespugli che, attraversati, perdono la loro cortina di cenere e tornano verdi; stupendo.

Giocabilità:

Giocare a Pokémon Smeraldo è stato bello all’inizio ma alla lunga molto snervante, lo consiglio solo per chi ha ancora voglio di stare là a sconfiggere 100 Pokémon selvatici per tirarsi un po’ su la squadra.

Devo ammettere che durante la run ho cambiato più volte i compagni della mia squadra perché avevo scelto Pokémon che mi stavano a cuore, che mi piacevano, ma che poi si erano rivelato troppo deboli o inutili per la trama. Quindi, ho dovuto cambiarli per fare posto ad altri; ma per fare ciò ho perso MT e punti esperienza preziosi.

Il problema è sorto già dalle ultime Palestre perché mi sono ritrovato sottolivellato in maniera impressionante, la Lega poi è stato un tormento: il primo SuperQuattro aveva i Pokémon a livello 45-50, mentre il mio più forte era a livello 45 e il mio più debole a livello 37; troppo deboli!

Inoltre, Hoenn di suo non è tanto lunga, anche se possiede secondo me i Percorsi più lunghi del franchise. Tuttavia, è frustrante metterci ore perché essi sono ricolmi di allenatori che, visto il livello generale della mia squadra, non danno nemmeno abbastanza punti esperienza. Infatti, un altro grande problema è la spartizione dei Pokémon selvatici: com’è possibile che se faccio Surf trovo Pokémon di livello 5? Se ho Surf vuole dire che la mia squadra è almeno di livello 30, cosa me ne faccio di 15 punti esperienza? E’ una presa in giro, perché ovunque nella mappa è così.

E ora parliamo della Lega Pokémon, di quello schifo della Lega Pokémon.

Ho giocato a svariati titoli, sia con Leghe facili sia difficili ma questa è sicuramente la più schifosa. Questi nemici non sono forti, ma usano mosse di stato come se non ci fosse un domani, Doppioteam e Ipnosi, Protezione e Fuoco fatuo. Non sono difficili, sono solo fastidiosi. Una Lega difficile è quella di Giallo o di Bianco o di Platino perché ha nemici veloci e con attacchi veramente potenti; questa invece è solo brutta. Alla fine l’ho vinta solo perché avevo una squadra livellata un botto e li battevo in velocità.

Citazioni e introduzioni:

Pokémon Smeraldo ha il merito di aver introdotto alcuni personaggi che mi sono piaciuti molto durante la mia partita di Pokémon Platino. Infatti, per la prima volta il giocatore può interagire con la coppia di giornalisti che riprendono la lotta per mandarla in un futuro in televisione; inoltre, ci sono anche gli alberelli di bacche, elementi molto importanti e presenti anche in giochi futuri come Platino e Y.

Come rimandi al passato, invece, ho notato una citazione al Nintendo Gamecube e al Gameboyadvanced da parte di un personaggio non giocabile. E poi mi sono chiesto: ma Pokénav è stato forse un antenato del telefono di Pokémon Soul Silver? Lo chiedo perché il gioco di seconda generazione non l’ho giocato…

La mia squadra:

Come ho detto in precedenza, ho cambiato la squadra in corso d’opera: infatti, avevo catturato Pokémon che mi stavano a cuore, Pokémon che non avevo mai potuto allenare altrove ma che comunque erano i miei preferiti in Esploratori del Cielo; purtroppo, non si sono rivelati adatti per le mie strategie di gioco e per la trama della storia e quindi li ho cambiati per altri più funzionali. Ciò mi ha dato seri problemi con la Lega, per cui consiglio di crearsi la squadra a tavolino per non perdere preziosi punti esperienza.

