Somiglianze tra It e Il colore venuto dallo spazio

Buongiorno, oggi desidero condividere con voi una riflessione che feci mesi fa quando lessi la raccolta di racconti di Lovecraft, intitolata Il Dominatore delle tenebre: quanto c’è di queste tematiche in Stephen King?

Secondo me, i due autori sono conosciuti entrambi per essere prolifici, creatori di mondi e universali nel loro pubblico grazie a mitologie affascinanti, mondi condivisi nelle proprie opere e tematiche imprescindibili. Entrambi, inoltre, attingono a una cultura orrorifico-fantastica già presente al momento della loro ispirazione ed è risaputo che King abbia preso Lovecraft come una delle sue fonti per l’ispirazione.

Ora, facendo spoiler, desidero condividere con voi una serie di confronti e riflessioni per capire quanto King sia stato ispirato dal nostro idolo!

LE TRAME DELLE DUE OPERE

Il colore venuto dallo spazio parla della corruzione di una tranquilla famiglia causata dal risveglio di una potente creatura mistica venuta dallo spazio; questa creatura pian piano entra in parassitismo con l’ambiente circostante svuotandolo della sua energia e contaminando le colture e gli animali, umani compresi. Il colore venuto dallo spazio è un interessante racconto il cui nome si basa sul colore che caratterizza questo mostruoso alieno, di cui non viene mai mostrata la reale forma, e che pian piano permea tutto l’ambiente che il mostro infetta.

It invece è un romanzo con protagonista un bambino il cui fratello è stato ucciso da un essere misterioso; procedendo con la lettura si scopre che la creatura è un alieno caduto sul territorio su cui si erge la cittadina Derry millenni prima che essa stessa esistesse, e che pian piano è entrato in simbiosi con essa. Qui a essere corrotti non sono gli animali o le colture ma gli abitanti di Derry: infatti, all’anno spariscono decine di persone a causa della violenza e del mostro ma nessuno sembra farci caso mentre la città continua a innalzarsi sulle altre sempre più florida; è chiaro che è il mostro che la alimenta in cambio di vittime e violenza.

SOMIGLIANZE TRA LE DUE OPERE

La prima somiglianza che ho trovato è che le due creature non sono originarie di questo pianeta ma vi sono precipitate all’interno di un asteroide che impattò sulla superficie terrestre, lasciandole libere di adattarsi e prosperare a spese delle specie indigene.

Entrambe le creature sono amorfe, non vengono descritte come esseri aventi un corpo fisico e immutabile ma invece sono narrate più come essere trascendenti, più legate al piano astrale che a quello immanente; capaci di cambiare forma a seconda dell’esigenza e descrivibili come un’insieme di energia.

Un altro punto in comune è il pozzo. Se la creatura di Lovecraft c’era legata perché è sbocciata in esso e quindi in grado di contaminare tutta la falda acquifera dell’ambiente circostante, It invece ha i pozzi come sua forma vera. Interessante che in entrambe le opere questa figura esista seppur in contesti differenti.

Ultimo punto di contatto è uno più ampio che ho già trattato diverse volte: entrambe le creature influenzano l’ambiente circostante, sono legate sia alla geosfera sia all’idrosfera e anche all’atmosfera. Potremmo dire che sono legate all’antroposfera, vedendo anche come riescono a influenzare gli uomini, e che una volta lasciato l’ambiente che le ha accolte non lasciano più nulla di vivo. Un po’ come stiamo facendo noi con la nostra Terra, vero?

SIMBOLOGIA DEL POZZO

Il pozzo riveste un carattere sacro in ogni tradizione: esso realizza una sintesi dei tre ordini cosmici (cielo, terra e inferi), di tre elementi (l’acqua, la terra e il vento), è una via vitale di comunicazione. Il pozzo è esso stesso una sintesi cosmica: infatti, considerato dal basso è un cannocchiale astronomico gigante, puntato dal fondo delle viscere terrestri sul polo celeste.

Inoltre, il pozzo è il simbolo dell’abbondanza e della sorgente della vita, soprattutto per i popoli per i quali le acque sono fonti di miracoli. Oppure, per altri popoli, il pozzo è simbolo di dissimulazione e della nuda verità.

