I 10 migliori film visti a Dicembre

Buongiorno! Oggi con un ritardo spaventoso rispetto alla solita tabella di marcia, torno a parlare come ad ogni inizio del mese dei migliori film che ho visto durante il mese appena trascorso. A Dicembre ho visto un sacco di bei film e non mi sembrava giusto sceglierne solo cinque, quindi ora state per leggere i migliori 10 che ho guardato a Dicembre!

Buona lettura.

Kiki- Consegne a domicilio. Una storia deliziosa dallo Studio Ghibli, la protagonista è una giovane strega nell’era della televisione e dei primi dirigibili che lascia la propria famiglia per diventare un’adulta e lavorare; alla saggia età di 13 anni. Che dire? Lo Studio Ghibli confeziona l’ennesimo viaggio di formazione che rasenta la perfezione, amalgamando perfettamente spensieratezza e paura del domani e di perdere la propria identità.

Bulbbul. Produzione Netflix del 2020 che abbraccia le tradizioni indiane, prodotto in India. Un dramma fantastico che miscela drammi storici (siamo alla fine del 1800) e religione, creando una strega assassina di uomini al servizio della Dea Kali. Mistero e paranormale si mescolano quindi in una storia d’amore che si protrae per decenni, senza potersi mai concretizzare a causa delle convenzioni e dei doveri sociali.

The trip. Esilarante commedia splatterissima per stomaci forti, dove l’adrenalina dei corpi tagliati o maciullati (splatstick) si addiziona ad un ottimo humour nerissimo! La protagonista è una bravissima Noomi Rapace. Questo film non è per tutti, ma per chi sopporta il sangue, le risate si fanno sempre più pesanti man mano che la vicenda si fa più drammatica e soprattutto scarlatta! Perla norvegese da recuperare assolutamente!

La famiglia Willoughby. Capolavoro grafico d’animazione, ha una grafica pazzesca. Per dire, i capelli dei personaggi sono fatti come se fossero di lana, e quella lana la potresti toccare da com’è fatta bene! Idem per i gas, che sono resi come se fossero di una qualche stoffa. Colori vivacissimi e un umorismi divertente e che non ti aspetteresti. Il tema portante è la famiglia in tutti i suoi risvolti, la trama procede bene e ha un plot-twist che non ti aspetti.

My fair lady. Ne ho appena parlato, devo aggiungere altro a una delle mie recensioni più articolate?

It follows. Angosciante thriller paranormale con una bravissima Maika Monroe. Mi ricordo quando uscì, fece scalpore. E affermo adesso che tale scalpore è meritatissimo. Non so ben identificare cosa possa essere ‘sto It, ma è sicuramente legato al sesso e alla perdita della purezza; infatti, spesso nel film viene citata positivamente l’età infantile, come custode dei sogni delle persone. Da non perdere, veramente.

Sentieri selvaggi. Cult assoluto del western, non potevo non citarlo. Di suo è anche bello, è un road movie tra le montagne e il deserto rosso. C’è John Wayne davanti alla cinepresa e John Ford dietro, che altro volere?

Glass Onion. Mi sono rivisto il film, stavolta in italiano su Netflix con mia mamma. Lei l’ha trovato noioso, stendiamo un velo su questa nota. Io l’ho trovato geniale per come regia e montaggio riescono a creare inquadrature così ricche e soprattutto sature di particolari che mostrano tutte le informazioni utili all’investigazione lungo tutto il film, ma lo spettatore è continuamente distratto! Infatti, conoscendo la trama, ho prestato attenzione a una determinata scena e… E la verità era letteralmente davanti ai nostri occhi, solo che eravamo troppo distratti! Assurdo, capolavoro, film giallo dell’anno. Sticazzi il resto. PS: guardatelo in inglese.

