10 film con scenografie da urlo

Buongiorno! Per i prossimi giorni la mia sarà una presenza alquanto evanescente: sarò in piena sessione di esami! E quindi oggi pubblico un articolo piuttosto veloce: una lista di film con scenografie e ambientazioni sublimi! Film iconici, curati e belli!

Buona lettura.^^

Fascino. Musical con Rita Hayworth nei panni di un’avvenente ballerina che viene notata da un produttore e si ritrova a scegliere tra il suo vecchio amore con il suo piccolo locale e il nuovo amore con la nuova promettente carriera internazionale che le offre. Inutile dire che i balletti sono molto legati alle soubrette e al tiptap anni 40-50, e che la messa in scena delle sue esibizioni televisive sono stupende. Ve lo consiglio, una perla non conosciuta da molti.

Le ragazze di Wall Street. JLO nella parte della leonessa, una spogliarellista che inizia a sfruttare i propri clienti per farsi una bella vita; una storia reale, almeno in parte. E il locale, così luminoso, così moderno e vivace nel design è stupendo. Poi il pubblico maschile apprezzerà di sicuro le performances delle ballerine e i loro outfits, mentre quello femminile la rivalsa di queste donne intelligenti contro un sistema degradante.

Miss Pettygrew. Ok, questo è il classico risultato di una lista stilata nel giro di molti mesi: leggo il titolo e dico, che è? Ma con una rapida ricerca su Google Immagini ho ricordato. Tratta di una donna della bassa classe sociale, Frances McDormand, che per una serie di eventi si vede protagonista di un total make-over per una giornata indimenticabile nell’altissima società londinese. Looks, scenografie, moda anni ’30 e recitazioni perfette; una bella commedia con svolte nella trama molto simpatiche!

Resident Evil: Welcome to Raccoon City. Io sono tra i detrattori del gioco: se dichiari che hai fatto una trasposizione accurata ma alla fine ti fai solo ispirare dalla saga videoludica, scegliendo fighe e fregni per interpretare una caricatura dei personaggi giocabili, allora vaffanculo; preferisco Milla Jovovich che è bella e brava e assieme al marito ha creato una saga indipendente, pure amata dai suoi fan. Questo film è una presa in giro clamorosa. Però Villa Spencer, uno dei pochi set fedeli al videogioco, è stupenda e vale la visione; adoro la carta da parati utilizzata e la fotografia quasi gotica.

Favola. E’ tipo la quarta volta che cito questa perla italiana di Sebastiano Mauri e interpretata da Filippo Timi. Guardatelo, veramente.

Via col vento. Altro classico del blog, quando vedo il film penso sempre a mia mamma: le piace moltissimo e adora pure il libro. Per il libro al momento dico, troppo grosso, ma il film è un capolavoro. Soprattutto la prima parte. Poi la villa di famiglia, i costumi, Rossella O’Hara. Capolavoro.

Amore mio aiutami. Mi ricordo Monica Vitti ma non le scenografie. Che ve devo dì: ormai mi sarò guadagnato la vostra fiducia no? Se è qui è da vedere! Poi è pure una commedia simpatica che parla dei sessismi in Italia.

Spencer. Pure questo film, questo biografico romanzato con Kristen Stewart nei panni di Lady D, si è fatto tutte le lista più popolari del blog. Più di una volta ho citato questi corridoi quasi claustrofobici, la villa disabitata scura e sprettrale, la camera da letto soffocante. La surreale scena della cena. Veramente un film ben fatto, con un’interpretazione di Kristen che colpisce per mostrare il disagio mentale che l’ultimo periodo con la famiglia reale suscitava in Diana Spencer.

Diabolik. Versione di Mario Bava, del 1968. Del fumetto ho letto due numeri in croce, non ho mai amato molto la grafica o il genere di storie che il personaggio propone. Tuttavia, questo film mi ha colpito profondamente. Per molti è un cult poco conosciuto dalla massa; o meglio, si sa che esiste ma non lo si elogia abbastanza; per me è un cult, almeno dal punto di vista visivo: per quel poco che conosco, il cast, le scenografie, le luci, la regia, tutto è funzionale. Tutto è figo, molto figo. Forse è troppo denso, preferisco cose più leggere, con meno dettagli, ma è una perla. Quello nuovo regge il confronto, per chi li ha visti entrambi?