CONCLUSIONI

Le due opere hanno sicuramente legami che le uniscono ma sono anche differenziate da linee narrative totalmente diverse e da modi di vedere le creature differenti: infatti, basti pensare che quella di Lovecraft instauri una sorta di parassitismo mentre quella di It sia un simbionte e che quindi offra pure dei vantaggi. Quindi sono molto diverse. Per voi?

Fonte:

-Chevalier, J e Gheerbrant, Dizionario dei simboli: Miti, sogni costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Trebaseleghe, BUR_Rizzoli, 2015

Parlando di alieni pericolosi, questo è un videogioco molto divertente di puzzle e strategia

It Capitolo 2

It Capitolo 2

it capitolo 2 commento
Bellino ma deludente.

“It Capitolo 2” mi è piaciuto ma molto relativamente. In breve, trovo che questo film riesca a raccontare meno orrore di quello presente nella miniserie cult perché preferisce episodi basati sul jumpscare e contemporaneamente annulla la funzione narrativa del primo capitolo del remake perché tutte le scene importanti per lo svolgimento della trama sono presenti all’interno del secondo capitolo e non in quello precedente; insomma, “It Capitolo 2” forse avrebbe funzionato come film a se stante ma così com’è mi ha lasciato molto amaro in bocca.

“It Capitolo 2” nella mia visione avrebbe dovuto essere molto più cupo e introspettivo con It più crudele e psicologico. Per fare un paragone, nella miniserie cult It viene mostrato raramente attaccare il Club dei Perdenti da adulti ma invece preferisce logorarli psicologicamente con espedienti come i palloncini di sangue in biblioteca o la finta Beverly in hotel; avevano preferito mostrare il suo potere sulla mente umana piuttosto di mostrarlo nell’atto di inseguirli e fallire ogni singola volta.

Inoltre, la struttura forte del libro e della miniserie è la frammentazione tra reale e ricordo: i protagonisti sono gli adulti che tornati sul posto ricordano frammenti della propria infanzia triste e tormentata e il poco orrore della fase adulta veniva compensato con il tormento e i fantasmi che si portavano dietro dalle elementari. In “It Capitolo 2”, essendosi bruciati questa possibilità con un lungo film precedente, hanno preferito aggiungere nuovi orrori nella fase adulta e nuovi ricordi dei bambini; questa operazione per me è stata deleteria perché è stata proprio questa ad annullare il primo capitolo del remake: la totale non importanza degli avvenimenti passati per sconfiggere la creatura!

“It Capitolo 2” in sé è un film bello, con buoni effetti e si fa guardare tranquillamente.

Gli attori secondo me rispecchiano abbastanza i bambini del Capitolo 1, ma non hanno lo stesso impatto emotivo: all’inizio la loro presentazione mi aveva lasciato totalmente indifferente e non mi è sembrato ci abbiano nemmeno perso tempo a presentarli bene perché lo spettatore avrebbe dovuto trasferire l’affetto che aveva avuto per quei ragazzini tanto carini ad adulti a lui sconosciuti; e un uomo o una donna possono essere simpatici o bonazzi quanto vogliono ma l’impatto empatico e di interesse sul fatto che vivano o muoiano è molto meno forte rispetto alla salvezza di un bambino. Insomma, la scena superdrammatica in hotel in cui Beverly (la migliore come personaggio) aveva detto che sarebbero morti tutti mi ha lasciato totalmente indifferente perché per me erano sei estranei che non erano stati ben presentati.

