VISIONI SENTIERI SELVAGGI: Il gabinetto del dottor Caligari

Finalmente sono riuscito a vedermi questo capolavoro di Wiene, oltre a Nosferatu, per cui posso affermare di avere una buona base del cinema avanguardistico tedesco! Della scuola del montaggio ho già visto La corazzata Potemkin di Ejzenstejn del ’25. Mi manca un film impressionista, secondo voi La rosa sui binari va bene?

La versione che ho visto io è quella restaurata a Bologna, che potete trovare sottotitolata in italiano su YT. La colonna sonora che hanno messo è veramente inquietante, ha delle basi sicuramente elettroniche, almeno nella prima parte, e unita alle scenografie claustrofobiche dava veramente una sensazione straniante e agghiacciante.

L’espressionismo è famoso per le sue messe in scena, la recitazione esagerata degli attori e i contrasti di colori e scenografici con cui i personaggi vivono le loro azioni. Per capire anche quanto l’espressività conti, basti pensare al cerone e alle matite nere con cui i visi degli interpreti sono mascherati!
Le scenografie infatti sono claustrofobiche e oniriche: linee diagonali attraversano le inquadrature, pareti incurvate si protendono verso i personaggi e forme geometriche impossibili compongono scenari da incubo. I colori di cui erano imbibite le bobine di certo non aiutano: già è inquietante ‘sto corridoio che diventa sempre più stretto e ‘sto tizio che fa la faccia da schizzato, poi se il tutto è di un giallo smorto qui diventiamo il castello degli orrori! Dulcis in fundo: a volte mi sono sorpreso che alcune scenografie erano costruite e non fossero fondali dipinti da quanto contorte erano!

So che la sceneggiatura in questi film non è il focus principale ma ammetto che non conoscendo perfettamente la storia a una certa mi ero abbastanza perso. Mi ero completamente dimenticato che si trattasse di una storia raccontata (e possibilmente fittizia o alterata) e quindi a fine film con il cambio di registro non ho capito molto di quello che stesse succedendo. Invece, è normale che fosse diviso in atti? Non mi ricordo se Nosferatu fosse suddiviso o meno in atti… Dovrei rivederlo, boh.

Invece bravissimi gli attori, su Wikipedia noto che questi erano attori di primo piano che sono riusciti a lavorare bene anche dopo l’avvento del sonoro!

Dal punto di vista registico e del montaggio, il tutto è abbastanza semplice per permettere alla scenografie e al reparto costumi/trucco di brillare. Ecco, ho notato diversi primi piani e riduzioni dell’inquadratura per risaltare solo il personaggio mostrato in primo piano. E poi ci sono diversi split screen, nel senso che ci sono sovraimpressioni per indicare piani diversi di narrazione nella stessa inquadratura (come quando leggono il diario del dottore pazzo).

Un capolavoro, veramente bello! Per ora, l’espressionismo è il mio movimento preferito al cinema, ma dopotutto io ho uno spirito gotico no?

The Necronomicon Tag

Buongiorno! Dopo aver finalmente terminato la raccolta di Lovecraft, il Necronomicon, torno con una tag ispirata alla mia esperienza durante la fruizione del libro. Un’esperienza non sempre piacevole, caratterizzata da racconti di altalenante qualità e grandi similitudini di world-builing. La mia tag è transmediale, partendo dal Necronomicon arriva a qualsiasi film, libro, videogioco o canzone possa corrispondere agli argomenti. Buona lettura.^^

  1. Randolph Carter: una saga famosa ma che non apprezzi.
  2. Attraverso la porta d’argento: l’opera migliore di una saga dimenticabile.
  3. The lurking fear: un luogo maledetto.
  4. The quest of Iranon: l’arte come immortalità.
  5. The street: un’opera razzista, senza possibilità di salvezza.
  6. The curse of Yig: un’opera non adatta agli affetti di ofidiofobia.
  7. The mound: un’opera su un monte misterioso che cela orrori senza fine.
  8. Medusa’coil: una bella opera che si rovina nella sua ultima parte.
  9. The horror in the museum: un’opera ambientata in un inquietante museo.
  10. Temi di Lovecraft: un’opera con l’orrore proveniente dal mare.
  11. Temi di Lovecraft: un’opera con l’orrore proveniente dallo spazio.
  12. Temi di Lovecraft: un’opera con l’orrore proveniente dalle montagne.
  13. Temi di Lovecraft: un’opera caratterizzata da grandi arcate di violini.
  14. Temi di Lovecraft: un’opera caratterizzata dal suono di flauti.
  15. Temi di Lovecraft: un’opera caratterizzata da monumenti antichi e imponenti.
  16. Temi di Lovecraft: un’opera narrata in prima persona.
  17. Il Necronomicon: Un’opera da collezione più bella che buona.

Randolph Carter: una saga famosa ma che non apprezzi. Per chi mi conosce sa che io ho 3 veti: action, scifi e western. Quindi Fast N Furious ovviamente mai visto e mai la vedrò.

Attraverso la porta d’argento: l’opera migliore di una saga dimenticabile. Tornando a una discussione con un blogger, potrei citare Crimson Peak rispetto all’intera filmografia di Del Toro (😁) ma invece cito Vacanze di Natale 2000 rispetto a tutti i cinepanettoni successivi!

The lurking fear: un luogo maledetto. Beh la stazione UAC su Marte, di Doom! Non una ma ben due invasioni demoniache (nella linea narrativa ufficiale) che hanno trasformato quegli ambienti già alienanti in veri posti orrorifici!

The quest of Iranon: l’arte come immortalità. Arte? Immortalità? Ma questo è pani per i denti del Doriano più bello e famoso della letteratura gotica: Dorian Gray!

The street: un’opera razzista, senza possibilità di salvezza. Nascita di una nazione. Ed è pure eterno, in bianco e nero con i personaggi che non si riconoscevano a parte l’unico nero brutto e cattivo.

The curse of Yig: un’opera non adatta agli affetti di ofidiofobia. Tanti serpenti, una folla che non può fuggire e Samuel L. Jackson. Avete capito la trashata vero? Ma ovviamente è Snakes on a plane!