Alla fine, la mia squadra risultava formata dai seguenti Pokémon:

  • Marshtomp, capace di un’enorme forza fisica e un’alta resistenza; molte volte è stata il mio tank.
  • Ludicolo, velocissimo e dotato di un alto attacco speciale, ha sbaragliato da solo metà Lega.
  • Pelipper, molto resistente agli attacchi ghiaccio e a quelli fisici in generale.
  • Breloom, potente attaccante ma anche molto debole a livello di difesa (fisica e speciale); ciononostante, ha devastato i tipi buio e ghiaccio.
  • Sableye, carino ma lui adesso lo toglierei dalla squadra, non era nulla di speciale.
  • Gardevoir, dotata di un alto attacco speciale e anche molto veloce.

Questa è la mia squadra, mi ha dato molte soddisfazioni anche se ho dovuto livellarli per bene.

Conclusioni:

Pokémon Smeraldo è sicuramente un bel gioco, la trama risplende con le sue ben due organizzazioni criminali e il Re dei Cieli, che scende sui due dei bellicanti, è sicuramente una delle immagini più belle; tuttavia, il sistema della Lega (assieme alle ultime Palestre) è da rivedere e non mi è piaciuto per niente.

Voi invece, cosa ne pensate? Se volete, fatemelo sapere sotto nei commenti.^^

squadra per pokémon smeraldo

Solitudine

Nessuno lo capiva, lui stava sempre da solo. Sempre solo perché nessuno si sforzava di fermarsi a osservarlo. Tutti lo lasciavano solo. Pochi secondi di contemplazione, una risatina, certe volte un commento più o meno derisorio. Tutti lo lasciavano solo.

Passava le giornate chiuso nel grande palazzo buio, illuminato solo da una lampadina in alto, attaccata in alto, al soffitto distante da terra più di dieci metri. La sua sola compagnia era lo specchio opaco che debolmente rifletteva una scura immagine di riflesso. Scura perché la luce era lontana. Neppure lei desiderava stare sola con lui; neppure in compagnia, se per questo. Era solo.

Il suo unico scopo nella vita era posizionare gli arti anteriori nella forma perfetta: niente doveva risultare fuori posto. Una linea perfetta, una superficie immateriale creata dalla magia della perfezione, della mancanza di errore, dall’estremo che una mente potesse concepire in quel pianeta scuro e triste: doveva farcela. Ci provava da anni, da quando era uscito dall’uovo. Solo ma con uno scopo nella vita. Il suo scopo nella vita. La sua ragione di essere. La sua unica compagnia.

Da piccolo tutti lo adoravano, tutti lo coccolavano, tutti gli davano bocconcini e crocchette. Era imperfetto ma felice: chiunque lo adorava mentre cercava di imitare le persone, tutti lo aiutavano nel suo intento, posizionando i suoi buffi e paffuti arti rosa come lui voleva. Era diverso da com’era poi, ma era felice. Ma venne il giorno della solitudine, dell’abbandono: capì come imitare le persone e ciò, capendole nel profondo, lo mutò per sempre. Mutato irrimediabilmente, era perfetto, era strano, era il diverso. La gente lo abbandonò.

Ora stava solo nella sua solitudine a riprovare la posa, sempre la stessa posa, da anni: sapeva che se fosse riuscito a ricreare la realtà che ricercava avrebbe potuto viverla. Sapeva che la gente, quella poca gente che vagabondando finiva in quel vecchio magazzino abbandonato, avrebbe smesso di deriderlo, avrebbe smesso di urlare terrorizzata o abbandonarlo nuovamente. E perché? Perché sarebbe stata rapita dalla perfezione dei due grandi guanti bianchi che magicamente creavano una superficie che non esisteva grazie alla forza della perfezione.

Ma era imperfetto, lui, il movimento, il mondo, tutto era imperfetto. Per questo sapeva che nessuno lo avrebbe mai accettato fino a quando non avesse capito cosa rendeva tanto speciale quella posa. E ciò lo tormentava, gli riempiva le giornate vuote, gli rendeva le nottate piene di insoddisfazione e prive di sonno. Ormai non pensava ad altro: provare a essere perfetto nella sua mimesi. La sua mente era piena di quelle azioni da provare e riprovare fino alla perfezione. Quasi non pensava ad altro. Quasi non si ricordava nemmeno più chi lo coccolava. Quasi, quasi non si ricordava nemmeno più il suo nome! Il suo brutto, patetico nome. E qual era questo nome?

