DOOM2016

Buongiorno! Oggi torno a parlare del celebre franchise FPS di Doom, con il quarto capitolo della saga! Siate sinceri, quanto non stavate aspettando questa mia recensione da videogiocatore a videogiocatore?

Trama:

La base spaziale su Marte della UAC, azienda scientifica di esplorazione, è stata invasa dopo aver aperto i portali sull’Inferno per colpa della traditrice Olivia Pierce; toccherà al Doom Slayer, essere semidivino rinvenuto recentemente negli scavi all’Inferno e portato alla base marziana prima del disastro, eliminare i demoni e fermare l’invasione prima che i mostri raggiungano la Terra!

La trama è più complessa di quanto non possa sembrare, anche perché durante la partita è possibile collezionare degli archivi che spiegano il mondo e i personaggi mostrati per cui l’immersione nella narrazione è molto profonda; il videogioco inoltre offre splendide cut-scenes che fanno procedere la trama principale in modo semplice e mai confusionario. Inutile dire che le più fighe sono quelle che presentano i boss!

Commento generale:

Giocare a Doom2016 è una scarica di adrenalina continua, riesce a dare al giocatore la sensazione di essere assediato senza sentirsi accerchiato perché egli ha tutte le armi e le potenzialità per farcela. Man mano che si procede con i livelli la difficoltà cresce e le modalità (e le armi) per uccidere i nemici iniziano a differenziarsi sempre di più, regalando un’esperienza di gioco a 360° senza mai annoiarsi o desistere per la troppa difficoltà.

Personalmente, i miei livelli preferiti sono il primo e il terzo, che spesso ho usato come banchi di prova e allenamento per svegliarmi e prepararmi per i livelli finali più difficili.

Ambientazioni:

Doom2016 è ambientato principalmente in due mondi: Marte (superficie marziana e base militare) e Inferno; inutile dire che pur essendo sfondi molto belli, gli ambienti alla fine sono quelli anche se gli sviluppatori sono riusciti a distinguere ogni livello infernale grazie a una grande inventiva.

Caratterizzato da tinte di colori che variano dal caldissimo al freddo a seconda del livello e della situazione, Doom riesce a mostrare una base in cui una strage è stata compiuta, mentre l’Inferno è una landa desolata senza vegetazione o acqua piena di scheletri, statue inquietanti e pozze di acido.

A livello visivo, per me su Marte che regna è sicuramente Struttura Argenti distrutta, grazie alle ulteriori devastazioni e il platform suggestivo ma semplice che propone, mentre all’Inferno il livello più bello è sicuramente Necropoli per la sua struttura e la varietà di luoghi che propone.

A livello generale, il gioco mostra ambienti che sono devastati, sempre ricoperti di sangue ma che riescono a conservare la magnificenza dell’architettura.

Il mondo creato attorno alla trama:

Doom2016 non riesce a mostrare la vita degli uomini su Marte distrutta dall’invasione come invece faceva Doom3 ma sceglie invece di fornire al giocatore una serie di piccoli archivi con cui approfondire le informazioni sui luoghi e i personaggi e i mostri che incontri.

La trama è semplice ma senza buchi, solida e permette di crearsi un’idea sia della scienziata traditrice Olivia Pierce sia sull’enigmatico Samuel Hayden. Capiamo che la tecnologia e il progresso tecnologico sono alla base di tutto e che la sopravvivenza del singolo non sempre è utile ai fini della sopravvivenza della specie; anzi, è proprio su questo concetto che si basa il dilemma del gioco e la costruzione degli eventi!

Ciò che mi dispiace è che non vedremo mai com’era il mondo ma solo com’è stato ridotto, solo i cadaveri e le pile di carni penzolanti senza ulteriori approfondimenti riguardo a quelle vittime senza volto.

I mostri:

I mostri di Doom2016 prendono a piene mani dai tre capitoli precedenti, aggiungendo di nuovo solo il Distruttore e il CyberMancubus; a livello grafico si ispirano maggiormente alle versioni di Doom3, soprattutto per il Pinky e il Hell Knight, entrambi resi più dinamici e aggressivi.

I demoni infernali in questa versione hanno uno stile di combattimento molto più aggressivo, si muovono molto di più e più velocemente e hanno quasi tutti anche attacchi fisici oltre a lanciare sfere di energia; ciò ovviamente rende lo stile di combattimento molto più frenetico e non permette al giocatore di camperare mitragliando i nemici: raramente in una mappa esiste un punto sicuro.

I Boss sono 3 e sono tutti aggiornamenti di boss dei capitoli precedenti: il primo è il CyberDemon, poi ci sono gli Hell Guardians del terzo capitolo e infine l’Aracnotron Mastermind della dilogia originale. Per preferenza personale, i Guardiani sono sicuramente i più facili da gestire mentre il più ostico è il CyberDemon.

Combattimento:

Come avete potuto capire, lo stile di combattimento è molto diverso dal resto della saga: se prima si assediavano i nemici proteggendosi dietro agli angoli, ora ciò non è possibile ma anzi siamo incentivati a buttarci nella mischia!

Esistono molte armi dalle diverse funzionalità, molte rune che danno ulteriori bonus e pure i potenziamenti.

Le rune sono un’aggiunta di questo capitolo e si sbloccano con delle sfide di diversa difficoltà; alcune erano facili o quantomeno fattibili, ma io quelle della corsa a tempo o di sopravvivenza non le ho mai sopportate e anzi le ho annoverate tra i lati fastidiosi del gameplay. Tuttavia, esse non solo aiutano il giocatore ma se esse stesse vengono potenziate possono fare benissimo la differenza!

Le armi sono molto variegate anche se le mie preferite sono sicuramente la doppietta e il cannone Gauss.

Ah, un’altra aggiunta di poco conto al combattimento: esiste il doppio salto!

Quindi il combattimento è veramente adrenalitico, con tutte le aggiunte di Doom2016 si ha una scelta veramente ampia con cui sbudellare i nemici. Tuttavia, a differenza dei capitoli precedenti non si ha l’intera mappa in cui muoversi ma solo un’arena con porte chiuse e solo il platforming per evitare i nemici.

Gameplay:

Il gameplay normale, non legato alle battaglie, è molto semplice: trovare le chiavi, aprire le porte, sgattaiolare tra i condotti dell’aria e premere i pulsanti di apertura dei portoni.

Non ci sono mai veri enigmi ma al massimo bisogna capire i meccanismi di funzionamento delle orde di nemici.

Una grande pecca di Doom2016, però, è l’esplorazione: uno degli obiettivi del livello è proprio la scoperta dei segreti. E come facciamo a scovarli con serenità se a ogni caduta nel vuoto moriamo ricominciando il livello dall’ultimo salvataggio automatico?? Alcuni punti sono veramente ostici, se la mappa è nuova è più facile morire di morte ambientale che di battaglia e ciò a una certa (soprattutto con la Torre Argent) diventa estremamente frustrante!

Aggiungiamo il fatto che nella difficoltà maggiore alla prima morte ricominci tutto da capo ed è facile capire che il platforming qui non è gestito benissimo.

Conclusioni:

Doom2016 è un titolo da avere per gli appassionati di FPS e accompagna il giocatore fornendo nuovi nemici e meccaniche per ogni nuovo livello che si affronta, regalando quindi un’esperienza graduale e facilmente apprezzabile.

Le pecche le ho elencate ma non invalidano la struttura grazie a un nuovo sistema di combattimento al passo con i tempi e un reparto musicale e grafico sbalorditivi.

Un grande gioco da provare e condividere!

Ecco, siamo arrivati alla fine della mia piccola recensione. Come al solito vi lascio i link alle recensione dei capitoli precedenti di Doom. Vi piacerebbe un confronto tra la saga di Doom e il suo omonimo rifacimento cinematografico con The Rock?

Fatemelo sapere nei commenti, io vi saluto e torno a studiare per dopodomani! CIAONE!

Link a Doom3: qui

Link a Doom2: qui

Link a The Ultimate Doom: qui

Link alle prime impressioni su Doom2016: qui

Come al solito, ecco la playlist di Davi Doom

Doom3: ansia e belle ambientazioni

Buongiorno! Oggi torno per la vostra immensa gioia a parlare dello splendido franchise di Doom con il terzo fantastico capitolo della saga! Doom3 si differenzia dai precedenti capitoli grazie a una grafica rivoluzionaria per l’epoca, un’impronta molto più horror e una trama molto più centrale per lo svolgimento della narrazione.

Trama:

Un marine viene inviato su Marte nella base della UAC per controllare gli scavi e contribuire alla sicurezza dei lavoratori, che da tempo lamentano inquietanti avvistamenti e lamenti provenienti dai recessi della struttura; poco dopo il suo arrivo, però, avviene una catastrofe che libera i demoni e gli spiriti dall’Inferno: dovrà combattere per la sua salvezza tra i demoni infernali e gli uomini che sono stati corrotti da tali mostri.

Commento generale:

Giocare a Doom3 è stata un’esperienza affascinante, si discosta profondamente dai precedenti capitoli sviluppati in pixel-art e si designa quale reboot della saga. Personalmente, questo è il secondo capitolo che preferisco per le ambientazioni, la trama che sono riusciti a costruire attorno all’invasione demoniaca e gli scontri molto più ansiolitici.

Ambientazioni:

Doom3 è principalmente ambientato in una base spaziale su Marte, ipertecnologica, caratterizzata quindi da sfondali metallici, strettissimi corridoi pieni di ombre e angoli e tantissimi monitor e camere di sicurezza. Inoltre, alcuni livelli (due nella campagna principale) sono ambientati in luoghi più o meno infernali, mentre gli ultimi mi hanno ricordato la piramide egizia vista in La Mummia del ’99.

Con l’invasione, questi ambienti diventano luoghi claustrofobici, devastati sia dalle esplosioni sia dai mostri: cadaveri e resti sparsi ovunque, lamiere saltate come i ponti e alcune infrastrutture, porte più o meno funzionanti e aree non accessibili.

Ciò che mi è piaciuto particolarmente è che il giocatore è continuamente sotto attacco, con i nemici che arrivano da qualsiasi direzione, sia perché si accorgono della sua presenza sia tramite teletrasporto: dopotutto, è in atto un’invasione! Sullo stesso principio, è normale anche incontrare NPC che poi spariscono dalla narrazione, dopotutto potrebbero continuare a nascondersi o fare fini poco nobili.

L’ambientazione migliore? Lo scavo archeologico degli ultimi livelli!

Il mondo creato attorno alla trama:

Doom3 è riuscito a creare un mondo vissuto nella base prima dell’invasione demoniaca, dettaglio che non era riuscito a ricreare neppure il capitolo successivo, quello del 2016 (di cui vi parlerò in futuro).

