Green Book

Green Book è un dramma storico che tratta di temi come il razzismo e velatamente l’omofobia raccontando la storia di un’amicizia costruita sul rispetto reciproco tra l’autista e buttafuori Tony Vallelonga e il musicista Don Shirley: infatti, questa è una storia vera e quindi si tratta di un film biografico!

La forza di Green Book risiede nei messaggi che trasmette, come li trasmette ma soprattutto nella coppia di protagonisti che si completano e migliorano a vicenda.

Il protagonista:

Il protagonista assoluto è Tony Vallelonga, interpretato da un Viggo Mortensen in formissima, capace di delineare un uomo dai sani principi ma dal comportamento buono anche se rude, dai grandi muscoli con cui lavora alacremente facendosi rispettare ma anche caratterizzato da un sano appetito e la passione per il cibo. Di famiglia italo-americana, è doppiato con un forte accento del sud Italia.

Mi è piaciuto come Tony Vallelonga sia un ottimo lavoratore, all’apparenza docile ma in verità capace benissimo di picchiare a sangue, far piangere lo sventurato di turno e maneggiare una pistola. Pur essendo sempre mostrato con del cibo in mano o dichiarante la propria semplicità di uomo, cerca sempre di restare nella legalità (pur con qualche trucchetto) e svolge il suo lavoro con molta attenzione, cercando la miglior paga per nutrire la propria famigliola.

Durante la narrazione, in Tony avviene un lungo e graduale percorso di miglioramento: all’inizio era mostrato con forti tendenze razziste e diffidenti, capace di buttare due bicchieri per l’acqua solo perché offerti dalla moglie e usati dai tecnici neri che avevano lavorato in casa sua; alla fine, invece, non solo difende più volte il suo ‘capo’ da diverse minacce ma lo invita a casa propria per la cena della Vigilia di Natale. Tony in sé non è volutamente discriminatorio verso gli altri ma anzi è il classico esempio di una mente semplice indottrinata dalla cultura che la circonda e la nutre: non capisce cosa sia fino a fondo il razzismo che Don Shirley subisce, usa molti stereotipi e luoghi comuni, manca di rispetto facendo battute di dubbio gusto. Ma conoscendo meglio il musicista e soprattutto parlandoci e osservando di persona ciò che gli viene fatto, pian piano gradualmente (e non improvvisamente, per fortuna) cambia.

Il coprotagonista:

Don Shirley è un musicista che, nella sua prima apparizione su schermo, viene presentato riccamente vestito in un appartamento riccamente adornato di ricchezze da tutto il mondo. Molto posato e forbito, ha un carattere riservato e durante la narrazione capiamo perché.

Il suo personaggio l’ho trovato molto coraggioso, anzi, il musicista vero doveva essere molto coraggioso: queer e nero è voluto andare a suonare nel profondo sud dell’America!

Inoltre, la solitudine che permea questo uomo è risaltata in una scena emblematica, quando la macchina si impanna davanti ai coltivatori neri: qui si sente il profondo disagio che divide lui e gli altri, ampliato anche dal fatto che i due gruppi di persone non sono mai mostrati insieme nella stessa inquadratura finché Don è all’aperto esposto ai loro sguardi ma c’è un’inquadratura di loro insieme solo quando lui è rientrato nella macchina ed essa riparte.

Un’ultima riflessione sul personaggio. Mi ha profondamente colpito come sia usato quasi come una scimmietta ammaestrata dai ricchi aristocratici razzisti; gli riservano ogni onore quando impersona il grande musicista ma poi lo disprezzano in quanto ‘negro’. Una volta è tornato in hotel per andare in un bagno decente, un’altra si è rifiutato di suonare perché non gli concedevano di cenare nel ristorante per bianchi assieme ai suoi colleghi e amici; ed entrambe queste due volte erano precedute da immensi elogi ed onori da parte del personale e degli ospiti del luogo!

Una sintesi veramente semplice e chiara del razzismo dell’epoca, capace di colpire nel profondo.