Dei personaggi quello reso meglio all’interno di “It Capitolo 2” è sicuramente quello di Ben: friendzonato da bambino grasso, friendzonato ancora peggio da bonazzo; come direbbe Joey da Friends, Ben è il sindaco della città di Friendzone! La sua storyline è quella che mi è piaciuta maggiormente forse perché è quella più fedele al libro e in parte mi ci sono pure rispecchiato: tutti i suoi problemi e le sue insicurezze sono legati all’aspetto fisico e fino a quando non è pronto ad accettarsi, all’inizio si sminuisce di fronte agli amici quando lo lodano dicendo che è praticamente un modello, rischia di farsi sconfiggere da It che, per l’appunto, quasi lo soffoca nella terra come le sue insicurezze lo avevano sempre soffocato. Beverly anche è molto bello come personaggio, secondo me  non troppo fedele anche solo per come affronta il marito: lui non è una minaccia, non c’è violenza in quella scena che ne giustifichi la forza letteraria, nel film è solo una donna che si fa valere e va via; nel libro è una vittima di anni di violenze coniugali che finalmente si ribella ritrovando la forza con cui da bambina scappava dal padre. Perché nel film il marito non la insegue? Mah, questa scelta toglie molto dramma al personaggio. Bill poi, pure lui senza coniuge che lo segue, è stato stravolto per continuare la storyline del primo film con una scena di morte palesemente basata sul jumpscare; che ci siano tratti psicologici di impotenza nel proprio destino dentro a quel labirinto di vetro non ci sono dubbi, ma non c’entra nulla con il testo! Per non parlare di Richie: lui nel libro durante gli anni d’infanzia era bersagliato dai bulli per colpa del carattere scoppiettante e degli occhiali; non perché era della sponda sbagliata. Comunque, a parte questo, sono felice siano riusciti a mettere la statua vivente. Gli altri personaggi del Club dei Perdenti sono completamente inutili alla trama ed è un gran peccato.

Il mostro It in “It Capitolo 2” in un certo senso si muove come nel film precedente solo con la differenza che, a differenza del film precedente, riesce a uccidere più spesso. Ma ovviamente non riesce mai (e neanche ci prova!!) a uccidere il Club dei perdenti. Le trasformazioni migliori sono quella della vecchia, del ragno, della statua pubblica e di George; inutile dire che solo una è presente nel libro, almeno descritta come appare nel film, tutte le altre non c’entrano una mazza. Tuttavia, credo che It funzioni meglio se mostrato solo come un pagliaccio ed è triste come cosa: come può un mostro che è la metafora delle nostre paure e dei soprusi della società essere rappresentato nel ventunesimo secolo nel modo migliore solo come un clown e non in una delle sue molteplici altre trasformazioni? Come può un film basato su una città angosciante basare il proprio orrore sull’attesa che spuntino i canini a un clown brutto? Tutte le trasformazioni un po’ si vede che sono finte, sia perché le vediamo con gli occhi adulti dei sei protagonisti sia però perché non sono artigianali e stonano parecchio. Quanto sarebbe stato bello vedere qualcosa di artigianale e psicologico? Come la scena di Eddie e sua mamma nello scantinato? Là ho avuto paura perché non capivo cosa di quella scena fosse It, non perché si era trasformato in una vecchia di tre metri! Si era creata un’ansia genuina, ma nulla. L’esperimento non è stato più ripetuto. E invece molte cose del primo film sono state ripetute, mentre molti particolari del libro sono stati scartati.

“It Capitolo 2” ha molte differenze con la sua controparte cartacea, alcune riscontrabili pure nella costruzione dei personaggi o nella lotta finale, che mi ha deluso per com’è stata riportata.

Le vicende narrate nel libro differiscono notevolmente da quelle presentate nel film “It Capitolo 2” perché nel libro il viaggio dei sei adulti è di riformazione della propria memoria attraverso luoghi specifici in grado di ridestare in loro memorie frammentate e It è un pericolo più psicologico: sono adulti e le loro paure infantili hanno iniziato a superarle da bambini, mentre da adulti riconoscono il marciume della città corrotta dal mostro e si dovranno salvare dai suoi abitanti come alla fine dalla sua stessa distruzione. Ovviamente, nella resa cinematografica questo interessante particolare su come agisce It è stato omesso in favore di una maggiore trasformazione del personaggio in creature ridicole (perché viste da adulti), pericolose ma affrontabili con coraggio e la forza di una persona che ha vissuto e accettato le proprie paure.

Ciò risalta particolarmente quando, nel finale, c’è il rito di Chu: nel libro è tutta una forza di menti; in “It Capitolo 2”, invece, è una copia delle lotte finali contro It della miniserie. Ok, posso anche apprezzare la metafora di come hanno gestito i personaggi in questo film mentre affrontano le proprie paure ma il pagliaccio assassino formato ragnone non si può guardare: è ridicolo. Quando sarebbe stato figo mostrare una sequenza onirica di Bill contro la creatura? Ma ovviamente non è stata fatta.