Iron Mask – La leggenda del Dragone. Sarò sincero: avevo aperto questa stronzata perché c’erano Jackie Chan e Arnold Schwarzenegger  nel cast; che compaiono peraltro in due scene in croce. Amo le produzioni simil cinesi epiche, ma qui, ok che i costumi e gli effetti speciali sono belli, non si va oltre la stronzata. Lo consiglio ai fan del genere epico fantastico e se volete vedere la filmografia completa dei due attori, ma è abbastanza evitabile. Belle scenografie, interessante il soggetto, ma pessima sceneggiatura.

E siamo giunti alla fine della lista! Voi quali di questi film avete visto? Fatemelo sapere nei commenti e sopratutto auguratemi buona fortuna per domani. Ciaone e alla prossima, se sopravvivo!

Il crollo mentale che avrò nei prossimi giorni

VISIONI SENTIERI SELVAGGI: Arancia meccanica

Buongiorno! Tre giorni prima dell’inizio dei miei giorni d’inferno consecutivi, oggi torno con la mia penultima visione accademica prima della fine dell’anno scolastico: Arancia meccanica! Gran film e grande esperienza!

Il film ovviamente è un capolavoro, ma si sa che Kubrick era un perfezionista, per cui… scontato no? Quindi, dirò altro: quello che mi ha colpito maggiormente è nelle musiche e nel concetto base.

Le musiche, spesso brani classici o musica pop famosissima, regnano nel film. Non fanno parte della sola colonna sonora ma intessono le scene in un intreccio molto accattivante. La sinfonia di Beethoven, per dire, che unisce amore e dolore. O Singing in the rain, che simboleggia il peccato che il ragazzo non si toglierà mai di dosso. Ma poi la scena del pestaggio? Quando ai colpi inferti dai poliziotti – AKA i suoi ex scagnozzi – venivano contrapposti i bassi?

Il prof dal punto di vista concettuale aveva presentato il film, per quel poco che ricordo, come una società che genera mostri e poi li distrugge. Io non sono propriamente d’accordo, ma nemmeno diametralmente in disaccordo.
Secondo me, il film rispecchia la società inglese: fai quel che vuoi ma fallo dentro le mura domestiche. Se notiamo ci sono segni di alienazione, crudeltà e depravazione pure nel mondo ‘pulito’ mentre il ragazzo ha fatto l’errore di commettere crimini alla luce del sole. Più che una società che genera mostri e poi li distrugge direi più una riflessione sulla Legge e sulla Giustizia.
Poi mi ha fatto ridere che il gruppetto di teppisti glorifichino la violenza ma siano inconsapevoli che ciò abbassi il valore di ciò che è giusto e sbagliato anche tra di loro, e che la polizia sarà ancora più dura nei loro confronti.

Invece, il linguaggio che hanno usato – ho visto il film in inglese con il i sottotitoli – mi ricordava una pronuncia molto British ma con una forma più musicale, quasi teatrale: parole modifiche, neologismi, parole desuete. Molto straniante.

Gran film, è con questo che assieme a Blade Runner ci hanno spiegato il Postmoderno.

VISIONI SENTIERI SELVAGGI: I quattrocento colpi

Buongiorno! Pronti domani per lo speciale per la festa della mamma? Beh, mentre ieri ho pubblicato un piccolo esercizio di scrittura, oggi ho guardato il cult di Truffaut: I quattrocento colpi. Bellino, anche se ho preferito Baci rubati; sono un po’ stufo di ‘sti cei e di film sulle lezioni scolastiche.

Sarò sincero: dei periodi storici trattati finora, la Nouvelle Vague è l’argomento che ho capito meno; abbiamo parlato più dei Carriers du Cinema che del movimento in sé, per cui conosco marginalmente la teoria che c’è dietro senza che riesca a spiegare lo stile e i tratti nel dettaglio. Per questo ho deciso di guardare questo film.