The mound: un’opera su un monte misterioso che cela orrori senza fine. “Fuggite sciocchi!” urla Gandal! Siamo dentro a una montagna, siamo di fronte a uno dei demoni primordiali nel luogo in cui è stato compiuto un massacro. Altro da aggiungere?

Medusa’coil: una bella opera che si rovina nella sua ultima parte. Pokémon Y: lo sto rigiocando per la Nuzlocke e il villain del gioco ha uno degli archi più anticlimatici della storia del franchise! In meno di 10 minuti narrativi lo sfidiamo 3 volte e sempre con gli stessi Pokémon! Il senso?

The horror in the museum: un’opera ambientata in un inquietante museo. La maschera di cera, quello del 2005, quello con Paris Hilton che muore impalata e quel gran figo di Jared Padalecki nel body count! Una bella opera, uno slasher pulito ed effetto!

Temi di Lovecraft: un’opera con l’orrore proveniente dal mare. Grande classico, Lo squalo.

Temi di Lovecraft: un’opera con l’orrore proveniente dallo spazio. It, tempo fa avevo scritto anche questo articolo che comparava It con Il colore venuto dallo spazio!

Temi di Lovecraft: un’opera con l’orrore proveniente dalle montagne. Questa è difficile, ma cito un film norvegese distribuito da Netflix: Troll! Una rielaborazione interessante delle fiabe europee, certo il Troll in questione è trattato alla stregua di un orso ma la CGI è bellina!

Temi di Lovecraft: un’opera caratterizzata da grandi arcate di violini. Psycho di Hitchcock o Toxic di Britney? La scelta è ardua. A voi decidere allora.

Temi di Lovecraft: un’opera caratterizzata dal suono di flauti. Non so se la versione ufficiale sia in flauto o al violino o al piano ma io alle medie la studiai col flauto e quindi associo questa colonna sonora agli strumenti a fiato: Schindler’s List, la sua celebre colonna sonora! E poi c’è sempre Criminal di Britney Spears, considerata una delle sue canzoni più profonde e commoventi.

Temi di Lovecraft: un’opera caratterizzata da monumenti antichi e imponenti. Come non citare il mio odiato Tomb Raider: Anniversary? Comandi discutibili ma sicuramente grandi ambienti!

Temi di Lovecraft: un’opera narrata in prima persona. Come non citare Percy Jackson, una delle saghe letterarie della mia preadolescenza? Narrata in prima persona, titoli strambi e una rielaborazione della mitologia classica attenta e intelligente per rendere miti vecchi e noiosi di nuovo freschi e accattivanti (almeno per un bambino che si affaccia al mondo!). Sempre detto che sono un ottimo metodo per far incontrare la cultura classica alle nuove generazioni.

Il Necronomicon: Un’opera da collezione più bella che buona. L’ultimo regalo che mi è stato dato: un’edizione recente di Dracula, per la nuova collana dei classici dell’orrore. Non ha uno straccio di prefazione o approfondimento, e in copertina ci stanno due zanne. Vabbeh, almeno ora ho la copia fisica del romanzo mentre quando lo lessi avevo utilizzato la versione di mia sorella la quale si è ripresa il libro appena possibile (sempre cara lei, eh).

E siamo giunti alla fine! Leggere il Necronomicon è stata un’esperienza interessante ma non sempre positiva. Tuttavia, ovviamente, ne consiglio la lettura; se non di questo di altre raccolte di Lovecraft. E voi? Avete letto il Necronomicon? E vi piace questa nuova tag per celebrarne la lettura? La reaction completa al libro la trovate nell’altro mio blog, ciao!

L’alba dei morti dementi

Satira e cult moderno a tema morti viventi, L’alba dei morti dementi (Shaun of the dead in originale) è una simpatica commedia horror inglese del 2004. E’ stata diretta da Edgar Wright, mentre è stata scritta dallo stesso assieme all’attore e protagonista Simon Pegg.

L’alba dei morti dementi parla della routine di Shaun, fallimentare impiegato in un momento di piatta nella vita, che viene interrotta dall’avvento dei morti viventi: satira, risate, humour inglese e tanto sangue!

Che dire di L’alba dei morti dementi, senza fare spoiler?

Prima di tutto, chiaramente sia il titolo originale sia l’adattamento italiano fanno riferimento all’Alba dei morti viventi di Romero. Poi, la trama già accattivante viene arricchita da personaggi fallaci e un montaggio frenetico e caratteristico; il tutto pompato a mille da musiche pop.
Ma è il montaggio che rende il tutto immersivo e accattivante, montaggio che caratterizza la stupenda trilogia del cornetto: L’alba dei morti dementi, Hot Fuzz e La fine del mondo.

E facendo qualche piccolo spoiler senza contesto?

Beh, sin dalla prima inquadratura è possibile notare come sia la routine ad ammazzare le persone, a renderle quasi dei morti viventi senza ambizioni; come quando Shaun si sveglia e barcolla verso la cucina (immagine che verrà citata pure in Italia per la pubblicità di un farmaco). E la routine è così pesante e monotona che Shaun nemmeno si accorgerà dell’invasione, all’inizio! Saranno i morti viventi ad attaccarlo perché lui possa accorgersi di loro!
Inoltre il film alla fine racconta della storia d’amore tra Shaun e la sua (ex) ragazza, del proprio arco di miglioramento e del necessario distacco dal migliore amico di una vita Ed, ormai peso tossico nella sua vita.

La commedia scorre potente in L’alba dei morti dementi, tipico humour inglese per i palati più fini: gag, battute, slapstick e splatstick. Ma a scorrere ancora più potente è l’ironia tragica e soprattutto la coppia sangue-gore. Di certo, il film non si tira indietro in nessuno dei due versanti.

Scena più bella? Gli zombie in casa, tutto è nuovo, le risate isteriche molte!

Cult moderno delle pellicole a tema morti viventi (perché, come ci ricorda Shaun, dire zombie è ridicolo), questa perla contiene tutti gli stilemi tipici del genere uniti al classico racconto di formazione in cui il protagonista -Shaun- alla fine abbraccia la vita e prende il coraggio di chiarire i problemi che lo attaglianano.