Durante l’avventura è possibile collezionare i tablet dei lavoratori (più o meno trucidati dai mostri nel frattempo) e tramite essi si possono leggere oltre ai codici importanti per la continuazione della trama anche mail e audio personali che fanno sorridere (come quello del capoufficio che sollecitava i dipendenti della UAC a non andare sui siti porno durante le ore di lavoro!). Inoltre, sui tavoli sono notabili bibite, riviste di macchine o di donnine scosciate, appunti di vario genere.

Se volessimo prendere tutti i documenti di ciascun lavoratore, potremmo veramente ricostruire a grandi linee la sua vita su Marte!

I mostri:

Un’altra particolarità di Doom3 sono i suoi mostri: gran parte sono stati presi e riadattati dai capitoli precedenti mentre altri sono stati introdotti da zero in questo.

I più importanti a livello quantitativo sono senz’altro gli Imp che qui sono anche in grado di balzare addosso allo spettatore graffiandolo, ma ci sono inoltre svariati tipi di soldati posseduti (vari tipi di soldati con differenti tipi di armi in pugno).

Una grande mancanza è sicuramente il Baron of Hell che viene sostituito da una versione più grossa e arrabbiata del Hell Knight; il Pinky Demon qui è un’oscenità biomeccanica con mascelle enormi mentre sono stati introdotti due mostri dall’attacco simile: i ragni di Satana e i Cherubs, i bambini di Satana.

Qui i mostri che fanno la figura migliore sono: il Cyberdemon che è un colosso di 30 metri invincibile e l’Arch-Vile, ora in grado non più di resuscitare i nemici ma di evocarli dall’Inferno e non più in grado di bruciare il giocatore ma solo di lanciargli addosso fiammate (cosa che ho preferito).

I Boss in generale mi hanno leggermente deluso: a parte il primo che è chiaramente ispirato ad Aracne e il secondo che è più strategico, gli altri due li ho trovati solo bersagli su cui scaricare i vari fucili…

Combattimento:

Doom3 è il gioco che più di tutti è in grado di fornire al giocatore l’esperienza di un’invasione: all’inizio tutto va bene, poi c’è il botto con l’espansione dell’energia infernale nella base e quindi i mostri iniziano a comparire da ogni dove. Bisogna procedere con cautela, ogni angolo può essere fatale, e con le cuffie ben accese grazie alle quali captare e localizzare i versi dei mostri.

Credo che i dettagli che più caratterizzano il gioco siano due: la ricarica manuale delle armi e il Cubo delle anime.

La ricarica manuale delle armi è una meccanica che differenzia questo capitolo sia dai predecessori sia dai sequel: prima e dopo un combattimento importante, bisogna inserire in modo attivo i proiettili nelle rispettive armi, perché il caricatore ha un limite di spazio! Ciò rende lo stile di combattimento molto più strategico e quasi survival perché ciò può portare alla situazione, se non si ricaricano con abitudine le armi, in cui è il gioco in automatico a ricaricare l’arma lasciando il giocatore in balia degli attacchi avversari mentre ricarica l’arma da usare.

Il Cubo delle anime, invece, è un’arma che viene fornita verso la fine ed è indispensabile per uccidere l’ultimo boss. Di potenza devastante, si ricarica con tot uccisioni di demoni e può uccidere in un colpo solo qualsiasi nemico base! Va da sé che l’importanza di questo oggetto è enorme perché semplifica di molto le orde di nemici proprio quando il gioco si fa più duro!

Per il resto, le armi da fuoco sono più o meno sempre le stesse dei capitoli precedenti. Per facilitare il gameplay sono usabili anche delle stazioni della vita, mentre certe volte blocca molto gli spostamenti l’introduzione della stamina consumabile.

Le mie armi preferite? Fucile a pompa e fucile al plasma!

Conclusioni:

Doom3 è un gioco che si distanzia profondamente per setting e gameplay dal resto della saga, anche se è chiarissimo che per Doom2016 si siano molto ispirati a questo. Un gioco in cui l’ansia regna sovrana ma che gratifica il giocatore con orde difficili ma gestibili, l’introduzione di un nuovo mostro o meccanica di gioco ad ogni nuovo livello e una trama che racchiude lo sparatutto in chiave più horror che mai.

A voi è piaciuto? Lo conoscevate? Vi sta piacendo questa saga? Fatemelo sapere e per il resto ciaone burlone e alla prossima!^^

Recensione di The Ultimate Doom: qui.

Recensione di Doom2: qui.

Come al solito per chi vuole c’è il gameplay di Davi Doom!

La Terra del Caos

La Terra del Caos

C’era una volta, nella Terra del Caos, in una valle mortifera insidiata tra le montagne, un regno governato dal Diavolo. In questo regno il caos e l’orrore proliferavano indisturbati, i demoni piagavano le loro vittime con torture e tormenti indicibili e tutto procedeva ferocemente nel buio più assoluto dell’anima. Nessuno dei dannati, perché uomini condannati a soffrire erano, poteva vedere gli angusti paesaggi di quest’ antico regno, ma ai dannati neppure sorgeva nella loro mente annebbiata dal dolore di scappare perché il vento sferzante sporcava i loro occhi -a chi rimanevano ancora- con la sabbia delle dune e i loro orecchi venivano dilaniati dai versi mostruosi delle creature osservatrici! Nessuno poteva vedere nulla, perché il buio inghiottì ogni cosa millenni prima, tranne il Diavolo dal suo abisso; là egli, incastrato a dirigere gli orrori di quel mondo perso ma mai dimenticato, con occhi smorti, vedeva tutto.

L’Invasione Celeste

Un giorno, però, una luce si introdusse prepotentemente nella vallata in cui il Regno del Caos dilaniava le proprie anime tormentate. All’inizio sembrava che le nuvole stessero ribollendo con una serie di pustole e lacerazioni sulla loro densa superficie, ma poi esplosero liberando il sole che come un lama distrusse le tenebre di cui i demoni avevano fatto casa propria. Un’onda di creaturine alate e pure discese dalle nubi rosse e dense evaginate e si frappose tra i demoni e le loro vittime, inondandoli con una luce che i primi non avevano mai visto e i secondi avevano dimenticato. Subito, le creature delle tenebre urlarono dal dolore come se la loro pelle venisse bruciata a fuoco vivo e si ritrassero, lasciando il sollievo nel cuore delle anime tormentate! E se tutto ciò non fosse abbastanza, le creature alate presero il controllo del regno sostenendo che non sarebbe più esistito perché tutti meritavano una seconda chance: catene spezzate, edifici eretti per soccorrere i dilaniati e un nuovo sistema governativo! Il Diavolo, a tale splendido spettacolo, sprofondò dalla vergogna ancora di più nella voragine in cui fino a quel momento si era trovato fin sopra ai lombi.

Il Caos venne sconfitto dall’Ordine e dalle Leggi; il Purgatorio nacque.

Un eroe sorse a combattere

Per fortuna, un eroe riuscì a fuggire prima della catastrofe! Uno dei suoi mille occhi aveva notato in tempo la scia luminosa che forava le nuvole dense e rosse, le sue gambe si erano preparate a correre, il muscolo cardiaco si era arrestato dalla paura; solo quando il baldo giovane era uscito dal deserto che circondava il regno nella Terra del Caos, sudato e morente per via della pancia sballonzolante, il suo cuore del riprese a funzionare… solo per farlo svenire quando notò ciò a cui era appena sfuggito: la distruzione della propria casa e il rintanamento dalle forze nemiche dei suoi simili di tenebra… solo perché quelle creature avevano portato il Leviatano a custodire il Paese invaso! Cosa fare? Dove andare? Come fermare la luce se si è un’ombra? Tante domande affollavano la mente del baldo eroe, ma neanche grattandosi il grande corno che gli nasceva sulla fronte egli poteva trovare risposte. Fu così che scese nelle profondità della terra per cercare il suo Maestro sconfitto e infossato.

La grotta

La strada per la conoscenza lo aveva lasciato in un fiume di sangue dorato; quel sangue sarebbe filtrato oltre il centro della terra e raccoltosi in una miniera sarebbe stato scoperto da qualche uomo e il suo piccone. Trovata in mezzo alle montagne la cava verso le profondità degli orrori della mente umana, l’eroe del Regno decaduto si era inabissato e per arrivare a capire cosa fare, aveva attraversato labirinti di spine, nidi di serpenti e vertigini solcate da ponti esigui. Ma alla fine ce l’aveva fatta: di nuovo nell’oscurità più completa, poté vedere i diamanti di cui il Suo tornace era composto, prezioso scrigno di sapienza e orrori, e fu allora che il Maestro si strappò le budella ed esalò le sue sibille.

La profezia

«L’orrore della purezza non può essere fermato dalla gioia del sangue: qui è la mente che impera e il nostro potere carnale di natura infernale, langue. Tuttavia, il nostro opponente ha lasciato incustodite quattro armi per noi potenti, quattro magie contro lui nocive per i suoi eserciti allora marciscenti. L’acqua mistica devi cercare e al mollusco la devi ghermire; con il fuoco purificatore, di dolore immenso, devi nutrire il nostro spirito volgare; la brezza marina protetta dall’arpia li spazzerà via e le rocce aguzze sui nostri dannati li riporteranno, riconquistato il Regno, alle ragioni per cui sono stati qui mandati! Il Leviatano soccomberà, il Caos tornerà e festeggeremo con arroganza e viltà. Vai orrida creatura, fai che in terra orrorifica torni la sciagura!»

Gli elementi

Proferite queste sibille, il Maestro ritornò al suo silenzio, il silenzio di un re senza più nemmeno la corona; e senza i suoi lumi, la grotta in cui i due si trovavano ripiombò nel cuore di tenebra del monte. E quando il demoniaco eroe si stava per disperare consapevole di non conoscere il proprio futuro e come avrebbe potuto ottenere quelle preziose armi divine, nel buio i diamanti toragici di Satana si illuminarono improvvisamente al fine di mostrare al futuro viaggiatore la strada per riportare ciò che più bramava ottenere: il Regno del Caos, giusto quel giorno salvato dalla carità, nell’oblio dell’anima. Al baldo eroe, allora, non restò altro che abbandonare la propria casa del dolore e avventurarsi verso l’ignoto.

