VISIONI SENTIERI SELVAGGI: Ombre rosse

Ormai l’idea che mi sono fatto è proprio questa: ‘sti western so’ tutti uguali! Questa volta il racconto è un viaggio da una cittadina di frontiera all’altra, per una comitiva formata da un gruppo piuttosto eterogeneo di individui.
Sempre diretto da John Ford e con John Wayne tra i protagonisti (questa volta tecnicamente un fuorilegge), Ombre rosse mi ha sorpreso per la quasi totale assenza di piani americani!

Il paesaggio qui è sempre il protagonista della scena, con una quantità assurda di campi lunghissimi, lunghi e medi; sono ugualmente frequenti i fondali dipinti e gli schermi proiettati dietro alla carrozza.
Ecco, forse le musiche a una certa erano leggermente ripetitive.

Un film chiaramente americano, fiero della sua americanità, con l’esercito americano che rappresenta il deus-ex-machina e i due outsider (interpretati rispettivamente da Wayne e Trevor) che, forti della propria americanità, si dimostrano i veri personaggi positivi e da ricordare; e che si guadagnano il lieto fine. E ovviamente, essendo un film chiaramente americano, gli Apache sono i cattivi scotennapersone, che si alleano con un celebre criminale del West.

Film molto interessante, con una leggera critica sociale: la presidentessa della buon costume di città ha il marito che ruba gli stipendi! Assurdo. Comunque, preferisco Sentieri selvaggi.

VISIONI SENTIERI SELVAGGI: Il padrino

Tre ore e come non sentirle.

Questo film, assieme agli altri della trilogia, lo avevo già visto, Il padrino più di una volta; ma erano anni che non lo riguardavo anche perché non amo i film infiniti. Ma era in lista, è su Netflix, alla fine l’ho ri-guardato.

Iniziando a studiare cinema ho notato molte cose importanti:

  • il montaggio parallelo nella scena del battesimo
  • l’arco evolutivo di Michael che lo rende il protagonista
  • la scena del duplice omicidio al ristorante, punto di non ritorno, proprio a metà film
  • molti primi piani, mezzi busti e la cinepresa sempre ad altezza occhi
  • i raccordi di sguardo tipici del cinema classico
  • la scelta di Michael di entrare negli affari di famiglia nella scena in ospedale

Inoltre, fin dalla prima scena possiamo notare il grande potere del padrino; e soprattutto quanto questi italo-americani ostentino la loro italianità! Cantanti d’opera, musiche popolari italiane, la pasta con le polpette! Ci mancano solo il mandolino e la mafia… ah, no, quella c’è. E in un’altra scena ci sono pure i cannoli.

Quanto gli americani siano senza origini il film lo spiega dettagliatamente, veramente ridicola ‘sta famiglia che si sente italiana ma ha bisogno di un interprete per parlare con un italiano vero. Scena poi resa malissimo nell’adattamento: capisco con Michael che da bravo ignorante americano parla americano, ma è straniante sentir parlare Michael in italiano e sentire il traduttore ripetere le stesse cose in italiano! Non potevano pensare a qualcos’altro?

A parte queste riflessioni, il film è molto bello, qui Al Pacino e Marlon Brando bucano lo schermo; Coppola ha veramente confezionato un capolavoro, ma anche Nino Rota ha aiutato moltissimo.
Dopotutto è un cult, no?

VISIONI SENTIERI SELVAGGI: La ragazza con la valigia

Prima visione italiana dalla lista, è un film molto intimo. Ho dovuto guardarlo ora perché l’ho beccato su Raiplay e la sua permanenza là scade tra 4 giorni!

Racconto del delicato rapporto d’amicizia prima e vagamente sentimentale tra due giovani, accomunati da una persona disgraziata (il fratello maggiore di lui e l’ex di lei). Intimo e semplice, è il racconto di formazione di questo ragazzo mentre cerca di riparare al torto che il fratello ha fatto alla ragazza, seducendola e abbandonandola.

Ho definito il film intimo per due ragioni: la storia trattata, molto semplice e lineare; ma soprattutto per le inquadrature, perché i primi piani e i mezzi busti sono frequentissimi con la cinepresa che raramente si allontana oltre la figura intera.

Claudia Cardinale racconta di una ragazza che alla fine vuole solo capire perché è stata abbandonata, gioca con questo ragazzino probabilmente intuendo che è collegato al suo ex. Lei è consapevole della sua bellezza e dell’effetto che fa agli uomini. Durerà l’intera narrazione la lenta scoperta del suo passato e della sua identità, anche se alla fine il finale è molto amaro: può anche essere una donna affascinante, ma nessun uomo alla fine è interessato a rimanerle vicino.