E voi? Lo conoscete?

SPECIALE HALLOWEEN: The Nightmare saga!

Buongiorno e buon Halloween! Stanotte sarà la famigerata Notte delle Streghe e per tradizione ho deciso di portare sul blog un articolo a tema: lo speciale sulla saga originale di Nightmare con l’iconico Robert Englund nei panni di Freddy Krueger! Ovviamente, per chi non lo sapesse, il primissimo film, il cult, fu diretto dal grandissimo e compianto Wes Craven.

La saga originale si dipana in sette film, dal 1984 con il capostipite di Craven fino al 1994 con il finale di Craven. Già, Wes Craven ha dato vita e morte alla sua creatura!
Personalmente, considero questa la saga originale, senza contare lo spin-off con Venerdì 13 o il remake, perché posseggo un cofanetto con i 7 film e un sacco di contenuti speciali.

E in virtù di questa mia proprietà, ecco qui la mia reaction a ogni film della saga, con possibili spoiler!

A Nightmare on Elm Street. Primo capitolo e cult assoluto della saga più fantasy degli slasher, Craven dirige un film onirico e slegato dagli stilemi del genere: il serial killer è fin dall’inizio caratterizzato da una forte ironia e i sogni permettono la creazione di scene uniche; senza contare che non è l’omicidio che spaventa ma l’impossibilità di restare sempre svegli! Credo che tra le righe il film comunque voglia mostrare l’incomunicabilità generazionale tra i protagonisti adolescenti e i loro genitori, i primi da una parte che cercano di esplorare il mistero dietro all’Uomo Nero dei sogni, i secondi che provano a proteggerli sordi delle loro richieste.

A Nightmare on Elm Street – Part 2. Com’e’è possibile passare da un mistery su un assassino dei sogni a un film sulle possessioni demoniache? Il secondo capitolo della saga è un continuo avvicendarsi di noia e velata omofobia, con un protagonista interpretato da un attore gay che vede emergere la propria omosessualità prontamente guarita dalla fidanzatina di turno a fine film. Unico lato positivo del tema è il rapporto vestiti-pelle del film, per il quale sono per una volta gli uomini a mostrare le proprie pudenda e fare spogliarelli inutili alla trama; primo su tutti il coach, in un nudo integrale durante il suo omicidio a tema sadomaso nelle docce. Comunque la trama è veramente contorta e in alcune scene non c’è un vero nesso logico; pure i rimandi con il cult originale sono tiratissimi. Grande flop della saga, mi dispiace per gli attori e il reparto effetti speciali e trucco.

A Nightmare on Elm Street 3: Dream Warriors. Ritorno in pompa magna ai fasti del primo film, dove però l’orrore e il mistero sono sostituiti dalla fantasiosa messa in scena e l’oppressione di un gruppo di giovani internati in manicomio, che vedono come cura alle loro manie proprio il letale sonno. Qui ritorna Heather Langenkamp, anche se è Freddy Krueger la vera star: ormai è chiaro che la saga si basa sulla sua icona. Con una trama ben costruita, effetti speciali artigianali ed efficaci, il film riesce a mostrare una caccia al teenager lontana dai banchi di scuola ma comunque claustrofobica, dove la lontananza generazionale resta il tema portante, qui affiancato dalle diverse visioni della medicina. Comunque, l’omicidio del sonnambulo è veramente grandioso sia a livello simbolico, sia di caratterizzazione del personaggio e soprattutto visivo!

A Nightmare on Elm Street 4: The Dream Master. Sequel diretto del terzo capitolo, qui Kristen fa da passaggio di testimone per Alice (la final girl del film precedente), che eredita le attenzioni del serial killer dei sogni e i poteri dell’amica. Tuttavia, la sceneggiatura si rivela essere molto raffazzonata con un ritmo altalenante (ma più verso la noia) e soprattutto con una caratterizzazione dei personaggi molto superficiale e confusa; il potere di Kristen dal capitolo precedente non è più la semplice connessione onirica, che era un semplice decoro, ma diventa quasi una sorta di telepatia venendo quindi stravolto e utilizzato come strumento narrativo per dare nuove vittime a Freddy. Alla fine, il film si rivela essere interessante a livello di resa e di immagini, soprattutto per l’omicidio della mosca e per la scena finale nella chiesa, ma soffre di un ritmo inesistente e scene senza apparente legame o ragione di esistere. Apprezzabile forse la nuova protagonista, ma pure lei scritta molto male e con un’evoluzione campata in aria.

A Nightmare on Elm Street 5: The Dream Child. Nettamente superiore al predecessore per immagini e messa in scena, ho adorato le riprese claustrofobiche della torre dove è rinchiusa Amanda. Tuttavia, al netto di qualche omicidio di bella figura, la sceneggiatura rimane piatta e continua a concentrarsi sul passato di Freddy accantonando il tema della maternità problematica o quello del lutto. La pellicola procede trascinandosi dietro i personaggi, che vivono le vicende passivamente; pure Freddy qui non ha molto da fare, dà la caccia ai ragazzi uccidendoli quasi nella stessa scena in cui li conosce. Ripeto, se non fosse per la regia e le scenografie sarebbe benissimo dimenticabile, un peccato.

Freddy’s Dead: The Final Nightmare. Sesto capitolo della saga, credo sia il film con meno uccisioni del franchise, ma comunque riesce a elaborare una trama un po’ più complicata e studiata. I personaggi principali sono sempre abbozzati ma grazie a un’ulteriore rielaborazione di Freddy Krueger si hanno due passaggi positivi: una situazione distopica in cui i minorenni sono scomparsi dalla cittadina (lasciando gli adulti ad impazzire per colmare il vuoto) e un approfondimento sul passato di Freddy, approfondimento che almeno questa volta ha ragione di esistere. Le morti ormai virano sulla commedia nera, il film si guarda principalmente per il killer dei sogni; peccato per la ripetitività di alcuni meccanismi narrativi, che si susseguono sin dal primo episodio.