When darkness falls. Giallo svedese del 1960 diretto da Arne Mattsson, fino al 31 Dicembre era in madrelingua sub-ita su Netflix. Un film elegante, dove sono gli sguardi a parlare. Una scena bellissima: lei al telefono, chiede una cosa a due uomini in fondo alla stanza e quindi nella scena vediamo lei al telefono e i due in fondo alla stanza ma nella stessa inquadratura perché riflessi nello specchio accanto alla ragazza! Film molto bello.

One Piece Gold – Il film. Primo film di One Piece che ho il piacere di guardare, figherrimo è dir poco. Oltre al fatto che gli Strawhats hanno outfits stupendi, la trama è veramente figa. Un po’ il villain mi ha ricordato per modi di fare e di combattere Do Flamingo, ma tutti i combattimenti sono ricchi di pathos e mostrati ricchi di adrenalina (certo, si sa che i personaggi principali sono protetti dalla trama ma era tutto molto figo). L’ambientazione poi era straordinaria: un’isola-nave fatta quasi interamente d’oro, capace di essere sia il Campo dei Miracoli sia il Campo di Concentramento; e il villain con il frutto Gold Gold è perfetto per un film del genere. Consigliatissimo, colori vivaci e anche le musiche sul pezzo. Ecco, era da un pezzo che non guardavo pezzi di One Piece in italiano e il doppiaggio di Luffy mi ha fatto parecchio senso, ma comunque un’esperienza bellissima!

E voi? Quali sono i film che avete visto a Dicembre? Conoscete qualcuna delle mie perle?

One Piece: Pirate Warriors 4 è un gioco deludente

Buongiorno, oggi torno a parlare di videogiochi e One Piece con l’ultimo acquisto per la mia PS4: parlo infatti di One Piece: Pirate Warriors 4!
Per chi mi segue da molto tempo è nota la mia passione per il capitolo precedente della saga videoludica (One Piece: Pirate Warriors 3), che mi ha portato a parlare positivamente di quel titolo in diverse occasioni.

Oggi invece parlo del suo sequel e di come abbia fallito a ricreare la stessa magia. Ne parlo prima elencando gli elementi negativi e poi concludo con un commento generale in cui spiego l’intera esperienza di gioco.

Iniziamo.

Una schermata da One Piece: Pirate Warriors 4

Le mappe sono corridoi. Se c’era un dettaglio di level design che mi piaceva del predecessore erano i territori: tante stanzette da conquistare tenute insieme da una matrice di corridoi; ecco, qui ci sono solo i corridoi. Possono anche essere molto più ampi ma alla fine i nemici non sono aumentati in proporzione ma sono sempre raccolti in alcuni punti, rendendo a prima vista le mappe un po’ vuote.

Molti personaggi e abilità sono stati nerfati. Se in questo titolo vengono introdotti necessariamente nuovi personaggi e nuove abilità, com’è possibile far convivere questi nuovi personaggi con quelli già forti prima? Ma ovviamente rendendo più deboli quelli presi dal capitolo precedente!

La telecamera va a farsi benedire. Non mi ricordo se in Pirate Warriors 3 potessi puntare la telecamera su un nemico, ma qua posso farlo. Se c’è un solo nemico è una meccanica pure comoda, ma se i nemici aumentano iniziano i dolori: sui nemici di grosse dimensioni la telecamera nemmeno si fissa e se sono presenti più nemici importanti si fissa automaticamente su quello più vicino a me (anche fuori dal mio schermo di gioco). Il mar di mare è dietro l’angolo.

Non c’è possibilità di scegliersi gli NPC alleati. Per platinare il gioco non devo portare al massimo il livello ciurma tutti i personaggi presenti nel titolo, ma comunque se si volesse farlo sarebbe impossibile da realizzare. Il livello ciurma è una meccanica per cui se un NPC gioca con te riceve dei punti e con quei punti sale di livello; così ottieni premi utili per l’avventura. Oltre al fatto che non ho ancora capito come calcoli questi punti, è impossibile portare al massimo il livello ciurma: alcuni personaggi NPC non li ottengo mai come alleati! Nel precedente titolo almeno c’erano missioni tematiche e se sceglievi un personaggio come alleato ti metteva qualcuno della sua ciurma; qui, no, i personaggi alleati sono totalmente randomici e ho la netto sensazione che il gioco metta sempre quelli più popolari.