Insomma, “It Capitolo 2” è un film che se fosse stato originale come metà dei contenuti che propone sarebbe anche potuto essere bello anche se leggermente scontato, ma così veramente dico che preferisco la miniserie e poi il film precedente a questo. Peccato, le soluzioni visive sono stupende e la scena del pestaggio omofobo e della morte del ragazzo nel fiume sono ad effetto, ma non c’entra molto con la controparte letteraria: forse avrebbe funzionato come film a se stante ma così com’è mi ha lasciato molto amaro in bocca.

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Regna sempre e comunque.

Link ai precedenti post riguardanti IT:

Miniserie televisiva: https://austindoveblog.wordpress.com/2017/09/18/it-miniserie-televisiva/

It Capitolo 1: https://austindoveblog.wordpress.com/2017/11/06/il-commento-di-it/

Romanzo: https://austindoveblog.wordpress.com/2018/01/31/it-romanzo/

Pet Sematary: le sue trasposizioni in breve

 

Ciaone a tutti!

Dato che di recente ho letto il romanzo Pet Sematary di Stephen King, mi sono guardato anche le due trasposizioni che sono state tratte da esso: quella del 1989 e quella più recente del 2019. Quindi, qui voglio condividere con voi i miei pensieri e le mie riflessioni riguardo a queste tre opere; ovviamente con spoiler.

Pet Sematary: il libro di Stephen King

Letto durante gli esami universitari mi è piaciuto molto per diverse ragioni. La prima è la scrittura semplice e colloquiale con cui la storia viene narrata, con stile mai troppo lungo o dettagliato ma invece abbastanza d’impatto per le emozioni e i colpi dell’orrore a cui la famiglia Creed è sottoposta. La seconda è come tratta le vicende: al posto di scadere nell’orrore immediato, il libro ci presenta prima la famiglia e i suoi oscuri segreti, quanto la situazione di Louis con i suoceri sia precaria e l’amicizia tra il protagonista e Jud, quasi un secondo padre per lui. Inoltre, se dovessi descrivere questo libro direi che al suo centro non ha la morte ma invece i temi del lutto e del senso di colpa, i veri cardini grazie a cui girano tutti gli avvenimenti.

Pet Sematary: il film di Mary Lambert

Se il libro fosse stato visivo, molte sequenze del film avrebbero combaciato con esso. Il film della Lambert è estremamente fedele al testo di cui porta il nome, riesce a ricreare la tensione e la paura verso l’oscuro grazie a musiche quasi gotiche e cori inquietanti, l’ambiente mostrato è quasi sempre cittadino e l’orrore viene mostrato tranne che alla fine sempre nei giardini o nei boschi. I pochi cambiamenti che sono stati apportati (si può notare per esempio la sparizione di Norma a favore di Missi, tutti i fatti importanti che accadono con ancora luce solare e alcuni eventi sono abbastanza condensati) di certo non distruggono il messaggio del libro ma invece secondo me riescono a tradurlo a livello visivo: molto bello come hanno reso il cimitero dei MicMac, il gatto Church è bellissimo e gli occhi fosforescenti sono un bel modo per mostrarne la natura e il trucco di Pascow morto anche se artigianale lo trovo abbastanza inquietante. Ecco, un bel film che mostra fin dalle prime inquadrature il male oltre la barriera di legno mentre Pascow, promosso a guida spirituale della famiglia, cerca qualunque modo per avvertire i Creed del pericolo che stanno correndo! Quale pericolo? L’orribile bambino demoniaco con la sua risatina da pazzo omicida!

Pet Sematary: il film di Kölsch e Widmyer 

Se il libro fosse stato rispettato, forse il film sarebbe stato decente; se il film si fosse intitolato in un altro modo, forse non mi sarei incazzato così tanto. Boh, chissà quale delle due è la più probabile. Comunque, la storia non c’entra nulla con quella del romanzo: nel romanzo chi torna in vita è dannato perché contro natura, nel film chi torna indietro si vuole creare la bella famiglia zombi; molte frasi come quella del cuore maschile più duro sono messe in una miscela di cui non si capisce ‘na ceppa completamente decontestualizzate (e poi sentire prima la storia del cimitero demoniaco e poi la cosa del cuore come spiegazione di esso, mica ci ho capito il nesso logico), ha scelto di riproporre scene a caso che sembravano completamente scollegate le une dalle altre e infine, dulcis in fundo (tamen non in fundo), Ellie muore al posto del fratellino. Oltre al fatto che è inutile riprendere male la morte di Gage dal libro senza motivo apparente visto che nel film come un idiota inizia così a correre verso il camion per poi fare il colpone di scena uccidendo invece la ragazza: si sapeva fin dai trailer che era lei a morire! Che colpo di scena è? E poi era ovvio che era lei per cui dovevamo disperarci, a un certo punto mi ero pure dimenticato che in famiglia ci fosse anche Gage, tutte le inquadrature erano su di lei! Insomma, un film che schifo allo stesso livello de Il libro della Jungla della Disney, per farvi capire, perché ha totalmente stravolto i temi su cui si basa l’opera che avrebbe dovuto ritrarre e non dà una nuova visione artistica ma solo pure commercio e perdita di tempo.