Come lavorano insieme i due personaggi insieme:

La coppia protagonista lavora molto sinergicamente in un rapporto simbiotico: a Don serve protezione, sia fisica che psicologica, a Tony invece la cultura sia scolare (per esempio le lettere) sia umana per come rapportarsi alla diversità.

Insieme i due si completano a vicenda ed è sul loro rapporto che si basa il film. Nella gif che ho scelto secondo me si nota benissimo il divario stilistico e culturale tra i due, infatti, la scena mostra una delle loro sedute a chiacchierare e l’opinione che Don ha delle lettere che Tony scrive alla moglie (interpretata da una bravissima ed espressiva Linda Cardellini); il bello è che la cosa non finisce qui per mostrare la superiorità intellettuale del musicista ma continua con l’artista che aiuta il suo autista a migliorare la propria scrittura!

Ed è su questo rapporto di mutuo aiuto che si basa il film!

Un altro momento del loro rapporto che mi è piaciuto è come Tony vada a salvare un ‘frocio negro’ in più di un’occasione perché ha osato avventurarsi in pub per bianchi ed è stato arrestato dalla polizia per atti osceni (?). In quei momenti Tony avrebbe potuto anche licenziarsi o prendere le distanza da Don ma invece lo capisce e rafforza, cercando di stimolarlo a livello sociale dopo averlo finalmente compreso.

E poi, quanto sono simpatiche le loro interazioni in macchina?

L’atmosfera che si respira:

Sono gli anni ’60 e ho adorato gli interni dei locali, i costumi ma non le tradizioni.

Nel film si sente una forte aura opprimente soprattutto perché per quasi tutta la sua durata i due protagonisti sono due pesci fuori dall’acqua: solo nel locale jazz Don riuscirà a esprimere se stesso e non essere discriminato ed è nella propria famiglia che Tony sorride e si rilassa.

Si sentono un forte classismo e una grande ipocrisia di fondo che permeano sia i protagonisti sia i personaggi secondari sia il mondo circostante: tutti vogliono apparire ciò che non sono, apparire al meglio e fare bella figura. Come Don che appare seduto glorioso su un trono ma che poi è solo, come Tony che dice che ha amici neri ma che poi è innatamente e involontariamente razzista, come gli spettatori di Don che prima lo elogiano e poi gli ricordano che è di una razza inferiore.

Per me l’esempio di razzismo più eclatante ma indiretto e non mostrato con visibilità avviene quando Tony e Don fanno per entrare nel negozio di alta moda: quando passano accanto a due donne bianche, esse li osservano di sottecchi borbottando e infatti, per evidenziare questo particolare, ci viene mostrato un altro nero che per non passare accanto alle due donne deve attraversare la strada e cambiare marciapiede!

Conclusioni:

Questo film ha trionfato agli Oscar e ai Golden Globe anche se leggendo Wikipedia ha ricevuto alcune critiche sul rapporto umano dei due protagonisti (c’è chi dice non fossero amici e chi sì) e che alla fine il film sia razzista perché mostra l’arco di cambiamento di un bigotto a nuova luce.

Personalmente a me il film è piaciuto molto, comunque trasmette un bel messaggio e ricorda in ogni caso un artista che ha osato veramente tanto mettendo a rischio la propria vita e facendo quasi della propaganda antirazzista. Non sapremo mai esattamente quale sia stato il loro rapporto e quanto ci sia di vero nella pellicola, ma io mi sento di consigliare di guardare Green Book perché riesce a parlare di temi importanti senza sembrare pesante e i due attori protagonisti sono molto bravi.

Peccato solo che Viggo non abbia vinto agli Oscar e ai Golden Globe!

Malèna: l’importanza del giudizio

Malèna è un film con Monica Bellucci guardato qualche giorno fa, mi ha colpito veramente tanto e ho deciso di riportare una riflessione sull’argomento.

Malèna porta sullo schermo una femme fatale siciliana interpretata da una fenomenale Monica Bellucci la cui forza non sta nella recitazione o nel corpo splendido ma dalla costruzione che il regista e gli altri personaggi creano attorno a lei.