Sono presenti molti meno capitoli narrativi e i livelli sono tutti simili. Se Pirate Warriors 3 offriva una panoramica narrativa molto ampia, Pirate Warriors 4 sceglie di prendere solo due saghe del Mare Orientale (Alabasta e Enies Lobby) per concentrarsi invece sul Nuovo Mondo (dalle Sabaody fino alla storia originale di Wano). I capitoli narrativi sono meno di dieci, anche se ognuno ha all’interno più di cinque livelli; il problema è che molti di questi livelli sono o boss battles oppure terribilmente simili! Credo che il capitolo narrativo meglio riuscito sia quello Verso il nuovo mondo. E pure il Diaro dei Sogni soffre della stessa piattezza, quando c’è qualche livello diverso dal solito si cade nella noia e nel fastidio per le meccaniche di quel livello non riuscitissime (es: aumentare la taglia generale oppure la conquista dei territori).

Il sistema degli scudi è rotto. I Rogia sono personaggi che attivano uno scudo, scudo che devi abbattere se vuoi colpirli e sconfiggerli. Il problema è che tutti gli altri personaggi dovrebbero avere questo scudo non come protezione ma come percentuale di protezione dai colpi: tu li colpisci e la vita va giù in proporzione a quanto scudo hanno (un po’ come i vecchi Doom); ecco, allora perché se praticamente i non-Rogia non hanno più vita, devo distruggere il loro scudo per sconfiggerli definitivamente? Non dovrebbero crepare più facilmente???

Alla vittoria sono gli alleati a parlare. Concludo con una piccolezza, che sinceramente mi secca parecchio: quando finisco il livello appena giocato, non è il mio personaggio a celebrare la vittoria ma uno degli NPC alleati. Ma se ho scelto il mio personaggio vorrò sentire parlare lui, no???

Commento generale:

Giocare a One Piece: Pirate Warriors 4 è un’esperienza divertente e adrenalinica, con facilità ho superato le 100 ore di gioco e ci giocherò volentieri ancora a lungo almeno fino a che non avrò maxato tutti i personaggi. Ho platinato il videogioco su Ps4, il secondo della mia libreria ludica che ha raggiunto il traguardo. Ma mi sono pure arrabbiato parecchio.
Ovviamente anche con One Piece: Pirate Warriors 3 mi ero arrabbiato parecchio ma almeno là veramente l’esperienza era complessa e aveva delle parti più elaborate e di precisione.

In One Piece: Pirate Warriors 4 raramente ho sentito la necessità di fare le cose di fretta, il tutto rispetta i miei comodi; anzi, a volte i level design sono disperdenti e fanno perdere parecchio tempo: tante cose da fare, solo alcune sono necessarie per l’ottimo risultato della partita.

Con una grafica stupenda e un comparto musiche e narrativo all’altezza, One Piece: Pirate Warriors 4 funziona.
Più che sui livelli, hanno preferito concentrarsi sulla strategia: i personaggi crescono con l’albero delle statistiche, con cui il giocatore sceglie la statistiche da migliorare e può sbloccare un ramo della stessa, e il giocatore può scegliere anche quali attacchi speciali conferire al proprio personaggio. Questo sistema più strategico, assieme alla scelta delle abilità (già presente nel terzo), rende il gameplay potenzialmente variegato; potenzialmente, perché bisogna aggiungere questo dettaglio alla critica al level design dei paragrafi soprastanti.

Una schermata da One Piece: Pirate Warriors 3

Quindi, One Piece: Pirate Warriors 4 è un bel gioco? Sì, diverte e ci potrei passare altre cento ore. Ma One Piece: Pirate Warriors 3 era meglio, meglio pensato e più immersivo. Quando avrò maxato i personaggi venderò il quarto per ricomprarmi per PS4 il terzo con lo sconto.