Pet Sematary: il commento finale

Il libro di Stephen King secondo me è stato ritratto meglio nella versione del 1989 perché sono riusciti a ricreare le atmosfere senza però eccedere troppo. Adoro le loro cose artigianali che lasciano lo spettatore lentamente immergersi nella visione, soprattutto perché qui gli attori sono capaci di farci empatizzare nei loro confronti! Per me l’opera recente non regge il confronto: il primo sarà invecchiato male, ma il secondo non farà a tempo a invecchiare che nessuno se lo ricorderà.

pet sematary

Pet Sematary

Buongiorno, oggi voglio parlare della mia terza lettura kinghiana: Pet Sematary, che ho percepito come un dramma familiare che sfortunatamente è scaduto nell’orrore. Una lettura molto bella e scorrevole, lo consiglio.^^

pet sematary

Trama:

Il dottor Louis Creed ha appena accettato l’incarico di direttore sanitario dell’Università del Maine, e con un certo entusiasmo: posizione di prestigio, magnifica villa di campagna dove Eileen e Gage, i suoi bambini, possono crescere tranquilli, vicini gentili e generosi in una cittadina idilliaca lontana dal caos metropolitano. Persino Winston Churchill, detto Church, il loro pigro e inseparabile gattone, sembra subito godere dei vantaggi della nuova situazione. Ben presto, però, la serena esistenza dei Creed viene sconvolta da una serie di episodi inquietanti.

Commento:

Questo mi è stato consigliato caldamente da chiunque apprezzi lo scrittore Stephen King anche se sono stato avvertito di leggerlo a piccole dosi per gli argomenti trattati al suo interno: morte, lutto familiare e in minima parte moralità etica. Ciononostante, finiti gli esami me lo sono spolpato velocemente nel tempo libero.

Articolato in tre parti,  più l’epilogo, questo romanzo sembra trattare tre storie diverse per temi e ritmi per ciascuna: prima si ha la famigliola felice e la costruzione della tragedia, quindi la tragedia si scatena sulla famiglia distruggendone il felice equilibrio per poi concludersi nell’ultima parte. La scrittura è sempre molto colloquiale, lo stile è informale, certe volte il narratore onnisciente sembra leggere dentro l’animo dei suoi personaggi e da ciò deriva una lettura profondamente immersiva, anche se nella parte del lutto familiare quasi morbosa.

I personaggi sono tutti delineati con le loro funzioni all’interno del racconto anche se alla fine l’unico a cui mi sia veramente affezionato è Church: micione affettuoso prima ed essere certe volte in cerca di affetto dopo, è la vera vittima della faccenda; veramente, gli ho voluto bene e mi si è spezzato il cuore quando tutti lo trattavano male soprattutto perché lui non ha colpe e in ogni caso era rimasto fedele alla famiglia fino alla fine! Povero piccolo Church, altro che Gage! Della prima parte la voce narrante più interessante ovviamente è Louis mentre nella seconda è il dolore di Rachel, anche se molte volte viene messo in secondo piano.

Secondo me l’ambientazione è fatta molto bene, riusciamo a vedere molto bene i boschi in cui i personaggi sono immersi, sia che siano quelli spettrali governati da fuochi sinistri e gigantesche figure demoniache sia quelli umani come l’aperta ostilità di Irwin verso Louis che sicuramente ha appesantito ulteriormente gli animi. Molto bella la descrizione della casa di Jud verso la fine del terzo grande capitolo del libro, veramente inquietante!

Insomma, un bel libro facile da leggere e che dà tanto. Consigliatissimo anche se avrei tolto la parte del cimitero demoniaco e lo avrei un dramma in toto.