FINE PRIMA PARTE

Un volto segnato

Tanto tempo fa, un viandante viaggiava. Era stato in lungo e in largo per il mondo divino, per cercare elementi che potessero aiutare la sua gente e, dopo anni di peregrinazioni, la sua missione stava svolgendo verso la propria conclusione: finalmente aveva trovato la soluzione alla luce lucente e luminosa che li stava uccidendo. Se all’inizio aveva faticato a camminare per colpa della grande massa sballonzolante addominale e per gli occhi i quali lacrimavano sangue a causa del dolore di osservare le cose, finalmente dalle pene subite il viaggiatore senza patria era dimagrito vistosamente e la lunga coda, di ossa spesse neurali, remava nel mare di spazio che ogni giorno il poveretto doveva attraversare. Ma almeno, parte della missione era finalmente compiuta: ogni volta che poneva la mano lacera sulla sacca abbondante, un nero sorriso viscido e gelatinoso gli compariva sul volto.

Le rocce aguzze

Ora il viandante dai mille occhi si dirigeva verso il Vulcano delle Emozioni, dove l’animo umano ribolliva furente per creare senza discernimento morte e nascita dalle ceneri. Tutto era più chiaro e limpido – dalle nuvole ora bianche e canute al suolo fertile e fecondo – da quando il cielo si era aperto con l’invasione delle creature celesti e la seguente caduta del Regno del Caos; tuttavia, se con proprio dolore il viaggiatore demoniaco poteva osservare dove andare chiaramente, ciononostante il cammino verso l’antro dell’uccello di fuoco richiedeva la scalata di rocce laviche lisce e fragili, poco resistente e con la pessima tendenza allo scivolamento interno: non poteva concludere la vetta del masso prima che questo si staccasse dalla parete e si schiantasse al suolo! Fortunatamente, almeno, per le rocce aguzze era stato molto più semplice: si era recato nella Foresta di pietra e le aveva picconate. Ma qua, doveva raccogliere una delle piume della Fenice, animale sacro al Signore del Cielo e metafora di forza e rinascita, che risiedeva immortale dentro al masso caldo di calore proprio alla base del vulcano, proprio sopra alla camera magmatica. L’unica nota positiva dopo ore di scalata non erano le mani nere di schegge o la gola rovente, ma la pelle trasudante sempre più sudore acre: l’aria sempre più calda e le rocce sempre più roventi e ustionanti indicavano che egli era vicino alla meta!

La Fenice

Il vulcano era alto parecchi chilometri, con un cratere di forma ovale e la struttura in roccia nera, in un tutto il suo spessore, era attraversata da una scalinata spiralata dall’apice fino alla base; alla base la camera magmatica si era solidificata a formare un pavimento di grandi massi neri e ruvidi, pieni di piccoli sassi e pori, formatisi con l’esalazione dei gas da quelle rocce. In mezzo a tutti quei massi neri, un macigno risplendente di luce arancione si stagliava in mezzo alla vista: era quello il nido della Creatura! Al viaggiatore toccò scendere le migliaia di gradini stando bene attento a non fare alcun rumore; quindi, iniziò ad avanzare verso l’uccello di fuoco e, trovatosi alla presenza del grande macigno, posò a terra la sacca che portava sempre al collo. Da lì, ne tirò fuori uno scalpello e un martello e li usò per rompere nel suo punto critico il macigno; inutile dire che da esso razzolò fuori la Fenice che, ancora stordita, non si accorse del furto di una sua piuma dal ladro il quale, ripresi i sensi, ormai era già fuori dal cratere.

La palude

Così, con la piuma di fuoco e le rocce aguzze al sicuro nella borsa, ora il viaggiatore dai mille occhi si apprestava a inseguire la sua terza meta: l’Isola dell’Agonia. Quel luogo di grande mistero e agonia era protetto da una creatura straordinaria, dotata di tentacoli uncinati, zanne e un solido guscio a proteggerne le debolezze. Un terribile guardiano di una grandiosa ricompensa: la possibilità di poter raccogliere una fiala di Acqua Mistica, un fluido dalle proprietà corrosive o curative, fonte di vita o di morte al volere del suo possessore! E così, il baldo giovane, prosciugato ormai delle proprie energie, esplorava terreni fangosi dove le sabbie sembravano volerselo divorare senza pietà… egli doveva pure districarsi in mezzo ai labirinti di scheletri e nebbie, canne e salici, acque stagnanti e pozze nere. Solo quando intravide un isolotto poté riprendere fiato, perché sapeva fin dentro al suo cuore marcio che quell’isolotto era la casa della fonte da lui tanto ricercata e ultimo elemento da reperire oltre alla Brezza Marina.

Il Guardiano

Se da un lato il viaggiatore dai mille occhi era felice di avere trovato la fonte dell’Acqua Mistica, dall’altra il suo cuore sprofondò nella paura che probabilmente i dannati erano soliti provare ogni giorno prima della liberazione celeste: ad attenderlo un mostro gigantesco e affamato era stanziato sulle rive tanto bramate! Era un essere rivoltante, dotato di tentacoli alla cui fine era posizionato un uncino di almeno tre metri, un corpo molle e violaceo e una lunga fila di denti in mezzo ai quali sbucava una terribile lingua dentata; e se tutto ciò non fosse abbastanza, una conchiglia ne proteggeva le viscere mentre due occhi grandi e sviluppati gli consentivano di osservare il mondo che dominava con immensa facilità. Un guardiano temibile, sicuramente un’eguale fonte di prodigi.

L’immersione

Il baldo giovane dal corpo ormai prugneo con i suoi mille occhi bianchi calcolò l’ambiente circostante e non vedendo altra soluzione, si denudò di tutto tranne della sua lama; si immerse. Quelle acque stagnanti sembravano non finire mai di addensarsi, più che nuotare in apnea la sensazione che provava era quella di scavare in un fluido denso e quasi solido; le uniche sensazioni percepibili erano tattili, con quella massa che continuava ad opprimerlo invadente. Era come se qualcosa lo mandasse sul fondo ad ogni bracciata ed il fondo non sembrava il posto migliore: molti scheletri e carcasse animali o antropomorfe galleggiavano toccandolo maliziosamente. Ma se la nuotata era stata terrificante e deprimente, l’emersione fu ancora peggio: ad attenderlo ci furono le fauci del Guardiano, che si aprirono a maciullarne le carni! Nessun uomo sarebbe potuto sfuggire a un tale orrore.

FINE SECONDA PARTE

Due lunghi boccoli biondi

Tanto tempo fa, il Regno del Caos era caduto sotto le gioie dell’armata celeste e una donna dai lunghi boccoli biondi raccolti in due code laterali imperava con amore e giustizia. I deserti le cui sabbie erano solite ferire i lobi oculari erano state rimpiazzate da rigogliose colline verdi brulicanti di piante e tanti ecosistemi diversi, le nubi rosse pregne di sangue evaporato a causa delle altissime temperature erano diventate bianche depurate, come tutto il paesaggio del Regno Decaduto. Ora i dannati soffrivano un tempo e poi lasciavano le lande fiorescenti verso terre a loro ignote; tutto era dovuto a quelle creature di luce che avevano invaso e conquistato l’Inferno, ma nessuno sapeva che qualcosa sarebbe cambiato definitivamente.

Nascosti nelle ombre

Ormai erano passati anni da quando la Terra del Caos era abitata da queste creature capaci di raschiare le turpitudini dell’animo degli uomini e la loro signora si godeva il panorama di esseri dannati, nascosti all’ombra di rientranze rocciose o sotto alle piante: niente e nessuno sembrava potersi opporre alla loro grande magia. Così, come tutti le giornate, era distesa sulle proprie belle ali minie, le mani a sciogliere i lunghi boccoli che le ricadevano sulle sue candide gambe femminee; come tutti i giorni i suoi luccicanti ocelli cerulei guardavano il cielo, dove il suo esercito volava elegante a sorvegliare quel mondo perfetto, mentre il delicato nasino all’insù faceva ombra alle labbra piccole. Quando arrivò il vento che tutto spazza via, l’Inferno parve materializzarsi tutto d’un tratto.

Il lupo

Un ululato aggredì feroce e furente la valletta, sradicando intere zolle di terra, spargendo nel vento centinaia e migliaia di cadaveri senza braccia,senza gambe, senza alcuna appendice che potesse essere strappata con facilità, dritti in cielo; quando il lupo smise di emettere i suoi versi, una pelle scuoiata della propria pelle vedeva i propri batteri alieni privi dei piaceri che avevano portati con sé: edifici crollati, piante strappate al suolo, pozze idriche prosciugate, tutte le riserve spazzate via. Nell’aria, già più secca a causa delle alte temperature e dell’umidità portata via prima che riuscisse a rendere l’ambiente più vivibile, già frammenti di ossa, cortecce e rocce volavano liberi di ferire qualsiasi organismo trovassero. Il Purgatorio era caduto.

Il pianto

E se qualcuno degli esseri angelici fosse ancora rimasto a mantenere la guardia, improvvisamente le nuvole si raggrumarono tutte e, pregne della linfa dei cadaveri, si tinsero di rosso. Il caos tra le file celesti cresceva con il passare dei secondi, gli esseri di luce costretti a camminare con podi insviluppati e muscoli artropizzati: solo il loro luogotentente dai lunghi capelli biondi poté far fronte alla situazione, anche perché dal basso poté notare in tempo quello che lei interpretò il pianto del Signore dei Cieli. Grandi gocce pregne d’un’acqua magica piombarono sull’esercito celeste; ogni tocco di quei granuli era tortura perché scioglievano con estrema facilità le epidermidi arrivando arcigne alle ossa di cui non avevano pietà. E così, di quel corpo scorticato non rimasero nemmeno le carni a causa dei grandiosi solchi che il pianto proveniente dalle nuvole sanguigne lasciò dopo di sé sul terreno ormai privo di suolo.

Il bruciore

L’orrore brutale e repentino dell’Apocalisse in quel luogo, poco prima quasi paradisiaco, aveva lasciato a terra diversi cadaveri angelici; i loro fotoni ormai si disperdevano nell’universo, non avendo più un’anima che li governasse. La donna dai lunghi boccoli d’oro non smetteva di muovere i suoi meravigliosi ocelli da una parte all’altra della valle protetta dalle alte montagne, ma la tempesta aveva decimato i suoi protettori e aveva reso possibile che le ombre uscissero dai loro giacigli ora che il sole stava uscendo per sempre da quel posto; qualcosa doveva avere scatenato la tempesta, ma cosa? Cosa poteva andare contro il volere pulito e giusto del Leviatano? Chi mai poteva sconfiggere o provarci solo, contro una figura tanto mistica e temuta? La fanciulla non sapeva cosa rispondersi, ma ebbe la certezza che qualcuno tramava nell’ombra quando le nuvole mostrarono la sagoma di un enorme uccello rosso di fiamme che abbatté la propria furia sui rimanenti sottoposti celesti sopravvissuti. I lunghi boccoli dorati si muovevano al vento perfettamente intatti, ma, a parte le anime dannate, era sola.