I quattrocento colpi parla della vita di Antoine Doinel, di come riesce a farsi espellere da scuole per finire alla fine in riformatorio.
Il bambino è bravo, si empatizza con lui e a scuola, quando ci avevano mostrato Baci rubati senza che si fossero accorti che la traccia audio era in francese, avevo sentito la sua recitazione vocale: remissiva, calma, molto più incisiva per il personaggio rispetto al tono deciso che ha il doppiatore.

Durante il film, vediamo come la sua vita sia abbastanza triste: il padre è assente, la madre lo critica sempre – anzi, è stata presentata in scena mentre gli dava dell’imbecille. Poi anche il contesto scolastico è problematico, con un professore quasi crudele nel perseverare contro un bambino che, beh, vedi che non è una cima negli studi! E l’unica volta che finalmente Antoine ha l’illuminazione, essa viene rigettata dal professore e il bambino viene espulso.
Ironicamente, credo che il periodo più felice per Antoine sia proprio in riformatorio dove finalmente è in luogo anche lussureggiante, in compagnia di compagni che gli assomigliano e dove può costruirsi un futuro. Se un ragazzo era scappato per divertirsi, il film si chiude con Antoine che scappa per andare a vedere il mare, finalmente. Secondo me, se il film si fosse chiuso cinque minuto dopo, avremmo osservato il ragazzino tornare tranquillamente in riformatorio dopo aver visto finalmente il mare.

I quattrocento colpi è un film semiautobiografico, e le situazioni sono realistiche. Manca la tipica struttura narrativa americana, mancano gli establishing shots, ci sono molti momenti morti dove vengono mostrate le tipiche stronzate che fanno ‘sti ragazzini che lasciati soli fanno per sentirsi grandi.
Ma il film mostra con ferocia anche la decadenza dei valori tradizionali: Antoine solo di recente ha vissuto con i genitori, genitori che non si interessano mai costantemente a lui, e quindi ha imparato ad arrangiarsi da solo e a diffidare di loro. Poi il clima a casa è torrido, la madre mostra tipici comportamenti narcisisti, che però non funzionano; e questo la fa irritare ancora di più: lui è emotivamente indipendente! E a scuola c’è la stessa situazione: nessun professore e nemmeno il direttore cercano di capire quale sia il vero problema.
Tornando alla positività del riformatorio, è proprio il commissario che lo arresta il primo adulto a cercare di aiutarlo.

Credo che guarderò un altro film della Nouvelle Vague, credo Effetto Notte, per poi dedicarmi alla New Hollywood. Sapete, gli esami si avvicinano e vorrei avere almeno qualche esempio da portare ai professori parlando del periodo. Qui comunque vi saluto e vi auguro un bel weekend, nonostante la pioggia. Ciao!

VISIONI SENTIERI SELVAGGI: Roma città aperta

Credo sia il film neorealista che ho maggiormente apprezzato, e il film di Rossellini che ho digerito maggiormente: una trama, personaggi con archi narrativi, un linguaggio abbastanza classico e un valore storico molto importante. Bellino.

Oggi finalmente torno a parlare di visioni accademiche, con un film che volevo guardare da un po’. All’inizio avevo provato a visionare Roma città aperta qualche settimana fa, perché avendo studiato il Neorealismo il film era stato caricato sul drive della scuola; lo apro e… orrore: il film era in francese senza sottotitoli!! Allora giorni dopo lo avevo detto alla segretaria e finalmente ce lo caricò in italiano.
Non essendo fan di Rossellini (Paisà e Viaggio in Italia…) ho tentennato parecchio, fino a oggi! E devo dire che mi è piaciuto!

Roma città aperta è un film storico nel senso che è quasi documentaristico e non ha paura di uccidere i propri protagonisti prima della fine nel nome del vero storico, ma è pure un dramma. Il dramma di una nazione. Non ha una vera struttura in atti, anche se una certa codificazione in segmenti narrativi è apprezzabile, ma vede la vita e la resistenza all’occupazione di un certo numero di cittadini romani: partigiani, preti, donne e bambini; ognuno che cerca di sopravvivere nel suo piccolo.