 

 

 

It (romanzo)

1968

It è un romanzo horror scritto da Stephen King e pubblicato nel 1986 da cui sono stati due adattamenti cinematografici e considerato il capolavoro dell’autore.

Trama:

A Derry si nasconde un male profondo e feroce che dopo ventotto anni di sonno si risveglia per divorare vittime umane. Ma quando il fratellino di Bill Denbrough viene assassinato, il ragazzino assieme a una banda di emarginati cerca vendetta in una guerra contro le proprie paure e le debolezze nel nome dell’amicizia e dell’amore.

Commento:

Per leggere questo romanzo tra studio e impegni vari mi ci sono voluti quattro mesi buoni; più di mille pagine sono veramente tante e molte di esse mi hanno trasmesso l’idea di essere solo riempitive, pur riconoscendo che servivano a ispirare empatia per i personaggi tramite il loro approfondimento, ma sono troppe. Quella buona è stata la seconda lettura: iniziato anni fa, lo ho lasciato perdere perché non ingranava e non avendo niente a che vedere con il genere letterario e cinematografico non mi aveva interessato abbastanza, trovandolo noioso e lento; le cose ovviamente sono cambiate.

Di questo romanzo mi è piaciuta l’atmosfera tra il gioco e il pericolo dei bambini: infatti, ho preferito di gran lunga la parte infantile perché era quella più potente. Secondo me entrambe le parti sono incentrate sulla ricerca della conoscenza e della verità ma mentre i bambini cercano di capire un male profondo che è trasferibile come concetto all’intera cittadinanza, gli adulti sono ossessionati dalla conoscenza del loro passato per affrontarlo rendendo la loro vicenda dal mio punto di vista molto più noiosa perché ormai sono grandi, i bulli che li tormentavano sono passati, gli adulti che li bloccavano sono morti e devono solo fare un poco di psichiatria noiosissima. Tornando all’atmosfera è esemplare che It si presenti come un clown assassino a rappresentare i due lati più importanti del mattone letterario.

Ecco, It secondo me è il personaggio fatto meglio e anche se non appare mai realmente o completamente definibile posso avere una mia idea precisa di lui, influenzata dai due film prodotti dal romanzo e le opinioni altrui (It è diverso per ciascuno di noi): posso dire che è una creatura aliena e antica, sadica ma solo come può esserlo un leone con le sue gazzelle, paziente, un simbionte, la nostra peggiore paura che si nutre principalmente di bambini perché sono i più labili, è la nostra parte oscura, il nostro ego che si oppone alla maturazione e all’accettazione della società in cui viviamo e che per questo cerca di cambiarla rinnovando a ogni periodo la gente che conosciamo. It è molto interessante, questo pronome dà un senso di mistero e di universalità e il fatto che è femmina è buffo: il simbolo di vita è anche simbolo di morte (io ti ho creato, io posso distruggerti). Le tra apparizioni migliori di It secondo me sono:

-Beverly adulta: la favola che la spaventava da bambina diventa realtà quando lei cerca di ricordare, come quando il sangue la travolge quando inizia a crescere. Violenza, terrore e orrore in una famiglia a pezzi, secondo me questa è la scena più forte per il personaggio!

-Eddie in ospedale: la trasformazione di It nella madre è indicativo di quanto lei fosse negativa pur non volendolo e mi ha colpito nel profondo: quante volte i genitori credendo di fare il nostro bene ci fanno sentire oppressi e ci tagliano le ali? E poi il fatto che lo vede in sogno estremizza il fatto che lui nell’inconscio sapeva che doveva allontanarla.

-Patrick: un ragazzo che succhia la vita delle persone tramite crudeltà e paura, secondo me è stata la cosa migliore per evidenziarne la negatività: le sanguisughe escono dal frigo perché lui non può lavarsi le mani e quindi questo lo condanna. E poi da quel che mi ricordo è la prima volta che It si sdoppiava!

Quindi consiglio il romanzo-mattone solo ai veri appassionati perché è troppo lungo, frammentato tra adulti e bambini e descrizioni random di vittime casuali. Inoltre, secondo me i veri protagonisti nono sono tutti i protagonisti descritti ma solo Bill, Beverly, Ben, It e Mike solo perché ci sono le sue noiose memorie.