Il ritorno

Improvvisamente, in mezzo al fumo del terreno ancora ardente, una viaggiatore delineò la propria figura.

FINE DELLA TERZA PARTE

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Una lama emanava una luce propria nei riflessi rossi lampeggianti delle nuvole sopra ai due contendenti; era stata sfoderata una volta che la donna dai lunghi boccoli biondi aveva sceso l’altura su cui la sua villa fino a qualche momento si trovava intatta. Dall’altra parte, in mezzo ai fumi neri della terra ancora fumante, il viaggiatore restava immobile a osservare l’infida creatura che gli si parava di fronte.

Gli ocelli cerulei si mossero impercettibilmente mentre si avvicinavano nei fumi alla sorgente del suono. Si era scurito dal loro ultimo incontro, non riusciva più a scorgerlo; era dimagrito dalla loro ultima apparizione insieme, si poteva nascondere facilmente; la sua voce era più acuta ma anche molto più controllata: era una minaccia che doveva essere fermata prima che potesse reclamare qualcosa che i suoi simili, trovata in lui la forza di osare, non avrebbero tardato a reclamare anche loro. E lei era sola.

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Un fendente illuminò di giallo citrino, ma solo l’aria venne tagliata a pezzi. Allora la giovane donna si chinò leggermente sulle ginocchia e portò la lama sulla spalla destra; era pronta a scattare nuovamente ma aveva un problema in tutto quel fumo: non vedeva nulla.

La giovane donna allora si fermò ad ascoltare, chiudendo gli occhi. Non sentiva passi, erano soli, non sentiva il suolo vibrare al passaggio nel fumo del nemico; poteva percepire un battito, però. Ali enormi. Sopra di lei. Quando alzò la testa, dove il fumo era rado, il demone si era levato in volo. Lo vide aprire il sacco e cacciò un urlo.

E un’ultima pioggia si abbatté sulla valletta che per anni era fiorita con ogni gemma immaginabile nata dai resti dei dannati squartati e appesi agli alberi annodati tra loro. E un’ultima pioggia videro le ombre dai loro giacigli che, oscurato dopo anni il sole, poterono uscire e unirsi in libertà senza essere viste alle e nelle tenebre. E un’ultima pioggia di rocce aguzze dilaniò in mezzo ai fumi il grandioso Leviatano dai lunghi capelli d’oro come la luce della speranza e dell’intelligenza, mentre da una nuova voragine al centro della valletta Satana si issava nuovamente nella sua chilometrica figura.

L’Inferno era tornato.

~ Tratto da: https://ilblogditony.blogfree.net/?t=6151837

Buon Halloween! Ecco 15 titoli per celebrare la Notte delle streghe!

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Buongiorno! E buon Halloween a tutti!

Per me Halloween è sempre stata una festa a cui mi sento legato emotivamente per diversi motivi: da bambino giravo per le case alla ricerca di caramelle, adesso preferisco passarla al buio guardando un film appartenente al genere horror o una commedia dark; quindi, mi è giunta spontanea l’idea di portare qui sul mio blog una lista di dieci film e cinque videogiochi d’obbligo durante la celebre Notte delle streghe!

Ecco i film:

  • Halloween. Iconico, angosciante, è la storia di un maniaco omicida che senza poteri sovrannaturali ma solo una ferocia inumana inizia a perseguitare una giovane ragazza dopo che lei ha ‘visitato’ la casa dove il killer aveva precedentemente ucciso la propria sorella da bambino. Lo sguardo voyeuristico diventa quello dell’omicida mentre fissa le proprie vittime, le maschere di divertimento diventano sinonimi di apatia mentre quella indossata da Michael Myers ti fissa mentre la lama cala su di te!
  • Hellraiser. Tratto da un libro che è un’opera d’arte su carta, diretto dallo scrittore di quell’opera d’arte, Hellraiser è capace di mostrare il limite tra piacere e dolore, tra angoscia e amore: è un dramma, chiunque perde qualcosa e il dolore è equamente ripartito tra l’orfana e la donna che è costretta a vivere con l’uomo che non corrisponde a ciò che lei cerca; quando le due si scontreranno, i Guardiani dell’Inferno faranno la loro comparsa!
  • Nightmare. Dormire è una delle azioni che ci connota come creature viventi; se non dormiamo più perché rischiamo di essere tagliati a fette da un demone dei sogni, cosa siamo allora? Nightmare è un film estremamente intelligente perché gioca sulle angosce di non potere dormire, di perdere la nostra umanità ed esplora il detto antico che vuole la vicinanza tra morte e sogno. Almeno una volta questo film dev’essere guardato, perché non ad Halloween?
  • Beetlejuice. Cult burtoniano, è un’esperienza visiva incredibile, capace di trasportare lo spettatore in un mondo onirico e sognatore, dove a infestare le case non sono gli spettri ma gli uomini che morti i precedenti proprietari le acquistano inconsapevoli che questi ultimi ci vivono ancora. Bellissima scenografia gotica, costumi bellissimi e colori molto gotici; bellissimo, una commedia perfetta per celebrare la notte in cui gli spettri tornano a bussare ai propri cari.
  • Nightmare before Christmas. Altro gioiello firmato da Tim Burton, è un’affascinante mistura di generi cinematografici in stop motion e mostra quanto siano le nostre intenzioni a renderci ciò che siamo ma anche purtroppo che abbiamo dei limiti da rispettare come infatti scoprirà Jack. Un film da vedere anche solo per la canzone di presentazione del film e come siano riusciti a modellare la città orrorifica e i suoi abitanti.
  • Frankenstein Junior. Film gotico e comico, riesce a parlare fedelmente del Moderno Prometeo stravolgendolo completamente, inserendo battute a raffica in mezzo alle tetre e spettrali mura nere di un castello arroccato sulla cima di uno strapiombo; girato in bianco e nero durante l’epoca del cinema a colori, vanta di una recitazione straordinaria, una marea di citazioni e una moglie della creatura veramente divertente e ironica nella sua caratterizzazione!
  • Dracula di Bram Stoker. Per me è uno film più eleganti mai realizzati, amo le atmosfere gotiche, la recitazione intensa (soprattutto della grande Winona), le scene erotiche ma caste come la perdizione dell’innocenza di Lucy nel labirinto e l’assalto irresistibile delle mogli di Dracula. Questo film, come il precedente della lista, riesce a raccontare una storia originale senza offendere l’opera originale o risultare imbarazzante rispetto ai propri predecessori perché è caratterizzato da tematiche sue, che lo rendono unico.
  • All Hallow’s Eve. Disturbante come pochi, durante la visione ci saranno storie corali dislegate tra loro, è un film quasi a episodi, non me lo ricordo bene; ma mi ricordo quel fottutissimo pagliaccio bianco: metacinema, violenza estrema fisica e psicologica, ansia a mille, ho avuto incubi per giorni. Non è un film per tutti, in un certo senso è il più pauroso dell’intera lista, un gioiello per gli amanti dell’orrore ad Halloween.
  • Hocus Pocus. Tornando a temi leggeri, questa è una commedia a tinte dark, un film horror per bambini e con bellissime canzoni, prima tra tutte I put a spell on you. Costumi caratteristici, streghe medievali che basano le magie sulla voce ammaliatrice e un gruppo di ragazzini a dovere risolvere la situazione, il film è un cult da guardare anche solo per i dettagli macabri, che scappano alla prima visione ma che in generale sono in grado di creare un mondo mistico e pericoloso.
  • It, la miniserie. Sarò sincero, i due remake a mio parere non sono in grado di reggere il confronto: non hanno angoscia, si basano sul jumpscare e pur di prendere le distanze da un’opera filmata decenni prima scelgono di accorciare la trama con discutibili scelte come rendere ogni apparizione di It solo a uso funzionale della trama e togliendogli il senso di pericolo anche quotidiano e privato. La miniserie invece rispecchia il libro, ci fa affezionare ai personaggi e mostra il vero pericolo della Divoratrice di Mondi: capire il cuore delle persone e divorarlo dall’interno, minando così i rapporti umani. La miniserie è perfetta per Halloween, da guardare sotto a una calda coperta al buio guardando Tim Curry regnare sovrano durante le tre ore.

Ecco i videogiochi:

  • Doom
  • Resident Evil
  • Silent Hill
  • Plants vs Zombies
  • Until Dawn

Ecco, questi sono i miei consigli se volete passare la Notte delle streghe in tranquillità celebrandola usufruendo della nostra arte che con il tempo è riuscita a rendersi la base della nostra cultura pop horror. Voi cosa ne pensate? Come lo passerete Halloween? Avete altri suggerimenti? Fatemelo sapere qui sotto!^^

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Le mie prime impressioni su Dead by Daylight

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Uno dei miei primi successi

Buongiorno a tutti!

Oggi voglio parlarvi delle mie prime impressioni riguardanti il videogioco multiplayer online Dead by Daylight; ci gioco da alcune settimane, al massimo due e mezzo, e nella mia versione possiedo i seguenti killer: il Mandriano, la Cacciatrice, lo Spettro, il Cacciatore e l’Infermiera.

Dead by Daylight è abbastanza interessante perché offre le dinamiche di un film slasher, con un giocatore del match che interpreta l’assassino armato di arma da taglio e quattro sventurati intenti a sopravvivere riparando generatori nel frattempo; il tutto sotto gli occhi di una spietata dea felice sia di far scappare i ragazzi se riescono ad aprire dei cancelli ermetici sia a inghiottirne le anime grazie ai killer. Già da questo si capisce si capisce quanto le partite siano adrenaliche!

Qui non parlo di consigli o tecnicismi su Dead by Daylight che non sarei nemmeno in grado di fornire individualmente (per quello esistono le comunità o le wiki) ma invece una testimonianza!

Premettendo che il mio PC ha problemi con Dead by Daylight o perché è troppo vecchio o per il WIFI di casa, gioco con una qualità visiva bassissima e con molti lag che svariate volte si fanno sentire e che gli altri giocatori mi rimproverano. Tuttavia, a parte questi problemi (di cui spero possiate darmi una soluzione) gioco prevalentemente come killer per due ragioni: molto spesso nei primi secondi il gioco lagga e se devo scappare, in quanto vittima, il killer mi fa “Ciaone!”, e  poi interpretare il sopravvissuto mi fa ansia! Quindi scelgo di dare la caccia agli altri quattro giocatori.