Anna Magnani qua non ha quella romanità che la contraddistingue, perché qui prima di tutto è una donna, una quasi moglie e una madre. Ho apprezzato molto che qui fosse molto contenuta, anche nell’accento, e la sua storyline è veramente triste. Grande personaggio anche quello di Aldo Fabrizi, un prete che si mette a favore della causa e attivamente combatte nell’ombra gli oppressori.

Ho apprezzato che tra i rifugiati non ci fossero solo italiani ma pure tedeschi e austriaci disertori/in fuga, e che i tedeschi non fossero diavoli in Terra. Un vero film documentaristico, se vogliamo.

A me il film è piaciuto, certo siamo ben lontani dalle vere intenzioni originali del Neorealismo (soprattutto per le musiche che influenzano parecchio la visione), ma il ritratto d’Italia c’è tutto e mi sembrava di essere lì. E c’era pure spazio per alcune scene di ironia, perché la vita è fatta anche di questo.

Credo che le prossime Visioni Sentieri Selvaggi riprenderanno la Nuovelle Vague, che secondo me è l’argomento che abbiamo trattato meno in Storia del cinema. Forse ci sarà poco da dire, ma devo vedere qualche film per capire bene. Ciaone e alla prossima!

VISIONI SENTIERI SELVAGGI: 2001 Odissea nello spazio

Ok, non è propriamente una visione accademica della serie che eravamo obbligati alla visione. Comunque, dopo averlo sentito tanto nominare e pure collegato al montaggio connotativo sovietico, non posso di certo lasciarmelo scappare quando al cinema lo proiettano. Vero??

Questo è uno dei grandi cult del cinema moderno (anche se anche gli anni ’60 iniziano a non essere più tanto moderni per la storia del cinema eh), di Kubrick. L’ho visto, la mia parte preferita rimane la prima con le scimmie; data anche l’ora tarda, la giornata stancante e i rumori spaziali che trovavo incredibilmente rilassanti, non posso affermare di aver prestato all’ultimo segmento (diciamo dal monolite di Giove in poi). Comunque una bellissima esperienza.

Credo che il reparto che mi abbia colpito maggiormente, per una volta, sia stato quello sonoro. Intanto, le musiche tematiche dei monoliti sono tra le più inquietanti; poi la reazione che hanno le scimmie, noi che per minuti interi siamo impossibilitati alla vista di ciò che loro stanno guardando e temendo, stupenda. E poi il monolite stesso di per sé è inquietante parecchio, con quelle riprese dal basso verso l’alto come se fosse quasi un dio pensante. E poi di tutt’altra natura sono le sequenze di musica classica, con le hostess che sembrano muoversi come ballerine a tempo di danza. Ma a parte queste due parti, il reparto dei suoni più frequente è quello ambientale, con i rumorini e i suoni dello spazio. Molto rilassante.

La storia è molto criptica, ovviamente la sequenza delle scimmie la conoscevo già perché l’avevo studiata a scuola. Pur aspettandomi che la scena dell’osso fosse presentata ben prima, guardando poi queste lente panoramiche, quadri naturali da contemplare, forse avrei preferito allora ritardare ulteriormete il momento evolutivo a favore di una maggiore sequenza di vita e di pericoli. Anche non si capisce perché le scimmie si scoprano improvvisamente carnivore, non era forse meglio mostrarle mentre si difendevano dai predatori (presentati all’inizio e mai più comparsi)?

Interessante invece la terza sequenza, quella di Hal. Secondo me, il computer ha sbagliato proprio per quello che afferma lui: il suo errore è stato colpa dell’uomo, ma l’uomo che ha sbagliato è incarnato dal computer stesso. In pratica, secondo me avendogli programmato una memoria ed emozioni lo hanno reso in grado di sbagliare, perché lo hanno reso simile ad un uomo. E come un essere vivente poi ovviamente cerca di salvare la propria coscienza da quelli che ormai considera nemici.

Per concludere, 2001 Odissea nello spazio è un film estremamente moderno e futurista, secondo me ha pure predetto tecnologie che sarebbero diventate attuali: la videochiamata, per fare un esempio. Poi tutta la questione delle astronavi, delle diverse superfici per camminare ovunque, è tutto molto affascinante.

