L’Empusa e il Vampiro

Le bestie malvagie che popolavano le leggende europee erano gli abitanti notturni della foresta e delle montagne: pipistrelli, topi e lupi. Dai molti racconti morali e mitologici che li vedono protagonisti sono nati due celeberrimi personaggi cinematografici: il vampiro e il lupo mannaro. Entrambi sollecitano i nostri desideri notturni e hanno a che vedere con la sessualità e il dominio fisico. Entrambi ci spaventano perché fanno emergere tutta la nostra fragilità: chiunque può essere trasformato in un vampiro o in un licantropo.

L’Empusa

L’Empusa è una creatura mitologica, ancella del seguito di una delle divinità greche più antiche e temute: la Notte.

Viene descritta in testi arrivati a noi unicamente da Aristofane. Il suo nome potrebbe derivare dal verbo ‘Empino’ che vuol dire bere o tracannare, oppure da ‘Katempazo’ che significa sorprendere.

Come molti mostri della mitologia greca aveva sembianze sì vagamente antropomorfe ma anche cangianti: era uno spettro che prendeva le sembianze di una bellissima donna per attirare gli uomini e succhiare loro il sangue fino alla morte. Morire per amore, come si suol dire. Secondo Aristofane, l’Empusa aveva una gamba di legno e una di letame; da notare, che come spesso accade, dal busto in su rimaneva una splendida donna come simbolo di ambiguità e il binomio amore-odio dell’uomo greco verso la donna.

L’Empusa nella cultura moderna compare principalmente nella saga di Percy Jackson, in La battaglia del labirinto (almeno tra i libri delle due saghe principali che ho letto). Un piccolo cameo per una scena di combattimento molto carina nello stile fanciullesco e scanzonato del personaggio!

L’Empusa e il Vampiro

Nella cultura romantica la figura dell’Empusa è di estrema importanza perché di fatto essa rappresenta uno dei riferimenti in letteratura più antichi per la figura del Vampiro! La potremmo chiamare la Madre dei Vampiri!

Interessante è che il Vampiro simbolicamente rappresenti la brama di vivere che rinasce ogni volta che la si crede placata e che invano ci perdiamo a soddisfare finché non riusciamo a dominarla; il Vampiro infettando le sue vittime con la propria maledizione, quindi, trasferisce sull’altro questa fame divoratrice che alla fine è solo un fenomeno di autodistruzione: il Vampiro rappresenta un’inversione delle forze psichiche contro se stessi!

I primi Vampiri al cinema

La figura del Vampiro è sempre stata molto presente al cinema, fin dai suoi albori. Dracula, le Vampire come donne assetate di potere e di sesso, il Vampirismo come dramma esistenziale e sociale verso la società costrittrice.

Un film molto interessante è La Vampira, del 1915. Diretto da Frank Powell e interpretato da Theda Bara, è un vero melodramma. Lei è il Vampiro, una bella donna senza cuore che con la sua lascivia porta gli uomini alla rovina. Una chiara similitudine al comportamento dell’Empusa.

Nella famosa serie Les Vampires diretta da Louis Feuillade, sempre del 1915, l’attrice Musidora interpreta una giovane ragazza dalla doppia vita: di sera canta in un cabaret mentre di notte fa parte di una banda di fuorilegge! La ragazza dagli occhi neri e un’aderente calzamaglia nera rappresentava un cinema popolare fatto di mistero, violenza ed erotismo, che divenne anche il sogno proibito di molti surrealisti.

Nel 1922 arriva il cult che chiunque conosce anche solo di nome: Nosferatu il vampiro! La passione erotica può nascondersi nel morso del vampiro, piegato sulla donna immobile e consenziente, al tempo stesso sia un simbolo sessuale sia un’immagine di vibrante passione.

Ma dovranno passare molti decenni per una nuova icona del cinema sia erotico sia gotico: è negli anni Sessanta che la casa cinematografica inglese Hammer inizia a rivisitare i cult anni ’30 dando così nuova vita al celebre vampiro Dracula! Sempre alla ricerca di fanciulle e mai sazio del loro sangue, condannato a una ricerca perpetua del piacere soprattutto nelle ore notturne. Egli è il principe dell’Eros, l’esatto specchio per le donne di ciò che l’Empusa faceva agli uomini.