Wes Craven’s New Nightmare. Bellissima fiaba nera e omaggio di Wes Craven alla sua creatura, New Nightmare rielabora la mitologia della saga riproponendola per un pubblico adulto: meta-cinema, sangue, nessuna risata, drammi familiari e materni, crudeltà e sadismo ai massimi livelli da parte dell’entità malevola. Heather torna nuovamente a vestire i panni di Nancy, assieme ad altri attori che interpretano sé stessi per un bellissimo film nel film; ecco, mi è sembrato parecchio strano vedere Robert Englund interpretare sia sé stesso sia l’entità malefica di New Nightmare sia Freddy nel film originale in onda nel film. Una pellicola riuscita con interpretazioni sentite e musiche che colpiscono, creando il film più lungo dell’intera saga ma con un climax che non si batte.

E per concludere, se dai singoli commenti non fosse chiaro, vi propongo la mia classifica personale di gradimento dei sette film della saga!

  1. Wes Craven’s New Nightmare – Nightmare 7
  2. A Nightmare on Elm Street – Nightmare 1
  3. A Nightmare on Elm Street 3: Dream Warriors – Nightmare 3
  4. Freddy’s Dead: The Final Nightmare – Nightmare 6
  5. A Nightmare on Elm Street 5: The Dream Child – Nightmare 5
  6. A Nightmare on Elm Street 4: The Dream Master – Nightmare 4
  7. A Nightmare on Elm Street – Part 2 – Nightmare 2

A NIGHTMARE ON ELM STREET, IL COMMENTO.

Wes Craven affermava che creava i soggetti dei suoi film a partire dagli incubi che lo scuotevano nel sonno; e che Freddy Krueger è nato da un avvistamento inquietante che fece da bambino quando dalla finestra scorse un figuro per strada che lo terrorizzò.
Facile pensare che la saga di Nightmare, con il suo Uomo Nero dei sogni, sia nata proprio da un incubo.

Il primo film è importante e completo, gioca sul mistero e il terrore di non essere al sicuro nemmeno mentre si dorme; un po’ si potrebbe affermare che gioca sulla stessa paura ancestrale di essere attaccati nel sonno e la falsa sicurezza in casa propria.
Ci sono questi ragazzi che sono ossessionati da un uomo sfigurato e muoiono in modo apparentemente suicida o accidentale.
Secondo me, il merito di Craven è di aver creato un mostro non percepibile dagli adulti, metafora di un chiaro disagio adolescenziale e incapacità comunicativa intergenerazionale. Per questo Freddy si staglia così tanto rispetto a Jason, Michael o Chucky: loro sono prettamente assassini, qua si parla di psiche.

A parte il secondo capitolo (facciamo finta non sia mai esistito?) senza la direzione di Wes Craven la saga inizia a concentrarsi sul serial killer dei sogni, mitizzando e centralizzando la sua presenza. Solo qualche sporadica apparizione di Heather Langenkamp, la prima final girl dal primo capitolo della saga, ricorda allo spettatore che oltre a Freddy c’è una sola presenza forte nel franchise.

Ma è Freddy Krueger a regnare.

Altra costante della saga, vista l’età dei personaggi da macellare nei sogni, è la high school americana: mai tanti banchi di scuola sono comparsi in una saga horror così longeva!
A dire il vero un po’ di fastidio ce l’avevo. Sempre queste lezioni, questi terapeuti ed educatori che non riuscivano a capire le esigenze degli adolescenti. Nel primo film poteva anche starci ma arrivati al quinto la cosa diventa leggermente ridondante; da questo punto di vista il terzo, il sesto e il settimo sono sicuro tra i più originali.

E il problema maggiore della saga di Nightmare: la ripetitività delle interazioni sociali!

Ogni volta Freddy inizia a perseguitare un gruppo di adolescenti, con un/a teenager in particolare che capisce prima di tutti la situazione e cerca di far capire agli altri il pericolo. Ovviamente non riceve minimamente la fiducia altrui. Anzi, la persona viene presa per pazza, forse impazzita in risposta agli inevitabili lutti che travolgono il suo cerchio di amicizie. Tuttavia, in seguito non si sa come o perché il gruppo di turno si riunisce e tutti capiscono che è meglio darle ragione, per combattere alla meglio Freddy tutti insieme.
Ecco, queste interazioni si ripetono più o meno in ogni capitolo della saga!

Credo che piuttosto che concentrarsi sulle vittime, avrebbero potuto concentrarsi maggiormente sui sogni: a parte l’ultimo capitolo, diretto da Wes Craven, con il proseguo della serie Freddy non perseguita più le sue vittime, ma come le incontra le sventra!
Non sarebbe stato molto più interessante concentrarsi su numerosi inseguimenti nello stesso film, anche in commedia nera, e maggiormente caratterizzati? Un po’ come faceva il capostipite!

Ma questo era solo il mio speciale di Halloween sulla saga di Nightmare: A nightmare on Elm Street.
Voi avete mai guardato la saga? Concordate con la mia lista di preferenza? Preferite lo spin-off o il remake?

PS: per concludere ecco qui 3 link che potrebbero interessarvi!

  • Lo speciale su Wes Craven: clicca qui
  • A Nightmare on Elm Street: clicca qui
  • Wes Craven’s New Nightmare: clicca qui

Suspiria: Argento vs Guadagnino

Buongiorno! Oggi torno a parlare di cinema horror con un articolo di cui avevo accennato la preparazione un po’ di tempo fa: il confronto tra il Suspiria di Dario Argento e il Suspiria di Luca Guadagnino!

Entrambi i Suspiria poggiano le basi sullo stesso canovaccio, ispirato al romanzo Suspiria de Profundis. Tuttavia, è doveroso mettere in chiaro che senza il classico di Dario Argento, il nuovo film di Guadagnino non sarebbe mai esistito: infatti, la versione più recente prende dal classico i personaggi, gli eventi chiave e la sequenza delle morti; riscrivendo il tutto in modo più forbito, senza misoginia e con un simbolismo molto più eccelso ed elaborato.