E voi? Cosa mi dite di questo cult? Ironico che ieri nel pomeriggio avessi guardato Life, un film sempre fantascientifico che riprende un po’ le tematiche di Alien. Ciao!

I migliori film visti a Gennaio

Buongiorno! Mi scuso se negli ultimi due giorni sono leggermente sparito ma ieri ho avuto il mio primo esame Selvaggio, un tema per Prodotti! Infatti, mentre scrivevo alle 19 di sera avevo addosso una stanchezza infinita dalla giornata e i dolori alla schiena dalla palestra del giorno prima. Comunque, quisquilie a parte, oggi inizia Febbraio e quindi ecco qui con la Top5! Quattro film sono già approdati sul blog, mentre il quinto è una piccola perla francese! Buona lettura.^^

Cantando sotto la pioggia. Cento, anzi, mille volte meglio di Babylon: un musical fresco, intelligente e originale! Una canzone iconica e un manifesto che spiega perfettamente il passaggio dal muto al sonoro, un Gene Kelly bravissimo e un Donald O’Connor con le molle ai piedi. Ma poi la storia stessa è veramente bellina, con l’odiosa biondona dalla voce stridula (Jean Hagen) giustamente nominata all’Oscar.

Susanna!. Screwball comedy con Katherine Hepburn e Cary Grant, stupenda sceneggiatura per una commedia divertente e irriverente! Adorato il film, mentre Scandalo a Filadelfia l’ho trovato molto più ingarbugliato.

Le crime est notre affaire. Scovata per caso su Netflix mentre scartavo film su film cercando qualcosa di decente da guardare, questa è una perla francese del cinema investigativo che fonde Agatha Christie alla commedia familiare. Catherine Frot è la protagonista, il film riprende ammorbidendo i tratti della storia Istantanea di un delitto: chi vede il delitto sul treno opposto è l’anziana zia della protagonista e Catherine si finge vedova (anche se è sposata con un commissario, che non crede alla zia) e si fa assumere nella tenuta come governante per indagare per conto suo; a complicare le cose ci sono i tre aitanti figli del proprietario terriero, di cui uno si dimostra molto interessato a lei!

Il gabinetto del dottor Caligari. Suvvia, chi a Visioni Sentieri Selvaggi non si sarebbe aspettato di trovare questo film nella lista? La mia reaction era troppo entusiastica! E che altro dire? L’espressionismo riesce a rendere la messa in scena così contorta da farla sentire quasi onirica, una visione veramente stravolgente! Da guardare!

Gli uomini preferiscono le bionde. Me lo sono rivisto per un compito di mestieri: scegliere una star maschio o femmina, guardarla in un film e riflettere sull’interpretazione e parlarne in classe; alla fine ho fatto tutto, scegliendo Marilyn Monroe e il film in questione, ma in classe lui non ne ha fatto parola preferendo invece discutere dell’intervista che ci aveva mostrato la settimana scorsa a Monica Vitti. Anche qui, che dire? L’ho citato così spesso nelle varie Top5 e liste tematiche che non aggiungo altro, se non che prossimamente potreste trovarlo come articolo singolo del blog!

E siamo giunti alla fine! I prossimi esami sono il 6 e l’8, per cui aspettatevi mie sparizioni in quel periodo. Ma voi, come state? E quali sono i vostri film del mese?

E si torna con l’ansia da esami 🙂

VISIONI SENTIERI SELVAGGI: Il gabinetto del dottor Caligari

Finalmente sono riuscito a vedermi questo capolavoro di Wiene, oltre a Nosferatu, per cui posso affermare di avere una buona base del cinema avanguardistico tedesco! Della scuola del montaggio ho già visto La corazzata Potemkin di Ejzenstejn del ’25. Mi manca un film impressionista, secondo voi La rosa sui binari va bene?

La versione che ho visto io è quella restaurata a Bologna, che potete trovare sottotitolata in italiano su YT. La colonna sonora che hanno messo è veramente inquietante, ha delle basi sicuramente elettroniche, almeno nella prima parte, e unita alle scenografie claustrofobiche dava veramente una sensazione straniante e agghiacciante.

