Claymation: Galline in fuga

 

Per chi non lo sapesse, la stop motion è una delle arti cinematografiche più raffinate e che richiedono maggior tempo per essere realizzate: infatti, un film in stop motion non si basa sugli stessi principi della cinematografia tradizionale, ma invece ha come base un lunghissimo e dettagliato studio dei personaggi, dell’ambiente che li circonda, delle loro azioni e delle inquadrature da usare per riprendere il tutto e dargli vita.

La stop motion, quindi, ha come scopo quello di dare vita agli oggetti inanimati e non importa che essi siano peluche o lattine, animali morti o statuine di cera, bambole o persone umane e vive: in un film in stop motion, grazie a una serie di fotografie finemente studiate, essi vivono nella pellicola.

Esistono varie tecniche per creare un film in stop motion perché sono infiniti i materiali, gli utensili e gli artisti che producono questo genere di film. Oggi voglio parlare di un film che probabilmente molti conoscono, una sorta di rivisitazione di La grande fuga; perché lo dico dopo avere parlato della stop motion

Semplice, perché Galline in fuga è un film realizzato in stop motion con la tecnica della claymation. E anche solo per questo è un capolavoro!

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Quindi, sappiamo cos’è la stop motion e già da questo possiamo capire l’enorme lavoro che è stato fatto per creare il bellissimo e ironico cartone che molti (se non lo fate, fatelo!!!) amiamo! Mesi per progettare ogni singola gallina, tutto il pollaio e la strana macchina infernale produci-torte-di-pollo, la creazione e la colorazione di ogni cosa – e chissà quanto di ciò che vediamo sia vero e quanto sia realizzato apposta- per poi l’atto finale ripetuto mille volte con pochissimi dettagli di differenza tra un’azione e l’altra: lo scatto di centinaia, anzi migliaia, di foto per immortalare ogni singolo movimento e ogni espressione per regalare allo spettatore, a noi, l’illusione di osservare un film con attori e animali in carne e ossa.

Ma cos’è la claymation? Chi la conosce?

La claymation è una tecnica stop motion fatta con pupazzi realizzati a mano con pasta malleabile di plastilina, cera o creta tenuta opportunamente umidificata in modo che non si secchi all’aria e perda perciò la possibilità di essere plasmata. Con questa tecnica, si possono animare personaggi molto semplici e di piccole dimensioni, come quelli della serie televisiva Pingu, oppure personaggi estremamente complessi  ed espressivi come quelli dei vari film prodotti dalla Aardman Animation Studios, come appunto Galline in fuga.

I burattini per claymation sono i più semplici da fabbricare perché vengono realizzati con la plastilina o altre paste modellabili e non richiedono materiali di difficile reperimento e non devono nemmeno venire lavorati con attrezzature specializzate: bastano solo un po’ di filo di alluminio, plastilina colorata  e tanta fantasia! Tuttavia, anche questa tecnica ha il suo tallone d’Achille, rappresentato in questo caso dalle impronte digitali dell’artigiano, cosa per la quale viene richiesta sempre una passata di lima sul lavoro appena svolto per non lasciare tracce indesiderate che deturpino le forme o le ombre dei pupazzetti.

In un certo senso, la claymation è una delle arti che i bambini, noi tutti da bambini, hanno provato e sperimento almeno una volta nella loro infanzia durante i lunghi pomeriggi all’asilo o con la tata. Non è magica come realtà?

Comprese tutte queste nozioni, apprezzare Galline in fuga risulta ancora più facile. Stiamo parlando di una fiaba di liberazione e libertà, di appropriazione dei propri sogni e di validazione delle proprie capacità, arricchita da un cast di variopinti personaggi tutti altamente caratterizzati e una trama lineare ma ricca di emozioni.

Galline in fuga parla di un gruppo di galline allevate dalla cinica e spietata Signora Tweedy, la quale nel vano tentativo di arricchirsi le sfrutta per le uova, se ne ciba se non sono più in grado di produrle e infine si lancia nel vasto mercato delle torte salate di gallina. Il punto di vista è quello delle galline, sopratutto quello di Gaia, e per tutto il film queste galline, con un gallo vecchio e austero, cercano di scappare dal pollaio verso la loro terra promessa per una vita libera e lontana dalla minaccia dell’ascia della loro padrona. E proprio quando il loro destino sembra segnato, dal cielo piove un galletto di nome Rocky Bulboa che le aiuta a scappare insegnando prima la tecnica del volo (con risultati esilaranti) e infine unendo le sue forze con la geniale mente di Gaia.

Secondo me, Galline in fuga è un bel film basato sulla forza delle donne perché, se ci pensate bene, a condurre i giochi sono solamente Gaia per le galline e la Signora Tweedy; il loro è un confronto di mente e di forza, non è un caso che alla fine il confronto finale sia proprio tra le due. In un certo, la povera signora mi fa anche pena perché cerca solo di far valere il suo diritto di arricchirsi legalmente usufruendo delle sue proprietà… ma violando così il diritto alla vita delle sue galline (che di sicuro sono molto buone!) che invece reclamano la vita.

Questo film rappresenta la mia infanzia, mi ricordo che alle elementari ne avevo scritto la trama per una consegna di italiano e fa riflettere che in mezzo a tutta la nostra vasta collezione di videocassette avessi scelto proprio questa. Divertente, intelligente e motivazionale, può aiutare lo spettatore nella via verso il veganesimo anche se con me ha fallito miseramente. Uno dei miei cartoni preferiti.

E pensando al fatto che si tratta di claymation e quindi mesi di lavoro artigianale, Galline in fuga è veramente uno dei migliori cartoni che abbia avuto la fortuna di rimirare durante gli anni felici delle elementari!

Per voi  è lo stesso? Non so, intanto vi auguro Buona Pasqua! Dopotutto, parlando di galline e uova siamo in argomento, no?

Fonte: Stop-Motion, la fabbrica dei sogni; di Stefano Bessoni, commentato qui.

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