I demoni nella mitologia nordica

Oggi grazie al mio I miti nordici, un dizionario di mitologia nordica scritto e curato da Gianna Chiesa Isnardi, voglio tornare a parlare e inoltrarmi con voi nella mitologia dei nostri vicini del Nord! E quindi, dopo Fenrir, vi parlo dei Demoni!

I Demoni secondo le leggende sono incontrabili sotto diverse forme e quindi già questo li avvicina molto a quelli della mitologia greca (basti pensare al corteo di divinità della Notte) o al nostro bestiario satanico; diverse forme che ovviamente sono tutte di carattere orrendo e mostruoso. Sono legati alle forze che dimorano nell’oscurità e alla fine sono manifestazioni del caos: infatti, essendo la contrapposizione delle divinità simbolo dell’ordine cosmico è facile capire quanto i Demoni siano favorevoli alla distruzione di ogni ordine e alla liberazione del nostro io animale e istintivo.

Esempi di demoni possono essere i Giganti, i figli di Loki (tra cui Fenrir) e perfino uomini la cui natura non è puramente umana ma invece una miscela di umanità e inciviltà. Ciò che mi affascina è che al contrario della religione cristiana le religioni più antiche erano più aperte ai fenomeni naturali e quindi nelle loro leggende la fantasia prendeva il sopravvento, restando sempre fedele al mondo. E’ un caso che l’uomo mentre inizia a costruirsi la propria futura società racconti di come i suoi dei scaccino le manifestazioni della natura?

Dopotutto, è quello che facciamo ora nella vita reale e non nei sogni quando disboschiamo e inquiniamo la Terra: a che serve concentrarsi sulla salvezza di poche specie di animali e piante se poi il Ragnarok si abbatterà su di noi?

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Il Caos Nordico

Il Caos è la minaccia perenne all’ordine e all’armonia del cosmo ed è incarnato dalle forze demoniache che cercano di impadronirsi di ciò che è fecondo e del tempo. Le sue più importanti incarnazioni sono:
-i Giganti, una stirpe mostruosa molto temuta dagli dei;
-Miðgarðr, il serpente che giace nell’oceano stretto come un anello stretto alla terra;
-Garmr, il cane infernale legato davanti alla caverna di Gnipahellir;
-Fenrir, il lupo incatenato su un’isola;
-Loki, il malvagio fra gli dei.
Interessante è che tutti questi personaggi portatori di disordine si scontreranno nella battaglia finale contro gli dei, portatori di luci, nel giorno del giudizio e dopo essersi annientati a vicenda, tutto ritornerà come prima: ci sarà un nuovo ciclo e le forze del Caos saranno ricacciate ai limiti della civilizzazione, tornando a essere un’incombente minaccia!

Fonte:
Chiesa Isnardi G., I miti nordici, PD, 2016, Longanesi

 

Tradito dalla propria famiglia

Tradito dalla propria famiglia

Fenrir è uno dei figli di Loki avuti dalla gigantessa Angrbooa; gli altri due sono il serpente di Miogaror ed Hel.

Preso con gli dei dopo che loro seppero di loro, ebbe apparentemente una vita migliore dei suoi fratelli: infatti, il povero serpentello Miogaror fu gettato nelle profondità oceaniche ed Hel divenne la regina di nove mondi sconosciuti e distanti; e tutto ciò solo perché questi tre fratelli secondo le profezie erano destinati a portare sventure agli dei nordici.

Ma Fenrir era un lupo possente.

Salvato dai baratri in cui i fratelli erano stati mandati, crebbe in casa degli dei diventando sempre più grande e forte fino a diventare un pericolo considerando le profezie malauguranti e quindi non riuscì a sfuggire al suo triste destino. Dovette essere messo alle catene, perché era così pericoloso che ormai l’unico dio con abbastanza coraggio da avvicinarsi e dargli da mangiare era Tyr.

Gli dei, impauriti, prepararono una catena molto resistente e dissero al lupacchiotto di dimostrare la sua forza; lui, osservando l’oggetto, decise che era abbastanza sottile per lui, quindi si fece legare e con orgoglio riuscì a liberarsi. Ancora più spaventati, gli dei allestirono un’altra trappola con una catena più robusta e invogliarono il lupo a cimentarsi anche con quella promettendogli fama senza fine se fosse riuscito nell’impresa, cosa che ovviamente fece con successo.

Fenrir sembrava troppo forte e risoluto a rimanere libero.

Allora gli dei cominciarono a temere che la forza del lupo sarebbe veramente stata la loro rovina. Ma sfortunatamente per il loro bersaglio, il servitore Skirnir fu mandato in Svartalfaheimr, dove si fece fabbricare dai nani una catena speciale: era liscia e soffice come un nastro di seta ma straordinariamente robusta. Quando il messaggero tornò con la catena, gli dei andarono su un’isola sperduta del lago Amsvartnir e chiamarono il lupo, che venne. Nuovamente, gli proposero di dimostrare alla sua famiglia quanto fosse forte, ma Fenrir, che non era stupido, decise che si sarebbe cimentato in quella prova solo se avesse avuto un garante perché sospettava un inganno: infatti, aveva detto «Mi pare che non otterrò grande fama a spezzare un nastro così fine.  Ma se fosse fatto con inganno e astuzia, sebbene sembri così sottile, allora non mi farò legare».

Ovviamente, nessuno degli dei voleva rischiare di fare da garante e solo Tyr volle rischiare.

Tyr stese la mano con cui aveva nutrito il piccolo Fenrir tra le sue fauci e l’ignaro lupo lasciò che i suoi famigliari lo legassero. Legato, Fenrir si accorse che non poteva più liberarsi, era stato ingannato, gli avevano assicurato il contrario! E così, rimase incatenato e tutti gli dei risero di lui e del loro divino e felice destino spensierato; tutti gli dei tranne Tyr, la cui mano era tra le fauci voraci del povero lupo.

Non contenti, picchettarono con massi enormi la cima della catena e dopo che giustamente Fenrir aveva provato ad azzannarli gli conficcarono in bocca una spada, obbligandolo a stare per sempre con le fauci spalancate. Al povero lupacchiotto, non rimase altro che ululare la sua solitudine e il suo dolore, poiché la sua liberazione corrisponderà al crepuscolo degli dei, quando si fronteggerà in un duello mortale con la figura paterna che lo ha tradito.

Fonte:

Chiesa Isnardi, G., I MITI NORDICI, Milano, Longanesi collezione Il Cammeo, 1991