L’espressionismo è famoso per le sue messe in scena, la recitazione esagerata degli attori e i contrasti di colori e scenografici con cui i personaggi vivono le loro azioni. Per capire anche quanto l’espressività conti, basti pensare al cerone e alle matite nere con cui i visi degli interpreti sono mascherati!
Le scenografie infatti sono claustrofobiche e oniriche: linee diagonali attraversano le inquadrature, pareti incurvate si protendono verso i personaggi e forme geometriche impossibili compongono scenari da incubo. I colori di cui erano imbibite le bobine di certo non aiutano: già è inquietante ‘sto corridoio che diventa sempre più stretto e ‘sto tizio che fa la faccia da schizzato, poi se il tutto è di un giallo smorto qui diventiamo il castello degli orrori! Dulcis in fundo: a volte mi sono sorpreso che alcune scenografie erano costruite e non fossero fondali dipinti da quanto contorte erano!

So che la sceneggiatura in questi film non è il focus principale ma ammetto che non conoscendo perfettamente la storia a una certa mi ero abbastanza perso. Mi ero completamente dimenticato che si trattasse di una storia raccontata (e possibilmente fittizia o alterata) e quindi a fine film con il cambio di registro non ho capito molto di quello che stesse succedendo. Invece, è normale che fosse diviso in atti? Non mi ricordo se Nosferatu fosse suddiviso o meno in atti… Dovrei rivederlo, boh.

Invece bravissimi gli attori, su Wikipedia noto che questi erano attori di primo piano che sono riusciti a lavorare bene anche dopo l’avvento del sonoro!

Dal punto di vista registico e del montaggio, il tutto è abbastanza semplice per permettere alla scenografie e al reparto costumi/trucco di brillare. Ecco, ho notato diversi primi piani e riduzioni dell’inquadratura per risaltare solo il personaggio mostrato in primo piano. E poi ci sono diversi split screen, nel senso che ci sono sovraimpressioni per indicare piani diversi di narrazione nella stessa inquadratura (come quando leggono il diario del dottore pazzo).

Un capolavoro, veramente bello! Per ora, l’espressionismo è il mio movimento preferito al cinema, ma dopotutto io ho uno spirito gotico no?

VISIONI SENTIERI SELVAGGI: Quarto potere

Quarto potere è un film estremamente moderno anche se risale al lontano 1941. Il modo così discontinuo e frammentario con cui procede la narrazione, con il continuo uso di flashbacks e il protagonista che muore a inizio film. Un’esperienza veramente interessante, con il succo della vicenda mostrato nell’inconsapevolezza dello spettatore proprio nelle prime scene.

Scritto da Herman Jacob Mankiewicz e diretto da Orson Welles (anche coautore), Quarto potere è un film veramente interessante.
Il quarto potere a cui fa riferimento il titolo italiano è quello della giornalistica, usata come arma di propaganda e quasi plagio dei lettori; la prima scena a seguito della morte del protagonista, Kane, è esemplare: con una serie di testate giornalistiche capiamo l’impero che questo fine affarista è riuscito a creare mediante il suo giornale.
Charles Foster Kane invece è un uomo strappato all’amore familiare fin da piccolo per essere cresciuto come un futuro grand’uomo. Questo secondo me lo influenza nella ricerca della propria realizzazione prima di qualsiasi altra necessità, anche a costo di una leggera psicopatia: molti matrimoni in frantumi, un impero realizzato, amici abbandonati e molte imposizioni e battaglie personali contro coloro che non disapprova. Un uomo duro e determinato, mostrato con l’andare della narrazione verso la sua maturità con inquadrature sempre più dal basso a mostrare il potere che emana.

Quarto potere, tuttavia, non è solo un film biografico su un uomo fittizio (ispirato ad uno realmente esistito) ma è anche il racconto di un’investigazione: Kane prima di tirare le cuoia pronuncia il nome Rosabella (Rosebud in originale) e quindi i cronisti iniziano a interrogare coloro che lo hanno conosciuto per capire cosa questo nome possa rappresentare. E’ da queste conversazioni che partono i flashbacks di ciascun personaggio, i quali intrecciandosi danno vita alla rappresentazione della vita del protagonista.
Ironia della sorte, alla fine solo lo spettatore saprà la verità, per un guizzo registico e un dettaglio di un oggetto mandato a bruciare nell’epilogo.