Tutti gli assassini di Dead by Daylight sono caratterizzati con armi e abilità speciali e pensate per rendere l’esperienza unica; secondo me i migliori sono il Cacciatore perché con le sue trappole per orsi può trasformare la caccia in un gioco di strategia e l’Infermiera anche se è molto difficile da usare. Invece, come sopravvissuti secondo me i più inquietanti sono la Cacciatrice con la sua nenia e la sua figura imponente e il Mandriano perché è deforme e con una motosega che impugna come si impugnerebbe una forchetta! Le mappe sono anch’esse molto varie, preferisco quelle dell’ospedale e del magazzino di Saw, anche se tutte sono provviste di finestre e altri buchi da cui si può scappare, lastre di legno da fare cadere addosso ai killer e uncini su cui appendere gli sventurati, oltre ovviamente alle porte e alla botola da cui scappare dopo avere riparato i generatori che li alimentano.

Dead by Daylight è un gioco molto vario e dinamico che lentamente mi sta piacendo anche se il mio WIFI non mi permette di godere pienamente delle partite. Voi conoscete Dead by Daylight? Cosa ne pensate?

PS: se vi interessa un altro pensiero su Dead by Daylight posso parlarvi di alcune cose divertenti che mi sono successe, sempre qui sul blog in un prossimo futuro!

dead by daylight - pip.png
Ecco gli obiettivi a fine partita

L’ostello degli orrori

Ciao! Oggi ho voluto condividere con voi un testo che in pochi leggeranno (fino alla fine) scritto per un contest del forum horror Horror da Paura; letto il genere siete avvisati. Parla di due ragazze, due assassine specializzate in ambiti differenti, che si ritrovano a dovere salvare i loro compagni d’armi da una donna falsa che sotto alla superficie calda compie orribili sacrifici contro gli dei! Ovviamente, qui ho usato la formula dei protagonisti discendenti dall’Olimpo ai giorni nostri, la trovo molto utile. Inoltre, a fine testo troverete delle immagini che sicuramente l’anteprima vi spoilererà: ecco, le tre foto corrispondono alle attrici che ipoteticamente sarebbero perfette per i miei personaggi, vediamo se le azzeccate prima e se corrispondono alle idee che vi sarete fatti. Buona lettura.^^

«No signora, qui non ci sono.»
«Sì signora, vado via, forse torneranno. Le aspetto giù, nel cortile.»
«Sì signora, gli altri sono stati presi. Scendo.»
Quando la porta si chiuse, da una grata posta a fianco dell’armadio uscirono Jane e Jennifer inquiete e spaventate: qualcuno aveva provato a rapirle! Fortunatamente erano in preda a un litigio quando se n’erano accorte e quindi avevano avuto il tempo di sentire la chiave girare lentamente e nascondersi nel primo posto a cui avevano pensato: la grata di aerazione notata quando avevano deposto i bagagli nel pomeriggio. Lì dentro avevano iniziato a muoversi velocemente rientrando nel muro e quindi nascondendosi alla vista, operazione facile per la minuta biondina ma abbastanza complessa per l’altra ragazza. E avevano aspettato che la situazione finisse e si risolvesse da sola, com’era per fortuna successo.
«Io lo uccido, che carne da macello!», continuava a ripetere Jennifer camminando avanti e indietro nella stanza. Mai era dovuta scappare da un’aggressione, ma le armi erano nei bagagli e in quel momento le due non sarebbero state proprio in grado di difendersi, anche per colpa del festino presso cui la bella mora aveva dovuto recuperare l’amica. «Entrare di soppiatto nella stanza di due ragazze è un crimine gravissimo! Credo che assaggerà la mia pera di ferro!» e pensando a ciò scoppiò a ridere.
La bionda, invece, aveva ringraziato i Numi del cielo che i loro bagagli non fossero stati toccati o ancora peggio rubati. Dopo la sua silenziosa preghiera, infatti, era corsa a sedersi sul letto e, aperte le gambe, posizionò la propria valigia tra i piedi e l’aprì. In essa, una parte era caricata di vestiti vecchi e sgualciti, un’altra un po’ più larga di trucchi e balsami per cambiare aspetto, nell’altra metà invece vi erano posti un cofanetto contenente una ventina di fiale, moltissimi ingredienti e qualche flacone di liquidi conosciuti solo a lei, liquidi che variavano dagli acidi alle basi, dall’acqua al mercurio liquido. «Bene, c’è tutto.», sentenziò lei dopo un’attenta ricerca. Quindi si alzò e si diresse alla porta: «Vado a vedere se gli altri stanno bene, tu vieni?»
«Certo! Li voglio sgozzare quei cani, e poi mi ciberò delle loro carni! Niente resterà per Caronte!» e dopo avere aperto la porta pian piano e controllato il corridoio uscirono.


Il corridoio era lungo, largo e sgombro – «Ottimo per portare un corpo incosciente su una barella» aveva sentenziato Jane – e gli unici colori che prevalevano erano il rosso del tappeto scuro del tappeto, il rosso chiaro delle pareti e il legno di mobiletti, porte e finestre. Era un ottimo posto per rapire le persone…
Quando tornarono in camera la faccia di Jane era paonazza, non avevano trovato nessuno! Tutti i letti erano perfetti, i bagagli al loro posto e non c’era segno di effrazione, ma entrambe le donne sapevano che qualcosa non quadrava, chi per l’analisi della scena del delitto e il ritrovamento della crema di bellezza che usava Lucinda prima di caricarsi, chi perché aveva fiutato nell’aria stagnante delle stanze chiuse non solo aria viziata ma anche particelle di cloroformio: erano stati presi! Qualcuno li aveva catturati! E loro due dovevano scappare da lì.
«Cosa fai?», lagnò Jane con le lacrime che le rigavano le guance scavate, arrossate e gli occhi gonfi, «Cosa faii? Potrebbero tornare da un momento all’altro! Potrebbero entrare da quella porta, quella stessa porta da cui mi hai scaraventato tu prima in stanza, la stessa da cui è entrato quell’uomo e… Portarci VIA!». Scoppiò a piangere ancora più forte.
«Hanno portato via il mio james… e Lucinda… e Renée… e Clotilde… e Carlos. Li hanno portati via tutti. Ora, ora li uccideranno, li squarteranno, prenderanno due enormi forbici e inizieranno a tagliare a fianco della spina dorsale, poi saliranno fino alla gola, poi alla gola la recideranno e e taglieranno di nuovo, questa volta verso il basso e arrivati al ventre…», singhiozzò sussultando prima dalle spalle e poi arrivando a scuotere la testa in avanti, quasi non riusciva più a parlare… « A quel punto butteranno via le forbici e con le mani nude strapperanno via la pancia e le budella…»
«E taci, non ripetere quello che faccio io alle mie di vittime. Già non sei bella struccata, ora sei proprio cessa! Truccati un po’. Ti voglio figa, e poi indossa un abito da lavoro. Si va a caccia grossa stasera! Ahahahah!»
Solo in quel momento Jane alzò lo sguardo dalle proprie mani e dopo essersi asciugata gli occhi rimase sbigottita, tanto sbigottita che smise di piangere. Jennifer indossava un provocante abito lucido con una profonda scollatura a V, molto corto e che le lasciava la schiena nuda; in viso al posto del solito cerone e delle lenti a contatto gialle si era truccata in modo sexy per valorizzare gli occhi verdi e il bel profilo del viso, dolce ma anche sfuggente, che faceva impazzire i pochi che osavano fantasticare su di lei. Ma ovviamente, la vista era quello che doveva rovinare i nemici e Jane lo sapeva, notando la pelle più spessa in alcuni punti di vitale importanza: l’assassina indossava guanti di metallo color pelle con alcune lame interne, lungo le cosce si era posta coltelli molto sottili e perfino i tacchi a spillo erano punte sanguinarie usate molte volte per stuprare i crani delle vittime che avevano osato farla arrabbiare.
«Bene, preparati e andiamo a cercare i tuoi amici.», disse soddisfatta Jennifer. «Io intanto prendo le mie spade…»
«Ok», disse Jane con una nuova ragione di calma, «Ok, Jenny…» ripeté con voce interrotta.


Due uomini stavano seduti nella hall dell’ostello e giocavano a carte. Erano stanchi di quel lavoro, non ne potevano più di rapire persone per poi sacrificarle all’alba al grande ragno che giaceva nelle fondamenta ma non potevano fare altrimenti: la Strega aveva portato loro via le loro famiglie e l’unico modo perché non morissero era fare tutto ci che quell’Arpia diceva loro di fare. E così i due uomini nel silenzio della notte erano entrati in ognuna delle stanze e avevano trovato le loro prede addormentate in un sonno profondo, tutte tranne la negra: lei aveva solo un leggero mal di testa e li aveva quasi uccisi con le sue piante demoniche! Per fortuna, sembrava drogata e si è limitata a fuggire dalla finestra del quinto piano… E i due temevano fosse pure sopravvissuta! Quindi temevano anche che Lei lo venisse a sapere, era già in pieno disappunto per le due ragazze mancanti… Speravano che non lo scoprisse o avrebbe sacrificato i loro bambini al ragno gigante! E così, mentre cercavano di giocare a carte ma avevano la testa troppo pulsante per anche solo pensare sentirono tipo il suono di vetri rotti e poi, scappati dalle sedie pronti a fingersi camerieri solerti, sentirono l’aroma. Non appena le particelle che colmavano l’aria entrarono nel loro organismo la coppia sapeva che i loro problemi non esistevano più: una bella biondina li guardava sorridendo seduta a gambe larghe sull’ultimo gradino delle scale, con il vestitino che maliziosamente copriva a stento ciò che lei cercava invano di nascondere; i due con il cervello che andava rallentando lentamente le proprie funzioni non poterono non avvicinarsi a quella bella figliola che poteva essere la loro bella figliola, ma sfortunatamente quando poterono notare i bellissimi occhi azzurri dell’ammaliatrice qualcuno li colpì da dietro e dopo essere stati trascinati in una stanzetta adiacente, seppero che non ne sarebbero mai usciti vivi…