TRAMA

Il Suspiria di Argento è un film horror, una fiaba nera su di una giovane ballerina che andata in una scuola tedesca per perfezionare la propria tecnica di danza classica si ritrova invischiata in un covo di streghe.

Il Suspiria di Guadagnino invece è un thriller paranormale con qualche accenno al genere horror. La trama di base è molto simile, ma qui lo spettatore sa da subito che la protagonista è in pericolo e che le insegnanti sono streghe: il punto focale del film è il percorso di formazione della protagonista in una Germania divisa dal muro di Berlino!

UCCISIONI E INCANTESIMI

Il Suspiria del Darione è un film crudo, violento, dove la morte è punitiva e non lascia scampo: le vittime scappano, ma forze quasi fiabesche le raggiungono sempre per costringerle al silenzio. Tuttavia, il sistema magico è molto semplice e non spiegato, è possibile fare ipotesi anche sugli autori degli omicidi: è stata la Mater Suspiriorum o una delle sue adette grazie alla sua influenza?

Il remake invece vantando una sceneggiatura molto più curata e approfondita spiega il tutto molto meglio: la magia è legata alla volontà e alla mente. Le streghe utilizzano il metodo delle bambole, perché quello che fanno loro si ripercuote sulla vittima, che siano lacrime per impedirle la vista o semplici movimenti che torturano chi non è pronto a compierli. Interessante inoltre che pur essendoci scene di violenza, la morte viene negata alle vittime rendendole quasi dei fantocci e saranno loro stesse a chiederla a fine film, quasi per uscire dal torpore dell’oblio.

LA DANZA

Nel cult la danza è classica, ma è di puro contorno: la scuola poteva essere di canto e la trama non sarebbe cambiata di una singola virgola. Anzi, ho contato le scene in cui la danza compare e sono solo 2 ( di cui una è spezzata in due segmenti). E in queste scene i ballerini… si muovevano, senza una direzione, senza un esercizio preciso; volteggiavano per il gusto di muoversi. Deludente.

Nel remake, invece, la danza moderna è un elemento fondamentale della narrazione e prende parte di un’interessante dicotomia: l’arte è dolore e passione, le scene in cui le ballerine danzano sono quelle in cui le vittime vengono distrutte. Inoltre, non bisogna dimenticare che la danza moderna, per sua stessa definizione, è legata alle emozioni e quindi è legabile a livello di simbolismo al sabba.

SCENOGRAFIE E MUSICHE

Suspiria in entrambi casi è iconico: se Dario Argento si concentra su scenografie grandiose e musiche intense, Luca Guadnagnino predilige ambienti semplici e musiche d’atmosfera (oltre a quelle per le scene di danza).
Personalmente, a livello scenografico ovviamente il film di Argento è memorabile, ma il merito è anche (o solo?) di Tovoli e Bassan che insieme tra fotografia e scenografia hanno creato un’esperienza visiva iconica.

IMPRESSIONI PERSONALI

Da questo rapido e piccolo confronto tematico e di sceneggiatura, è intuibile che io preferisca la versione di Luca Guadagnino anche se non bisogna che senza il classico argentiano non ci sarebbe stato nulla. Quel film nei decenni è entrato nell’immaginario collettivo.
Ma Guadagnino crea un film profondo, un dramma che fa dell’orrore solo l’ennesimo strumento espressivo. Inoltre è apprezzabile come il corpo della donna, sebbene senza paura venga mostrato nudo o in posizioni possibilmente eccitanti, venga normalizzato e mai eroticizzato. Un bellissimo film, il suo Suspiria; peccato abbia floppato, sarei stato curioso di vedere i seguiti e Una terza madre decente.

E voi? Avete mai visto uno dei due Suspiria? Quali pensieri avete a riguardo? Se avete voglia di leggere il mio articolo sul Suspiria di Luca Guadagnino lo trovate a questo link. Ciao!

Consiglio 5 film: Luglio

Buongiorno! Prima di tutto volevo condividere con voi questa meravigliosa notizia: il mio contratto di lavoro è stato ampliato fino al 15 settembre!
Tornando a parlare di cinema, la selezione della mia Top5 dei film visti durante il mese appena trascorso è stata lunga e difficile perché dovendo guardare i film durante il mattino (se mi sveglio abbastanza presto) li guardo da solo e quindi la qualità media dei film visti si alza nettamente. Questo mese la lista è molto varia, anche se c’è almeno un film che forse, per chi mi conosce, era ovvio trovare nei Top5.

Buona lettura.^^

La leggenda dei 7 vampiri d’oro. Su, ormai sapete che io e il cinema gotico andiamo a braccetto, quando ho letto di questo titolo i miei occhi si sono trasformati in cuoricini! Unire l’immaginario gotico della Hammer con il cinema di arti marziali asiatico è stata un’idea che ho apprezzato moltissimo, poi a livello puramente estetico il film presentava idee molto carine: per esempio, le donne venivano rapite e uccise in lettini attorno a un grande calderone, dentro al quale veniva raccolto il sangue. Gli effetti speciali erano pietosi e la trama semplice, ma i costumi e il trucco erano sul pezzo!

Los ojos de Julia. Inquietante thriller spagnolo (dall’orrido titolo italiano) su una donna con una malattia degenerativa agli occhi che va in casa della sorella gemella a indagare convinta che quest’ultima, già cieca per la stessa malattia, non si sia suicidata ma sia stata invece uccisa. Interessante dal punto di vista registico con trovate che ci danno il punto di vista della donna e l’importanza della luce; l’attrice stessa (Belen Rueda) è molto brava e riesce a mostrarci il suo disagio e l’orrore verso una situazione medica che minaccia di essere permanente. Ottima sceneggiatura; un esempio? Lei è un’astronoma e la sorella una musicista: per entrambe la vista era indispensabile per lavorare e sfogare il proprio estro.

