Film slasher, piccola riflessione

Buongiorno. Recentemente ho guardato la fine di un documentario su Eli Roth, in cui si parlava anche tra le altre cose anche del genere slasher e dell’orrore al cinema dopo l’11 settembre, e il film La maschera di cera del 2005.

La maschera di cera parla di un gruppo di ragazzi che dopo essersi accampati vicino a un paesino della campagna americana vengono massacrati da due fratelli maniaci. Interessante è la scenografia, soprattutto verso il finale quando il palazzo interamente di cera collassa su se stesso. Il film presenta trovate molto suggestive, con morti ben costruite nella loro teatralità, begli inseguimenti e personaggi realmente capaci di pensare.

Ma prima di tutto cos’è un film slasher?

In inglese to slash significa squarciare e quindi stiamo parlando di un sottogenere del film horror caratterizzato da tre elementi: uno psicopatico mascherato, armi bianche e preferibilmente da taglio, vittime tra la tarda adolescenza e la prima età adulta. La narrazione spesso è ambientata in brevi intervalli di tempo e in un luogo limitato. Inoltre, il genere slasher è considerato come uno dei più casti e puritani: pur essendoci quasi sempre scene di nudo o di sesso, sono le vergini o chi si controlla che sopravvive fino alla fine del film.

I film slasher sono tantissimi, hanno caratterizzato il mercato soprattutto tra gli anni ’80 e i primi del 2000. I più famosi? Basti pensare alle saghe di Venerdì 13, Halloween, Scream e Nightmare. Tutte saghe che ho già portato sul blog, tra l’altro. Alla fine, lo slasher racconta la lotta contro l’Uomo Nero che grazie alla maschera può essere chiunque, dallo sconosciuto alla persona che amiamo.
Da non dimenticare, non sempre gli assassini dei film slasher si rivelano essere uomini.

Quindi, tralasciando la classica simbologia fallica dell’arma che penetra la vittima e che a sopravvivere è sempre una donna (speranza della vita e della fertilità) la mia riflessione si poggia su altri pensieri.

Molte volte, le vittime si accampano in luoghi infestati dal serial killer di turno o invadono una sua proprietà, scatenando le sue furie. Ma solo alcuni sono i personaggi importanti, personaggi che interagiscono con l’ambiente e che scoprono in tempo della presenza dell’assassino.
Molte volte, questi film narrano di persone che non sanno nemmeno di essere in pericolo: si fanno i fatti loro e si vedono apparire il mostro per essere massacrati.

Noi chi siamo? I protagonisti che sanno del killer e che possono difendersi? O più tristemente vittime di passaggio o che aspettano inconsapevoli i loro amici, già massacrati dal killer?

Quello che mi ha fatto riflettere è il personaggio di Paris Hilton in La maschera di cera. A differenza degli altri quattro personaggi (final girl, final boy, due vittime), lei e il fidanzato non sanno nulla del paesino in cui risiedono i due fratelli assassini e non sanno nulla nemmeno della caccia che si sta svolgendo. Praticamente, loro si fanno i fatti loro. Lui viene ucciso mentre lei è in tenda e Paris si ritrova a scappare da uno psicopatico di cui fino a due minuti prima non sapeva nulla!

Credo che sia la parte più ironica e macabra dell’intera pellicola.

Friday the 13th

FridayThe13thPoster

Friday the 13th è un film slasher del 1980, diretto da Sean S. Cunningham e interpretato da Betsy Palmer e Adrienne King. Questo film, pur ispirandosi a film slasher già famosi, ha contribuito ad affermarne il genere e a lanciare le premesse per uno dei personaggi più famosi dell’orrore cinematografico.

Che film! Premesso che lo ho visto in prima serata in tv con le scene di morte censurate, mi è piaciuto molto tranne che per il serpente: ho letto in giro che il serpente era vero come la sua morte… Questo no!
Comunque, tornando al film ho riflettuto che è vero che lo slasher è uno dei generi più puritani del cinema e questo film lo ha confermato: tutti i ragazzi tranne la final girl erano abbastanza promiscui tra loro, (sesso, droghe, vino, streap…) e questo faceva infuriare il serial killer perché il suo lutto dipende proprio da questo; solo la pudica è sopravvissuta.
La location era molto bella, erano suggestive tutte quelle casette isolate e quel lago enorme; mai avuta la sensazione che qualcuno vi osservi da un punto molto lontano, spiandovi? Quel mondo lo permetteva avendo spazi molto estesi ma poche persone che li abitavano, dando così molti punti per il killer di spiare e di dare vita a una delle paure intrinseche nell’uomo.
C’è chi dice che questo film è molto scuro (infatti, molti omicidi avvengono di notte in stanze illuminate da candele o all’aperto), ma io non lo ho trovato tale: infatti, secondo me la luce c’era e il buio serviva a creare suspense e a far pensare ai pericoli che esso nasconde in sé.
Una cosa che invece mi è mancata è stata il gore; il gore infatti è sempre stato omaggiato per gli omicidi fantasiosi o omaggio di altre pellicole cult e sempre correlati da litri di sangue… Essendo stata in prima serata la mia visione del film mi hanno censurato tutto, per me era più un immaginare cosa succedeva… Bello ma essendo questo uno slasher mi sono comunque se non rovinato la visione del film comunque inquinato.
Il finale mi è piaciuto molto perché ho visto la prima final girl della serie, anche se me lo aspettavo meglio: lei aveva la possibilità datele molte volte di uccidere il killer anche se preferiva sempre scappare e difendersi in una lunga e ansiosa caccia del gatto con il topolino… Che poi… Il killer era un poco non giovane e sembra difficile che abbia potuto uccidere così tanti giovani atletici.

Consigliatissimo ovviamente, ma la scena del serpente mi ha abbassato tantissimo il gradimento del film.

Voto: 7