Sangue dappertutto. Carne dappertutto. I resti di Vincent Smith sarebbero stati sparpagliati per tutto la stanza.
Le dita erano state tagliate per prime, con un gusto sadico perché l’operazione era stata fatta con un piccolo coltellino, una lama sì affilata ma stretta nemmeno cinque centimetri e quella lama era stata usata per tagliare minuziosamente tutta la carne intorno alle ossicine, e solo dopo strapparle a mani nude quando non rimaneva che l’osso pulito. Certo, Vincent o Paul Enderson avrebbero potuto urlare, ma il terrore li aveva avvolti non appena la bella Bloody Jennifer non aveva iniziato prima a ridacchiare sfoderando i coltellini e poi a ridere sguaiatamente, buttando a terra la spada con cui li aveva immobilizzati. Tolte le dita, si avvicinò alla faccia rugosa del suo giocattolo e ridendo la leccò tutta, terrorizzandolo ancora di più, partendo dalle calvizie fino ad arrivare alla bocca e là aprì la propria e poi, tutto d’un tratto, la richiuse e l’allontanò di scatto, portandosi via un bel pezzo di labbro inferiore. Ancora poco soddisfatta, sempre ridendo con la sua risata argentina, fece alzare l’uomo e avvicinatolo al tavolino, unico arredamento non messo a parte vicino al muro, gli calò i pantaloni e poi i boxer; lo voleva duro, largo, potente, e così mentre gli baciava il labbro mancante inondandosi la bocca con quel liquido denso e caldo che le piaceva tanto, iniziò a massaggiare delicatamente il membro dell’uomo e poi, quando la sua erezione era completa a suo malgrado, buttò a terra il coltellino e raccolse la spada. Vincent, in un misto di dolore ed eccitazione e spavento, era sull’orlo dell’infarto e non capì subito cosa sarebbe successo quando lei gentilmente gli prese il cazzo in mano e lo guidò fin sopra al tavolino, facendolo aderire alla superficie fredda. Ma poi, quando lei scoppiò a ridere quasi piegandosi in due, Vincent sgranò gli occhi: la spada era stata presa a due mani e lei continuava a fare scendere guardandolo negli occhi le mani chiuse sulla lama come se stesse facendo un’altra cosa e poi d’un tratto la spada scese con violenza sul tavolino e ZACK!
L’uomo svenne sul colpo quando la sua cappella volò via dal proprio corpo mentre la bella mora si era inginocchiata con la lingua di fuori pronta a farsi inondare dal liquido denso e caldo che la faceva impazzire. Inutile dire che Vincent non si sarebbe più svegliato dalla quella incoscienza.


Quando Jane entrò nella stanzetta, non si meravigliò di trovare l’uomo calvo completamente nudo, e vuoto. Non si meravigliò di vedere la pazza Jennifer nuda a sguazzare nel pavimento, tingendosi di rosso a ogni movimento, bagnandosi tutta anche grazie alla pioggia che scendeva dal cadavere appeso al soffitto. Non si meravigliò di trovare Paul Enderson seduto dove lo aveva lasciato, a guardare fisso davanti a sé ricoperto di sangue e con un più pozze di vomito che lo circondavano. Jenny era uno degli assassini prezzolati più efficienti e una dei serial killer più temuti per le sue perversioni e il dolore che causava la sua fervida fantasia che, unita al suo addestramento militare e la sua abilità con le lame e il suo bellissimo aspetto, la avevano fatta soprannominare anche la Morte Ridente.
Comunque, senza sporcarsi Jane si avvicinò all’uomo e gli fece annusare un profumo proveniente da una delle proprie fialette di vetro e, quando l’uomo riprese i sensi, gli tappò la bocca per non fargli gridare la sua paura. Quindi, la ragazza si piegò a guardarlo negli occhi.
«Sai chi sono io, ora che sei lucido?», gli chiese lei pacata.
Lui fece cenno di sì con la testa.
«Sai chi è la mia amica del cuore?», continuò allora.
Di nuovo assentì.
«Bene, allora saprai che lei è una nota serial killer di criminali e che è in grado di parlare coi morti grazie alla Cherea mentre io sono famosa per i miei veleni. Giusto?»
Lui fece cenno di sì, con gli occhi colmi di terrore.
«Bene, ora puoi scegliere di dirmi tutto e non opporre resistenza: così collaborerai e morirai con una buona dose di cianuro. Sennò ti lascio alla mia amica che si divertirà con te.» La bionda si girò a guardare l’ammasso di capelli e sangue che si aggrovigliava vicino a lei. «Jennifer, sai che questo tizio è l’uomo che entrato in camera nostra?»
Vista la reazione della donna, Paul temette ancora di più per la propria morta: se aveva fatto quelle cose a un uomo perché aveva rapito i suoi amici, cosa avrebbe fatto a un uomo per cui mostrava più vendetta un odio puro??
«Ci dirai tutto?


L’impressione che si era fatta Jane era giusta: di notte c’erano solo quei due uomini a fare la guardia al posto mentre tutto il resto della banda era sotto, nel seminterrato. Avevano avuto tutto il tempo di prepararsi, Jane a fare altre pozioni, Jennifer con una bella doccia e rendersi bella come prima. Poi erano scese, sapendo che non avrebbero trovato resistenze. Avevano due ore di tempo prima dell’alba o la traditrice avrebbe sacrificato i loro amici all’eterna rancorosa Aracne, anche se la strega non capiva come fosse finita in America. Comunque, Clotilde discendente di Demetra era riuscita a fuggire, almeno lei, ma gli altri? Boh. L’importante era salvarli tutti ed era per questo che stavano scendendo nelle fondamenta del posto, ovviamente dopo avere diramato un SOS. Mentre scendevano Jane aveva riflettuto che la droga doveva essere stata messa nella cena ed era per quello che le due si erano salvate: essendo andata al festino con quel bel… Andrew (?) o forse Alex… Comunque, si era salvata e con lei Jenny, che le era andata dietro; la droga nei piatti spiegava anche perché Clotilde non era stata messa fuori uso: nel suo corpo di discendente sia di Demetra che di Persefone aleggiavano così tante droghe e tossine che ci voleva una dose per un esercito per stendere quella fattona! E perché i ragazzi avevano fatto in tempo chi a mettersi le creme di bellezza prima di addormentarsi chi approcciare la fauna locale dell’ostello e chi fare le proprie preghiere. Ma quello che bruciava maggiormente all’astuta discendente di Ecate era che Mrs Myers era stata molto più furba di loro! Bella donna, sorriso invitante, sempre disponibile, affettuosa, simpatica e pure dell’età giusta per sembrare una figura materna… Li aveva ingannati tutti e chissà quanti ne aveva sacrificati tradendo le proprie origini nel nome di quel mostro!
Dovevano vendicarsi, era ovvio, e fu per quello che spinto il portone di ferro alla base delle scale e si erano addentrate in un tunnel pieno di ragnatele e fumo acre.


Pamela Myers sedeva impettita sulla poltrona di chiodi. Doveva soffrire fino al termine dei sacrifici o forse la punizione per il tradimento non sarebbe mai stata sublimata. Aveva iniziato a venerare il Grande Ragno fin da ragazza, quando era rimasta incinta di un figlio non voluto, fuori dal matrimonio; erano tempi antichi, al tempo si faceva chiamare Eraclea Namaste e proveniva da un’antica famiglia greca trasferitasi in Spagna, paese in cui si era assimilata perfettamente tanto da avere come unico lascito delle proprie origini l’abilità di sentire gli spostamenti d’aria e capire cosa la circondasse, caratteristica che l’avrebbe aiutata parecchio nei futuri rapimenti. Cacciata di casa, aveva iniziato a girovagare da sola con un figlio che non voleva in grembo fino a quando, un giorno, non aveva partorito tutta sola… E poi, sempre sola si era addentrata in una grotta richiamata da un lamento che solo lei poteva percepire, più sofferente dei vagiti del bimbo che si rifiutava di allattare e quindi improvvisamente si era ritrovata davanti a una terribile quanto grande vedova nera, intrappolata nella sua stessa tela. Appena si videro Pamela seppe che fare: diede a quella creatura il proprio bambino. E da quel giorno, da quando ridiede forza e dignità al Grande Ragno, ottenne vita e potere in cambio del sangue degli dei. Uno scambio equo.
Tuttavia era nervosa: due ragazze non erano state trovate, certo forse i suoi uomini erano stati frettolosi e forse fin troppo felici di non doverle portare nei sotterranei ma lei le aveva riconosciute! Sapeva chi erano! Tutta la squadra, sapeva chi erano appena li aveva accolti cordiale nell’ostello! Aveva pensato che forse, cogliendoli di sorpresa ce l’avrebbe fatta, che la loro pericolosità sarebbe stata contenuta ma niente, erano fuggite e sicuramente sarebbero scese a riprendersi i loro compagni. Doveva solo aspettare che avvenisse il ritorno del sole e così, quando Apollo sarà salito in cielo e i numi saranno svegli, sacrificare nel nome di una loro antica nemica i loro pargoli più importanti: le stelle più luminose del firmamento greco! E fortunatamente molti erano stati catturati nel sonno e giacevano ai piedi del Grande Ragno, quindi forse non tutto era perduto.
«Mia Signora», disse secco un servitore, «La data si sta avvicinando… Potete liberare i nostri figli?»
A quelle parole, alle parole di un discendente di Zeus, di ZEUS!, lei si alzò in piedi e scostandosi i lunghi capelli bruni lo guardò con disprezzo. Tutto il sangue divino sarebbe stato sacrificato al Grande Ragno, non solo i ragazzi! Stupido. E sorrise calma e falsamente cordiale.
«Ne riparleremo ad operazione conclusa. Ora, amico mio», e gli accarezzò la guancia, «Devi continuare a proteggere me e la mia Dea. Solo dopo ne riparleremo, intesi?»
«Sì signora. Arrivederci Signora.»
Di nuovo sola guardò le pareti di roccia nuda e fredda e sospirò: doveva rimanere là fino al compimento del rito, poi sarebbe stata ricompensata con la creazione del filtro di eterna giovinezza e avrebbe potuto andare su, fino alle proprie stanze e… e…
«No, nononono! NO!», imprecò lei, consapevole che ormai molti uomini non respiravano più: le due ragazze, una con la risata argentina che rimbalzava per tutta la caverna e l’altra con il respiro ansioso e affannato, si stavano facendo strada e sembrava che solo il Grande Ragno avrebbe potuto fermarle.