Solo i migliori fanno la Storia, One Piece

Buongiorno!^^
In questo periodo sto giocando a One Piece: Pirate Warriors 4 e quindi sto ricevendo una nuova infarinatura generale del mondo di One Piece.

Già fan superficiale del franchise fin da piccolo, quando andavo alle elementari avevo lo zaino dalla prima serie che ora è stato intascato dai miei genitori per le camminate in montagna. Poi crescendo mi sono appassionato all’anime, con la saga di Thriller Bark come preferita e l’unica guardata per intero (bella saga, viene anche introdotto Brook!). Ogni tanto ho comprato qualche numero del manga, aggiungendo che recentemente i miei genitori mi hanno regalato i primi numeri del manga di One Piece! Ora ho un bellissimo poster attaccato in camera mia, quella ufficiale nella mia terra natia. Per concludere, ho giocato e completato One Piece: Pirate Warriors 3 e sto completando One Piece: Pirate Warriors 4.

Conosco abbastanza l’universo di One Piece.

Una riflessione formatasi nella mia mente recentemente è che sono pochi a gestire le sorti di quel mondo, non perché esista una vera e propria aristocrazia ma perché sono pochi gli individui in grado di emergere.
Non sto parlando di opere come Dragonball, il tipico Shonen, dove c’è un unico protagonista con la sua élite di combattenti e l’élite nemica.

Qui veramente solo un certo tipo di persone può essere utile alla Storia.

Basti pensare ai Frutti del Diavolo: frutti magici che donano particolari abilità ai fortunati che li inghiottiscono. Oppure ai Giganti o a uomini e donne imponenti, esseri altissimi e forti in grado di gestire interi eserciti da soli.
Ora trasliamo questi due concetti su coloro che sono potenti: chi rimane fuori? Tutti gli Ammiragli della Marina sono uomini alti, sopra la media, e hanno mangiato il Frutto del Diavolo. Solo uno dei 7 Imperatori Pirati non ha mangiato un Frutto del Diavolo e 3 di loro sono persone enormi, sopra la media. Luffy stesso, assieme alla maggior parte della sua ciurma e alla Peggiore delle Generazioni, è un mangiatore di Frutto del Diavolo.

Quindi, quanto è veramente meritocratico il world-building di One Piece?

Per chi conosce bene l’opera, è vero: esistono pure gli spadaccini, i cecchini e i combattenti. E soprattutto i vari tipi di Ambizione.

L’Ambizione sicuramente è il power-up più universale e variegato, è legato alla forza di volontà dell’utilizzatore e quindi può essere appreso da chiunque. Esistono 3 tipi di Ambizione: Percezione, Armature e Re conquistatore.
Alla fine, però, l’Ambizione del Re conquistatore è quella più rara e dimostra ancora una volta quanto l’aristocrazia dei poteri di One Piece sia circoscritta. Perché? Perché in una battaglia essa può essere la più utile, permettendo all’utilizzatore di far svenire tutte le persone attorno a lui con la sua sola presenza!

Quindi, che senso ha introdurre interi eserciti, guerre, se alla fine tutto si riduce alle battaglie epiche delle leggende greche, o cinesi, o giapponesi? Al White Knight che sconfigge il dragone perché è lui il prescelto?

Da notare che in One Piece ormai tutti i nemici più potenti sono sempre possessori del potere di un Frutto del Diavolo o appartenevano a una razza diversa a quella umana. Da notare anche che Luffy spesso veniva sottovalutato non per la sua giovane età ma per la sua altezza, per la sua umanità.

Ma allora, perché ci affascinano così tanto queste opere dove non può essere l’uomo comune, pur allenandosi duramente con la politica o le capacità fisiche, a dominare la situazione? Almeno in opere come Dragonball la prestanza fisica significava veramente qualcosa… Qui conta solo la botta di culo, per genetica o evento fortunato.

Desideriamo veramente così tanto un salvatore o un eroe/dittatore che ci guidi?