La storia, che si dirama lungo molti anni, è narrata secondo il punto di vista di un ragazzino in età liceale che è letteralmente ossessionato da Malèna (come del resto chiunque del paese) e la stalkera spiandola in casa attraverso le fessure o le finestre, in strada cavalcando la bici e anticipandola per poi aspettarla e godersi la vista; oppure si informa riguardo a lei prestando attenzione alle chiacchiere delle comari del paese.

Noi in quanto spettatori non possiamo capire oggettivamente come è questa donna bella e altera, vedova troppo allegra negli anni del Fascismo: lei è una delle vittime della cultura dello stupro.

L’unica colpa di Malèna è essere bella e disponibile: il suo marito è ufficialmente morto in guerra, suo padre è morto sotto ai bombardamenti, lei è sola e senza un lavoro con le malelingue che no tacciono mai. Ma essendo una donna libera tutti si approfittano di lei, non la lasciano in pace, quasi la stuprano, e quando lei decide di prostituirsi perché non saprebbe in quale altro modo sopravvivere viene declassata a donnaccia da disprezzare e picchiare.

Il finale del film spiega totalmente il concetto del film: lei tornata nel paese dopo un anno, in compagnia del marito e ingrassata, non è più vista come la femme fatale irraggiungibile e una ragazza chiede al protagonista perché tutti la fissano.

Malèna ci mostra come sia anche il giudizio degli altri a plasmare come gli altri ci vedono e Malèna in quanto personaggio ne è la dimostrazione! Io consiglio a tutti di guardarlo, poi le scene quasi oniriche credo siano delle citazioni, la regia è molto intensa e le musiche assurde!

ICONICO!

Promising Young Woman

Buongiorno! Per concludere il mese di Aprile, ho deciso di condividere con voi alcune riflessioni scaturite dalla visione di Promising Young Woman e dal seguente brainstorming che ho svolto con un mio amico riguardo al film visto anche da lui. E’ la prima volta che commento un film che ha vinto agli Oscar (come miglior sceneggiatura originale) nell’anno della sua uscita!

Potrei fare spoiler!

Potrei fare spoiler!

A me Promising Young Woman è piaciuto molto, soprattutto per la struttura a capitoli e la protagonista, imperfetta nella sua psicopatia ma con la quale è impossibile non entrare almeno in empatia.

La struttura del film è narrata dal punto di vista della protagonista, Cassandra, e divide la visione del mondo tra donne (molestate o da molestare) e gli uomini; interessante è che alla fine tutti gli uomini della vita di Cassandra si dimostrino molestatori o quantomeno sessisti! E che pure le donne non siano da meno! Seguiamo la vita della protagonista nella sua vendetta contro coloro che portarono al suicidio la sua migliore amica, la cui collanina Cassie porta sempre al collo, in una struttura simile a quelle di Tarantino: infatti, il film mi ha ricordato un botto Kill Bill, pur discostandosi molto nel finale.

Parlando della vendetta di Cassie, nelle prime scene il suo atteggiamento è molto ambiguo: capiamo che si finge sbronza per irretire i predatori, ma poi una volta a casa la prima scena del film è volutamente ambigua. Sappiamo solo che stravolge il suo atteggiamento rivelandosi sobria e arrabbiata, mentre nella scena successiva la vediamo mangiare un hotdog con il ketchup che le cola lungo il braccio (chiara metafora del sangue). Tuttavia, la sua vendetta non è mai violenta ma invece è psicologica, sradicando i pregiudizi e l’ipocrisia della gente benpensante.

Infatti, la tematica preponderante e più ovvia è il sessismo che circonda le donne, quasi rovinando loro la vita. Ma il film non dipinge solo gli uomini come cattivi e sadici, ma anche le donne sono dipinte come macchine attive di questa cultura, nutrendo un’ipocrisia e una sfiducia verso coloro che denunciano molestie o violenze peggiori.

Questa tematica si nota già dal titolo, che denota almeno 3 significati diversi (e uno parla anche del classismo nelle varie classi lavoratrici): cos’è una donna promettente?