Una guardia giaceva a terra, con il corpo lontano pochi passi dalla testa. La seconda riversa sotto a un arco scavato nella roccia, con un coltellino piantato per occhio. La terza avvelenata dopo avere bevuto dall’acqua dell’impianto idrico dell’ostello, stesso discorso per la quarta e la quinta e innumerevoli altre. Un’altra guardia uccisa con un colpo di spada in cranio dopo avere sparato nello stomaco ad altri due uomini, in preda ad allucinazioni. Un’intera coorte, capita la gravità della situazione si erano raggruppati, esplosa e sepolta sotto a una frana. L’ultimo uomo incontrato da Jane e Jennifer, ormai molto in profondità nella grotta illuminata da torce senza fumo, era morto inseguendo la strega, sgozzato dall’alto dall’assassina appesa alla parete. Solo dopo incontrarono la donna, la serpe, la traditrice e fonte dei rapimenti.
«Ma che brave ragazze», applaudiva la donna che aveva rapito i loro amici, «La strega che avvelena l’intero impianto idrico prima di scendere e l’assassina che stermina e avvilisce i corpi di chi uccide. Che brave, gli dei saranno orgogliose di voi.»
Alla vista della donna, del loro bersaglio, Jennifer ringhiò sguainando le spade, pronta a rincorrerla e strapparle il cuore mentre ancora pulsava, Jane si fermò ammutolita e la studiò.
«O scusate, non mi sono mai veramente presentata a voi giusto?», continuò la donna con un tono che avrebbe calmato anche il più furioso dei tori da rodeo. «Il mio nome è Pamela Myers, ma potete chiamarmi Pam oppure Signora o la Strega, anche se in effetti una strega non mi chiamerà mai così. Vero, Jane Kryon?»
Le due ragazze non risposero, ma iniziarono ad avvicinarsi una con la spada in pugno l’altra con la mano nella propria borsetta a tracolla.
«Sentite, riconosco che la situazione non sia delle più felici, ma non serve reagire in questo modo. Volete i vostri amici? Ok», e sorrise di nuovo, sapendo di essere contagiosa, «Se mi seguite posso portarvi da loro. Su, venite, con le vostre abilità mortifere non credo siate timide!»
Le due si scambiarono un’occhiata e la seguirono, pronte a scattare in qualsiasi direzione dovessero andare in qualsiasi occasione pericolosa.


Non riusciva a vedere nulla, era stordita. I lunghi capelli biondo chiari le erano appiccicati, non poteva vedere nulla. Qualcosa le bloccava tutto il corpo, costringendole gli arti tutti attaccati, vicinissimi, e le bloccava i movimenti. Anche la bocca era sigillata, ma tuttavia quella misteriosa sostanza era stata posta in modo tale da non soffocarla, quindi per il momento doveva vivere.
Cercando di farsi forza cercò di ricordarsi la sera, cosa era successo ma c’era tanta confusione. Non nella sua testa, durante la cena. Era la loro prima vacanza di gruppo dopo quell’orribile missione nei bunker tedeschi e avevano fatto baldoria per tutta la sera, sia perché erano gli unici clienti dell’ostello, sia perché Jane, la sboccata con modi aristocratici era fuggita con uno del posto e quindi il silenzio che quella imponeva a tavola finalmente era stato vinto! Fiumi di vino e altre bevande alcoliche e non, maree di cibo e ondate di scherzi, risate e poi, il sonno. Dopo nemmeno mezz’ora dal risotto tutti a letto. E poi si era ritrovata lì.
“Ma cos’ho addosso?”, pensava lei e non trovando risposta attivò i suoi sensi di Apollo. E attivò una propria proiezione fatta di luce che funzionava come una sorta di telecamera, mostrandole ciò che la circondava senza che gli occhi funzionassero. E fu veramente utile: solo così seppe di trovarsi ai piedi di Aracne, la tessitrice che per la propria arroganza era diventata la madre di tutti i ragni, che era piena di ragnatele e che gli altri, a parte Clotilde, Jane e Jennifer erano con lei intrappolati.
“E ora? Jane e Jennifer saranno in arrivo, loro sono da attacco frontale, soprattutto insieme. Ma Clotilde? Lei è l’unica in grado di sconfiggere un essere tanto grosso… Meglio andare a cercarla!” e svenne, proiettando la propria coscienza in quel fascio di luce per cercare l’amica tra i boschi più folti della zona, sicura che l’avrebbe trovata lì.


«Vi piace l’ostello?», continuava a chiedere accattivante la stronza Pamela. Avevano attraversato tutta la caverna e ormai dovevano quasi essere arrivati a dove tenevano nascosti Carlos, Lucida, James e Renée: entrambe le ragazze sentivano una fonte di energia confinata in un solo posto e purtroppo sapevano che rivedere i loro amici avrebbe significato cadere in trappola… ma avrebbero corso il rischio: Jane per riabbracciare il suo torello, Jennifer per riscattare l’onore proprio e dei suoi sottoposti.
«E’ stato costruito negli trenta, secondo tutte le norme igienico sanitarie dell’epoca. Doveva servire come porto per attraccare tutte le più potente dinastie, ma con il tempo l’usura ne ha rovinato gli interni, le riparazioni non sono mai abbastanza, ma mi piace abbastanza! A voi piace?»
«Non capisco», le rispose secca Jane mentre ispezionava l’ambiente, «A cosa serva un ostello tanto elaborato se poi ha il solo scopo di attirare discendenti degli Dei?»
«Un cacciatore ha bisogno di un’esca perfetta per catturare la preda, Jane. E sta troia da sbudellare lo ha capito secoli fa, vero?»
La signora Myers si girò a guardarla e le sorrise. Aveva ragione, su tutto. “Ma tanto siamo arrivate, Aracne saprà cosa fare.” e sorridendo spalancò la porta, invitante come era stata per secoli.



Corpi essiccati dappertutto. Morti, privi di vita. Tutto ciò che era stato quell’ostello, tutto il male che ospitava era stato distrutto da Clotilde, la terribilmente potente discendente di Demetra. Tornata sobria si era ricordata del tentato rapimento e si era lasciata condurre da Lucinda nel posto; una volta là le radici che circondavano il posto avevano fatto il resto: pareti distrutte, soffitto che crollava, assi che cedevano e tutto che si rompeva. Il suo era un lavoretto bello e preciso, come piaceva a lei.
Tutti morti, la donna malefica, la traditrice, giaceva sventrata da parte a parte riversa sul pavimento in una pozza di sangue. Era stata buttata vicino agli scheletri delle persone da lei uccise, chissà: forse le anime non le avrebbero permesso di incontrare Caronte! Sarebbe stata una vittoria. Il grande ragno invece era stato schiacciato dalle macerie. Un insieme di esoscheletro e sangue erano quello che rimaneva di lei.
E Jane e jennifer vittoriose. Come sempre. Cos’è successo nel dettaglio? Lo sanno solo loro e le Parche. E di certo anche se l’ho chiesto a Jane Kryon, anche se le ho scavato nella mente, non è disposta a cedere ciò che non vuole dire… vabbeh, buon Halloween e sappiate che applicandovi potrete fare anche come hanno fatto loro: mistificare la realtà per celare il peggio di voi!

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Bloody Jennifer

FLYNET - Amanda Seyfried Heading To Casting Office
Jane Kryon

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Pamela Myers

Hellraiser

Hellraiser è un film del 1987 scritto e diretto da Clive Barker, già scrittore del breve romanzo dell’orrore Schiavi dell’inferno da cui è stato tratto il film.

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Trama:
Larry e la seconda moglie Julia decidono di trasferirsi in una villetta, abbandonata da anni, alla periferia di Londra. La casa è stata teatro di una torbida relazione tra Julia e il cognato Frank, i cui resti si trovano ancora nel luogo. Durante il trasloco Larry si ferisce a una mano e il sangue caduto a terra fa sì che Frank, in realtà imprigionato in una mostruosa condizione di disfacimento fisico causato dall’apertura di una misteriosa scatola, torni in vita. Julia, sentendo degli strani rumori provenienti da una camera, va a controllare e scopre che il suo ex-amante è ancora vivo seppur in condizioni fisiche disastrose.

Per tornare alla sua condizione normale ha bisogno di sangue e Julia decide di aiutarlo fornendogli delle vittime. Larry si accorge che c’è qualcosa di strano nel comportamento della moglie e ne parla con la figlia, Kirsty, alla quale chiede di fare compagnia a sua moglie mentre lui è al lavoro. La ragazza il giorno seguente si reca nella villetta e vede Julia entrare nell’abitazione con uno sconosciuto. Insospettita entra in casa e scopre il terribile segreto. Frank non può permettere che si venga a sapere della sua condizione e tenta invano di uccidere la ragazza che scappando entra in possesso della misteriosa scatola…

Cast principale:
Ashley Laurence: Kirsty Cotton
Andrew Robinson: Larry Cotton
Clare Higgins: Julia Cotton
Sean Chapman: Frank Cotton
Doug Bradley: Pinhead

Informazioni generali:
Genere: orrore, fantasy
Regia: Clive Barker
Soggetto: Clive Barker (romanzo)
Sceneggiatura: Clive Barker
Produttore: Christopher Figg
Fotografia: Robin Vidgeon
Montaggio: Richard Marden
Musiche: Christopher Young
Scenografia: Michael Buchanan

Commento:
Questo film è splatter, quasi grottesco e visivamente violento; ma non solo. Secondo me questo piccolo capolavoro altamente filosofico è basato sulla tragedia greca: cosa è di più tragico di vivere tradendo tuo marito, avere l’amore scomparso e infine morire proprio per il tuo amore ritrovato??
Ciò che ho apprezzato maggiormente sono le contrapposizioni quasi ossimoriche e i giochi di luce, qualità semplici da gestire che però non annoiano mai e anzi riescono ad alzare l’ansia e portare il tutto in una dimensione quasi onirica. La contrapposizione più forte ovviamente è quella tra i due fratelli, argomento topico, ma anche la scena della comparsa di Frank: Julia si allontana dalla cena gioiosa e avviene una delle scene più cruente in contrapposizione alla felicità al piano di sotto; interessante è che psicologicamente come in Jane Eyre più si sale nel palazzo più la dimensione orrorifica e psicologica dei personaggi aumenta! I giochi di luce invece sono quelli che accompagnano la venuta dei Cenobiti, che emergono da una luce blu che li svela dall’ombra, e la stanza rossa a fine film.
Prima ho parlato di tragedia greca perché secondo me ce ne sono di elementi per parlarne: la storia di Julia può benissimo adattarsi a quel modello di eroine; l’ironia tragica avvolge il personaggio del padre perché è in pericolo in quella casa , avvengono terribili omidicidi, noi lo sappiamo e vediamo che va incontro al suo destino più di una volta da perfetto inconsapevole di tutto; i Cenobiti possono essere visti come divinità che salvano la ragazza pretendendo però un sacrificio che può essere o l’anima della stessa o la scatola. Poi forse mi sono immaginato tutto!
Altre cose da annotare sono il fuoco e la pioggia purificatori a fine film, la totale nullità della Chiesa rappresentata dalle suore che vedono la protagonista in stato pietoso e si limitano a guardarla male, la comparsa di Frank scheletrico che è angosciante!!