Al di là delle montagne. Toccante dramma in tre atti cinese diretto da Jia Zhangke, parla della vita di due generazioni di cinesi, una grande famiglia. Interessante è che ogni atto è distante diversi anni dagli altri e la macchina da presa ha un formato e una qualità diversi a seconda degli anni di riferimento (un elogio a Raiplay per non aver uniformato il formato, dove potete ancora trovarlo). Questo film è come tecnica e sceneggiatura, come modi di intendere il cinema, totalmente diverso dal cinema occidentale a cui siamo abituati, anche se è un film moderno: le inquadrature sono lunghe, superano i cosiddetti 10 secondi, c’è molto risalto verso i primi piani e i sentimenti e i drammi sono esaltati senza però scadere nel melodramma. Un’esperienza veramente unica che ho ripetuto con Green green grass of home qualche giorno fa.

Le follie dell’Imperatore. Su, ne ho parlato fin troppo in questi anni!

Notre Dame. Versione del ’39 con la splendida Maureen O’Hara nei panni di Esmeralda e Charles Laughton come Quasimodo, ho guardato la versione restaurata a colori che è reperibile su Raiplay. Che dire? Capolavoro. Una sceneggiatura brillante da cui ho anche trascritto una linea di dialogo, un film estremamente impegnato e che non ha paura a mostrare la volontà delle autorità che spesso prevalica le intenzioni del popolo. La Parigi del film è sporca, abietta, popolata dalla peggio feccia, il solo Re è la speranza grazie alla sua politica illuminata ma che è quasi sempre marginale, lasciando troppo potere all’ipocrita Frollo. Unica pecca? Pensavo che nella scena finale dopo l’assedio, Quasimodo si buttasse dalla torre o venisse linciato.

Eccoci, siamo arrivati alla fine. Mi sembra strano che tra tre mesi inizieranno le lezioni della scuola di cinema, sono veramente elettrizzato! Comunque, vi ricordo di non sparire: domani esce il mio speciale per celebrare l’anniversario della nascita del maestro Wes Craven! Ci vediamo!

5 film da recuperare: giugno

Buongiorno! Oggi inizia luglio, il che vuol dire che è il terzo mese di lavoro presso la mia azienda come allestitore; e ne sono felice! Inoltre, con il mio contratto part-time sono anche riuscito a guardare qualche film, riuscendo a stilare una bella cinquina! Bei costumi e atmosfere, ecco le parole-chiave!

Colette. Film biografico sulla famosa autrice e attrice francese, interpretato da Keira Knightley. Il film parte dal matrimonio che lei fece in giovane età con un critico e prestanome dell’epoca, diventandone presto una ghostwriter; poi la narrazione procede nel tempo mostrando come la disillusione la rende meno ingenua e scopre se stessa e le sue pulsioni, arrivando a mollarlo per una relazione con un’altra artista e rivendicando la paternità delle proprie opere. Il film è molto bello, la descrive senza giudicare o evidenziare inutilmente la sua sessualità: lei è se stessa e si batte per la propria libertà.

Batman returns. Secondo capitolo diretto da Tim Burton, qui a regnare secondo me è Michelle Pfeiffer: bella, con doppia personalità e immensa nel tipico trucco burtoniano. Un po’ mi è dispiaciuto che per il Pinguino abbiano scelto di prendere in prestito la biografia di Killer Croc, anche se il personaggio diventa in questo modo ancora di più uno degli outsiders tanto cari al regista; bravissimo Danny De Vito. Keaton con la maschera continua a starci malissimo, ma il suo Batman tormentato e quasi martirizzato dalla comunità funziona e regala emozioni.

Judy. Trucco, costumi, scenografie e musiche da sballo. Si tratta di un biopic sulle ultime esibizioni londinesi di Judy Garland poco prima di morire, interpretata da Renée Zellweger. Renée è bravissima, si vede che è lei sotto la maschera ma riesce a emozionare e a trasporre i patimenti di una donna lacerata nello spirito, che ama il suo pubblico ma che non è più in grado di gestire lo stress di una vita intera. Funzionali e significativi sono i flashbacks dei suoi tempi de Il mago di Oz, dove capiamo che allora smise di lottare per l’indipendenza a favore del signore Cinema. Perdendo così l’anima.

Suspiria. Mi sono rivisto il film di Guadagnino e a livello di sceneggiatura è veramente immenso, sopra di molte spanne rispetto al lavoro puramente visivo di Argento. Il film è lungo ma non pesa per niente, anzi. La storia procede lentamente spiegando i personaggi e creando un velo di mistero attorno alla scuola; sappiamo che sono streghe fin dalla prima metà ma non è possibile capire quello che voglio fare. Bravissime Tilda Swinton e la protagonista Dakota, qui in un percorso di formazione che la libererà prima dall’ingombrante figura materna (e dalle ristrettezze del mondo campagnolo) e poi artisticamente, con una metaforica scena finale. Poi la danza è sempre in parallelo con la sofferenza, lo dice Tilda nel film: danzare è soffrire!

La vita straordinaria di David Copperfield. Prima trasposizione del romanzo che riesco a guardare, è la meno attendibile. Non credo sia una trasposizione: credo abbiano inteso il film come se il libro fosse un’autobiografia scritta da Copperfield e il film narrasse i veri eventi che l’hanno ispirata; con questa lettura tutte le imprecisioni storiche non si fanno sentire (prima tra tutte la commistione delle ‘razze’) e lo spettatore può godersi una sceneggiatura scoppiettante e ricca di colpi di scena, con gli ambienti dei palazzi veramente bellissimi. Consigliatissimo!

Ecco, siamo arrivati alla fine. Vi lascio un piccolo teaser: ritroverete uno dei seguenti film in un piccolo progetto più avanti nel tempo, volete provare a indovinare quale? Ciaoo!^^

La vera vittima di Batman returns

Film slasher, piccola riflessione

Buongiorno. Recentemente ho guardato la fine di un documentario su Eli Roth, in cui si parlava anche tra le altre cose anche del genere slasher e dell’orrore al cinema dopo l’11 settembre, e il film La maschera di cera del 2005.