  • E’ una donna con un futuro radioso davanti, che prometteva tanto ma poi si suicida?
  • E’ una donna con enormi potenzialità ma che tutti definiscono una fallita?
  • E’ una donna che promette, sorride e poi si rifiuta allo spasimante?

Cos’è una donna promettente?

Comunque, a me è piaciuto un sacco il montaggio perché creava spesso dei paragoni tra situazioni drasticamente diverse ma appartenenti alla stessa medaglia, o lasciava spesso un velo di ambiguità. Poi l’umorismo nero offerto da Cassie. Le musiche pop che ricreano un’aurea femminista (It’s raining men o il riarrangiamento musicale di Toxic ne sono un esempio).

Inoltre, ho adorato i colori a pastello che vestono e circondano la protagonista. Spiccano rispetto all’aggressività del suo carattere e dell’atteggiamento con cui interagisce con il mondo; e ho notato che l’unico ambiente interamente con colori a pastello è la pasticceria in cui lei lavora, gestita da una donna trans MtF (e ben caratterizzata come personaggio vivo e non come trans) e per cui Cassie riceve spesso biasimo e imbarazzo.

Insomma, non solo al mondo c’è tanto maschilismo e mascolinità tossica, ma anche classismo: lei non viene giudicata male solo perché donna ‘isterica’, ma anche perché è una ex studentessa di medicina che lavora ora in un piccolo locale; una fallita, no?

Per concludere le mie riflessioni sconclusionate, a me Promising Young Woman è piaciuto molto e ne consiglio la visione. La vendetta migliore ovviamente è quella del Dean, anche se il finale (pur essendo realistico) mi ha lasciato un enorme boccone amaro in bocca.

Fine possibili spoilers, guardatelo! O ditemi come l’avete trovato! Ciaone e alla prossima!

Consiglio 5 film: Febbraio

Buongiorno! Un altro mese è passato, con le sue traversie e le sue vittorie. Questo mese per me particolarmente pieno di traversie. Ma vabbeh, nessuno è ancestrale, mi tocca essere imperfetto! 😁

Questa volta ho scelto cinque film molto conosciuti (almeno 4/5) e molto apprezzati ognuno per motivi diversi. Alcuni fanno ridere, altri ti mandano in pappa il cervello con la trama o con i costumi fantastici. Li adoro, uno di essi l’ho visto svariate volte!

Ecco qui i 5 film:

  • Robin Hood: Un uomo in calzamaglia. Esilarante commedia diretta da Mel Brooks e parodia dei film di Robin Hood, sia con Kevin Costner sia della Disney. Me la guardo fin dall’infanzia ma credo che una volta non capissi gran parte delle battute e delle citazioni, ora le trovo veramente perfette! La scena migliore? Sicuramente la serenata che canta William a Marion al campo! Il personaggio più divertente? L’ancella della fanciulla!
  • Push. Brillante thriller d’azione fantascientifica con un aitante Chris Evans e una giovanissima Dakota Fanning; è la seconda volta che lo guardo dai tempi della mia innocenza infantile e anche questa volta sono rimasto strabiliato. La costruzione degli eventi e la caratterizzazione dei personaggi sono strabilianti; i poteri sono molto semplici e anche pochi, ma la loro declinazione li rende peculiari a ogni personaggio e al loro carattere. E’ di diritto entrato in una clamorosa lista: i film che ti fottono il cervello, attualmente in costruzione.
  • Green Book. Regalatomi da TimVision, me lo sono guardato due volte per annotarmelo bene sulla mia agenda: prima o poi lo troverete sul mio blog! Molto bello, i due protagonisti sono ben delineati, con Viggo Mortensen che porta in scena un italoamericano burino ma pratico e leale, che pur avendo chiaramente razzismo interiorizzato non si tira indietro per salvare il suo capo, anche in situazioni nelle quali qualcun altro lo avrebbe abbandonato (primo arresto). Ciò che mi ha colpito è la semplicità con la quale il film mostra l’ipocrisia dei ricchi sudisti che lo acclamano per musica ma poi lo scacciano perché non bianco.
  • Tremors. Iconico, esilarante, strafottente e studiato. Ho adorato la costruzione dei Graboid: non vengono mostrati quasi mai (perché farebbero abbastanza ridere, in male) ma invece vengono mostrati i danni e i morti che producono, la loro intelligenza e la loro pericolosità; e poi, a livello biologico mi hanno ricordato sia gli orrori studiati a Biodiversità Animale sia l’Idra! Un altro pregio del film è che non ci sono buchi di trama o cose buttate via: i personaggi sono accattivanti e simpatici, e tutto ciò che avviene viene bene prima introdotto.
  • Sabrina. Celebre pellicola con una giovanissima Audrey Hepburn, la trama è la tipica Cenerentola ma elevata a film iconico dalla splendida ed elegante protagonista, la fenomale e fiabeggiante colonna sonora e una serie di vestiti spettacolari. Alla fine in effetti era chiaro il finale, basta pensare chi la salva dal garage a inizio film. Molto bello, un bellissimo spaccato di quegli anni.