Dal punto di vista tecnico, la sceneggiatura è veramente complicata. In questi giorni ho iniziato a studiare dal punto di vista la sceneggiatura, partendo con una prima lezione introduttiva a Scritture. Mi chiedo se è lo sceneggiatore a scrivere di tutti questi flashbacks, credo sia così giusto? Quindi in sceneggiatura scrive: ambiente, tempo e poi mette “flashback”?
Dal punto di vista registico Quarto potere è esemplare e dimostra tutto il talento di Welles (e per fortuna che aveva quello, dai film biografici che lo ritraggono non ne esce un grande uomo): lasciando stare il fisheye con la sfera di neve ad inizio film, c’è un uso immenso della profondità. Quarto potere è citato nei manuali di film come uno dei primi casi dell’uso esemplare della profondità perché in molte scene è possibile osservare i personaggi muoversi attivamente contemporaneamente su più livelli della stessa inquadratura; e ciò non si era mai visto prima o almeno in produzioni importanti. E poi c’è la frammentazione dell’immaginazione non attraverso l’uso di splitscreens ma mediante manifesti e specchi, che moltiplicano il faccione di Kane in giro per lo schermo. Le inquadrature legati agli spazi ambientali poi sono molto interessanti: nella prima metà del film (quando vediamo quasi solo l’ambiente dell’editoria giornalistica) sono frequenti le figure totali e i campi medi, ma nell’ultima parte (quando c’è la villa) all’interno della stessa sono frequenti i campi lunghi e i campi medi.
Dal punto di vista visivo, mi è piaciuto il trucco e i costumi teatrali che indossa la seconda moglie, gli abiti preziosi della prima moglie e le scenografie usate per la villa. Invece, non ho per nulla apprezzato il trucco usato per invecchiare gli attori, lo sentivo finto come la parrucca che indosserò tra massimo 5 anni per nascondere le calvizie.

Per concludere, Quarto potere è un film stupendo che ho finalmente visto dopo averne studiato e averne sentito parlare così frequentemente. Ma parlando di Quarto potere non posso non citare Mank, un film biografico sullo sceneggiatore nel periodo di scrittura di questo capolavoro (che gli vale l’Oscar); Mank è interpretato da un immenso Gary Oldman e dal film capiamo che il film è un enorme “Ma vattene a fanculo” al produttore cinematografico e giornalista William Randolph Hearst.

Un bel pezzo di storia ancora oggi pieno di pettegolezzi e storia, non trovate?^^

PS: è un problema se ogni volta non faccio mai caso a fotografia e musiche?

VISIONI SENTIERI SELVAGGI: Cantando sotto la pioggia

Che dire? Se non fosse al 50% tiptap rasenterebbe la perfezione!

Oggi ho visto Cantando sotto la pioggia, purtroppo la versione italiana ma con le canzoni originali, e l’ho adorato!

Il film è un grandissimo omaggio al cinema degli anni ’20 (e chi ha letto Amore di mamma sa bene quanto io apprezzi quella moda).
Inizia con un red carpet sul quale vengono annunciati gli attori che sfilano; all’inizio, non capendo bene in che anno esatto era ambientato non capivo la moltitudine di ammiratori, ma poi capendo che era nel 1927 ho intuito che lo star-system era bello che avviato.
Poi c’è Lina, la primadonna del mio cuore interpretata da una superba Jean Hagen, che nasconde a tutti la sua voce. Ha una voce leggermente di merda, ma tanto siamo nel cinema muto! Chissenefrega!
E infine nella scena iniziale c’è una bellissima sequenza con un narratore inaffidabile, durante la quale Kelly e O’Connor ci regalano performances straordinarie.

Il film è ambientato durante il cambiamento epocale: Il cantante di Jazz è il film del momento e tutti si devono adeguare! E Lina è fregata, lol. Il 1927 è stato un anno duro, Viale del tramonto ne racconta bene le conseguenze.