Mr Mime.

Ma non aveva importanza: sapere chi fosse non gli avrebbe ridato qualcuno che lo chiamasse amico.

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Immagine non collegata al racconto ma l’ho scelta tra quelle della galleria di WP per affinità emotive.

Pokémon Mistery Dungeon: Squadra Rossa

Trama:

Pokémon Mistery Dungeon: Squadra Rossa è un videogioco spinoff della saga videoludica dei Pokémon e parte fondamentale del suo franchise; è il primo capitolo della lunga saga dei Pokémon Mistery Dungeon. Come ogni videogioco della saga di Pokémon Mistery Dungeon, la trama ruota attorno a un ragazzo umano tramutato in Pokémon da forze misteriose  e che, risvegliatosi in un mondo dove i Pokémon vivono in armonia – o quasi – stringe amicizia con un altro Pokémon per formare una Squadra con cui aiutare la gente.

Pokémon Mistery Dungeon: Squadra Rossa, in particolare, ruota attorno alle Squadre di Soccorso e sulla maledizione di Ninetales che venne scagliata contro un umano egoista e vigliacco; a causa di ciò, apparentemente, il protagonista si ritrova nel mondo Pokémon nello stesso momento in cui iniziano le catastrofi naturali e, grazie al Pokémon che lo ha trovato svenuto che è diventato suo amico, inizia a indagare sulla natura della propria comparsa in quel mondo e del suo ruolo in tutto ciò, sempre aiutando gli altri Pokémon in difficoltà nel frattempo.

 

Impressioni iniziali:

Pokémon Mistery Dungeon: Squadra Rossa si presenta come un videogioco molto facile da capire, molto veloce, basato sull’esplorazione di Dungeon misteriosi (labirinti generati randomicamente) e sulle lotte a turni. All’inizio della propria avventura ci vengono poste alcune domande generali per darci a seconda di esse il Pokémon che meglio ci rappresenta tra gli starters e alcuni Pokémon molto famosi del franchise (fino alla terza generazione); il compagno delle nostre avventure, invece, lo scegliamo noi ma dev’essere diverso dal tipo del nostro personaggio.

La trama inizia subito dopo le presentazioni iniziali e l’incontro dei due protagonisti con la formazione della Squadra di Soccorso e il recupero di un cucciolo; quindi, si viene condotti alla propria casa e introdotti alla leggenda di Ninetales e ai disastri naturali.

Inutile dire che la grafica è in pixel-art e che ogni dungeon è caratterizzato da una serie di cromie ed elementi naturali; è una gioia per gli occhi ed è veramente facile farsi rapire dalle musiche allegre.

 

Gameplay:

Il gameplay è semplice e immediato: si esplorano i dungeon, si interagisce con oggetti e trappole per terra e si combatte a turni; i Pokémon oltre alle abilità e alle mosse hanno le statistiche riscontrabili nella saga principale ma anche una serie di abilità mentali, ottenibili tramite diverse caramelle gommose (che aumentano pure le statistiche). I pokémon e le mosse trovabili al suo interno sono quelli presenti fino alla terza generazione. Forse l’unica pecca del gioco è che seguendo assiduamente la trama senza fermarsi a rafforzare la Squadra si finisce sottolivellati rispetto ai boss che si affrontano, soprattutto per Articuno che è capace di colpire i protagonisti anche da lontano.

Per il resto è un bellissimo videogioco facile e divertente; una volta completata la storia principale, è possibile esplorare i dungeon avendo come leader della Squadra di Soccorso qualsiasi Pokémon arruolato.

Commento finale: 

Pokémon Mistery Dungeon: Squadra Rossa è un bel videogioco da giocare per tutto il tempo che si vuole sia da solo sia guardando un film nel frattempo. Mai noioso o uguale a se stesso, grazie alla storia post finale principale con la ricerca dei Leggendari e le nuovi missioni ha una giocabilità veramente lunga!

Pokémon Mistery Dungeon Squadra Rossa
Uno dei celebri drammi della saga!