Un bel film, di certo non leggerissimo ma con una bella regia e un bel cast. Certo, corto non è.

Il mio John Carpenter

Buongiorno! Oggi è il compleanno di uno dei registi cult, i cui film mi hanno sempre accompagnato nella mia timida crescita cinefila tra citazioni, riferimenti, recensioni, analisi e alla fine qualche riuscita visione: sto parlando di John Carpenter!

Per celebrare il suo compleanno ho deciso di elencare i film creati dal Maestro che sono riuscito a vedere, con un breve commento ciascuno, concludendo infine l’articolo con un commento generale sul suo stile e di come l’ho recepito in quanto a spettatore. Buona lettura.^^

Halloween – La notte delle streghe

Forse il suo film più celebre e iconico? Di certo è quello che ha dato vita al franchise più longevo e fortunato, regalando al mondo la bravissima Jamie Lee Curtis e il diabolico Michael Myers! Mi ricordo che la prima volta che vidi il film ero al liceo, stavo cercando disperatamente di recuperarmi i classici dello slasher perché all’epoca era il mio genere horror preferito; purtroppo, Non aprite quella porta è rimasto introvabile. Che dire della pellicola, in verità di esatto mi ricordo più il terrore e l’ansia che essa mi ha trasmesso, questa Ombra della Strega che pian piano si ossessiona alla vittima e non la lascia in pace fino a quando finalmente la uccide, inquietantissima la scena finale quando Laurie pensa di averlo ammazzato e lui si rialza mentre lei è voltata a piangere!

Fog 

Di questo film feci un articolo, qui. Adoro le sue atmosfere, mi ha sempre ricordato Lo Squalo di Spielberg perché con le sue nebbie minaccia una città il cui sindaco si rifiuta di raccomandare ai concittadini di non uscire (e venire sbudellati). Anche qui l’ansia regna sovrana, anche qui le case non sono il posto di salvezza ma le porte d’ingresso sono miseri ostacoli di fronte all’ineluttabilità dell’assedio. La sequenza migliore? L’inseguimento nel faro, ovviamente!

1997: Fuga da New York 

Di solito non amo molto i film fantascientifici (distopici per altro) ma questa pellicola riesce a creare un mondo pericoloso, aggressivo e disperato come pochi. L’interpretazione di Kurt Russell è veramente formidabile, anche se ho empatizzato con il personaggio di Adrienne Barbeau, già attrice in Fog e protagonista della sequenza di quel film che preferisco. In aggiunta, secondo me la pellicola ha il merito di avere ispirato la famosissima saga videoludica di Batman Arkham, con il secondo capitolo chiaramente figlio di questo capolavoro.

Grosso guaio a Chinatown 

Per i lettori più attenti del mio piccolo blog, questo titolo non dovrebbe risultare nuovo: lo ho citato in almeno due liste! Indovinate, se volete, quali! Sono sempre affascinato dal mondo che Carpenter riesce a creare, quasi un micro-cosmo a sé stante dentro a San Francisco: costumi, scenografie, intere leggende e perfino un sistema magico! Con uno stupendo placebo finale! Ho adorato il ritorno di Kurt Russell e la giornalista interpretata da Kim Cattrall, forse un pelino troppo passiva alla fine.

Vampires 

Sicuramente uno dei film più cruenti e splatter di quelli che ho visto finora, Carpenter abbandona le atmosfere gotiche e preferisce ambientare il tutto nell’era moderna, usando come tematiche il dramma sociale e l’inesorabilità del destino. Qui i Vampires sono essere cruenti, guidati e tenuti in vita da un leader che funge da capobranco della nidiata; sangue e dramma si mescolano in un’opera che mescola azione e orrore in un modo veramente accattivante! E’ nato prima questo film o The Day Walker (citazione marveliana)?

The Ward – Il reparto

Torniamo con un luogo assediato da un individuo ostile, una presenza questa volta, che uccide lentamente in stile slasher paranormale le pazienti dell’ala psichiatrica di un ospedale. Lo vidi molti anni fa, ma ancora oggi mi ricordo alcuni jumpscares piazzati benissimo. Forse il meno autorevole e memorabile tra i film visionati ma la solitudine e il senso di disagio sono sempre presenti e assieme a un cast solido riescono a dar vita a un bel filmetto e a un twist finale che rende il tutto tristemente molto più realistico di quanto mi sarei mai potuto aspettare.

