Un’avventura nei boschi

Normalmente, di notte le lucertole vanno a dormire perché essendo a sangue freddo hanno bisogno del calore del sole per riempirsi di abbastanza energia per compiere un qualsiasi sforzo. Ecco, Lucy non era così.
Erano le sei di sera, il sole era tramontato da molto tempo e le due amiche ormai vagabondavano spaesate e scoraggiate nella foresta, consce di essersi perse ore prima; la piccola lucertola si era raggomitolata sopra alla testa della sua compagna di avventure Fuffy. Il pelo setoso della gattina ormai era diventato ispido e sporco a causa delle numerose trappole in cui erano cadute, le zampette doloravano urlandole di fermarsi e gli occhietti gialli brillavano nel buio anche se secchi e arrossati dalla stanchezza: dovevano decidere cosa fare.
«Lucy, sei sveglia?», chiese con un piccolo miagolio stanco, «Sono stanca… Non vorrei incontrare nuovi pazzi e mi fanno male le zampe…»
A quelle parole la lucertolina si stiracchiò tutta alzandosi dalla testa e zampettò fino alla schiena dove si raggomitolò. «Sstai tranquilla, amica mia, ssiamo quassi arrivate. Me lossento. Vuoi che ti dica la mappa che ho memorissato finora? Vuoi un masssaggino alla schiena?»
«Ah no grazie. Almeno so che sei sveglia. Quindi mancherà poco?», chiese lei speranzosa mentre saltava un tronco caduto. Le sue forze ormai sembravano solo un lontano ricordo ma la gattina temeva che tornando indietro avrebbe scatenato le risate generali e quindi decise di dimostrare a se stessa di potere continuare con la missione!
«Ma certo Fuffffy. Sstai tranquillina. Tuuutto andrà bene. Ti ricordi quanti nemici abbiamo affrontato? Per esssere delle novelline ssiamo brave.», le rispose la lucertolina. E quindi iniziò a zampettare sulla schiena, riscaldandola con il suo calore e sciogliendo i muscoli tesi della micetta.
«Ok. Andiamo avanti!» e proseguirono con la loro avventura.

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Notte Morta

Notte Morta
È la sera del 31 Ottobre. Cammino solo guardando nell’oscurità i bambini che, veloci come le enormi libellule della terra, volano tra le strade. Le loro risate risuonano allegre nella notte, odo i loro passi risuonare nel cemento accompagnati dal cigolio degli zuccotti di plastica arancione straboccanti di dolci delizie. Sorridono, ignari dei dolori che governano il mondo, protetti dai loro genitori che tengono al guinzaglio i cani festosi.
Cani, che parola magnifica. Anche io una volta ne avevo uno, un cucciolo dal manto morbido e con baffi enormi del colore della crema. Per lui ero il suo dio, non faceva altro che adorarmi. I suoi occhioni neri come la pece mi scrutavano imploranti quando apparecchiavo la mia tavola ricca di carne, in attesa di un regalo; in quei momenti era particolarmente affettuoso. Uggiolava, perfino. E ora non c’è più, il candelabro spettrale se lo è portato via; l’ultimo ricordo che ho di lui è un’oscura luce. Il mio Dylan non c’è più, anche se ultimamente ho visto spesso un altro essere simile sebbene alquanto diverso.
Lo chiamano Absol, colui che è portatore di catastrofi, dicono. Mi ha fatto visita due volte: la prima al funerale di mia madre, pace all’anima sua, e l’altra a casa mia, leccandomi sinistro la mano pendente fuori dal lenzuolo mentre dormivo. Entrambe le volte sono riuscito a scorgere solo un bagliore chiaro nell’oscurità. Entrambe le volte mi è sembrato che i suoi stanchi e solitari occhi vuoti scrutassero la mia anima, cercando di comunicare un messaggio che evidentemente non ho compreso.
Le risate risuonano nelle strade lugubri gioviali, in contrasto con il mio animo. Dylan mi ha lasciato e non tornerà più e non riesco ad accettarlo. Mi sembra ieri che mi toccava con il suo tartufo la gamba e si aspettava le carezze, fiducioso, mi ricordo le serate passate da solo ad ascoltare la musica mentre studiavo, con il mio Dylannone a fissarmi devoto. Cucciolo. Il candelabro me lo ha strappato lasciando a me solo le sue carni, vuote. Lo ha rapito aiutato dalla solitudine, in giardino, dove sciagurato lo ho lasciato stanco. Non so come è morto, forse era troppo buono e il cuore non ha retto, forse il freddo con tutto il pelo che ha perso durante le cure. Il mio animo è corrotto da questo dubbio, non trovo riposo. Ma ora tra poco potrò chiederlo al lui, il mio cucciolone: la luna non è più chiara e bianca, ma emana una luce viola e debole come quella di una candela.Aspettami, mio Dylan, tra poco potrò di nuovo accarezzarti.