Pitone

Descrizione:

Serpente enorme, figlio della Terra che, prima di Apollo, era solito dare responsi all’oracolo sul monte Parnaso.

La leggenda:

La divina Era gelosa di Latona, che portava in grembo due figli di Zeus, la fece inseguire da Pitone e ordinò che in nessun luogo sotto il cielo ella potesse partorire. Allora Zeus chiese a Poseidone di offrire l’isola di Ogigia all’amata e di ricoprirla con un tetto di onde, cosicché l’ordine della Regina degli dei non fosse violato; e questo successe. Dopo che la mortale amante ebbe partorito Artemide e Apollo, passato del tempo, Apollo uccise Pitone perché il serpente aveva osato molestare, sotto ordine, la madre del dio e a Delfi fondò il suo famoso oracolo.

Cosa dicono i diversi mitografi:

Apollodoro narra che al posto di essere il dispensatori di oracoli di Delfi ne era solo il custode e che fu ucciso da Apollo perché il serpente lo teneva lontano dal posto; quindi, ucciso il rivale il dio della profezia ne diventò il nuovo custode. (Biblioteca)

Ovidio si concentra sul modus operandi del dio: infatti, scrive che Apollo lo usò come puntaspilli seppellendolo di frecce così tanto che «quasi svuotò la faretra» e, tutto orgoglioso del gesto, affinché il tempo non cancellasse il ricordo di tale assassinio il figlio di Latona istituì le gare Pitiche. (Metamorfosi)

Un’altra interpretazione del mito viene trovata nell’ Inno omerico ad Apollo, dove si cerca nell’episodio l’etimologia di Delfi: essa potrebbe chiamarsi così perché è il posto dove «l’ardente forza di Elio fece putrefare» il cadavere del povero Pitone e perché nel greco antico putrefare ha la stessa radice di Pitone. Ma cosa c’entra Delfi, morfologicamente parlando? Semplice: anticamente Delfi era chiamata Pito.

Commento personale:

Se non si è notato, tra Apollo e Pitone parteggio e con foga per il povero Pitone, l’ennesima pedina nelle mani degli dei, capricciosi e vendicativi. Quali colpe ha? Se lasciava vivere serenamente Latona sarebbe stato sicuramente ammazzato dalla Regina degli dei ed è stato ucciso per averle ubbidito… Una morte senza senso.

Comunque, sono stato in Grecia classica quest’anno e quindi  anche a Delfi. La guida, molto brava, ci ha raccontato la leggenda e ci ha spiegato che essa rappresenta il momento di transizione di due culti: all’inizio là veramente si adorava il dio Pitone, dispensatore di oracoli, ma poi le cose cambiano e il nuovo culto fu di Apollo; è facile pensare che metaforicamente il povero serpente sia stato veramente ucciso da Febo, il cui oracolo è sicuramente più famoso.

Fonte:

Biondetti, L., Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999

L’idra

Terza figlia di Echidna e Tifone; sorella della Chimera, del cane Orto e di Cerbero.

Questo mostro «era cresciuto nella palude di Lerna e si aggirava per la pianura uccidendo le mandrie e devastando la regione. L’Idra aveva un corpo immenso e nove teste: otto mortali e una, nel mezzo, immortale» (Apollodoro, Biblioteca). Il numero delle teste varia secondo gli autori, da una (Pausania) a cento (Diodoro Siculo e Ovidio). Dalle numerose gole usciva un alito pestifero che uccideva chiunque le si avvicinasse.
Eracle la «uccise col bronzo spietato» (Esiodo, Teogonia, 306-320). Dato che per ogni testa mozzata ne rinasceva un’altra –ma c’è chi dice due- Eracle ricorse all’aiuto del nipote Iolao; questi, man mano che Eracle tagliava le teste, bruciava la ferita con tizzoni ardenti. Eracle tagliò la testa immortale, la bruciò, la sotterrò e sopra vi pose un masso.

Simbolicamente, essa «raffigura i vizi multipli tanto sotto forma di aspirazione illusoriamente esaltata che di ambientazione ottusamente attiva. Abitando le paludi l’Idra si caratterizza specialmente come simbolo dei vizi più ottusi. Finché il mostro vive, finché la vanità non viene dominata, le teste –simbolo dei vizi- ricrescono, anche se con un’apparente vittoria si arrivasse a tagliarne l’una o l’altra» (Diel Paul). Il sangue dell’Idra è un veleno: Eracle vi intingeva le sue frecce; e se esso si mescolava con l’acqua dei fiumi i pesci non erano più commestibili. Questo confermerebbe l’interpretazione simbolica: tutto ciò che è collegato con i vizi o ne deriva si corrompe e corrompe.

Nella zoologia mitologica medioevale, il termine “idra” sta ad indicare un generico drago con molte teste. In alcuni bestiari medioevali è citato anche l’hydrus, un serpente nemico per antonomasia del coccodrillo, dal quale si fa inghiottire per poi lacerarne l’intestino (analogamente a come era detto fare l’icneumone).
Erasmo da Rotterdam nei suoi Adagia paragona la guerra all’idra di Lerna:
(LA): «Quinetiam bellum e bello seritur, e simulato verum, e pusillo maximum exoritur, neque raro solet in his accidere quod de Lernaeo monstro fabulis proditum est »
(IT): « E poiché guerra genera guerra, da guerra finta nasce guerra vera, da guerra piccina guerra poderosa, non di rado suole accadere ciò che nel mito si racconta del mostro di Lerna »

idra18
Fonti:
-[URL=https://it.wikipedia.org/wiki/Idra_di_Lerna]Wikipedia [/URL]
-Biondetti, L., <i>Dizionario di mitologia classica: Dei, eroi, feste</i>, Milano, Baldini&Castoldi s.r.l., 1999
-Chevalier, J e Gheerbrant, <i>Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri</i>, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015

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