E da quel momento, il Vampiro mai più lascerà lo schermo. E non solo in figure come i celebri Dracula, intepretati nel tempo da Bela Lugosi, Carlos Villarias, Cristopher Lee, Frank Langella, Gary Oldman, Jonathan Rhys Meyers e infine da (purtroppo) Thomas Kretschmann.

Il Vampiro inizia la conquista della cultura popolare, nei libri, in produzioni cinematografiche o televisive. Troppi sono da elencare, qui sotto vi lascio 4 importanti produzioni che uniscono l’eros al gotico, regalando Empuse e mostri degni delle tradizioni omeriche.

Le Vampire di Jean Rollin, bellissime, eteree e indefinibili, caratterizzate da un orrore lento e armonioso. Il Vampyros Lesbos (1971) di Jess Franco, pervaso da un erotismo morboso e viscerale. Un abito da sposa macchiato di sangue, un’inquietante pellicola spagnola dai risvolti erotici diretta da Vicente Aranda nel 1972. L’italiano La maschera del demonio diretto dal nostro autore cult Bava nel 1960.

Conclusione del viaggio:

Siamo arrivati alla fine. Spero abbiate apprezzato questo piccolo excurus, pensato come articolo a tema per la Festa della Donna! Auguri a tutte le mie colleghe blogger, a tutte le lettrici e a tutte le donne in generale! Ciao e alla prossima!

Link alla recensione della Guida al cinema erotico e porno: qui

Link alla recensione del libro di Dracula: qui

Link alla recensione di Bram Stoker’s Dracula: qui

Fonti per l’articolo:

  • -Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999
  • -Chevalier, J e Gheerbrant, Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015
  • Bertolotti A., Guida al cinema erotico e porno, dal cinema muto a oggi, Bologna, Odoya, 2017
  • Duncan P., Muller J., [A cura di], Cinema horror, i migliori film di tutti i tempi, Tr. It., Colonia, Taschen, 2017

Indovinello mitologico

Chiamami madre delle meraviglie. I miei figli sono possenti, forti e feroci, da temere e mitizzare: non certo dei mostri! Non che io sia da meno eh! Sono famosa per il mio fascino che ha sedotto pure il figlio del re dei cieli o per il mio viso stupendo e le mie curve mozzafiato, almeno fino alla vita; perfino alcuni miei figli mi hanno amata, anche nei sensi più torbidi. Quindi è certo! Chi sono?

La risposta è in questo articolo.

Pitone

Descrizione:

Serpente enorme, figlio della Terra che, prima di Apollo, era solito dare responsi all’oracolo sul monte Parnaso.

La leggenda:

La divina Era gelosa di Latona, che portava in grembo due figli di Zeus, la fece inseguire da Pitone e ordinò che in nessun luogo sotto il cielo ella potesse partorire. Allora Zeus chiese a Poseidone di offrire l’isola di Ogigia all’amata e di ricoprirla con un tetto di onde, cosicché l’ordine della Regina degli dei non fosse violato; e questo successe. Dopo che la mortale amante ebbe partorito Artemide e Apollo, passato del tempo, Apollo uccise Pitone perché il serpente aveva osato molestare, sotto ordine, la madre del dio e a Delfi fondò il suo famoso oracolo.

Cosa dicono i diversi mitografi:

Apollodoro narra che al posto di essere il dispensatori di oracoli di Delfi ne era solo il custode e che fu ucciso da Apollo perché il serpente lo teneva lontano dal posto; quindi, ucciso il rivale il dio della profezia ne diventò il nuovo custode. (Biblioteca)

Ovidio si concentra sul modus operandi del dio: infatti, scrive che Apollo lo usò come puntaspilli seppellendolo di frecce così tanto che «quasi svuotò la faretra» e, tutto orgoglioso del gesto, affinché il tempo non cancellasse il ricordo di tale assassinio il figlio di Latona istituì le gare Pitiche. (Metamorfosi)

Un’altra interpretazione del mito viene trovata nell’ Inno omerico ad Apollo, dove si cerca nell’episodio l’etimologia di Delfi: essa potrebbe chiamarsi così perché è il posto dove «l’ardente forza di Elio fece putrefare» il cadavere del povero Pitone e perché nel greco antico putrefare ha la stessa radice di Pitone. Ma cosa c’entra Delfi, morfologicamente parlando? Semplice: anticamente Delfi era chiamata Pito.