La maschera di cera parla di un gruppo di ragazzi che dopo essersi accampati vicino a un paesino della campagna americana vengono massacrati da due fratelli maniaci. Interessante è la scenografia, soprattutto verso il finale quando il palazzo interamente di cera collassa su se stesso. Il film presenta trovate molto suggestive, con morti ben costruite nella loro teatralità, begli inseguimenti e personaggi realmente capaci di pensare.

Ma prima di tutto cos’è un film slasher?

In inglese to slash significa squarciare e quindi stiamo parlando di un sottogenere del film horror caratterizzato da tre elementi: uno psicopatico mascherato, armi bianche e preferibilmente da taglio, vittime tra la tarda adolescenza e la prima età adulta. La narrazione spesso è ambientata in brevi intervalli di tempo e in un luogo limitato. Inoltre, il genere slasher è considerato come uno dei più casti e puritani: pur essendoci quasi sempre scene di nudo o di sesso, sono le vergini o chi si controlla che sopravvive fino alla fine del film.

I film slasher sono tantissimi, hanno caratterizzato il mercato soprattutto tra gli anni ’80 e i primi del 2000. I più famosi? Basti pensare alle saghe di Venerdì 13, Halloween, Scream e Nightmare. Tutte saghe che ho già portato sul blog, tra l’altro. Alla fine, lo slasher racconta la lotta contro l’Uomo Nero che grazie alla maschera può essere chiunque, dallo sconosciuto alla persona che amiamo.
Da non dimenticare, non sempre gli assassini dei film slasher si rivelano essere uomini.

Quindi, tralasciando la classica simbologia fallica dell’arma che penetra la vittima e che a sopravvivere è sempre una donna (speranza della vita e della fertilità) la mia riflessione si poggia su altri pensieri.

Molte volte, le vittime si accampano in luoghi infestati dal serial killer di turno o invadono una sua proprietà, scatenando le sue furie. Ma solo alcuni sono i personaggi importanti, personaggi che interagiscono con l’ambiente e che scoprono in tempo della presenza dell’assassino.
Molte volte, questi film narrano di persone che non sanno nemmeno di essere in pericolo: si fanno i fatti loro e si vedono apparire il mostro per essere massacrati.

Noi chi siamo? I protagonisti che sanno del killer e che possono difendersi? O più tristemente vittime di passaggio o che aspettano inconsapevoli i loro amici, già massacrati dal killer?

Quello che mi ha fatto riflettere è il personaggio di Paris Hilton in La maschera di cera. A differenza degli altri quattro personaggi (final girl, final boy, due vittime), lei e il fidanzato non sanno nulla del paesino in cui risiedono i due fratelli assassini e non sanno nulla nemmeno della caccia che si sta svolgendo. Praticamente, loro si fanno i fatti loro. Lui viene ucciso mentre lei è in tenda e Paris si ritrova a scappare da uno psicopatico di cui fino a due minuti prima non sapeva nulla!

Credo che sia la parte più ironica e macabra dell’intera pellicola.

10 film con gli alieni invasori

Buongiorno e ben tornati nel mio piccolo angolo di relax! Dopo aver confrontato nell’articolo precedente le due pellicole di Hellboy rispettivamente dal 2004 e dal 2019, oggi torno con una lista a tema alieni! Avviso che potrebbero esserci vaghi spoiler, ma cercherò di contenermi. ^^

1) Alieni in soffitta. Si parte con un classico della mia infanzia con Ashley Tisdale, ancora adesso abbiamo il suo DVD in libreria ma non lo guardiamo mai. E’ un film carino di buone intenzioni, il titolo dice tutto; ma va bene per una serata in famiglia.

2) La cosa da un altro mondo. Cult a tema del ’51 guerra fredda a cui si è ispirato Carpenter per il suo La cosa, lo trovate comodamente tra gli horror di Raiplay. Il film è molto bello e la tensione è palpabile, con l’alieno che assomiglia tantissimo allo stereotipo del russo: un armadio biondo e violento, che minaccia di distruggere prima la base americana e poi la Terra!

3) Scary Movie 3. Questa saga ha regalato delle autentiche perle, almeno nel primo e nel secondo capitolo. Qui iniziava a cedere di qualità (sempre usata la comicità demenziale comunque, vi avviso) ma le parodie funzionano e vedere gli alieni che pisciano (?) dal dito è esilarante mentre Anna Faris non delude mai.

4) La guerra dei mondi. Film un po’ bistrattato e considerato quasi un’opera minore di Spierlberg, è una bellissima metafora del Nazismo. Se volete, ne ho parlato sul blog in questo articolo.

5) Mars attacks. Perla di Tim Burton, lo adoro e me lo riguardo sempre con piacere: riesce con facilità ad unire il scifi alla comicità pur mantenendo diversi momenti inquietanti. Poi il cast corale è stupendo, ma in tutto è proprio bellino.

6) Captive state. Film particolare in questa lista per un semplice motivo: l’invasione c’è già stata e per tutta la narrazione è in atto una ribellione. Ora non ho grandi ricordi, ma gli alieni era inquietanti forti. Da quello che sento in giro però non deve essere molto apprezzato come film.

7) Ender’s game. Film bellissimo con Asa Butterfield protagonista ed Harrison Ford suo mentore. Deve aver floppato malissimo perché proviene da una saga letteraria. Comunque il tutto si basa sulle strategie mentali per risolvere prima la formazione e poi la battaglia, con interessanti scene oniriche mentre dorme. Molto carino, se non lo conoscete (ma non è un titolo che si riguarda).

8) Chicken little. Film d’animazione che vidi al cinema da piccolo, mi ricordo solo che ho un trauma. Il cielo si spacca ed escono gli alieni. Terrore, mai più guardato di nuovo.

9) Mostri contro alieni. Altro film d’infanzia, questo è molto carino. Ora crescendo credo sia una parodia dei film di mostri anni ’50; da piccolo invece mi piaceva vedere questi mostri muoversi contro le orde aliene, con la ragazza alle prese con i proprio problemi. Molto consigliato se avete bambini.