Gene Kelly e Donald O’Connor interpretano spesso numeri che mi hanno ricordato moltissimo quelli di Buster Keaton, una comicità molto più fisica e mirabolante di quella di Chaplin.
E la discussione che Don Lockwood e Kathy Selden hanno a inizio film mi ha ricordato i pregiudizi di cui ho letto sui libri di storia, per i quali il cinema era un posto disdicevole e gli attori, citando lei, facevano le orge. Non che le facciano anche ora, vedendo il caso Kevin Spacey. Ironico, comunque, che alla fine lei faccia carriera nel cinema, una volta che quest’ultimo diventa sonoro.

A parte qualche balletto di troppo, la volete sapere una chicca? Non so se qualcuno lo ha notato, ma la Disney ha citato letteralmente il plot point finale del film: la scena in cui la povera Lina fa la figura di merda più colossale della storia del cinema (roba che Milli Vanilli levatevi) a favore di Kathy. In pratica, succede la stessa cosa alla fine di A Cinderella Story: Once Upon a Song, anche se Lucy Hale è un pelino meno brava a cantare.

Un capolavoro, ho adorato il film e mi sono esaltato. Forse la rappresentazione dell’idea di Don per il film era lunga, tanto lunga, ma conteneva anche la sequenza di ballo migliore almeno secondo i miei gusti di buon intenditore. E voi? Lo conoscete? O volete mentirmi?

PS: ma quanto è bella la scena di Beautiful Girl Montage? Se solo avessi avuto una versione di maggiore qualità del film avrei fatto tutta una serie di screenshots!!

VISIONI SENTIERI SELVAGGI: Il grande sonno

Secondo film noir che vedo, ho letto che è un classicone. Sinceramente, se non ci fossero stati lo spiegone finale e la trama su Wikipedia io mi sarei perso abbastanza. Il film è il detective tutto d’un pezzo che ha illuminazioni e si sposta da una parte all’altra; il tutto condito con dialoghi ambigui e femme fatales provocanti.

Bogart e Bacall recitano insieme, ho letto che sono stati pure una coppia reale e molto unita almeno fino alla morte di lui. Che dire, lui mica scemo!

Bogart interpreta questo detective che non beve molto, non fuma, cerca di salvare le due ragazze e usa l’astuzia per vincere lo scontro finale. Un eroe senza macchia e senza paura, alla fine. Durante la narrazione, lo vediamo spesso fare colpo sulle signore che incontra, anche se alla fine non concretizza mai veramente: casto pure in quel senso? Che noir è???

Bacall invece interpreta la ragazza misteriosa, riservata, che fa perdere la testa al detective. Alla fine, omicidio a parte, lo spettatore potrebbe guardare la pellicola solo per lei, o la sorella, o la bibliotecaria, o la segretaria del ricattatore, o le cameriere alla sala giochi. Cavolo, ‘sto film vanta un sacco di attrici affascinanti, e ci lamentiamo dei film di oggi! Comunque Bacall mi è piaciuta, da una parte cerca di salvare il detective, dall’altra è protettiva verso la sorella.

Il resto del cast ok.

La regia di Hawks e le luci di Hickox invece sono, come hanno detto i critici, invisibili: ci sono, sono presenti numerosi dettagli ovviamente, molti primi piani e mezzi busti, campi medi, ma la macchina da presa non è la padrona della scena ma mostra solamente i personaggi mentre agiscono. Infatti, è invisibile.

Più che altro non direi che Il grande sonno appartenga al filone dei noir. Sì, è del 1946, è in bianco e nero e ha come protagonista un detective solitario. Tuttavia, le femmes fatales non sono nemmeno tanto fatali o tentatrici (quella più presente è ambigua ma alla fine positiva -si è ritrovata in mezzo- e quella fatale non compare mai); la fotografia che dovrebbe dare ragion d’essere al filone è chiarissima e un sacco di scene sono alla luce del giorno; il gangster è più un ricattatore che si è ritrovato in mezzo, cercando di portare il tutto a suo favore.
Io lo definirei un thriller d’epoca più che un noir. Non c’è nulla della tentazione, della depravazione e del lusso dei noir, almeno per come li ho studiati. Dal discorso del generale quando affida l’incarico al detective mi sarei aspettato moolta più roba!

E invece è una storia d’amore con qualche cadavere a muovere le acque.