Commento generale sul regista e il suo stile

Premetto che sono cosciente che mi mancano ancora troppi suoi classici (La cosa, Essi Vivono, Il villaggio dei dannati…) per avere un’idea anche solo parziale ma comunque ritengo di potermi definire un suo estimatore: tutti i film che ho citato mi sono piaciuti e sono riuscito a trovare un filo conduttore tematico!

Carpenter è un regista, sceneggiatore e compositore; sono sue molte delle colonne sonore dei suoi film e dei sequel di Halloween! E composizioni come le sue riescono sempre a creare un’atmosfera terrificante, trascinante e accattivante; memorabile come la semplicità della colonna sonora di Halloween ti entri nelle ossa! Inutile ribadire che parlando di questo artista non bisogna mai dimenticarsi del suo lato di musicista.

Nei suoi film di Carpenter ho notato come tematiche la paura costante, il senso di angoscia e solitudine, perfino dentro alle proprie abitazioni dove invece dovremmo sentirci al sicuro. Inoltre, Carpenter è un regista con una fantasia infinita che è riuscito a produrre i suoi capolavori con budget ridicoli; ciò dice molto. E una critica sociale anche, di come gli outsiders e gli innocenti spesso siano sempre quelli lasciati vivere, perché un senso di vendetta (umano o divino) è sempre rintracciabile!

Insomma, Carpenter è un artista che ci ha dato tanto e secondo me, anche solo con le colonne sonore, ci può dare ancora molto. E voi, quali ricorda vi sblocca leggere questo articolo? Avete un suo film preferito o che con rammarico vi manca?

Non è l’Halloween originale ma ho adorato sentirla durante i titoli di testa!

Wes Craven’s New Nightmare

Nightmare-Nuovo incubo è un film horror del 1994 il secondo diretto da Wes Craven e secondo me pensato per chiudere definitivamente la saga originale.

Informazioni generali:new nightmare
Titolo: Nightmare – Nuovo incubo
Titolo originale: Wes Craven’s New Nightmare
Produzione: Americana
Durata: 112 minuti
Regia: Wes Craven
Soggetto: Wes Craven
Sceneggiatura: Wes Craven
Musiche: J. Peter Robinson
Fotografia: Mark Irwin
Montaggio: Patrick Lussier
Effetti speciali: William Mesa

Interpreti:
– Robert Englund: Se stesso / Freddy Krueger
– Heather Langenkamp: Se stessa / Nancy Thompson
– Wes Craven: Se stesso
– Miko Hughes: Dylan Porter
– David Newsom: Chase Porter
– Tracy Middendorf: Julie
– Fran Bennett: Dott.ssa Christine Hefner
– John Saxon: Se stesso

Trama:
Heather Langenkamp, protagonista dei primi film della serie “Nightmare”, è preoccupata da terremoti domestici nonché da incubi determinati dal freddy kruegermostro Freddy Krueger anche perché il nuovo artiglio che il marito Chase Porter,    maestro di effetti speciali, progetta per l’ultimo film con Englund, sembra animato di vita propria. Ma i guai di Heather si moltiplicano in quanto il figlioletto Dylan manifesta preoccupanti fenomeni: sta alzato la notte a guardarsi spezzoni dei film di Freddy alla televisione anche se questa non è collegata con l’impianto elettrico.

Temi:
-metacinema: il vero punto forte e innovativo del film rispetto al resto della saga;
-il peso della fama, forse uno dei significati simboleggiati dalla persecuzione di Freddy;
-l’essere genitori: infatti, uno dei maggiori problemi è il comportamento da tenere con il piccolo.

Commento:
Questo film mi è piaciuto molto^^
Ho trovato che il metacinema sia stata un’idea geniale per creare una sorta di pellicola di orrore e mistero che circonda la povera protagonista, illusa così tante volte da non riuscire più a capire dove finisce la realtà e dove inizia la fantasia.
La figura di Freddy Krueger concepita come trappola per il più generico Uomo Nero mi è piaciuta perché, oltre a dare uno spessore culturale al personaggio, si ricollega al primo film dove si canta: “L’uomo nero non è morto…”. Inoltre, gli omicidi sono ovviamente più cruenti e la prima scena ovviamente è stata una sorpresa visto che non mi sarei mai aspettato due morti del genere xD.
Robert Englund mi ha divertito perché lo ho sempre concepito assieme al suo personaggio, almeno nella saga, e vedendolo calmo e perfino premuroso nei confronti della protagonista mi ha fatto riflettere sull’iconocità di Freddy.
E poi, dulcis in fundo: il bambino. Come al solito uno dei personaggi più terrificanti (come potrebbe essere altrimenti in un film horror?); concepito bene, soprattutto come trappola umana per ‘Nancy’.

Voto: 3,5/4 su 5

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