Bel film di genere, prima o poi voglio leggermi il libro!^^

Ps: ecco qui un articolo di Lucius Etruscus che merita di essere letto! Stupendo e veramente interessante 🙂

Il commento di It

it

It è un film del 2017 che mi è piaciuto molto, uno dei pochi che ho visto al cinema durante questo anno.

Di questo film ho apprezzato molto la presentazione dei personaggi, di cui adesso faccio un breve elenco:

-Bill: allora, la sua funzione di leader è buona, la sua testa calda spinge i ragazzi a farsi ammazzare più di una volta ma almeno è quello che reagisce; lui ha una missione: ritrovare il fratellino scomparso ed è per questo che intraprende la lotta contro il cattivone, usando le singole conoscenze degli amici per capire cosa fare. Il modo con cui It si manifesta mette subito in luce che la sua paura più grande è quella del lutto e secondo me mostra anche il suo grande cuore che lo spinge ad aiutare gli altri e a fare entrare i nuovi tra i Perdenti.

-Mike: l’unico nero in città, almeno l’unico ragazzo, è sicuramente il personaggio più fuori luogo; viene sempre presentato mentre lavora (o uccide pecore o ne distribuisce le carni) e anche quando It fa la sua comparsa, il ragazzo sta consegnando pacchi di carne. Più che di conoscenza, la funzione di Mike è quella di mostrare uno dei grandi mali di Derry: il razzismo; infatti, lui ha ricordi della distruzione del Punto Nero ed è quella la paura, il suo dolore sicuramente evidenziato da un Penywise il quale gli ricorda che è carne da macello.

-Ben: il bambino più grasso in città, non ha amici e per questo passa tutto il suo tempo in biblioteca. Qui sviluppa un interesse per la storia della città, interesse che lo porta a scavare in tutti i disastri e a cominciare a vedere i collegamenti, un vero e proprio filo conduttore. Proprio questa sua passione lo porterà quasi alla morte: una scia di uova di Pasqua lo trascina nei sotterranei e lo fa avvicinare al cadavere acefalo di un uomo morto in un’esplosione (come poi ho scoperto su internet)  causata da It; il fattore storico è evidente e infatti Ben è la chiave di svolta per capire cosa It è e può fare.

-Stan: l’ebreo dalla mente razionale e veloce. In sinagoga viene mostrato il suo lato ebreo, molto importante nella pellicola e il suo lato più normale, cosa sfruttata da It per spaventarlo a morte. Infatti, lui ha il bisogno che tutto sia giustificabile, retto, diritto, ed è per questo che viene attaccato da una donna con denti di squalo uscita da un quadro che potrebbe essere stato dipinto da Picasso; per tutto il film fuggirà It e sarà la sua preda più facile (assieme a Eddie è quello che rischia sul serio).

-Beverly: l’unica ragazza del gruppo, bellissima e dalla calda personalità è presa di mira perché si dice la dia a tutti, anche se non è vero; particolare è anche il fatto che ciò che lei teme veramente sia proprio il padre, che forse la stupra, e che fugge: cercando di non essere più la sua bambina si taglia i capelli e cerca finalmente di altre persone, i Perdenti. It infatti, non la attacca o schernisce come fa invece con gli altri ma la inonda con il sangue, sangue che indica la sua maturazione e che può essere visto solo da chi è in pubertà. La sua è sicuramente per me la storia più triste.

-Eddie: un bambino normalissimo, nemmeno troppo strano, la cui unica pecca è l’iperprotezione della madre, atto che lo spinge a temere il mondo esterno perché pericoloso ed essere asmatico; succube della figura materna, non riesce a essere se stesso per paura di farsi male e passare le giornate in ospedale, anche se in questo modo le sue amicizie vengono meno. Molto bella la scena del lebbroso che riflette la sua paura verso lo schifo e quanto tutte quelle medicine gli fanno male: sono proprio quelle a farlo indugiare davanti alla casa infestata dando al maligno il tempo di attaccarlo.

-Richie: detto Boccaccia o Quattrocchi dai bulli, porta gli occhiali ed è il clown del gruppo, caratterizzato dall’uso di battute più o meno di dubbio gusto ma comunque anche da una lealtà che risplende svariate volte nel film. Lui è l’unico a non avere avuto un incontro privato con It all’inizio ma è anche quello che dalle tracce del mostro rimane più sconvolto per la sua fobia dei clown e per la sua profonda insicurezza che si palesa ad esempio quando vede i propri volantini (dicono che è scomparso). Leggermente distante dal libro come carattere ma l’essenziale c’è.

Passati in rassegna tutti i Perdenti, ecco una mia opinione su loro come gruppo. Non tutti si conoscevano dall’inizio, c’era il gruppetto Stan-Eddie-Bill-Richie ma gli altri o erano nuovi o semiconosciuti: è stato It a riunirli, It e i bulli. Caratterizzati da una forte unione, si amalgamano perfettamente dall’inizio anche perché sono emarginati dagli altri bambini e bersagliati da un’oscura forza malvagia. Le sequenze più belle sono sicuramente il bagno e la casa di Ben, in cui il legame tra i sei (Mike ancora non c’era) si rafforza. Poi c’è la lotta finale, ma ne parlo più avanti.

Altro punto importante: It.

It è fantastico. È un mostro mutaforma, è la città stessa, è gli anziani che si voltano quando i bambini soffrono, è i bulli che armati di coltello vanno a caccia di Perdenti, è l’essere che veste un abito senza tempo argentato con richiami alle mode rinascimentale e medievale, è l’entità che si cela dietro innumerevoli apparizioni che sanno di finto ma che sono vere perché lavorano sulla psiche della vittima; It è il male che governa Derry. Sadico, si diverte a terrorizzare, gode del terrore, sicuro di sé, cinico e vigliacco, potrebbe essere umano: un perfetto essere squilibrato che uccide bambini per puro divertimento e che se sopraffatto fugge. Tuttavia, è incredibilmente intelligente, sa come dividerli, sa come spingerli verso la morte, sa le loro peggiori paure e le sfrutta per decimarli, per isolarli: da soli il buio è pieno di mostri, insieme è pura mancanza di luce. Questo It è fantastico, riesce a essere tutto ciò che chiunque teme e qualunque cosa possa spaventarci.

L’ambientazione degli anni ’80 mi è piaciuta tantissimo. È vicina a noi, ci sono le macchine, la televisione a colori, il telefono, la boyband dell’epoca. Si respira un’aria totalmente diversa ma identica ai giorni nostri e non hanno paura a mostrarlo. Gli ambienti sono bellissimi, le fogne sono un labirinto orgiastico pieno di tunnel inquietanti, la casa infestata ha qualcosa di gotico e trasandato che mette tristezza per chi ci abita ma anche inquietudine perché se quel posto è così, anche loro potrebbero diventarlo. Tutto è minaccioso, perché tutto è di It.

E ora, la lotta finale, il fulcro dell’intero film.

La lotta finale avviene in quella che potrebbe essere la tana di It per la presenza di numerosi trofei che ha collezionato nel tempo: un’altissima torre domina la stanza, torre formata dagli oggetti che tenevano i bambini uccisi e raccolti nei secoli, testimoni del numero di atrocità compiute da questo essere; un’altra caratteristica notevole della stanza sono i cadaveri fluttuanti, sempre annunciato da It e finalmente proposto sullo schermo! Una visione quasi onirica. Ma cambiando argomento improvvisamente, molti la hanno criticata perché rappresenta solo sette ragazzini che pestano un clown psicopatico, forti solo della rabbia e non di un percorso di formazione; per me non è così. I Perdenti hanno sviluppato un forte legame che certe volte non è spiegabile anche se con la benedetta Tartaruga di mezzo tutti direbbero che il loro comportamento avrebbe senso, un legame che li spinge a sostenersi a vicenda, a non sputtanarsi con imbarazzanti gruppi pop, a lavare il sangue che porterebbe alla follia, a seguire la vendetta giusta di un fratello, a salvare un ragazzo dal linciaggio del razzismo, portare fuori un amico col braccio rotto e salvare una fanciulla rapita. È questo legame che li salva e dà loro la forza di scendere in quella stanza e di combattere le proprie paure; infatti, It per salvarsi ricrea velocemente tutte le loro paure: il fratellino per Bill, il padre per Beverly, schifo per Eddie, una mummia (accenno al libro?) per Ben, braccia carbonizzate per Mike, la donna deforme per Stan e niente per Richie; questa lotta è all’insegna dell’amicizia: solo perché uniti sono riusciti a salvarsi e tutti loro lo sanno bene.

Giudizio di fine film: i jampscares funzionano benissimo, sono preceduta da un forte senso di attesa e sono sempre funzionali. La storia è bella anche senza parti horror e infatti anche chi mi ha detto che lo ha fatto ridere lo ha apprezzato, è un film sull’amicizia e sull’orrore della solitudine e della discriminazione. Lo consiglio a tutti.

L’Halloween di Tony!

Ciao^^

Halloween è la Festa delle streghe ma anche dei morti, visto che è nata dalla tradizione di illuminare con le candele la strada verso casa a favore dei morti di famiglia.

A me è sempre piaciuta, potevo travestirmi da mostro e andare a prendere tante caramelle, anche se i miei scherzi erano tristissimi! Per Halloween avevo comprato anche una maschera, stupenda. Con il passare del tempo ho invece iniziato a collegare la festività ai film horror e a guardarmeli, se possibile; è da là che è nata la mia passione per l’orrore, anche se sono tra le persone più facilmente impressionabili. xD

Quindi, oggi ho deciso di postare un lavoro semigrafico fatto per un contest a tema Halloween del forum Horror da Paura anche se non ho vinto. Questo lavoro è nato da una filastrocca scritta in un momento di tristezza che ho usato per fare vagare la mente; il resto è storia!

Visto che è Halloween, se non li hai letti ti consiglio di leggere i miei articoli sotto la categoria Orrore. E poi di visitare oltre al forum già citato anche il Lucio Fulci and Horror Forum.^^

Ciao!

buon halloween.png

Ti fidi dei tuoi sensi?

Oculus
Film molto bello, anche se lo considero più un triller paranormale che un horror…
Questo film ha reso benissimo la domanda esistenziale che mi piace porre alla gente: per tutto il film è lo specchio a ingannare le vittime e quindi è impossibile distinguere la differenza tra sogno e realtà. Un’altra cosa che mi è piaciuta moltissimo è stata la miscela usata per narrare la storia dei due ragazzi sui due differenti piani temporali, molte volte pensata in modo tale da creare anche dei parallelismi.
Molto bello. lo specchio, il vero protagonista, è una scelta emblematica: siamo ciò di cui siamo formati o siamo ciò che possiamo percepire con i nostri sensi?

Oculus