Ecco i miei 5 film di Febbraio; quali sono i vostri? Avete passato un bel mese? Beh, spero di sì! E tornato il 4 Marzo: parleremo di ecologia!

Rogue One: A Star Wars Story

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Ieri sera sono andato a vederlo al cinema e devo dire che mi ha preso un sacco!

Ciò che mi ha colpito maggiormente sono sicuramente state le ambientazioni, molto fedeli alle opere originali come modernità e atmosfere. Inoltre, la base scientifica mi sembra pari pari a un luogo mostrato nella Guerra dei cloni.

Jyn Erso, interpretata dalla bella Felicity Jones è un personaggio molto forte e che non corrisponde allo stereotipo della fanciulla da salvare (basta pensare che sa usare molto bene le armi, viene detta un soldato eccellente dal suo patrigno e più di una volta era stata arrestata per rissa) assomigliando molte volte alla principessa Leia Organa e Rey.

Gli altri personaggi sono tutti molto particolari, anche se alla fine quelli che realmente si distinguono dagli altri sono Cassian Andor, interpretato da Diego Luna, e Chirrut Îmwe, interpretato dall’artista marziale Donnie Yen.

Ho notato nel film una quantità notevole di pathos che riesco a ritrovare solo nel Risveglio della forza, che quindi potrei dire essere tipica della Disney. Infatti, il finale è tale per accentuare la minaccia e spezzare i cuori, alzando di molto il sentimento presente nel film.

Spero che lo abbia visto anche tu, o sennò te lo consiglio.^^

Silent Hill (film)

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Rose è una giovane madre che non riesce ad accettare che la sua piccola bambina, Sharon, stia morendo a causa di una grave malattia. Nonostante il marito non sia affatto d’accordo, la donna ormai disperata fugge di casa con la figlia per dirigersi da un guaritore, ma lungo il tragitto, quasi varcando una porta dimensionale, si ritrova nella lugubre città di Silent Hill.
A me il film è piaciuto molto. La protagonista mi convince soprattutto perché simboleggia l’amore materno e incondizionato.
Inoltre, la resa grafica è sbalorditiva: il passaggio tra le due fasi di Silent Hill è fatto benissimo, gli ambienti sono stupendi e i mostri, nn sapendo come sono nel gioco, mi piacciono tanto.
Nella prima c’è la presentazione dei personaggi e delle atmosfere e nella seconda la resa dei conti. Ho trovato un filo conduttore molto valido, quasi come se fosse qualcosa di investigativo.
La parte finale, soprattutto, è quella che illumina l’ipocrisia e la pericolosità del fanatismo, mentre la scena finale mostra che Silent Hill non é solo una città mapproprio una dimensione e una prospettiva di vedere il mondo e quindi la ho apprezzata molto.^^

Lo consiglio a tutti anche solo per i paesaggi e la grafica in generale, anche se a quanto pare dalla critica generale è meglio non conoscere molto bene i giochi. 
Voto: 7!