Commento personale:

Se non si è notato, tra Apollo e Pitone parteggio e con foga per il povero Pitone, l’ennesima pedina nelle mani degli dei, capricciosi e vendicativi. Quali colpe ha? Se lasciava vivere serenamente Latona sarebbe stato sicuramente ammazzato dalla Regina degli dei ed è stato ucciso per averle ubbidito… Una morte senza senso.

Comunque, sono stato in Grecia classica quest’anno e quindi  anche a Delfi. La guida, molto brava, ci ha raccontato la leggenda e ci ha spiegato che essa rappresenta il momento di transizione di due culti: all’inizio là veramente si adorava il dio Pitone, dispensatore di oracoli, ma poi le cose cambiano e il nuovo culto fu di Apollo; è facile pensare che metaforicamente il povero serpente sia stato veramente ucciso da Febo, il cui oracolo è sicuramente più famoso.

Fonte:

Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999

L’idra

Terza figlia di Echidna e Tifone; sorella della Chimera, del cane Orto e di Cerbero.

Questo mostro «era cresciuto nella palude di Lerna e si aggirava per la pianura uccidendo le mandrie e devastando la regione. L’Idra aveva un corpo immenso e nove teste: otto mortali e una, nel mezzo, immortale» (Apollodoro, Biblioteca). Il numero delle teste varia secondo gli autori, da una (Pausania) a cento (Diodoro Siculo e Ovidio). Dalle numerose gole usciva un alito pestifero che uccideva chiunque le si avvicinasse.
Eracle la «uccise col bronzo spietato» (Esiodo, Teogonia, 306-320). Dato che per ogni testa mozzata ne rinasceva un’altra –ma c’è chi dice due- Eracle ricorse all’aiuto del nipote Iolao; questi, man mano che Eracle tagliava le teste, bruciava la ferita con tizzoni ardenti. Eracle tagliò la testa immortale, la bruciò, la sotterrò e sopra vi pose un masso.

Simbolicamente, essa «raffigura i vizi multipli tanto sotto forma di aspirazione illusoriamente esaltata che di ambientazione ottusamente attiva. Abitando le paludi l’Idra si caratterizza specialmente come simbolo dei vizi più ottusi. Finché il mostro vive, finché la vanità non viene dominata, le teste –simbolo dei vizi- ricrescono, anche se con un’apparente vittoria si arrivasse a tagliarne l’una o l’altra» (Diel Paul). Il sangue dell’Idra è un veleno: Eracle vi intingeva le sue frecce; e se esso si mescolava con l’acqua dei fiumi i pesci non erano più commestibili. Questo confermerebbe l’interpretazione simbolica: tutto ciò che è collegato con i vizi o ne deriva si corrompe e corrompe.

Nella zoologia mitologica medioevale, il termine “idra” sta ad indicare un generico drago con molte teste. In alcuni bestiari medioevali è citato anche l’hydrus, un serpente nemico per antonomasia del coccodrillo, dal quale si fa inghiottire per poi lacerarne l’intestino (analogamente a come era detto fare l’icneumone).
Erasmo da Rotterdam nei suoi Adagia paragona la guerra all’idra di Lerna:
(LA): «Quinetiam bellum e bello seritur, e simulato verum, e pusillo maximum exoritur, neque raro solet in his accidere quod de Lernaeo monstro fabulis proditum est »
(IT): « E poiché guerra genera guerra, da guerra finta nasce guerra vera, da guerra piccina guerra poderosa, non di rado suole accadere ciò che nel mito si racconta del mostro di Lerna »

idra18
Fonti:
-[URL=https://it.wikipedia.org/wiki/Idra_di_Lerna]Wikipedia [/URL]
-Biondetti, L., <i>Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste</i>, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999
-Chevalier, J e Gheerbrant, <i>Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri</i>, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015

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