10) Moonfall. Titolo più recente della lista diretto da Roland Emmerich. A me è piaciuto e devo ammettere che gli alieni (o per meglio dire, l’alieno) sono inquietanti forti! Io consiglio la visione del film, è il tipico film per staccare la spina e ha tutte le features di un perfetto disaster movies: Terra in pericolo, tsunami, terremoti ma senza scene di nudo – anzi, il personaggio con più pelle al vento in tutto il film è IL protagonista.

E con questo concludo l’articolo. Sono ancora alla ricerca di un impiego e la fase “SONODISPERATOENESSUNOMIVUOLE” è ancora in corso; ma almeno il corso di scrittura creativa domani torna con le ultime lezioni rimanenti. Una gioia. Ciaone!^^

Le grandi produzioni hanno gli alieni cattivi, e poi c’è lei 💙

Hellboy: Del Toro vs Marshall

Buongiorno! Oggi torno a trattare di cinema horror e fantasy con due film molto diversi tra loro accomunati da un unico particolare: sono entrambe trasposizioni cinematografiche del fumetto Hellboy! Infatti, sto per mettere a confronto la versione di Guillermo Del Toro e quella di Neil Marshall. Entrambe vedono Hellboy salvare l’umanità da una minaccia, anche se sono tutte e due assimilabili ad apocalissi.

Guillermo Del Toro è un artista con una visione cinematografica abbastanza particolare, celebre per le sue fiabe dark e i mostri (più o meno antropomorfi) che cercano di integrarsi. Il suo Hellboy è una creatura discriminata e antica, una figura di riferimento per la sua amica e un letale cacciatore di nemici lovecraftiani; esistono finora 2 film diretti dal regista (Hellboy e Hellboy: the golden army).

L’Hellboy di Marshall invece è un cazzaro, pericoloso ma sempre un cazzaro. Un film dalle tinte più giovanili, che riprende la mitologia medievale gotica per creare un film splatter e ricco di effetti speciali in CGI , dove il perno centrale è la scoperta e la rivalsa personali.

Mostri, atmosfere e villain.

Hellboy di Del Toro attinge a piene mani dalle atmosfere lovecraftiane e ha diverse tematiche religiose, mettendo come perno centrale i Nazisti e Rasputin, entrambi sopravvissuti fino ai giorni nostri. L’apocalisse del film è legata a un dio pagano che Rasputin vuole far tornare sulla Terra attraverso dei portali dimensionali e quindi Hellboy deve fermarlo! Le atmosfere dark sono evidenziate anche dalla sua amica che è una strega con la maledizione della pirocinesi, dai rituali di sangue e dalle creature demoniache richiamate da Rasputin.

Hellboy di Marshall invece si ispira all’urban fantasy, al gore e alla mitologia gotica: streghe, demoni infernali, zombie, licantropismo, sensitive e perfino changeling. Tutto ruota attorno alla regina delle streghe che vuole tornare in vita, per cui Hellboy deve seguire una lunga ricerca alla ricerca della verità storica e ritrovare i pezzi in cui è stata tagliata secoli fa la regina affinché essa non possa venire ricomposta. Atmosfere sicuramente più terrene e meno oniriche, con l’orrore più legato al sangue e all’omicidio che all’immaginazione.

Trucco, effetti speciali e scenografie.

Guillermo Del Toro confeziona un film onirico e cosmico, dove forze oscure premono per prendere il controllo dell’umanità; ma queste forze non sono proprie della Terra ma di un altro universo! Da ciò è scontato che pur essendoci una grandissima parte di trucco e parrucco, anche solo per l’estetica dei personaggi e dei mostri, nel film è presente un sacco di CGi. Ma CGI fatta bene, utilizzata solo per mostrare dimensioni impossibili e tentacolari. Le ambientazioni invece dall’urbano (spazi aperti, metropolitana, chiese e uffici sotterranei) al gotico (labirinti antichi, templi e cimiteri); per me, quello che è rimasto più impresso è il grande edificio che in sé contiene tutti gli elementi gotici che ho citato, quello in cui si svolge l’atto finale.

Marshall invece fa l’esatto opposto: credo che l’unica cosa reale sia la scenografia degli ambienti chiusi; nemmeno per le scene nelle foreste sono sicuro siano andati a girare nelle foreste. Tutto è in CGI. Una computer grafica onirica, gotica, horror, nebbiosa e opprimente, capace di trasformare il nostro mondo in una versione infernale o straniante con pochi tocchi di luce. Anche i mostri sono interamente in CGI, credo che gli unici a non esserlo siano le streghe ed Hellboy. Il risultato finale al primo impatto è veramente intrigante, ma poi a parte la scena finale con i mostri infernali gotici che escono dal terreno non credo che rimarrà qualcosa nella memoria.

Trama e impressioni generali:

Se non lo avete capito, alla fine preferisco la versione di Guillermo Del Toro per un semplice motivo: questo Hellboy è una fiaba dark, un percorso molto semplice in cui deve evitare la nascita di un dio malevolo. Semplice, efficacie e topico. Credo che questo film sia riuscito a ricavarsi un piccolo posto nel cuore di molti, grazie anche a un cast talentuoso e azzeccato. E poi quando lo vidi avevo appena finito di leggere la raccolta di racconti di Lovecraft!

L’Hellboy più recente è figlio dei suoi tempi: un remake che fin dall’inizio non era stato molto ben accolto, distanziandosi profondamente dal film precedente (poi non so quale dei due sia più fedele al fumetto). Qui il tema centrale è l’identità, quasi come se fosse un prequel o il primo capitolo di una saga o trilogia che non vedremo; e anche se ciò avesse avuto successo, dopo il finale scelto cosa avrebbero portato? Il mondo fantastico se lo sono bruciato… Gli alieni? E poi è triste quando il personaggio più figo non è il protagonista ma la villain (AKA Milla Jovovich)!

Conclusioni e saluti:

Vi è piaciuta questa comparazione dei due film di Hellboy? Ho cercato di non fare spoiler importanti (o almeno, non contestualizzati), spero di esserci riuscito. Vorrei fare una cosa simile anche per Doom (The Ultimate e 2016), che mi dite? Intanto vi saluto e vi auguro una felice Pasqua, domani niente post a tema. Ciao!^^